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Terremoto, Il Governo ammette. Ancora nessuna richiesta dei fondi Ue!

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A solo una settimana dal termine di scadenza, previsto per il prossimo 16 novembre, il Governo, rispondendo oggi al nostro question time in Aula, ha ammesso che non ha ancora chiesto gli aiuti previsti dal Fondo di Solidarietà Ue per le aree colpite dal sisma lo scorso 24 agosto. E pensare che, se subito dopo il sisma, il Governo avesse avviato l'iter per ottenere l'anticipo del 10%, oggi avremmo già almeno una parte di queste risorse. Una mancanza grave che esprime quanto questo Governo sia lontano dal Paese reale, dalle vere emergenze ed esigenze dei cittadini.

Era il 25 agosto, il giorno subito dopo il terremoto, quando sollecitavamo la richiesta degli aiuti economici del Fondo di Solidarietà Ue. Ma il nostro appello è rimasto inascoltato e così oggi, a pochi giorni dal termine di scadenza, siamo stati costretti a rilanciarlo in in un question time Aula alla Camera. A risponderci è stato il ministro per le Riforme Costituzionali, Boschi.

La richiesta di questi aiuti economici va presentata entro 12 settimane dall'avvenuta calamità da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso la Protezione Civile che fa appunto capo a Palazzo Chigi. Non solo oggi il ministro Boschi ci ha detto che il Governo non ha ancora presentato alcuna domanda ma ha sostenuto che c'è tempo fino al 16 novembre e che la Protezione Civile aspetta la conta dei danni da parte della Regioni e delle amministrazioni locali delle aree interessate. Non è che il Governo, per nascondere la propria incapacità, sta cercando di scaricare la responsabilità sulle Regioni ed Enti locali già vessati dall'emergenza post sisma?

Inoltre riguardo alla stima dei danni era stato lo stesso capo della Protezione Civile a dichiarare una stima di circa 3-4 miliardi di euro. Cosa aspetta quindi? 'C'è ancora tempo', dice la Boschi. Lo vada a dire ai tanti sfollati, che devono affrontare la stagione invernale in sistemazioni di fortuna, e a tutti quegli allevatori e agricoltori costretti ad abbandonare le loro terre e il loro bestiame.

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#StopTTIP #StopCETA, fuori le lobbies dallo Stato!

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Da tempo il ministro dello Sviluppo Economico, Calenda, e il Governo Renzi stanno negoziando il TTIP nel massimo riserbo e senza alcun mandato, se non quello dei poteri forti che grazie a questo Governo dettano legge. Noi invece diciamo 'Stop TTIP', fuori i mercanti dal tempio, fuori le multinazionali dalle istituzioni, fuori le lobbies dallo Stato. Oggi in Aula alla Camera abbiamo liquidato così il ministro dello Sviluppo Economico, Calenda, che più che un'informativa urgente ha fatto un vero e proprio spot sul TTIP. Un dissenso che abbiamo letteralmente mostrato con uno striscione e decine di cartelli con la scritta 'Stop TTIP'.

Oggi abbiamo visto Calenda per la prima volta in Aula nella sua veste di ministro dello Sviluppo Economico come successore dell'ex Ministro Guidi, travolta dal caso Trivellopoli insieme a tutto il Governo di Renzi. Dopo un simile scandalo, che ha dimostrato quanto il Governo sia succube delle lobbies, ci si sarebbe aspettato un cambio di rotta, invece il primo atto politico di Calenda è stato quello di inviare una lettera alla Commissione europea chiedendo che il CETA, accordo di libero scambio con il Canada simile al TTIP, dove hanno sede grandi multinazionali del comparto agroalimentare come la Monsanto, non venga ratificato dai Parlamenti nazionali. Solo per questo il ministro Calenda si dovrebbe dimettere.

Oggi Calenda si è presentato in Aula alla Camera per continuare a difendere le lobbies, sostenendo a spada tratta il TTIP, contro gli interessi dei cittadini, sbandierando la pagliacciata di una sala di lettura presso il Mise aperta in ritardo e a condizioni proibitive, sottoposta alle norme sul Segreto di Stato al pari del disastro di Ustica e delle stragi degli anni di piombo. E noi possiamo dirlo perché ci siamo già stati.

Non ci stupisce che Calenda agisca per proteggere gli interessi dei potenti, anziché dei cittadini. A dircelo, d'altronde, è la sua stessa storia personale. Già pupillo di Montezemolo in Confindustria, si è occupato di internazionalizzazione dell'impresa. Nel 2013 si candida con Scelta Civica del tecnocrate Monti ed entra a far parte del Governo Letta, quello ricordiamolo dei 7 miliardi e mezzo regalati alle banche. Caduto Letta salta sul carro del vincitore e approda nel PD dove viene nominato da Renzi prima rappresentante dell'Italia in Unione Europea, ed ora Ministro per lo sviluppo economico. E come pensa di rilanciare lo sviluppo economico? Sostenendo il TTIP. O il CETA, bypassando addirittura il Parlamento?

Chiediamo che il ministro dello Sviluppo Economico, Calenda, e il Governo Renzi, al prossimo Consiglio Ue del 28-29 giugno, dicano in Ue che l'Italia è contro il TTIP e il CETA che, a dispetto di quanto ha voluto far credere ancora una volta oggi Calenda, restano un rischio per la sovranità nazionale, il made in Italy, la tutela della salute e dell'ambiente.


GUARDA IL VIDEO DELL'INTERVENTO IN AULA:


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