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Crisi dei migranti, cosa pensa e cosa vuole fare Macron

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In questi giorni gli europeisti celebrano la vittoria di Macron come un momento di svolta per l'UE, dopo la Brexit, pronta a cambiare per ricominciare a veleggiare verso la "ever closer union". Ma è davvero così?

La prima verità è che chi credeva che le presidenziali più noiose della storia francese fossero state quelle del 2012 ora dovrà ricredersi. Renzi ha parlato di "pagina di speranza". Ma dove? Siamo davvero convinti che la vittoria di Macron sia davvero la vittoria dell'Europa, quella dei popoli, quella che sognava e cercava di attuare Schuman?

Chiediamocelo guardando ai fatti, ovvero prendendo spunto dal programma e dalle dichiarazioni del neoeletto. Innanzitutto l'approccio alle politiche migratorie, su cui indiscutibilmente si è giocata gran parte della partita presidenziale. Macron dichiara di avere tre obiettivi: tempi certi sulle domande di asilo (non più di sei mesi), integrazione per chi è legalmente in Francia e allontanamento immediato per gli irregolari.

Delude in primo luogo che non si faccia riferimento ad un asilo europeo. Inoltre, oggi, senza rimettere in discussione l'ormai noto regolamento di Dublino III e nella quasi totale assenza di accordi bilaterali per rimpatriare gli irregolari, respingimento, in Francia, si rischia di tradurre nei rimpatri che l'ex presidenza Hollande spingeva verso Ventimiglia.

Vorremmo pertanto chiedere chiarimenti, al Presidente Macron e a chi festeggia, perché probabilmente ne sa più di noi. Ci piacerebbe che ci rispondesse prendendo una chiara posizione, cosa che non ha ancora fatto, sulla sua visione della crisi migratoria e su quanto comune sarà la presa in carico della stessa da parte dell'UE.

E' disposto a mostrare il suo sbandierato spirito europeista promuovendo un asilo comune o comunque una revisione degli accordi di Dublino che finalmente rendano le politiche migratorie una questione dell'Unione e non un problema dei singoli Stati membri? Oppure anche lui pretende che i costi e il peso della crisi sia sostenuto solo da alcuni, l'Italia prima di tutto?

E per valutare questa presa di posizione, questi orientamenti non dimentichiamo che il neopresidente mira anche ad un rafforzamento dell'asse franco-tedesco. Intanto, mentre attendiamo fiduciosi risposte, a proposito di Dublino III è in studio in queste settimane persino un rafforzamento del principio "chi prima accoglie poi gestisce".

Il Mediterraneo continua ad essere una delle più complesse aree di crisi del mondo. La sponda Sud è frontiera Ue e non solo italiana. Quando nel 2011 si trattò di spodestare l'ex rais libico Gheddafi Parigi non esitò a intervenire, al fianco degli Stati Uniti. L'esito fu catastrofico: c'è chi come i francesi si prese il petrolio e chi, come noi, ha subito un forte incremento dei flussi migratori.

Ebbene, se credono che ce ne resteremo a guardare di fronte a un'Europa capace di chiamarsi tale solo quando c'è da tagliare le pensioni in Italia o aumentare il prezzo della feta in Grecia, si sbagliano di grosso. Sentiamo parlare di solidarietà, cooperazione, unione. Se non sapremo recuperare i nostri valori fondatori, vorrà dire che il futuro di fronte a noi diventerà sempre più opaco e incerto.

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Il copia e incolla di Siae sui bagarini on line

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Non bastava l'irremovibile feticcio del monopolio sulla gestione dei diritti d'autore, su cui in queste ore l'Antitrust ha aperto un'istruttoria, ora la Siae combatte i bagarini on line facendo copia e incolla dalla proposta di legge del MoVimento 5stelle sul secondary ticketing, approdata su Rousseau circa tre mesi fa. Punto per punto, il libro bianco della Siae contro il bagarinaggio sul web è tutto un rimaneggiare della proposta di legge 5stelle.

Si va dall'obbligo di emissione di biglietti nominali, come avvenuto per la sicurezza negli stadi, ad appositi strumenti atti a contrastare alterazioni della libera concorrenza per le società che si occupano di compravendita, fino alle sanzioni amministrative, da 5 mila euro a 180 mila euro, su siti internet utilizzati per l'acquisto di grandi quantitativi di biglietti, prevedendone, nei casi più gravi, anche l'oscuramento.

Così dopo tre mesi dalla presentazione della nostra proposta di legge, dopo che l'Antitrust ci ha dato ragione, suggerendo le nostre stesse misure nel proprio parere depositato alla Camera nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul secondary ticketing, si fa viva la Siae con il suo libro bianco, come se fosse il santo Graal della lotta ai bagarini. E se ne prende pure il merito! Per carità, siamo ben felici di vedere che il cambiamento che abbiamo innescato stia prendendo piede anche in quelle sedi che hanno fatto resistenza.

Visto che alla Siae piace tanto ispirarsi al MoVimento 5stelle, prenda spunto allora anche dalla nostra proposta di legge sul diritto d'autore e abolisca il suo stesso monopolio.

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Trattati di Roma, Mattarella celebra de Profundis Ue

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Dai cittadini distanti da un'Europa burocratica al desiderio crescente degli Stati Ue di difendere la sovranità nazionale fino all'emergenza migranti e alle relative difficoltà di Paesi come l'Italia che devono fronteggiarla in prima linea. Sono solo alcuni passaggi del discorso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che scandiscono il de Profundis del modello attuale dell'Unione Europea.

Finora l'Italia è stata rappresentata in Europa da capi di Governo del tutto supini ai diktat dell'Ue. Non solo per la loro inadeguatezza ma anche per il carattere anti democratico delle istituzioni europee. Lo dimostrano accordi commerciali internazionali come il Ttip o il Ceta i cui negoziati vengono portati avanti all'oscuro dell'opinione pubblica e dei Parlamenti nazionali.

Questa Europa è ormai giunta al capolinea. E' ora di ricostruire un nuovo modello di Unione Europea fondata su processi di partecipazione democratica che vedano gli Stati nazionali e i cittadini in primo piano, incentivando strumenti di democrazia diretta, senza i quali la tanto osannata 'Europa sociale' continuerà ad essere la maschera ipocrita di vincoli economici come Fiscal compact e Patto di Stabilità.

Tutto questo sarà ribaltato nella nuova Unione europea descritta nel 'Libro bianco dei cittadini per l'Europa' che il MoVimento 5stelle presenterà domani, giovedì 23 marzo, in una conferenza stampa che si svolgerà, a partire dalle ore 11, presso gli uffici della Stampa Estera, in via dell'Umiltà 83/c, a Roma.

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Il futuro dell'Europa? Per i cittadini resta un 'segreto di Fatima'

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Solo fuffa e pure calata dall'alto. E' questo il triste bilancio delle comunicazioni del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che si sono svolte oggi in Parlamento in vista del Consiglio europeo del 9-10 marzo. A pochi giorni dal vertice Ue per le celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma, che si terrà nella Capitale il prossimo 25 marzo, al Parlamento italiano non è ancora dato sapere quale Europa Gentiloni andrà a sposare 'in nome del popolo italiano' per i prossimi 10 anni.

Il Governo ha infatti bocciato la nostra risoluzione che al primo punto impegnava l'Esecutivo a definire insieme con il Parlamento la posizione italiana sul futuro dell'Unione Europea, che viene trattato dai capi di Stato, Gentiloni incluso, come un segreto di Fatima. Ai cittadini italiani, ed europei, non resta quindi che attendere quando sarà aperta la 'lettera' che decreterà il loro destino, senza potersi esprimere, dall'occupazione all'economia fino ai sistemi di Difesa e sicurezza.


In particolare la nostra proposta prevede che, a differenza di quanto avvenuto sino ad oggi, il Governo condivida con il Parlamento obiettivi e linea da seguire, rifiutando qualsiasi accordo che conduca ad un'Unione Europea ancora di più al servizio dei poteri economici e finanziari e pertanto lontana dal perseguimento degli interessi dei suoi cittadini.

Ormai, come testimonia il caso del Guardian on line di oggi, è diventata una prassi apprendere dalla stampa le notizie che riguardano il futuro delle nostre vite e delle nostre Istituzioni. A parole Gentiloni si dice 'per un'Europa più sociale' e 'a più velocità', ma non come sarà attuata concretamente secondo il 'Libro Bianco' calato dall'alto dal presidente della Commissione europea, Juncker, re dei burocrati e per quasi 20 anni premier di uno dei principali paradisi fiscali d'Europa. Abbiamo chiesto, tra le altre cose, la fine dell'Austerity, una redistribuzione più equa della crisi migratoria, una cooperazione difensiva alternativa alla NATO, politiche commerciali a tutela delle Pmi italiane ed europee.

GUARDA IL VIDEO DELL'INTERVENTO IN AULA:


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Ceta: No al trattato gemello del Ttip, troppi rischi per l'Italia

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I commenti favorevoli sul Ceta non sono altro che un copia incolla di quelli usati per il TTIP, ma la cosa non ci stupisce, visto che i due trattati seguono gli stessi principi e comporteranno gli stessi rischi in termini ambientali, sanitari, agricoli per un paese come l'Italia" lo afferma in una nota la portavoce in Senato Elena Fattori, della commissione Politiche UE.

Il Ceta consentirebbe l'entrata nel nostro Paese degli Ogm, la deregolamentazione del sistema bancario, con altissimi rischi per le piccole e medie imprese, a fronte di una maggior tutela per i colossi multinazionali, specie con la clausola Ics. L'Investment Court System, è un sistema di tutela degli investimenti che consente alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non il contrario.

Dopo il voto del Parlamento UE la palla passerà ai Parlamenti nazionali. Ma intanto, il primo passo da fare per dare un segnale politico che dimostri come l'Italia non sia disposta ad accettare supinamente questo trattato (che non è stato esaminato nel merito) è quello di votare la risoluzione del M5s che approderà mercoledì prossimo in Commissione Politiche UE.

Il testo è frutto di due anni di lavoro per un affare assegnato sugli accordi commerciali con il quale si impegna il governo a votare 'no' al TTIP e sospendere gli effetti del CETA, fintanto che non si saranno espressi i parlamenti nazionali. Vediamo se questa volta la maggioranza si pone al fianco dei cittadini o delle multinazionali.




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Fondi Ue, Governo chiarisca ritardi nomine Autorità!

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Il Governo chiarisca a che punto sono le designazioni delle Autorità di Gestione, Certificazione e Audit previste per i 75 Programmi Operativi 2014 - 2020 sulla gestione dei fondi strutturali e di investimento europei, in particolare per quelli più urgenti, di cui l'Italia usufruisce maggiormente, come il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (Fesr) e il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (Feamp). È quanto abbiamo chiesto in un'interrogazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri e in una lettera al sottosegretario Gozi, a capo del Dipartimento per le Politiche europee.

A fronte dei 75 programmi operativi italiani, al 30 aprile 2016 solo 27 Autorità di Gestione avevano ottenuto la designazione ufficiale, nonostante tale procedura si sarebbe dovuta concludere nella seconda metà del 2016 con tanto di comunicazione dettagliata alla Commissione europea, come previsto per tutti gli Stati membri.

Chiediamo che il Governo informi al più presto il Parlamento non solo sullo stato di attuazione delle designazione delle Autorità ma anche sulle cause e responsabilità dei ritardi che rischiano di compromettere risorse importanti per i territori italiani e le comunità locali, utili per interventi cruciali come ad esempio quelli per fornire agli indigenti assistenza materiale e misure per uscire dalla povertà.

Va inoltre accertato: quali iniziative sono state effettuate dall'Agenzia per la Coesione Territoriale per accelerare il processo di designazione e se risultano spese certificate la cui domanda di pagamento non è stata ancora stata trasmessa per la mancanza delle Autorità e a quanto ammontano tali somme.

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Bilancio, voto on line cittadini su fondi ricerca. L'appello dal Forum Globale Democrazia Diretta

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Dal Forum Globale della Democrazia Diretta, in corso a San Sebastián, in Spagna, il M5S, dove partecipa con una propria delegazione di deputati 5stelle della Commissione Politiche Ue, annuncia la propria proposta per portare nella Legge di Bilancio un primo tassello di democrazia partecipata in rete: far votare on line i cittadini, da una lista pubblica sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i progetti di ricerca internazionale a cui destinare i 40 milioni di euro complessivi previsti dalla Manovra per gli anni 2017-2019 e siano messi al corrente della graduatoria finale.

Si tratta di un emendamento al comma 5 dell'articolo 74 che mira a 'consentire la partecipazione italiana a centri di ricerca europei e internazionali e alle iniziative promosse dai gruppi intergovernatori informali, dalle istituzioni e dagli organismi dell'Unione europea e dalle banche e dai fondi di sviluppo e di investimento europei', anche in base a quanto previsto da 'accordi internazionali approvati e resi esecutivi'.

Con questo proposta non sono previsti oneri aggiuntivi per lo Stato ma si dà un primo strumento per consentire ai cittadini di esprimersi su come orientare la spesa pubblica.

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Anche Rovazzi dice addio a Siae. Aboliamo monopolio con la legge del M5S!

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Anche Fabio Rovazzi, autore del tormentone "Andiamo a comandare", dice addio alla Siae per la raccolta dei propri diritti d'autore. Una scelta che segue quella di altri artisti di spicco della musica italiana, come Fedez e Gigi D'Alessio, e che tiene accesi i riflettori sulla battaglia contro il monopolio della Siae in Italia che il M5S punta ad abolire con una propria proposta di legge. Una questione sollevata da tempo in Parlamento dal M5S, già in occasione del voto della legge di delegazione europea, con la presentazione di un proprio emendamento che chiedeva di recepire la direttiva Ue Barnier, che offre la possibilità di aprire il mercato della raccolta e gestione del diritto d'autore anche ai privati.

È inutile che il presidente della Siae, Filippo Sugar, continui a sciorinare numeri sul business della Società che va avanti per inerzia, solo appunto grazie al monopolio. Una cosa è certa: se il M5S andrà al Governo, la Siae farà bene a tremare perché potrà dire addio ai suoi privilegi e a quelli di tutte le lobby che grazie ad essa oggi lucrano sul diritto d'autore a scapito dei consumatori, artisti imprenditori ed editori minori.

Sono due gli obiettivi principali della nostra proposta di legge: garantire più trasparenza e partecipazione nella gestione dei diritti d'autore e redistribuire in maniera più equa i compensi raccolti. Inoltre con la nostra legge non ci limitiamo ad abolire il monopolio della Siae, un'anomalia comune in Europa solo alla Repubblica Ceca che in Italia dura ormai da 75 anni per una legge di epoca fascista del 1941, ma istituiamo l'Autorità di Garanzia degli Autori e degli Editori (AGAE), un ente di vigilanza specifico per il settore in modo da dare regole chiare e precise al mercato ed evitare così il far west della liberalizzazione spietata, creando così nuove opportunità per le tante Pmi italiane.

Tra le altre requisiti richiesti per le imprese interessate, l'istituzione di una sede legale in Italia o di un altro Paese Ue, di almeno una sede sociale attiva sul territorio italiano e l'impegno a garantire la massima equità e trasparenza, anche contribuendo a creare presso l'Agae una banca dati informatica, liberamente accessibile e aggiornata, delle opere e dei titolari dei diritti amministrati. Tra il ventaglio delle possibilità proposte dal M5S, anche l'utilizzo di licenze creative commons.

Guarda il video della proposta di legge del M5S:

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Ue, tutte le bufale sull'accordo di Schengen!

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Operazione-verità sull'accordo di Schengen, l'accordo che ha sancito la libertà di circolazione dei cittadini europei grazie alla progressiva riduzione dei controlli alle frontiere interne. Un'urgenza scaturita dalle numerose strumentalizzazioni che si sono fatte dell'emergenza migranti, che tuttora grava sui confini esterni dell'Unione Europea e, soprattutto, sulle coste italiane. È qui che sta infatti il grande equivoco: confondere i confini esterni dell'Unione Europea con quelli interni.

Chi ne fa parte. In verità lo spazio Schengen non coincide esattamente con l'Unione Europea: gli Stati che vi aderiscono sono ad oggi 26, ovvero 22 dei 28 Paesi dell'UE (ne sono esclusi Bulgaria, Croazia, Cipro e Romania, Irlanda e Regno Unito) e 4 Stati non membri (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). L'Italia ne è parte integrante dal 1990.

Come funziona. Lo spazio Schengen che ne scaturisce mira a garantire la libera circolazione delle persone attraverso l'abolizione delle frontiere interne. Entro tale spazio si applicano regole e procedure comuni in materia di visti, soggiorni brevi, richieste d'asilo e controlli alle frontiere. Contestualmente, al fine di garantire la sicurezza, si è rafforzata la frontiera esterna ed è stata potenziata la cooperazione e il coordinamento tra i servizi di polizia e le Autorità giudiziarie. Forse molti confondo lo spirito di Schengen con l'Accordo di Dublino, che, attraverso il cosiddetto 'principio del primo approdo', fa sì che in Europa a farsi carico dei migranti che arrivano fuori dall'area Schengen sia il primo Paese in cui arrivano. E quasi sempre è l'Italia. Per questo il M5S è favorevole a rivedere questo principio dell'Accordo di Dublino ma a salvaguardare quello di Schengen.

L'emergenza ad oltranza. Negli ultimi mesi si sente però molto parlare della chiusura indiscriminata delle frontiere, anche quelle interne allo spazio Schengen. L'accordo in effetti consente (articoli 23 e 26) alle autorità nazionali o alla Commissione europea di ripristinare, in via eccezionale e temporanea, i controlli alle frontiere interne in caso di grave minaccia per la sicurezza o di carenze alle frontiere esterne che possano mettere a repentaglio l'intero funzionamento dello spazio Schengen. In via 'eccezionale e temporanea', appunto. Ma, come spesso accade quando prevalgono degli interessi particolari, l'eccezione è diventata la regola e abbiamo assistito ad una retorica dilagante che vorrebbe smantellare l'intero sistema su cui lo Spazio Schengen si basa.

Una questione di sicurezza. Vi è poi la paura di chi pensa che l'assenza di frontiere interne possa minare la sicurezza. Proprio per rafforzare le frontiere rimanenti e i controlli effettuati a tali frontiere, combattere con più efficacia la migrazione irregolare, l'UE ha istituito un Fondo Sicurezza con finanziamenti propri destinati agli Stati membri che, per il periodo 2014-2020, si attesta ad esempio a 2,76 miliardi di euro. Al contempo l'UE stanzia anche un miliardo di euro a titolo della dotazione del Fondo Sicurezza interna destinata alle forze di polizia per accrescere la cooperazione di polizia e gli scambi di informazioni nello stesso spazio Schengen.

I costi per demolire Schengen. Ma, ragionando per assurdo, quali sarebbero i costi per smantellare lo Spazio Schengen? Secondo le stime della stessa Commissione Ue, una reintroduzione dei controlli alle frontiere costerebbe agli Stati europei tra i 5 e i 18 miliardi di euro annui. L'Italia sarebbe tra i soggetti più penalizzati, non solo per il maggior numero di migranti da accogliere e gestire ma anche per le ricadute sul settore quello turistico. Da aggiungere i costi burocratici dei controlli. La Commissione europea stima una perdita di circa 13 milioni di notti, per un totale di circa 1.2 miliardi di euro. Tra i 10 e i 20 miliardi, invece, le perdita legata alla frammentazione dei sistemi dei visti e tra i 30 e i 90 miliardi di euro quella derivante dalle ricadute negative sugli scambi commerciali.

Emigranti italiani. Un altro aspetto fondamentale, soprattutto per gli italiani, è rappresentato dalla libertà di circolazione dei lavoratori. Come dimostra anche un recente rapporto della Bce, in un'unione monetaria con regole che vietano la svalutazione competitiva, gli spostamenti della forza lavoro rappresentano una opportunità ed una valvola di sfogo necessaria alle economie meno competitive per evitare un ulteriore deterioramento nelle economie periferiche di indicatori fondamentali quali la compressione salariale e l'aumento della disoccupazione. Infatti, seppur ancora esigua rispetto ad altre realtà, la mobilità intraeuropea è oggi pari al 4% dell'intera forza lavoro, ovvero poco più di 2 milioni di persone ed è aumentata sensibilmente in risposta ai recenti shock economici. Esistono inoltre, 1.7 milioni di lavoratori transfrontalieri per cui la reintroduzione dei controlli sarebbe realmente drammatica. Ma non ci sarebbe bisogno di spiegarlo a noi cittadini italiani, visto che proprio i nostri transfrontalieri del Nord Italia, che ogni giorno vanno a lavorare in Svizzera, sono stati di recente umiliati dal referendum che li vuole fuori dai propri confini. Un piccolo assaggio di quella che significherebbe l'abolizione di Schengen.

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#NoCeta, il Made in Italy ringrazia la Vallonia

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Aggiornamento del 27.10.2016 alle ore 13.13: è di queste ora la notizia che il vertice Ue-Canada è saltato. Secondo alcune indiscrezioni diffuse dalla stampa belga, i negoziatori belgi avrebbero trovato un accordo con la Vallonia. Attendiamo ulteriori verifiche e dettagli ma una cosa è certa: stanno provando il tutto per tutto con le loro pressioni a tappare la falla delle trattativa sul Ceta. Ora il testo passa al Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti. Non abbassiamo la guardia!


A volte Davide vince contro Golia. O quanto meno riesce a metterlo in seria difficoltà. È il caso della Vallonia, una regione del Belgio, che sta facendo saltare la ratifica dell'accordo internazionale di libero scambio Ue-Canada CETA, prevista per domani, 27 ottobre. La Vallonia contro tutti. Contro lo stesso Governo federale belga, che senza l'ok unanime delle sue regioni non può ratificare accordi internazionali come questo, e contro tutta la Commissione Ue che vorrebbe chiudere la partita dell'accordo con il Canada. Un'opposizione a cui si sono aggiunti oltre 2mila sindaci europei che hanno firmato il manifesto #NoCeta, sostenuto anche dal M5S. Dobbiamo quindi ringraziare l'inossidabile resistenza della Vallonia, non di certo il Governo Renzi che invece sostiene in Europa trattati come Ceta e TTIP, se il Made in Italy può dirsi al momento salvo dall'ondata di cibo spazzatura che rischia di arrivare dal Canada e, indirettamente, dall'industria agroalimentare degli Stati Uniti.

Secondo il rapporto "Butta quella pasta - Perché bisogna fermare Ceta e TTIP", pubblicato da "Stop TTIP Italia", il CETA "consentirebbe alle oltre 40mila grandi imprese Usa che hanno consociate in Canada - tra cui giganti dell'agroalimentare come Coca Cola, McDonald, Cargill, ConAgra foods - di ottenere gli stessi privilegi che garantirebbe loro il TTIP (accordo di libero scambio tra Ue e Usa, NdR): la possibilità di influenzare la formulazione e l'applicazione di regole e standard che limitino i loro profitti e la facoltà di citare i nostri Stati in giudizio, con il meccanismo dell'Investment Court System o ICS, se si sentissero danneggiate da quella che ci piace chiamare democrazia". In sintesi, spiega il report, avendo messo in seria difficoltà il TTIP, ora si punta sul Ceta per aggirare lo stallo del ben più grande accordo Ue-Usa.

Nel mirino della liberalizzazione, quindi, gli standard di sicurezza alimentare previsti dalle norme europee, a cominciare dal cosiddetto 'principio di precauzione' che mira appunto a prevenire i danni alla salute del consumatore, invece d'intervenire dopo, solo a danno già fatto, come invece avviene negli Usa. In particolare, il CETA, vorrebbe far saltare ben il 97% delle attuali barriere commerciali esistenti e accelerare i controlli sanitari tra le due sponde dell'Atlantico, affidandone la "riformulazione a un non meglio specificato Comitato ad hoc", a cui i Paesi Ue, tra cui l'Italia, dovrebbero demandare il proprio potere di controllo su ciò che importano.

I rischi più gravi legati a questo tipo di accordi riguardano quindi le nostre eccellenze agroalimentari, in quanto porterebbero "a una maggiore presenza di grano, pasta e prodotti da forno canadesi o ad alta presenza di materie prime d'oltreoceano sulle nostre tavole" e di "cibo malsano, con più residui di pesticidi, di tossine".
Ad essere sotto attacco è in particolare il grano italiano, il nostro oro giallo. Secondo il report, infatti, attualmente "dall'estero importiamo ben 4,8 milioni tonnellate di frumento tenero (a fronte dei 3 milioni prodotti in Italia trasformati in pane e biscotti, pari al 50% del fabbisogno nazionale) e 2,3 di grano duro destinato alla produzione di pasta (a fronte di quasi 5 milioni prodotti nel nostro Paese, equivalenti al 60% del fabbisogno nazionale) di cui 1,2 provenienti dal Canada", che secondo la stessa Coldiretti, si traduce sugli scaffali dei supermercati in "quasi un pacco di pasta italiano su cinque ottenuto da grano canadese".

Un invasione che alimenta l'allarme sul crollo dei prezzi, che in questi giorni ha di nuovo portato in piazza gli agricoltori italiani che hanno protestato inscenando un simbolico 'funerale del grano', dove era presente anche il M5S, e che mette in pericolo "300mila aziende agricole italiane e 2 milioni di ettari di terreno, soprattutto al Sud, dove in alcune aree, ad esempio la Sicilia, la coltivazione del frumento è la risposta più efficace in termini di resilienza al cambiamento climatico e alla desertificazione". Tutto ciò andrebbe ad inserirsi nel divario sociale fotografato dagli ultimi dati del Censis che ci dicono che 'a tavola sono tornate le differenza sociali tra le famiglie a basso reddito e quelle benestanti'.

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Il Governo Renzi rinunci ad appoggiare Ceta e TTIP in Europa!

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Il Governo Renzi faccia dietrofront e rinunci ad appoggiare in Europa il Ceta, l'accordo internazionale di libero scambio tra Unione Europea e Canada, e il TTIP, trattato simile con gli Stati Uniti, che minacciano sovranità nazionale, democrazia e made in Italy. È l'appello che lanciamo oggi in occasione della riunione dei ministri Ue per il Commercio in corso a Lussemburgo.

Come già abbiamo denunciato nei giorni scorsi, in occasione delle comunicazioni di Renzi in Parlamento in vista del Consiglio europeo del prossimo 20-21 ottobre, nella propria risoluzione la maggioranza ha impegnato il Governo Renzi a sostenere in Ue i due accordi globali.

In particolare, si legge nel testo, il Pd ha impegnato l'Esecutivo a 'perseguire, in questo contesto, un sostegno del Consiglio europeo al pacchetto Ceta in vista del Summit bilaterale Ue-Canada del 27 ottobre e un impegno sugli Accordi di Libero scambio con specifico riferimento al Ttip e all'Accordo con il Giappone...'. Ecco la democrazia secondo Renzi: prendere degli accordi internazionali di libero scambio, che rischiano di asfaltare democrazia ed eccellenze italiane, inserirli nella risoluzione della propria maggioranza Piddina, senza informare nemmeno i cittadini, e farseli approvare.

A preoccupare soprattutto di questo tipo di accordi è la cosiddetta clausola ISDS o il sistema ICS. In entrambi i casi, la clausola protegge gli investitori stranieri consentendo loro, quando si sentono danneggiati da un provvedimento delle Autorità pubbliche, di citare in giudizio lo Stato davanti ad un tribunale speciale, in via di definizione ma che in ogni caso sarà un organismo sovranazionale, con lo scopo di ottenere il risarcimento dei danni. Insomma un'arma spietata nelle mani delle multinazionali che potranno rivalersi contro un Paese Ue, se questo deciderà di far valere le proprie norme ad esempio sulla tutela degli standard di tutela ambientale, agroalimentare o dei diritti dei lavoratori previsti nei contratti nazionali.

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Referendum, no a ingerenze Ue su sovranità Italia

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Inaccettabili le ingerenze del Commissario europeo agli Affari Economici, Moscovici, sul referendum costituzionale e sulla sovranità nazionale dell'Italia. Il voto dei cittadini italiani sulla riforma della Costituzione, già violata da questa Unione Europea con l'inserimento del pareggio di bilancio dello Stato, non è un obolo da portare al 'banco dei pegni' dell'Europa.

Ci preoccupa molto il fatto che Moscovici affermi di voler sostenere Renzi contro una 'minaccia populista' in Italia, quasi a voler fare da sponda all'attuale Governo per conservare lo status quo, perché che sa che il M5S non terrebbe il gioco a questa Ue complice di banche e poteri forti ma lavorerebbe per creare un nuovo progetto di Europa che metterebbe alla porta lui e tutti gli interessi che rappresenta per fare spazio ai cittadini e alle comunità.

Un motivo in più per votare NO al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre!


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Barroso, da presidente della Commissione Ue a lobbista della Goldman Sachs. Fermiamoli!

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Il caso di Barroso, ex presidente della Commissione Ue, divenuto lobbista per la banca d'affari Goldman Sachs, la stessa che nella grande recessione del 2008 ha frodato i propri risparmiatori con la vendita di titoli tossici subprime, svela il vero volto di questa Unione Europea amica delle banche e delle lobbies senza scrupoli. Per il MoVimento 5stelle, invece, l'Europa va restituita ai cittadini. E ciò sarà possibile solo spezzando i legami tra le istituzioni e questo tipo di interessi.

Intanto il contratto di Barroso con la Goldman Sachs è all'esame di uno speciale comitato etico della Commissione Ue per verificare un possibile conflitto d'interessi dell'ex presidente. A prescindere da quale sarà il verdetto, Barroso, data l'alta carica istituzionale ricoperta in precedenza, dovrebbe esimersi dal tornare nelle istituzioni Ue come lobbista per semplici questioni di opportunità politica.

La democrazia deve essere trasparente. Affaristi senza scrupoli e lobbies legate agli interessi di pochi devono sparire sia dalle istituzioni europee che italiane. Attualmente invece ci sono deputati che, per loro stessa ammissione, sono sul libro paga delle multinazionali o sono loro stessi il volto dell'industria, così come dimostrato dal dossier 'Whose representatives?' commissionato da alcune ONG europee. Ecco la bussola che muove l'attuale classe politica europea: soldi, affari, piaceri alle lobby. Il caso Barroso sia l'occasione per far emergere questo mondo sommerso e fare pulizia nelle istituzioni che si definiscono democratiche.

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Legge Ue, occasione persa. Così il M5S abolirà il monopolio Siae!

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Il monopolio della Siae sopravvive alla legge di delegazione europea approvata oggi al Senato. Un'occasione persa per abolirlo, visto che sull'argomento lo stesso Governo ha bloccato gli emendamenti della sua stessa maggioranza e si è poi limitato ad approvare un ordine del giorno che non incide davvero sulla norma.

L'unica possibilità per eliminare il monopolio Siae è la nostra proposta di legge che fornisce anche gli strumenti per regolamentare il mercato una volta rimosso il monopolio.

Pur essendo consapevoli che la direttiva europea Barnier non impone l'abolizione del monopolio Siae, troviamo anacronistico mantenere in piedi un sistema di gestione del diritto d'autore che in Europa è comune solo alla Repubblica Ceca e ha prodotto solo sprechi favorendo solo i big. L'ordine del giorno del Pd appare pertanto come una semplice operazione di facciata, confermata dal fatto che quando la legge di delegazione europea era in discussione alla Camera, il Governo ha bocciato i nostri emendamenti sul recepimento della direttiva Ue Barnier.

Guarda il video della proposta di legge 5stelle:

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Legge di delegazione europea: ennesima beffa al parlamento a danno dei cittadini

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La normativa europea ormai costituisce il 70 per cento delle nuove leggi, spesso in contrasto con gli interessi nostrani nella tutela, per esempio, del made in Italy. La Legge europea, e la legge di delegazione europea, sono i due strumenti con cui i parlamentari possono contribuire al recepimento delle direttive europee e commentare l'adozione dei regolamenti. In particolare il Movimento 5 stelle si è battuto in commissione con una serie di emendamenti, che senza entrare nel merito sono stati bocciati. Il motivo?

I due disegni di legge, Europea e di Delegazione europea, sono arrivati blindati alle Camere e quindi, tutte le discussioni in Commissione, tutti gli emendamenti e qualunque tentativo di modifica sono stati alla fine una buffonata. Nessun emendamento è stato accolto, semplicemente, per non ripassare all'altra Camera. E quello che il Movimento era riuscito ad ottenere su una legge è stato reintrodotto nell'altra. Una beffa.

Ci riferiamo alla direttiva sull'etichettatura. Bloccato l'articolo 3 in Legge Europa perché sostanzialmente eliminava l'obbligatorietà di inserimento della provenienza delle materie prime in etichette, nella Legge di delegazione Europea è stato invece blindato il concetto per cui vanno seguiti i precetti della UE e "...prevedere, previo svolgimento della procedura di notifica prevista dalla vigente normativa europea, l'indicazione obbligatoria nell'etichetta della sede e dell'indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento...".

Questo vuol dire che si mantiene il principio per cui solo l'ultima trasformazione deve essere indicata. Le materie prime possono essere anche estere ma se trasformo in Italia, allora il prodotto potrebbe risultare italiano.
E' l'ennesima dimostrazione dell'incapacità del Governo di farsi portatore dell'interesse del Made in Italy sui tavoli istituzionali europei, soccombendo alle logiche lobbistiche della Commissione Europea.

Il Movimento 5 stelle è quantomeno riuscito a tutelare ancora una volta la salute dei cittadini. Infatti è stato accolto l'ordine del giorno a prima firma Fattori che impegna il Governo a effettuare i rilevamenti sulla presenza di Glifosato nei terreni e negli alimenti, nonostante la posizione del Ministro Martina in sede europea è stata quella dell'astensionismo sul prolungamento dell'autorizzazione al potente erbicida. Oggi i controlli vengono effettuati solo in Toscana e Lombardia, mentre con questo ordine del giorno si estende a tutto il territorio nazionale.

Avevamo chiesto di togliere il monopolio alla SIAE per quanto riguarda la direttiva sui diritti d'autore. Sappiamo che, purtroppo, in Italia, vige questo monopolio. Avevamo presentato emendamenti congrui per concedere una libertà di scelta rispetto a quello che è stato il monopolio degli ultimi settant'anni. È stato ottenuto solo un impegno del governo a "valutare l'opportunità di promuovere gradualmente la gestione autonoma dei diritti d'autore, in primo luogo attraverso programmi informativi in merito alle licenze di tipo creative commons".

Ci sono normative per le quali il Movimento 5 stelle non può dare la delega al Governo: una direttiva sullo scambio di tessuti di cellule di organi. Sono temi etici e scientifici molto profondi, per i quali chiediamo invece una discussione seria in Parlamento.

Per concludere, sono quattro le procedure di infrazione aperte nei nostri confronti: due riguardano gli aiuti di Stato - e forse una si aprirà per quanto riguarda l'ILVA - e due riguardano l'immondizia. Su questi temi la scelta politica di questo governo è di non adeguarsi a ciò che "ci chiede l'Europa". In realtà l'Europa ci dice tante cose e Renzi e company ascoltano solo quello che fa loro comodo, inclusa una norma che ancora una volta tutela le banche.

Il Movimento 5 stelle non accetta di dare la delega a questo Governo, sordo agli interessi dei cittadini e opportunista per quanto riguarda l'Europa. Vogliamo restituire sovranità al Parlamento.




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Siae, ecco tutte le bugie di Sugar!

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Vergognosa la propaganda di Filippo Sugar, presidente della Siae, che, pur di salvaguardare, la propria posizione di potere sul mercato italiano, fa credere che abolire il monopolio equivalga ad eliminare il diritto d'autore. È esattamente il contrario: dall'apertura del mercato, opportunamente regolamentato come proponiamo nella nostra proposta di legge, deriverebbe una maggiore tutela per artisti e imprenditori. Gli unici interessi che verrebbero intaccati sarebbero quelli della Siae. Questa è la verità!

Sugar cerca di far valere le proprie ragioni con una fantomatica 'lettera dei mille' in difesa della Siae. Non a caso gli artisti che hanno firmato questo 'manifesto pro-Siae' sono per la gran parte dei big, da Jovanotti a Benigni. Vada a chiedere ad uno dei tanti artisti minori o a una della Pmi cosa pensano della Siae. Ma quella sull'abolizione dei diritti d'autore con l'eliminazione del monopolio, non è l'unica bugia di 'Mister Siae'.

Ecco le altre menzogne di Sugar smentite una per una:

1. Rischio di una 'liberalizzazione selvaggia': è falso perché il mercato può essere regolamentato, come previsto dalla nostra proposta di legge che fornisce specifici strumenti.

2. La gestione della Siae già risponde alla direttiva Ue Barnier; falso, basti pensare all'equo compenso pagato dai consumatori con l'acquisto dei dispositivi per ascoltare musica e guardare video per il quale l'Italia rischia una nuova infrazione dall'Unione Europea.

3. La Siae è controllata dagli autori; certo: solo da quelli più potenti, visto che le decisioni in assemblea sono su base associativa, per cui chi porta più soldi, ha più voce in capitolo, e i compensi vengono attribuiti in base a delle statistiche, non ad esempio per il numero effettivo di passaggi in radio.

4. Un nuovo operatore dovrebbe 'firmare un accordo con la Siae e riconoscere le commissioni per i rilevamenti'; questo non può essere vero nel momento in cui non ci si limita solo all'abolizione del monopolio ma si riforma tutto il meccanismo di raccolta dei contributi né sarà valido in un sistema concorrenziale in cui la Siae s'illude di poter continuare a sfruttare le rendite di potere acquisite.

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Legge Ue, schiaffo a made in Italy e vittime aggressioni

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No a questa Legge europea che da un lato sferra un colpo mortale all'olio extravergine d'oliva made in Italy e alla dignità delle vittime di aggressioni, dall'altro favorisce l'evasione fiscale e le mafie che lavano il denaro sporco attraverso il gioco d'azzardo. la Legge europea votata oggi in Aula.

Ancora una volta assistiamo a un'Italia zerbino nei confronti dell'Unione Europea, al Governo Renzi e alla sua maggioranza che non esitano a svendere l'olio extravergine d'oliva made in Italy, il nostro 'oro verde', eliminando l'obbligo di indicare in etichetta la data di scadenza e quella di imbottigliamento. Una vergogna che ha fatto spaccare persino il Pd, con la deputata piddina, Mongiello, prima firmataria della cosiddetta legge 'salva olio', che ha votato gli emendamenti del M5S contro il suo stesso partito.

L'asservimento del Governo Renzi all'Europa non si ferma nemmeno davanti alle vittime dei reati violenti, che non sono riuscite ad avere un risarcimento da chi ha commesso gravi reati come omicidio, violenza sessuale o altri gravi atti. Queste persone e i rispettivi famigliari in questa legge europea vengono offese con un fondo che risarcisce solo le spese mediche e prevede condizioni difficili d'accesso, come ad esempio quella di avere un reddito inferiore a 11,528 euro. Una vergogna tutta italiana che, ancora una volta, trova in questa Europa una sponda per colpire i più deboli e piegarsi ai forti.

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#StopTTIP #StopCETA, fuori le lobbies dallo Stato!

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Da tempo il ministro dello Sviluppo Economico, Calenda, e il Governo Renzi stanno negoziando il TTIP nel massimo riserbo e senza alcun mandato, se non quello dei poteri forti che grazie a questo Governo dettano legge. Noi invece diciamo 'Stop TTIP', fuori i mercanti dal tempio, fuori le multinazionali dalle istituzioni, fuori le lobbies dallo Stato. Oggi in Aula alla Camera abbiamo liquidato così il ministro dello Sviluppo Economico, Calenda, che più che un'informativa urgente ha fatto un vero e proprio spot sul TTIP. Un dissenso che abbiamo letteralmente mostrato con uno striscione e decine di cartelli con la scritta 'Stop TTIP'.

Oggi abbiamo visto Calenda per la prima volta in Aula nella sua veste di ministro dello Sviluppo Economico come successore dell'ex Ministro Guidi, travolta dal caso Trivellopoli insieme a tutto il Governo di Renzi. Dopo un simile scandalo, che ha dimostrato quanto il Governo sia succube delle lobbies, ci si sarebbe aspettato un cambio di rotta, invece il primo atto politico di Calenda è stato quello di inviare una lettera alla Commissione europea chiedendo che il CETA, accordo di libero scambio con il Canada simile al TTIP, dove hanno sede grandi multinazionali del comparto agroalimentare come la Monsanto, non venga ratificato dai Parlamenti nazionali. Solo per questo il ministro Calenda si dovrebbe dimettere.

Oggi Calenda si è presentato in Aula alla Camera per continuare a difendere le lobbies, sostenendo a spada tratta il TTIP, contro gli interessi dei cittadini, sbandierando la pagliacciata di una sala di lettura presso il Mise aperta in ritardo e a condizioni proibitive, sottoposta alle norme sul Segreto di Stato al pari del disastro di Ustica e delle stragi degli anni di piombo. E noi possiamo dirlo perché ci siamo già stati.

Non ci stupisce che Calenda agisca per proteggere gli interessi dei potenti, anziché dei cittadini. A dircelo, d'altronde, è la sua stessa storia personale. Già pupillo di Montezemolo in Confindustria, si è occupato di internazionalizzazione dell'impresa. Nel 2013 si candida con Scelta Civica del tecnocrate Monti ed entra a far parte del Governo Letta, quello ricordiamolo dei 7 miliardi e mezzo regalati alle banche. Caduto Letta salta sul carro del vincitore e approda nel PD dove viene nominato da Renzi prima rappresentante dell'Italia in Unione Europea, ed ora Ministro per lo sviluppo economico. E come pensa di rilanciare lo sviluppo economico? Sostenendo il TTIP. O il CETA, bypassando addirittura il Parlamento?

Chiediamo che il ministro dello Sviluppo Economico, Calenda, e il Governo Renzi, al prossimo Consiglio Ue del 28-29 giugno, dicano in Ue che l'Italia è contro il TTIP e il CETA che, a dispetto di quanto ha voluto far credere ancora una volta oggi Calenda, restano un rischio per la sovranità nazionale, il made in Italy, la tutela della salute e dell'ambiente.


GUARDA IL VIDEO DELL'INTERVENTO IN AULA:

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#StopSiae ecco come abbiamo anticipato l'Antitrust

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L'Antitrust sulla Siae dice quello che il MoVimento 5Stelle sostiene da sempre e in questa direzione va la nostra proposta di legge che applica esattamente quanto disposto dal parere dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato inviato a Governo e Parlamento: superare il monopolio della Siae tracciando una regolamentazione del mercato e aprendolo a tante Pmi italiane.

Il Governo Renzi si sarebbe risparmiato questa 'tirata d'orecchie' da parte dell'Antitrust se solo avesse accolto il nostro emendamento, presentato in Aula alla Camera in occasione della discussione della legge di delegazione europea, che chiedeva di recepire le indicazioni della direttiva Ue Barnier per porre fine al monopolio Siae in Italia, unica eccezione in Europa insieme con la Repubblica Ceca.

La lotta del M5S contro il monopolio per la gestione dei diritti d'autore va avanti da molto prima non solo del parere dell'Antitrust, ma prima ancora dell'addio alla Siae da parte di alcuni big della musica italiana, come Fedez e Gigi D'Alessio. Speriamo che il parere di un ente terzo come l'Antitrust convinca finalmente il Governo a sanare l'anomalia del monopolio Siae. Il M5S è già pronto a fornire una soluzione mettendo a disposizione la propria proposta di legge che presenterà nei prossimi giorni".allo scopo di evitare

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TTIP, in Italia è Segreto di Stato come Ustica e le stragi

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La consultazione del TTIP in Italia è soggetta alla stessa normativa che regola il Segreto di Stato, che fino a poco tempo fa ha interessato drammi storici come il disastro aereo di Ustica e le stragi degli anni '70-'80. Lo abbiamo verificato e vissuto sulla nostra pelle oggi quando siamo entrati con una nostra delegazione di portavoce di Camera e Senato nella sala di lettura del TTIP presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

Sapevamo che sul Ttip ci fosse una mancanza di trasparenza, denunciata più volte dal M5S con numerosi atti parlamentari, ma non avremmo mai immaginato che si arrivasse ad applicare la legge sul Segreto di Stato, come si può leggere tra i riferimenti normativi della stessa direttivaper la consultazione del testo disposta dal Mise, che cita in primis un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 novembre 2016 n. 5.

Inoltre il TTIP si presenta come un documento composto da quasi mille pagine suddivise in otto faldoni, ciascuno con un doppio timbro, uno del Ministero degli Esteri, l'altro del Ministero dello Sviluppo Economico; timbri che in entrambi i casi fanno riferimento ad un ufficio NATO sempre in seno ai predetti ministeri. Alla quale si accede scortati dai Carabinieri, senza poter introdurre cellulari o altri apparecchi in grado di riprodurre il testo. Il M5S oggi ha iniziato a raccogliere gli appunti e, fatti gli opportuni riscontri, si riserva di diffonderli nelle prossime ore.

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Ttip: Renzi ascolti gli italiani, non la Merkel

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Il siparietto tra Merkel e Renzi sul dover convincere i cittadini tedeschi ad accettare il TTIP e l'invito a fare altrettanto con gli italiani, a cui il premier ha risposto 'sono d'accordo' non ci fa per niente ridere. Renzi piuttosto che convincere i cittadini italiani contrari al TTIP dovrebbe ascoltarli, e con loro i movimenti, le associazioni e i parlamentari che dicono no a questo trattato e che sabato saranno in piazza in una grande manifestazione.

"La contrarietà del Movimento 5 stelle l'abbiamo espressa in tutte le sedi italiane ed europee - spiega la portavoce in Senato Elena fattori -. Abbiamo appena depositato una interpellanza al governo con la quale chiediamo di fermare il negoziato. Non ci stupisce che la Germania faccia queste affermazioni. La loro industria trarrebbe dei vantaggi da questo trattato mentre per la produzione agroalimentare italiana sarebbe un disastro".

In particolare, chiediamo di sapere se il Governo intenda riferire con urgenza circa il contenuto del TTIP tra UE e USA. Considerando che gli stralci pubblicati da Greenpeace dimostrerebbero l'esistenza di un accordo commerciale che rischia di recare un consistente danno all'economia europea, riducendo la sfera dei diritti dei lavoratori e dei consumatori e creando un grave sbilanciamento del risultato negoziale a favore degli USA.

Chiediamo anche nell'interpellanza se il governo non ritenga di dover assumere iniziative finalizzate a ottenere la sospensione della trattativa TTIP in corso. Al fine di tutelare i diritti e i beni comuni a garanzia di un modello sociale ed economico equo e democratico che non metta in discussione i principi essenziali per la nostra agricoltura, la nostra cultura e per la reciprocità all'accesso dei mercati pubblici.


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TTIP, Il Governo riferisca in Aula e pretenda stop negoziati!

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Il Governo venga a riferire in Aula per aver tenuto parlamentari e cittadini italiani all'oscuro dei contenuti allarmanti del TTIP diffusi oggi. Perché in Germania per i parlamentari tedeschi è stato possibile consultare il testo del TTIP mentre in Italia l'Esecutivo non si è mai degnato di rispondere alle interrogazioni del M5S sull'apertura della sala di lettura e sulle relative modalità di accesso? Anzi il Governo ha appoggiato diverse risoluzioni in vista del Consiglio Ue che tra i punti prevedevano proprio la conclusione dei negoziati dell'accordo di libero scambio Usa-Ue.

Le informazioni diffuse oggi sui contenuti del TTIP confermano i timori già espressi dal M5S e dalla società civile sui rischi per tutela di salute, ambiente, agroalimentare made in Italy e diritti dei consumatori europei, divenuti merce di scambio per cedere nuove fette di mercato alle multinazionali statunitensi. Tra i più allarmanti, l'omissione nel testo della regola delle 'Eccezioni Generali', che permette agli Stati di regolare il commercio 'per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante' o per 'la conservazione delle risorse naturali esauribili'. Nessuna menzione nemmeno del 'principio di precauzione', che punta a prevenire i rischi legati alle sostanze pericolose, e quindi ad evitarle, diversamente dall'approccio Usa che ne gestisce gli effetti negativi quando ormai già sono avvenuti.

Chiediamo che il Governo, oltre a riferire in Aula, d'ora in poi metta in campo al più presto tutte le azioni necessarie per fermare i negoziati, anche in vista della mobilitazione nazionale contro il TTIP che si terrà sabato prossimo, 7 maggio, a Roma alle ore 14.

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Musica, se Fedez lascia la Siae e il M5S ha una legge contro il monopolio...

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La scelta di Fedez di lasciare la Siae per la raccolta dei suoi diritti d'autore ha il merito di accendere i riflettori sul dibattito del monopolio della Siae in Italia. Una questione sollevata da tempo dal M5S fino a qualche giorno fa in Aula alla Camera, in occasione del voto della legge di delegazione europea, con la presentazione di un proprio emendamento che chiedeva di recepire la direttiva Ue Barnier, che prevede appunto l'apertura del mercato della raccolta e gestione del diritto d'autore anche ai privati.

La proposta del M5S è stata bocciata dal Governo e dalla sua maggioranza ma noi andremo avanti con una nostra proposta di legge che rompe il monopolio della Siae, un'anomalia comune in Europa solo alla Repubblica Ceca che in Italia dura ormai da 75 anni per una legge del 1941, e regolamenta il mercato permettendo ad artisti e imprenditori di avere libertà di scelta nel nostro Paese.

Un modo per far circolare gli introiti del settore in Italia, dove attualmente sono vietate soluzioni alternative alla Siae per chi, come Fedez, per trovarle deve rivolgersi ad imprenditori italiani costretti a fuggire all'estero. Tra il ventaglio delle possibilità proposte dal M5S, anche l'utilizzo di licenze creative commons.

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#Brennero, Da Renzi meno e-News e più azioni concrete!

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Renzi dovrebbe capire che la crisi del Brennero tra Italia e Austria non si risolve mandando un'Enews né che si abbattono a colpi di tweet i muri che oggi si ergono lungo gli altri confini interni dell'Unione Europea, segnando così di fatto l'interruzione dell'Accordo di Schengen.

Bisogna invece affermarsi, sia in ambito europeo che nazionale, con azioni concrete che puntino a risolvere l'emergenza migranti alla fonte.
Fin quando Renzi continuerà a rappresentare in Europa un'Italia schiava dei diktat della Germania, non ci sarà alcuna possibilità di far sentire la propria voce. Lo dimostra proprio l'esito del cosiddetto 'migration compact', il piano del Governo sull'emergenza migranti bocciato per metà dal no tedesco.

Oggi il M5S, in occasione del voto sulla relazione di partecipazione dell'Italia all'Ue, ha presentato in Aula una propria risoluzione con delle proposte concrete, bocciate però dal Governo e dalla sua maggioranza. Tra queste, lo smistamento dei migranti basato sul sistema di ripartizione per quote creando degli hub, dei centri specializzati, direttamente nei paesi di transito, come già proposto in una nostra mozione volta a rivedere l'Accordo Dublino III, e l'immediata attuazione delle decisioni del Consiglio Ue che hanno stabilito il ricollocamento di 160mila migranti al fine di ottenere una più equa ripartizione del peso della crisi migratoria e dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell'Unione europea, rivedendo al contempo i criteri di selezione dei migranti da ricollocare.

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#Franceschiniripensaci, Governo salva il monopolio della Siae ma la battaglia del M5S va avanti

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Sempre la stessa musica. Stavolta è proprio il caso di dirlo. Il Governo ancora una volta salva il monopolio della Siae bocciando il nostro emendamento all'articolo 14 del disegno di legge Delegazione Europea che chiedeva invece di recepire la direttiva Ue che avrebbe aperto alla liberalizzazione del mercato della musica come richiesto nei giorni scorsi da oltre 300 piccole e medie imprese del settore che a tale scopo hanno scritto una lettera a Renzi.


"Il diritto di autore sulle opere musicali genera in Europa 5 miliardi di euro di ricavi ogni anno, gestiti da vecchi monopolisti che, forti di norme compiacenti, gestiscono questo gettito in modo opaco
- scrivono nella missiva startup e Pmi musicali - Questa gestione genera enormi svantaggi economici per autori ed editori, costretti a iscriversi a enti in cui non contano nulla. In particolare ne soffrono economicamente gli autori ed editori più deboli, soprattutto i giovani. In Italia questo giogo è sancito da una legge del 1941 che garantisce una posizione monopolistica alla SIAE. (...) Naturalmente in Italia la lobby della conservazione è in azione per impedire il cambiamento e le sue argomentazioni sembrano aver fatto breccia anche in alcuni esponenti del Governo, ma siamo certi che il Governo sotto la sua leadership non si farà sviare nel favorire alcuni a svantaggio di molti che si attendono che vecchi privilegi e rendite di posizione siano smantellate e merito e concorrenza possano affermarsi", concludono gli imprenditori del settore.

Purtroppo invece il Governo Renzi ha dato ascolto alle lobby ma la nostra battaglia 'Stop Siae' non si fermerà qui. Presenteremo nuovi atti parlamentari e una proposta di legge chiedendo a tutte le forze politiche di sostenerla, sapendo che dovremo lottare in primis contro il ministro dei Beni Culturali, Franceschini, strenuo difensore del monopolio della Siae, unico caso in Europa insieme alla Repubblica Ceca. Eccezione che l'Ue chiedeva appunto di correggere.

Non è un caso se nei giorni scorsi centinaia di artisti e imprenditori della musica hanno lanciato la campagna social su twitter proprio sotto l'hashtag #Franceschiniripensaci. Stavolta non l'ha fatto, ma a breve il M5S gli darà una nuova occasione.

GUARDA L'INTERVENTO INTEGRALE IN AULA:

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Diritto d'autore, Stop al monopolio della SIAE!

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Fermare il monopolio della Siae recependo la direttiva europea sul diritto d'autore aprendo così il mercato della musica alle tante Pmi presenti sul territorio italiano creando così un maggiore pluralismo e una più equa redistribuzione delle possibilità imprenditoriali. È quanto chiede il M5S un emendamento alla legge di delegazione europea, in discussione in questi giorni in Aula alla Camera.

Abbiamo già proposto questa misura in Commissione Politiche Ue ma è stata bocciata dalla maggioranza e dal Pd che, anche su questo tema, si è spaccato facendo vincere l'ala che fa capo al ministro dei Beni Culturali, Franceschini, il quale, nel corso delle audizioni, ha invece difeso la validità del ruolo della Siae come garante del settore. Noi non ci arrendiamo e, raccogliendo le numerose istanze provenienti dal mondo della musica, ripresenteremo l'emendamento 'Stop SIAE' e daremo battaglia in Aula alla Camera per farlo approvare.

Chiediamo a tutte le altre forze politiche di votare il nostro emendamento dimostrando così di avere a cuore le piccole medie imprese della musica e lo straordinario patrimonio artistico che esse rappresentano.

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#Opendemocracy, pronti per il Global Forum su democrazia diretta

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Sarà il Global Forum sulla Democrazia diretta moderna, che si terrà a San Sebastiàn in Spagna dal 16 al 19 novembre 2016, la prossima tappa del percorso del MoVimento 5 stelle per costruire un network internazionale sulla partecipazione democratica in rete. È la sfida lanciata oggi dai deputati del M5S in occasione del convegno "#OpenDemocracy - Democrazia in rete e nuove forme di partecipazione cittadina", tenutosi oggi alla Camera e organizzato dal M5S, in collaborazione con il progetto europeo D-Cent e che ha visto al tavolo dei relatori le testimonianze di soggetti politici d'Europa, dagli spagnoli Podemos al Partito dei Pirati, in Finlandia ed Islanda.

Con questa iniziativa oggi il M5S, prima ed unica forza politica in Italia ad applicare la partecipazione democratica attraverso la rete, si fa promotore di un dibattito internazionale sul futuro della democrazia diretta e della partecipazione cittadina nelle decisioni politiche. E lo fa seguendo la rotta tracciata dal cofondatore del MoVimento, Gianroberto Casaleggio, con Rousseau, la piattaforma web 5stelle per consentire la più ampia partecipazione democratica in rete.

Al prossimo Global Forum, che sarà dedicato in particolare alle strategie di democrazia diretta messe in campo dagli enti locali di tutto il mondo, porteremo alcune esperienze realizzate in Italia dal M5S, come ad esempio quella del Comune di Mira, in provincia di Venezia, che dopo il bilancio partecipativo sta lavorando alle proposte di referendum consultivi, propositivi e abrogativi per interpellare e coinvolgere i cittadini del proprio territorio.

GUARDA IL VIDEO INTEGRALE DI #OPENDEMOCRACY:


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Stop a questa Ue guerrafondaia e amica delle banche!

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Il Governo ha prima svuotato e poi bocciato le nostre proposte per la relazione programmatica di adesione dell'Italia all'Unione Europea perdendo così l'occasione di ridisegnare un nuovo progetto di Europa libero dalle prerogative delle banche, che massacrano i risparmiatori, e dalle spinte guerrafondaie, che poi ci ritornano indietro sotto forma di attacchi terroristici, come dimostrano gli attentati di Parigi e di Bruxelles, nel cuore delle istituzioni Ue

Tra le proposte 5stelle che il Governo, prima di bocciare integralmente la risoluzione del M5S, ha provato a riformulare depotenziandole del tutto, sono state eliminate: la contrarietà alla figura del ministro del Tesoro Europeo, come tappa dell'unione economica, monetaria e fiscale dell'Ue; la contrarietà all'attuale ipotesi di accordo con la Turchia per la gestione dell'emergenza migranti; la proposta di ridiscutere la regole della direttiva 'Bail in' delle banche, che ha di recente tartassato centinaia di risparmiatori italiani.

Ha inoltre svuotato punti fondamentali come quello sul TTIP, l'accordo di libero scambio Ue-Usa, eliminando ad esempio la consultazione pubblica e quello sul reddito di cittadinanza, che il Governo ha provato ad appiattire sulla loro proposta di sussidio di disoccupazione, un intervento non generalizzato ma, a differenza del primo, legato alle criticità cicliche di congiunture economiche.

GUARDA l'intervento integrale della dichiarazione di voto in Aula del M5S:

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Ue, Renzi consegna l'Italia in pasto al diktat turco

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Renzi consegna l'Italia al diktat turco, supino ad un'Unione Europea il cui progetto democratico fallisce nel momento in cui, non sapendo come affrontare l'emergenza dei migranti, anche per assenza di solidarietà da parte dei singoli Paesi Ue, è costretta ad affidarsi alla Turchia, uno Stato che - è bene ricordarlo a Renzi - non solo viola la libertà di stampa ma più in generale i diritti umani e detiene posizioni ambigue rispetto ai terroristi dell'Isis.

Peccato che il Governo, ancora prima di dare il suo ok in sede di Consiglio Ue al mandato del presidente Tusk per chiudere l'accordo con la Turchia, aveva già posto le basi in Aula alla Camera approvando la risoluzione di maggioranza che tra gli impegni ha incluso quello di 'promuovere un'intesa fra l'Unione europea e Turchia che consenta di gestire l'emergenza migratoria, assicurando una piena attuazione delle misure già decise ed una piena tutela dei diritti dei richiedenti asilo'. Un accordo che tra l'altro - forse è bene ricordare anche questo a Renzi, è stato definito 'illegale' anche dall'Onu per le possibili espulsioni di massa dalla Grecia verso la Turchia".

Ora capiamo perché la maggioranza di Governo ha bocciato la risoluzione del M5S per il Consiglio Ue in cui chiedevamo a Renzi di impegnarsi, da un lato, per una distribuzione più equa del peso della crisi migratoria e dall'altro di opporsi alla chiusura dell'accordo tra Ue e Turchia e di accertarsi che sia garantita una trasparenza sull'uso del flusso di denaro con l'Unione europea già adesso finanzia la Turchia.

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Ue, Renzi offre a Italiani papello ispirato da pizzini Juncker

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Il position paper di Renzi è come un papello scritto ispirato da 'pizzini di Juncker'. Offerto all'opinione pubblica italiana come un tentativo di voler reindirizzare questo modello fallimentare di Europa, il documento del duo 'Renzi-Padoan' ripropone in realtà la stessa ricetta di Juncker portando in scena una nuova puntata del finto conflitto tra Italia e Unione Europea.

Non solo Renzi ripropone un documento di facciata, del tutto inconsistente, ma ancora una volta lo fa illegalmente, in barba a tutte le norme che regolano gli istituti democratici. In base all'articolo 7 della legge 234 del 2012, infatti, il Governo è obbligato a condividere questo tipo di documenti con il Parlamento, che in questo modo fornire linee di indirizzi agli argomenti proposti.
Dopo il danno, non poteva mancare la beffa. Il position paper, proposto come un atto innovativo di visione politica, è in realtà un'idea di terza mano che l'Italia presenta persino in ritardo. Lo stesso tipo di documento infatti è stato presentato la scorsa estate da Germania e Francia.

Inconsistenti, se non critici, anche i dettagli del testo, in primis il rilancio del Piano Juncker, che finora ha già impegnato l'Italia con 8 miliardi di euro, in un piano europeo d'investimenti, senza avere la certezza che questi abbiano una ricaduta sul nostro territorio e che finora hanno finanziato solo grandi opere. Per non parlare del ministro europeo del Tesoro, una figura che dovrebbe centralizzare la gestione delle politiche di bilancio dei singoli paesi Ue ma di cui non si conoscono ancora poteri e funzioni né se e da chi sarà eletto. Anzi stando a quando spiegato nel position paper di Renzi, dovrebbe entrare a far parte della Commissione Ue sulla stessa linea del rappresentante della politica estera, che viene infatti nominato in sede Ue, non votato dai cittadini. Questo sì che significherebbe commissariare in maniera definitiva da sovranità nazionale.

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TTIP, Round finale per democrazia. Governo risponda su 'sala lettura' in Italia!

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Siamo al round finale della democrazia e di questo passo, se i cittadini continueranno ad essere esclusi dai contenuti del Ttip, tra pochi mesi ci ritroveremo a cantare il De profundis di ogni istituto democratico. Oggi a Bruxelles inizia il 12esimo round dei negoziati Usa-Ue di un accordo commerciale di libero scambio di cui ancora i cittadini non sanno nulla, nonostante le promesse da parte dei negoziatori di renderne noti i contenuti quanto prima.

È ormai dallo scorso dicembre che chiediamo al Governo informazioni sulla 'sala di lettura' con una copia del Ttip consultabile, che, secondo quanto annunciato dalla Commissaria Ue, Cecilia Malmstrom, lo scorso 26 novembre in un'audizione al Senato con alcuni parlamentari italiani, sarebbe dovuta essere disponibile entro due settimane nella sede del ministero degli Esteri di ogni paese Ue. Da allora sono passati tre mesi ma ad oggi il Governo non è ancora riuscito a esprimersi.

Solo pochi giorni fa, sotto le pressioni dei comitati della campagna italiana 'Stop TTIP', anche la presidente della Camera Boldrini, se n'è dovuta ricordare inoltrando formale richiesta all'Esecutivo sulla stanza promessa. Perché Renzi, così pronto a pontificare su tutte le questioni Ue, dalla Brexit alla flessibilità a lui tanto cara, non dice nulla sul Ttip e sulla 'sala di lettura' in Italia? Nel frattempo, mentre lui pensa solo a salvarsi da una possibile infrazione Ue per la sua Stabilità che fa acqua da tutte le parti, i negoziati procedono in formula blindata tenendo all'oscuro l'opinione pubblica.

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Consiglio Ue, Governo smentisce se stesso con no a nostre proposte

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Un attimo prima Renzi, venuto a riferire in aula per il Consiglio Ue del 18-19 febbraio, critica il giogo dell'austerità imposto dall'Ue ai conti pubblici dell'Italia e, subito dopo, la sua maggioranza boccia la nostra risoluzione che propone, tra le altre cose, anche il superamento del Fiscal Compact, a cominciare dal vincolo anacronistico del 3% nel rapporto deficit-Pil. Basta questo esempio per far capire come ancora una volta il Governo smentisce se stesso pur di non accogliere una proposta del MoVimento 5stelle per il bene dei cittadini.

Forse la nostra proposta 'anti austerità', basata su indicatori della qualità della vita e fattori ambientali e sociali, era troppo virtuosa per essere accolta dal Governo. Magari se fosse stata una semplice richiesta strumentale, volta soltanto ad evitare la bocciatura della Stabilità da parte dell'Ue, il Governo l'avrebbe riconosciuta come propria.

Incomprensibile anche la bocciatura di altre misure del M5S ampiamente condivisibili tra cui quelle sui migranti, come ad esempio la ripartizione più equa del peso della crisi migratoria su tutti gli Stati membri dell'Unione europea, la gestione delle domande d'asilo nei luoghi d'origine, e lo stop totale alla vendita di armi ai paesi in conflitto o a quelli direttamente o indirettamente legati al terrorismo internazionale.


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Ue, il sogno di Renzi parte da Ventotene e naufraga a Ponza

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Il sogno europeo di Renzi parte da Ventotene, da lui ricordato oggi nella lettera a La Repubblica come luogo di prigionia dei padri della Resistenza, ma naufraga a Ponza, isola del primo esilio di Mussolini e simbolo più adatto alle politiche personalistiche di un premier non eletto, che punta il dito contro l'Austerity dell'Unione europea perché sa che la sua legge di Stabilità rischia la bocciatura da parte dell'Ue, in quanto sfora i limiti del deficit, e a marzo sarà costretto a fare una manovra correttiva lacrime il sangue per i cittadini.
Ventotene come luogo di formazione per fare dei nostri giovani gli 'europei del futuro' è uno spot che offende i tanti ragazzi sfruttati in Italia e costretti, mai come durante la sua Legislatura, a emigrare all'estero in cerca dicondizioni formative e lavorative più dignitose.

Questa è la chimera offerta da Renzi alle nuove generazioni per distogliere l'attenzione dal fatto che sta smantellando scuola pubblica, università e mondo della ricerca. Lo dimostra proprio la sua Stabilità che, invece di promuovere interventi strutturali, offre ai giovani pochi spiccioli a fini elettorali come il bonus di 500 euro per i neo diciottenni, ovvero i neoelettori.
Lo sanno bene le famiglie dei disabili che, proprio per colpa del Governo Renzi, da quest'anno dovranno conteggiare nel proprio Isee anche l'assegno di sostegno. È questa la cosiddetta 'attenzione al sociale' che Renzi dice di voler portare a Bruxelles nella sua 'lettera-favoletta'?.

L'evanescenza dell'idea di Europa di Renzi è testimoniata dal ruolo poco chiaro che dovrebbe avere il fantomatico ministro del Tesoro europeo. Tantisono ancora gli interrogativi aperti: chi lo legittima? A chi risponde del suo operato? Come sapremo che si dedicherà a migliorare le condizioni di vita dei cittadini europei e non invece a rispondere alla legge spietata dei 'conti pubblici'? Fino a che non abbiamo risposte chiare e convincenti, fino a che le regole sono quelle dell'austerità definite da Berlino, non ci sono alternative che l'uscita dall'euro per riappropriarci della nostra sovranità monetaria.

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Ue, una vittoria a 5 stelle per i cittadini europei!

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Una nuova vittoria a 5 stelle che restituirà la sovranità ai cittadini italiani permettendo loro di poter incidere sulle scelte delle istituzioni europee. Oggi è stata approvata all'unanimità la nostra risoluzione sull'Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice). Uno strumento che può far compiere un vero e proprio passo in avanti per la democrazia diretta.

La risoluzione mira infatti a semplificare le procedure per le firme, introducendo anche la raccolta online, a garantire la più ampia informazione possibile sull'oggetto delle proposte e, soprattutto, impegna a dare seguito adeguato alle Ice completate con successo, prevedendo che la Commissione avvii l'elaborazione di un atto giuridico per ogni Ice andata a buon fine, entro 12 mesi dall'emanazione di un parere positivo.

Siamo riusciti ad ottenere, per la prima volta, l'impegno a far sì che la Commissione europea si esprima entro un massimo di 12 mesi sulle proposte di legge sottoscritte dai cittadini. L'Ice infatti prevede la possibilità, da parte dei cittadini, di depositare una proposta legislativa da sottoporre alla Commissione europea. Tuttavia, nonostante 6 milioni di firme raccolte per le diverse proposte, a causa dei troppi ostacoli procedurali solo 51 istanze sono state depositate e appena 3 sono ancora in fase di valutazione. Ora sarà possibile invertire questa rotta sulla base di quanto chiesto anche da Democracy International.

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Ue, Il Governo ha ucciso la democrazia con una 'nota-fantasma' !

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Il Governo ha ammesso di aver inviato direttamente in sede europea il contributo dell'Italia per la revisione dell'Unione Economica e Monetaria (Uem) senza informare e consultare le Camere, come invece previsto dalla normativa vigente. Come si è giustificato? Affermando che si trattava in realtà di un 'non paper', ovvero di 'un documento non ufficiale del presidente del Consiglio come contributo a un rapporto prima dei 4 e poi dei 5 presidenti'. È quanto ci ha risposto oggi in Aula alla Camera il sottosegretario di Stato alle Politiche europee, Gozi, in occasione della nostra interrogazione sulla mancata consultazione del Parlamento prima dell'invio del parere dell'Italia in sede europea alla revisione dell'Uem.

Non solo il parlamento è stato bypassato con una 'nota fantasma' a nome di Renzi per integrare il cosiddetto Rapporto dei cinque presidenti ma, secondo quanto riferito da Gozi, gli stessi presidenti, avendo presentato questo 'documento informale' non a nome delle istituzioni ma 'in qualità di grandi personalità a capo delle istituzioni, non hanno di fatto impegnato formalmente le istituzioni che essi rappresentano'. Com'è possibile che dei processi decisionali così importanti per la sovranità nazionale avvengano in un modo così approssimativo e poco trasparente? Inoltre lo stesso Gozi ha concluso riconoscendo che c'è bisogno di un 'maggiore controllo democratico e di un coinvolgimento sia del parlamento nazionale che di quello europeo' oltre che di 'ridiscutere una revisione dell'accordo interistituzionale siglato nel 2008 in termini di politiche europee' soprattutto per rivedere le regole relative agli accordi sui documenti non ufficiali, come nel caso di quello al centro della nostra interrogazione.

La verità è che il Governo non vuole che si parli di Unione Economica e Monetaria né che si permetta una vera partecipazione democratica, come invece richiesto dallo stesso report dei 5 presidenti, sia perché dovrebbe scontrarsi col fatto che i cittadini vogliono scelte diverse da quelle avallate nelle sedi europee sia perché dovrebbe spiegare paradossi come quello della Bce, che ha la vigilanza unica sui conti delle banche senza però garantire la tutela unica dei depositi né la condivisione, anche solo parziale, del finanziamento del debito pubblico.

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Ue, con Calenda Renzi svende l'Italia ad una liberalizzazione spietata

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Con la nomina di Calenda a rappresentante dell'Italia in Europa, è chiaro l'intento di Renzi di svendere il nostro Paese alla liberalizzazione spietata. Obiettivo? Ottenere come contropartita da parte dell'Ue una maggiore tolleranza sulle due più grandi rogne che pendono sulla sua testa: il rischio del tracollo del sistema bancario italiano accelerato dalla direttiva europea 'bail in', approvata in Europa dallo stesso Pd, e il margine di flessibilità sulla Stabilità che a marzo potrebbe costare all'Italia una manovra correttiva lacrime e sangue.

L'intento di Renzi si capisce bene se si guarda il curriculum di Calenda. Oltre ad essere un politico e non un diplomatico, Calenda ha avuto tra i suoi principali incarichi il coordinamento della posizione italiana su dossier come quello sul Ttip, l'accordo transatlantico di libero scambio tra Usa e Ue, e quello sull'ingresso della Cina nell'economia di mercato. Due colpi che spingeranno la nostra economia e, in generale quella europea, verso una liberalizzazione spietata con una revisione al ribasso di tutti gli standard di qualità, travolgendo le eccellenze del nostro made in Italy e l'immenso patrimonio delle Piccole medie imprese, che rappresentano il 95% del tessuto imprenditoriale italiano e che difficilmente riusciranno a stare al passo con gli standard stracciati di competitività del mercato cinese.

Chiediamo che invece sia il Ttip che l'ingresso della Cina nell'economia italiana siano bloccati. Come potrà essere Calenda un interlocutore adeguato per la salvaguardia delle Pmi e i cittadini italiani?

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Ttip, se la Commissaria Ue Malmstrom ci risponde con una 'mail vuota', noi la mailbombardiamo di nuovo! #NoTTIP

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O la Malmstrom ha sbagliato destinatario o, più banalmente, la sua risposta è pura 'fuffa'. Affermando che 'un elenco dei documenti europei sulle negoziazioni del TTIP' è disponibile on line, la commissaria Ue, Malmstrom, ha risposto di fatto con una 'mail vuota' alla nostra richiesta su quando sarebbe stata aperta in Italia la 'sala di lettura'con il testo del Ttip consultabile e su quali sarebbero le modalità di accesso per parlamentari e cittadini.

Eppure lo scorso 26 novembre è stata proprio lei ad annunciare durante un'audizione al Senato con alcuni parlamentari che entro due settimane una 'sala di lettura' con il testo del Ttip sarebbe stata disponibile nella sede del ministero degli Esteri di ogni paese dell'Unione europea. Così, scaduto il tempo, da lei indicato con un blitz alla Farnesina il 22 dicembre abbiamo verificato di persona che di questa fantomatica sala non v'è alcuna traccia. Nello stesso giorno le abbiamo scritto per chiederle conto della sua promessa, invitando tutti i cittadini italiani a seguire il nostro esempio. Un mailbombing che ad oggi conta oltre 1500 mail con una media di 6 mail spedite ogni giorno dal form sul nostro sito.

Rinnoviamo l'invito a scrivere alla Commissaria Ue Malmstrom a tutti coloro che vogliono difendere il proprio diritto all'informazione su un accordo internazionale che rischia di rivedere al ribasso gli standard di sicurezza alimentare, minacciando così il nostro made in Italy; di favorire le multinazionali a scapito delle Pmi, che in Italia rappresentano circa il 90% del tessuto imprenditoriale; di ridurre la sovranità nazionale, poiché consentirà ad un'impresa di poter fare causa ad uno Stato che approva una legge contro i suoi interessi economici.

Aiutateci a difendere il diritto all'informazione e alla partecipazione democratica. Scrivete anche voi, utilizzando il form che trovate qui, alla Commissaria Malmstrom per chiederle di farci leggere al più presto il testo del Ttip in Italia.

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Ue, Boldrini usa bandiera come 'foglia di fico'!

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Di fronte ad un'Europa succube delle lobbies e governata dai banchieri, il lampo di genio della presidente della Camera, Boldrini, di inserire la bandiera europea e l'Inno alla Gioia nella Costituzione italiana sembra come la 'foglia di fico' per coprire la deriva del progetto politico europeo, trasformato da sogno di pace e democrazia in mera infrastruttura economica e monetaria.
I simboli non vanno usati per nascondere una mancanza. Il nostro obiettivo è portare la democrazia in Europa, rendendola un soggetto politico reale e non di riempirla di simulacri vuoti. La Boldrini si fa inoltre sostenitrice di un reddito di cittadinanza europeo. Le ricordiamo che il M5S ha già depositato una proposta di legge per realizzarlo in Italia e che il presidente del Consiglio, Renzi, lo ha definito 'incostituzionale' . Le norme europee infatti non possono essere contrarie ai principi fondamentali della nostra Costituzione come quello sancito dall'articolo 1 invocato a sproposito da Renzi. Quindi delle due l'una: o ha ragione il M5S o Renzi. Risponda prima su questo!

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Associazioni agricole preoccupate per effetti TTIP

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"Un obiettivo dichiarato del trattato e' quello di abbassare i prezzi dei prodotti agroalimentari, mentre sarebbe utile migliorare la qualita' dei prodotti e preservare il made in Italy. Neanche le associazioni del settore agroalimentare conoscono i dettagli, e quindi le ripercussioni, che il TTIP potra' avere in Italia. Oggi hanno espresso una grande preoccupazione per il rischio di minor tutela della qualita' del cibo e dell'ambiente. .

Lo afferma la vice presidente della Commissione Politiche UE in Senato, Elena Fattori, a margine dell'audizione delle associazioni Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Copagri, Slow Food Italia nell'ambito dell'Indagine conoscitiva sul Trattato TTIP in corso di negoziazione fra Usa ed Europa. Indagine chiesta dal Movimento 5 Stelle.

E' la conferma che l'informazione sui contenuti del trattato e' inesistente. Il TTIP e' un trattato antidemocratico, che si svolge nelle segrete stanze della commissione europea. Mentre in Germania il governo ha dichiarato di voler prendere in considerazione il no al TTIP arrivato dalla societa' civile. In Italia i politici fanno finta di ignorare il tema.

Il Movimento 5 stelle si batte sin dall'inizio della legislatura per la trasparenza del trattato e lavora al fianco della societa' civile e delle associazioni perche' arrivi anche dall'Italia il no al trattato.



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Stabilità, Renzi dove sono i dati sulle multe Ue?

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Renzi presenta il conto dell'Europa nella Stabilità ma non dice quant'è. Per di più in un fondo che non dovrebbe servire per pagare le sanzioni ma per adeguare la normativa italiana a quella europea. Ma c'è di più. Il premier ne ha raddoppiato il budget senza indicare quale sia il progetto politico per sanare le trasgressioni.

Il passaggio incriminato della legge di Stabilità è all'articolo 40, dove si parla del 'Fondo per il recepimento della normativa europea', finanziato per la prima volta nel 2015 con 10 milioni di euro e 50 milioni annui a partire dal 2016. Ora invece il Governo Renzi ne stanzia altri 50, arrivando a quota 100 milioni per l'anno prossimo e aumentando a 100 milioni annui, dal 2017 al 2020, il contributo per l'adeguamento dell'Italia alle direttive Ue.

Il punto è che questa voce di spesa non è supportata da nessuna analisi su quanto l'Italia dovrà sborsare di preciso, visto che i dati del 2015 risalgono al 30 giugno 2014 e sono nelle mani del Dipartimento Politiche europee che fa capo proprio alla Presidenza del Consiglio. Come detto all'inizio, manca inoltre una strategia politica per dare un nuovo corso alle situazioni che hanno determinato queste multe. Renzi continua così a portare avanti la logica ragionieristica del 'ce lo chiede l'Europa' inaugurata da Monti e replicata dai Governi non eletti, come il suo. L'Europa che ci piace invece è quella che stimola l'Italia a migliorare, a portare avanti il taglio delle emissioni inquinanti e l'aumento di energia da fonti rinnovabili, l'estensione della banda larga o l'economia circolare. Dove sono le tracce di questa Europa nella visione politica di Renzi?

Il M5S ha depositato un'interrogazione per chiedere a Renzi di diffondere i dati aggiornati su quanto costeranno le multe che l'Italia dovrà pagare all'Europa, come ad esempio quelle relative alle discariche abusive e alla gestione dei rifiuti in Campania, e di dimostrare di avere un progetto politico di lungo termine per sanare le conseguenze della mala politica senza limitarsi a scaricarle, ancora una volta, sui cittadini. Anche perché, in base al testo della sua 'In-stabilità', sempre all'articolo 40, lo Stato potrà rivalersi sulle amministrazioni locali responsabili delle sanzioni. Chissà perché le decisioni impopolari come questa non vanno a finire nelle sue slide...

Il testo dell'interrogazione:
Interrogazione M5S su dati multe Ue.pdf

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Ttip entro il 2016, per un'Europa a misura di lobby

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Non importa se i cittadini europei hanno ribadito più volte di non volere il Ttip. L'Europa tira dritto e dice di volerlo concludere entro il 2016. La Commissione Ue ha infatti inserito tra le 10 priorità della sua agenda di lavori per il prossimo anno la conclusione del tanto contestato accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti. A nulla valgono per i signori dei negoziati gli oltre 250mila partecipanti alla manifestazione internazionale dello scorso 10 ottobre a Berlino sotto lo slogan "Stop Ttip". Né gli oltre 3 milioni di firme raccolte in tutta Europa per respingerlo. Per il M5S, invece, il Ttip va liquidato definitivamente al più presto, entro il 2015, perché limita la sovranità nazionale, e svende made in Italy, eccellenze agroalimentari, economie locali e diritti dei lavoratori in deroga ai contratti nazionali.

Significative a tale proposito sono state le dichiarazioni della Commissaria europea, Cecilia Malmstrom, che tiene le fila dei negoziati, rilasciate al quotidiano inglese Indipendent, a cui ha detto: "Il mio mandato non arriva dai cittadini europei". E da chi altri allora? A che titolo riveste il suo incarico se non in quanto garante ultimo degli interessi dei cittadini? Un mandato in nome delle lobby, dovremmo dire allora.

Questo modello di Europa anti democratica è esattamente quello che noi rifiutiamo. Ancora una volta ci troviamo davanti ad uno schema di Unione Europea del tutto fallimentare, che ignora la volontà popolare e limita il potere decisionale dei singoli paesi in virtù del diktat dell'austerity e dei colossi economici. È ora che l'Ue tiri giù la maschera e riveli il suo vero volto: quello dell'Unione Economica e Monetaria che sta realizzando, sotto silenzio, per portare a termine la prima fase nel 2017. Non è di certo questa l'Europa che vogliamo, dedita solo alla costruzione certosina della sua impalcatura economica e indifferente alla volontà dei cittadini.


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Allarme Oms su cibo cancerogeno. Con il TTIP importeremo cibo spazzatura. Tuteliamo il made in Italy

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fast.jpg I trattati di libero scambio, come il TTIP, apriranno il mercato italiano all'importazione di prodotti alimentari conservati secondo normative meno tutelanti delle nostre, come il cibo da fast food americano che rientra appieno nella classificazione degli alimenti potenzialmente cancerogeni diffusa dall'Oms. Lo afferma Elena Fattori, vice presidente della Commissione Politiche UE in Senato.

Questo vuol dire che, nonostante l'allarme dell'Oms, con l'approvazione del TTIP le nuove leggi che consentiranno la libera circolazione di merci e alimenti consentiranno di portare sulle nostre tavole hot dog, hamburger, insaccati made in USA. Cibi che contengono conservanti classificati come potenzialmente cancerogeni come i nitriti e i nitrati. Alimenti che forse rispetteranno le norme giuridiche ma non le indicazioni della comunità scientifica mondiale.

In Usa il limite consigliato dall'FDA per alcuni additivi e conservanti è più alto di quello italiano. I nostri prodotti Dop e il made in Italy come il prosciutto di Parma, il San Daniele per legge sono privi di nitrati e stagionati in maniera sana. Un'altra ragione in più per valorizzare la ricchezza alimentare italiana e la nostra dieta mediterranea.


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La solita Ue asservita ai mercati finanziari

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Ancora una volta l'Unione Europea con una mano dà e l'altra toglie. Se infatti da un lato Ecofin, il vertice dei ministri dell'Economia Ue, favorisce la trasparenza, approvando lo scambio automatico delle informazioni sugli accordi tra i singoli Stati e le aziende sulla tassazione da applicare a queste ultime, dall'altro invece 'intasca' l'Unione dei mercati dei capitali, inghiottendo così un altro pezzo dell'indipendenza nazionale.

E se con la sbandierata approvazione del 'tax ruling' fosse in realtà solo una moneta di scambio per avere mano libera sui mercati finanziari? In effetti l'Unione dei mercati dei capitali consiste in un'operazione che permetterà la libera circolazione dei capitali, bypassando il tradizionale sistema di credito del circuito delle banche nazionali. Insomma non è un novità di poco conto.

Nessuno però si è preso la briga di scendere dal piedistallo dei tecnici e spiegare alle imprese e ai cittadini cosa comporterà questa nuova modalità di finanziamento e quali saranno gli eventuali rischi. Pretendiamo che il ministro dell'Economia Padoan renda conto di quanto deciso nel vertice UE e soprattutto che chiarisca se quella andata in scena ad Ecofin non sia una nuova operazione di 'finanza creativa' ai danni di imprese e cittadini.

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Ue: M5S, Renzi è il lustrascarpe della Merkel

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Mercoledì Matteo Renzi è tornato a vendere un fiume di menzogne e falsità in Parlamento affermando che con il semestre europeo a guida italiana si è voltato pagina. La realtà è che la Presidenza di turno è stata un disastro completo, l'Italia non pervenuta.

Renzi non si sforzi più di raccontare frottole al Paese, torni a fare il lavoro per cui è stato 'spinto' a Palazzo Chigi, vale a dire lustrare le scarpe ad Angela Merkel, perché è quel che gli riesce meglio.

I principali dati economici ci dicono infatti che oggi la disoccupazione è in crescita, a gennaio ha raggiunto il suo massimo storico raggiungendo il 13,4%, un giovane su due non ha un posto di lavoro, il debito pubblico continua a salire e centinaia di imprese ogni mese continuano a fallire.

E' uno scenario inquietante: oltre 9 milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà. La realtà non è quella che racconta Renzi: il semestre Ue dell'Italia è stato infatti un disastro completo, soprattutto sul fronte dell'emergenza migratoria.

Il governo aveva assicurato che avrebbe trovato una soluzione al problema, ma si è trattato evidentemente dei soliti slogan, perché gli sbarchi sono aumentati e per di più senza alcun controllo, mentre sia in Libia sia in Tunisia aumenta la minaccia terroristica.

E il governo cos'ha fatto? Ha tagliato 40 mila agenti delle forze dell'ordine lasciando sguarnite strade, stazioni metro, ferrovie. Lasciando soli i cittadini italiani.

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Da Renzi regalo di 8mld a piano Juncker, ma nostre pmi non vedranno un euro

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Matteo Renzi annuncia oggi che l'Italia contribuirà con una iniziativa di Cassa depositi e prestiti per 8 miliardi di euro al piano Junker, un piano che nei contenuti non esiste e che non sortirà alcun effetto positivo sul tessuto della nostra economia. Vi spieghiamo perché, punto per punto.

Leva finanziaria. La Commissione Ue dice di aver messo sul piatto 315 miliardi, invece sono solo 21, ai quali però viene applicata una leva finanziaria 1:15, vale a dire una sorta di moltiplicatore immaginario. La sintesi è che il piano Juncker consiste nell'incrociare le dita sugli investimenti dei privati e sperare che in soli tre anni, quindi entro la chiusura del 2017, la somma salga appunto a 315 miliardi. Vera finanza creativa, verrebbe da dire.
Ma da dove vengono questi 21 miliardi iniziali? Sedici ce li mette l'Ue, sottraendoli però ad altri fondi importanti per la crescita, come ad esempio Horizon 2020, che proprio la Commissione sul suo sito web ufficiale qualche anno fa descriveva come "un fondo strategico che produrrà una crescita intelligente, sostenibile e solidale nell'Ue, con un alto tasso di occupazione". Così strategico da privarlo di quasi 3 miliardi di euro!

I progetti. Poi ci sono, appunto, i progetti. Ovvero: dove andranno a finire, semmai raggiunti, questi 315 miliardi? Qualche schemino pubblicato dalla Commissione Ue dice che 240 andranno a "Investimenti strategici di rilevanza europea nell'energia, nei trasporti, nella banda larga, nell'istruzione, nella ricerca e nell'innovazione" e altri 75 a "Pmi, imprese a media capitalizzazione". Peccato che i due contenitori siano estremamente vaghi.
Per quanto riguarda la voce "Trasporti", ad esempio, non c'è alcuna specificazione. Chi ci dice che il piano Juncker non servirà a stanziare miliardi su miliardi per la Tav e se ne fregherà delle infrastrutture eco-sostenibili? Insomma, chi garantisce per l'utilità sociale dei progetti che saranno avviati?

La task force. Ma ancor più importante: chi coordinerà i progetti del fondo Feis? Insomma, chi sceglierà e insieme a chi dove e come investire i soldi? Oggi abbiamo la risposta: sarà una task force composta da membri della Commissione Ue e della Bei. Un gruppo ristretto, che quindi non includerà un delegato per ogni singolo Stato membro. Stanziando i suoi 8 miliardi l'Italia si è ritagliata uno spazio piccolissimo, che la relegherà al margine di ogni processo decisionale.
Tra l'altro, il Feis è un fondo di garanzia e la leva finanziaria 1:15 si attiverà con l'ingresso di investitori privati. Il dubbio è: gli investitori privati agiranno per il bene dei cittadini europei o sceglieranno determinati progetti per avere, ovviamente, un proprio tornaconto? E alla luce di ciò, perché mai i singoli Stati membri dell'Ue dovrebbero metterci fondi pubblici se a scegliere i progetti saranno, per ultimi, proprio gli investitori privati con il coordinamento di una task force apparecchiata a tavolino per fare l'interesse delle grandi multinazionali?
Se dobbiamo stanziare i nostri soldi pubblici come garanzia nel fondo Feis perché non investirli direttamente in base alle nostre priorità per realizzare progetti decisi, coordinati e destinati ai cittadini italiani? Sovranità!

Le pmi. Infine abbiamo il tasto più dolente, la vera fregatura, anzi un'autentica furbata, su cui ci aspettiamo chiarezza dall'Ue e dal presidente Juncker, ma anche un mea culpa del nostro Presidente del Consiglio, più impegnato ad attribuirsi meriti irreali che a governare per il bene delle nostre imprese.
Appunto, le "imprese". Il punto è la definizione che se ne dà all'interno del piano Juncker: aziende fino ai 3.000 dipendenti (articolo 1 del regolamento n. 1291/2013). Si tratta di un inganno clamoroso per l'Italia, la cui economia oggi è sorretta per il 99,9% dei casi dalle Pmi, vale a dire società con una media di 4 dipendenti. Con questa escamotage la Commissione Ue e i Paesi forti si sono aperti una bella scorciatoia per girare gran parte dei soldi inseriti nel Fondo alle grandi aziende, già sufficientemente tutelate dal mercato. Ora, tirando due somme: quanto potrà mai giovare il piano Juncker alla nostra economia?

Sia chiaro, il MoVimento 5 Stelle non contesta l'approvazione di politiche in favore della crescita, al contrario, vuole porre l'accento sulle forme e i modi con cui queste misure vengono attuate dai Paesi forti e da istituzioni sovranazionali come l'Ue.

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Ue: M5S a Renzi, la carrozza si è già trasformata in una zucca

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Il presidente del Consiglio crede che basti un profluvio di slogan ispirati ai cartoni della Disney per cambiare il verso dell'Europa. Parafrasandolo: la mezzanotte è scoccata, caro Matteo, e la carrozza si è già trasformata in una zucca.

L'endorsement lanciato oggi al presidente Juncker durante la Cosac evidenzia infatti la sudditanza di un governo più impegnato ad inchinarsi che a valorizzare i propri cittadini e soddisfare le esigenze del Paese.

Non a caso, il semestre di Presidenza si sta concludendo con un nulla di fatto, e a testimoniarlo è la strada che si è scelto di percorrere per il contenimento dei flussi migratori nel Canale di Sicilia.

L'emergenza immigrati doveva essere tra le priorità dell'agenda di governo, ma ad oggi ci ritroviamo con una missione, Triton, del tutto inadeguata e insufficiente, per la quantità di fondi stanziati dai partner Ue, a fronteggiare la crisi nel Mediterraneo.

Silloge di un'incapacità che non potrà certo essere colmata da un paio di metafore ispirate a Cenerentola.

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P.A.: M5S, 117 procedure infrazione. Renzi orgoglioso del primato

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A quanto pare il governo Renzi continua a mantenere con orgoglio il primato dell'Italia sulle procedure d'infrazione. Con quella odierna sui pagamenti della P.A. siamo a 117. Nessuno fa peggio di noi in Europa. E le inadempienze hanno un costo, ovviamente tutti soldi pubblici sottratti ai cittadini.

Come avevamo preannunciato Bruxelles sta cominciando a servirci il conto e a pagare saranno ancora una volta gli italiani, poiche' anche questa inadempienza comportera' delle sanzioni che ricadranno sul bilancio dello Stato.

E' evidente che l'esecutivo e' piuttosto lesto ad obbedire all'Ue in tema di tasse e tagli, ma non e' altrettanto solerte nel soddisfare i vincoli del diritto comunitario. Bel modo di sentirsi, e dirsi, europeisti.

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Ue: M5S, su legge delegazione governo prova invano a salvare faccia

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Il governo Renzi va blaterando di voler restituire all'Europa il senso di comunità perduto, ma farebbe bene a guardare prima in casa propria. Ieri, durante l'approvazione della legge di delegazione europea, la maggioranza ha infatti monopolizzato il dibattito privando le opposizioni di poter emendare il testo e bocciando quasi ogni proposta.

Allo stato attuale pendono 114 casi di procedure di infrazione a carico dell'Italia di cui 80 riguardano casi di violazione del diritto dell'Ue e 34 attengono a mancato recepimento di direttive.

E' dunque quanto mai paradossale che l'esecutivo si sia ridotto all'ultimo minuto per l'approvazione di una legge così importante. Giusto in tempo per tentare, invano, di salvare la faccia, a venti giorni dall'inizio del semestre di Presidenza.

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M5S: Da Governo nessuna riforma. A semestre presenta Paese a rischio commissariamento

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In occasione del semestre di Presidenza questo governo presenterà' all'Europa un Paese di corrotti e a rischio commissariamento. E' quanto sostengono i deputati M5S della Commissione Politiche dell'Unione europea.

Quando il sottosegretario Gozi parla di percorso di riforme credibile prende un abbaglio, semplicemente perche' il percorso di riforme non esiste, e l'ipotesi ventilata in questi giorni da Bruxelles di aprire una manovra aggiuntiva nel 2014 ne e' la testimonianza assoluta.

Stamane - alla luce dei pessimi dati di bilancio interni e dell'ennesimo terremoto giudiziario registrato in Veneto che ha coinvolto esponenti legati al mondo politico di destra e di sinistra - abbiamo dunque presentato un'interpellanza per chiedere dei chiarimenti all'esecutivo sull'agenda e il modus operandi che intenderà' adottare durante il semestre europeo.

Le parole di Gozi non sono pero' state affatto rassicuranti. Sull'Italia grava un livello di deficit pericolosamente vicino al 3%, una contrazione del Pil del -0,1% che contraddice le previsioni del governo del +0,2, una disoccupazione giovanile al 46% e un preoccupante ritardo nel pagamento dei debiti della P.A.

Inoltre l'Ue continua a propinarci pagelle: nel marzo scorso i 351 rilievi sul "fallimentare" piano programmatico per l'utilizzo dei fondi europei, poi l'accusa di essere uno dei Paesi con squilibri macroeconomici eccessivi da correggere e, per ultima, proprio l'ipotesi di una manovra aggiuntiva nel 2014.

Ci teniamo infine a ricordare che il semestre europeo che si verra' ad aprire per l'Italia sara' un appuntamento fondamentale anche alla luce del fallimento registrato nel 2003 sul tentativo di mediare sull'approvazione della Costituzione europea. L'ennesima figuraccia in Europa. Speriamo di non ripeterne altre.

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Fondi Ue: M5S, Pd responsabile mala gestione. Renzi ha Sud sulla coscienza

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L'inefficienza del governo sull'accordo di partenariato che ripartisce la destinazione dei Fondi europei fino al 2020 e' ormai la silloge di un paese in disfacimento. Il Partito democratico, per primo, e' responsabile di una mala gestione che nella programmazione 2007-2013 ci costera' 7 miliardi di euro.

Ricordiamo che sono stati Renzi e il Pd a voler chiudere il ministero per la Coesione territoriale e il dicastero degli Affari europei. Non fu una dimenticanza, ma pura indifferenza e non e' un caso che il Mezzogiorno sia scomparso dal radar dell'esecutivo.

Renzi invece di sbracciarsi in biechi spot elettorali per accaparrarsi qualche voto al Sud si spenda per la presentazione di un valido piano nazionale, visto che per il programma 2014-2020 il sottosegretario Delrio ha trasmesso alla Commissione europea un impianto complessivo d'investimento gia' bocciato dall'Ue.

Tanto per essere sicuro, sia chiaro, di regalare nuovi fondi strutturali, magari questa volta ai bulgari, proprio come accadde con l'Irlanda nel 2011. Ve le ricordate? Le "Italian highways"...

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Semestre italiano di presidenza Ue: M5S chiede maggiore partecipazione

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Da settimane chiediamo che il governo coinvolga il parlamento nell'organizzazione del prossimo semestre italiano di presidenza dell'Ue.

Ieri il ministro Moavero è venuto a riferire in commissione: ha risposto in maniera esauriente alle domande facciata del partito unico e vagamente alla nostra interrogazione sulle modalità di spesa e del tipo di iniziative cheandranno ad essere economicamente sostenute.

Nel corso della riunione abbiamo fatto presente al ministro che un'oretta di discussione dedicata all'argomento non è vero coinvolgimento del Parlamento, ma pura facciata, e quindiabbiamo chiesto che il percorsodi preparazione del semestre di presidenza italiana possa vedere ampiamente coinvolto il Parlamento.

Nonostante il ministro Moavero si è reso disponibile a venire in commissione una volta alla settimana, il presidente della commissione ha manifestato la sua contrarietà all'iniziativa.

Il presidente Bordo ha risposto:"è troppo"(!!) non sia mai che si lavori di piu! no comment!

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Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti - "Meno 100 chili"

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In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2013, patrocinata dalla Camera dei Deputati e dal Senato, le commissioni Politiche Europee e Ambiente M5S (Camera) organizzano la proiezione del film-documentario e dibattito "MENO 100 CHILI RIDUZIONE RIFIUTI tra responsabilità individuale e strategie politiche".

Il documentario ha un alto valore sociale perché contribuisce a tenere aggiornato il dibattito su un'emergenza particolarmente grave in alcuni luoghi d'Italia come quella della gestione dei rifiuti.

Le linee guida europee contenute nella direttiva 98/2008 chiariscono che il primo obiettivo nella gestione dei rifiuti è la loro riduzione quantitativa, obiettivo che il documentario, grazie a tutti i consigli per ridurre i rifiuti, contribuisce a raggiungere.

Il programma prevede l'intervento iniziale di Luigi Di Maio (M5S), vice presidente Camera dei Deputati seguito da un dibattito al quale prenderanno parte Stefano Vignaroli (M5S), commissione Politiche Europee, Ermete Realacci, presidente Commissione Ambiente Camera dei Deputati, Roberto Cavallo in quanto esperto internazionale di rifiuti e autore del libro "Meno 100 chili - Ricette per la dieta della nostra pattumiera" da cui è tratto il film.

Inoltre ci saranno Enzo Favoino, della Scuola Agraria Parco di Monza, esperto internazionale di rifiuti e Massimiliano Iervolino (Radicali Italiani), scrittore esperto di problematiche inerenti al ciclo dei rifiuti solidi urbani. All'appuntamento saranno presenti ancora Paola Nugnes (M5S), commissione Ambiente Senato e Mirko Busto (M5S), commissione Ambiente Camera dei Deputati, Dario Tamburrano di Transition Italia, l' attore e scrittore Giuseppe Cederna e il giornalista e saggista Mario Tozzi.
L'incontro sarà moderato da Lucia Cuffaro, Movimento per la Decrescita Felice.

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Consiglio europeo 24-25 ottobre

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Ieri c'è stata in aula la discussione sul prossimo consiglio europeo (24-25 ottobre) i cui principali punti all'ordine del giorno sono: agenda digitale, disoccupazione ma soprattutto la Governance (gestione) economica dell'Unione.
Come Movimento 5 stelle abbiamo presentato le nostre proposte in una risoluzione , cioè un atto che impegna il governo a portare avanti quei determinati punti.


Abbiamo chiesto che il governo chieda e ottenga (come hanno fatto altri stati) la deroga al patto di stabilità, cioè quel patto (col diavolo?) che ci impedisce di spendere per finanziare imprese e famiglie
E visto che di soldi non ne abbiamo, abbiamo proposto di bloccare in via immediata ogni ulteriore rata di versamento al fondo salva-stati (Mes) e richiedere di inserire all'interno del trattato Mes una clausola che consenta l'uscita dal fondo (al momento non c'è una clausola di recesso).


Queste sono solo alcune delle tante proposte che abbiamo presentato. Proposte che ci permetterebbero di liberare soldi per finanziare imprese, lavoratori, famiglie in difficoltà.
Ma purtroppo il governo le ha bocciate, perche preferisce continuare a finanziare le banche e perche è schiavo degli altri paesi europei (di uno in particolare...).


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Buttiglione si oppone, niente streaming in Commissione

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ROMA, 15 ottobre - E' bastato un solo voto contrario, quello del deputato udc Rocco Buttiglione, per bocciare la proposta dei deputati M5S di attivare la diretta streaming della commissione Politiche europee.

"Avevano sottoscritto la richiesta deputati di tutti gli schieramenti, ed il provvedimento è stato sottoposto all'esame della commissione - sottolineano i parlamentari M5S - Il presidente Michele Bordo ha chiesto per tre volte se c'era qualcuno contrario al provvedimento, e solo alla terza occasione si è attivato Rocco Buttiglione per esprimere il proprio voto di astensione, che vale quanto quello di contrarietà".

"A parole si dicono tutti a favore della trasparenza, allora lo dimostrino con i fatti - affermano Vega Colonnese e Paola Carinelli - e non con azioni pilatesche come quella del democristiano Buttiglione. Sarebbe stata un'occasione importante per affermare questo principio".

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Trasparenza in Commissione:anche noi chiediamo lo streaming

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La Commissione Politiche Europee nella seduta del 9 ottobre ha consegnato la richiesta per le dirette streaming dei lavori delle commissione. Hanno sottoscritto il documento il capogruppo di SEL, capogruppo Lega Nord e due deputati PD. Al momento solo le audizioni che avvengono presso le commissioni permanenti vengono registrate e rese disponibili sul sito della Camera, ma non le discussione e le votazioni.

L'input è stato il putiferio di proteste e lettere di richiamo ai danni dei deputati del Movimento 5 Stelle della Commissione Cultura che avevano registrato un video dimostrativo della superficialità con cui vengono affrontate e votate questioni importanti.

Proprio la Presidente Boldrini nel discorso di insediamento alla Camera esprimeva la sua intenzione di fare "di questa Camera la casa della buona politica": le istituzioni di un Paese realmente democratico devono assicurare pubblicità e trasparenza delle attività, "lo dobbiamo agli italiani" ricorda la Presidente della Camera del Deputati.

Parole sante. Ci auguriamo che alle parole ora seguano i fatti.

Se è vero che siamo tutti a favore della trasparenza al prossimo ufficio di Presidenza saranno ufficialmente autorizzate le riprese delle sedute di Commissione.

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Stop rifiuti riciclabili negli inceneritori: depositata PdL

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E' stata depositata la proposta di legge in materia di gestione e smaltimento dei rifiuti ad alto potere calorifico che vede come primo firmatario il cittadino portavoce del MoVimento 5 Stelle Stefano Vignaroli, assieme ad altri deputati componenti delle commissioni Politiche Europee e Ambiente della Camera; il progetto è stato definito con il contributo dei maggiori centri di ricerca attivi sulle politiche di sostenibilità e sul recepimento e implementazione delle norme UE.

La proposta di legge finalizzata ad avviare un reale ciclo virtuoso dei rifiuti, basato prioritariamente sul recupero di materia più che sul recupero di energia, abroga una pericolosa norma, non ancora entrata in vigore, (lett. p dell'art 6 del dlgs 13 gennaio 2003, n.36) che stabilisce il divieto di conferimento in discarica dei rifiuti con PCI>13.000 kJ/kg a partire dal 31 dicembre 2013.

Tale disposizione, se non fosse stata ogni anno sistematicamente prorogata, avrebbe spianato la strada in Italia alla costruzione di nuovi impianti d'incenerimento a tutto vantaggio delle lobbies economiche dei costruttori di detti impianti in direzione opposta alle indicazioni contenute dalle recenti risoluzioni dell'Unione Europea del 20/4/2012 e del 24/5/2012, che invece prevedono entro l'anno 2020 un progressivo divieto della pratica dell'incenerimento per tutti i rifiuti riciclabili e compostabili.

La norma, inoltre, può avere il paradossale effetto di scoraggiare la raccolta differenziata dell'umido (uno dei cardini delle strategie nazionali e comunitarie di sostenibilità) come stratagemma per far scendere il potere calorifico e aggirare tale divieto in molti comuni italiani, in contraddizione con gli specifici obiettivi di raccolta differenziata e di recupero di materia previsti sia dalle norme nazionali che dalle direttive europee.

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A proposito delle procedure di infrazione EU

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L'Italia ha il triste primato di essere il Paese europeo con il più alto numero di infrazioni: attualmente sono 106. Di queste ben 29 sono in materia ambientale. Con le due leggi europee approvate dal Parlamento a fine luglio solamente una ventina di queste infrazioni verranno risolte. La commissione XIV si sta occupando insieme con la commissione Ambiente delle numerose infrazioni commesse relativamente alla mancata prevenzione e alla governance dei rifiuti, alle sostanze pericolose, alla gestione delle acque, alle emissioni dannose, alle mancate politiche di prevenzione per le alluvioni e alla caccia.

La procedura d'infrazione è avviata nei confronti di uno Stato membro in quanto tale e può consistere nella mancata attuazione di una norma europea oppure in una disposizione nazionale che risulta con essa incompatibile. Le procedure di infrazione attraversano diversi stadi e solamente alla fine dell'iter giudiziario se si arriverà al ricorso per inadempimento davanti alla Corte di Giustizia, l'Italia rischia di pagare le sanzioni pecuniarie. L'elevato numero di infrazioni che pende nei confronti dell'Italia pregiudica la credibilità dell'azione del nostro Paese nella formazione delle politiche europee. L'Italia fa maggiore fatica ad allinearsi alla normativa europea, è dunque necessario adottare iniziative urgenti, interagire tra governo e parlamento e con i diversi livelli regionale e locale al fine di migliorare le nostre politiche e risolvere il problema a monte e non solo quando riceviamo i moniti da Bruxelles.

Sullo stato delle procedure di infrazione europee in materia ambientale e sulle strategie per ridurre tali procedure, martedì 24 si è svolta l'audizione presso le commissioni riunite Ambiente e Politiche unione europea del Ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi.

La Commissione XIV ha posto due quesiti: Vega Colonnese ha chiesto quali siano le intenzione del Governo rispetto all'irragionevole e dissennata costruzione dell'inceneritore presso il comune di Giugliano, zona Napoli est, destinato a bruciare ecoballe nonchè all''applicabilità dei Cip6 in campania; Arianna Spessotto ha sollecitato una revisione della legge nazionale sulla caccia (L. 11 febbraio 1992, n. 157), conformemente alle indicazioni comunitarie. Il Ministro Moavero rispetto alla seconda questione ha risposto che nella Legge europea 2013 verrà inserita la previsione di un parere obbligatorio ma non vincolante da parte dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), come previsto nelle cd. Direttiva uccelli.

Attendiamo invece una pronta risposta del Ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, all' importante quesito posto da Colonnese.


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Contro il TAV solo il Movimento 5 Stelle

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La Commissione XIV ha discusso la "Ratifica dell'accordo tra Italia e Francia per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione", di iniziativa governativa. PD, Pdl, Scelta Civica e Lega hanno votato compatte a favore della realizzazione della linea ferroviaria in questione senza nemmeno discutere il parere contrario del Movimento 5 Stelle.


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