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Fondi Ue, Governo chiarisca ritardi nomine Autorità!

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Il Governo chiarisca a che punto sono le designazioni delle Autorità di Gestione, Certificazione e Audit previste per i 75 Programmi Operativi 2014 - 2020 sulla gestione dei fondi strutturali e di investimento europei, in particolare per quelli più urgenti, di cui l'Italia usufruisce maggiormente, come il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (Fesr) e il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (Feamp). È quanto abbiamo chiesto in un'interrogazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri e in una lettera al sottosegretario Gozi, a capo del Dipartimento per le Politiche europee.

A fronte dei 75 programmi operativi italiani, al 30 aprile 2016 solo 27 Autorità di Gestione avevano ottenuto la designazione ufficiale, nonostante tale procedura si sarebbe dovuta concludere nella seconda metà del 2016 con tanto di comunicazione dettagliata alla Commissione europea, come previsto per tutti gli Stati membri.

Chiediamo che il Governo informi al più presto il Parlamento non solo sullo stato di attuazione delle designazione delle Autorità ma anche sulle cause e responsabilità dei ritardi che rischiano di compromettere risorse importanti per i territori italiani e le comunità locali, utili per interventi cruciali come ad esempio quelli per fornire agli indigenti assistenza materiale e misure per uscire dalla povertà.

Va inoltre accertato: quali iniziative sono state effettuate dall'Agenzia per la Coesione Territoriale per accelerare il processo di designazione e se risultano spese certificate la cui domanda di pagamento non è stata ancora stata trasmessa per la mancanza delle Autorità e a quanto ammontano tali somme.

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TTIP, in Italia è Segreto di Stato come Ustica e le stragi

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La consultazione del TTIP in Italia è soggetta alla stessa normativa che regola il Segreto di Stato, che fino a poco tempo fa ha interessato drammi storici come il disastro aereo di Ustica e le stragi degli anni '70-'80. Lo abbiamo verificato e vissuto sulla nostra pelle oggi quando siamo entrati con una nostra delegazione di portavoce di Camera e Senato nella sala di lettura del TTIP presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

Sapevamo che sul Ttip ci fosse una mancanza di trasparenza, denunciata più volte dal M5S con numerosi atti parlamentari, ma non avremmo mai immaginato che si arrivasse ad applicare la legge sul Segreto di Stato, come si può leggere tra i riferimenti normativi della stessa direttivaper la consultazione del testo disposta dal Mise, che cita in primis un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 novembre 2016 n. 5.

Inoltre il TTIP si presenta come un documento composto da quasi mille pagine suddivise in otto faldoni, ciascuno con un doppio timbro, uno del Ministero degli Esteri, l'altro del Ministero dello Sviluppo Economico; timbri che in entrambi i casi fanno riferimento ad un ufficio NATO sempre in seno ai predetti ministeri. Alla quale si accede scortati dai Carabinieri, senza poter introdurre cellulari o altri apparecchi in grado di riprodurre il testo. Il M5S oggi ha iniziato a raccogliere gli appunti e, fatti gli opportuni riscontri, si riserva di diffonderli nelle prossime ore.

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TTIP, Il Governo riferisca in Aula e pretenda stop negoziati!

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Il Governo venga a riferire in Aula per aver tenuto parlamentari e cittadini italiani all'oscuro dei contenuti allarmanti del TTIP diffusi oggi. Perché in Germania per i parlamentari tedeschi è stato possibile consultare il testo del TTIP mentre in Italia l'Esecutivo non si è mai degnato di rispondere alle interrogazioni del M5S sull'apertura della sala di lettura e sulle relative modalità di accesso? Anzi il Governo ha appoggiato diverse risoluzioni in vista del Consiglio Ue che tra i punti prevedevano proprio la conclusione dei negoziati dell'accordo di libero scambio Usa-Ue.

Le informazioni diffuse oggi sui contenuti del TTIP confermano i timori già espressi dal M5S e dalla società civile sui rischi per tutela di salute, ambiente, agroalimentare made in Italy e diritti dei consumatori europei, divenuti merce di scambio per cedere nuove fette di mercato alle multinazionali statunitensi. Tra i più allarmanti, l'omissione nel testo della regola delle 'Eccezioni Generali', che permette agli Stati di regolare il commercio 'per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante' o per 'la conservazione delle risorse naturali esauribili'. Nessuna menzione nemmeno del 'principio di precauzione', che punta a prevenire i rischi legati alle sostanze pericolose, e quindi ad evitarle, diversamente dall'approccio Usa che ne gestisce gli effetti negativi quando ormai già sono avvenuti.

Chiediamo che il Governo, oltre a riferire in Aula, d'ora in poi metta in campo al più presto tutte le azioni necessarie per fermare i negoziati, anche in vista della mobilitazione nazionale contro il TTIP che si terrà sabato prossimo, 7 maggio, a Roma alle ore 14.

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TTIP, Round finale per democrazia. Governo risponda su 'sala lettura' in Italia!

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Siamo al round finale della democrazia e di questo passo, se i cittadini continueranno ad essere esclusi dai contenuti del Ttip, tra pochi mesi ci ritroveremo a cantare il De profundis di ogni istituto democratico. Oggi a Bruxelles inizia il 12esimo round dei negoziati Usa-Ue di un accordo commerciale di libero scambio di cui ancora i cittadini non sanno nulla, nonostante le promesse da parte dei negoziatori di renderne noti i contenuti quanto prima.

È ormai dallo scorso dicembre che chiediamo al Governo informazioni sulla 'sala di lettura' con una copia del Ttip consultabile, che, secondo quanto annunciato dalla Commissaria Ue, Cecilia Malmstrom, lo scorso 26 novembre in un'audizione al Senato con alcuni parlamentari italiani, sarebbe dovuta essere disponibile entro due settimane nella sede del ministero degli Esteri di ogni paese Ue. Da allora sono passati tre mesi ma ad oggi il Governo non è ancora riuscito a esprimersi.

Solo pochi giorni fa, sotto le pressioni dei comitati della campagna italiana 'Stop TTIP', anche la presidente della Camera Boldrini, se n'è dovuta ricordare inoltrando formale richiesta all'Esecutivo sulla stanza promessa. Perché Renzi, così pronto a pontificare su tutte le questioni Ue, dalla Brexit alla flessibilità a lui tanto cara, non dice nulla sul Ttip e sulla 'sala di lettura' in Italia? Nel frattempo, mentre lui pensa solo a salvarsi da una possibile infrazione Ue per la sua Stabilità che fa acqua da tutte le parti, i negoziati procedono in formula blindata tenendo all'oscuro l'opinione pubblica.

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Ue, Il Governo ha ucciso la democrazia con una 'nota-fantasma' !

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Il Governo ha ammesso di aver inviato direttamente in sede europea il contributo dell'Italia per la revisione dell'Unione Economica e Monetaria (Uem) senza informare e consultare le Camere, come invece previsto dalla normativa vigente. Come si è giustificato? Affermando che si trattava in realtà di un 'non paper', ovvero di 'un documento non ufficiale del presidente del Consiglio come contributo a un rapporto prima dei 4 e poi dei 5 presidenti'. È quanto ci ha risposto oggi in Aula alla Camera il sottosegretario di Stato alle Politiche europee, Gozi, in occasione della nostra interrogazione sulla mancata consultazione del Parlamento prima dell'invio del parere dell'Italia in sede europea alla revisione dell'Uem.

Non solo il parlamento è stato bypassato con una 'nota fantasma' a nome di Renzi per integrare il cosiddetto Rapporto dei cinque presidenti ma, secondo quanto riferito da Gozi, gli stessi presidenti, avendo presentato questo 'documento informale' non a nome delle istituzioni ma 'in qualità di grandi personalità a capo delle istituzioni, non hanno di fatto impegnato formalmente le istituzioni che essi rappresentano'. Com'è possibile che dei processi decisionali così importanti per la sovranità nazionale avvengano in un modo così approssimativo e poco trasparente? Inoltre lo stesso Gozi ha concluso riconoscendo che c'è bisogno di un 'maggiore controllo democratico e di un coinvolgimento sia del parlamento nazionale che di quello europeo' oltre che di 'ridiscutere una revisione dell'accordo interistituzionale siglato nel 2008 in termini di politiche europee' soprattutto per rivedere le regole relative agli accordi sui documenti non ufficiali, come nel caso di quello al centro della nostra interrogazione.

La verità è che il Governo non vuole che si parli di Unione Economica e Monetaria né che si permetta una vera partecipazione democratica, come invece richiesto dallo stesso report dei 5 presidenti, sia perché dovrebbe scontrarsi col fatto che i cittadini vogliono scelte diverse da quelle avallate nelle sedi europee sia perché dovrebbe spiegare paradossi come quello della Bce, che ha la vigilanza unica sui conti delle banche senza però garantire la tutela unica dei depositi né la condivisione, anche solo parziale, del finanziamento del debito pubblico.

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Stabilità, Renzi dove sono i dati sulle multe Ue?

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Renzi presenta il conto dell'Europa nella Stabilità ma non dice quant'è. Per di più in un fondo che non dovrebbe servire per pagare le sanzioni ma per adeguare la normativa italiana a quella europea. Ma c'è di più. Il premier ne ha raddoppiato il budget senza indicare quale sia il progetto politico per sanare le trasgressioni.

Il passaggio incriminato della legge di Stabilità è all'articolo 40, dove si parla del 'Fondo per il recepimento della normativa europea', finanziato per la prima volta nel 2015 con 10 milioni di euro e 50 milioni annui a partire dal 2016. Ora invece il Governo Renzi ne stanzia altri 50, arrivando a quota 100 milioni per l'anno prossimo e aumentando a 100 milioni annui, dal 2017 al 2020, il contributo per l'adeguamento dell'Italia alle direttive Ue.

Il punto è che questa voce di spesa non è supportata da nessuna analisi su quanto l'Italia dovrà sborsare di preciso, visto che i dati del 2015 risalgono al 30 giugno 2014 e sono nelle mani del Dipartimento Politiche europee che fa capo proprio alla Presidenza del Consiglio. Come detto all'inizio, manca inoltre una strategia politica per dare un nuovo corso alle situazioni che hanno determinato queste multe. Renzi continua così a portare avanti la logica ragionieristica del 'ce lo chiede l'Europa' inaugurata da Monti e replicata dai Governi non eletti, come il suo. L'Europa che ci piace invece è quella che stimola l'Italia a migliorare, a portare avanti il taglio delle emissioni inquinanti e l'aumento di energia da fonti rinnovabili, l'estensione della banda larga o l'economia circolare. Dove sono le tracce di questa Europa nella visione politica di Renzi?

Il M5S ha depositato un'interrogazione per chiedere a Renzi di diffondere i dati aggiornati su quanto costeranno le multe che l'Italia dovrà pagare all'Europa, come ad esempio quelle relative alle discariche abusive e alla gestione dei rifiuti in Campania, e di dimostrare di avere un progetto politico di lungo termine per sanare le conseguenze della mala politica senza limitarsi a scaricarle, ancora una volta, sui cittadini. Anche perché, in base al testo della sua 'In-stabilità', sempre all'articolo 40, lo Stato potrà rivalersi sulle amministrazioni locali responsabili delle sanzioni. Chissà perché le decisioni impopolari come questa non vanno a finire nelle sue slide...

Il testo dell'interrogazione:
Interrogazione M5S su dati multe Ue.pdf


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