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Breve commento al voto

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Se passi da 0 a 21,15 % non hai esattamente perso
se sei il secondo partito nel paese dopo appena 4 anni non hai perso proprio un bel niente.
Probabilmente avevamo troppe aspettative perchè le piazze erano piene e dovunque andavi trovavi qualcuno che ti diceva "vinciamnoi"
Ma poi alle urne arrivavano persone che non avevi mai visto per strada, con cui non avevi mai parlato anche se vivevano vicino a te.

Rappresentiamo il 21,15% cioè 5.764.628 di persone che credono che questo paese si possa ancora rendere onesto.
E quello che manca ce lo conquisteremo sul campo giorno dopo giorno , voto dopo voto.

L'Italia vuole essere europea e ne terremo conto perchè vogliamo essere la voce dei cittadini e saper ascoltare rimane la nostra capacità.
Un volto sorridente ha fatto di più della verità urlata in piazza.
Ma la speranza data da un volto sorridente va anche riempita di contenuti e il tempo ci darà ragione solo se sapremo marginalizzare gli arroganti, i giustizionalisti, i provocatori che di Beppe Grillo sanno solo emulare la parte teatrale.

Kit per Rappresentanti di Lista M5S

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Il MoVimento Nichelino ha predisposto uno splendido vademecum che potete trovare al successivo link. Riportiamo di seguito la presentazione del materiale che generosamente mettono a disposizione dei rappresentanti. Una valida guida per rispondere ad ogni dubbio sui problemi che possono presentarsi ai seggi. Grazie Nichelino!! Fatene buon uso... ecco il link: http://www.nichelino5stelle.com/?p=3674

21 mag, 2014

Cari Rappresentanti di Lista del Movimento 5 Stelle, ritenendo che chi si appresta a svolgere questo importante compito debba essere adeguatamente formato, abbiamo pensato di elaborare dei Vademecum che potrete utilizzare durante lo spoglio.
Il primo, tabelle di scrutinio, vi permetterà una puntuale registrazione del voto.
Potrete consultare le slide utilizzate durante le nostre serate formative per arrivare preparati al compito che ci attende il prossimo fine settimana.
É possibile anche scaricare due Vademecum, uno per le amministrative ed uno per le regionali, che contengono degli esempi di compilazione delle schede elettorali.
Chi passerà ore a veder votare i propri concittadini e poi assisterà allo spoglio, oltre a vivere un'esperienza unica, dovrà armarsi di tanta pazienza per affrontare possibili situazioni di tensione, ma dovrà anche portare con sè una buona dose di fermezza nel far rispettare la legge e la volontà dell'elettore.

Storia di una valigia

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Oggi ho recuperato a casa di mia madre una delle valigie della famosa fabbrica Badone di Villardora paesino della Valsusa.
In quel piccolo e delizioso paese agricolo infatti c'era una volta, parliamo degli anni '40, una fabbrica di valigie e di cartelle per la scuola che i ragazzi utilizzavano negli inverni nevosi anche per scivolare giù dalle collinette del paese. Alla fabbrica" 'd Badun "lavorava praticamente tutto il paese, purchè fossero cattolici, perchè il terreno per costruire l'edificio era stato acquistato dalla Curia e il Parroco si era riservato di consigliare lui stesso i migliori operai per l'azienda. Le valigie erano realizzate in un materiale molto povero detto "fibra", un cartone pressato lucido compatto, resistente, impermeabile, preparato da paste di cellulosa pergamenizzate con trattamenti chimici e con la maniglia in bachelite. Un esempio di prodotto italiano precedente all'uso dei materiali plastici a basso costo e molto venduto.Quando insomma eravamo noi i cinesi d'Europa, perchè producevamo un articolo magari qualitativamente meno significativo ma accessibile a tutti..La fabbrica chiuse negli anni '70.Me la ricordo ancora con le volte rotonde e le campate lunghe e strette ma molto luminose.Naturalmente , pare, l'acquistò lo speculatore locale , quello che aveva già rovinato l'estetica del paese con condomini troppo rossi e troppo alti per un paesino sorridente di case basse coi geranei sui balconi esposti non solo per la processione del Corpus Domini.E al posto della fabbrica che avrebbe potuto rimanere una fabbrica oppure essere trasformata in un cinema o un teatro o anche in un punto aggregativo per ragazzi ci costruì un SUPERMERCATO e un parcheggio per le auto.

Questo perchè tutto il mondo è paese, e la storia di un ridente paesino si intreccia con tante storie italiane , tutte uguali, che purtroppo tanto sorridere non ci fanno più...

Il compagno Q

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In politica, si sa, la visibilità è tutto: chi vuole fare carriera sgomita per apparire. Non sempre, però, le persone più visibili sono le uniche a pesare: c’è anche chi, lontano dai riflettori, si occupa della rete di potere che tiene a galla il partito. E se a Torino da trent’anni ormai cambiano i nomi dei partiti ma i volti del potere sono sempre gli stessi due, Fassino e Chiamparino, il terzo volto, praticamente sconosciuto, è quello di Giancarlo Quagliotti.

La carriera del compagno Q, peraltro, inizia brillantemente: nel 1970, non ancora trentenne, diventa consigliere comunale del PCI a Torino, e dopo qualche anno capogruppo; nel marzo 1983 diventa vicesegretario regionale del partito, mentre Fassino, appena più giovane, diventa segretario provinciale. La sua carriera politica è folgorante, ma si schianta subito dopo contro un doppio scandalo tangentizio: quello del faccendiere Zampini, che provoca la caduta della giunta rossa del sindaco Novelli, e quello per l’appalto dei semafori intelligenti. Quagliotti viene condannato in primo grado (sarà poi assolto in appello) e lascia la politica, e da allora il suo destino è segnato: sarà l’uomo dietro le quinte.

Lui si reinventa come manager insieme a un altro politico emergente: Vito Bonsignore, democristiano di peso. Si occupa di cemento parapubblico, dalle autostrade ai parcheggi. Arrivata infine l’assoluzione, nel 1992 La Stampa pubblica una straziante lettera di Chiamparino, segretario del neonato PDS torinese: “Compagno Quagliotti, ti chiediamo scusa… il PCI non ti ha riabilitato moralmente e politicamente, lo facciamo noi”.

Neanche a farlo apposta, tempo un anno, il riabilitato compagno Q viene coinvolto in Mani Pulite. Si scoprì un conto in Svizzera a lui intestato, su cui, insieme a un altro conto intestato all’altro ex PCI Primo Greganti, transitarono 260 milioni di lire relativi all’appalto per il depuratore Po-Sangone, destinati al PCI e provenienti da una società del gruppo Fiat; il compagno Q e il compagno G vennero infine entrambi condannati. Interrogato dai magistrati, secondo i giornali Quagliotti disse: “Immaginai che si trattasse di un contributo al PCI. Allora quelle forme di finanziamento non erano rare.”; La Stampa riassunse le sue dichiarazioni come “Nel PCI sapevano tutto“.

Chiamparino dichiarò pensoso ai giornali: “Forse non abbiamo saputo sottrarci del tutto al patto consociativo”. Fassino si trincerò invece dietro un più sbrigativo no comment, suscitando questo commento dell’editorialista Saverio Vertone: “Fassino, quando si tocca il tema tangenti al PCI, sembra Sant’Ignazio di Loyola davanti al saraceno che mette in dubbio la verginità della Madonna”.

Passano alcuni anni e il compagno Q ritorna all’onor delle cronache giudiziarie: nel 2000, il procuratore Bruno Tinti lo fa rinviare a giudizio in una vicenda di falsi nei bilanci e di compravendita di quote pubbliche della Satap, concessionaria dell’autostrada Torino-Piacenza controllata dall’imprenditore tortonese Marcellino Gavio. La cosa finisce in prescrizione e poi in assoluzione, ma l’intreccio tra le autostrade di Gavio e i DS ritornerà nel 2005 con il caso Penati: mentre Unipol scala BNL e Fassino esclama “Abbiamo una banca”, la Provincia di Milano di Penati compra da Gavio azioni autostradali al triplo del prezzo precedente e subito dopo la Satap versa 14 milioni di euro alla BPL di Fiorani, che sostiene la scalata. Da fonti di stampa, l’ex sindaco di Milano Albertini dichiara ai magistrati: “Una quota significativa della plusvalenza ottenuta da Gavio è stata utilizzata per favorire la scalata di Unipol a BNL. È denaro pubblico che porta un vantaggio economico rilevantissimo a un imprenditore privato che poi aiuta quella componente politica che ha fatto questo passaggio per controllare una società finanziaria”.

In questi anni Quagliotti riveste incarichi dirigenziali nel gruppo Gavio, dal quale transitano altri esponenti storici del PCI e del PDS di Torino. Ricomincia anche a fare politica nel partito: già nel 2001 è avvistato alle riunioni in cui i DS discutono le candidature, nel 2003 discute chi candidare a presidente della Provincia, nel 2007 è candidato alle primarie cittadine del PD.

Quando nel 2011 Fassino si candida a sindaco, affida al compagno Q il ruolo di coordinatore politico della sua campagna elettorale: è il definitivo rientro, anche se sempre dietro le quinte. L’intreccio tra cemento e PD è sempre più stretto: presto un giornale locale definisce Quagliotti “l’eminenza grigiastra di Fassino”, e titola “OPA dei Gavio sul PD torinese”. E non solo torinese: la società del gruppo Gavio di cui è amministratore Quagliotti è tra i contractor per la costruzione del terzo valico Milano-Genova dell’alta velocità, e per essa ha lavorato anche la società del marito dell’ex sindaco PD di Genova Marta Vincenzi.

Siamo ad oggi, e si rivede anche il compagno G: con in tasca la tessera del PD torinese, che pure nega di conoscerlo, viene di nuovo arrestato per gli appalti dell’Expo 2015, un’altra grande colata di cemento. Il compagno Q, intanto, è sul ponte di comando del partito; tutte le vicende interne del PD torinese, dalle candidature alla preparazione del congresso, passano da lui.

Nessuno sa che rapporti intrattengano ancora i vecchi compagni Q e G. Una cosa che si sa, però, è che a Torino da decenni la politica cittadina è in mano allo stesso partito e alle stesse facce; quelle sotto i riflettori, che si rimpallano le cariche di sindaco, presidente della Regione, segretario di partito e così via; e quelle lontano dai riflettori, che ogni tanto ricompaiono sui giornali per vicende di questo genere. Torino e il Piemonte sono congelati da decenni in questo gioco per pochi; ed è adesso, finalmente, il momento per cambiare.

(Articolo originariamente scritto per il blog di Beppe Grillo)

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