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MoVimento 5 Stelle

Trentino - 

Le cronache degli ultimi tempi registrano come, per selezionare i "migliori" in Provincia di Trento, i regolari concorsi per alcuni sono ritenuti strumenti obsoleti: ai comuni mortali non rimane che la strada dei concorsi ordinari con 1500 iscritti, mentre per altri il percorso è in discesa, con colloqui ed elenchi in ordine alfabetico.
Il 13 giugno scorso è stato pubblicato l'avviso di selezione per la formazione di un elenco di personale "particolarmente qualificato cui possono essere affidati incarichi di esperto per lo svolgimento di attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione caratterizzate da elevata autonomia ed esperienza".
Alcune contraddizioni si evidenziano nel bando stesso.
Inoltre gli ambiti professionali a cui fa riferimento il bando sono molteplici: giuridico, amministrativo, economico, finanziario o tecnico. Non si capisce come possano essere verificati i funzionari tecnici dato che le materie oggetto di verifica non prevedono argomenti corrispondenti.
L'elenco verrebbe formato in esito a un semplice colloquio, non in base ai risultati del colloquio stesso ma per ordine alfabetico. Dall'elenco sarebbero quindi i dirigenti a scegliere discrezionalmente i dipendenti a cui affidare l'incarico e il bonus. In che modo si possa così garantire principi come l'imparzialità e la meritocrazia rimane misterioso.
Per questi motivi abbiamo depositato l'allegata interrogazione.

Filippo Degasperi
Cons. prov. M5s

Interrogazione M5S Degasperi su selezione funzionari esperti PAT.pdf
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Trento, 20 giugno 2017

Egregio Signor
Bruno Dorigatti
Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE

Interrogazione a risposta scritta n. 4673


CONTINUANO LE MODALITÀ INNOVATIVE PER LA SELEZIONE DEL PERSONALE IN PROVINCIA

Le cronache degli ultimi tempi registrano come per selezionare i "migliori" in Provincia di Trento i regolari concorsi per alcuni sono ritenuti strumenti obsoleti. Mentre per i comuni mortali la strada è quella dei concorsi ordinari con 1500 iscritti, per altri il percorso è in discesa, con colloqui ed elenchi in ordine alfabetico.
Il 13 giugno scorso è stato pubblicato l'avviso di selezione per la formazione di un elenco di personale "particolarmente qualificato cui possono essere affidati incarichi di esperto per lo svolgimento di attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione caratterizzate da elevata autonomia ed esperienza".
Una lunga definizione che nella sostanza comporterebbe ai prescelti l'attribuzione di un'indennità di 12.500 euro annui.
Alcune contraddizioni si evidenziano nel bando stesso.
Se da un lato nel titolo si sottolinea la necessaria "esperienza", il requisito di "almeno 3 anni anche non continuativi" nella categoria D pare piuttosto modesto. Singolare poi che si chieda un'esperienza "almeno biennale" (che stando alla lettera non deve essere aggiuntiva rispetto ai 3 anni) nello svolgimento "con elevata autonomia, di compiti di alta professionalità e specializzazione". Se infatti queste mansioni sono già regolarmente previste e svolte, per quale ragione si sente il bisogno di creare un elenco aggiuntivo?
Gli ambiti professionali a cui fa riferimento il bando sono molteplici: giuridico, amministrativo, economico, finanziario o tecnico. Non si capisce come possano essere verificati i funzionari tecnici dato che le materie oggetto di verifica non prevedono argomenti corrispondenti.
L'elenco verrebbe formato in esito a un semplice colloquio, non in base ai risultati del colloquio stesso ma per ordine alfabetico. Dall'elenco sarebbero quindi i dirigenti a scegliere discrezionalmente i dipendenti a cui affidare l'incarico e il bonus. In che modo si possa così garantire principi come l'imparzialità e la meritocrazia rimane misterioso.
Si tenga conto che l'indennità aggiuntiva fa sì che la retribuzione del soggetto "particolarmente qualificato" arriverebbe ad eguagliare quella dei direttori, selezionati attraverso concorsi, figura che rischia di essere scardinata o per meglio dire scavalcata.

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere


1) in che modo la libera scelta da un elenco in ordine alfabetico garantisce principi quali la meritocrazia e l'imparzialità nell'azione della Pubblica Amministrazione;
2) se il rischio che si generi commistione di interessi tra il dirigente che nomina e il funzionario nominato beneficiario dell'indennità aggiuntiva è stato adeguatamente verificato, da parte di quali soggetti e con quali esiti;
3) come mai, se le mansioni previste sono già regolarmente svolte, si rende necessario istituire una nuova figura;
4) come mai non si è utilizzato lo strumento del concorso pubblico con conseguente formazione di una graduatoria di merito;
5) quanti sono i dipendenti che già oggi svolgono "con elevata autonomia compiti di alta professionalità e specializzazione in ambito giuridico, amministrativo, economico, finanziario o tecnico" con il dettaglio del nominativo;
6) come si pensa di verificare le competenze dei funzionari tecnici dato che il colloquio non prevede materie compatibili;
7) quanti concorsi per direttore sono previsti entro il 2020 e per quale ragione non si è fatto riferimento a questa figura;
8) la retribuzione prevista per un direttore alla prima nomina.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. prov. Filippo Degasperi


Trentino - 

Stamattina l'assessore Zeni ci ha rassicurato circa l'ennesimo allagamento delle nuovissime centrali dell'emergenza. Non ci aveva però spiegato che la situazione è stata risolta con l'utilizzo di strumenti sofisticati e di tecniche all'avanguardia. Le foto che ci sono state fornite testimoniano l'impiego di moderni secchi che vengono svuotati con una certa frequenza.
Gli investimenti del "centralino unico" e nella nuova centrale del 118 mostrano quotidianamente la loro qualità ed efficacia.
Naturalmente anche in questo caso i responsabili, modesti come al solito, rimarranno nell'ombra.

Filippo Degasperi
Cons. prov. M5s

foto 1: http://www.movimento5stelle.it/listeciviche/liste/trentino/2017/06/22/foto%201.JPG
foto 2: http://www.movimento5stelle.it/listeciviche/liste/trentino/2017/06/22/foto%202.JPG
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foto 1.JPG

foto 2.JPG


Trentino - 

Dopo i gravi fatti di ieri che hanno coinvolto degli inermi clienti del Liber Cafè in piazza Dante, anche questa mattina la comunità trentina ha dovuto assistere ad un nuovo episodio di violenza e guerriglia urbana in via Rosmini, piazza Santa Maria Maggiore e infine di nuovo in Piazza Dante, tra gruppi rivali di facinorosi migranti extracomunitari per il controllo dello spaccio di stupefacenti. Si tratta dell'ennesimo episodio di violenza che dimostra in modo inequivocabile che la situazione è totalmente fuori controllo.
La nostra solidarietà va certamente alle Forze dell'Ordine che, ridimensionate in mezzi e uomini, sono costrette ad affrontare una situazione di grave pericolo per l'incolumità della popolazione trentina. Ciò non toglie che la maggiore responsabilità vada all'amministrazione comunale e all'assessore provinciale competente, capaci di riempirsi la bocca di "integrazione" e "solidarietà" coi soldi dei trentini. Alle stesse autorità politiche non può sfuggire questa drammatica realtà quotidiana di violenza e degrado.
Per questi motivi abbiamo depositato l'allegata interrogazione.

Filippo Degasperi
Cons. prov. M5s

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Trento, 22 giugno 2017

Preg.mo Signor
Bruno Dorigatti
Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE

Interrogazione a risposta scritta n.

Dopo i gravi fatti di ieri che hanno coinvolto degli inermi clienti del Liber Cafè in piazza Dante, anche questa mattina la comunità trentina ha dovuto assistere all'ennesimo episodio di violenza e guerriglia urbana verso le ore 13.00 tra via Rosmini, piazza Santa Maria Maggiore e infine di nuovo in Piazza Dante, tra gruppi rivali di facinorosi migranti extracomunitari per il controllo dello spaccio di stupefacenti, con persino richiami religiosi al Ramadan. Si tratta dell'ennesimo episodio di violenza che dimostra in modo inequivocabile che la situazione è totalmente fuori controllo e sfuggita alla gestione delle autorità competenti.
La nostra solidarietà va certamente alle Forze dell'Ordine che, ridimensionate in mezzi e uomini, sono costrette ad affrontare una situazione di grave pericolo per l'incolumità della popolazione trentina. Ciò non toglie che la maggiore responsabilità vada all'amministrazione comunale e all'assessore provinciale competente, capaci di riempirsi la bocca di "integrazione" e "solidarietà" coi soldi dei trentini. Alle stesse autorità politiche non può sfuggire questa drammatica realtà quotidiana di violenza e degrado.
Ne deriva che ormai la comunità trentina non ha più alcuna fiducia né nell'autorevolezza dell'amministrazione comunale né tanto meno in quella provinciale.
Può sembrare eccessiva la richiesta di una moratoria che blocchi nuovi arrivi di migranti essendo l'attuale situazione ormai incontrollabile. Inoltre nasce il fondato dubbio che la parola "integrazione" non significhi assolutamente nulla, se non il vuoto di chi in modo irresponsabile vuole nascondere la gravità della realtà quotidiana.

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

1. quanti sono ad oggi i migranti extracomunitari accolti nel territorio del Comune di Trento,
2. a quale sesso e nazionalità appartengono,
3. in quali strutture sono ospitati, specificando il numero di essi per ogni struttura,
4. quanti di essi hanno richiesto asilo politico e a quanti è stato riconosciuto,
5. qual è il costo giornaliero a carico della comunità trentina per il mantenimento di ogni migrante extracomunitario,
6. quanti sono i migranti extracomunitari inseriti in progetti di integrazione di cui si chiede la dettagliata documentazione,
7. se la Giunta provinciale non ritiene di richiedere al Ministero degli Interni una moratoria di almeno tre mesi per impedire l'arrivo di nuovi migranti extracomunitari, essendo a tutti evidente che la situazione di quotidiane violenze è ormai fuori controllo,
8. se la Giunta provinciale non ritiene di chiedere all'autorità statale competente un incremento di uomini delle Forze dell'Ordine al fine di assicurare l'incolumità della popolazione trentina gravemente preoccupata di questi continui episodi di violenza,
9. quanti sono stati i migranti extracomunitari espulsi per reati commessi nel territorio comunale e provinciale, essendo chiaro ed inequivocabile che tali eventi di violenza sono riferibili al mancato rispetto delle elementari regole di convivenza civile e, di conseguenza, i soggetti facilmente individuabili e responsabili dei reati devono essere espulsi con procedura d'urgenza,
10. se e quanti migranti extracomunitari sono stati ricoverati presso il pronto soccorso dell'Ospedale di Trento, quanto tempo è stato dedicato dai sanitari per prestare loro assistenza e il relativo costo a carico del servizio sanitario provinciale finanziato dalle casse della comunità trentina,
11. se per reprimere tali atti violenti le Forze dell'Ordine hanno dovuto ricorrere a rinforzi e in tal caso qual è stato il costo dell'impiego di personale che avrebbe dovuto essere dedicato ad altri servizi,
12. se Forze dell'Ordine municipali hanno partecipato alla repressione di tali eventi di violenza e in caso affermativo, quanti uomini sono stati impiegati e il relativo costo essendo stati distratti dalle loro competenze ordinarie,
13. se, quali e quanti costi sopra esposti in termini di Forze dell'Ordine, pronto soccorso, strutture sanitarie e di accoglienza, sono totalmente a carico della Comunità Europea oppure come sono suddivisi tra UE, Stato Italiano, Provincia Autonoma di Trento e Comune di Trento.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. prov. Filippo Degasperi


Trentino - 

Dopo i gravi fatti di ieri che hanno coinvolto degli inermi clienti del Liber Cafè in piazza Dante, anche questa mattina la comunità trentina ha dovuto assistere ad un nuovo episodio di violenza e guerriglia urbana in via Rosmini, piazza Santa Maria Maggiore e infine di nuovo in Piazza Dante, tra gruppi rivali di facinorosi migranti extracomunitari per il controllo dello spaccio di stupefacenti. Si tratta dell'ennesimo episodio di violenza che dimostra in modo inequivocabile che la situazione è totalmente fuori controllo.
La nostra solidarietà va certamente alle Forze dell'Ordine che, ridimensionate in mezzi e uomini, sono costrette ad affrontare una situazione di grave pericolo per l'incolumità della popolazione trentina. Ciò non toglie che la maggiore responsabilità vada all'amministrazione comunale e all'assessore provinciale competente, capaci di riempirsi la bocca di "integrazione" e "solidarietà" coi soldi dei trentini. Alle stesse autorità politiche non può sfuggire questa drammatica realtà quotidiana di violenza e degrado.
Per questi motivi abbiamo depositato l'allegata interrogazione.

Filippo Degasperi
Cons. prov. M5s

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Trento, 22 giugno 2017

Preg.mo Signor
Bruno Dorigatti
Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE

Interrogazione a risposta scritta n.

Dopo i gravi fatti di ieri che hanno coinvolto degli inermi clienti del Liber Cafè in piazza Dante, anche questa mattina la comunità trentina ha dovuto assistere all'ennesimo episodio di violenza e guerriglia urbana verso le ore 13.00 tra via Rosmini, piazza Santa Maria Maggiore e infine di nuovo in Piazza Dante, tra gruppi rivali di facinorosi migranti extracomunitari per il controllo dello spaccio di stupefacenti, con persino richiami religiosi al Ramadan. Si tratta dell'ennesimo episodio di violenza che dimostra in modo inequivocabile che la situazione è totalmente fuori controllo e sfuggita alla gestione delle autorità competenti.
La nostra solidarietà va certamente alle Forze dell'Ordine che, ridimensionate in mezzi e uomini, sono costrette ad affrontare una situazione di grave pericolo per l'incolumità della popolazione trentina. Ciò non toglie che la maggiore responsabilità vada all'amministrazione comunale e all'assessore provinciale competente, capaci di riempirsi la bocca di "integrazione" e "solidarietà" coi soldi dei trentini. Alle stesse autorità politiche non può sfuggire questa drammatica realtà quotidiana di violenza e degrado.
Ne deriva che ormai la comunità trentina non ha più alcuna fiducia né nell'autorevolezza dell'amministrazione comunale né tanto meno in quella provinciale.
Può sembrare eccessiva la richiesta di una moratoria che blocchi nuovi arrivi di migranti essendo l'attuale situazione ormai incontrollabile. Inoltre nasce il fondato dubbio che la parola "integrazione" non significhi assolutamente nulla, se non il vuoto di chi in modo irresponsabile vuole nascondere la gravità della realtà quotidiana.

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

1. quanti sono ad oggi i migranti extracomunitari accolti nel territorio del Comune di Trento,
2. a quale sesso e nazionalità appartengono,
3. in quali strutture sono ospitati, specificando il numero di essi per ogni struttura,
4. quanti di essi hanno richiesto asilo politico e a quanti è stato riconosciuto,
5. qual è il costo giornaliero a carico della comunità trentina per il mantenimento di ogni migrante extracomunitario,
6. quanti sono i migranti extracomunitari inseriti in progetti di integrazione di cui si chiede la dettagliata documentazione,
7. se la Giunta provinciale non ritiene di richiedere al Ministero degli Interni una moratoria di almeno tre mesi per impedire l'arrivo di nuovi migranti extracomunitari, essendo a tutti evidente che la situazione di quotidiane violenze è ormai fuori controllo,
8. se la Giunta provinciale non ritiene di chiedere all'autorità statale competente un incremento di uomini delle Forze dell'Ordine al fine di assicurare l'incolumità della popolazione trentina gravemente preoccupata di questi continui episodi di violenza,
9. quanti sono stati i migranti extracomunitari espulsi per reati commessi nel territorio comunale e provinciale, essendo chiaro ed inequivocabile che tali eventi di violenza sono riferibili al mancato rispetto delle elementari regole di convivenza civile e, di conseguenza, i soggetti facilmente individuabili e responsabili dei reati devono essere espulsi con procedura d'urgenza,
10. se e quanti migranti extracomunitari sono stati ricoverati presso il pronto soccorso dell'Ospedale di Trento, quanto tempo è stato dedicato dai sanitari per prestare loro assistenza e il relativo costo a carico del servizio sanitario provinciale finanziato dalle casse della comunità trentina,
11. se per reprimere tali atti violenti le Forze dell'Ordine hanno dovuto ricorrere a rinforzi e in tal caso qual è stato il costo dell'impiego di personale che avrebbe dovuto essere dedicato ad altri servizi,
12. se Forze dell'Ordine municipali hanno partecipato alla repressione di tali eventi di violenza e in caso affermativo, quanti uomini sono stati impiegati e il relativo costo essendo stati distratti dalle loro competenze ordinarie,
13. se, quali e quanti costi sopra esposti in termini di Forze dell'Ordine, pronto soccorso, strutture sanitarie e di accoglienza, sono totalmente a carico della Comunità Europea oppure come sono suddivisi tra UE, Stato Italiano, Provincia Autonoma di Trento e Comune di Trento.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. prov. Filippo Degasperi


Trentino - 

Dopo i gravi fatti di ieri che hanno coinvolto degli inermi clienti del Liber Cafè in piazza Dante, anche questa mattina la comunità trentina ha dovuto assistere ad un nuovo episodio di violenza e guerriglia urbana in via Rosmini, piazza Santa Maria Maggiore e infine di nuovo in Piazza Dante, tra gruppi rivali di facinorosi migranti extracomunitari per il controllo dello spaccio di stupefacenti. Si tratta dell'ennesimo episodio di violenza che dimostra in modo inequivocabile che la situazione è totalmente fuori controllo.
La nostra solidarietà va certamente alle Forze dell'Ordine che, ridimensionate in mezzi e uomini, sono costrette ad affrontare una situazione di grave pericolo per l'incolumità della popolazione trentina. Ciò non toglie che la maggiore responsabilità vada all'amministrazione comunale e all'assessore provinciale competente, capaci di riempirsi la bocca di "integrazione" e "solidarietà" coi soldi dei trentini. Alle stesse autorità politiche non può sfuggire questa drammatica realtà quotidiana di violenza e degrado.
Per questi motivi abbiamo depositato l'allegata interrogazione.

Filippo Degasperi
Cons. prov. M5s

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Trento, 22 giugno 2017

Preg.mo Signor
Bruno Dorigatti
Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE

Interrogazione a risposta scritta n.

Dopo i gravi fatti di ieri che hanno coinvolto degli inermi clienti del Liber Cafè in piazza Dante, anche questa mattina la comunità trentina ha dovuto assistere all'ennesimo episodio di violenza e guerriglia urbana verso le ore 13.00 tra via Rosmini, piazza Santa Maria Maggiore e infine di nuovo in Piazza Dante, tra gruppi rivali di facinorosi migranti extracomunitari per il controllo dello spaccio di stupefacenti, con persino richiami religiosi al Ramadan. Si tratta dell'ennesimo episodio di violenza che dimostra in modo inequivocabile che la situazione è totalmente fuori controllo e sfuggita alla gestione delle autorità competenti.
La nostra solidarietà va certamente alle Forze dell'Ordine che, ridimensionate in mezzi e uomini, sono costrette ad affrontare una situazione di grave pericolo per l'incolumità della popolazione trentina. Ciò non toglie che la maggiore responsabilità vada all'amministrazione comunale e all'assessore provinciale competente, capaci di riempirsi la bocca di "integrazione" e "solidarietà" coi soldi dei trentini. Alle stesse autorità politiche non può sfuggire questa drammatica realtà quotidiana di violenza e degrado.
Ne deriva che ormai la comunità trentina non ha più alcuna fiducia né nell'autorevolezza dell'amministrazione comunale né tanto meno in quella provinciale.
Può sembrare eccessiva la richiesta di una moratoria che blocchi nuovi arrivi di migranti essendo l'attuale situazione ormai incontrollabile. Inoltre nasce il fondato dubbio che la parola "integrazione" non significhi assolutamente nulla, se non il vuoto di chi in modo irresponsabile vuole nascondere la gravità della realtà quotidiana.

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

1. quanti sono ad oggi i migranti extracomunitari accolti nel territorio del Comune di Trento,
2. a quale sesso e nazionalità appartengono,
3. in quali strutture sono ospitati, specificando il numero di essi per ogni struttura,
4. quanti di essi hanno richiesto asilo politico e a quanti è stato riconosciuto,
5. qual è il costo giornaliero a carico della comunità trentina per il mantenimento di ogni migrante extracomunitario,
6. quanti sono i migranti extracomunitari inseriti in progetti di integrazione di cui si chiede la dettagliata documentazione,
7. se la Giunta provinciale non ritiene di richiedere al Ministero degli Interni una moratoria di almeno tre mesi per impedire l'arrivo di nuovi migranti extracomunitari, essendo a tutti evidente che la situazione di quotidiane violenze è ormai fuori controllo,
8. se la Giunta provinciale non ritiene di chiedere all'autorità statale competente un incremento di uomini delle Forze dell'Ordine al fine di assicurare l'incolumità della popolazione trentina gravemente preoccupata di questi continui episodi di violenza,
9. quanti sono stati i migranti extracomunitari espulsi per reati commessi nel territorio comunale e provinciale, essendo chiaro ed inequivocabile che tali eventi di violenza sono riferibili al mancato rispetto delle elementari regole di convivenza civile e, di conseguenza, i soggetti facilmente individuabili e responsabili dei reati devono essere espulsi con procedura d'urgenza,
10. se e quanti migranti extracomunitari sono stati ricoverati presso il pronto soccorso dell'Ospedale di Trento, quanto tempo è stato dedicato dai sanitari per prestare loro assistenza e il relativo costo a carico del servizio sanitario provinciale finanziato dalle casse della comunità trentina,
11. se per reprimere tali atti violenti le Forze dell'Ordine hanno dovuto ricorrere a rinforzi e in tal caso qual è stato il costo dell'impiego di personale che avrebbe dovuto essere dedicato ad altri servizi,
12. se Forze dell'Ordine municipali hanno partecipato alla repressione di tali eventi di violenza e in caso affermativo, quanti uomini sono stati impiegati e il relativo costo essendo stati distratti dalle loro competenze ordinarie,
13. se, quali e quanti costi sopra esposti in termini di Forze dell'Ordine, pronto soccorso, strutture sanitarie e di accoglienza, sono totalmente a carico della Comunità Europea oppure come sono suddivisi tra UE, Stato Italiano, Provincia Autonoma di Trento e Comune di Trento.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. prov. Filippo Degasperi


Trentino - 

Mentre sui giornali si sprecano le prese di posizione di autorevoli esponenti della maggioranza che si spingono fino a presentare interrogazioni con il chiaro intento di mettere in difficoltà il granitico presidente Rossi che sul tema degli obblighi in materia di vaccini è stato perentorio, i consiglieri Filippo Degasperi, Walter Kaswalder e Maurizio Fugatti hanno depositato l'allegata proposta di mozione che, sulla falsariga di quanto già approvato a Bolzano, impegna la Giunta provinciale ad attivarsi affinché il Governo riconsideri le misure coercitive previste dal decreto Lorenzin sostituendole con campagne di informazione e sensibilizzazione.
Non è stato possibile depositare una proposta di voto proprio in considerazione del fatto che, ad oggi, solo i tre consiglieri sopra citati si sono espressi chiaramente. Stupisce quindi scoprire che altri condividono la medesima linea politica sul tema, pur non avendo tradotto tale condivisione in atti vincolanti per la Giunta provinciale.

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Trento, 14 giugno 2017

Egregio Signor
Bruno Dorigatti
Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE

Proposta di mozione n. 594

NO A MISURE COERCITIVE PER IMPORRE LE VACCINAZIONI

Con l'approvazione del Decreto Legge sull'obbligo delle vaccinazioni, in data 19 maggio 2017, il Consiglio dei Ministri ha introdotto le seguenti misure coercitive:

- le vaccinazioni obbligatorie passano da 4 a 12 e sono: anti-poliomielitica; anti-difterica; antitetanica; anti-epatite B; anti-pertosse; anti Haemophilusinfluenzae tipo B; anti-meningococcica B; anti-meningococcica C; anti-morbillo; anti-rosolia; anti-parotite; anti-varicella;
- le dodici vaccinazioni obbligatorie divengono un requisito per l'ammissione all'asilo nido e alle scuole dell'infanzia (per i bambini da 0 a 6 anni);
- l'obbligo è previsto per i minori fino a 16 anni. La violazione dell'obbligo vaccinale comporta l'applicazione di significative sanzioni pecuniarie: da euro 500 a euro 7.500. Inoltre, al comma 5 dell'art. 1 del Decreto, in caso di inadempienza, è prevista la segnalazione da parte dell'azienda sanitaria locale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni per gli eventuali adempimenti di competenza.

Il DL in argomento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 giugno 2017, presenta delle forti criticità. Questo decreto, prodotto con un'urgenza di cui si fatica a comprendere le ragioni, elimina la libertà di scelta nei confronti di trattamenti sanitari senza che sia emersa alcuna emergenza che lo possa giustificare.
Al riguardo, è opportuno fare un confronto con alcuni altri Paesi europei:
- 0 vaccinazioni obbligatorie nei seguenti Paesi UE: Austria, Germania, Danimarca, Estonia, Cipro, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Gran Bretagna (ancora Paese UE);
- 0 vaccinazioni obbligatorie nei Paesi extra-UE Norvegia e Islanda;
- 4 vaccinazioni obbligatorie in Francia;
- 3 vaccinazioni obbligatorie in Portogallo e Grecia;
- 1 vaccinazione obbligatoria in Belgio.

I provvedimenti sopraelencati entreranno in vigore con il prossimo anno scolastico (2017-2018).
Le seguenti misure coercitive - divieto di accesso ad asili nido e scuole dell'infanzia, aumento drastico delle multe e ricorso al tribunale dei minori con relativi provvedimenti fino alla sospensione della potestà genitoriale - vanno stralciate dal decreto e sostituite da altre misure idonee a garantire il rispetto delle indicazioni dell'OMS per un'efficace protezione da pericolose malattie infettive.
La campagna di sensibilizzazione da parte degli organi pubblici per aumentare la copertura vaccinale deve essere ampia ed equilibrata.

Tutto ciò premesso,
il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna il Presidente della Giunta:

1. a prospettare al Ministro della Salute le criticità evidenziate in premessa, tese ad una
valutazione in ordine alla necessità del mantenimento delle misure coercitive contenute nel decreto legge citato e alla loro sostituzione con altre misure idonee a garantire il rispetto delle indicazioni dell'OMS per un'efficace protezione da pericolose malattie infettive, garantendo, comunque, da parte delle amministrazioni competenti una campagna di sensibilizzazione ampia ed equilibrata in relazione alla copertura vaccinale.

2. a trasmettere il presente atto al Ministro della Salute.

Cons. prov. Filippo Degasperi
Cons. Walter Kaswalder
Cons. Maurizio Fugatti


Trentino - 

Sono ormai 3 anni che puntualmente la linea, proprio nella stagione estiva, quella in cui dovrebbe fungere da volano e da elemento di richiamo per i turisti, viene chiusa. E' successo nel 2015 per quasi tutta l'estate, si è ripetuto dal 12 giugno all'8 luglio 2016 e, puntuali, anche nel 2017 sono arrivati i "lavori di ammodernamento". Nella tradizionale applicazione del sistema del bastone e della carota si favoleggia che si tratterebbe di lavori necessari "se vogliamo meritarci l'elettrificazione". Non si capisce bene dove stia il nesso con la sostituzione delle traversine dato che l'ipotesi di elettrificazione (viste le caratteristiche tecniche, in particolare delle gallerie) è e rimane un puro esercizio accademico.
Le giustificazioni sulla scelta del periodo sono esilaranti: secondo l'assessore Gilmozzi (che opportunamente prende a riferimento i dati del luglio 2014 dato che nelle stagioni seguenti la ferrovia era chiusa) la ragione sta semplicemente nel numero di passeggeri. 4871 frequentatori in luglio contro i 5860 di novembre. Naturalmente il fatto che in giugno e in luglio le zone interessate dai lavori siano strapiene di ospiti non importa. Nemmeno importa il fatto che nel frattempo la ferrovia della Valsugana è stata ampiamente sponsorizzata come strumento di attrazione del turismo cosiddetto "dolce" a cominciare da quello che fa riferimento alla bicicletta. Pianificare autobus sostitutivi in novembre, mese in cui è presumibile che i passeggeri abbiano una presenza statisticamente stabile è diverso rispetto a giugno e luglio, quando le comitive di turisti arrivano senza preavviso e oggi rischiano di rimanere a piedi. All'assessore Gilmozzi non importa nemmeno che i lavori notturni tengano svegli interi campeggi con centinaia di ospiti. Programmarli in novembre per esempio, quando la zona è deserta, pareva di fare un dispetto agli operatori che così invece possono apprezzare l'avanzamento dei lavori e le dotazioni tecniche delle Ferrovie.
Anche sulle modalità operative c'è di che discutere. Di solito i passaggi a livello si chiudono quando transitano i treni. La Valsugana invece è la prima linea ferroviaria in cui accade il contrario: TUTTI i passaggi a livello tra Pergine e Levico rimangono ermeticamente chiusi proprio quando di treni non ne passano più. Considerato che i lavori si svolgono effettivamente in settori molto più limitati ci sarebbe da spiegare ai cittadini (turisti e residenti) come mai i passaggi a livello di Pergine sono chiusi quando i lavori sono a Calceranica.
Infine una riflessione merita il rapporto con il territorio. A leggere le reazioni degli operatori pare che nessuno si sia preso la briga di informarli e di discutere con loro possibili interventi di mitigazione delle conseguenze dei lavori in corso. Un modo esemplare che dimostra la totale mancanza di rispetto, non solo da parte delle Ferrovie, ma soprattutto da parte di chi amministra questa Provincia. Sempre pronto a fare la voce grossa con i cittadini ma muto come un pesce di fronte a colossi come RFI che possono permettersi il lusso di organizzare a piacimento la propria attività, chiudere linee ferroviarie mettendo alla berlina il turismo trentino, chiudere passaggi a livello mettendo in crisi la viabilità, rendere invivibili intere porzioni di territorio senza che nessuno si sogni di provare a porre qualche paletto.
Per aiutare i cittadini a capire abbiamo depositato l'allegata interrogazione.

Filippo Degasperi
Cons. prov. M5s
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Trento, 19 giugno 2017

Preg.mo Signor
Bruno Dorigatti
Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE

FERROVIA DELLA VALSUGANA CHIUSA PER LA TERZA ESTATE CONSECUTIVA. LA PROVINCIA FA DA SPETTATORE MENTRE I TURISTI SCAPPANO


Interrogazione a risposta scritta n.


"Chi programma queste opere ... dimostra negliegenza e poco rispetto per il nostro lavoro" dichiara sconsolato il titolare di un campeggio della zona di Calceranica, funestata dai lavori sulla linea ferroviaria.
Che le Ferrovie abbiano poco rispetto per i trentini è ben noto ai cittadini del capoluogo che da 10 anni lottano (da soli) contro modalità di esercizio che per tutelare la comodità e gli interessi di pochi rendono inaccettabile la convivenza tra infrastruttura e abitazioni.
Quando soggetti inadeguati ricoprono ruoli chiave si possono vivere incubi come quello che residenti e turisti stanno vivendo in Alta Valsugana.
Sono ormai 3 anni che puntualmente la linea, proprio nella stagione estiva, quella in cui dovrebbe fungere da volano e da elemento di richiamo per i turisti, viene chiusa. E' successo nel 2015 per quasi tutta l'estate, si è ripetuto dal 12 giugno all'8 luglio 2016 e, puntuali, anche nel 2017 sono arrivati i "lavori di ammodernamento". Nella tradizionale applicazione del sistema del bastone e della carota si favoleggia che si tratterebbe di lavori necessari "se vogliamo meritarci l'elettrificazione". Non si capisce bene dove stia il nesso con la sostituzione delle traversine dato che l'ipotesi di elettrificazione (viste le caratteristiche tecniche, in particolare delle gallerie) è e rimane un puro esercizio accademico.
Le giustificazioni sulla scelta del periodo sono esilaranti: secondo l'assessore Gilmozzi (che opportunamente prende a riferimento i dati del luglio 2014 dato che nelle stagioni seguenti la ferrovia era chiusa) la ragione sta semplicemente nel numero di passeggeri. 4871 frequentatori in luglio contro i 5860 di novembre. Naturalmente il fatto che in giugno e in luglio le zone interessate dai lavori siano strapiene di ospiti non importa. Nemmeno importa il fatto che nel frattempo la ferrovia della Valsugana è stata ampiamente sponsorizzata come strumento di attrazione del turismo cosiddetto "dolce" a cominciare da quello che fa riferimento alla bicicletta. Pianificare autobus sostitutivi in novembre, mese in cui è presumibile che i passeggeri abbiano una presenza statisticamente stabile è diverso rispetto a giugno e luglio, quando le comitive di turisti arrivano senza preavviso e oggi rischiano di rimanere a piedi. All'assessore Gilmozzi non importa nemmeno che i lavori notturni tengano svegli interi campeggi con centinaia di ospiti. Programmarli in novembre per esempio, quando la zona è deserta, pareva di fare un dispetto agli operatori che così invece possono apprezzare l'avanzamento dei lavori e le dotazioni tecniche delle Ferrovie.
Anche sulle modalità operative c'è di che discutere. Di solito i passaggi a livello si chiudono quando transitano i treni. La Valsugana invece è la prima linea ferroviaria in cui accade il contrario: TUTTI i passaggi a livello tra Pergine e Levico rimangono ermeticamente chiusi proprio quando di treni non ne passano più. Considerato che i lavori si svolgono effettivamente in settori molto più limitati ci sarebbe da spiegare ai cittadini (turisti e residenti) come mai i passaggi a livello di Pergine sono chiusi quando i lavori sono a Calceranica.
Infine una riflessione merita il rapporto con il territorio. A leggere le reazioni degli operatori pare che nessuno si sia preso la briga di informarli e di discutere con loro possibili interventi di mitigazione delle conseguenze dei lavori in corso. Un modo esemplare che dimostra la totale mancanza di rispetto, non solo da parte delle Ferrovie, ma soprattutto da parte di chi amministra questa Provincia. Sempre pronto a fare la voce grossa con i cittadini ma muto come un pesce di fronte a colossi come RFI che possono permettersi il lusso di organizzare a piacimento la propria attività, chiudere linee ferroviarie mettendo alla berlina il turismo trentino, chiudere passaggi a livello mettendo in crisi la viabilità, rendere invivibili intere porzioni di territorio senza che nessuno si sogni di provare a porre qualche paletto.

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

1. il dettaglio delle frequentazioni giornaliere medie per ciascun mese degli anni 2013, 2014, 2015 e 2016 sulla linea della Valsugana;
2. la durata e le motivazioni della chiusura della linea della Valsugana negli anni 2015 e 2016;
3. se la Provincia ha concordato con le Ferrovie le modalità e le tempistiche dell'intervento 2017;
4. se la Provincia era a conoscenza degli impatti sulla viabilità e sulla vivibilità, dei lavori in corso in Valsugana; in caso di risposta affermativa
5. quali inziative ha adottato per verificarne la compatibilità con il particolare periodo di tutto-esaurito che, vista la contingenza delle festività di Pentecoste e del Corpus Domini, era chiaro avrebbe comportato presenze eccezionali proprio nelle aree interessate ai lavori;
6. quali iniziative ha adottato per informare la popolazione, i turisti e gli operatori e con quali esiti;
7. quali iniziative ha adottato per mitigare gli effetti dell'intervento;
8. per quali ragioni, mentre i lavori si svolgono in aree circoscritte, i passaggi a livello rimangono sbarrati anche a chilometri di distanza;
9. su chi grava, all'interno della struttura provinciale, la responsabilità delle decisioni e delle iniziative relative ai lavori in corso
10. se esistono progetti relativi all'elettrificazione della linea Trento - Bassano, ed eventualmente con quali costi e quali tempistiche.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. prov. Filippo Degasperi


Trentino - 

Che nella vicenda della cosiddetta Centrale Unica per l'Emergenza le cose non fossero andate per il verso giusto era chiaro da tempo.
La Cue doveva essere predisposta nel 2013 e siamo arrivati al giugno 2017, doveva costare 2 milioni di euro e ne è costati 3,8, doveva integrare le altre due centrali 115 e 118 in un'unica struttura e invece ci ritroviamo con 3 centrali, doveva essere a costi di esercizio "invariati" e invece scopriamo che costerà 800mila euro l'anno solo di personale. E ora, con l'annullamento del concorso anche sulla gestione del personale le nubi si addensano.
La domanda rimane la stessa di qualche settimana fa, quando la Centrale (o meglio sarebbe Centralina dato che non fa altro che smistare le emergenze al 115 o al 118) fu inaugurata in pompa magna: chi si assume la responsabilità di tutto ciò?

Filippo Degasperi
Cons. prov. M5s


Trentino - 

Oggi il dg dell'Azienda sanitaria si fa bello delle statistiche dell'Istituto Sant'Anna che dipingono luci e ombre della Sanità trentina. A cosa servano le statistiche ce l'ha ben spiegato Trilussa. Se c'è chi si bea della qualità delle cure palliative ci sono migliaia di trentini che si rivolgono ad altri sistemi sanitari perché da noi le risposte mancano o sono tardive. Ci sono cento mila trentini che hanno dovuto pagare per essere visitati o curati. A chi chiede una visita cardiologica oggi viene proposto gennaio 2018. Nessun riferimento a ciò nelle Laudi del direttore generale. Sul tema dei costi che, come sempre vedono il Trentino al vertice della classifica (qualcuno, statisticamente parlando, potrebbe dire "facile essere bravi con il doppio delle risorse degli altri") le giustificazioni sono esilaranti. Ovviamente il dg si guarda bene dal ricordare il suo stipendio che stacca quello dei suoi colleghi (eccetto Bolzano) di parecchie decine di migliaia di euro (anche qui la statistica è impietosa) ma cita come caso esemplare delle prestazioni aggiuntive che giustificherebbero il divario le cure odontoiatriche. Forse il dg non sa che su un bilancio da 1,2 miliardi di euro le cure odontoiatriche offerte dalla lungimirante L.P. 22/2007 incidono per circa 13,5 milioni (lascio a voi il calcolo de "la percentuale" come direbbe Trilussa) soprattutto dimentica di ricordare che la L.P. 22 è talmente apprezzata da essere oggetto di continui attacchi da più parti. Si è cominciato "dimenticandosi" della rete odontoiatrica e si è proseguito stravolgendo il meccanismo inizialmente previsto per lo screening destinato ai minori, con il risultato di passare dal controllo del 90% degli scolari della seconda elementare ad un misero 30% scarso (forse queste statistiche gli sono sfuggite). La L.P. 22/2007 non è frutto del sacco del dg Bordon, più a suo agio nello spacciare per novità modelli altrove già noti da anni. Eventualmente a lui potrà essere imputato il suo progressivo depotenziamento insieme alla desertificazione dei servizi sanitari nei territori trentini.

Filippo Degasperi
Cons. prov. M5s


Trentino - 

I dati diffusi dalla Banca d'Italia mostrano una volta in più, se ce ne fosse ancora bisogno, l'inutilità e l'inadeguatezza dell'armamentario di politica economica utilizzato dalla Giunta Rossi. Si tratta di strumenti superati dall'evoluzione del contesto che in Provincia di Trento evidentemente non si riesce a cogliere: contributi a pioggia per imprese che di innovativo non hanno nulla, finanziamenti alle solite imprese impegnate a delocalizzare più che a investire nel nostro territorio e agevolazioni fiscali impercettibili dagli imprenditori e spesso indecifrabili anche agli addetti ai lavori.
Unica innovazione rispetto alle politiche precedenti, l'introduzione anche in Trentino della nuova tassa di soggiorno.
Gli scarsi investimenti certificati dall'aumento dei depositi bancari evidenzia la totale mancanza di fiducia nelle prospettive.
La soluzione è semplice: eliminare la costosa ed inefficace politica dei contributi a pioggia e azzerare l'IRAP e l'addizionale regionale. Sono misure che richiedono coraggio ma che un bilancio da 4,5 miliardi di euro è in grado di sostenere tranquillamente.

Filippo Degasperi
Cons. prov. M5s

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