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Lunedì si vota per le liste regionali

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Le elezioni regionali del Piemonte sono finalmente state convocate per il 25 maggio, ed è tempo per i cittadini attivi di aiutarci a comporre le nostre liste!

Nelle scorse settimane, come già annunciato sul blog regionale, è stata data la possibilità a tutti gli attivisti del Movimento 5 Stelle di offrirsi per la candidatura. Gli aspiranti candidati saranno ora sottoposti alla votazione sulla piattaforma nazionale del Movimento; ogni persona piemontese iscritta entro il 30 giugno 2013 potrà votare nella giornata di lunedì prossimo 17 marzo dalle 10 alle 19, collegandosi al sistema operativo del M5S (verrà anche inviata una e-mail dal sistema a tutti i votanti).

Coerentemente con la legge elettorale regionale, che prevede liste separate per ogni provincia, ogni iscritto sceglierà i candidati della propria provincia; per Torino, vi sono 59 candidati e sarà possibile esprimere fino a sette preferenze, indifferentemente per i candidati della città o della provincia, che – insieme alla clausola per cui sarà garantito almeno un candidato per ciascuna delle otto aree in cui è stata divisa la provincia, nonché almeno cinque per Torino città – permetteranno di determinare i ventuno candidati della lista provinciale torinese del M5S. Successivamente, tra i candidati selezionati per le liste si proporrà e si sceglierà il candidato presidente, che a sua volta si occuperà insieme al gruppo di selezionare i futuri assessori, che saranno inseriti nel listino bloccato.

Vi invitiamo dunque ad approfondire sin da ora la conoscenza dei candidati. Ognuno di loro ha preparato un profilo sulla piattaforma nazionale, e qui sotto trovate l’elenco dei candidati e i link ai loro profili, mentre per il resto della regione vi rimandiamo al blog regionale.

Quasi tutti i candidati sono reperibili su Facebook o tramite i loro gruppi locali di appartenenza. Sentitevi liberi di fargli domande e di scambiare le vostre idee in materia… e non dimenticatevi di votare lunedì prossimo!


Candidati di Torino e Provincia

Canavese

Riccardo Mario Baldini - 38 anni - Comune: Borgofranco d'Ivrea (TO)

Matteo Locatelli - 39 anni - Comune: Forno Canavese (TO)

Paolo Recco - 56 anni - Comune: Castellamonte (TO)

Chivassese

Jessica Costanzo - 30 anni - Comune: Castiglione Torinese (TO)

Chantal Valle - 39 anni - Comune: Gassino Torinese (TO)

Domenico Caria - 50 anni - Comune: Chivasso (TO)

Silvia Carniel - 50 anni - Comune: Settimo Torinese (TO)

Luciano Serra - 52 anni - Comune: San Mauro Torinese (TO)

Domenica Greco - 57 anni - Comune: Castagneto Po (TO)

Chierese

Gianpaolo Caruso - 41 anni - Comune: Santena (TO)

Luigi Rizzo - 51 anni - Comune: Trofarello (TO)

Zeno Catani - 56 anni - Comune: Chieri (TO)

Pinerolese

Dejanira Piras - 29 anni - Comune: Torre Pellice (TO)

Federico Valetti - 31 anni - Comune: Pinerolo (TO)

Torino

Valentina Sganga - 27 anni - Comune: Rivoli, attivista a Torino (TO)

Xavier Bellanca - 27 anni - Comune: Torino (TO)

Marco Nunnari - 30 anni - Comune: Torino (TO)

Andrea Russi - 31 anni - Comune: Torino (TO)

Davide Bono - 33 anni - Comune: Torino (TO)

Marco Valentino - 33 anni - Comune: Torino (TO)

Antonio Fornari - 34 anni - Comune: Torino (TO)

Deborah Montalbano - 34 anni - Comune: Torino (TO)

Damiano Carretto - 35 anni - Comune: Torino (TO)

Daniel Palmisano - 39 anni - Comune: Torino (TO)

Massimo Spaducci - 39 anni - Comune: Torino (TO)

Daniela Albano - 42 anni - Comune: Torino (TO)

Mirko Dancelli - 43 anni - Comune: Torino (TO)

Massimo Ternullo - 43 anni - Comune: Torino (TO)

Ivana Recupero - 45 anni - Comune: Torino (TO)

Roberto Guenno - 48 anni - Comune: Baldissero Torinese (TO)

Roberto Alice - 50 anni - Comune: Torino (TO)

Cristina Filipello - 50 anni - Comune: Torino (TO)

Alessandro Pampanoni - 50 anni - Comune: Torino (TO)

Paolo Vinci - 53 anni - Comune: Torino (TO)

Luisa Avetta - 57 anni - Comune: Torino (TO)

Giovanni Napoli - 57 anni - Comune: Torino (TO)

Serafina Bruna Raffaele - 57 anni - Comune: Torino (TO)

Kamal Azer - 62 anni - Comune: Torino (TO)

Jeffrey David Siegel - 62 anni - Comune: Torino (TO)

Margherita Cardone - 69 anni - Comune: Torino (TO)

Torino ovest

Angelo Intino - 38 anni - Comune: Orbassano (TO)

Daniela Di Virgilio - 40 anni - Comune: Collegno (TO)

Mirco Calmistro - 53 anni - Comune: Grugliasco (TO)

Luciano Bocca - 35 anni - Comune: Rivoli (TO)

Torino sud

Marco Putignano - 22 anni - Comune: Nichelino (TO)

Davide Casalis - 36 anni - Comune: Carmagnola (TO)

Donatella Galasso - 37 anni - Comune: Moncalieri (TO)

Stefano Farinasso - 42 anni - Comune: La Loggia (TO)

Giorgio Bertola - 44 anni - Comune: Moncalieri (TO)

Valli di Lanzo

MARCO PIRA - 40 anni - Comune: Caselle Torinese (TO)

Roberto Falcone - 47 anni - Comune: Venaria Reale (TO)

Giuseppe Napoletano - 48 anni - Comune: Venaria Reale (TO)

Patrizia Battagliotti - 52 anni - Comune: S.Maurizio C.se (TO)

Raffaela Violino - 52 anni - Comune: Borgaro Torinese (TO)

Valsusa e Sangone

Francesca Frediani - 40 anni - Comune: Condove (TO)

Stefania Batzella - 41 anni - Comune: Susa (TO)

Duilio Fiorille - 41 anni - Comune: Valgioie (TO)

Patrizia Monica Triolo - 47 anni - Comune: Meana di Susa (TO)

Mauro Giorgis - 52 anni - Comune: Buttigliera alta (TO)

DeLibera Cultura: si parte!

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Ve lo avevamo raccontato già qualche mese fa, dopo più di due anni di studio, comprensione e osservazione dell'attuale sistema culturale nonché di opposizione ad esso abbiamo finalmente maturato la nostra idea di modello. Con il gruppo di lavoro della cultura abbiamo quindi elaborato una proposta di delibera con tanto di regolamento attuativo con cui proponiamo un nuovo sistema di finanziamento pubblico alla cultura basato su tre principi cardine: trasparenza, accessibilità e merito.

Il 21 Marzo, alle ore 21 in Piazza Massaua 17b, presso lo spazio Ex Venchi presenteremo la delibera per aprire 3 settimane di discussione sul tema.
La delibera vuole essere uno stimolo per aprire quel dibattito con il tessuto culturale torinese che per troppo tempo è rimasto nel cassetto. Dopo essere stata presentata, la delibera sarà disponibile on-line per tre settimane su apposito spazio web per raccogliere commenti, proposte emendative e suggerimenti. Tutti gli enti culturali e cittadini interessati a contribuire alla definizione di questo nuovo modello sono invitati a partecipare sia alla serata che al miglioramento del documento tramite l'apposito wiki.
Ci sarà poi un serata di "restituzione" il 4 aprile in cui daremo risposta alle sollecitazioni, proposte e critiche raccolte nel periodo di confronto.

Lo spirito della proposta nasce dal momento di grande sofferenza che stanno vivendo sia gli enti locali che le associazioni della cultura che definisce la necessità di aprire il dibattito per ripensare in modo organico il finanziamento pubblico di questa e l'interazione e le sinergie che i vari enti culturali possono creare.

Per fare questo è necessario in primo luogo impostare tutti i rapporti tra il Comune e le varie associazioni od enti culturali sulla massima trasparenza, evitando in questo modo che ci possa essere anche solo il sospetto che alcuni siano favoriti rispetto ad altri.
Sono stati cosi pensati due distinti modi di finanziamento:
l'intesa
il bando annuale.

L'intesa è un accordo tra il Comune e ciascuna associazione o ente culturale in base al quale la Città da una certezza di finanziamento per un triennio. In cambio di questa sicurezza l'associazione o ente culturale si impegna a seguire alcuni principi:
controllo e riduzione dei costi, ossia efficienza;
trasparenza;
reperimento da privati di almeno il 35% degli incassi, siano tramite biglietteria o tramite sponsorizzazione privata;
un progetto culturale pluriennale;
integrarsi nel sistema culturale cittadino, lavorare con gli altri enti, associazioni o fondazioni.

Questo sistema ha un doppio controllo infatti l'intesa, per i principi sul Bilancio del Testo Unico degli Enti Locali, deve essere ratificata dal Consiglio Comunale dopo essere stata approvata dalla Giunta. In questo modo si aprono le porte anche ad attori minori del tessuto culturale cittadino i quali, magari da anni e senza alcun finanziamento comunale, stanno operando bene in nicchie di eccellenza. Possono, tramite l'intesa, presentare la loro storia e il loro progetto alla città e ottenere un contributo che vede nella continuità triennale il proprio punto di forza. Sovente, infatti, non si tratta di grandi cifre, se paragonate ai giganti come Teatro Regio o Teatro Stabile o ancora il Museo del Cinema, ma piccole cifre in grado di avviare un ciclo virtuoso ed un inevitabile ricambio di soggetti nel panorama culturale cittadino.

Il Secondo sistema è il bando annuale. Finora i contributi sono stati concessi tramite una procedura molto semplificata che prevedeva una semplice delibera di Giunta. Non vi era un criterio di trasparenza, meritocrazia o graduatoria, ma le scelte erano compiute secondo la volontà politica degli Assessori o del Sindaco. Ci sembra invece necessario, proprio ora che le risorse sono scarse, aprire alla possibilità di finanziare tutti coloro che possono essere interessati e che hanno un progetto culturale da proporre. In questo caso si è ipotizzato l'uso del bando pubblico annuale, tramite il quale la cittadinanza viene informata e possono essere presentate le domande. Queste vengono esaminate da una commissione indipendente, formata da persone che non hanno avuto negli ultimi 5 anni rapporti con la Città, e valutata con un punteggio in base ad una griglia ben precisa, in modo da limitare anche in questo caso la discrezionalità dei commissari. La proposta presentata sposa il principio per il quale a tutti i progetti giudicati sufficienti, cioè che ottengono un punteggio superiore a 60/100, ottengono in proporzione un finanziamento, crescente al crescere del punteggio ottenuto.
Anche per il bando la trasparenza ed il controllo della cittadinanza sono fondamentali: vi sono infatti due pubblicazioni, una dei progetti presentati ed una dei progetti idonei con la graduatoria. In questo modo il cittadino può esercitare il suo legittimo diritto di verifica dell'operato della Pubblica Amministrazione.


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Fatto: gli scrutatori saranno estratti

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Alle volte basta avere il coraggio di puntare il riflettore sugli altarini della politica per costringere le cose a cambiare. Un esempio sta nella nomina degli scrutatori, un privilegio che la legge da qualche anno affida direttamente alla spartizione dei partiti, che spesso lo usano per premiare con qualche euro militanti ed amici e per garantirsi la simpatia di chi conta le schede.

Sin da quando siamo entrati in Comune abbiamo denunciato questo sistema; sia nel 2012 che nel 2013 ci siamo rifiutati di nominare per “amicizia” la nostra quota della spartizione e, almeno noi, abbiamo proceduto con un bando pubblico e un sorteggio. Quest’anno mi sono rotto le scatole e così il 30 gennaio ho presentato una mozione che chiedeva una cosa molto semplice: preso l’albo degli scrutatori – a cui, per legge, bisogna iscriversi entro il mese di novembre di ogni anno – si chiede di estrarre a sorte gli scrutatori, invece che farli nominare ai gruppi consiliari, e di dare la precedenza ai disoccupati e alle persone a basso reddito.

Dopo due o tre settimane in cui regolarmente chiedevo di inserire la mozione all’ordine del giorno, la prima discussione in commissione, il 27 febbraio, è stata surreale (qui lo streaming): concettualmente erano tutti d’accordo, però erano contrari perché:
- i sorteggi facilmente sono truccati
- se estraiamo poi ci sono troppe rinunce
- già i partiti scelgono da soli di nominare i bisognosi
- il comune non sa veramente chi sono i poveri, i politici sì
- mancano i dati, dobbiamo rimandare la discussione fino a quando non ci sono le statistiche
- far lavorare i poveri è una elemosina non dignitosa per loro
- è una legge nazionale, cambiatela lì che avete tanti parlamentari
- non si può sorteggiare perchè nella legge c’è scritto “nomina”
- non si riesce a incrociare in excel l’elenco degli scrutatori con l’elenco dei disoccupati

Alla fine tutti insieme mi hanno chiesto di ritirare la mozione, io invece ho chiesto di portarla al voto in aula e allora centrodestra e centrosinistra all’unisono si sono alzati e hanno fatto mancare il numero legale per bloccarla; presenti solo noi (favorevoli), SEL e Scanderebech (astenuti).

La questione è quindi stata demandata alla conferenza dei capigruppo, organo più politico, che avrebbe dovuto ascoltare la commissione elettorale comunale; formalmente, difatti, la scelta degli scrutatori non è fatta dal consiglio comunale ma da questa commissione nominata a inizio mandato, contenente un assessore, due consiglieri di centrosinistra e uno di centrodestra. Prima seduta, il 3 marzo, i componenti della commissione (assessore a parte) non si sono presentati; idem il 7 marzo.

A quel punto abbiamo chiesto all’assessore di dirci perlomeno se la proposta era realizzabile; e così, martedì scorso, ci è finalmente stato risposto che dal punto di vista tecnico e normativo si poteva fare, utilizzando come criterio oggettivo di precedenza l’iscrizione alle liste dei centri per l’impiego (ex collocamento). Abbiamo scartato l’idea di aggiungere le persone che autocertificassero il proprio basso reddito, perché si prestava troppo facilmente a manipolazioni e falsificazioni.

Smarcati alcuni altri argomentoni come “i poveri non sono bravi a contare e metteremmo a rischio la democrazia”, e arrivati al momento in cui tutti erano obbligati a prendere posizione, il centrosinistra ha sostenuto la nostra proposta, mentre l’ex PDL ha lasciato la sala in disaccordo e Lega e centristi hanno chiesto il sorteggio puro e semplice. Dunque si è deciso di andare avanti con la nostra proposta, fatto salvo che adesso bisogna verificare che la commissione elettorale comunale non faccia le bizze rifiutandosi di ratificarla; se non ci saranno problemi, a breve potrebbe comparire un avviso sul sito del Comune che invita chi è iscritto a entrambi gli elenchi (scrutatori e disoccupati) a segnalarsi per ottenere la precedenza.

Ovviamente bisognerà controllare l’effettiva realizzazione della proposta; qualche consigliere di opposizione non ha fatto mistero di temere manipolazioni del sorteggio a favore dei partiti di centrosinistra, e in più vi è il problema delle numerose e frequenti rinunce, a fronte delle quali – se fatte all’ultimo – i presidenti di seggio possono nominare chi vogliono. Tuttavia, almeno siamo riusciti a introdurre il principio per cui la spartizione deve finire; un altro risultato portato a casa per i cittadini.

La mia relazione di metà mandato

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Tra un paio di mesi, saranno tre anni da quando ho iniziato a svolgere per voi il lavoro di consigliere comunale. Avendo dunque superato già da un po’ la metà del mio mandato, mi è parso giusto fermarmi un attimo e – come già avevo annunciato durante la recente serata di valutazione semestrale dei consiglieri, di cui vedete sopra il video – fare il punto su tutto il lavoro che ho fatto, in termini qualitativi e quantitativi.

Pensavo che sarebbe stata sufficiente qualche pagina, ma alla fine ne è venuta fuori una relazione di 56 pagine che sono lieto di pubblicare; penso fosse mio dovere farla, per rendicontare l’incarico che mi avete affidato. Vi invito almeno a sfogliarla; sono sicuro che scoprirete tante cose che abbiamo fatto senza nemmeno raccontarle, e che – come è già stato per me – la visione d’insieme vi farà venire in mente osservazioni e suggerimenti su come migliorare il lavoro per il futuro. E poi, se qualcuno vi dice che i consiglieri del M5S non fanno niente, potete senz’altro passargli questo documento.

Ovviamente, sono orgoglioso di aver scoperto di essere stato più o meno il consigliere comunale più attivo di tutto il consiglio, e di avere affrontato una quantità smodata di argomenti, pur con i forti limiti alla possibilità di incidere davvero che hanno i consiglieri di opposizione.

Più di tre anni fa, in una serata del novembre 2010, il gruppo del M5S di Torino – allora eravamo una trentina di persone in tutto – si riunì per decidere il candidato sindaco; io stesso avevo dei dubbi, il gruppo era diviso, e allora ritirai la mia candidatura e lasciai la sala. A fine serata fu tutto il gruppo, con un solo contrario, a chiedermi di rendermi di nuovo disponibile e di accettare il ruolo di candidato sindaco; decisero che io ero la persona che serviva al Movimento per svolgere al meglio quel ruolo. E come potevo dire di no? Accettai, ma aggiunsi due condizioni.

Una delle condizioni era quella di poter continuare a fare un minimo di attività professionale; presto questa idea affondò miseramente, di fronte alla realtà dei fatti e alla dimensione dell’impegno che mi veniva affidato (vedi le prime pagine della relazione); da fine 2011 ho chiuso la mia attività professionale. La seconda condizione era quella per cui io garantivo l’impegno al massimo per due anni, in quanto già allora pensavo di non poter resistere oltre.

Dunque, ho completato da un pezzo gli impegni che mi ero preso col Movimento 5 Stelle; nel frattempo, esso è cambiato radicalmente. Più “siamo in guerra” e più il clima in cui svolgo il mio lavoro diventa difficile, ed è notorio che i miei rapporti con molti consiglieri e attivisti del Movimento torinese – tra differenze politiche, ad esempio sull’immigrazione, e differenze di visione sul funzionamento del Movimento – sono tutt’altro che idilliaci.

I sacrifici del mio ruolo sono pesanti, alcuni intuibili, tra cui l’elevato stress psicofisico, perché giorno e notte, settimana o weekend non c’è quasi mai un attimo di tregua, e sei continuamente al centro di discussioni spesso rabbiose; altri sottili e meno evidenti, come avere continuamente a che fare con persone disperate che non puoi aiutare più di tanto, o come la progressiva perdita di amici che non hai più tempo di vedere, o come i dubbi su cosa sarà di te dopo la fine del mandato.

Allo stesso tempo, sono un privilegiato: perché faccio un lavoro vario e interessante che posso organizzarmi liberamente (e di questi tempi già avere una casa e uno stipendio è una gran cosa), e perché servire la collettività è un privilegio, come lo è potersi occupare dei problemi di tutti, e incontrare tante persone che ti incoraggiano, dandoti energia, quando ti incontrano per strada; e imparare moltissimo su ogni angolo di questa città.

Io, di carattere, sono un cercatore e ho voglia di trovare sempre nuove sfide; accontentarmi, smettere di aspirare a migliorarmi e ad arrivare più in alto, sarebbe come rinunciare a vivere, come togliersi l’aria. Nel Movimento questa aspirazione non è possibile e nemmeno concepita. Diverse volte sono stato invitato a dimettermi dai miei colleghi, e diverse volte ho avuto io la voglia di gettare la spugna; e non sarebbe grave, dato che il Movimento è un progetto collettivo e quel che faccio io, nel bello e nel brutto, può farlo qualcun altro.

Tuttavia, queste sono solo questioni personali, che vi racconto in tutta onestà, perché mi sono ripromesso di non prendere mai in giro chi mi ha votato e dato fiducia. La lotta che stiamo conducendo tutti insieme è ancora viva, è giusta, è importante, e se ogni tanto siamo stanchi, siamo confusi, ci perdiamo, voi dateci forza, e noi troveremo le energie e la strada giusta. Non è questo il giorno della ritirata, e nemmeno della resa.

I rifiuti della Continassa: e noi paghiamo

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Della svendita dell’area Continassa alla Juventus, che vi realizzerà una mega-operazione edilizia commerciale con tanto di palazzi, negozi e albergo, abbiamo già parlato a lungo all’epoca. Fummo facili profeti nel dire che alla fine l’operazione sarebbe stata ancora meno conveniente per le casse pubbliche, perché le spese a carico del Comune si sarebbero rivelate ben più alte del previsto.

Questo è ciò che è puntualmente avvenuto negli scorsi mesi: sul saldo di circa cinque milioni di euro che la Juventus doveva pagare entro fine 2013, il Comune ha prontamente concesso uno sconto di quasi 1.100.000 euro. Perché? Perché quando la Città ha consegnato l’area alla Juventus, a settembre 2013, aveva calcolato che il costo di ripulire l’area dai rifiuti sarebbe stato di 175.000 euro; un mese dopo, la Juventus ha scoperto che qualcuno aveva lasciato lì tonnellate e tonnellate di involucri di plastica dei cavi di rame, bruciati per estrarre e rivendere il rame stesso, e che il costo di smaltimento era di 1.300.000 euro; e quindi, la Città doveva coprire la differenza di spesa.

Ovviamente io ho sollevato il problema con una interpellanza (che vedete nel video): perché la Città deve ancora tirar fuori un altro milione di euro abbondante? E’ del tutto incredibile che sia gli uffici comunali che la Juventus non sapessero che lì c’era un accampamento abusivo di rom che bruciavano cavi di continuo; bastava passare lì davanti per saperlo. Dunque non mi sembra sensato che la Juventus possa dire di aver preso l’area senza sapere di dover smaltire questi rifiuti, nè può essere scusato il Comune che sostiene che non si potesse arrivare a vedere i rifiuti (un mese dopo la Juventus li ha visti senza problemi).

Eppure, la convenzione tra Comune e Juventus prevedeva in anticipo che il Comune si sarebbe fatto carico a babbo morto di qualsiasi ulteriore spesa per la pulizia dell’area, e quindi legalmente la Juventus ha ragione; ma come mai la Città ha firmato un contratto con una clausola così penalizzante?

In alternativa, visto che la legge prevede che la bonifica di un’area venga pagata da chi l’ha inquinata, e visto che quando il Comune ha trovato una sistemazione alternativa ai rom li ha anche identificati, ho chiesto perché non si faccia partire una normale azione civile di recupero danni, cercando di capire se queste persone possano rispondere delle proprie azioni, né più né meno di chiunque altro.

Apriti cielo! Questa idea è stata attaccata in ogni modo: la sinistra mi ha tacciato di razzismo, la destra e l’assessore Lo Russo invece hanno detto che mi rendevo ridicolo perché tanto “si sa” che questi sono nullatenenti. Sarà: forse, come spesso accade quando si parla di questi temi, il fatto che entrambi gli schieramenti ideologici attacchino la proposta vuol dire che un senso ce l’ha.

Dopodiché, se si è certi di non avere speranze di recuperare alcunché, si può anche decidere di lasciar perdere. A me, però, dà fastidio l’approccio della politica a queste situazioni: se c’è una spesa imprevista, se qualcosa non è stato fatto bene, se qualcuno ha sbagliato una valutazione, perché prendersi il disturbo di andare a identificare le responsabilità personali e chiederne conto? E’ molto più facile lasciar perdere e mettere mano al portafoglio pubblico: tanto, alla fine paghiamo sempre noi.


Aggiornamento (6/3): Oggi ci è stata comunicata una nuova puntata della vicenda: la Juventus, dopo aver ottenuto lo sconto di 1.100.000 euro avendo presentato una stima di circa 4200 tonnellate di rifiuti da eliminare, ha comunicato che, dopo averli estratti e pesati, i rifiuti risultano essere solo 2100 tonnellate circa, e quindi spenderà circa la metà dello sconto ottenuto; adesso sarà il Comune a dover chiedere indietro una parte dello sconto.

Il bello è che la perizia che misura le quantità di rifiuti, e che per due volte è stata sbagliata di grosso, è stata fatta non dalla Città, ma dalla Juventus. Difatti, il Comune si è dichiarato impossibilitato a svolgere l'attività di analisi e bonifica ambientale in proprio e ha chiesto di farsene carico alla Juventus, che l'ha subappaltata a un proprio fornitore. Tuttavia, il costo della perizia è stato messo a carico delle casse comunali per un costo di altri 130.000 euro... A questo punto, visti gli errori clamorosi, ci pare il minimo che anche questi soldi vengano almeno parzialmente rifusi al Comune.

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