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Di nomadi, cani e immondizia (3)

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Stamattina, insieme ad altri portavoce ed attivisti del Movimento 5 Stelle, sono stato in via Germagnano per parlare sia con gli abitanti del campo nomadi che con i volontari dell’ENPA.

I volontari, giustamente esasperati, chiedono che il Comune provveda a garantire la guardia notturna del canile, attualmente svolta da uno di loro. La famosa pattuglia dell’esercito che doveva garantire l’ordine sostanzialmente non si è ancora vista; i danni sono stati quasi interamente riparati, grazie anche a numerose donazioni, ma hanno paura che possa arrivare presto un nuovo assalto. Ad ogni modo, non c’è nessuna intenzione di abbandonare il canile costruito con tanta fatica ben prima che il Comune mettesse lì i rom.

Nel campo nomadi siamo stati accolti nella casetta occupata da due anziane suore (sante donne veramente), dove abbiamo avuto una lunga discussione che ha coinvolto anche uno dei vecchi capifamiglia del campo e alcune persone che lavorano o hanno lavorato lì come operatori sociali. Ho avuto un’altra conferma delle dinamiche interne di cui vi parlavo; il campo, che nei primi 6-7 anni di vita è stato relativamente tranquillo, è degenerato negli ultimi anni per via di alcune famiglie prepotenti, che hanno fatto anche fuggire altre famiglie, bruciando le loro baracche. Qualcuna di queste famiglie violente è stata anche allontanata dal campo, ma continua ad esercitare il proprio potere dall’esterno.

Comunque, emerge un problema di fondo: il campo è stato progressivamente abbandonato a se stesso. Le casette vengono abbandonate e bruciate perché dal 2006 il Comune non procede a nuove assegnazioni di quelle che si liberano, e alcuni servizi che erano stati creati, ad esempio per intrattenere ed educare i bambini, sono stati nel tempo dismessi con la scusa che si vogliono smantellare i campi. E’ vero che i campi vanno smantellati, ma o lo si fa veramente oppure nel frattempo essi diventano una incontrollabile terra di nessuno.

Parte del problema è veramente legato ai bambini; ci sono famiglie che li curano, li accudiscono e li mandano a scuola, ma ce ne sono altre che se ne fregano completamente dei propri figli, col risultato che (grazie anche all’elevata prolificità dei rom) nel campo si è creato un nucleo di decine di bambini e ragazzini che vivono in gruppo dalla mattina alla sera, completamente allo stato brado, e per passare il tempo tirano i sassi, bruciano le cose, spaccano, disturbano in giro per la zona. Alcuni capifamiglia hanno cercato di convincere gli altri che quello non è un buon modo di gestire i figli, ma senza grandi risultati.

Ho comunque scoperto numerosi fatti che attribuiscono alle istituzioni italiane altrettanta responsabilità del degrado di quella che hanno gli occupanti del campo. Per esempio, la baracca costruita dagli stessi rom per dare ai ragazzini un luogo dove giocare nel campo, senza andare a dar fastidio in giro, è stata sequestrata dalla magistratura tempo fa ed è ancora lì sigillata. Per esempio, le casette non hanno l’abitabilità, perché il Comune le ha date ai rom a titolo di “magazzino”, pur costruendoci dentro il bagno e quant’altro. Per esempio, i lavori di recupero di quattro delle casette bruciate, attesi da tempo, sono casualmente iniziati proprio mercoledì scorso, giorno della manifestazione in strada. Per esempio, il progetto di sostegno sociale e avviamento all’integrazione finanziato quasi due anni fa con 1.200.000 euro non è ancora partito, perché la convenzione con le cooperative prevede che i destinatari siano gli occupanti autorizzati del campo, ma il Comune non è stato in grado di fornirne la lista; tra sei mesi il contratto scade, e sospetto che i soldi dovranno essere pagati comunque alle cooperative, che il progetto sia stato fatto oppure no.

Io penso che invece di gridare slogan, che siano pro o contro i rom, sia necessario rimboccarsi le maniche ed entrare nel dettaglio dei problemi, scavando fino a scoprire cosa non funziona e come lo si può sistemare. La sensazione è che tra i rom ci siano sicuramente molte persone che delinquono o perlomeno che non sono in grado di stare in una società civile, ma anche che molta gente in giacca e cravatta ben inserita nella società italiana ci marci sopra in ogni modo, tanto è facile dare la colpa ai rom per qualsiasi propria inefficienza, negligenza o addirittura ladrocinio.

Oggi nel campo c’erano i carabinieri in forze, stanno cercando di identificare uno per uno i ragazzini e ragazzoni che hanno compiuto l’assalto al canile. Poi, però, bisognerà capire cosa farne; i servizi sociali cercano di darli in affido diurno, ma a parte la difficoltà di trovare una famiglia che voglia prendersi in casa un ragazzino rom quindicenne cresciuto per strada e molto più adulto (soprattutto nel male) dei suoi coetanei italiani, poi la sera lo si rimanda nel campo e siamo da capo. Anche i progetti di educazione alla genitorialità, già difficili con gli italiani, sono molto più difficili coi rom.

Tuttavia, le scelte non sono molte: detto che molte delle famiglie che vivono nel campo sono in Italia da quarant’anni almeno e i più giovani sono cittadini italiani come tutti noi (quindi non esiste “rimandiamoli al loro Paese”), o pensiamo di far schiacciare alle ruspe oltre alle baracche anche le persone, bambini compresi, oppure bisogna faticosamente educare al rispetto della convivenza civile, un po’ con la carota e un po’ con il bastone. Il primo passo di tutto ciò è guardarsi negli occhi, cosa che a quanto pare, in dieci anni, tra campo e canile non è mai avvenuta. Scoperto che abbiamo tutti due braccia, due gambe e una testa, talvolta illuminata e talvolta un po’ di cazzo, si può proseguire ad affrontare i problemi invece di gridarne soltanto.

MoVimento 5 Stelle Torino

Newsletter n. 21 - 29 maggio 2015

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Per partecipare alle votazioni sul portale nazionale M5s, alla discussione delle proposte di legge e alla scelta di candidati bisogna iscriversi online. Se non l'hai ancora fatto clicca qui e iscriviti.

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 Dal blog M5s-TO:

Perché Uber non è il progresso

(di Vittorio Bertola) Ha fatto rumore la sentenza del Tribunale di Milano che dichiara UberPop – il servizio principale di Uber, quello in cui chiunque può prendere la propria auto e cominciare a trasportare gente a pagamento – illegale in tutta Italia, e ne impone il blocco entro quindici giorni.... segue

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I parlamentari e i consiglieri comunali M5s incontrano i torinesi

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CONSIGLIO COMUNALE DEL 25 MAGGIO

Principali atti discussi: "CONDIZIONE DISASTROSA, OGGETTIVA PERICOLOSITÀ DELLA PISTA CICLABILE STRADELLA-SANSOVINO E POSSIBILITÀ DI INTEGRAZIONE DI UNA SECONDA PISTA CICLABILE" - "LA MISTERIOSA PRIVATIZZAZIONE DI VIA SPERINO" - "QUALE FUTURO PER PIAZZA BENGASI" - "PIANO OPERATIVO DI RAZIONALIZZAZIONE DELLE SOCIETÁ E DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE" - "ADOZIONE DA PARTE DEL COMUNE DI UN PARADIGMA DI OPEN GOVERNMENT E OPEN SOURCE NELLA GESTIONE DEL SIC SISTEMA INFORMATIVO DELLA CITTÀ E IMPLEMENTAZIONE DEGLI OPEN DATA"... (vedi elenco completo)

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ATTI PRESENTATI dai consiglieri M5s: Vittorio BERTOLA e Chiara APPENDINO

Interpellanza  2015-02263/ 002
"TASSA RIFIUTI PER GLI OPERATORI MERCATALI, QUANTO CI MARCIA IL COMUNE?".
SCHEDA    TESTO  

Mozione  2015-02251/ 002
"UTILIZZO TEMPORANEO DELLA CASERMA DI VIA ASTI" .
SCHEDA   

Mozione  2015-02247/ 002
(MOZIONE N. 61/2015) "ACCOMPAGNAMENTO ALLA DELIBERAZIONE 'PIANO OPERATIVO DI RAZIONALIZZAZIONE DELLE SOCIETÀ E DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE POSSEDUTE '" .
SCHEDA    TESTO  

Interpellanza  2015-02144/ 002
"PIAZZA BALDISSERA E CORSO MORTARA, UN NODO TRASPORTISTICO IRRISOLTO" .
SCHEDA    TESTO  

Interpellanza  2015-02143/ 002
(RISPOSTA SCRITTA) "RUMORE DA TRAFFICO NEL CENTRO CITTADINO".
SCHEDA    TESTO  

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CONTINUANO LE RACCOLTE FIRME

Proposta di delibera di iniziativa popolare del Comitato Partecipazione Attiva per intodurre il REFERENDUM PROPOSITIVO VINCOLANTE nello Statuto di Torino

SI PUO' FIRMARE NEGLI UFFICI DELLE CIRCOSCRIZIONI E PRESSO:

- Giovedì 28/5 dalle ore 18.00 presso il Museo Egizio, Via Accademia delle Scienze in occasione dell’apertura del Torino Jazz Festival 

- Venerdì 29/5 ore 21.30 in Piazza Umbria

 - Sabato 30/5 dalle 14.30 in Via Lagrange 10 presso lo stand del comitato Acqua Pubblica Torino

- Sabato 30/5 dalle 16.00 presso le Porte Palatine (zona Duomo – Piazza San Giovanni) a Torino durante l’incontro pubblico con i Senatori Alberto AIROLA e Marco SCIBONA e le deputate Laura CASTELLI e Fabiana DADONE

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PETIZIONE Stop TTIP: fermiamo il Trattato Internazionale di Libero Scambio tra Europa e Usa (Puoi firmare anche online : http://stop-ttip.org/ firma/ )

PETIZIONE POPOLARE - Proteggiamo Gli Alberi Del Palazzo Del Lavoro. Info: PAGINA FACEBOOK

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Iniziative a Torino e dintorni

Circoscrizione 2: banchetto informativo sabato 30 maggio dalle 10 alle 13 in C.so Agnelli angolo C.so Sebastopoli (mercato lato pesce). Raccolta firme per Quorum Zero, TTIP, e Salva alberi adiacenti al palazzo del lavoro. Info qui: https://www.facebook.com/events/868481653212405/

Circoscrizione 4: banchetto informativo sabato 30 maggio dalle 9.30 alle 12,30 in P.zza Bernini e raccolta firme petizioni. Info qui: https://www.facebook.com/events/1625390321010494/

Circoscrizione 5: banchetto informativo sabato 30 maggio dalle 9.30 al mercato di C.so Grosseto angolo Via Lulli: "TANGENTI TUNNEL SOTTO CORSO GROSSETO - IL MOVIMENTO 5 STELLE OTTIENE LO STOP DEI LAVORI", ne parliamo sabato al mercato di corso Grosseto, angolo via Lulli. Alle ore 11 ci sarà il consigliere regionale FEDERICO VALETTI - VicePresidente della Commissione Trasporti, per aggiornarci sugli ultimi sviluppi. Info qui: https://www.facebook.com/events/871297326239935/

Circoscrizione 9: banchetto informativo sabato 30 maggio dalle 9.00 alle 13.00 in Piazza Camillo Bozzolo/via Genova (Mercato Spezia): raccolta firme petizioni e distribuzione lettere rimborso integrale PENSIONE. Info qui: https://www.facebook.com/events/1446472895669187/

Circoscrizione 10: banchetto informativo sabato 30 maggio dalle 9.30 alle 12.30 in Via Pavese ang C.so Unione Sovietica in C.so Agnelli angolo C.so Sebastopoli (mercato lato pesce). Raccolta firme per Quorum Zero, TTIP, e Salva alberi adiacenti al palazzo del lavoro. Info qui: https://www.facebook.com/events/415873145252396/

Moncalieri: domenica si voterà per la scelta del Sindaco e il rinnovo del consiglio comunale. Anche il M5s ha una lista candidata. Venerdì 29 maggio dalle 16 alle 23 Festa a 5 stelle con i candidati e i parlamentari Alberto AIROLA, Laura CASTELLI, Marco SCIBONA. Info qui: https://www.facebook.com/events/1594753944134829/

Venaria Reale: domenica si voterà per la scelta del Sindaco e il rinnovo del consiglio comunale. Anche il M5s ha una lista candidata. Info qui: https://www.facebook.com/Movimento5StelleVenaria

 

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Non accettiamo finanziamenti pubblici.

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Circoscrizione VI: Barriera di Milano - Regio Parco - Barca - Bertolla - Falchera - Rebaudengo - Villaretto
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Perché Uber non è il progresso

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Ha fatto rumore la sentenza del Tribunale di Milano che dichiara UberPop – il servizio principale di Uber, quello in cui chiunque può prendere la propria auto e cominciare a trasportare gente a pagamento – illegale in tutta Italia, e ne impone il blocco entro quindici giorni.

Eppure, per chi ha approfondito la vicenda, la sentenza era inevitabile: per la legge italiana, il servizio di trasporto pubblico di persone non di linea può essere svolto solo dai tassisti o dagli NCC (noleggio con conducente), entrambi sottoposti a licenza. Anche le sentenze dei giudici di pace tanto sbandierate nelle scorse settimane non hanno mai detto che UberPop è legale, ma piuttosto hanno contestato la regolarità del modo in cui i vigili avevano sequestrato le auto agli autisti Uber, dicendo che dovevano farlo in un modo diverso oppure che comunque il sequestro dell’auto era una punizione eccessiva; bastava leggerle.

Sento però già i cori di gente che parla di libertà del mercato violata, di vittoria delle lobby, di resistenza al progresso, di cittadini forzati a farsi rapinare da tassisti esosi e violenti (a proposito, i tassisti spesso hanno avuto comportamenti spregevoli, e sono bravissimi a farsi odiare dalla gente; ma questo non cambia il discorso che sto per fare). Per questo voglio mettere in evidenza che la vera questione in ballo non è affatto quella che pensate, ed è molto più importante di quello che sembra.

Vi siete chiesti, infatti, come fa Uber a praticare prezzi così bassi? E’ bello credere che i tassisti si arricchiscano sulle spalle degli italiani, e che sarebbe possibile viaggiare tutti in taxi per metà del prezzo, ma non è così. Se esistono margini per abbassare un po’ i prezzi, naturalmente senza introdurre sovvenzioni pubbliche, sono legati a un migliore utilizzo dei veicoli: oggi ci sono troppi taxi in funzione della domanda che si è ridotta, per cui molti passano il tempo in attesa di una chiamata, lavorano poco e guadagnano poco.

I prezzi dei taxi, comunque, non sono fissati dai tassisti, ma dalle Province e dai Comuni, esattamente come i prezzi del biglietto dell’autobus; chiedere di pagare meno il taxi è come chiedere di pagare meno l’autobus, con la differenza che i biglietti dell’autobus coprono solo un terzo scarso del costo del servizio (il resto è sovvenzionato dalle tasse di tutti), mentre il prezzo del taxi deve ripagare tutto il costo. Se un viaggio in bus costasse 4,50 Euro, come da costo effettivo, il prezzo del taxi non sembrerebbe così esoso.

Uber, invece, taglia su ben altri costi. Il prezzo della corsa viene determinato con il costo chilometrico ACI, che come sappiamo è una misura generosa dei costi di esercizio di un’automobile; su quello, il 20% viene trattenuto da Uber, mentre l’80% va all’autista. Uber, però, paga le tasse in Olanda, ad aliquote ridotte, e non in Italia; pur avendo una filiale italiana, essa rigira gli incassi alla casa madre come “affitto della piattaforma”. L’autista, invece, prende i soldi e dichiara che sono semplicemente un rimborso spese, e non un reddito da lavoro, per cui non sono soggetti a tasse.

Quindi, su ciò che voi pagate all’autista Uber, nessuno paga tasse in Italia; il tassista, invece, paga allo Stato italiano le tasse sul reddito e i contributi previdenziali ed è soggetto agli studi di settore, il che vuol dire che anche se evade finisce per pagare lo stesso, mentre se invece lavora pochissimo paga comunque una botta di tasse; e questo fa grande differenza sui prezzi.

Già il modo furbetto in cui si presenta Uber dovrebbe inquietarvi: ci sono tante persone disoccupate che vogliono lavorare per Uber e tanti che reclamano la liberalizzazione di Uber perché “porta lavoro”, eppure la società stessa pubblicizza il servizio come un modo divertente di passare il proprio tempo per “coprire i costi della propria auto”, senza fine di lucro; lo dice anche la pubblicità di Uber su Facebook.

Insomma, ufficialmente non è un lavoro per guadagnare, è proprio che all’autista Uber fa piacere uscire di casa e passare il tempo libero portando uno sconosciuto da un posto a un altro posto dove altrimenti non sarebbe mai andato: ma dai!! (Questa, tra l’altro, è la differenza con Blablacar, che invece permette davvero di condividere la spesa per un viaggio che si farebbe comunque.)

Ma le differenze di costo non finiscono qui. Il tassista deve conseguire e pagarsi una patente speciale, ossia un certificato di abilitazione professionale; l’autista Uber no. Il tassista è soggetto a visite mediche annuali a campione per verificare che non faccia uso regolare di droga e che sia in salute; l’autista Uber no. Il tassista ha limiti ben precisi di orario al volante; l’autista Uber, se l’app glielo concedesse, potrebbe guidare per ventiquattr’ore di fila. Il tassista paga una assicurazione professionale che copre qualsiasi danno; l’autista Uber gira con la normale assicurazione RC auto, sulla quale è scritto esplicitamente che è escluso il trasporto a pagamento, e auguri a voi se venite coinvolti in un incidente come passeggero pagante (Uber giura di avere una assicurazione integrativa, sperate in bene).

Tutti questi sono costi; ora, possiamo anche decidere che alcune di queste cose sono eccessive, ed è giusto che vengano eliminate. Ma allora le eliminiamo per tutti, a partire dai tassisti; così poi sì che si può fare “concorrenza sul libero mercato”. E le facciamo eliminare al Parlamento, non a una multinazionale che arriva qui e fa quello che le pare.

C’è, infine, il problema del costo della licenza. Questo per me non è un problema concettuale: ci sono altre categorie che avevano una licenza che ha perso di valore di botto, fa parte del rischio d’impresa. E’ comunque un problema pratico: ci sono migliaia di giovani che si sono ipotecati la casa o hanno fatto colletta tra i parenti per pagare 100.000 o 150.000 euro di licenza, davvero li vogliamo mettere in mezzo a una strada? Aggiungo solo che, contrariamente a quel che si crede, la compravendita di licenze taxi non è nè illegale nè in nero, ma è riconosciuta e soggetta al 23% di tasse, cioè decine di migliaia di euro a transazione, che lo Stato italiano in questi anni ha tranquillamente incassato.

Ma questo non è nemmeno il punto vero; il vero problema è il modello di lavoro che Uber rappresenta. I tassisti sono una categoria di piccoli imprenditori di se stessi, ognuno dei quali vive, lavora e paga le tasse in Italia, e si è conquistato nel tempo diritti e doveri, e in particolare l’indipendenza da un padrone; al massimo i taxi si radunano in cooperativa, ma non sono dipendenti.

La proposta di Uber è quella di sostituirli con un esercito di persone precarie, non professionalizzate, senza alcun diritto, mentre gli utili del sistema di gestione se ne vanno all’estero. Lo stipendio di queste persone, perdipiù, è totalmente incerto, proprio perché le condizioni di lavoro degli autisti, nonché i prezzi e la ripartizione, sono stabiliti da Uber come vuole. Non ci sono garanzie, e, se Uber vuole, da domani non guidi più e perdi il lavoro; e in più, presto gli autisti si accorgeranno che l’80% del rimborso chilometrico è un compenso che permette a malapena di rientrare nelle spese, e quando dopo aver incassato apparentemente un buon guadagno scopriranno che devono cambiare la macchina per usura già l’anno prossimo spendendo anche più di quanto incassato, nessuno sarà lì ad aiutarli; ci saranno invece altri disoccupati pronti a immolare la propria auto per incassare un po’ di soldi subito.

Insomma, altro che “sharing economy”, questo è semplicemente il caporalato come per i poveretti che raccolgono i pomodori nei campi, la stecca del 20% da pagare ogni giorno per poter lavorare. Capisco che questo sia il modello che piace ai grandi investitori finanziari e ai loro media, ma non capisco perché piaccia a voi. Davvero questo sarebbe il progresso?

Per questo io penso che sia giusto che Uber e i suoi autisti possano offrire il loro servizio, che è ben fatto e ben realizzato; ma alle stesse condizioni dei tassisti. La politica, finora latitante, dovrebbe battere un colpo e decidere se mantenere le condizioni attuali o rivederle per tutti, assicurandosi in primo luogo che le tasse sul servizio di trasporto restino pagate in Italia, che i clienti siano garantiti nella sicurezza, e che i lavoratori abbiano i propri diritti. A quel punto, ben venga Uber; credo però che i prezzi non caleranno così tanto, ma credo anche che sia giusto così.

Ancora su nomadi e cani

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L’Ente Nazionale Protezione Animali ha pubblicato le foto dell’ennesimo raid nel suo canile privato, adiacente al campo rom di via Germagnano, di cui vi avevo già parlato in un articolo di poche settimane fa; strumentazione distrutta, arredi fatti a pezzi, animali molestati e forse avvelenati, tubi divelti con allagamento, e circa centomila euro di danni.

L’ENPA aggiunge un “pacato” commento sulle politiche pro nomadi della Città di Torino, parlando di “una città che, mentre ridimensiona e centellina servizi previsti e garantiti dalla Legge, abdica ai ROM con milioni di euro spesi in permissivi mediatori culturali, disprezzata assistenza sanitaria nei campi, inefficaci cooperative di sostegno, inutile personale di vigilanza, continue ristrutturazioni di ciò che essi distruggono, con quotidiani interventi di vigili del fuoco.” Solo nelle prime due ore (dalle 6 alle 8 del mattino) il post ha ottenuto circa 5000 condivisioni in tutta Italia, e dopo nove ore è oltre le 60.000; e potete immaginare il tono dei commenti e la bella figura della città.

Il problema è arcinoto e già più volte discusso in consiglio comunale, e anche se non lo sbandieriamo tanto noi ce ne stiamo occupando da un po’ in modo serio. Grazie a una rete di contatti, stiamo cercando di aprire un dialogo diretto tra volontari ENPA e abitanti del campo, per capire le ragioni di questo accanimento distruttivo (non è solo questione di rubare). Ieri ero all’ufficio nomadi del Comune e ho avuto modo di parlarne anche con chi segue istituzionalmente il campo.

La questione non è semplice come sembra. Non è che tutti gli abitanti del campo si divertano a prendersela con l’ENPA; se mai, nel campo è in corso da tempo una guerra per il controllo dello stesso, e questo è un modo per gli aspiranti capi del campo di dimostrare che possono distruggere e far scappare non solo eventuali oppositori interni, ma addirittura la polizia e le istituzioni italiane. I campi rom sono spesso come i paesini mafiosi dell’Italia profonda; gli abitanti non sono tutti mafiosi o delinquenti, ma hanno paura di esporsi; vige l’omertà, tutti sanno chi compie questi atti ma nessuno ha il coraggio di denunciarli.

Questo ovviamente non giustifica i danni subiti dall’ENPA e non li rende accettabili, e non giustifica nemmeno il palese fallimento delle politiche pubbliche adottate verso i rom in questi vent’anni in tutti i loro aspetti, dalla scelta di mantenere i campi al permissivismo verso la piccola criminalità fino al boldrinismo di istituzioni nazionali ed europee che bacchettano il Comune se si permette anche solo di abbattere una baracca (esiste persino un ricorso dei rom alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo sgombero di lungo Stura Lazio…).

Gridare slogan e insulti è facile, ma non risolve i problemi. Tuttavia, è chiaro che è ora di un giro di vite su questa situazione, che si risolve innanzi tutto assicurando i colpevoli alla giustizia e dimostrando che le istituzioni esistono e non si fanno mettere i piedi in testa. Purtroppo, qualsiasi richiesta di intervento da parte delle forze dell’ordine in queste settimane, per qualsiasi motivo, riceve la risposta per cui adesso esse sono troppo impegnate a garantire la sicurezza dell’ostensione della Sindone, e che se ne parlerà a luglio. Anche questo è il simbolo di una città che investe solo in grandi eventi per poteri forti nel centro cittadino, e che abbandona le persone comuni e le periferie al proprio destino.

LACRIME DI COCCODRILLO

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Di Maura Paoli (consigliera Circoscrizione 3)

La politica, che ce ne interessiamo oppure no, prende delle decisioni importanti per le nostre vite e deve avere 3 requisiti fondamentali per essere legittimata a prenderle:
1- L'elezione attraverso il voto
2- Coerenza rispetto alle promesse elettorali
3- L'OK di chi il territorio lo vive, ovvero la cittadinanza

Alla maggioranza (PD+Sel+IDV+Moderati+Altro) in questi anni, è bastato avere uno solo di questi requisiti per sentirsi legittimato a prendere qualsiasi decisione, cioè l'elezione attraverso il voto...un po' poco se si pensa che rappresenta circa il 29% degli aventi diritto al voto.

Per questo abbiamo accolto di buon grado la creazione di una nuova commissione di lavoro denominata "comunicazione e politiche giovanili"
Ci siamo detti: se si decide di creare una commissione sulla comunicazione, ci sarà sicuramente stata una valutazione delle difficoltà, dei limiti o di un obiettivo che la Circoscrizione 3 si pone. Magari cominceranno a comunicare le riunioni ai cittadini non solo 48 ore prima.
Forse è un modo per avvicinarsi al nostro 3° requisito.

Tra gli attivisti si narrano addirittura leggende...qualcuno dice di aver visto il Consigliere Valentino Magazzù (futuro coordinatore di questa commissione e vicecapogruppo PD) scoppiare in lacrime dopo aver alzato lo sguardo per qualche secondo dal suo computer portatile, verso la sala consiliare di Corso Peschiera.
A scatenare il pianto si vocifera che possa essere stata la visione un centinaio di sedie vuote dedicate ai cittadini e che da qui, abbia trovato la forza di imporre alla sua maggioranza la creazione di questa commissione.

Alla presentazione, a parte i deliri di alcuni "consiglieri da guardia" che alla nostra richiesta delle competenze da Curriculum, affermano che queste sono richieste da fascisti o_O , il nostro presidente Francesco Daniele ci riporta brutalmente con i piedi per terra:
Ci smentisce qualsiasi nostra intuizione benevola.
La commissione non è stata creata dall'esigenza di colmare ciò che non funziona nel rapporto tra partecipazione cittadina e Circoscrizione (la sala vuota dev'essere un risultato più che soddisfacente, a parte quella manciata di cittadini che si ostinano a seguire le riunioni).

E' solo una semplice ridistribuzione delle poltrone.
Nessuno ne era a conoscenza ma la commissione in questione esisteva già e a suo dire, era gestita da lui stesso quando era coordinatore allo sport.
Ma adesso che ha preso il posto del collega Valle, non si è trovato nessuno che a tempo pieno potesse sostituirlo. Da qui, l'esigenza di tirare fuori dal cilindro questa commissione e dividere a metà la mole di lavoro.

Ci è bastato farli parlare per capire che in verità:
- I risultati sulla comunicazione fin ora scadenti, sono dovuti alla precedente gestione del neo presidente Francesco Daniele, che non a caso è stato promosso d'incarico.
- La nuova commissione cerca solo di mettere una pezza allo strappo che l'ex Presidente Valle ha creato lasciando il suo ruolo a metà mandato.
- Dopo tutto sto casino, se non ci fosse questa commissione, nessuno noterebbe la differenza, tanto che a 5 mesi dalla sua creazione, aspettiamo ancora la prima riunione.
- La leggenda del consigliere Magazzù purtroppo è un falso.

Una prova del car sharing

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Ieri ho trascorso una bella serata a cena in centro con amici. Alla fine ero in piazza Carlo Alberto; essendo venuto al mattino con i mezzi pubblici, pensavo di tornare con il 13 da prendere in via Po, se non che, secondo l’app di GTT, avrei dovuto attenderlo “solo” 28 minuti; oppure, dopo 18 minuti sarebbe passato un mezzo che mi avrebbe portato alla metropolitana... che però, essendo lunedì, era pure già chiusa.

Fortunatamente avevo ancora un po’ di minuti gratuiti di prova di Car2Go e così ho deciso di provare per la seconda volta il servizio: aperto (faticosamente, sul mio vecchio cellulare sul quale non ci sta nemmeno l’app) il sito, ho scoperto che c’era un’auto disponibile a pochi minuti a piedi, dall’altra parte dei Giardini Reali; così l’ho prenotata e sono andato a prenderla.

Allora, bisogna dire che queste Smart da guidare non sono granché, sembrano un cubo di ghisa con il motore di un Ciao e il freno di una Graziella (ma forse sono abituato troppo bene io con la mia vecchia 147). Peggio ancora il cambio automatico, con cui ogni accelerata è un’agonia; il folle dura diversi secondi e il risultato è uno stile di guida “nonnino col cappello”, per cui sui viali cittadini verrete superati persino da Luca Badoer. D’altra parte, la bassa velocità è tranquillizzante, su un’auto a cui per forza di cose non si è abituati.

La procedura di accensione è all’inizio un po’ complicata; bisogna seguire una serie di schermate sul display, poi trovare la chiave che sta sul cruscotto a destra del display stesso, poi prenderla di lì e metterla nel nottolino che però non sta al volante ma in mezzo accanto al cambio, e lo stesso cambio automatico è meno intuitivo della media. Di sera poi la macchina è buia e la luce nemmeno si accende da sola, in compenso si accende subito la radio a un volume esagerato.

Detto questo, il servizio però è veramente interessante: alla fine io sono arrivato a casa nel momento in cui sarei salito (salvo altri imprevisti) sul 13 in via Po. Da corso San Maurizio a piazza Rivoli ci sono voluti 18 minuti, di cui due abbondanti (euro 0,58) spesi in attesa del verde al semaforo di rondò Rivella, e quasi altrettanti (altri euro 0,58) in attesa di poter girare a sinistra al rondò della Forca. Certo che pagare al minuto ti mette una certa ansia, e in caso di semafori rossi particolarmente lunghi ti fa bestemmiare ripetutamente il nome dell’assessore Lubatti; forse era meglio pagare al chilometro.

Alla fine il viaggio è stato gratis, ma se avessi pagato avrei pagato 5,22 euro; non pochissimi, ma nemmeno così tanti per una serata fuori, magari in due (non di più perché la Smart è biposto). Si tratta dunque di un servizio che si posiziona a metà tra il pullman (che costa molto meno ma va atteso a lungo, è spesso pieno come un uovo e va dove vuole lui) e il taxi (che costa un po’ di più ma ti raccoglie e ti porta esattamente a destinazione, e può ospitare gruppi più grossi); è particolarmente interessante per andare in aree di sosta a pagamento, visto che si lascia l’auto senza dover pagare lo stazionamento, mentre lo è di meno per raggiungere zone imparcheggiabili, dove si rischia di spendere diversi euro per girare all’infinito per parcheggiare.

In particolare, non potendo usare i parcheggi in struttura o comunque protetti da sbarre, non è così facile usarlo per andare in pieno centro, dove i posti su strada sono una rarità; per ovviare a questo problema, sarebbe opportuno predisporre nelle zone più centrali dei parcheggi appositi (vedrò di sollevare la cosa in consiglio comunale).

Adesso devo provare a usare i minuti gratuiti di Enjoy; almeno se ci riesco, visto che sul mio vecchio cellulare l’app non è compatibile e il sito non funziona proprio… Comunque, vale la pena di iscriversi a entrambi i servizi per usufruire delle promozioni di questo periodo, con l’iscrizione gratuita e un bonus di minuti per fare una prova; non si sa mai quando potrebbe tornare utile.

Sul bilancio consuntivo 2014

| commenti

Oggi abbiamo trattato il consuntivo del bilancio 2014.
Ecco la traccia del mio intervento in aula.


Nella sua relazione l'assessore Passoni ha snocciolato i numeri di questo bilancio in cui non entrerò nuovamente. Conosciamo bene, cari colleghi, i problemi che affliggono il nostro bilancio; ormai al quarto consuntivo che ci apprestiamo a provare li conosciamo tutti: l'indebitamento dell'ente e di alcune sue partecipate, i costi dei derivati che ogni anno generano impegni di spesa, i troppo facili accertamenti degli anni passati, in particolare quelli legati ad operazioni urbanistiche mai realizzate, che hanno prodotto residui di cui adesso dobbiamo ripulire il bilancio.

Mi rifiuto per l'ennesima volta di essere ripetitiva, di ritornare sugli stessi argomenti e vorrei, sebbene questo non sia il bilancio preventivo, che approveremo ovviamente a pochi mesi dalla fine dell'anno in corso, delineare con voi alcuni ragionamenti politici: un consuntivo politico dell'attività di questa vostra amministrazione Fassino.

Lo scorso anno approvammo il bilancio previsionale in una situazione surreale: 9 mesi su 12 già svolti e quel taglio al fondo di solidarietà che arrivò notte tempo, a pochi giorni dalla scadenza dell'approvazione dei bilanci degli Enti Locali. Molti di noi lo definimmo un vero e proprio commissariamento, un deficit democratico che non permetteva a chi era stato eletto di poter svolgere il proprio ruolo di governo e/o indirizzo di questa città.
A distanza di meno di un anno però la situazione non migliora, anzi. I numeri del bilancio del 2014, ancor di più se paragonati con quelli del 2013-2012 e 2011 non fanno altro che testimoniare come sia in essere un vero e proprio smantellamento dell'intero sistema degli Enti locali, che prende forma tramite continui tagli ai trasferimenti e vincoli di bilancio sempre più stringenti. Non è stato, infatti, in questi anni avviato alcun sistema virtuoso della finanza locale, alcun sistema che fissi dei parametri standard di costi e che lasci, veramente, ai Comuni la responsabilità di decidere quanto tassare e come spendere.

Questa sarebbe infatti la vera sussidiarietà e il vero esercizio della democrazia: ciascuna parte politica propone la propia visione di "comunità" ed in base a questa visione, se più solidale o meno, giusto per semplificare, le tasse saranno più o meno alte. Un concetto che in ogni parte del mondo è chiaro e rende la democrazia fattiva. Qui da noi invece abbiamo assististo a maggioranze che ci sono state in questi decenni a Roma - centrodestra e centro sinistra - che non hanno mai realmente fatto "crescere" gli Enti Locali come veri soggetti politici, concependo la fiscalità locale, in particolare quella sugli immobili, storicamente quella più correlata ai bilanci degli Enti territoriali, non come un sistema maturo di finanziamento delle priorità politiche di ciascuna comunità locale, ma come un bancomat al quale attingere costantemente. Tralascio i ragionamenti sulla fiscalità nazionale che in questa sede sarebbero fuori tema ma vorrei nel frattempo evidenziare che tutti i vostri partiti, dal PD a Forza Italia, sono corresponsabili di questo attacco alla democrazia.

Ad aggravare il tutto si è messa anche la crisi economica. Noi siamo in prima linea nel dover fornire servizi e supporto a coloro che, direttamente o indirettamente, sono stati emarginati nel mercato del lavoro, coloro che hanno problemi reali, disabilità, malattie, figli piccoli e dal Governo centrale veniamo usati come bancomat per tassare i torinesi e spedire a Roma le tasse raccolte. Mi sembra di ricordare un racconto popolare ambientato nell'Inghilterra medievale in una foresta, credo che si chiamasse Sherwood. Ecco i Comuni stanno interpretando la parte dello Sceriffo di Nottigham.
Qual'è quindi il punto politico? Come fare un ragionamento di un consuntivo così "peculiare". E' semplice basta porsi la giusta domanda: il nostro bilancio del 2014 ha risposto adeguatamente ai bisogni dei nostri concittadini? Ha mantenuto lo stesso livello dei servizi rispetto all'anno precedente?
La risposta per me è NO.

Ho l'impressione che non tutti qui siamo in grado di cogliere i segnali di insofferenza, di paura, di difficoltà che sono visibili anche nella nostra Torino. I dati che emergono dagli studi dimostrano che la fiducia nella capacità delle istituzioni a rispondere alle esigenze cala. Aumentano invece - anche nella nostra città - fenomeni quali le occupazioni: quante volte ne abbiamo parlato proprio in quest'aula.
Se una volta erano pochi e saltuari episodi legati principalmente un fenomeno di protagonismo giovanile e di disobbedienza civile per affermare dei valori in cui si crede, oggi invece diventano sempre di più una reazione fisiologica a una domanda che cresce a fronte di istituzioni sempre più incapaci di rispondere ai fabbisogni dei cittadini: casa e lavoro in primo luogo.

Un esempio sulla casa? Gli sfratti sono passati da 3181 a 4693 nel peiorodo dal 2010 al 2014 e di questi il 90% sono per motivi di morosità.

Signor Sindaco lo spunto per queto mio intervnto discende direttamente da quella sua lettera trionfalistica di qualche giorno fa sui giornali.
Anch'io sono orgogliosa della mia Torino, di vedere il centro in questi giorni così vivace, di vedere i turisti che fanno le fila davanti ai musei e che si godono le nostre bellezze. Chi non lo sarebbe?

Ma io, a differenza sua sarò davvero fiera del mio operato quando nella nostra città saremo in grado di dare risposte ai più deboli, agli anziani, ai giovani senza lavoro, a poveri e ai cosiddetti poveri da lavoro, coloro che hanno un reddito ma quel reddito è talmente basso che non gli permette comunque un tenore di vita normale per essere inclusi nella nostra società e al contrario si trovano emarginati.

Sarò fiera quando, a differenza di quanto emergeva dagli ultimi dati sulla nostra Torino, questa città non sarà più la "Torino delle due città", con un centro sempre più ricco e delle periferie sempre più povere; con un divario sociale che cresce tra chi sta bene e chi sta male.

Sarò fiera quando vedremo le pedonalizzazioni, promesse e decantate, iniziare anche nelle periferie e non solo nel centro.
Sarò fiera quando capiremo che dal punto di vista urbanistico è impensabile che il motore di sviluppo per la riqualificazione continui ad essere il grande centro commerciale: così scarichiamo su altre fasce, quali i piccoli commercianti, gli effetti drammatici della crisi.

Sarò fiera quando riusciremo finalmente a rivitalizzare le comunità anche attraverso la leva della progettazione urbana, perché ogni quartiere ha le proprie dinamiche e la propria comunità, la comprensione e la soddisfazione delle esigenze delle persone devono essere il cardine delle scelte. Sappiamo, infatti, che ridisegnare il territorio, decidere il proprio modello di trasformazione urbana, incide fortemente anche sul modello societario e culturale con cui vogliamo disegnare questa città.

Sarò fiera quando avremo finalmente una riforma del decentramento, sulla quale peraltro abbiamo lavorato duramente in questi mesi in una commissione dedicata, votata a maggioranza e pronta ad essere attuata con le elezioni amministrative prossime, perché è impensabile anche solo immaginare di andare al voto nuovamente con 10 consigli composti da 10 presidenti e 25 consiglieri. E sarò fiera perché questa riforma sarà frutto di scelte razionali e non di equilibrismo politico e tattico all'interno della sua maggioranza, che di norma predilige alla razionalità e all'interesse dell'Ente.

Sarò fiera quando Torino sarà davvero città turistica, durante l'anno, e non solo su spinta di un grande evento non ripetitivo quale l'ostensione della Sindone.

Sarò fiera quando avremmo avviato un percorso per cui le poche risorse che ci sono, ad esempio per quanto concerne i contributi, verranno erogati con metodi trasparenti, accessibili e meritocratici. Noi la nostra proposta l'abbiamo avanzata ma ovviamente giace in qualche angolo dimenticata. Una proposta basata sulla trasparenza, sul merito e sulla partecipazione.

Sarò fiera quando si deciderà di investire su alcuni grandi eventi le risorse disponibili; ecco non il Jazz Festival, per fare un esempio. Come fa a dire che questa vostra "cultura" è un catalizzatore del turismo quando, secondo i dati di Fitzcarraldo, solo il 10% del pubblico del festival Jazz viene da fuori Piemonte e di questi solo il 2% dall'Estero?

Sarò fiera quando raggiungeremo quel 60% di raccolta differenziata - che ha peraltro inserito lei nelle sue linee programmatiche - superando il 42% su cui ci attestiamo da anni.

Sarò fiera quando non dovremo più lottare per anni per eliminare alcune spese del tutto inutili - perché prevarrà il buonsenso- riuscendoci in alcuni casi (ad esempio accordo con il museo di lugano) e dovendo invece in altri casi affidarci all'attesa, da ormai quattro anni, di una sentenze della corte dei conti.

So bene che alcune cose non dipendono da noi, amministratori locali, poiché sono frutto di scelte di altri enti e di congiunture economiche e sociali a noi non direttamente ascrivibili. Ma finché tutto ciò non sarà fatto, finchè non daremo le risposte ai fabbisogni dei cittadini, non potrò essere orgogliosa del mio operato e non dovrebbe esserlo neppure Lei.

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