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Crisi dei migranti, cosa pensa e cosa vuole fare Macron

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In questi giorni gli europeisti celebrano la vittoria di Macron come un momento di svolta per l'UE, dopo la Brexit, pronta a cambiare per ricominciare a veleggiare verso la "ever closer union". Ma è davvero così?

La prima verità è che chi credeva che le presidenziali più noiose della storia francese fossero state quelle del 2012 ora dovrà ricredersi. Renzi ha parlato di "pagina di speranza". Ma dove? Siamo davvero convinti che la vittoria di Macron sia davvero la vittoria dell'Europa, quella dei popoli, quella che sognava e cercava di attuare Schuman?

Chiediamocelo guardando ai fatti, ovvero prendendo spunto dal programma e dalle dichiarazioni del neoeletto. Innanzitutto l'approccio alle politiche migratorie, su cui indiscutibilmente si è giocata gran parte della partita presidenziale. Macron dichiara di avere tre obiettivi: tempi certi sulle domande di asilo (non più di sei mesi), integrazione per chi è legalmente in Francia e allontanamento immediato per gli irregolari.

Delude in primo luogo che non si faccia riferimento ad un asilo europeo. Inoltre, oggi, senza rimettere in discussione l'ormai noto regolamento di Dublino III e nella quasi totale assenza di accordi bilaterali per rimpatriare gli irregolari, respingimento, in Francia, si rischia di tradurre nei rimpatri che l'ex presidenza Hollande spingeva verso Ventimiglia.

Vorremmo pertanto chiedere chiarimenti, al Presidente Macron e a chi festeggia, perché probabilmente ne sa più di noi. Ci piacerebbe che ci rispondesse prendendo una chiara posizione, cosa che non ha ancora fatto, sulla sua visione della crisi migratoria e su quanto comune sarà la presa in carico della stessa da parte dell'UE.

E' disposto a mostrare il suo sbandierato spirito europeista promuovendo un asilo comune o comunque una revisione degli accordi di Dublino che finalmente rendano le politiche migratorie una questione dell'Unione e non un problema dei singoli Stati membri? Oppure anche lui pretende che i costi e il peso della crisi sia sostenuto solo da alcuni, l'Italia prima di tutto?

E per valutare questa presa di posizione, questi orientamenti non dimentichiamo che il neopresidente mira anche ad un rafforzamento dell'asse franco-tedesco. Intanto, mentre attendiamo fiduciosi risposte, a proposito di Dublino III è in studio in queste settimane persino un rafforzamento del principio "chi prima accoglie poi gestisce".

Il Mediterraneo continua ad essere una delle più complesse aree di crisi del mondo. La sponda Sud è frontiera Ue e non solo italiana. Quando nel 2011 si trattò di spodestare l'ex rais libico Gheddafi Parigi non esitò a intervenire, al fianco degli Stati Uniti. L'esito fu catastrofico: c'è chi come i francesi si prese il petrolio e chi, come noi, ha subito un forte incremento dei flussi migratori.

Ebbene, se credono che ce ne resteremo a guardare di fronte a un'Europa capace di chiamarsi tale solo quando c'è da tagliare le pensioni in Italia o aumentare il prezzo della feta in Grecia, si sbagliano di grosso. Sentiamo parlare di solidarietà, cooperazione, unione. Se non sapremo recuperare i nostri valori fondatori, vorrà dire che il futuro di fronte a noi diventerà sempre più opaco e incerto.


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