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MiniMoViFest Torino - RICICLA-TO

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Sabato 29 novembre, in strada del Castello di Mirafiori, 346 - Torino, in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, il MoVimento 5 Stelle di Torino circ. 9 e 10 incontra i cittadini per parlare delle 4 R (Riduci, Ripara, Riusa, Ricicla) insieme agli esperti del settore.

L'intento è quello di aumentare la consapevolezza dei cittadini sul tema dei rifiuti che possono trasformarsi da problema a risorsa. Si proverà, quindi, a fare chiarezza sul ruolo di tutti gli attori coinvolti, dai consorzi di filiera alle aziende di servizi arrivando ai cittadini, che con le loro abitudini possono sicuramente fare molto, non solo differenziando meglio ma riducendo i rifiuti prodotti.

Non vorrà essere semplicemente un incontro informativo: i cittadini saranno chiamati a partecipare in prima persona con domande, suggerimenti e perplessità a diretto confronto con i tecnici. Da quanto emergerà si potranno trarre interessanti spunti per la scrittura di documenti legislativi sia a livello regionale che nazionale.

Il programma della giornata:

Alle ore 15.00 - agorà: "Non chiamiamoli rifiuti"
Alle ore 16.30 - workshop: "Non siate indifferenti"

Apriranno l'agorà Luigi D'Alberti (consigliere M5S circ. 10) e Monica Amore (consigliera M5S circ. 9)

Interverranno:
Gianfranco Drogo e Pierclaudio Cavallari - Rifiuti Zero
Paolo Hutter e/o le Sentinelle dei rifiuti - Eco dalle Città
Roberto Cavallo - Cooperativa ERICA
Massimo Bellisai e Roberto Di Molfetta - Comieco
Andrea Galparoli e Marco Rossi - AMIAT

Modera gli interventi:
Giorgio Bertola - Consigliere Capogruppo M5S Regione Piemonte

Dibattito con i cittadini e conclusioni a cura di:
Mirko Busto - Deputato M5S e membro della VIII commissione in Parlamento (ambiente)

A seguire APERIPASTA - COSTO €10

Area bimbi attrezzata dalle 15 alle 18 e mercatino del riuso.


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La misteriosa tassa sul gas

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Negli scorsi mesi, i torinesi che acquistano il gas da Eni, circa il 60% del totale, aprendo la bolletta hanno avuto una sgradita sorpresa, questa:

Al normale importo della bolletta sono stati aggiunti senza preavviso circa 30 euro (24,03 + IVA, perché in Italia si paga l’IVA al 22% anche sulle tasse) a titolo di “canone comunale 2012-2013″. Non sono una cifra enorme, ma non sono nemmeno pochi per chi fatica ad arrivare a fine mese, e perdipiù vanno a colpire un bene fondamentale come il gas, che permette di cucinare e di scaldarsi.

A fronte delle numerose segnalazioni, dopo la pausa estiva ho presentato una interpellanza per chiedere spiegazioni: chi ha deciso di introdurre questa tassa e di farla pagare tutta in una volta? Come vedete nel video, la risposta dell’assessore in aula, circa un mese fa, è piena di dubbi; capito che questa tassa esiste dal 2011 e che è stata Eni a dimenticarsi di farla pagare per poi chiederla tutta insieme in un colpo solo, nemmeno la giunta sembrava sapere bene come funzionasse.

Ho quindi chiesto un approfondimento, che è avvenuto qualche giorno fa con l’audizione dell’amministratore delegato di AES Torino, Rocco Luigi Didio (anche lui lucano come mezzo PD torinese). AES Torino è la società nata nel 2001 come joint venture a metà tra la municipalizzata AEM (oggi Iren) e Italgas (cioé la stessa Eni), per gestire le reti cittadine del gas e del teleriscaldamento; qualche mese fa, peraltro, il matrimonio si è sciolto e Iren si è presa tutto il teleriscaldamento, mentre Eni si è tenuta la società e la rete del gas.

Anche questo è un tassello della storia; perché la tassa comunale sul gas nasce quando, alla fine dello scorso decennio, il governo decide di “portare il mercato nei servizi pubblici locali”. Come già per l’acqua, per i rifiuti e per i trasporti, gli esegeti del mercato a tutti i costi vogliono trasformare le vecchie società pubbliche e parapubbliche che avevano in gestione servizi di monopolio naturale, come sono i tubi del gas, in aziende che si contendono il servizio tramite gara, in modo da “fare efficienza per i cittadini”.

L’efficienza per i cittadini di questa scelta è talmente elevata che, per compensare i Comuni dalla futura perdita del controllo diretto della distribuzione del gas e dei relativi utili, viene introdotta subito la possibilità che essi istituiscano una tassa sul gas, il cui importo massimo è fissato da un algoritmo nazionale a un teorico “giusto utile” del servizio, pari al 10% di un “giusto ricavo” detto VRT; per Torino, questo massimo è pari a 5,7 milioni di euro.

Siamo a fine 2010, e il sindaco è ancora Chiamparino: può forse farsi sfuggire un’occasione per imporre nuove tasse? No, e dunque introduce la tassa e la fissa al massimo possibile. I giornalisti cittadini, secondo voi, denunceranno questo ennesimo prelievo dalle tasche dei torinesi? No, il massimo che esce è questo articolo che racconta le cose in modo un po’ diverso: si tratterebbe di un aumento di tasse di soli 200.000 euro che servirebbe a finanziare il welfare.

La realtà è invece che i 5,7 milioni vengono ripartiti in due come da regole nazionali: 2,1 milioni li paga AES Torino, che prima ne pagava 1,9 (di qui l’ “aumento di 200.000 euro”), e che comunque ribalterà il costo ai suoi clienti, che sono le decine di società che vendono il gas ai torinesi, che a loro volta aumenteranno le tariffe ai clienti finali per coprire l’aumento; ma gli altri 3,6 sono un nuovo prelievo che viene caricato agli utenti direttamente in bolletta, per poi girare le cifre incassate ad AES Torino e da AES al Comune.

Considerando che a Torino ci sono un po’ più di 450.000 utenze del gas, la tassa in bolletta diventa quindi di 8 euro l’anno, uguale per tutti indipendentemente da reddito e consumi. Siccome però siamo in Italia, l’Agenzia per l’Energia Elettrica e il Gas ci mette un anno a ratificare la nuova tassa torinese, che quindi entra in vigore il primo gennaio 2012, però con la clausola che per il 2012 la tassa sarà raddoppiata per recuperare il 2011. Di qui, quindi, le cifre apparse nella bolletta Eni; gli altri operatori, invece, hanno semplicemente spalmato questi importi nelle bollette già dal 2012.

Nel frattempo, a ritmi italici, l’avvento del mercato sui tubi del gas va avanti: e dunque dovrebbe partire tra un po’ la gara pubblica per la gestione della rete del gas a Torino e nei comuni limitrofi, che dovrebbe concludersi a fine 2015 (io scommetto che la vincerà una società chiamata AES Torino). Comunque, a quel punto la tassa sarà eliminata e sostituita dalla cifra che il miglior offerente si sarà impegnato a pagare ai Comuni in cambio della gestione del servizio, cifra peraltro che potete indovinare chi pagherà alla fine.

Per il 2014 e per il 2015, tuttavia, ci troveremo ancora altri 8 Euro + IVA in bolletta; già, perché in teoria la Città, che ha già incassato 5,7 milioni l’anno per tre anni, potrebbe decidere di ridurre l’importo o prevedere facilitazioni per i meno abbienti (peraltro complesse da realizzare in pratica, visto il giro che fanno questi soldi), ma quando ho anche solo ipotizzato la cosa si sono messi tutti a ridere.

Ah, e il welfare? Ovviamente era una bufala: quando ho chiesto dove sono finiti questi soldi, ho saputo che sono finiti nel calderone generale delle entrate del Comune, a tappare i buchi di bilancio; “però sul welfare mettiamo comunque già tanti soldi, dunque fa lo stesso”.

Ho seguito la nascita e lo sviluppo dei mercati dei contadini in centro città che continuo a sponsorizzare

come miglior modo per cambiare la nostra economia.

Chi coltiva infatti è come battesse moneta.

E chi acquista locale salva una parte del suo territorio, dalla speculazione edilizia,

dalla strapotenza delle multinazionali, dall'arroganza dello sfruttamento dei paesi poveri.

I mercati dei contadini si svolgono tutte le domeniche:

1 Palazzo di città

2-giardini Cavour

2-piazza Solferino

4-piazza Bodoni

Ma c'è anche una quinta domenica che verrà riservata alle eccellenze enogastronomiche della Regione,

sempre in piazza Solferino che è una piazza che si presta molto, per spazi e dimension,i ad accogliere mercati tematici.

E sarà anche l'occasione per sviluppare alcuni temi come l'agricoltura sociale, innovazione digitale e la filiera cortissima.

Naturalmente sarà importante dare risalto all'evento e più persone parteciperanno più l'offerta potrà migliorare.

I suggerimenti che metto per iscritto, dal momento che la Circoscrizione non se la fila nessuno, è quella di coniugare il mercato Agroalimentare con l'artiginato locale e naturalmente penso alle scuole di intaglio del legno sorte in Valsusa, ma anche ai tanti manufatti che creano i nuovi artisti del riciclo dei materiali.

Penso ai possibili scambi con il mercato francese, i nostri vicini più prossimi, che potrebbero venire qui a vendere o a comprare, in una sorta di gemellaggio che potrebbe anche solo essere uno scambio di piazze.

Partono centinaia di pulman dall'Italia per comprare ai mercatini di Natale in Germania come è possibile che non si possa allestire qualcosa a Torino che attiri questo tipo di turismo che, con la scusa dell'acquisto dei regali natalizi, visita luoghi meno noti del turismo di massa?

Recuperare le tradizioni culturali anche alimentari come una bella polenta distribuita la domenica con il formaggio d'alpeggio e un buon bicchiere di vin brulè e magari qualcuno che suona la fisarmonica come succedeva nei paesi quando ero bambina, che non sentivi più il freddo anche se avevi le manine gelate tanto l'atmosfera ti riscaldava.

Per creare "luoghi" non ci vuole denaro a volte basta metterci l'animo

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