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Fiscal compact: Un favore all'Europa delle Banche

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La scorsa settimana i nostri deputati hanno presentato una mozione che impegnava il governo ad assumere iniziative in ambito europeo e nazionale per la revisione dei vincoli derivanti dal Trattato noto come «fiscal compact».

L'accordo del Fiscal Compact consta di due passaggi decisivi per la politica economica di un Paese membro. Il primo prevede l'inserimento negli ordinamenti pubblici della clausola dell'obbligo del pareggio di bilancio (entrate totali e spese totali della Pubblica Amministrazione devono coincidere), che l'Italia ha inserito in Costituzione, pur senza esservi obbligata; il secondo chiede ai singoli paesi europei di perseguire nel ventennio tra il 2015 ed il 2035 una riduzione del debito pubblico in eccesso rispetto alla soglia del 60% del Prodotto Interno Lordo al ritmo di 1/20 l'anno.

Siccome il debito italiano è oggi al di sopra del 120% del Prodotto interno lordo, il taglio significherebbe una riduzione annua del debito pubblico italiano inizialmente del 3,5% di Pil (più di 50 miliardi di euro) e poi di 1,3% (20 miliardi del Pil attuale) verso il 2035.

Somme enormi, dunque, che ci lascerebbero ben presto come unica opzione quella di ridurre profondamente la spesa pubblica italiana e di aumentare fortemente la tassazione su cittadini ed imprese.
Durante la discussione in aula della mozione è intervenuta la nostra deputata Paola Carinelli:

"In pratica i cittadini italiani hanno messo, senza saperlo, 15 miliardi di euro per aiutare delle banche private straniere quando, invece, potevano essere usati per molte altre cose, ad esempio, per aiutare le famiglie e le imprese in difficoltà. Se i cittadini avessero saputo, se avessero potuto scegliere tra dare questi 15 miliardi a banche private oppure darle a famiglie e imprese, sono sicura cosa avrebbero scelto. Ma è stato deciso sopra le loro teste.
Proponiamo di cambiare questi due accordi perché, come tutti gli accordi, come anche gli accordi commerciali, possono essere modificati, possono essere rivisti, basta ridiscuterli. Il nostro Governo dovrebbe, cioè, andare dalle persone con cui ha fatto questi accordi anni fa e dirgli che questi accordi sono da rivedere, sono da ridiscutere e inizierebbe una trattativa. Ma il nostro Governo non lo fa. Non ci prova neanche. Perché ? Perché non ha il coraggio ? Sì. Perché non conta nulla in Europa ? Sì. Perché non gli interessa ? Be', forse è il caso che il Governo inizi a fare gli interessi dei cittadini prima che quelli delle banche."

Abbiamo fatto di più: un gesto che resterà nella Storia. Un gesto di testimonianza, una denuncia pubblica nell'aula parlamentare sovrana. I deputati M5S, uno per uno, si sono alzati e hanno fatto risuonare i nomi di tutti i 173 politici colpevoli di aver firmato la ratifica di MES, Fiscal Compact e Pareggio di Bilancio senza chiedere conto agli italiani.


Membri Camera
- BATTELLI Sergio
- NESCI Dalila
- FRACCARO Riccardo
- VIGNAROLI Stefano
- DI MAIO Luigi
- PETRAROLI Cosimo

Membri Senato
- DONNO Daniela
- FATTORI Elena
- LEZZI Barbara

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