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Se fossimo come gli irlandesi...

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Oggi, salvo intoppi, il Parlamento italiano ratificherà l'esecuzione del Protocollo sulle preoccupazioni del popolo irlandese relative al Trattato di Lisbona. Significa che Dublino ha fatto mettere nero su bianco i suoi dubbi circa il mantenimento della propria sovranità nazionale rispetto allo status che detiene come Paese membro dell'Ue. Perplessità già espresse nel 2008, attraverso ben due referendum.

Non è la prima volta che l'Irlanda offre ai suoi cittadini la possibilità di scegliere se sia giusto o meno aderire ai patti scellerati stretti nei corridoi di Bruxelles. E a dir la verità l'Irlanda non è nemmeno l'unico Paese in Europa ad aver aperto delle consultazioni popolari nel merito. Dal 1972 ad oggi sono infatti stati convocati 38 referendum sull'integrazione europea e l'Italia - visto il suo ruolo Stato fondatore dell'Unione - è all'ultimo posto per quanto riguarda il ricorso all'unico strumento di democrazia diretta che la nostra Costituzione ci consente.

In tal senso siamo lo Stato che meno considera il suo popolo sui temi europei, insieme al Regno Unito, che però non fa testo se si considera che Londra ha detto chiaramente no al Fiscal Compact e oggi in Gran Bretagna circola ancora la sterlina. Il primo e ultimo referendum indetto dall'Italia risale infatti al 1989, quando si chiese al popolo di esprimersi sul conferimento del mandato al Parlamento europeo per redigere un progetto di Costituzione europea.

Dopo quel momento, chiamiamolo di gloria, è sceso il buio più assoluto. Mentre i nostri partner europei hanno interpellato i propri cittadini sulle più importanti questioni europee, noi pian piano siamo diventati schiavi di politiche economiche avallate da governi servili ed indecenti che ci hanno trasformato nei maggiordomi di Berlino e Bruxelles.

Andiamo per ordine. L'Austria ha tenuto un solo referendum su temi europei nella sua storia, nel 1994, quando gli toccò scegliere l'adesione all'Ue. Una scelta importante, non certo paragonabile alla nostra consultazione su un progetto di Costituzione europea mai andato in porto, e che nel 2003 tra l'altro segnò anche uno dei tanti fallimenti del governo Berlusconi durante l'ultimo semestre di presidenza di turno del Belpaese. Come l'Austria, anche Croazia, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria hanno convocato un unico referendum per scegliere la propria adesione alla comunità europea.

Altri come la Spagna, il Lussemburgo e i Paesi bassi hanno lasciato decidere al loro popolo se approvare o meno il Trattato che istituiva una Costituzione per l'Europa. Il tema è analogo al referendum italiano, ma molto più recente, risale infatti al 2005; il che, oltre a catapultarci 16 anni indietro, a differenza nostra lascia un barlume di speranza nel futuro democratico di questi tre Paesi.

Dopo di che abbiamo gli Stati membri più virtuosi. La Danimarca annovera ben 5 referendum: uno per l'adesione (1972), due su Maastricht, uno sul Trattato di Amesterdan e l'ultimo, nel 2000, sull'adozione della moneta unica. In Francia di referendum sull'Europa se ne sono tenuti 3, in Norvegia 2 (entrambi per l'adesione) e in Svezia anche (di cui uno, nel 2003, sull'Euro).

Ma, udite udite, in Irlanda i referendum su temi europei sono stati 9: sull'adesione, sull'Atto unico europeo, sui Trattati di: Maastricht, Amsterdam e Nizza; poi 2 su Lisbona e infine, in data 31 maggio 2012, la consultazione sulla ratifica del Fiscal Compact.

Ah, se fossimo come gli irlandesi... E invece siamo l'Italia, una Repubblica oligarchica (s)fondata sul lavoro prodotta nei retrobottega di partiti morti e sepolti. Pensare che persino in Germania, a fine 2013, durante le trattative per la formazione della Grande Coalizione seguite al voto di settembre, l'Unione di Cdu/Csu guidata dalla Merkel e la Spd avevano iniziato a valutare la possibilità di introdurre in Costituzione referendum federali su importanti questioni europee.

La sola idea di dar voce al popolo italiano sembra invece un fatto distopico, ma non per noi. Il MoVimento 5 Stelle vuole riconsegnare ai cittadini la possibilità di scegliere da soli il loro futuro. Nei 7 punti del nostro programma c'è il referendum sull'euro, una prassi che può essere facilmente estesa (replicando la formula del 1989) anche al Fiscal Compact. Prima lo aboliamo, visto che è stato già ratificato contro la nostra volontà, e poi convochiamo un referendum consultivo affinché sia il popolo a decidere.

E' dalla gente che si crea una vera Unione Europea; dalla solidarietà dei popoli e dall'Unione dei popoli non dimenticando mai di preservare le proprie peculiarità territoriali. Il Protocollo sulle preoccupazioni del popolo irlandese è la più limpida e democratica dimostrazione che ciascuno Stato membro dell'Ue ha il diritto di far valere le proprie ragioni indipendentemente dalla sua grandezza o forza. Vinciamo noi!

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M5S: Italia primo Paese in Europa a violare i diritti dei suoi cittadini

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Siamo il primo Paese a violare i diritti dei propri cittadini. Siamo lo zimbello d'Europa grazie al susseguirsi di governi che fino ad oggi hanno perseguito il proprio tornaconto a scapito del popolo.

In un rapporto diffuso stamane dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa è emerso che l'Italia nel 2013, a causa delle violazioni dei diritti dei propri cittadini riscontrate dalla Corte di Strasburgo, e' stata condannata a versare indennizzi per piu' di 71 milioni di euro. Si tratta della cifra piu' alta tra tutti i 47 Paesi aderenti all'organismo paneuropeo.

Un record negativo raggiunto per il secondo anno, che va ad aggiungersi già ai numerosi richiami provenienti da Bruxelles per quanto riguarda lo stato precario e disumano delle nostre carceri e il mancato sblocco dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese.

Di tutto ciò la vecchia politica è la prima responsabile. Per questo dobbiamo cambiare passo, aprire una nuova era, scegliere MoVimento 5 Stelle alle prossime elezioni e far sì che l'Italia non sia più vista come l'alunno da bacchettare. Dobbiamo essere padroni di noi stessi e per farlo è necessario cambiare direzione di marcia. Dentro e fuori.

D'altro canto, chi oggi ci attribuisce l'etichetta di euroscettici sbaglia di grosso. Al contrario, siamo noi i veri europeisti, perché così com'è l'Europa non può funzionare. Dev'essere cambiata, partendo da una revisione dei Trattati che preveda l'abolizione definitiva del Fiscal Compact e dell'obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione, due mannaie sul futuro del nostro Paese.


Membri Camera
- BATTELLI Sergio
- NESCI Dalila
- FRACCARO Riccardo
- VIGNAROLI Stefano
- DI MAIO Luigi
- PETRAROLI Cosimo

Membri Senato
- DONNO Daniela
- FATTORI Elena
- LEZZI Barbara

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