"Geneva Pledge": un'iniziativa su cui Renzi è già in ritardo

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Il 2015 è un anno fondamentale per le tematiche sul cambiamento climatico, che culminerà con l'adozione di una nuova serie di obiettivi di sviluppo sostenibile e di un trattato internazionale del clima per sostituire il "Protocollo di Kyoto". Ai negoziati dell'UNFCCC - United Nation Framework Convention on Climate Change - che si sono tenuti lo scorso febbraio, è stato lanciato il "Geneva Pledge", un'iniziativa per meglio capire la connessione tra i diritti umani e i cambiamenti climatici.

COSA SUCCEDE CON LA POLITICA
L'esperienza ci ha dimostrato come la politica non riesca a intervenire dove esistono progetti finanziari legati al clima. Solo per fare un esempio, l'ultimo in ordine di tempo, possiamo citare l'energia idroelettrica ricavata dalla diga di Santa Rita in Guatemala, voluta dalla banca tedesco/olandese dello sviluppo e dalla Banca Mondiale. La sua costruzione non si è fermata nonostante i violenti conflitti tra le popolazioni indigene locali.

IL BEL PAESE DEVE FIRMARE
L'Italia, viste le sue particolari caratteristiche topografiche, avrebbe già dovuto firmare un documento di tale importanza. L'impegno è stato sottoscritto da altri 18 Paesi, tra cui rappresentanti in Europa, America Latina, Europa, Asia e piccoli Stati insulari in via di sviluppo. Questo gruppo eterogeneo s'impegnerà fin da subito nel creare una proficua collaborazione tra i rappresentanti nazionali, affinché si riconosca l'ingiustizia nei confronti delle popolazioni più povere e più vulnerabili.

Ecco chi sono stati i più lungimiranti: Cile, Costa Rica, Francia, Guatemala, Irlanda, Kiribati, Maldive, Isole Marshall, Micronesia, Messico, Palau, Panama, Perù, Filippine, Uganda, Uruguay, Samoa, e Svezia.

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