Un'autostrada ciclabile

  



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Già nel lontano 2004, un dossier dell'organizzazione mondiale della sanità, Health impact of PM10 and ozone in 13 italian cities, metteva in guardia sulla pericolosità dell'inquinamento atmosferico da polveri sottili e ozono; questo documento rilevava la correlazione tra la presenza di inquinanti nell'aria e l'incidenza di malattie respiratorie in 13 città italiane, tra cui anche Verona. Nel triennio 2002-2004, più di 8000 morti e decine di migliaia di patologie respiratorie, sono state attribuite alla eccessiva presenza di PM10 e ozono nell' atmosfera delle nostre città. Il dossier dell'OMS terminava con l'esortazione alla riduzione del tasso di inquinamento, per migliorare lo stato di salute dei cittadini italiani.

Nonostante l'importanza di questo come altri documenti scientifici, nulla è stato fatto a Verona, dalle passate amministrazioni per affrontare questo grave problema, nell'ottica della riduzione delle PM10 e delle PM 2,5, attraverso la riqualificazione energetica delle unità abitative oltre che alla riduzione del traffico automobilistico privato definendo un piano urbano eco-sostenibile della mobilità. Anzi, al contrario, la situazione è peggiorata, il traffico è aumentato, come i suoi poli di attrazione (vedi centri commerciali), considerando oltremodo che l'iniziativa amministrativa si è orientata principalmente verso il trasporto privato a motore, come soluzione alle necessità di movimento dei cittadini veronesi, una politica di mobilità miope ed ormai assolutamente insostenibile.

È allora in questa sede che lanciamo una provocazione (ma non troppo) alla ormai prossima amministrazione, ossia di valutare un piano della mobilità che inverta gli ordini dei fattori rovesciando la piramide delle priorità; si chiede quindi di privilegiare nella progettazione urbanistica la mobilità pedonale e ciclabile, il trasporto pubblico, lasciando in ultima istanza il trasporto con auto privata, investendo le risorse di bilancio non più in autostrade urbane con turbo rotonde, ma in percorsi pedonali e piste ciclabili gradevoli e sicure.

A questo proposito ci facciamo carico di approfondire la provocazione fornendo i dettagli di un ipotetico progetto di mobilità sicura ed ecosostenibile in 3^ circoscrizione: un'autostrada ciclabile dalla Croce Bianca di San Massimo a Ponte Catena in Borgo Trento. Ponendo le basi sull'osservazione di esperimenti esistenti in altre città europee, quella di Grenoble nello specifico, ipotizziamo di realizzare un test di mobilità in quel lembo di quartiere delimitato da Corso Milano, via Galvani e via Fava e di rendere tutte le vie interquartierali zone 30 kmh, lasciando solo le direttrici principali (quelle già citate) a velocità massima di 50 kmh. Sfruttando inoltre la dimensione della sezione stradale delle vie Pitagora e Archimede, è possibile creare, senza grave disagio per il traffico automobilistico (visto che si tratta di un test), un'autostrada ciclabile a norma del DM 557 del 1999, anzi anche più ampia, che percorrendo via Sicilia, (dall'innesto con Corso Milano), proseguendo in via Licata e approdando su via Pitagora possa arrivare al termine di via Archimede dove oggi persiste un'area verde che impedisce lo sbocco su via Galvani. Allo stesso modo, sull'altro lato del canale un'area verde si frappone tra il Camuzzoni e via Alvise da Mosto. Approfittando delle due aree ancora non edificate e realizzando un ponte pedonale-ciclabile sul canale è possibile creare un collegamento tra via Archimede e via da Mosto consentendo così di proseguire fino al ponte Catena. Non vogliamo andare oltre, ma è intuitivo come le aree non urbanizzate di via Colombo possano essere impiegate per la realizzazione della pista ciclabile.

mappa autostrada ciclabile

Quale migliore occasione per la nuova amministrazione di mostrare concretamente l'intenzione di rispondere alle richieste di sostenibilità ambientale, di sicurezza per i propri figli (che si muovono nel quartiere in bicicletta), di riduzione del traffico e dell'inquinamento che arriva da una vasta area dell'opinione pubblica veronese, con i fatti e non con le sole parole. Questo mobility test consentirebbe di valutare le condizioni di mobilità all'interno del quartiere e la validità di un asse ciclabile portante che raccogliendo i flussi di ciclisti provenienti da tutto il quartiere conduca ai poli di attrazione principali, come l'ospedale di Borgo Trento e il centro storico, collegando Borgo Nuovo, Borgo Milano, il Saval e Borgo Trento con la ciclabile del Camuzzoni e quindi dando l'avvio ad una rete ciclabile cittadina degna di questo nome.

Verona necessita di una visione progettuale nuova, che tenga maggiormente in considerazione i valori della salute e della qualità della vita dei suoi cittadini, orientata al bene comune ed ad un rinfrancato sentimento di comunità, scevra da egoismi personali e lobbistici ma al contempo pregna di responsabilità collettiva.

La provocazione è stata lanciata.