Il re è nudo. Mister #Draghi fa lo scaricabarile sul caso #Grexit

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Era confuso ieri il governatore della Banca Centrale Europea nel corso del consueto dialogo monetario col Parlamento Europeo. Molto confuso. Forse perché il pasticcio sulla Grecia inizia a pesare più del dovuto. Non sul portafogli, bensì sulla coscienza. Per il capriccio di qualcuno, si sta condannando un paese a cui servirebbero dagli 1,5 ai 2 miliardi di Euro per uscire dal pantano. Forse Mario Draghi, quando ragiona su questa cifra, si rende conto che la nuova sede della BCE a Francoforte è costata 1,3 miliardi di euro. Ma è meglio avere un bel palazzo che salvare quella che viene considerata la culla della civiltà. I giovani greci (oltre il 57% è disoccupato) non vedono l'ora di fare una bella visita guidata con Mario Draghi tra le stanze della nuova eurotower.

LA VOCE DEI CITTADINI
E' stato il portavoce Marco Valli a ricordargli fatti e misfatti, assieme alle storture economiche e sociali di questa Europa, di cui il governatore centrale è responsabile tanto quanto i politici nazionali. Parliamo di squilibri fiscali (Lussemburgo e Juncker docet), degli abominevoli LTRO e TLTRO, del Quantitative Easing e di tutte le mosse per favorire i suoi amici banchieri, gli speculatori della city e non solo. Un curriculum di tutto rispetto da cui, alle porte di una tragedia umanitaria senza precedenti per un paese come la Grecia, Draghi vorrebbe smarcarsi. "Le decisioni devono essere prese a livello politico, noi non siamo un Istituto che prende iniziative". E poi, per la prima volta in italiano: "Facciamo quello che possiamo, ci proviamo".

LA POLTRONA SCOTTA
Questa volta, però, le argomentazioni impeccabili del super governatore hanno traballato più del dovuto. L'assunto secondo cui la BCE non può - col suo magico QE, circa 1000 miliardi regalati alle banche - finanziare direttamente la Grecia ma solo il sistema bancario, si presenta come un'argomentazione anacronistica e sinceramente imbarazzante. La BCE, si è affrettato a spiegare, ha in pancia qualcosa come 118 miliardi di Euro del debito greco. O meglio, la Banca Centrale Europea ha garantito alla Grecia liquidità per, appunto, 118 miliardi, pari al 66% del PIL ellenico.

L'ARRAMPICATA SUGLI SPECCHI
La spiegazione di tutta questa filantropia è subito scritta. La BCE si è mossa per preservare l'Eurozona dall'eventuale default greco e dalla conseguente uscita della Grecia dall'Euro (Grexit). In questo modo un eventuale collasso del sistema bancario ellenico non avrebbe un effetto a catena, come invece sarebbe successo nel 2008. A dirlo, contraddicendosi, è stato lo stesso Draghi in audizione, che ha aggiunto come un eventuale scenario di questo tipo porterebbe a territori sconosciuti, ma ora percorribili.

LA MEMORIA CORTA
Il culmine lo si è infine raggiunto con il deputato greco dell'ECR Notis Marias. Fogli alla mano, ha mostrato a Mario Draghi i documenti di un regolamento da lui firmato grazie a cui si permetteva all'Italia di ricevere una montagna di soldi dalla BCE, uscendo dal rischio dell'inevitabile default. Anche qui, la reazione del governatore è stata sconcertante. Dopo le canoniche non risposte - ormai di rito nel corso dei dialoghi monetari -, Draghi ha ammesso di non ricordare di aver firmato i documenti in questione.

PROSSIMO APPUNTAMENTO
Non si deve aggiungere altro. L'appuntamento è fissato al 30 giugno, alla scadenza dell'ennesima tranche di soldi che la Grecia deve al Fondo Monetario Internazionale. Staremo a vedere se questi super tecnici dalla memoria corta e dalla coscienza sporca riusciranno, ancora una volta, ad insabbiare il pasticcio greco sotto una coltre di strette di mano.

Ecco cosa è successo nel corso del dialogo monetario. Guardate e condividete!

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