Novembre 2013 Archives

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Change.org: non chiudete "C'era una volta"!

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In Vigilanza Rai è stata depositata oggi pomeriggio la petizione lanciata su Change.org per non chiudere il programma "C'era una volta". 33 mila persone chiedono che vengano ancora trasmessi su Rai 3 i documentari, curati da Silvestro Montanaro, che hanno raccontato negli anni i processi di globalizzazione, lo stato dei diritti umani nel mondo, i conflitti in corso nei diversi angoli del pianeta.

Come nel caso delle firme raccolte per evitare la messa in onda di Mission, anche stavolta le sottoscrizioni sono state protocollate in Commissione, diventandone documenti ufficiali, e sono state portate a conoscenza di tutti i membri della Vigilanza.

Cosa vogliono gli italiani dal Servizio pubblico radiotelevisivo? Queste petizioni non ci dicono tutto, ma qualcosa lo esprimono e in modo anche piuttosto chiaro. Si dice sì a un programma di approfondimento giornalistico e di inchieste su tematiche di attualità, si dice no a una sorta di reality umanitario che dovrebbe andare in onda su Rai 1 a dicembre.
Rispetto alle richieste e agli interessi dei propri telespettatori, la Rai come intende muoversi?

Roberto Fico - Presidente della Commissione di Vigilanza Rai

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RAI: il caso assunzioni dalla Scuola di Giornalismo di Perugia

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La Rai ha assunto prima dell'estate 35 giovani giornalisti destinati alle redazioni regionali. Ottima notizia di questi tempi. Una piccola anomalia però c'è. I nuovi redattori provengono tutti dalla Scuola di Giornalismo di Perugia, fondata dalla Rai con l'Università degli Studi di Perugia. Le altre realtà formative del settore, pur riconosciute dall'Ordine dei Giornalisti, non sono state prese in considerazione.

Perché si tratta di un'anomalia. Esiste un accordo del 28 giugno 2013 firmato da Rai e Usigrai, assistita dalla Federazione Nazionale della Stampa, che ha come oggetto le misure sulla gestione delle "risorse umane al centro delle politiche di rinnovamento e di sviluppo della RAI". In questo documento si programmano procedure di reclutamento di personale giornalistico esterno e misure di riassetto delle competenze tecnico professionali.

Nell'accordo si legge che "l'Azienda si dichiara disponibile ad utilizzare n. 35 nuove risorse qualificate provenienti dalle Scuole di giornalismo, secondo prassi aziendale".

Il plurale di Scuole è significativo. Sembrava che Viale Mazzini intendesse ingaggiare cronisti formatisi in tutte le scuole di giornalismo, non privilegiando una realtà piuttosto che un'altra. Ma così non è andata, come è evidente: "per prassi aziendale", la Rai si affida a Perugia.

Allora quella di Perugia si viene a configurare come una scuola aziendale? Perché se così fosse l'Ordine dei Giornalisti non potrebbe riconoscerle il praticantato giornalistico, ovvero la possibilità offerta agli studenti, a fine corso di studi, di sostenere l'esame di Stato* per iscriversi all'Albo dei Giornalisti Professionisti. Dobbiamo, quindi, pensare che esiste realmente una corsia preferenziale per gli studenti della scuola umbra? Se questa "prassi", che premia Perugia e non altre, è universalmente conosciuta e trasparente, perché non è stata resa palese nell'accordo?

Ho portato la questione all'attenzione del Direttore Generale Gubitosi e del Segretario dell'Usigrai Vittorio Di Trapani ricevendo risposte che non chiariscono in fondo la vicenda. La Scuola di Perugia è o non è una scuola aziendale? Gubitosi ha detto di non sapere se può essere definita tale, affermando che è sicuramente quella con cui Rai ha "più rapporti". Il rappresentante del sindacato dei giornalisti Rai ha risposto che bisogna chiederlo all'Ordine. Di Trapani ha anche dichiarato in audizione in Commissione che il bacino di ex studenti di Perugia, a cui attingere per le assunzioni, era di esattamente 35 persone, proprio il numero dei neocronisti utili al servizio pubblico, mentre Enzo Iacopino, Presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, afferma che il bacino arrivava ad una cinquantina di persone.

Come si vede le contraddizioni non si contano e la confusione è tanta.

Su una cosa si sono tutti dimostrati d'accordo e cioè che la necessità di chiamare in tempi brevi gli ex studenti di Perugia nelle testate regionali era dettata dall'urgenza di fare fronte al piano esodi che avrebbe lasciato il deserto nelle redazioni e messo a serio rischio la messa in onda dei notiziari. Ma un piano presupporrebbe una programmazione di interventi proprio per lavorare nell'ordinario ed evitare le emergenze, o no?

Ovviamente in Commissione Vigilanza Rai insisteremo sulla vicenda. Mi preme ottenere spiegazioni per capire se si è realizzata o meno una disparità di trattamento tra giovani che hanno effettuato lo stesso percorso formativo, quello cioè delle scuole riconosciute dall'Ordine dei Giornalisti, e che con questa operazione non avrebbero avuto le stesse possibilità di ingresso in Rai che, ricordiamolo, rimane un'azienda pubblica.

Roberto Fico - Presidente Commissione di Vigilanza Rai

*L'Art. 2 del Quadro indirizzi dell'Ordine dei Giornalisti prevede che l'Ordine non riconosce le scuole aziendali. 

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98 mila firme per dire No a "Mission"

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98 mila firme per dire no al programma Mission sono state depositate oggi in Commissione di Vigilanza Rai da una delegazione di Change.org, che grazie alla segnalazione di Andrea Casale, ha lanciato una petizione online per chiedere di non mandare in onda su Rai Uno il reality sui campi profughi africani, previsto per questo dicembre.

98 mila persone non vogliono che la Rai trasmetta il programma, che intende raccontare le condizioni di vita disperate di chi fugge da guerra e povertà attraverso la presenza di personaggi del mondo dello spettacolo.

Mission è un esempio di tv del dolore che spettacolarizza la sofferenza, inadeguato a mio avviso agli obiettivi che il servizio pubblico deve perseguire nell'intento di formare e sensibilizzare l'opinione pubblica. Nessuna censura, solo una profonda e ampia riflessione sulle modalità di trattamento di temi così importanti.

Non credo onestamente che sia mai successa prima una cosa del genere. Quasi 100 mila persone hanno detto chiaramente di non volere questo tipo di trasmissioni, dato il ruolo fondamentale di agenzia culturale che la Rai ricopre e che i cittadini reclamano a gran voce.

Queste firme ora diventano patrimonio della Commissione di Vigilanza Rai. Il documento è stato protocollato e portato all'attenzione di tutti i deputati e senatori che fanno parte della Commissione.

Vi avevo promesso che avrei tenuto alta l'attenzione su questo tema e continuerò a farlo.

Vogliamo Informazione, non lacrime.

Roberto Fico
Presidente Commissione Vigilanza Rai

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RAI: 700 mila € al Meeting di Comunione e Liberazione. Perché?

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La Rai avrebbe offerto agli organizzatori del Meeting di Comunione e Liberazione 700 mila euro per ottenere l'esclusiva dell'evento che si svolge ogni estate a Rimini.

700 mila euro in tre anni per avere libero accesso alla manifestazione in modo da poter realizzare interviste, dirette e approfondimenti di un avvenimento normalmente già coperto da tg e radiogiornali.

E' una questione da chiarire con la massima urgenza.

Ho presentato ieri mattina in Commissione Vigilanza Rai un quesito, rivolto ai vertici di Viale Mazzini, per avere spiegazioni in merito. Ho chiesto, nello specifico, quali siano le ragioni che hanno portato l'azienda radiotelevisiva pubblica a presentare questo tipo di offerta agli organizzatori dell'evento che fa capo a CL. Appena riceverò la risposta ve ne darò notizia.

Se il contratto già esistesse, sarebbe infatti da stracciare.

E' assurdo che vengano stanziati soldi pubblici per seguire eventi di questo genere. Allora anche i partiti o le associazioni di categoria potrebbero richiedere di essere pagati per garantire il libero accesso ai giornalisti per le loro convention. E' un nonsense, l'ennesimo.

Basterebbe essere ben concentrati sul significato del principio di servizio pubblico e sulle esigenze informative reali dell'opinione pubblica, per non agire in questo modo facendo un uso distorto delle risorse raccolte con il canone.

Ma a ben vedere gli interessi vanno sempre verso altre direzioni.

Vi terrò aggiornati. Stay tuned!!

Roberto Fico
Presidente Commissione di Vigilanza Rai

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Nuovo aumento canone RAI? Non ha alcun senso

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Non ha assolutamente senso la scelta di aumentare il canone Rai di 6 euro, come propongono Pd e Pdl al Senato in due emendamenti fotocopia alla Legge di Stabilità.

E' una decisione intollerabile in questo momento di crisi, l'ennesimo e inspiegabile rialzo della pressione fiscale. Attualmente il canone è di 113,5 euro (tra l'altro risultato di un precedente aumento voluto dal Governo Monti). Si tratterebbe di accrescerlo di più del 5%. Al miliardo e 700 milioni di euro raccolti, se ne aggiungerebbero circa 90 milioni.

L'aumento è ingiustificato dato che non corrisponde a un adeguamento all'inflazione. Il nuovo gettiro ha il fine di "assicurare le risorse spettanti all'emittenza radiotelevisiva locale". Quindi l'introito aggiuntivo non andrebbe alla Rai e al servizio pubblico, ma alle televisioni private che operano nelle diverse regioni. L'idea è quella di creare un apposito Fondo di sostegno economico alle tv locali costituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Tutto questo a partire dal 1° gennaio 2014. Scelta Civica pure ha fatto la sua parte: propone di non aumentare il canone ma di riservare il 10 % di quello attuale al Fondo.

Il buon senso impone l'immediato ritiro di questi emendamenti. Ed è quello che chiediamo ai senatori che li hanno presentati.
Se non li ritireranno, daremo battaglia alla Camera.
Potete contarci.

Roberto Fico, M5S, Presidente Vigilanza RAI


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