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Avanti con la riforma del decentramento

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Ieri si sono chiusi i lavori della commissione decentramento: a nome del Movimento 5 Stelle ho votato a favore delle linee guida elaborate.

I nostri consiglieri di circoscrizione lo sanno bene: oggi le attuali circoscrizioni non sono né un luogo di riferimento dei cittadini né un vero luogo di partecipazione, non sono un reale luogo decisionale politico capace di dare risposte alle esigenze del territorio. Lo abbiamo dichiarato più volte: 250 consiglieri e 10 presidenti oggi non sono più sostenibili.

Solo partendo dal ridisegno delle istituzioni, adattandole al nuovo contesto sociale ed economico, possiamo realmente migliorare la nostra Città.

Anche questa volta abbiamo lavorato attivamente nel merito dei provvedimenti contribuendo in questi mesi in commissione (ove erano presenti tutte le forze politiche) al ridisegno delle circoscrizioni ottenendo il recepimento di alcuni indirizzi fortemente voluti dal movimento 5 stelle tra cui:

- la RIDUZIONE del numero delle circoscrizioni e, conseguentemente, dei consiglieri;
- l'inserimento di strumenti in cui siano i cittadini ad essere coinvolti nelle scelte dell'allocazione delle risorse disponibili introducendo il BILANCIO PARTECIPATIVO che è un punto del nostro programma;
- l'implementazione di meccanismi di PROGRAMMAZIONE DELLE RISORSE che coinvolgano i consigli circoscrizionali come luoghi di indirizzo e di discussione politica (approvazione di bilanci proprio di circoscrizione, linee guida, assestamenti, consuntivi);
- l'introduzione delle figura del consigliere eletto che presiede l'aula in sostituzione del Presidente;
- l'introduzione del VOTO TELEMATICO in regolamento per le consultazioni;
- la rivalorizzazione dei QUARTIERI come luogo di contatto tra cittadini e istituzioni che è un punto del nostro programma;

Questa revisione degli articoli dello Statuto cittadino relativi al decentramento e del regolamento dello stesso, hanno prodotto proposte di modifiche che saranno incardinate in una delibera di iniziativa consigliare che sarà sottoposta alle Circoscrizioni cittadine e poi al voto definitivo del Consiglio comunale.

Vorrei ringraziare in particolare tutti i nostri consiglieri di circoscrizione per il supporto e la condivisione del percorso in questi mesi di lavoro.

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L'ipocrisia della politica pulita

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Dal Partito Democratico ci arriva la proposta di far aderire la Città, tramite un voto del consiglio comunale, alla Carta di Avviso Pubblico – Codice etico per la buona politica.

Si tratta di un documento realizzato da una associazione di enti locali presieduta dal sindaco di Grugliasco, che contiene una lunga e dettagliata serie di impegni per il pubblico amministratore in termini di trasparenza, conflitti di interessi, nomine, pulizia della fedina penale eccetera; con la clausola che la carta sarebbe vincolante solo per i consiglieri che votano a favore, mentre chi non vuole prendersi l’impegno può uscire dall’aula o astenersi.

Io non ho problemi a sottoscrivere su due piedi l’intero documento, che mi sembra pieno di buoni precetti che il Movimento 5 Stelle in gran parte già attua da anni, ma l’idea di approvarlo in consiglio comunale mi sembra estremamente ipocrita, visto che solo nella maggioranza, tra PD e Moderati, ci sono:

  • un consigliere rinviato a giudizio (se ben ricordo per truffa) nell’ambito delle inchieste sui rimborsi allegri dei consiglieri regionali, e che quindi ai sensi dell’articolo 21 del documento dovrebbe dimettersi immediatamente;
  • un consigliere che ha patteggiato una condanna per finanziamento illecito ai partiti, e che quindi pure lui, per lo stesso articolo, dovrebbe dimettersi immediatamente;
  • un consigliere che cumula le due cariche di consigliere comunale e consigliere regionale, in violazione dell’articolo 6 del documento.

E questi sono solo i primi che mi sono venuti in mente, senza nemmeno considerare le minoranze.

Allora non capisco: se i consiglieri della maggioranza credono in questo documento, dovrebbero innanzi tutto chiedere ai propri colleghi che lo violano di dimettersi, come è obbligatorio fare in base all’articolo 22 per chiunque sottoscriva la Carta, e al proprio partito di adottare queste norme impedendone la ricandidatura.

Se no, quella del PD mi sembra una iniziativa estremamente ipocrita, tanto per fare bella figura sbandierando dei principi che vengono violati il giorno stesso dal loro stesso partito e dai loro stessi compagni, oltre che, sul piano umano, una cattiveria di una parte della maggioranza contro i propri stessi colleghi, i quali dovrebbero scegliere tra votare (ancora più ipocritamente) un documento che non rispettano, oppure essere additati pubblicamente come “politici sporchi”.

Poche cose mi fanno arrabbiare come l’ipocrisia della politica italiana; io credo quindi che i partiti dovrebbero farsi un esame di coscienza e decidere una volta per tutte da che parte stare. Se credono nella “pulizia della politica” così come emersa dal dibattito pubblico degli ultimi anni, allora invece di far finta di adottare questo genere di principi li applichino davvero al proprio interno, senza ritardi, senza sconti e senza tante cerimonie. Altrimenti, perlomeno abbiano la decenza di stare zitti.

Il social housing e l'assistenza ai poveri

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Il tema dell’accesso a una casa, necessità primaria per sopravvivere, è a Torino sempre più attuale, a fronte delle migliaia di sfratti ogni anno. Noi ce ne siamo occupati continuamente in questi anni, presentando in aula proposte concrete, che escano dagli schemi ideologici e possano dare delle soluzioni immediate; purtroppo non ci hanno dato molto ascolto.

A fronte della scarsità di risorse delle casse pubbliche, negli ultimi anni si sta affermando una nuova soluzione per l’assistenza immediata a chi perde la casa: quella del social housing. Esistono molte diverse interpretazioni di questo termine, ma generalmente si tratta di iniziative in cui un ente benefico privato contribuisce a mettere in piedi un edificio in cui sia possibile offrire spazi a prezzo convenzionato a chi non riesce più a pagare l’affitto, sia per breve che per medio termine, ma in cui abitino anche altre persone (spesso studenti o lavoratori fuori sede) che pagano il prezzo pieno.

In questo modo, le rette di chi può pagare il prezzo più alto sovvenzionano in parte anche le spese delle famiglie bisognose, e inoltre si crea un ambiente sociale misto in cui i diversi ospiti possono aiutarsi a vicenda, e questo può aiutare anche le famiglie bisognose a trovare vie d’uscita dalla condizione di bisogno; gli spazi comuni vengono condivisi, utilizzati per servizi (dal medico alla mensa alla sala studio) e spesso messi a disposizione anche del quartiere circostante.

Non di rado, comunque, è anche il Comune a finanziare e sfruttare queste iniziative, stipulando convenzioni con cui paga il costo di una parte delle camere e dei miniappartamenti che vengono poi destinate alle famiglie senza casa, tipicamente come “soluzione ponte” nel periodo tra lo sfratto e l’ottenimento di una casa popolare dall’ATC, ma anche per altre emergenze in cui in passato il Comune sistemava le persone in albergo, una soluzione generalmente più costosa e meno dignitosa; per esempio, gli sfollati di strada della Verna sono finiti in blocco nel social housing di via Ribordone.

A Torino le esperienze sono ormai parecchie. C’è Buena Vista, all’interno di una delle palazzine dell’ex MOI, realizzato da un raggruppamento di molte note associazioni e cooperative sociali torinesi; e c’è Luoghi Comuni, realizzato dalla Compagnia di San Paolo in piena Porta Palazzo. C’è DORHO, intitolato a don Orione e promosso dalla Caritas Diocesana in una struttura già esistente di corso Principe Oddone, e c’è Sharing, realizzato in un ex immobile delle Poste di via Ribordone poi passato alla Cassa Depositi e Prestiti e ristrutturato grazie a 14 milioni di euro della Fondazione CRT, e che nei prossimi anni raddoppierà con un progetto simile ristrutturando a tale scopo la Cascina Fossata.

Il Comune, di suo, non avrebbe mai avuto le decine di milioni di euro necessarie per mettere in piedi queste strutture; e anche se il modello in cui dal welfare pubblico si ritorna alla beneficenza privata sa di ritorno all’Ottocento, anche se indubbiamente queste iniziative sopravvivono anche grazie a buoni rapporti con la politica e/o i poteri forti della Città, bisogna comunque dire “meno male che ci sono”.

D’altra parte, qualcosa è cambiato anche nel rapporto tra le istituzioni e quella fetta di città che non ha niente e vive di assistenza. Fino a due o tre anni fa, per esempio, le case venivano anche date gratis; adesso, anche per chi ufficialmente ha reddito e patrimonio zero, l’ATC richiede un affitto minimo di 40 euro al mese.

Il Comune, per queste soluzioni temporanee, richiede lo stesso canone che chiederebbe l’ATC. Gli assistiti versano così al Comune circa 18.000 euro l’anno a fronte di una spesa di circa 400.000, ma quello che conta è il messaggio; nessuno può più vivere completamente di assistenza, sedersi lì e pensare che tutto gli sia dovuto.

In questi anni, infatti, ho imparato che l’assistenza ai poveri va fatta con la testa. E’ molto facile, difatti, farsi trascinare dall’emozione e dalla pietà per persone che perdono la casa o il lavoro, ma non sempre dare a tutti ciò che chiedono è la soluzione giusta. Per ogni persona povera che occupa una casa ATC o vi si barrica dentro per non esserne cacciata avendo perso i requisiti, ce n’è una ancora più povera che aspetta in silenzio il suo turno per avere la casa a cui ha diritto; e a fronte di un inquilino che non può più permettersi di pagare l’affitto e cerca di bloccare lo sfratto con la forza, può esserci non un cattivo proprietario speculatore immobiliare coi miliardi in banca, ma un comune cittadino della ex classe media che ha investito in una seconda casa da affittare i risparmi di una vita e che se non riceve regolarmente l’affitto non sa come pagare le spese e i mille euro di IMU che gli chiede il Comune.

Gli stessi dirigenti comunali ci raccontavano che ogni giorno arriva qualcuno negli uffici a battere i pugni sul tavolo, convinto che gridando più forte o facendo una sceneggiata potrà scavalcare le graduatorie o ottenere ciò a cui non ha diritto, e che non di rado sono costretti a chiamare la forza pubblica per difendersi. Aggiungo io che questi sono i risultati di decenni di assistenzialismo a fondo perduto e di collusioni con la politica, in quanto spesso l’assistenza è stata concessa essenzialmente per “intercessione” del politico di turno in cambio di voti, al di là delle effettive necessità; e quindi, molti si sono abituati a chiedere con insistenza per avere (ci provano anche con noi).

Per questo, anche se cacciare da una casa popolare qualcuno che non ha 40 euro al mese può sembrare a prima vista una cattiveria, alla fine promuovere la responsabilità e l’iniziativa di chi è in difficoltà, mettendolo piuttosto in ambienti sociali che gli diano l’opportunità di crescere e di tirarsene fuori, è più opportuno che scaricare tutto all’infinito sulle casse pubbliche, magari in quartieri-ghetto senza prospettive. Almeno, questa è la mia opinione e mi piacerebbe sentire la vostra.

Come si diceva nell'ultima parte di questa vicenda, la doppia firma farà risparmiare soldi pubblici.
Mi spiego meglio: il consigliere che durante il suo orario di lavoro partecipa alle riunioni permette all'azienda dove lavora di incassare dal Comune di Torino un rimborso.
Questo naturalmente in base all'effettiva permanenza alle riunioni, diventata verificabile solo con la doppia firma (o da qualche cittadino armato di telecamera).
Eppure pochi giorno dopo, un consigliere firma l'entrata e se ne va.
A parte il senso di onnipotenza e la mancanza di rispetto verso l'istituzione in cui è stato eletto, la reazione più allucinante è quella del Partito Democratico.

La nostra consigliera si avvicina al foglio firme, verifica lo spazio vuoto nella casella e impugna il telefonino per documentare, ma ad ostacolare la trasparenza, due consiglieri PD la bloccano.

Dicono che è necessario fare richiesta scritta.
Così facciamo seduta stante, ma il Direttore ci nega l'accesso immediato al documento.

Le regole le fanno sul momento e in questo momento stiamo toccando un tasto delicato.

Anche il Direttore, garante delle regole, fa da scudo alla gestione politica.
Ci risponde infatti che dobbiamo fornire delle motivazioni per accedere a questi atti pubblici.

Motivazioni?!?!?

Noi, invece, chiediamo a quale regolamento il Direttore faccia riferimento.
Tutt'un tratto le condizioni per accedere ai documenti vengono smussate: niente più motivazioni e ok all'uso della fotografia, purchè venga avvisato per ogni foglio firma.

Qualche tempo dopo subiamo la seconda aggressione, questa volta dentro la Circoscrizione3 davanti agli occhi di tutti i presenti.

Vi racconteremo presto come è andata.

Come tenersi il doppio incarico - di Maura Paoli circ. 3

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Dalle nuove leve della politica si può imparare molto.
Noi in Circoscrizione 3 abbiamo la "fortuna" di avere Daniele Valle, presidente uscente eletto in consiglio regionale e "costretto" dallo Statuto del PD a lasciare uno dei due incarichi.
Da lui abbiamo imparato come potersi divincolare da queste seccanti regole e vogliamo condividere con voi questo immenso sapere:

REGOLA N°1: non nominare la parola doppio incarico o dimissioni fin quando non sei sicuro di avere entrambe le poltrone, mai prima.

REGOLA N°2: cerca di dribblare le domande scomode del Movimento 5 Stelle, rispondendo che tu, insieme al tuo partito, state valutando se rispettare il vostro Statuto che ti impone di lasciare uno dei due incarichi.

REGOLA N°3: una volta sicuro di aver ottenuto la seconda poltrona, annuncia le tue dimissioni senza specificare da cosa

REGOLA N°4: piazza un tuo fedele collega (possibilmente non troppo sveglio) nell'incarico meno remunerativo

REGOLA N°5: invita i tuoi elettori quando ti dimetti, per dar loro l'impressione che stai rispettando lo Statuto del tuo partito

REGOLA N°6: la riunione successiva fai comunicare al tuo fedele collega che le dimissioni erano solo dal ruolo di Presidente, ma rimarrai anche con l'incarico di consigliere

REGOLA N°7: continua ad andare alle riunioni di entrambi gli incarichi come se nulla fosse

REGOLA N°8: mi raccomando, non invitare più i tuoi elettori...magari, forse, chissà...potrebbero accorgersi della presa per il culo.

E IL GIOCO E' FATTO!

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