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Il futuro dell'Europa? Per i cittadini resta un 'segreto di Fatima'

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Solo fuffa e pure calata dall'alto. E' questo il triste bilancio delle comunicazioni del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che si sono svolte oggi in Parlamento in vista del Consiglio europeo del 9-10 marzo. A pochi giorni dal vertice Ue per le celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma, che si terrà nella Capitale il prossimo 25 marzo, al Parlamento italiano non è ancora dato sapere quale Europa Gentiloni andrà a sposare 'in nome del popolo italiano' per i prossimi 10 anni.

Il Governo ha infatti bocciato la nostra risoluzione che al primo punto impegnava l'Esecutivo a definire insieme con il Parlamento la posizione italiana sul futuro dell'Unione Europea, che viene trattato dai capi di Stato, Gentiloni incluso, come un segreto di Fatima. Ai cittadini italiani, ed europei, non resta quindi che attendere quando sarà aperta la 'lettera' che decreterà il loro destino, senza potersi esprimere, dall'occupazione all'economia fino ai sistemi di Difesa e sicurezza.


In particolare la nostra proposta prevede che, a differenza di quanto avvenuto sino ad oggi, il Governo condivida con il Parlamento obiettivi e linea da seguire, rifiutando qualsiasi accordo che conduca ad un'Unione Europea ancora di più al servizio dei poteri economici e finanziari e pertanto lontana dal perseguimento degli interessi dei suoi cittadini.

Ormai, come testimonia il caso del Guardian on line di oggi, è diventata una prassi apprendere dalla stampa le notizie che riguardano il futuro delle nostre vite e delle nostre Istituzioni. A parole Gentiloni si dice 'per un'Europa più sociale' e 'a più velocità', ma non come sarà attuata concretamente secondo il 'Libro Bianco' calato dall'alto dal presidente della Commissione europea, Juncker, re dei burocrati e per quasi 20 anni premier di uno dei principali paradisi fiscali d'Europa. Abbiamo chiesto, tra le altre cose, la fine dell'Austerity, una redistribuzione più equa della crisi migratoria, una cooperazione difensiva alternativa alla NATO, politiche commerciali a tutela delle Pmi italiane ed europee.

GUARDA IL VIDEO DELL'INTERVENTO IN AULA:


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Ue, tutte le bufale sull'accordo di Schengen!

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Operazione-verità sull'accordo di Schengen, l'accordo che ha sancito la libertà di circolazione dei cittadini europei grazie alla progressiva riduzione dei controlli alle frontiere interne. Un'urgenza scaturita dalle numerose strumentalizzazioni che si sono fatte dell'emergenza migranti, che tuttora grava sui confini esterni dell'Unione Europea e, soprattutto, sulle coste italiane. È qui che sta infatti il grande equivoco: confondere i confini esterni dell'Unione Europea con quelli interni.

Chi ne fa parte. In verità lo spazio Schengen non coincide esattamente con l'Unione Europea: gli Stati che vi aderiscono sono ad oggi 26, ovvero 22 dei 28 Paesi dell'UE (ne sono esclusi Bulgaria, Croazia, Cipro e Romania, Irlanda e Regno Unito) e 4 Stati non membri (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). L'Italia ne è parte integrante dal 1990.

Come funziona. Lo spazio Schengen che ne scaturisce mira a garantire la libera circolazione delle persone attraverso l'abolizione delle frontiere interne. Entro tale spazio si applicano regole e procedure comuni in materia di visti, soggiorni brevi, richieste d'asilo e controlli alle frontiere. Contestualmente, al fine di garantire la sicurezza, si è rafforzata la frontiera esterna ed è stata potenziata la cooperazione e il coordinamento tra i servizi di polizia e le Autorità giudiziarie. Forse molti confondo lo spirito di Schengen con l'Accordo di Dublino, che, attraverso il cosiddetto 'principio del primo approdo', fa sì che in Europa a farsi carico dei migranti che arrivano fuori dall'area Schengen sia il primo Paese in cui arrivano. E quasi sempre è l'Italia. Per questo il M5S è favorevole a rivedere questo principio dell'Accordo di Dublino ma a salvaguardare quello di Schengen.

L'emergenza ad oltranza. Negli ultimi mesi si sente però molto parlare della chiusura indiscriminata delle frontiere, anche quelle interne allo spazio Schengen. L'accordo in effetti consente (articoli 23 e 26) alle autorità nazionali o alla Commissione europea di ripristinare, in via eccezionale e temporanea, i controlli alle frontiere interne in caso di grave minaccia per la sicurezza o di carenze alle frontiere esterne che possano mettere a repentaglio l'intero funzionamento dello spazio Schengen. In via 'eccezionale e temporanea', appunto. Ma, come spesso accade quando prevalgono degli interessi particolari, l'eccezione è diventata la regola e abbiamo assistito ad una retorica dilagante che vorrebbe smantellare l'intero sistema su cui lo Spazio Schengen si basa.

Una questione di sicurezza. Vi è poi la paura di chi pensa che l'assenza di frontiere interne possa minare la sicurezza. Proprio per rafforzare le frontiere rimanenti e i controlli effettuati a tali frontiere, combattere con più efficacia la migrazione irregolare, l'UE ha istituito un Fondo Sicurezza con finanziamenti propri destinati agli Stati membri che, per il periodo 2014-2020, si attesta ad esempio a 2,76 miliardi di euro. Al contempo l'UE stanzia anche un miliardo di euro a titolo della dotazione del Fondo Sicurezza interna destinata alle forze di polizia per accrescere la cooperazione di polizia e gli scambi di informazioni nello stesso spazio Schengen.

I costi per demolire Schengen. Ma, ragionando per assurdo, quali sarebbero i costi per smantellare lo Spazio Schengen? Secondo le stime della stessa Commissione Ue, una reintroduzione dei controlli alle frontiere costerebbe agli Stati europei tra i 5 e i 18 miliardi di euro annui. L'Italia sarebbe tra i soggetti più penalizzati, non solo per il maggior numero di migranti da accogliere e gestire ma anche per le ricadute sul settore quello turistico. Da aggiungere i costi burocratici dei controlli. La Commissione europea stima una perdita di circa 13 milioni di notti, per un totale di circa 1.2 miliardi di euro. Tra i 10 e i 20 miliardi, invece, le perdita legata alla frammentazione dei sistemi dei visti e tra i 30 e i 90 miliardi di euro quella derivante dalle ricadute negative sugli scambi commerciali.

Emigranti italiani. Un altro aspetto fondamentale, soprattutto per gli italiani, è rappresentato dalla libertà di circolazione dei lavoratori. Come dimostra anche un recente rapporto della Bce, in un'unione monetaria con regole che vietano la svalutazione competitiva, gli spostamenti della forza lavoro rappresentano una opportunità ed una valvola di sfogo necessaria alle economie meno competitive per evitare un ulteriore deterioramento nelle economie periferiche di indicatori fondamentali quali la compressione salariale e l'aumento della disoccupazione. Infatti, seppur ancora esigua rispetto ad altre realtà, la mobilità intraeuropea è oggi pari al 4% dell'intera forza lavoro, ovvero poco più di 2 milioni di persone ed è aumentata sensibilmente in risposta ai recenti shock economici. Esistono inoltre, 1.7 milioni di lavoratori transfrontalieri per cui la reintroduzione dei controlli sarebbe realmente drammatica. Ma non ci sarebbe bisogno di spiegarlo a noi cittadini italiani, visto che proprio i nostri transfrontalieri del Nord Italia, che ogni giorno vanno a lavorare in Svizzera, sono stati di recente umiliati dal referendum che li vuole fuori dai propri confini. Un piccolo assaggio di quella che significherebbe l'abolizione di Schengen.

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#NoCeta, il Made in Italy ringrazia la Vallonia

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Aggiornamento del 27.10.2016 alle ore 13.13: è di queste ora la notizia che il vertice Ue-Canada è saltato. Secondo alcune indiscrezioni diffuse dalla stampa belga, i negoziatori belgi avrebbero trovato un accordo con la Vallonia. Attendiamo ulteriori verifiche e dettagli ma una cosa è certa: stanno provando il tutto per tutto con le loro pressioni a tappare la falla delle trattativa sul Ceta. Ora il testo passa al Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti. Non abbassiamo la guardia!


A volte Davide vince contro Golia. O quanto meno riesce a metterlo in seria difficoltà. È il caso della Vallonia, una regione del Belgio, che sta facendo saltare la ratifica dell'accordo internazionale di libero scambio Ue-Canada CETA, prevista per domani, 27 ottobre. La Vallonia contro tutti. Contro lo stesso Governo federale belga, che senza l'ok unanime delle sue regioni non può ratificare accordi internazionali come questo, e contro tutta la Commissione Ue che vorrebbe chiudere la partita dell'accordo con il Canada. Un'opposizione a cui si sono aggiunti oltre 2mila sindaci europei che hanno firmato il manifesto #NoCeta, sostenuto anche dal M5S. Dobbiamo quindi ringraziare l'inossidabile resistenza della Vallonia, non di certo il Governo Renzi che invece sostiene in Europa trattati come Ceta e TTIP, se il Made in Italy può dirsi al momento salvo dall'ondata di cibo spazzatura che rischia di arrivare dal Canada e, indirettamente, dall'industria agroalimentare degli Stati Uniti.

Secondo il rapporto "Butta quella pasta - Perché bisogna fermare Ceta e TTIP", pubblicato da "Stop TTIP Italia", il CETA "consentirebbe alle oltre 40mila grandi imprese Usa che hanno consociate in Canada - tra cui giganti dell'agroalimentare come Coca Cola, McDonald, Cargill, ConAgra foods - di ottenere gli stessi privilegi che garantirebbe loro il TTIP (accordo di libero scambio tra Ue e Usa, NdR): la possibilità di influenzare la formulazione e l'applicazione di regole e standard che limitino i loro profitti e la facoltà di citare i nostri Stati in giudizio, con il meccanismo dell'Investment Court System o ICS, se si sentissero danneggiate da quella che ci piace chiamare democrazia". In sintesi, spiega il report, avendo messo in seria difficoltà il TTIP, ora si punta sul Ceta per aggirare lo stallo del ben più grande accordo Ue-Usa.

Nel mirino della liberalizzazione, quindi, gli standard di sicurezza alimentare previsti dalle norme europee, a cominciare dal cosiddetto 'principio di precauzione' che mira appunto a prevenire i danni alla salute del consumatore, invece d'intervenire dopo, solo a danno già fatto, come invece avviene negli Usa. In particolare, il CETA, vorrebbe far saltare ben il 97% delle attuali barriere commerciali esistenti e accelerare i controlli sanitari tra le due sponde dell'Atlantico, affidandone la "riformulazione a un non meglio specificato Comitato ad hoc", a cui i Paesi Ue, tra cui l'Italia, dovrebbero demandare il proprio potere di controllo su ciò che importano.

I rischi più gravi legati a questo tipo di accordi riguardano quindi le nostre eccellenze agroalimentari, in quanto porterebbero "a una maggiore presenza di grano, pasta e prodotti da forno canadesi o ad alta presenza di materie prime d'oltreoceano sulle nostre tavole" e di "cibo malsano, con più residui di pesticidi, di tossine".
Ad essere sotto attacco è in particolare il grano italiano, il nostro oro giallo. Secondo il report, infatti, attualmente "dall'estero importiamo ben 4,8 milioni tonnellate di frumento tenero (a fronte dei 3 milioni prodotti in Italia trasformati in pane e biscotti, pari al 50% del fabbisogno nazionale) e 2,3 di grano duro destinato alla produzione di pasta (a fronte di quasi 5 milioni prodotti nel nostro Paese, equivalenti al 60% del fabbisogno nazionale) di cui 1,2 provenienti dal Canada", che secondo la stessa Coldiretti, si traduce sugli scaffali dei supermercati in "quasi un pacco di pasta italiano su cinque ottenuto da grano canadese".

Un invasione che alimenta l'allarme sul crollo dei prezzi, che in questi giorni ha di nuovo portato in piazza gli agricoltori italiani che hanno protestato inscenando un simbolico 'funerale del grano', dove era presente anche il M5S, e che mette in pericolo "300mila aziende agricole italiane e 2 milioni di ettari di terreno, soprattutto al Sud, dove in alcune aree, ad esempio la Sicilia, la coltivazione del frumento è la risposta più efficace in termini di resilienza al cambiamento climatico e alla desertificazione". Tutto ciò andrebbe ad inserirsi nel divario sociale fotografato dagli ultimi dati del Censis che ci dicono che 'a tavola sono tornate le differenza sociali tra le famiglie a basso reddito e quelle benestanti'.

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Il Governo Renzi rinunci ad appoggiare Ceta e TTIP in Europa!

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Il Governo Renzi faccia dietrofront e rinunci ad appoggiare in Europa il Ceta, l'accordo internazionale di libero scambio tra Unione Europea e Canada, e il TTIP, trattato simile con gli Stati Uniti, che minacciano sovranità nazionale, democrazia e made in Italy. È l'appello che lanciamo oggi in occasione della riunione dei ministri Ue per il Commercio in corso a Lussemburgo.

Come già abbiamo denunciato nei giorni scorsi, in occasione delle comunicazioni di Renzi in Parlamento in vista del Consiglio europeo del prossimo 20-21 ottobre, nella propria risoluzione la maggioranza ha impegnato il Governo Renzi a sostenere in Ue i due accordi globali.

In particolare, si legge nel testo, il Pd ha impegnato l'Esecutivo a 'perseguire, in questo contesto, un sostegno del Consiglio europeo al pacchetto Ceta in vista del Summit bilaterale Ue-Canada del 27 ottobre e un impegno sugli Accordi di Libero scambio con specifico riferimento al Ttip e all'Accordo con il Giappone...'. Ecco la democrazia secondo Renzi: prendere degli accordi internazionali di libero scambio, che rischiano di asfaltare democrazia ed eccellenze italiane, inserirli nella risoluzione della propria maggioranza Piddina, senza informare nemmeno i cittadini, e farseli approvare.

A preoccupare soprattutto di questo tipo di accordi è la cosiddetta clausola ISDS o il sistema ICS. In entrambi i casi, la clausola protegge gli investitori stranieri consentendo loro, quando si sentono danneggiati da un provvedimento delle Autorità pubbliche, di citare in giudizio lo Stato davanti ad un tribunale speciale, in via di definizione ma che in ogni caso sarà un organismo sovranazionale, con lo scopo di ottenere il risarcimento dei danni. Insomma un'arma spietata nelle mani delle multinazionali che potranno rivalersi contro un Paese Ue, se questo deciderà di far valere le proprie norme ad esempio sulla tutela degli standard di tutela ambientale, agroalimentare o dei diritti dei lavoratori previsti nei contratti nazionali.

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#Brennero, Da Renzi meno e-News e più azioni concrete!

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Renzi dovrebbe capire che la crisi del Brennero tra Italia e Austria non si risolve mandando un'Enews né che si abbattono a colpi di tweet i muri che oggi si ergono lungo gli altri confini interni dell'Unione Europea, segnando così di fatto l'interruzione dell'Accordo di Schengen.

Bisogna invece affermarsi, sia in ambito europeo che nazionale, con azioni concrete che puntino a risolvere l'emergenza migranti alla fonte.
Fin quando Renzi continuerà a rappresentare in Europa un'Italia schiava dei diktat della Germania, non ci sarà alcuna possibilità di far sentire la propria voce. Lo dimostra proprio l'esito del cosiddetto 'migration compact', il piano del Governo sull'emergenza migranti bocciato per metà dal no tedesco.

Oggi il M5S, in occasione del voto sulla relazione di partecipazione dell'Italia all'Ue, ha presentato in Aula una propria risoluzione con delle proposte concrete, bocciate però dal Governo e dalla sua maggioranza. Tra queste, lo smistamento dei migranti basato sul sistema di ripartizione per quote creando degli hub, dei centri specializzati, direttamente nei paesi di transito, come già proposto in una nostra mozione volta a rivedere l'Accordo Dublino III, e l'immediata attuazione delle decisioni del Consiglio Ue che hanno stabilito il ricollocamento di 160mila migranti al fine di ottenere una più equa ripartizione del peso della crisi migratoria e dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell'Unione europea, rivedendo al contempo i criteri di selezione dei migranti da ricollocare.

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Stop a questa Ue guerrafondaia e amica delle banche!

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Il Governo ha prima svuotato e poi bocciato le nostre proposte per la relazione programmatica di adesione dell'Italia all'Unione Europea perdendo così l'occasione di ridisegnare un nuovo progetto di Europa libero dalle prerogative delle banche, che massacrano i risparmiatori, e dalle spinte guerrafondaie, che poi ci ritornano indietro sotto forma di attacchi terroristici, come dimostrano gli attentati di Parigi e di Bruxelles, nel cuore delle istituzioni Ue

Tra le proposte 5stelle che il Governo, prima di bocciare integralmente la risoluzione del M5S, ha provato a riformulare depotenziandole del tutto, sono state eliminate: la contrarietà alla figura del ministro del Tesoro Europeo, come tappa dell'unione economica, monetaria e fiscale dell'Ue; la contrarietà all'attuale ipotesi di accordo con la Turchia per la gestione dell'emergenza migranti; la proposta di ridiscutere la regole della direttiva 'Bail in' delle banche, che ha di recente tartassato centinaia di risparmiatori italiani.

Ha inoltre svuotato punti fondamentali come quello sul TTIP, l'accordo di libero scambio Ue-Usa, eliminando ad esempio la consultazione pubblica e quello sul reddito di cittadinanza, che il Governo ha provato ad appiattire sulla loro proposta di sussidio di disoccupazione, un intervento non generalizzato ma, a differenza del primo, legato alle criticità cicliche di congiunture economiche.

GUARDA l'intervento integrale della dichiarazione di voto in Aula del M5S:

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Ue, Renzi consegna l'Italia in pasto al diktat turco

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Renzi consegna l'Italia al diktat turco, supino ad un'Unione Europea il cui progetto democratico fallisce nel momento in cui, non sapendo come affrontare l'emergenza dei migranti, anche per assenza di solidarietà da parte dei singoli Paesi Ue, è costretta ad affidarsi alla Turchia, uno Stato che - è bene ricordarlo a Renzi - non solo viola la libertà di stampa ma più in generale i diritti umani e detiene posizioni ambigue rispetto ai terroristi dell'Isis.

Peccato che il Governo, ancora prima di dare il suo ok in sede di Consiglio Ue al mandato del presidente Tusk per chiudere l'accordo con la Turchia, aveva già posto le basi in Aula alla Camera approvando la risoluzione di maggioranza che tra gli impegni ha incluso quello di 'promuovere un'intesa fra l'Unione europea e Turchia che consenta di gestire l'emergenza migratoria, assicurando una piena attuazione delle misure già decise ed una piena tutela dei diritti dei richiedenti asilo'. Un accordo che tra l'altro - forse è bene ricordare anche questo a Renzi, è stato definito 'illegale' anche dall'Onu per le possibili espulsioni di massa dalla Grecia verso la Turchia".

Ora capiamo perché la maggioranza di Governo ha bocciato la risoluzione del M5S per il Consiglio Ue in cui chiedevamo a Renzi di impegnarsi, da un lato, per una distribuzione più equa del peso della crisi migratoria e dall'altro di opporsi alla chiusura dell'accordo tra Ue e Turchia e di accertarsi che sia garantita una trasparenza sull'uso del flusso di denaro con l'Unione europea già adesso finanzia la Turchia.

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Ue, Renzi strumentalizza Aula con finto show anti europeista!

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Ancora una volta, in occasione della relazione per il prossimo Consiglio Ue del 17-18 marzo, Renzi strumentalizza l'Aula del Parlamento per fare il proprio show di finta propaganda anti europeista per scongiurare, in maniera del tutto opportunistica, la manovra correttiva del prossimo maggio. E così oggi Renzi si è dichiarato contrario al Fiscal compact e favorevole ad una gestione più equa dei flussi migratori ma subito dopo la sua maggioranza ha bocciato la nostra risoluzione in cui abbiamo proposto esattamente queste misure, che non possono avere colore politico. Quale credibilità può avere un Governo che dice una cosa e poi, al momento del voto, ne fa un'altra solo perché non può sfruttarne la paternità politica?

In particolare i dettagli della risoluzione del M5S proponevano di richiedere immediata attuazione delle decisioni del Consiglio Ue sul ricollocamento di 160mila migranti in modo da distribuire in maniera più equa il peso della crisi migratoria dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri dell'Ue, dando respiro all'Italia, creando canali legali e protetti per i flussi migratori e istituendo strutture sicure, cosiddetti hotspot, da subordinare alle effettive ricollocazioni dei richiedenti asilo affinché questi non si trasformino in veri e propri lager e bacini di manovalanza per la criminalità organizzata

Ma la chiave di volta dell'ipocrisia renziana è data proprio dalle dichiarazioni sulla sua contrarietà al Fiscal Compact. Nel testo della nostra risoluzione infatti abbiamo proposto, tra le altre cose, di intraprendere ogni iniziativa volta a ridiscutere il Patto di Stabilità e Crescita e gli stringenti vincoli posti dal Fiscal Compact, in primo luogo l'anacronistico e deleterio vincolo del 3% nel rapporto deficit-Pil, introducendo parametri volti a misurare anche la qualità della vita dei cittadini europei. Ma ovviamente il Governo Renzi ha preferito lasciare tutto solo su carta, senza nemmeno aderire a uno stralcio d'impegno.

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Consiglio Ue, Governo smentisce se stesso con no a nostre proposte

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Un attimo prima Renzi, venuto a riferire in aula per il Consiglio Ue del 18-19 febbraio, critica il giogo dell'austerità imposto dall'Ue ai conti pubblici dell'Italia e, subito dopo, la sua maggioranza boccia la nostra risoluzione che propone, tra le altre cose, anche il superamento del Fiscal Compact, a cominciare dal vincolo anacronistico del 3% nel rapporto deficit-Pil. Basta questo esempio per far capire come ancora una volta il Governo smentisce se stesso pur di non accogliere una proposta del MoVimento 5stelle per il bene dei cittadini.

Forse la nostra proposta 'anti austerità', basata su indicatori della qualità della vita e fattori ambientali e sociali, era troppo virtuosa per essere accolta dal Governo. Magari se fosse stata una semplice richiesta strumentale, volta soltanto ad evitare la bocciatura della Stabilità da parte dell'Ue, il Governo l'avrebbe riconosciuta come propria.

Incomprensibile anche la bocciatura di altre misure del M5S ampiamente condivisibili tra cui quelle sui migranti, come ad esempio la ripartizione più equa del peso della crisi migratoria su tutti gli Stati membri dell'Unione europea, la gestione delle domande d'asilo nei luoghi d'origine, e lo stop totale alla vendita di armi ai paesi in conflitto o a quelli direttamente o indirettamente legati al terrorismo internazionale.


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Ue, una vittoria a 5 stelle per i cittadini europei!

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Una nuova vittoria a 5 stelle che restituirà la sovranità ai cittadini italiani permettendo loro di poter incidere sulle scelte delle istituzioni europee. Oggi è stata approvata all'unanimità la nostra risoluzione sull'Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice). Uno strumento che può far compiere un vero e proprio passo in avanti per la democrazia diretta.

La risoluzione mira infatti a semplificare le procedure per le firme, introducendo anche la raccolta online, a garantire la più ampia informazione possibile sull'oggetto delle proposte e, soprattutto, impegna a dare seguito adeguato alle Ice completate con successo, prevedendo che la Commissione avvii l'elaborazione di un atto giuridico per ogni Ice andata a buon fine, entro 12 mesi dall'emanazione di un parere positivo.

Siamo riusciti ad ottenere, per la prima volta, l'impegno a far sì che la Commissione europea si esprima entro un massimo di 12 mesi sulle proposte di legge sottoscritte dai cittadini. L'Ice infatti prevede la possibilità, da parte dei cittadini, di depositare una proposta legislativa da sottoporre alla Commissione europea. Tuttavia, nonostante 6 milioni di firme raccolte per le diverse proposte, a causa dei troppi ostacoli procedurali solo 51 istanze sono state depositate e appena 3 sono ancora in fase di valutazione. Ora sarà possibile invertire questa rotta sulla base di quanto chiesto anche da Democracy International.

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Consiglio Ue, ecco il solito Pd servo del padrone Renzi

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Ancora una volta abbiamo assistito alla pantomima del Governo Renzi che, come da prassi, dovrebbe riferire in Parlamento prima di andare a rappresentare i cittadini italiani in Europa e invece puntualmente approva solo la risoluzione di maggioranza, bocciando a priori quelle delle opposizioni. Oggi però il Pd ha superato ogni limite nel suo essere supino al padrone Renzi: ha presentato una risoluzione completamente vuota, senza nessuna proposta, che si conclude dicendo 'la Camera dei deputati udite le comunicazioni del Governo le approva'.

Non sono state meno deludenti forze politiche di opposizione come Sel che insieme al Pd, in una successiva votazione più ristretta su singoli punti della nostra risoluzione, hanno bocciato anche proposte che riguardano settori vitali per il benessere collettivo e gli equilibri politici attuali. Ci riferiamo ad esempio a misure per la lotta al terrorismo come il potenziamento delle reti di intelligence nazionale e del loro coordinamento in Europa oppure l'approvazione della direttiva sul 'Passenger name record' (Pnr) per la registrazione dei passeggeri sui voli nell'area Schengen nel rispetto della tutela della privacy.

L'asse Sel-Pd ha votato contro anche alle proposte 5stelle per l'emergenza immigrazione come ad esempio l'istituzione di punti adibiti alla richiesta d'asilo direttamente sui territori di partenza dei migranti e di corridoi umanitari per questi ultimi. Bocciati anche il divieto di vendita d'armi nelle aree dove prolifera il terrorismo internazionale, la revoca delle sanzioni alla Russia, che finora ha provocato un danno al nostro made in Italy di 1,5 miliardi di euro, e l'idea di vincolare il contributo di 3 miliardi di euro alla Turchia all'impegno su misure concrete per la gestione della crisi siriana, al cessate il fuoco contro i curdi e all'apertura al dialogo con il Pkk. Questo è quanto abbiamo cercato di salvare in seconda battuta della nostra risoluzione, bocciata interamente la prima volta, che conteneva anche altre proposte, come ad esempio la necessità di vincolare il percorso verso l'Unione Economica Monetaria (Uem) a principi di coesione sociale e di prevedere la possibilità per i singoli paesi Ue di uscire unilateralmente dall'euro se l'Uem non viene modulata in base alle specificità economica dei diversi paesi dell'Eurozona. E ancora: rendere obbligatorio il reddito di cittadinanza; andare oltre il Fiscal Compact e il deleterio vincolo del 3% nel rapporto deficit-Pil, tenendo conto anche di indicatori qualitativi come il Benessere Equo e Sostenibile (Bes); innalzare ad almeno il 30% l'obiettivo minimo di efficienza energetica da raggiungere entro il 2030 e riaffermare il divieto di qualsiasi pratica di fracking per l'estrazione di gas che distrugge i nostri territori e il nostro ambiente.

Testo della risoluzione M5S:
Testo Risoluzione M5S Consiglio Ue_16_12_2015.pdf



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