Caro sindaco tedoforo

(di Vittorio Bertola) 11.02.16 14:05

Caro sindaco,

ti ringrazio per la tua cortese lettera con cui mi inviti a portare la fiaccola olimpica in giro per la città i prossimi 27 e 28 febbraio, nell’ambito delle celebrazioni per il decennale delle Olimpiadi.

Mi dispiace non poter nemmeno prendere in considerazione il tuo invito, in quanto per quel fine settimana ho già un impegno familiare fuori città, ma avrei comunque rifiutato la proposta. E non per una sterile opposizione di principio, e nemmeno per disprezzo verso l’evento olimpico; io sono orgoglioso che la mia città abbia potuto ospitare le Olimpiadi, e ricordo ancora con emozione la folla internazionale che riempì la città, i concerti in piazza Castello e la cerimonia di chiusura, che vidi (pagandomi il biglietto) dagli spalti dello stadio.

Se però dobbiamo veramente fare un bilancio del lascito olimpico a dieci anni, dobbiamo farlo per intero. Le Olimpiadi non ci hanno lasciato soltanto emozioni e turisti, ma anche debiti, inchieste giudiziarie, sprechi e degrado. Sarebbe allora opportuno non pensare soltanto a quanto sia stato bello essere al centro dell’attenzione del mondo, ma chiedersi come sia stato possibile che molte costruzioni olimpiche siano state subappaltate alla ndrangheta; che gli appalti per le strade olimpiche siano risultati truccati direttamente dai dirigenti pubblici che li gestivano; che gli impianti sportivi delle nostre montagne, costati centinaia di milioni di euro, siano stati completamente abbandonati allo sfacelo; che gli edifici di Spina 3, trasformati poi in case popolari, soffrano di problemi tecnici a non finire; che l’ex villaggio del MOI, già cadente e pieno di crepe, sia stato abbandonato e trasformato in un centro di illegalità fuori controllo; e che i debiti siano stati tali che tuttora, pur avendo in questi anni venduto tutto il vendibile, ogni torinese nasce già con migliaia di euro di debiti e oltre un euro su quattro delle tasse comunali va alle banche. Non è necessario parlare soltanto di questi aspetti negativi, ma non si può nemmeno fingere che non esistano.

Altre critiche sono già state fatte: la scelta di investire centinaia di migliaia di euro in una celebrazione postolimpica, facendosela finanziare da sponsor “privati” come Iren (che poi tanto ricaricheranno i costi sulle bollette dei torinesi), sembra veramente un disperato tentativo di ravvivare la tua campagna elettorale a colpi di circenses, di Piovani per i salotti buoni e diggeiset per i giovani, peraltro nemmeno per celebrare un risultato della tua personale amministrazione.

Ma non è nemmeno questa la cosa che più mi lascia perplesso. No, la cosa che veramente mi colpisce è che quella di sottolineare con tanta evidenza la celebrazione del decennale olimpico non è una scelta che guarda al futuro, ma al passato; dimostra anzi l’incapacità di guardare al futuro, e l’aggrapparsi a un passato magari luminoso, ma che non tornerà più. Se le Olimpiadi ci hanno portato il turismo, bene, ma ormai quello è, e da solo chiaramente non basta; bisogna pensare ad altro.

Questa città ha un bisogno urgente: deve smettere di raccontarsi che tutto va bene e ammettere che la crisi avanza; e per rilanciarsi deve liberare le energie che sono bloccate dalle rendite di posizione, da una classe dirigente che ormai ha detto tutto ciò che aveva da dire. Deve immaginare un futuro e trovare le persone che lo possano portare avanti almeno per i prossimi dieci anni.

Colpisce, sinceramente, che l’unica cosa che il PD riesca a fare – a parte una serie impressionante di annunci sui giornali di mirabolanti progetti ogni giorno diversi che poi finiscono in nulla – sia riproporre il passato, ragionare secondo modelli di sviluppo – grandi eventi e grandi opere – che in passato possono avere avuto un senso, ma che oggi non funzionano più e sono in crisi in tutto il mondo. Forse, però, è solo un’altra manifestazione di un principio che chi si occupa di innovazione conosce bene: quello per cui l’organizzazione leader in una generazione raramente riesce a sopravvivere in quella successiva, perchè la sua stessa dimensione le impedisce di cambiare in tempo.

E io, da cittadino prima ancora che da politico, spero semplicemente che l’obsolescenza della nostra attuale classe dirigente non finisca per travolgere anche l’intera città.

Saluti,

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