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Un'innovativa start-up di giovani e appassionati cittadini ha dato il là ad un nuovo modo di intendere lo spazio verde, creando l'Orto cittadino.


Abito a Verona, in Terza circoscrizione (Borgo Milano), e mi capita spesso di percorrere via San Marco e di provare un'ancestrale gratificazione quando lo sguardo, prigioniero del paesaggio antropizzato, si libera e corre senza ostacoli sull'ultimo polmone verde del mio quartiere, la Spianà.


Nel riflettere sulla valenza di un'area verde mi sono sempre soffermato sull'importanza del suolo come via d'accesso alle falde acquifere, come elemento ossigenante, ma solo adesso mi rendo consapevole dell'importanza dello spazio che libera lo sguardo e del colore, il verde, che porta equilibrio nello spirito.


L'era del consumismo edonistico, ci ha modellato ed indotto alla valorizzazione di ciò che è sensibilmente percepibile, tralasciando l'impalpabile essenzialità dello spirito, cosicché tra i diversi livelli neurologici, solo l'ambiente fisico ed i comportamenti manifesti assurgono a elemento di verità e di realtà oggettiva.


In questo contesto parlare di anima, e di equilibrio spirituale come possibile soluzione al dilagante disagio sociale, e al degrado ambientale (inquinamento, cementificazione, sfruttamento del suolo) viene percepitocome utopia. I'aspetto economico risultante dalla trasformazione e lo sfruttamento delle risorse, tra le quali l'ambiente, è l'unico parametro di selezione degli interventi in campo amministrativo, che si riferisce all' effimero guadagno ottenuto nel breve periodo, senza considerare gli enormi e insostenibili costi di una cattiva qualità della vita.


La Spianà deve restare così com'è perché il suo spazio è indispensabile all'equilibrio emozionale dei Veronesi, anzi deve diventare un laboratorio sperimentale di aggregazione sociale e connessione con la natura (ultimo brandello superstite) da parte dell'essere umano.


Chi come me ha avuto la fortuna (o la sfortuna, perché sono passati molti anni) di vivere la propria infanzia negli anni 60' e 70', coglie con nostalgia, la differenza tra i paesi ancora circondati dal verde, nei quali è cresciuto, rispetto ai quartieri odierni, dove gli ambienti risultano sterilizzati dall'asfalto e dal cemento, nei quali un bambino è costretto a seguire i ritmi della modernità e non più quelli della natura; ma è solo ripensando allo sviluppo della nostra società in chiave collaborativa con gli elementi naturali che possiamo, pur andando avanti, riconquistare i valori perduti.


Dobbiamo quindi pensare alla Spianà come ad un Laboratorio Eco-Pedagogico, un parco agricolo, ricreativo e scolastico, nel quale i nostri bambini possano esercitare il sacrosanto diritto di connettersi con i ritmi delle stagioni, utilizzando i sensi per apprendere, per una consapevole e responsabile indipendenza psicofisica, humus propedeutico alla formazione di uomini prima ancora che stimati professionisti. Questo residuale spazio verde potrebbe diventare sia luogo di salute per coloro che soffrono di distonie cognitive, sino a spazio di integrazione generazionale, il tutto tramite la cura della terra intesa come madre benevola.


A tal proposito, già un'innovativa start-up, di giovani e appassionati cittadini ha dato il là ad un nuovo modo di intendere lo spazio verde, creando l'Orto cittadino, ossia la possibilità di curare i propri 50 mq di terreno e beneficiare dei prodotti ortofrutticoli coltivati; ma molte altre potrebbero essere le iniziative pedagogiche e ludiche dedicate alla Spianà, se solo si evidenzia la vicinanza dello stessa con la zona dell'ex scalo merci, area indicata, da molti e con con ragione, come prossimo necessario parco pubblico cittadino.


Entro il 2018 scadranno i piani urbanistici della nostra città; la prossima amministrazione avrà la possibilità di intervenire sia sul PAT (Piano di Assetto Territoriale) che sul PI (Piano degli Interventi) e sarebbe lungimirante per coloro che governeranno Verona tutelare alcuni spazi vincolandoli a verde pubblico e nel caso specifico riportando la destinazione d'uso della Spianà a terreno agricolo (non più destinata ad accogliere impianti sportivi, come il palaghiaccio). Non si tratta di spendere denaro, ma di investire sul futuro dei nostri figli, oltre che sulla salute di tutti i cittadini Veronesi.


Da Verona-in