Archivio

In data 10/09/2012 il Consiglio Comunale di Torino, grazie ad una battaglia portata avanti anche dal movimento 5 stelle, ha approvato a maggioranza una modifica di regolamento con la quale è stato inserito l'obbligo esplicito per il Comune di rifiutare sponsorizzazioni riguardanti "pubblicità diretta o collegata alla produzione o distribuzione di tabacco, superalcolici, materiale pornografico o a sfondo sessuale, gioco d'azzardo, che genera patologie o dipendenza".

Tale regolamento è stato recepito anche dalla Fondazione per le Attività Culturali, Fondazione controllata dal Comune (presieduta dal Sindaco Piero Fassino e dal suo vice l'assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe) che riporta nel suo regolamento interno di funzionamento le medesime prescrizioni.

Lo scorso Luglio, l'assessore Braccialarghe in "barba" al regolamento ha firmato per conto della Fondazione, un contratto di sponsorizzazione del valore di 250.000 euro con la società Gtech S.p.A., concessionaria esclusiva del Gioco del Lotto, per la sponsorizzazione dell'evento musicale Traffic. Sul palco dell'evento tenutosi a Torino e tramite installazioni in diverse aree della città, è stato così promosso il Gioco del Lotto con lo slogan "con il Gioco del Lotto la città diventa più tua".

alcune immagini (1).jpg

Appena abbiamo saputo della cosa abbiamo chiesto all'assessore tramite un'interpellanza, di rispondere in Consiglio di questa palese violazione del regolamento, non ha prodotto alcuna giustificazione plausibile, se non che "il Lotto non può considerarsi gioco d'azzardo poiché tutelato da legge dello Stato". Giustificazioni ridicole che hanno confermato la palese violazione del regolamento.

Noi, a fronte di tale incredibile e sconcertante violazione, abbiamo reagito portando in aula una richiesta di dimissioni dell'assessore, parte della maggioranza invece ha in modo surreale portato in aula un atto con cui chiedeva la modifica del regolamento che Braccialarghe ha infranto: un assessore viola il regolamento, e la maggioranza risponde modificando il regolamento...
I due atti sono stati lungamente discussi in aula questo lunedì.

La mozione di sfiducia è stata respinta.
Parte del PD ha parlato di atteggiamento che andrebbe censurato mentre qualcuno ha addirittura fatto i complimenti all'assessore per essersene fregato ed aver fatto di testa sua contro la volontà del Consiglio, ma alla fine, compatti, i consiglieri del PD hanno tutti votato contro la sfiducia. I consiglieri di Sel, invece, si sono astenuti.
E' stata respinta anche la mozione del PD che chiedeva la rimozione di quella parte di regolamento che vieta di introitare sponsorizzazione provenienti dal gioco d'azzardo, quella che avevo definito "lodo Braccialarghe".

Mi verrebbe da dire che la seconda è una buona notizia ma non riesco a convincermene del tutto perché oggi, il PD, palesando tutta la sua incoerenza, ha messo agli atti, nero su bianco, questo principio: cari cittadini, sappiate che un assessore nominato, non eletto, può tranquillamente infrangere un regolamento comunale approvato da un Consiglio Comunale, questo sì, eletto dai cittadini, senza alcuna conseguenza. Alla faccia della democrazia.

In questo momento l'unica cosa che mi rasserena è che ci troviamo in posizioni diametralmente opposte.
Per noi è inaccettabile legittimare un assessore che viola un regolamento comunale, perché il rispetto delle regole è un valore incontestabile per di più di fronte a cittadini che sono tenuti a rispettarle tutti i giorni. Per noi la lotta contro la ludopatia, e quindi la protezione delle fasce più deboli sono valori non negoziabili, nemmeno davanti ai soldi necessari per organizzare un concerto gratuito. Per loro, un po' meno...

Vorrei chiudere ringraziando tutti coloro che hanno sostenuto questa iniziativa, e ribadire che continueremo la nostra battaglia contro il gioco d'azzardo su tutti i livelli.

I fatti sul gioco d'azzardo

| commenti

Il gioco d’azzardo è negli ultimi tempi uno degli argomenti preferiti della politica. E’, difatti, una attività fortemente impopolare tra gli italiani, che la abbracciano in abbondanza ma che vedono gli effetti devastanti che gli eccessi videoludici hanno sulle persone; secondo i Sert, nei casi più gravi (diverse decine l’anno solo a Torino) si parla di perdite complessive che partono da 200.000 euro e arrivano ben oltre il milione di euro, bruciando in breve tempo interi patrimoni propri e familiari. Ma ci sono migliaia di persone, specialmente tra le meno abbienti, che si giocano ogni mese parti consistenti del proprio stipendio e della propria pensione, secondo una dipendenza che generalmente inizia nel momento di una buona vincita senza realizzare che tale vincita è statisticamente irripetibile se non giocando quantità di denaro molto superiori ad essa.

Soltanto in provincia di Torino nel solo anno 2013, il totale delle giocate legali è stato di circa tre miliardi di euro (per confronto, le entrate fiscali del Comune di Torino mettendo insieme tutte le varie IMU, TASI, TARI ecc., spesso indicate come la causa dell’impoverimento generale, non arrivano al miliardo di euro). Di queste, per quanto riguarda le slot machine il 70-75% dovrebbe essere restituito in vincite (ma solo se il gioco non viene taroccato), mentre il 13% va allo Stato. A seconda del gioco, però, ci sono percentuali di vincita più basse (es. in lotto e lotterie) o più alte (es. nelle scommesse sportive e nei giochi online)… ma solo se il gioco non viene taroccato.

Ovviamente, più bassa è la percentuale di vincita e più alto è l’incasso per i vari soggetti che si dividono il resto: lo Stato, i concessionari nazionali, i loro distributori locali e, per le macchinette, l’esercente del pubblico locale che le ospita, che porta a casa al massimo qualche punto percentuale sul giocato e che peraltro è spesso legato da contratti capestro che gli rendono praticamente impossibile eliminare le macchinette dopo averle installate.

Dei tre miliardi di cui dicevamo sopra, oltre il 30% viene speso nelle classiche slot da bar, e il 25% nelle “videolottery” tipiche delle sale giochi; queste ultime sono solo terminali di un sistema di lotteria in rete gestito da un concessionario, mentre le prime sono macchine autonome che gestiscono il gioco in proprio, comunicando via rete a un server centrale dei monopoli quello che avviene. Poi un altro 20% va in lotto e lotterie, un po’ meno in giochi di abilità tipo braccio meccanico, e solo il 5% nelle scommesse sportive.

Su queste, però, c’è un problema: si sono diffuse sale scommesse e siti online che non operano con licenza italiana, ma con licenza di altri Paesi UE, es. Malta, dove le tasse sono più basse e quindi loro riescono a offrire ai clienti percentuali di vincita superiori e quote migliori. Secondo le leggi europee e diverse sentenze ciò è possibile, ma secondo i monopoli e la Guardia di Finanza no; sta di fatto che un bel giro d’affari, non ben misurabile, si è spostato su questi operatori.

In tutto, a Torino e provincia ci sono circa quattromila operatori di scommesse, di cui tre quarti sono bar e tabaccai con macchinetta (mediamente un paio a testa). Per evitare taroccamenti è necessario controllare spesso; eppure ogni anno i controlli raggiungono se va bene un cinquantesimo degli operatori, riscontrando peraltro che circa metà di essi non sono in regola (anche se possono essere irregolarità veniali).

Dal punto di vista sociale, non vi è solo il problema dei giocatori incalliti, ma quello della ricaduta sul tessuto urbano: nuove sale giochi aprono ovunque, spesso vicino a luoghi sensibili o in punti dove creano rumore, disturbo e brutte frequentazioni. Finora l’unico modo concreto per cercare di bloccare l’apertura di una sala giochi è che il regolamento di condominio vieti tale uso, ammesso di avere un regolamento contrattualmente vincolante.

Per quanto riguarda il Comune, difatti, esso ha le mani legate, per via di come è fatta la legge nazionale. Difatti, la legge prevede due modi diversi di ottenere una autorizzazione per svolgere gioco d’azzardo, a seconda del tipo di attività. Le macchinette sono normalmente installate secondo le modalità dell’articolo 86 del TULPS (il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, originariamente risalente al 1931), e quindi sono soggette all’autorizzazione comunale; il Comune può quindi, come confermato anche da alcune recenti sentenze relative a Comuni piemontesi, introdurre vincoli di orario, di collocazione (es. lontano dalle scuole) e così via, per quanto necessario a tutelare la salute pubblica.

Tuttavia, le attività più lucrose – sale giochi e scommesse sportive – sono invece esercitate secondo le modalità dell’articolo 88 del TULPS, con una autorizzazione rilasciata dal Questore a fronte di una concessione nazionale; e la Questura non effettua alcuna valutazione dell’impatto sociale e urbano della nuova apertura. In questo modo si possono aprire sale slot ovunque, anche di fronte a una scuola elementare o a un centro per anziani, senza particolari limitazioni di orari.

Questa è una tipica questione all’italiana: a livello locale tutta la politica è contro il gioco d’azzardo e inscena grandi litigi e discussioni pubbliche, votando durissimi atti contro queste attività; a livello nazionale poi gli stessi partiti fanno in modo di tutelare chi ha pagato lucrose concessioni e porta tante belle entrate fiscali allo Stato (anche se poi lo Stato spende ben di più per supportare chi con l’azzardo ha perso tutto ed è ora povero in canna).

Io mi sono agganciato a una di queste belle discussioni e ho inserito al volo, nell’ennesima dichiarazione di principi che la Sala Rossa si apprestava a votare, un emendamento preciso: una richiesta alla Regione Piemonte di emanare una legge sul modello di quella ligure, permettendo ai Comuni di limitare l’orario, la collocazione e le nuove aperture anche delle attività autorizzate dalla Questura, obbligandole ad avere anche l’autorizzazione comunale. Difatti, la Regione ha costituzionalmente competenza sulla tutela della salute, e dunque se vuole può introdurre ulteriori vincoli sul commercio a questo scopo; questa strategia ha già retto agli inevitabili stuoli di avvocati che gli operatori del gioco d’azzardo scatenano contro chi prova a limitarne il business.

L’emendamento è stato approvato, e con esso l’atto, e dunque adesso il consiglio comunale ha sposato la nostra proposta, che peraltro altri consiglieri M5S stanno presentando in altre città piemontesi. Non resta dunque che sperare che Chiamparino non si faccia irretire dalle sirene dell’alea, e provveda a emanare quanto prima questa legge.

I mercati rionali e la politica della coerenza

| commenti

Bello , vivace, interessante il nuovo sito del Comune di Torino che promuove i mercati www.torino mercati.it a parte la promozione personale dell'assessore Mangone con tanto di fotografia in primo piano.

Un sito che nasce dall'esigenza di portare nuovamente sui mercati i cittadini torinesi , costruito con i commercianti

che ce la stanno mettendo tutta per farcela, nonostante la fortissima crisi economica, per dare prodotti sempre migliori, qualitativamente migliori, a km 0,

biologici, o direttamente importati dalle loro terre d'origine.

Il sito è stato scritto grazie a loro, alla loro capacità di comunicare: video accattivanti, simpatia a mille e sketch

improvvisati ed efficaci.

Questo perchè il tuo "mercataro" di fiducia è una realtà del territorio, un volto amico per strada, uno di cui ti fidi

perchè c'è sempre e quello che vende te lo sa raccontare.

Un tentativo di rifarsi un po' il " machillage" visto che i mercati rionali vengono frequentati da una clientela che supera i 65 anni.

L'innovazione parte certo dal dare maggiore visibilità ai banchi, sapere in anticipo cosa si vende dove e quando.


Ma una riflessione sulla fortissima concorrenza dei Centri Commerciali va comunque fatta.

Pensiamo agli Ipermercati dove ci sono persone che si vestono a festa e sfilano nei mega-corridoi come su una passerella.

Pensiamo alla quantità di luci, colori, aree riscaldate o raffrescate di cui dispone un Centro Commerciale

Al consumo di suolo per parcheggi, strade, viabilità interna e distribuzione tutta su un piano su un terreno che prima era fittamente coltivato,

Al consumo spropositato di energia, agli spostamenti di auto che vanno e vengono dai lati opposti della città.

E la fatica che fai ad arrivarci, a caricare e scaricare l'auto e acquistare anche quello che non ti serve perchè sei stato tentato dall'offerta speciale.

Poi va beh la verdura e la frutta arrivano dal Messico e dall'Argentina, e dello sfruttamento di chi lavora dall'altra parte del mondo

ci possiamo anche dimenticare.

Così, per assurdo, compri e affossi tutta l'economia del tuo paese...

In un mondo dove è importante l'apparenza la sostanza delle cose passa in second'ordine.

Ma anche la politica cerchiobottista del Comune di Torino non può risolvere nulla .

Con una mano si cerca di aiutare i mercati rionali, dall'altra si favorisce l'apertura di nuovi Centri Commerciali

come se non bastassero quelli che ci sono già.

E allora ben vengano tutti i siti bellissimi del Comune din Torino ma io una politica della coerenza la voglio vedere con una scelta precisa che favorisca davvero il mercato sotto casa e non un aiuto tanto sporadico quanto inutile di fronte allo strapotere di un Centro Commerciale appena approvato.


Mille punti per ripartire

| commenti

Non je ne regrette rien...

così cantava Edith Piaf.
è così per me questa esperienza nel Movimento 5 Stelle
.
Ci sono stati e ci saranno liti, scazzi, pagine uscite sui giornali mai smentite,
ma le idee vanno avanti e vanno avanti veloci.

Ogni giorno un nostro cittadino in Parlamento intacca un pezzo del sistema, strappa a morsi un pezzo di coscienza.
Ogni giorno nelle cucine della politica un cittadino in Circoscrizione si fa conoscere per la sua attenzione, per il suo interesse al territorio, alle persone che ci vivono.
Ogni giorno un cittadino in Comune si fa supportare dai suoi attivisti per combattere contro un immobilismo devastante, una logica del cemento inattuale, per ricavare un po' di verde o salvare un edificio storico.

Una battaglia che è appena iniziata ma che deve proseguire senza lasciare cadaveri.
Chi non si sente allineato in questa idea di mondo migliore , chi ambisce a salire, a posti migliori, non ha capito nullla di questo grande momento.
Sbaglieremo, ma saremo onesti comunque.
Litigheremo, ma sapremo riunirci.
Qualcuno sarà fuori ingiustamente ma saranno pochi e tollerabili.
Qualcuno ci accuserà di essere servi ma io non mi sono sentita mai così libera

Chiedo agli amici che non sono del Movimento quanti Deputati, Senatori, Europarlamentari conoscano e la risposta è : zero, zero, zero.
A Roma c'eravamo tutti e non sentivi la differenza : una famiglia senza gerarchie in cui qualcuno lavora più degli altri, sostanzialmente si, si sbatte più degli altri perchè è in istiuzioni più complicate.
Ma si va avanti a botte di programmi, di tavoli di lavoro difficili da far partire, di interrogazioni parlamentari, di disegni di legge.

Noi quelli delle faccie normali, arrivati da posti diversi, con esperienze diverse, le donne del Movimento che arrivano sempre prime alle selezioni, i ragazzi giovanissimi pieni di entusiasmo e passione.
Coltiviamo l'orto della speranza, limitiamo le gramigne dell'ambizione.
E rimaniamo insieme abbracciati a un sogno che non è ormai neppure così lontano

600 artisti, 180 performers e quasi 100.000 visitatori: i numeri dell'ultima edizione di Paratissima, una delle principali fiere nazionali legate all'arte contemporanea, inseriscono la manifestazione tra i più importanti eventi che si svolgono sul territorio della circoscrizione 9.
O meglio: che si svolgevano. E' degli ultimi giorni, infatti, la notizia di un suo trasferimento negli spazi di Torino Expo.

Le ragioni che hanno spinto l'organizzazione a cambiare la location dell'evento ad appena un mese dal suo inizio, preferendo oltretutto uno spazio di 6000mq in meno, sono facilmente intuibili, e sono collegate alle condizioni di degrado in cui versano le Arcate del MOI.
La notizia, però, non lascia molto sorpresi.

Già l'anno scorso, infatti, gli organizzatori della manifestazione si erano trovati di fronte a uno scenario fatto di vetrate imbrattate, pareti sfondate e muri abbattuti, ma la manifestazione si era potuta ugualmente svolgere grazie alla buona volontà dello staff, che aveva provveduto a tamponare eventuali danni a proprie spese.
A distanza di un anno la situazione si è aggravata ulteriormente, tanto da non poter garantire la sicurezza agli artisti e al pubblico, a meno di non sostenere un'ingente spesa.

Ma come è stato possibile arrivare a questo punto?
La recente storia delle Arcate del MOI, gli ex Mercati Ortofrutticoli all'Ingrosso, poi ex Villaggio Olimpico, è molto tormentata e raccoglie la pesante eredità olimpica lasciata alla città dalla gestione Chiamparino.
Al termine dei Giochi Invernali, i principali enti locali coinvolti nell'organizzazione delle Olimpiadi (Regione, Provincia e Comune, assieme al CONI) costituiscono la "Fondazione 20 marzo 2006", che nasce con lo scopo di amministrare gli immobili realizzati o rinnovati in occasione dei Giochi Olimpici Invernali.
Le Arcate del MOI rimangono però praticamente inutilizzate, così, nel 2009 viene bandito il concorso pubblico con cui la Fondazione individua in Parcolimpico srl il partner cui affidare la gestioni degli impianti olimpici.

La situazione non cambia molto e nel 2012, finalmente, la Giunta Comunale attiva la procedura per l'affidamento in concessione degli immobili delle Arcate e comincia a raccogliere le manifestazioni di interesse: dal verbale del consiglio circoscrizionale del 15 ottobre 2012 si evince che sono almeno 25 le proposte recapitate agli uffici comunali.

Oltre ai progetti più discussi (si è parlato, ad esempio, della creazione di una "cittadella del ghiaccio" o dell'allestimento di un museo di trenini elettrici), giungono agli uffici comunali anche le proposte di società come GL Events, che attualmente gestisce il Lingotto Fiere.
Per identificare la destinazione migliore per le Arcate viene addirittura commissionato uno studio al Politecnico di Torino. I risultati sono recapitati all'assessore Braccialarghe in data 8 aprile 2013, esattamente lo stesso giorno in cui le palazzine del MOI vengono occupate dai profughi ex residenti delle palazzine di corso Chieri.

E alla fine, a causa delle difficoltà di accordo tra la Città di Torino e Parcolimpico, la procedura per la pubblicazione del bando di assegnazione si blocca, ed è tuttora ferma in Comune.
Attualmente, dunque, una parte dei lotti è amministrata direttamente dalla Città di Torino, anche attraverso la Circoscrizione 9, mentre la restante parte è gestita da Parcolimpico.

A quasi 9 anni di distanza dal termine dei Giochi Olimpici, i tentativi di ridare vita a quegli spazi si contano sulle dita di una mano e, ad eccezione di Paratissima e di qualche isolata iniziativa circoscrizionale, gli impianti sono abbandonati a se stessi ed esposti all'incuria e al degrado.
Nel corso di un recente sopralluogo, effettuato assieme alla Commissione Comunale Gestione di Controllo, vi è stata l'occasione di verificare e documentare lo stato di incuria delle Arcate.
Moi1.jpg
Moi2.jpg
Moi4.jpg
Moi20.jpg

Questo è il lotto ristorante in dotazione a Parcolimpico e questo è lo stato attuale delle cucine:
Moi5.jpg
Moi8.jpg
Copia di Moi7.jpg
Moi15.jpg

Oltre ai danni visibili, si apprende dagli organizzatori di Paratissima che sono andati distrutti anche gli impianti elettrici e che i cavi di rame sono stati depredati.
L'ammontare dei danni per la messa in sicurezza dell'impianto elettrico, secondo i tecnici dell'organizzazione, ammonta ad almeno 50mila euro, una cifra insostenibile per le casse della manifestazione, che si è trovata così costretta a cambiare sede, spegnendo di fatto anche una delle ultime speranze di riqualificazione del territorio

Così, in data 20 ottobre, dopo avere interpellato la Giunta sulle responsabilità delle carenze manutentive e di sorveglianza, il Movimento 5 stelle presenta un ordine del giorno che impegna la Circoscrizione a riportare Paratissima al MOI.
L'odg, a prima firma Monica Amore, viene approvato all'unanimità e richiede al Presidente e ai Coordinatori competenti di mettere in atto tutte le iniziative necessarie, con il Comune di Torino, con il futuro vincitore del bando per l'assegnazione delle Arcate e con lo staff di Paratissima, affinché l'edizione 2015 torni a svolgersi al MOI, restituendo alla Circoscrizione 9 un evento così importante.

L'auspicio, inoltre, è che le Arcate possano trovare al più presto un utilizzo consono all'importanza che hanno per la Città e per la Circoscrizione.


Altra commissione in Circoscrizione 1 costata 1500 euro circa di gettoni erogati ai consiglieri, per rilasciare gratuitamente un locale della Circoscrizione di via Bertolotti 10 alla società Socrem, unica società che si occupa della cremazione a Torino.

Ho ribadito, come ormai tutti gli anni, che una commissione annuale non abbia senso, dal momento che il locale all'interno della Circoscrizione viene richiesto sempre ogni anno e basterebbe ad inizio mandato farne una con valenza quinquennale.

Ho anche proposto di cambiare almeno il luogo ,utilizzando i diversi centri di accoglienza o "case del quartiere", in modo da raggiungere più cittadini possibili.

Perchè comunque i racconti su come funziona l'inumazione o la cremazione sono piuttosto interessanti, macabri ma decisamente interessanti .

Verrebbe da dire che se uno cerca di ridurre il suo impatto sull'ambiente da vivo, è molto difficile che comunque lo faccia da morto.


Lester Brown , il più famoso ambientalista americano sostine che la miglior sepoltura sia il corpo avvolto in un telo naturale ( cotone o lino) ,seppellito in terra e subito piantato un albero sopra per far ripartire il ciclo naturale . Sono anni che favoleggio su quale albero vorrei a farmi ombra.

Nella realtà invece si può sceglier tra la cremazione o meglio incenerimento, dove vengono bruciati oltre al corpo del defunto anche i tessuti( sintetici) che rendono la bara accogliente, la bara di legno verniciata , maniglie e accessori.( forse qualcuno viene smontato).

Nel nord Italia per la cremazione raggiungiamo percentuali che raggiungono i picchi del 60% ,70% a Milano e Bolzano, Torino si attesta sul 35% mentre il Piemonte solo sul 16%.

La cremazione costa circa la metà del funerale classico, ma la dispersione delle ceneri ha comunque un costo di 700 euro che mi pare una follia.


Per quel che riguarda invece la tumulazione in terra una norma igienica impone alla bara un rivestimento in zinco e recentemente riaprendo le bare giunte a termine della loro permanenza in terra o loculi che vanno a scadenza, si è scoperto che i corpi non mineralizzano.

Problema grave la mancata decomposizione dovuta, ci racconta il dirigente Socrem, forse al rivestimento di tessuto sintetico della bara, ai vestiti di sintetico dei defunti , o alla quantità di medicinali e conservanti che assumiamo nella parte finale della nostra vita.

Fatto sta che i corpi li ritroviamo integri e a questo punto vanno inceneriti.

E inceneriamo quindi anche 25 kg di zinco.

Per chi abita vicino al forno un aereosol di salute.

Così ho im mente quel bellissimo giardino che sarebbero le nostre piante sui nostri corpi, così senza nome o appena evidenziati, nel verde, nel fresco, di un parco e non nel grigio di loculi e polvere di bare.


Dai cittadini alle banche

| commenti

Anche quest’anno, come già i precedenti, si è verificata l’assurda situazione in cui il Comune approva il bilancio di previsione per l’anno in corso nell’autunno dell’anno stesso, perché deve a sua volta attendere la fine del gioco delle tre carte che ogni anno fa il governo, cambiando nome e formula alle tasse locali in modo da sostenere di averle ridotte quando in realtà sono aumentate. Il risultato è che per tre quarti dell’anno si naviga a vista, spendendo il minimo, e poi a fine anno si corre cercando di fare qualcosa.

La situazione del bilancio comunale è sempre preoccupante, tanto che quest’anno si è ricominciato a fare debiti per 25 milioni di euro, per sostenere “investimenti straordinari” che poi sarebbero la manutenzione delle strade, dei giardini e delle scuole, che diventa “straordinaria” (e quindi legalmente sostenibile a debito) perché non si è più fatta quella ordinaria.

Basta la prima slide dei dati di sintesi del bilancio 2014 per rendersi conto dei problemi strutturali del bilancio di Torino: sono calate significativamente le spese per beni e servizi e quelle per trasferimenti, il che può voler dire sì qualche taglio di sprechi, ma vuol dire anche tagli ai servizi e ai sussidi dati direttamente alla cittadinanza; le spese del personale sono diminuite ma di poco, perché tagli secchi e improvvisi al personale, come quelli ormai frequenti nel privato, nel pubblico sono ancora da venire; l’unica cosa che è aumentata, a parte i fondi di riserva, è la spesa per ripagare i debiti alle banche: 250 milioni di euro su un miliardo e 300 milioni di bilancio.

Progressivamente, quindi, la ricchezza comunale dei torinesi, rifinanziata ogni anno dalle nostre tasse, viene spesa sempre meno per dare lavoro e fornire servizi e sempre più per arricchire le banche, a partire da quella della fondazione fino a poco tempo fa presieduta dall’ex sindaco e attuale presidente della Regione Chiamparino. Per ogni cinque euro di entrate, per ogni quattro euro pagati in tasse dai torinesi, più di uno non va in spesa produttiva, ma va alle banche.

Di questa situazione non si vede la fine; è vero che l’indebitamento in questi anni è stato un po’ ridotto (non perdetevi la fantastica ultima slide dei dati di sintesi, in cui modificando la scala e facendola partire non da zero ma da quasi tre miliardi fanno sembrare che vi sia un crollo dei debiti che in realtà non c’è), ma questo è stato ottenuto al prezzo di vendere le partecipate, gli immobili e pezzi di città agli speculatori; finito di vendere tutto, non si sa che succederà.

In questo bel quadretto, noi abbiamo deciso di fare un gesto concreto, l’unico che potevamo fare dall’opposizione: abbiamo presentato un emendamento al bilancio che tagliava i nostri fondi di funzionamento del gruppo consiliare per destinarli al welfare. Come sapete, alla fine di ogni anno noi restituiamo quasi il 90% del fondo di funzionamento, perché spendiamo il minimo necessario per tenere aperto l’ufficio (telefoni, cancelleria ecc.; qui trovate i rendiconti). Quest’anno, sui circa 9000 euro ricevuti, ne abbiamo spesi un migliaio e, con tre mesi ancora da pagare, abbiamo dunque pensato di poterne restituire subito 7000; non saranno una cifra folle, ma è meglio di niente.

Purtroppo, non solo gli altri gruppi consiliari non hanno voluto fare lo stesso, ma la maggioranza di Fassino ha bocciato il nostro emendamento al grido di “populisti”; non ci hanno permesso nemmeno di tagliarci da soli i nostri fondi. Però sono andati avanti a fare grandi discorsi e promesse che presto recupereranno nuovi soldi per ripristinare lo stanziamento per il welfare, che anche quest’anno è stato tagliato; ma a parlare e parlare son capaci tutti.

Riassunto delle puntate precedenti.

Nel giugno 2012 la circoscrizione 9 finanziò un progetto che prevedeva, previo espletamento di concorso, l'erogazione di 15 brevetti per bagnini del valore di 350 euro l'uno.
Nel giorno della premiazione, avvenuta ad aprile 2013, tra i nomi dei 15 vincitori risultarono anche quelli dei figli di due dei componenti della Giunta che aveva indetto il concorso.
Il Movimento 5 Stelle presentò un'interpellanza, richiedendo inoltre le dimissioni dei due Coordinatori.

A distanza di più di un anno dall'accaduto giunsero, finalmente, le dimissioni del Coordinatore alla III Commissione Tommaso Renda (SEL), uno dei due Consiglieri coinvolti.

Probabilmente, a questo punto, chi segue questa pagina si aspetterebbe di leggere la notizia delle dimissioni del secondo Coordinatore interessato, degna conclusione di un brutto capitolo della politica circoscrizionale. Invece, come nella migliore delle serie televisive a puntate, ecco il colpo di scena che ci allontana nuovamente dall'epilogo.

Lunedì 13 ottobre, infatti, il Coordinatore alla I Commissione (Bilancio ed Economato), Lorenzo D'Agostino, è passato alla III Commissione (Commercio e Lavoro), carica rimasta vacante fino a quel momento, e il Consigliere Tommaso Renda, ex dimissionario, ha ripreso posto all'interno della Giunta Circoscrizionale, assumendo il ruolo di Coordinatore alla I Commissione.

In attesa dei prossimi sviluppi, il MoVimento 5 Stelle ritorna a manifestare il suo dissenso, scegliendo di non partecipare a un voto per la nomina dei "nuovi" Coordinatori che, di fatto, si trasforma in un effettivo scambio di poltrone e che riporta all'interno della Giunta un Consigliere di cui avevamo apprezzato il passo indietro precedentemente compiuto.

Movimento 5 Stelle - Circoscrizione 9

Emergenza duecento euro

| commenti

Quando in Italia si parla dello smaltimento dei rifiuti, come di tante altre cose, è difficile intavolare una discussione razionale: si finisce subito a litigare sulle pizze alla diossina. Intanto, le mafie e la politica se ne approfittano: il business dei rifiuti è una delle vere miniere d’oro di questi anni. Soltanto Torino città paga ad Amiat oltre 150 milioni di euro l’anno per raccogliere e smaltire circa 400.000 tonnellate di immondizia; noi cittadini paghiamo i rifiuti circa 40 centesimi di euro al chilo, come i pomodori all’ingrosso.

Tra questi business, uno ottimo è quello degli inceneritori: si raccoglie tutta la schifezza possibile e la si brucia tutta insieme per produrre energia; si incassano tra i 100 e i 150 euro a tonnellata, derivanti dalla tassa rifiuti dei cittadini, più altri 100 euro di fondi pubblici come “sovvenzione ecologica”, perché secondo il governo produrre elettricità dalla schifezza è ecologico, più i soldi che si possono fare rivendendo l’energia prodotta.

Più tonnellate di schifezza arrivano e più si guadagna; le scorie – già, perchè anche bruciando i rifiuti mica essi svaniscono, ne rimane circa un terzo in cenere, in parte pericolosa – vengono mandate in discarica o usate nelle costruzioni, e il resto viene polverizzato e scaricato nell’aria che respiriamo, ufficialmente entro i limiti di legge, anche se in effetti l’inceneritore del Gerbido ha già avuto parecchi incidenti e ripetuti sforamenti dei limiti (la legge prevede persino che si possano sforare i limiti per un certo numero di volte…).

Gli inceneritori sono generalmente in mano alla politica o a suoi amici; come il nostro, che attualmente è al 20% del Comune di Torino e all’80% di Iren, la megasocietà a dirigenza nominata dal PD che è privata (del PD) quando c’è da gestire l’enorme flusso di denaro che vi transita, ma pubblica quando c’è da ripagare il suo gigantesco buco da miliardi di euro. E quindi, anche l’amico Renzi ha pensato bene di dare una mano al business degli inceneritori.

Come? Beh, nel famoso decreto Sblocca Italia, attualmente in fase di conversione in legge, ha inserito all’articolo 35 una misura che dice che il governo può scegliere un numero qualsiasi di inceneritori da definire “di interesse strategico nazionale”, i quali saranno automaticamente – fuori dalle normali procedure e dalla volontà degli enti locali, che avrebbero competenza su queste cose – portati al massimo della capacità possibile e utilizzati per bruciare i rifiuti delle regioni d’Italia che non si sono attrezzate per trattarli.

Il Gerbido, per esempio, è stato autorizzato per 421.000 tonnellate l’anno, una capacità considerata congrua per smaltire tutta quella parte dei rifiuti di Torino e provincia che non viene differenziata dai cittadini. E’ sempre stato detto dagli amministratori locali che questa capacità non sarebbe stata aumentata, e che era quella per cui l’impianto era stato progettato per poter funzionare bene e senza intoppi.

Bene, adesso il governo Renzi vorrebbe d’autorità alzare questa capacità di altre 100.000 tonnellate, il che vorrebbe dire far funzionare l’impianto all’estremo delle sue forze, ben oltre quello che fino a ieri era indicato come il regime di funzionamento sicuro. Ma essendo il Gerbido un impianto già pieno di problemi, cosa succederà pompandolo al massimo?

Noi abbiamo presentato in consiglio comunale una mozione d’urgenza per chiedere che la Città si schierasse contro questo aumento, chiedendo al governo di ritirare la misura durante l’attuale discussione in Parlamento. Questo non per campanilismo, ma nell’interesse di tutta Italia, perché è antiecologico e antieconomico far viaggiare i rifiuti nei camion su e giù per lo stivale, invece di smaltirli in loco; cosa peraltro che è persino obbligata dalle direttive europee, che obbligano a privilegiare riduzione, riuso e riciclo e solo dopo a considerare l’incenerimento.

La risposta del PD è stata che in alcune parti d’Italia c’è “l’emergenza rifiuti” e dunque bisogna rendersi disponibili ad accogliere l’immondizia altrui per evitare che debba essere mandata all’estero. Eppure “l’emergenza rifiuti” non è un disastro naturale imprevedibile, come un’eruzione o un terremoto. E’ il risultato delle scelte coscienti di chi ci governa, e delle cattive abitudini di intere popolazioni mai educate dai loro politici. Dare una via d’uscita semplice permettendogli di scaricare a forza i propri rifiuti altrove è diseducativo e contribuisce a perpetuare questa situazione invece di risolverla.

Per questo noi insistiamo giorno dopo giorno con la differenziata porta a porta, facendo fiato sul collo all’amministrazione (a breve sarà discussa una mia interpellanza sui ritardi e disagi nell’adozione del porta a porta alla Crocetta) e costringendoli ad assumersi le loro responsabilità, dimostrando che la vera “emergenza” che si vuole risolvere con questo provvedimento è il debito folle di Iren, fatto per logiche poco industriali e da ripagare bruciando rifiuti a duecento euro a tonnellata. La maggioranza di Fassino ha bocciato la nostra mozione, ma noi sullo stesso punto diamo battaglia in Parlamento; e andiamo avanti.

Fassino e la vera storia di via Roma pedonale

| commenti

Ha destato sicuramente una reazione positiva, in chi è favorevole a una mobilità più sostenibile, l’annuncio fatto dal sindaco Fassino alcuni giorni fa sui giornali: la domenica ecologica che si svolgerà dopodomani sarà, come scrive Repubblica, “la prova generale della proposta che il sindaco Piero Fassino ha rilanciato a inizio settembre, durante il seminario di giunta alla Pellerina: “Dobbiamo aprire via Roma ai pedoni, e lo faremo”.”.

Tuttavia, chi conosce un po’ la politica comunale avrà senz’altro avuto qualche sospetto: come mai Fassino, più noto alle cronache cittadine come un indefesso tifoso di Marchionne e dell’industria olandese dell’auto FCA, viene improvvisamente animato dallo spirito ecologista?

Difatti, siamo al quarto anno di amministrazione di Fassino e ancora la sua giunta non è riuscita a pedonalizzare un metro di strada che sia uno; l’unico avanzamento è stato chiudere al traffico cento metri di via Durandi, davanti alla cattolica Piazza dei Mestieri, per agevolare il parcheggio e le attività ricreative di quest’ultima, salvo poi rimangiarsi tutto quando un’altra corrente di cattolici del PD, non in buoni rapporti con quella della Piazza, ha inscenato un braccio di ferro sull’argomento.

Certamente ha fatto effetto la grande mobilitazione di massa del Bike Pride, ogni anno più splendido e affollato; anche i partiti hanno realizzato che tantissima gente è stufa di vivere in una città pensata solo per le auto, e pretende che la politica agevoli anche tutti gli altri modi di vivere il territorio urbano, che siano a piedi, in bici o coi mezzi pubblici. Ma il motivo per cui improvvisamente Fassino pensa a pedonalizzare via Roma, almeno nel weekend e nel tratto tra piazza San Carlo e piazza Castello, è che sei mesi fa, come vedete nel video, il consiglio comunale ha approvato una mozione del Movimento 5 Stelle che lo impegna a fare esattamente questo.

Non che, quando un anno fa ho scritto e presentato la mozione (che inizialmente aveva richieste anche più ambiziose, che poi ho dovuto negoziare con la maggioranza), io abbia avuto un’idea particolarmente originale: di pedonalizzare via Roma si parla da trent’anni, e vi fu addirittura un referendum comunale in merito, nei lontani anni ’80. Per un certo periodo fu già chiusa al traffico nei fine settimana, poi però fu riaperta: difatti, i commercianti della via si sono sempre opposti, ritenendo che per poter acquistare i clienti debbano poter arrivare davanti alla loro vetrina in auto.

Mi sembra tuttavia evidente che, anche per il commercio, questa è una strategia perdente. Mentre quasi tutte le strade pedonalizzate hanno visto una rinascita del commercio, via Roma è andata sempre più in crisi. Certamente il motivo principale è la congiuntura economica, però a me sembra evidente che se una persona parte e viene in centro per fare acquisti è per godersi una passeggiata in un contesto aulico, e non per comodità di parcheggio; se il criterio è la comodità di parcheggio, uno si dirige piuttosto in uno dei tanti ipermercati e centri commerciali che la Città ha lasciato costruire negli ultimi anni. Avere via Roma piena di auto costantemente ferme che sgasano e fanno le vasche, mentre i pedoni almeno nel fine settimana strabordano dai portici che non sono sufficienti a contenerli, ne riduce l’attrattività, non il contrario.

Personalmente, io non sono per pedonalizzare tutto a tutti i costi; l’auto è ancora un mezzo di trasporto irrinunciabile in diverse situazioni e bisogna valutare caso per caso quale soluzione produce la migliore qualità della vita per tutti, chiedendo in primo luogo a chi in quella strada ci vive e ci lavora, senza imposizioni dall’alto. In alcuni casi, come corso De Gasperi, sono gli stessi che ci vivono a non volere la chiusura, e allora è giusto che la strada resti aperta. E’ però evidente che in tante situazioni – penso anche al primo tratto di via San Donato, dove gli stessi commercianti chiedono da anni l’isola pedonale – una strada chiusa al traffico può migliorare la vita della città.

E allora, ben venga la chiusura al traffico, e ben venga che Fassino sia costretto dalla pressione pubblica e dall’azione concreta del M5S a cambiare atteggiamento.

Dopo quattro anni, però, stiamo ancora aspettando un fantomatico piano di pedonalizzazioni con cui la giunta dovrebbe dire alla città quali strade intende pedonalizzare e quando, in modo da poterle discutere con la cittadinanza e da preparare e tranquillizzare tutti, sia chi vuole le chiusure che chi non le vuole. Pertanto, spero di vedere in futuro anche in questa materia meno annunci sui giornali, meno azioni estemporanee, più pianificazione e più fatti concreti.

Le feste di via nascono per promuovere il piccolo commercio locale, favorendo contemporaneamente un momento di aggregazione per i cittadini.
E' lo stesso "Regolamento comunale delle feste di via", approvato dal Consiglio Comunale lo scorso 27 gennaio, ad incorporare questo principio all'interno dei suoi articoli: viene infatti definita festa di via "l'attività di promozione commerciale, con particolare riferimento al commercio fisso, avente luogo in giornate festive " e tra le sue finalità troviamo "l'aggregazione della popolazione residente sul quartiere e lo sviluppo economico, abbinate a finalità di carattere sociale, turistico, culturale, sportivo, ambientale e di solidarietà".

Affinché una festa di via raggiunga lo scopo per cui è stata autorizzata, e dunque affinché siano effettivamente gli abitanti del quartiere e i commercianti di zona a trarne un beneficio, devono però essere rispettate alcune regole: è previsto, ad esempio, che debbano essere programmate attività sociali, culturali e di intrattenimento e che debbano aderire alla festa non più di 80 operatori commerciali su area pubblica (le classiche bancarelle) e almeno il 40% delle attività commerciali presenti nell'area interessata dalla manifestazione.

Secondo l'articolo 13 del regolamento comunale, spetta alle circoscrizioni identificare ed attuare un sistema di controlli per il corretto svolgimento della manifestazione, anche in coordinamento con la Polizia Municipale.

Sul territorio della circoscrizione 9, però, dal mese di febbraio, si sono già svolte ben 5 feste di via senza che fosse identificato alcun sistema di controllo.
Così, il 29 settembre, la consigliera a 5 stelle Monica Amore ha presentato un ordine del giorno che, applicando quanto richiesto dall'articolo 13, definisce le modalità per accertare la regolarità delle feste di via.

L'ordine del giorno, approvato con 10 voti favorevoli, 4 contrari e 6 astenuti, impegna il Presidente di Circoscrizione ed il Coordinatore al Commercio a nominare, prima di ogni festa di via, un'apposita commissione di controllo, che sarà composta da 2 consiglieri di maggioranza e 2 di opposizione. I nomi dei 4 consiglieri saranno inseriti ufficialmente nella delibera autorizzativa della manifestazione e questi collaboreranno con il comando dei vigili Urbani e presenteranno al consiglio circoscrizionale una relazione relativa all'effettivo svolgimento della festa stessa.

Con l'approvazione di questo ordine del giorno il Movimento 5 Stelle muove un altro passo in direzione del piccolo commercio, che, soprattutto in circoscrizione 9, è già ampiamente provato dalla difficile situazione legata ai lavori della linea 1 della metropolitana, oltre che dalla crisi economica e dalla politica comunale dei centri commerciali.

Movimento 5 Stelle - Circoscrizione 9

Categorie

Acqua (9)
Ambiente (77)
comunicatistampa (3)
Connettività (5)
Energia (16)
Servizi ai cittadini (141)
Sviluppo (60)
Trasporti (60)

Per mese

Febbraio 2017 (6)
Novembre 2016 (2)
Ottobre 2016 (1)
Giugno 2016 (2)
Maggio 2016 (4)
Aprile 2016 (4)
Marzo 2016 (6)
Febbraio 2016 (3)
Gennaio 2016 (2)
Dicembre 2015 (5)
Novembre 2015 (2)
Ottobre 2015 (4)
Settembre 2015 (10)
Agosto 2015 (1)
Luglio 2015 (10)
Giugno 2015 (11)
Maggio 2015 (7)
Aprile 2015 (4)
Marzo 2015 (4)
Febbraio 2015 (4)
Gennaio 2015 (5)
Dicembre 2014 (4)
Novembre 2014 (3)
Ottobre 2014 (11)
Settembre 2014 (4)
Luglio 2014 (1)
Giugno 2014 (3)
Maggio 2014 (4)
Aprile 2014 (5)
Marzo 2014 (5)
Febbraio 2014 (14)
Gennaio 2014 (11)
Dicembre 2013 (10)
Novembre 2013 (7)
Ottobre 2013 (15)
Settembre 2013 (12)
Agosto 2013 (5)
Luglio 2013 (6)
Giugno 2013 (10)
Maggio 2013 (12)
Aprile 2013 (11)
Marzo 2013 (12)
Febbraio 2013 (11)
Gennaio 2013 (10)
Dicembre 2012 (11)
Novembre 2012 (15)
Ottobre 2012 (12)
Settembre 2012 (11)
Agosto 2012 (5)
Luglio 2012 (11)
Giugno 2012 (14)
Maggio 2012 (11)
Aprile 2012 (9)
Marzo 2012 (24)
Febbraio 2012 (28)
Gennaio 2012 (10)
Dicembre 2011 (16)
Novembre 2011 (22)
Ottobre 2011 (18)
Settembre 2011 (27)
Agosto 2011 (8)
Luglio 2011 (24)
Giugno 2011 (24)
Maggio 2011 (24)
Aprile 2011 (18)
Marzo 2011 (21)
Febbraio 2011 (13)
Gennaio 2011 (12)
Dicembre 2010 (6)
Novembre 2010 (2)
Ottobre 2010 (2)
Settembre 2010 (10)
Agosto 2010 (2)
Luglio 2010 (3)
Giugno 2010 (5)
Aprile 2010 (1)
Marzo 2010 (3)
Febbraio 2010 (2)
Gennaio 2010 (1)
Settembre 2009 (1)
Giugno 2009 (3)
Maggio 2009 (10)
Aprile 2009 (3)
Marzo 2009 (2)
Febbraio 2009 (1)

Contatti

E-mail: info@movimentotorino.it
Phone: 011 011 22845
Fax: 011 011 23118

Indirizzo

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle c/o Municipio
Piazza Palazzo di Città 1
10121 Torino

Scrivici