Un progetto per il voto telematico

(di Vittorio Bertola) 24.03.16 12:32

Uno dei risultati importanti di questa consigliatura è l’introduzione a Torino di nuovi strumenti di democrazia diretta e di partecipazione dei cittadini; era uno dei nostri obiettivi e circa un mese fa, con l’approvazione della delibera che istituisce il referendum propositivo vincolante col quorum al 25% e dimezza i numeri di firme necessari per convocarlo, l’abbiamo portato a casa.

Ci siamo riusciti anche grazie a una strategia politica intelligente, evitando di farne una questione di bandiera e scegliendo invece lo strumento della delibera di iniziativa popolare, promossa da un gruppo che oltre al Movimento 5 Stelle includeva i radicali dell’Associazione Aglietta e diversi importanti comitati di cittadini, dal Coogen al Forum dell’acqua, sulla quale abbiamo raccolto oltre 6500 firme (per la verità quasi interamente raccolte da una manciata di attivisti del Movimento 5 Stelle); e dato che in aula siamo arrivati sotto elezioni, è diventato molto difficile per il PD – che negli anni passati ha sempre mostrato scarso sostegno per questi temi, per esempio bocciando tutte le proposte di referendum comunale presentate – dire di no.

Alla delibera, oltre a tutto il lavoro di supporto tecnico e politico durante l’iter e all’opera di convincimento su diversi colleghi, io ho contribuito una riga di testo che mi sta particolarmente a cuore: è il nuovo articolo 8 comma 4 dello Statuto di Torino, che recita testualmente “La Città di Torino permette l’esercizio dei diritti di partecipazione anche in forma telematica, previa verifica dell’identità tramite opportune credenziali di accesso.”.

Questa riga è (volutamente) passata piuttosto sotto silenzio nella discussione generale, che si è concentrata soprattutto sul tema del quorum, ma è secondo me altrettanto dirompente: stabilisce che i cittadini torinesi possono firmare le petizioni al sindaco, le proposte di delibera di iniziativa popolare e le richieste di referendum anche online, facilitando notevolmente la raccolta delle firme; e che potranno votare i referendum comunali per via telematica, principio peraltro che ero già riuscito a far passare, con la scusa del risparmio, in una mozione un paio di anni fa, e che semplifica molto il raggiungimento del quorum.

Per ora, però, questa è soltanto una dichiarazione di principio; serve che la Città adegui la sua piattaforma telematica di interazione con l’amministrazione, Torinofacile (vero che siete iscritti?), implementando queste nuove funzionalità. Per poterlo fare, però, serve prima un altro passaggio normativo; serve (e serve anche per poter attuare il referendum propositivo) che il consiglio comunale riveda il regolamento comunale n. 297, che contiene le norme attuative. Questa revisione, visto che tra un mese l’attività del consiglio si conclude, è rinviata al prossimo mandato, dopo le elezioni; ma è importante che venga fatta subito.

Nella delibera approvata, si attribuisce agli uffici e alla presidenza del consiglio il compito di predisporre una delibera attuativa di revisione del regolamento; tuttavia, se l’attuazione di punti come la riduzione del numero di firme richiesto per i referendum è ovvia e automatica, attuare il principio generale della partecipazione telematica non lo è, e da come e quanto lo si attuerà dipenderà moltissimo la sua efficacia. Il voto telematico via Internet, difatti, è un concetto ampiamente dibattuto da vent’anni; tra chi (come me) si interessa al tema sin dai primordi dell’Internet di massa, c’è chi lo ama e chi lo odia, perché indubbiamente facilita la partecipazione, ma, se fatto male, espone la consultazione a rischi gravissimi di brogli e manipolazioni.

Per questo io ho lavorato una settimana per scrivere e lasciare agli atti una proposta di delibera attuativa, controfirmata dal consigliere Viale per i radicali; questa delibera prevede l’introduzione di un sistema di voto telematico basato sul voto disgiunto congiuntamente ricostruibile, ovvero su un voto digitale che viene memorizzato e pubblicato in forma anonima ma associato a un codice univoco, in possesso soltanto dell’elettore tramite una ricevuta firmata e controfirmata digitalmente sia da lui che dal sistema di voto, che permette di testimoniare con certezza quale è stato il voto espresso da quella persona e di dimostrare eventuali errori o manipolazioni.

Alla fine, il voto telematico senza rischi non esiste, così come non esiste un sistema di voto tradizionale privo di opportunità di manipolazione; è giusto secondo me provare la nuova tecnologia di voto, già peraltro adottata da anni in Estonia e in Svizzera, e prevista dalle regioni Lombardia e Friuli-Venezia Giulia per alcuni propri referendum. Per questo, essendo queste le mie ultime settimane da consigliere comunale, ci ho tenuto a lasciare ancora un contributo concreto, sperando che possa far avanzare ulteriormente il progresso su questo tema; e se qualcuno vuol divertirsi a leggere, questo è il testo della delibera, con allegato il nuovo testo proposto per il regolamento.

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