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TG RAI: i dati della vergogna sulla censura al M5S

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In Commissione di Vigilanza Rai è proseguita l'audizione con il dg Rai Gubitosi e la Presidente Tarantola e si è parlato di un tema noto a molti: il "contratto di servizio pubblico."

La precedente seduta si era conclusa col dg Rai e gli altri partiti in commissione che sostenevano che non ci fosse e non ci fosse mai stata, lottizzazione e influenza politica in Rai. Definire quest'affermazione"ridicola", è evidentemente riduttivo.

Il M5S ha cercato di sottolineare gli impegni che la Rai si assume col contratto di Servizio pubblico. Ecco cosa intendiamo dire:

Il contratto di servizio pubblico radiotelevisivo in vigore prevede una tv che rispetti i principi costituzionali, produca un'informazione rispettosa del pluralismo, equilibrata, imparziale.


- Prevede che ci sia una "missione culturale" dei programmi sia d'intrattenimento che d'informazione per far crescere ed evolvere culturalmente il Popolo italiano, nel rispetto delle minoranze culturali, religiose, sociali e contro ogni discriminazione.

- Prevede il rispetto dei lavoratori interni ed esterni, l'efficace investimento nella struttura dell'azienda e la valorizzazione delle risorse interne.

- Prevede la qualità e soprattutto la trasparenza delle modalità produttive, dei compensi e dell'organigramma RAI.

Tutto ciò è completamente disatteso.

Il M5S, dai dati dell'Osservatorio di Pavia (Istituto di ricerca e rilevamento tv), è assente o quasi dai Tg e dalle rubriche d'informazione politica.

l dati dal 12-18 ottobre parlano chiaro.

Il Movimento 5 Stelle ha una presenza sui Tg Rai pari al circa il 3,3%, di contro il PD sta al 18% e il PDL al 13%...siamo a pari con Scelta Civica (che anzi in alcune tabelle ci supera pure), meno del 10% di elettori valgono più di oltre il 25% del M5S.

Dove è una informazione pluralista, equilibrata, imparziale come prevede il contratto Rai?

I dati oscillano di mese in mese e magari saliamo un po' ma il divario tra il M5S e Pd-Pdl resta sempre proporzionalmente inaccettabile.

A questo aggiungiamo, nessuna trasparenza sui compensi,insufficiente su organigramma e modalità produttive.

Ancora lavoratori esterni e precari sfruttati e pagati male, a fronte di risorse interne avvilite e sotto utilizzate ed esternalizzazioni e consulenze costosissime.

La Rai, in attesa di una riforma profonda e completa della governance, deve cambiare rotta e smetterla di essere solo uno strumento utile ai partiti per consolidarsi al potere e distribuire ad amici e clientele denaro pubblico.

La Rai dovrebbe invece accompagnare i cittadini italiani verso una nuova era dell'informazione e dell'intrattenimento sul web (che tra l'altro stiamo già vivendo e la Rai è già in mostruoso ritardo) e rinnovarsi nelle tecnologie, nei contenuti, nei linguaggi, favorendo la crescita professionale dei giovani grazie alla valorizzazione delle esperienze decennali e delle competenze presenti in azienda. Instaurando un sano rapporto di appalto e committenza con le società di produzione nazionali per far crescere economicamente l'azienda e il tessuto produttivo nazionale.

I canali generalisti sono morti, lo dicono anche i dati, mentre quelli specialistici sono in crescita.
Fino a quando non si applicheranno questi criteri, gli Italiani si vedranno sottrarre grandi risorse economiche per gl'interessi di pochi, continueranno a essere disinformati e l'azienda Rai che ha gravi e ingenti perdite,continuerà a perdere valore sul mercato fino all'inesorabile fallimento.

Qui il video: a 1:57:52 l'intervento del capogruppo M5S in Commissione di Vigilanza Alberto Airola.

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Privatizzare la RAI?

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In questo momento non si può vendere nulla se prima non si affrontano in modo serio due questioni fondamentali da anni rinviate: legge sull'antitrust e legge sul conflitto di interesse. Solo dopo aver risolto questi nodi, possiamo progettare un piano che porti alla rivisitazione, da un lato, dei canali Rai e della loro proprietà, e, dall'altro, dell'assetto organizzativo dell'azienda stessa. La riforma del modello di governance della Rai è quanto di più attuale e necessario, dopo il fallimento evidente del sistema in vigore, che è alla base di lottizzazioni, sprechi, bilanci in rosso non più sostenibili, e considerata la nuova era che i mass media stanno vivendo, tra innovazioni del web, cambiamento di gusti e abitudini delle persone, mercati internazionali in evoluzione.

Solo quando avremo messo un punto su queste questioni, potremo allora parlare di privatizzazione della principale agenzia culturale del Paese. Il principio del servizio pubblico va difeso e la Rai resta senza dubbio una risorsa da valorizzare. Proporre soluzioni affrettate non risolve i problemi e non ha senso se al primo posto dell'agire politico si pongono gli interessi dei cittadini.

Cosa propone il Movimento 5 Stelle:

• Nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l'azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10%

• Vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici

• Un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale,indipendente dai partiti

• Divieto della partecipazione azionaria da parte delle banche e di enti pubblici o para pubblici a società editoriali

Il nostro programma è sempre consultabile in rete e in totale trasparenza.

Ripartiamo da qui. Ripartiamo da questi punti e partecipiamo alla costruzione e all'ampliamento del programma. Insieme, in rete.

Roberto Fico, portavoce M5S Camera, Presidente Vigilanza RAI


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