Ottobre 2015 Archives

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Stabilità, Renzi dove sono i dati sulle multe Ue?

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Renzi presenta il conto dell'Europa nella Stabilità ma non dice quant'è. Per di più in un fondo che non dovrebbe servire per pagare le sanzioni ma per adeguare la normativa italiana a quella europea. Ma c'è di più. Il premier ne ha raddoppiato il budget senza indicare quale sia il progetto politico per sanare le trasgressioni.

Il passaggio incriminato della legge di Stabilità è all'articolo 40, dove si parla del 'Fondo per il recepimento della normativa europea', finanziato per la prima volta nel 2015 con 10 milioni di euro e 50 milioni annui a partire dal 2016. Ora invece il Governo Renzi ne stanzia altri 50, arrivando a quota 100 milioni per l'anno prossimo e aumentando a 100 milioni annui, dal 2017 al 2020, il contributo per l'adeguamento dell'Italia alle direttive Ue.

Il punto è che questa voce di spesa non è supportata da nessuna analisi su quanto l'Italia dovrà sborsare di preciso, visto che i dati del 2015 risalgono al 30 giugno 2014 e sono nelle mani del Dipartimento Politiche europee che fa capo proprio alla Presidenza del Consiglio. Come detto all'inizio, manca inoltre una strategia politica per dare un nuovo corso alle situazioni che hanno determinato queste multe. Renzi continua così a portare avanti la logica ragionieristica del 'ce lo chiede l'Europa' inaugurata da Monti e replicata dai Governi non eletti, come il suo. L'Europa che ci piace invece è quella che stimola l'Italia a migliorare, a portare avanti il taglio delle emissioni inquinanti e l'aumento di energia da fonti rinnovabili, l'estensione della banda larga o l'economia circolare. Dove sono le tracce di questa Europa nella visione politica di Renzi?

Il M5S ha depositato un'interrogazione per chiedere a Renzi di diffondere i dati aggiornati su quanto costeranno le multe che l'Italia dovrà pagare all'Europa, come ad esempio quelle relative alle discariche abusive e alla gestione dei rifiuti in Campania, e di dimostrare di avere un progetto politico di lungo termine per sanare le conseguenze della mala politica senza limitarsi a scaricarle, ancora una volta, sui cittadini. Anche perché, in base al testo della sua 'In-stabilità', sempre all'articolo 40, lo Stato potrà rivalersi sulle amministrazioni locali responsabili delle sanzioni. Chissà perché le decisioni impopolari come questa non vanno a finire nelle sue slide...

Il testo dell'interrogazione:
Interrogazione M5S su dati multe Ue.pdf

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Ttip entro il 2016, per un'Europa a misura di lobby

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Non importa se i cittadini europei hanno ribadito più volte di non volere il Ttip. L'Europa tira dritto e dice di volerlo concludere entro il 2016. La Commissione Ue ha infatti inserito tra le 10 priorità della sua agenda di lavori per il prossimo anno la conclusione del tanto contestato accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti. A nulla valgono per i signori dei negoziati gli oltre 250mila partecipanti alla manifestazione internazionale dello scorso 10 ottobre a Berlino sotto lo slogan "Stop Ttip". Né gli oltre 3 milioni di firme raccolte in tutta Europa per respingerlo. Per il M5S, invece, il Ttip va liquidato definitivamente al più presto, entro il 2015, perché limita la sovranità nazionale, e svende made in Italy, eccellenze agroalimentari, economie locali e diritti dei lavoratori in deroga ai contratti nazionali.

Significative a tale proposito sono state le dichiarazioni della Commissaria europea, Cecilia Malmstrom, che tiene le fila dei negoziati, rilasciate al quotidiano inglese Indipendent, a cui ha detto: "Il mio mandato non arriva dai cittadini europei". E da chi altri allora? A che titolo riveste il suo incarico se non in quanto garante ultimo degli interessi dei cittadini? Un mandato in nome delle lobby, dovremmo dire allora.

Questo modello di Europa anti democratica è esattamente quello che noi rifiutiamo. Ancora una volta ci troviamo davanti ad uno schema di Unione Europea del tutto fallimentare, che ignora la volontà popolare e limita il potere decisionale dei singoli paesi in virtù del diktat dell'austerity e dei colossi economici. È ora che l'Ue tiri giù la maschera e riveli il suo vero volto: quello dell'Unione Economica e Monetaria che sta realizzando, sotto silenzio, per portare a termine la prima fase nel 2017. Non è di certo questa l'Europa che vogliamo, dedita solo alla costruzione certosina della sua impalcatura economica e indifferente alla volontà dei cittadini.


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Allarme Oms su cibo cancerogeno. Con il TTIP importeremo cibo spazzatura. Tuteliamo il made in Italy

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fast.jpg I trattati di libero scambio, come il TTIP, apriranno il mercato italiano all'importazione di prodotti alimentari conservati secondo normative meno tutelanti delle nostre, come il cibo da fast food americano che rientra appieno nella classificazione degli alimenti potenzialmente cancerogeni diffusa dall'Oms. Lo afferma Elena Fattori, vice presidente della Commissione Politiche UE in Senato.

Questo vuol dire che, nonostante l'allarme dell'Oms, con l'approvazione del TTIP le nuove leggi che consentiranno la libera circolazione di merci e alimenti consentiranno di portare sulle nostre tavole hot dog, hamburger, insaccati made in USA. Cibi che contengono conservanti classificati come potenzialmente cancerogeni come i nitriti e i nitrati. Alimenti che forse rispetteranno le norme giuridiche ma non le indicazioni della comunità scientifica mondiale.

In Usa il limite consigliato dall'FDA per alcuni additivi e conservanti è più alto di quello italiano. I nostri prodotti Dop e il made in Italy come il prosciutto di Parma, il San Daniele per legge sono privi di nitrati e stagionati in maniera sana. Un'altra ragione in più per valorizzare la ricchezza alimentare italiana e la nostra dieta mediterranea.


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La solita Ue asservita ai mercati finanziari

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Ancora una volta l'Unione Europea con una mano dà e l'altra toglie. Se infatti da un lato Ecofin, il vertice dei ministri dell'Economia Ue, favorisce la trasparenza, approvando lo scambio automatico delle informazioni sugli accordi tra i singoli Stati e le aziende sulla tassazione da applicare a queste ultime, dall'altro invece 'intasca' l'Unione dei mercati dei capitali, inghiottendo così un altro pezzo dell'indipendenza nazionale.

E se con la sbandierata approvazione del 'tax ruling' fosse in realtà solo una moneta di scambio per avere mano libera sui mercati finanziari? In effetti l'Unione dei mercati dei capitali consiste in un'operazione che permetterà la libera circolazione dei capitali, bypassando il tradizionale sistema di credito del circuito delle banche nazionali. Insomma non è un novità di poco conto.

Nessuno però si è preso la briga di scendere dal piedistallo dei tecnici e spiegare alle imprese e ai cittadini cosa comporterà questa nuova modalità di finanziamento e quali saranno gli eventuali rischi. Pretendiamo che il ministro dell'Economia Padoan renda conto di quanto deciso nel vertice UE e soprattutto che chiarisca se quella andata in scena ad Ecofin non sia una nuova operazione di 'finanza creativa' ai danni di imprese e cittadini.


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