MoVimento 5 Stelle Rimani aggiornato su questa lista Iscriviti al MoVimento 5 Stelle

Inserisci la tua email per rimanere informato sulla lista certificata in questo comune





Tenetemi aggiornato
Sono disponibile ad aiutare la lista

MoVimento 5 Stelle

Trentino - 

Nel 2014 la Provincia ha riconosciuto un contributo di 453mila euro a OlioCru Consorzio srl, società agroalimentare che si occupa della produzione di olio extravergine di oliva e suoi derivati. Il contributo era subordinato allo sviluppo di un progetto di ricerca che, secondo le ipotesi dei proponenti, avrebbe dovuto portare il fatturato dai 200.000 euro del 2013 ad oltre 900.000 euro nel 2016.

Da un'attenta analisi dei bilanci, scopriamo che i ricavi sono tre volte inferiori rispetto a quelli prospettati, con differenze così abissali da far dubitare della fondatezza delle ipotesi su cui si basava la stima. Inoltre si prevedeva entro il 2016 un livello occupazionale pari a 9,5 unità lavorative da mantenere fino a tutto il 2020, ma la lettura della relativa voce di bilancio fa sorgere qualche timore.

La fumosità della vicenda (testimoniata anche dagli omissis, conseguenza non di una scelta del M5s ma dell'aver la Provincia eccepito il segreto d'ufficio) ci porta a chiedere perchè sia stato erogato mezzo milione di euro sulla base di semplici ipotesi la cui fondatezza si è rivelata, alla prova dei fatti, piuttosto labile. Trattandosi di un'importante operazione finanziaria pubblica, era doveroso verificare puntualmente se gli impegni assunti e pubblicizzati fossero adempiuti.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Interrogazione nr. 5192 del 13 ottobre 2017 - Scarica PDF


Trentino - 

Nel dicembre 2014, la Giunta provinciale deliberava lo scambio di una porzione di palazzo in piazza Fiera a Trento di sua proprietà con un rudere appartenente all'Istituto Pavoniano Artigianelli sito nella frazione di Susà di Pergine. L'operazione aveva suscitato scalpore con interventi puntuali da parte di altri consiglieri e financo di emittenti nazionali.

L'assessore Gilmozzi in un primo momento adduceva come suprema ragione d'interesse pubblico la necessità di evitare che "l'immobile cadesse in mano ai privati", dopodichè a distanza di due soli mesi dalla permuta, dichiarava sornione: "l'ex Artigianelli è inutile, va demolito".

Oltre ad assumere contorni farseschi, l'operazione si classifica come "sostegno" (è l'assessore a dirlo) ad un ente che già riceve direttamente circa 2,5 milioni l'anno per il servizio di formazione professionale nel settore delle arti grafiche.

Abbiamo presentato un'interrogazione per capire a che punto è la situazione a tre anni di distanza.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Interrogazione nr. 5176 dell'11 ottobre 2017 - Scarica PDF

Foto 1
edificio piazza fiera.png

Foto 2
artigianelli 1.png

Foto 3
artigianelli 2.png


Trentino - 

Come al solito Zeni e l'Azienda sanitaria fanno propaganda. Esempio ultimo il comunicato relativo all'acquisto di ambulanze e autosanitarie per Trentino Emergenza, un'ottima notizia che avalla le nostre continue denunce sullo stato pietoso di molti dei mezzi oggi utilizzati.

Con il classico strabismo che contraddistingue le comunicazioni istituzionali della giunta, ci si dimentica di ricordare che i nuovi mezzi non andranno ad implementare nulla, ma solo a sostituire mezzi a fine carriera.

Ricordiamo che dal 2012 non si acquistava più nessuna ambulanza (eccetto un mezzo speciale SLA), e che attualmente sono destinati all'emergenza anche mezzi con oltre 400.000 chilometri. Sul fronte delle autosanitarie la situazione è ancora peggiore, con mezzi più che obsoleti, (come due doblò (!) datati 2006 e dintorni) o ormai demoliti (come il Suzuki Vitara che prestava servizio a Rovereto).

I nuovi mezzi serviranno solo a ripristinare e garantire gli standard minimi del servizio. Naturalmente augurandoci che non seguano la stessa misteriosa sorte dell'autosanitaria di Pergine Valsugana.


Trentino - 

Nel 2014 la Comunità della Valle di Cembra ha avviato un progetto di mobilità sostenibile finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento e consistente nell'acquisto di 10 mountain bike elettriche con relativi punti di ricarica.

Il progetto, basato sulla formula del noleggio giornaliero, si prefigge l'obiettivo di fornire un concreto stimolo a tutte le persone desiderose di usare la bicicletta per percorrere territori indubbiamente rinomati dal punto di vista turistico.

Purtroppo il servizio sembrerebbe essere rimasto sulla carta. Pare infatti che le biciclette siano ancora chiuse nei magazzini comunali, mentre i punti di ricarica sono desolatamente vuoti.

Il Movimento 5 Stelle ha deciso di depositare un'interrogazione per fare chiarezza, capire i motivi dei ritardi in esame e avere una stima dei tempi reali di attuazione del progetto, tenuto anche conto che quest'ultimo è stato finanziato con soldi pubblici.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Interrogazione nr. 5164 dell'11 ottobre 2017 - Scarica PDF

Foto 1
bici val di cembra 1.png

Foto 2
bici val di cembra 2.png

Foto 3
bici val di cembra 3.png


Trentino - 

A distanza di circa un mese dal deposito di una nostra interrogazione in Consiglio Regionale nella quale chiedevamo conto dell'elevato carico di lavoro gravante sulla macchina burocratica del giudice di pace di Trento, continuiamo a ricevere segnalazioni che ci portano a pensare ad uno scenario incancrenito e sempre più difficile da gestire.

File interminabili, udienze fissate a mesi e mesi di distanza, trattazioni direttamente con la Polizia Locale nei casi di opposizioni a sanzioni del Codice della Strada. Pare inoltre che il giudice, unico in tutta Trento, abbia appena fatto un altro paio di mesi in astensione, così da disporre rinvii d'ufficio fino ad oggi. Ciò inevitabilmente determina ruoli intasati per le vecchie cause rinviate, cui si sovrappongono quelle fissate per il mese di novembre.

Non comprendiamo perchè nessuno si muova e soprattutto perchè un bacino come Trento abbia un solo Giudice di Pace. Urgono chiarimenti in merito e interventi per smaltire gli arretrati, di cui i cittadini sono i diretti danneggiati.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Interrogazione nr. 268 del 20 settembre 2017 - Scarica PDF


Trentino - 

Difficile spiegare lo scritto autocelebrativo dei direttori degli enti privati di formazione professionale (in allegato) se non con il terrore di perdere i 50 milioni di euro che la Provincia assegna annualmente loro. Difficile anche comprenderne il senso, se non quello di denigrare chi si sta impegnando per riportare la situazione alla ragionevolezza.

A parte la citazione di interventi legislativi che non hanno nulla a che vedere con la presenza o meno degli enti privati (assolvimento dell'obbligo, qualifiche triennali, quarti anni, alternanza scuola lavoro, alta formazione professionale), nonostante l'accorato tentativo di difesa del loro personale giocattolo, non si capisce affatto per quale ragione la Provincia dovrebbe perseverare nel mantenere ingombranti carrozzoni.

Per intenderci con un esempio, con circa 2200 studenti (grazie al finanziamento da quasi 22 milioni) qualche ente può concedersi il lusso di mantenere 2 dirigenti (con un costo da 155 a 160mila euro annui) e ben 8 direttori (con un costo da 56 a 91mila euro annui). Ognuno può confrontare questi dati con quelli della scuola pubblica e trarre le proprie conclusioni.

Anche il riferimento al 20% di ragazzi che "sceglierebbero" la formazione professionale è incomprensibile. Forse gli enti pensano che se la formazione professionale fosse pubblica cambierebbero strada? Di certo togliendo di mezzo (caso unico in Italia) l'istruzione professionale di Stato la Provincia ha reso ai privati un favore enorme, lasciandoli senza concorrenza.

Quanto all'Alto Adige, il confronto è semplice e lineare (e di nuovo sfugge il senso della critica): la formazione professionale di base lì è interamente pubblica e il tasso di disoccupazione giovanile l'8,8% contro il 24,2% trentino. Con ciò non si possono di certo assegnare colpe, ma non è nemmeno elegante attribuirsi meriti. Circa gli esiti occupazionali dei percorsi proposti dalle singole istituzioni formative, proprio il M5s ha inserito nella legge 5/2006 l'obbligo di rilevarli e renderli noti. Attendiamo di conoscerne gli effetti.

Esilarante e per certi versi ipocrita il richiamo al personale. Nessuno nel M5s ha mai dubitato dell'impegno e della dedizione dei lavoratori. Sono stati invece proprio gli enti ad aver imposto un contratto di lavoro (quello nazionale) totalmente svincolato dalle tanto decantate peculiarità del sistema trentino che demansiona i docenti trasformandoli in formatori.

In compenso gli esiti dei test INVALSI sono chiusi nei cassetti e rimane arduo trovare sul sito internet di qualcuno degli enti i bilanci che la legge imporrebbe fossero pubblicati.

Il M5s quindi non lancia nessuna sfida. Semplicemente, come scritto nel suo programma elettorale, quando ne avrà la possibilità, farà piazza pulita del sistema degli enti privati finanziati al 100% dalla Provincia Autonoma di Trento, restituendo anche dignità a quei docenti che oggi assomigliano molto a lavoratori a cottimo.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

La lettera dei direttori su L'Adige del giorno 8 ottobre 2017
lettera direttori efp - enti privati di formazione professionale.png


La nostra lettera di risposta su L'Adige del giorno 9 ottobre 2017
lettera risposta efp - con noi al potere faremo piazza pulita.png


Trentino - 


È dal 2000 che si parla del Nuovo Ospedale di Trento, da realizzare previo project financing. Secondo le stime, il costo complessivo si aggira intorno a 1,7 miliardi di euro.
Da più parti, M5s compreso, sono state denunciate le criticità di un'operazione che comporta per i cittadini la costruzione della struttura e spese di gestione per tutti gli ospedali del Trentino.

DI FATTO, STANNO PROMUOVENDO LA #PRIVATIZZAZIONE DI QUELLO CHE DOVREBBE ESSERE IL NOSTRO OSPEDALE PRINCIPALE.

La Provincia ha speso fior di quattrini per pagare consulenti che nel 2000, nel 2011 e nel 2013 hanno sostenuto che il project financing era la soluzione ottimale. Poi è arrivata la famosa sentenza del Consiglio di Stato che rimescola le carte e fa cambiare idea ai sostenitori del progetto stesso!

Ad aggravare la situazione, per anni siamo stati turlupinati dalla vacua affermazione che l'ospedale Santa Chiara sarebbe al capolinea. Addirittura il direttore generale nel 2015 lo riteneva "obsoleto, progettato secondo una concezione di sanità ormai superata che non consente l'introduzione delle nuove tecnologie, inaccessibile".

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


Esito: rigetto

Proposta di risoluzione n. 26/23/XV del 5 ottobre 2017 - Scarica PDF


Trentino - 

Il Consigliere Degasperi si è visto bocciare un Ordine del giorno per quanto riguarda la parità di trattamento tra i cittadini che possono avere accesso ai benefici previsti dalla L.P. 22/07.

La richiesta dell'esponente del Movimento 5 Stelle - sostenuto anche dalla minoranza - prevedeva che, per trasparenza e maggiori controlli, venisse applicato il D.P.R. n. 445/2000, il quale impone che lo status civile e patrimoniale dei cittadini extra UE sia certificato da parte dello Stato estero di appartenenza, attesa l'impossibilità di vigilanza e controlli da parte dei Paesi Membri sulle situazioni extra europee.

Con sconcerto, la maggioranza ha bocciato l'Ordine del Giorno, adducendo "la necessità di approfondimenti", quando tuttavia la normativa è in vigore dal 2000. Con tale bocciatura, si avvalora la possibilità da parte di non aventi diritto all'accesso ai benefici in questione, atteso che le istituzioni competenti non hanno gli strumenti per verificarne la regolarità dei requisiti di accesso.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Esito: bocciato

Ordine del giorno n. 1/35/XV del 4 ottobre 2017 - Scarica PDF


Trentino - 

Sei consiglieri hanno oggi depositato una proposta di voto (allegata) per impegnare la Giunta ad attivarsi presso il Parlamento e il Governo perché si ponga fine all'assurda politica di limitazione delle immatricolazioni nelle facoltà di medicina.
La domanda di professionisti è altissima e quindi sarebbe naturale aspettarsi un incentivo agli studenti a frequentare corsi di laurea che offrono sbocchi immediati. Invece no, accade esattamente il contrario. I corsi di laurea rimangono chiusi quasi ermeticamente. Agli studenti italiani è impedito di scegliere il percorso cui aspirano in base agli esiti di un quiz mentre il sistema sanitario nazionale è costretto a ricorrere a medici chiamati dall'estero in numero sempre crescente.
Le immatricolazioni concesse non sono stabilite sulla base della necessità del sistema ma dipendono semplicemente dalle risorse disponibili. Lucriamo oggi su una borsa di studio per la specializzazione e dovremo coprire d'oro i fortunati professionisti tra pochi anni.
In Trentino già si intravedono le prime avvisaglie: quasi impossibile reperire pediatri, dermatologi, ginecologi e persino medici di medicina generale.
Servono medici? E allora si investa subito per riequilibrare i numeri delle università con le necessità del sistema.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Qui di seguito il testo della proposta di voto:


Iniziative contro la politica di contingentamento delle immatricolazioni nelle facoltà di medicina

La politica relativa alla formazione dei medici in Italia risulta agli occhi del cittadino qualcosa di assurdo. Tra le 67mila richieste di iscrizione alle facoltà di medicina italiane il quizzone determina chi potrà accedere a uno dei 9100 posti disponibili (erano 9224 l'anno scorso).
Questi ultimi sono determinati non in base alla richiesta del sistema sanitario ma esclusivamente sulla base delle risorse finanziarie disponibili. Vista la situazione è evidente che si tratta di una follia: l'Italia risparmia oggi sulle borse di studio per le specializzazioni e si troverà domani a dover coprire d'oro i pochi che riusciranno a completare il percorso di studi. In alternativa o in aggiunta, come sta peraltro già avvenendo, dopo aver impedito agli studenti italiani di immatricolarsi si dovrà ricorrere alla massiccia importazione di camici bianchi dall'estero.
Si fa un gran parlare della necessità di adeguare gli studi al mercato del lavoro. Nel campo della medicina la domanda è altissima ma una politica miope impedisce che chi tra i giovani ha questa aspirazione la possa conciliare con le legge di mercato.
Eppure gli allarmi sono quasi quotidiani. La Federazione italiana medici pediatri fa presente che tra il 2014 e il 2023 andranno in pensione 3.313 unità a fronte di 2.900 contratti di specializzazione. Tra 6 anni si stima un deficit di pediatri che può oscillare tra le 1.863 e le 2.849 unità.
Entro il 2023 cesseranno l'attività anche 21.700 medici di famiglia e la differenza tra pensionamenti e specializzati potrebbe segnare (secondo la Federazione medici di medicina generale) un saldo negativo di 16.000 professionisti.
Quello che potrà succedere di qui a qualche anno in un territorio come il nostro, privo di facoltà di mediciana e di strutture di richiamo per i professionisti, è evidente: già non si riescono a reperire pediatri e ginecologi nemmeno per mantenere aperto un punto nascita. Per la sostituzione di un pediatra pensionato in valle di Fiemme non c'è stata, per il momento, alcuna adesione.

Tutto ciò premesso si sollecitano il Parlamento e il Governo

a modificare l'attuale meccanismo di determinazione del contingente di immatricolazioni presso le facoltà di medicina per renderlo maggiormente aderente alle necessità attuali e prospettiche del sistema sanitario nazionale.


Cons. prov. Filippo Degasperi

Cons. prov. Rodolfo Borga

Cons. prov. Claudio Civettini

Cons. prov. Manuela Bottamedi

Cons. prov. Claudio Cia

Cons. prov. Nerio Giovanazzi


Trentino - 

L'inadeguatezza di chi governa la Provincia si rende ancor più evidente oggi con la disdetta dei contratti integrativi per i dipendenti delle società provinciali.
Come al solito tutto era partito con grandi proclami e con intenti bellicosi.
La promessa era quella di eliminare i privilegi e ricondurre la giungla dei contratti esistenti ad uno unico che garantisse equità e ragionevolezza. Il fine era ovviamente meritorio. Ma per imprese difficili servono competenze, capacità e volontà.
Visti i risultati è facile dedurre che manchino tutte e tre.
Dopo aver abbandonato l'idea del contratto unico tanto sbandierato, la Provincia con un atto di imperio decide unilateralmente di eliminare per tutti il contratto integrativo. In barba all'equità, si opera con tagli lineari in un ordine tra il 10 e il 20% per tutti.
Da una parte i privilegiati che rimarranno tali come ormai consueto in questa Provincia: dirigenti numerosi e superpagati, beneficiari del sontuoso contratto del credito e di trattamenti individuali di incomprensibile origine. Dall'altra i metalmeccanici e tutti quelli che nel passato non hanno approfittato delle attenzioni della politica.
Dopo il fallimento della razionalizzazione delle partecipazioni, dopo il fallimento del Centro Servizi Condiviso, dopo il fallimento del contratto unico, un altro disastro di cui fregiarsi per la maggioranza PD-PATT-UPT.
Per chiarire la portata del problema abbiamo deciso di presentare l'allegata interrogazione.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Qui di seguito il testo dell'interrogazione nr. 5124 del 28 settembre 2017 - Scarica PDF


Disdetta dei contratti integrativi delle partecipate: di fallimento in fallimento verso il 2018


Preso atto del fallimento della trattativa relativa al cosiddetto contratto unico;

Preso atto altresì della decisione della Provincia di disdettare i contratti integrativi dei dipendenti delle società partecipate e degli enti;

Considerato che in termini di equità la scelta della Provincia risulta inaccettabile anche in virtù del ginepraio di differenti trattamenti riconosciuti;

Al fine di disporre di un quadro aggiornato della situazione;

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere:
1. la tipologia di contratto applicato da ciascuna società o ente citati in premessa;
2. con riferimento ad ogni società o ente coinvolto nella fallita trattativa sul cosiddetto contratto unico, il dettaglio dei dipendenti con retribuzione superiore rispetto alle previsioni minime dei contratti, ad esclusione di quanto riconosciuto in virtù dei contratti integrativi, con indicazione per ciascuno del livello di inquadramento, delle mansioni e della retribuzione annuale.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Pagine

Partecipa ai nostri eventi