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#NoCeta, il Made in Italy ringrazia la Vallonia

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Aggiornamento del 27.10.2016 alle ore 13.13: è di queste ora la notizia che il vertice Ue-Canada è saltato. Secondo alcune indiscrezioni diffuse dalla stampa belga, i negoziatori belgi avrebbero trovato un accordo con la Vallonia. Attendiamo ulteriori verifiche e dettagli ma una cosa è certa: stanno provando il tutto per tutto con le loro pressioni a tappare la falla delle trattativa sul Ceta. Ora il testo passa al Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti. Non abbassiamo la guardia!


A volte Davide vince contro Golia. O quanto meno riesce a metterlo in seria difficoltà. È il caso della Vallonia, una regione del Belgio, che sta facendo saltare la ratifica dell'accordo internazionale di libero scambio Ue-Canada CETA, prevista per domani, 27 ottobre. La Vallonia contro tutti. Contro lo stesso Governo federale belga, che senza l'ok unanime delle sue regioni non può ratificare accordi internazionali come questo, e contro tutta la Commissione Ue che vorrebbe chiudere la partita dell'accordo con il Canada. Un'opposizione a cui si sono aggiunti oltre 2mila sindaci europei che hanno firmato il manifesto #NoCeta, sostenuto anche dal M5S. Dobbiamo quindi ringraziare l'inossidabile resistenza della Vallonia, non di certo il Governo Renzi che invece sostiene in Europa trattati come Ceta e TTIP, se il Made in Italy può dirsi al momento salvo dall'ondata di cibo spazzatura che rischia di arrivare dal Canada e, indirettamente, dall'industria agroalimentare degli Stati Uniti.

Secondo il rapporto "Butta quella pasta - Perché bisogna fermare Ceta e TTIP", pubblicato da "Stop TTIP Italia", il CETA "consentirebbe alle oltre 40mila grandi imprese Usa che hanno consociate in Canada - tra cui giganti dell'agroalimentare come Coca Cola, McDonald, Cargill, ConAgra foods - di ottenere gli stessi privilegi che garantirebbe loro il TTIP (accordo di libero scambio tra Ue e Usa, NdR): la possibilità di influenzare la formulazione e l'applicazione di regole e standard che limitino i loro profitti e la facoltà di citare i nostri Stati in giudizio, con il meccanismo dell'Investment Court System o ICS, se si sentissero danneggiate da quella che ci piace chiamare democrazia". In sintesi, spiega il report, avendo messo in seria difficoltà il TTIP, ora si punta sul Ceta per aggirare lo stallo del ben più grande accordo Ue-Usa.

Nel mirino della liberalizzazione, quindi, gli standard di sicurezza alimentare previsti dalle norme europee, a cominciare dal cosiddetto 'principio di precauzione' che mira appunto a prevenire i danni alla salute del consumatore, invece d'intervenire dopo, solo a danno già fatto, come invece avviene negli Usa. In particolare, il CETA, vorrebbe far saltare ben il 97% delle attuali barriere commerciali esistenti e accelerare i controlli sanitari tra le due sponde dell'Atlantico, affidandone la "riformulazione a un non meglio specificato Comitato ad hoc", a cui i Paesi Ue, tra cui l'Italia, dovrebbero demandare il proprio potere di controllo su ciò che importano.

I rischi più gravi legati a questo tipo di accordi riguardano quindi le nostre eccellenze agroalimentari, in quanto porterebbero "a una maggiore presenza di grano, pasta e prodotti da forno canadesi o ad alta presenza di materie prime d'oltreoceano sulle nostre tavole" e di "cibo malsano, con più residui di pesticidi, di tossine".
Ad essere sotto attacco è in particolare il grano italiano, il nostro oro giallo. Secondo il report, infatti, attualmente "dall'estero importiamo ben 4,8 milioni tonnellate di frumento tenero (a fronte dei 3 milioni prodotti in Italia trasformati in pane e biscotti, pari al 50% del fabbisogno nazionale) e 2,3 di grano duro destinato alla produzione di pasta (a fronte di quasi 5 milioni prodotti nel nostro Paese, equivalenti al 60% del fabbisogno nazionale) di cui 1,2 provenienti dal Canada", che secondo la stessa Coldiretti, si traduce sugli scaffali dei supermercati in "quasi un pacco di pasta italiano su cinque ottenuto da grano canadese".

Un invasione che alimenta l'allarme sul crollo dei prezzi, che in questi giorni ha di nuovo portato in piazza gli agricoltori italiani che hanno protestato inscenando un simbolico 'funerale del grano', dove era presente anche il M5S, e che mette in pericolo "300mila aziende agricole italiane e 2 milioni di ettari di terreno, soprattutto al Sud, dove in alcune aree, ad esempio la Sicilia, la coltivazione del frumento è la risposta più efficace in termini di resilienza al cambiamento climatico e alla desertificazione". Tutto ciò andrebbe ad inserirsi nel divario sociale fotografato dagli ultimi dati del Censis che ci dicono che 'a tavola sono tornate le differenza sociali tra le famiglie a basso reddito e quelle benestanti'.

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Ttip, il Governo tiri fuori i documenti dell'accordo!

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Il testo del Ttip è arrivato in Italia presso la sede del ministero degli Esteri ma nessuno ve l'ha ancora mai detto. A parte noi, mentre leggete in questo momento. Lo abbiamo appreso all'interno del 'Palazzo del potere' dopo settimane che chiedevamo di sapere dove fosse la fantomatica 'sala di lettura', annunciata dalla Commissaria Ue, Cecilia Malmstrom, lo scorso 26 novembre durante l'audizione in diretta streaming con alcune commissioni parlamentari. In quell'occasione la Malmstrom aveva promesso che entro un paio di settimane presso la sede del ministero degli Esteri di ogni paese Ue sarebbe stata disponibile una copia del Ttip.

Da quel giorno non si è saputo più nulla, nonostante le tante sollecitazioni per portare finalmente alla luce il testo di un accordo commerciale transatlantico i cui negoziati da tre anni si svolgono nella più totale segretezza. Oggi, mentre il Consiglio Ue ne parla per accelerarne la conclusione, abbiamo scoperto che il testo è arrivato alla Farnesina. Perché il Governo non tira fuori i documenti? Perché non li ha resi subito accessibili all'opinione pubblica? Quali interessi difende l'Esecutivo? Quelli dei cittadini o quelli delle lobby che grazie al Ttip potranno fare causa ad uno Stato, davanti ad un organismo sovranazionale, se questo fa una legge che va contro i loro interessi economici.

Eppure si tratta di un accordo commerciale che metterà in discussione non solo la sovranità nazionale per il bene delle multinazionali ma anche la nostra salute, l'ambiente, e il nostro made in Italy perché gli standard di sicurezza alimentare molto probabilmente saranno rivisti al ribasso per adeguarli a quelli degli Stati Uniti. Ma questo ovviamente non possiamo verificarlo con certezza, visto il Ttip resta tuttora blindato. E forse è proprio per le porcate che contiene che continuano a tenercelo segreto.

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Ttip: dal commissario Malmstrom ancora propaganda

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Prosegue l'indagine conoscitiva in Senato sul TTIP, il trattato di libero scambio tra Europa ed Usa in corso di negoziazione, chiesta e ottenuta dal Movimento 5 stelle di cui è co-relatrice la portavoce Elena Fattori. È stata ascoltata a palazzo Madama la commissaria Europea Cecilia Malmstrom, responsabile del negoziato per la UE, che in videoconferenza da Bruxelles ha risposto alle domande dei senatori e deputati delle commissioni Politiche UE, Esteri, Agricoltura e Industria.

L'unica buona notizia riportata dalla Commissaria Malmstrom, è che il Ttip sarà un trattato misto, non puro. Una volta votato dalle istituzioni europee, dovrà quindi essere ratificato dai Parlamenti dei singoli paesi Ue. Il Governo non ha quindi più scuse: si attivi subito per consultare i cittadini italiani e coinvolgerli nel processo decisionale, garantendo innanzitutto l'accesso alle informazioni sull'accordo secretato.

La commissaria Malmstrom è approdata in Senato a fare propaganda. La sbugiardiamo punto per punto: ha parlato di un dossier on line accessibile a tutti sul sito della Commissione Ue in cui l'unico elemento mancante sono le tariffe. Falso: a parte qualche scheda riassuntiva, non c'è nulla.

Malmstrom ha detto che il Ttip produrrà 30mila posti di lavoro in più in Italia. Peccato che si sia dimenticata di dire che questi dati provengono da un singolo studio del 2013 da parte di Prometeia Spa, prima addirittura che fosse noto il mandato negoziale, e solo nell'ipotesi più ottimista di completo abbattimento delle barriere tariffarie e non, come quelle normative atte a tutelare il nostro made in Italy.

Nello studio generale della Commissione Ue, invece, si parla addirittura di una parziale perdita. Altri studi, come quello di Jeronim Capaldo, ricercatore del Global Development and Environment Institute Tufts University del Massachusetts parla invece di una perdita complessiva di posti di lavoro a livello continentale che raggiungerà quota 600mila nel 2025.

Secondo la commissaria Malmstrom, poi, tutti gli accordi di libero scambio hanno avuto un effetto positivo sull'UE è quindi lo avrà anche il TTIP. Ammesso che sia vero, l'Italia e gli altri paesi del mediterraneo ne hanno spesso fatto le spese, basti pensare all'accordo UE Marocco che ha distrutto gli agrumeti siciliani a vantaggio delle esportazioni tedesche verso il Marocco. Per la burocrazia europea distruggere l'agricoltura italiana per aumentare le esportazioni dell'industria tedesca sarà comunque un risultato positivo dei TTIP. Lacrime a noi, euro a loro. Questa è la globalizzazione.

Infine la commissaria ha dichiarato che, entro due settimane, saranno depositati presso la sede del Ministero degli Esteri di ogni paese Ue i documenti che man mano verranno siglati, ma la loro consultazione non sarà pubblica bensì riservata ai parlamentari. Allora che trasparenza è? Come portavoce dei cittadini vogliamo essere informati sull'andamento delle trattative, non a posteriori. Vorremmo essere coinvolti nelle fasi iniziali e vorremmo che lo fossero anche i cittadini, le associazioni di consumatori e produttori che si battono per avere più trasparenza.

Vigileremo sull'effettiva disponibilità dei documenti presso la Farnesina, e se così non fosse faremo di tutto per condividere quelle informazioni con i cittadini.

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#StopTTIP, Cecilia Malmstrom in audizione al Senato

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L'audizione sarà trasmessa in diretta streaming qui sopra

Nell'ambito dell'indagine conoscitiva in corso al Senato sul trattato del commercio e libero scambio TTIP, giovedì 26 novembre 2015 alle 15 la commissaria europea Cecilia Malmstrom, responsabile Ue dei negoziati con gli Usa, sarà audita a palazzo Madama.

Saranno presenti i deputati e i senatori delle commissioni Politiche Ue, Agricoltura, Industria e Esteri che porranno le loro domande sul trattato che, lo ricordiamo, è secretato.

Cecile Malmström dirige la Direzione commercio della Commissione europea e sono i suoi funzionari che stanno attualmente cercando di finalizzare l'accordo TTIP con gli USA. Lei è quindi l'attuale protagonista dei negoziati. Un recente rapporto di "War on want" ha rivelato come la Malmstrom riceva indicazioni direttamente dalle grandi lobbies che gravitano intorno a Bruxelles. Nel frattempo lei, pur riconoscendo che nessun trattato ha mai ricevuto una così forte opposizione popolare, ha dichiarato:" Il mio mandato non arriva dal popolo europeo"

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