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Ridiamo l'Unione Europea ai cittadini!

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Per sottrarre l'Unione Europea al giogo del terrorismo e delle spinte antidemocratiche, è necessario restituirla al più presto ai cittadini. Come? Adottando pratiche inclusive e promuovendo la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Invertendo la rotta, insomma. Fino ad oggi infatti abbiamo assistito ad un'Europa supina al diktat delle banche e dell'austerità e retta da un'impalcatura prevalentemente di tipo economico finanziario, dalla quale in singoli Stati membri dell'Unione Europea, i Parlamenti nazionali sono stati progressivamente esclusi da queste scelte. Una simile Europa non può che far disinnamorare i cittadini e i singoli Paesi dal 'sogno europeo'. Contro l'instabilità che genera odio, è in primo luogo necessario definire azioni programmatiche che mirino a rafforzare la coesione sociale, a migliorare la situazione occupazionale e le situazioni di crisi economica e sociale che trovano terreno fertile e si radicano nei conflitti sociali, ancor più che religiosi.

È quindi urgente cereare al più presto i presupposti per contribuire ad un miglioramento effettivo dell'architettura dell'Unione, del metodo decisionale al suo interno e delle stesse istituzioni, rivelatosi inadeguato e fallimentare. In questo contesto è fondamentale che l'Unione Europea dimostri di essere coerente con i suoi principi fondanti, sospendendo l'accordo stipulato con la Turchia per la gestione dei flussi migratori. Un accordo illegittimo, ai sensi dell'art 216 e seguenti TFUE, perché non è stato adeguatamente ponderato e perché non è stato sottoposto al parere dei cittadini europei, che non hanno potuto esprimere il proprio consenso sull'opportunità di contrattare con la Turchia, in violazione del principio democratico previsto nei Trattati europei.

L'illegittimità dell'Accordo in questione deriva anche dal fatto di esser stato stipulato con un Paese - appunto, la Turchia - nel quale i principi democratici e lo Stato di diritto non vengono rispettati, dove le epurazioni sono ormai la norma e la libertà d'espressione, opinione e di stampa sono ormai una chimera. Questo patto con il Diavolo è stato stretto da pochi rappresentanti dell'Ue a nome nel Palazzo che ha lasciato fuori dalla porta democrazia e popolo europeo. Ma 500 milioni di cittadini non possono dipendere da 27 persone, soprattutto su scelte così cruciali come questa. E se non si cambia rotta, questo modus operandi sarà la condanna fatale per l'Europa di oggi e quella di domani, che nel frattempo non saremmo riusciti a ridisegnare.

GUARDA IL VIDEO DELL'INTERVENTO IN AULA:


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#Brennero, Da Renzi meno e-News e più azioni concrete!

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Renzi dovrebbe capire che la crisi del Brennero tra Italia e Austria non si risolve mandando un'Enews né che si abbattono a colpi di tweet i muri che oggi si ergono lungo gli altri confini interni dell'Unione Europea, segnando così di fatto l'interruzione dell'Accordo di Schengen.

Bisogna invece affermarsi, sia in ambito europeo che nazionale, con azioni concrete che puntino a risolvere l'emergenza migranti alla fonte.
Fin quando Renzi continuerà a rappresentare in Europa un'Italia schiava dei diktat della Germania, non ci sarà alcuna possibilità di far sentire la propria voce. Lo dimostra proprio l'esito del cosiddetto 'migration compact', il piano del Governo sull'emergenza migranti bocciato per metà dal no tedesco.

Oggi il M5S, in occasione del voto sulla relazione di partecipazione dell'Italia all'Ue, ha presentato in Aula una propria risoluzione con delle proposte concrete, bocciate però dal Governo e dalla sua maggioranza. Tra queste, lo smistamento dei migranti basato sul sistema di ripartizione per quote creando degli hub, dei centri specializzati, direttamente nei paesi di transito, come già proposto in una nostra mozione volta a rivedere l'Accordo Dublino III, e l'immediata attuazione delle decisioni del Consiglio Ue che hanno stabilito il ricollocamento di 160mila migranti al fine di ottenere una più equa ripartizione del peso della crisi migratoria e dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell'Unione europea, rivedendo al contempo i criteri di selezione dei migranti da ricollocare.


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