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di Monica Amore, Damiano Carretto e Andrea Russi

Nei giorni scorsi, dopo mesi di discussioni, il Consiglio Comunale ha finalmente approvato il "Biciplan", il piano strategico per la rete ciclabile.
Forse, però, non tutti sanno che è soltanto grazie all'attività consiliare del MoVimento 5 Stelle se la Circoscrizione 9 non è rimasta tagliata fuori dalle decisioni relative alla viabilità ciclabile del suo territorio.
La vicenda che segue rappresenta l'esempio di come anche un singolo Consigliere, a volte, può fare la differenza, e che un serio lavoro di opposizione può essere costruttivo, quando è svolto nell'interesse dei cittadini.
Siamo all'inizio di ottobre. La bozza del Biciplan, prossimo all'approvazione, circola ormai da qualche mese tra i Consiglieri Comunali e tra gli addetti ai lavori. Nessuno, però, sembra avere mai notato una anomalia: nel documento infatti, all'interno della sezione relativa alle osservazioni formulate dalla Circoscrizione 9, spicca un lapidario quanto eloquente: "Non è stata convocata la commissione consiliare. Non sono pervenute osservazioni in merito". In pratica, secondo le informazioni a disposizione del Comune, al giugno del 2013 la Circoscrizione 9 non aveva mai discusso il piano di mobilità ciclabile. I fatti, però, sconfessano il testo del documento: non solo la Commissione era stata regolarmente convocata il 5 marzo 2013, ma il Consiglio Circoscrizionale aveva approvato l'11 marzo, all'unanimità, un Ordine del Giorno presentato dal consigliere di opposizione Mario Brescia con cui, in conseguenza alle considerazioni emerse in commissione, si impegnava il Comune ad aumentare l'importo destinato al Biciplan nell'ambito della sezione Lingotto- Filadelfia- Millefonti, e a rivedere l'attuale rete delle piste ciclabili nella Circoscrizione.
Perché, dunque, la casella riservata alle osservazioni della IX circoscrizione è rimasta vuota? E' stata la Giunta Circoscrizionale a disinteressarsi della questione, non verificando il recepimento delle indicazioni della Circoscrizione, o è stato il Comune a disinteressarsi della 9? Questo il senso dell'interrogazione presentata dal MoVimento 5 Stelle e discussa in Consiglio il 7 ottobre.
Di fronte alle domande della Consigliera Monica Amore, il Coordinatore della II Commissione Massimiliano Miano (Moderati per Fassino), si è trincerato dietro un diplomatico "verificherò", ammettendo però di avere letto il documento soltanto la mattina stessa e affermando che gli ordini del giorno approvati dal Consiglio vengono inviati d'ufficio al governo centrale del Comune, scaricando così di fatto la responsabilità alla macchina burocratica dell'amministrazione. Non proprio l'esempio di attenzione che ci si sarebbe aspettati nei confronti di un progetto che ha avuto anche un notevole impatto mediatico.
Per fortuna, comunque, l'interrogazione presentata dal MoVimento 5 Stelle ha avuto l'effetto desiderato: in conseguenza alle questioni sollevate in Circoscrizione, i Coordinatori Massimiliano Miano e Rosario Borello, con deleghe, rispettivamente, alla Viabilità e all'Ecologia ed Ambiente, sono intervenuti durante la Commissione che si è tenuta in Comune il 10 ottobre, riuscendo in extremis a fare approvare 4 emendamenti che recepiscono, almeno in parte, l'Ordine del Giorno approvato dal Consiglio di Circoscrizione.
Il giorno 18 ottobre, così emendato, il Biciplan è stato definitivamente approvato in Comune, anche con il voto favorevole del MVS.
La speranza, a questo punto, è che in futuro coloro che dovrebbero attuare il decentramento, ovvero farsi carico di essere un tramite tra centro e periferia (Il Presidente e i Coordinatori), svolgano con maggior scrupolosità il compito per il quale sono stati nominati, senza il bisogno delle sollecitazioni della zelante Consigliera del MoVimento 5 Stelle.
Ora ci si auspica che alle promesse seguano i fatti, e che il Biciplan non rimanga sulla carta ma venga messo in pratica. Di sicuro il Movimento 5 Stelle rimarrà vigile e attento

Movimento 5 Stelle - Circoscrizione 9

I dati di spesa sul welfare

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Ieri il consiglio comunale ha approvato il bilancio di previsione per il 2013; e già l’idea di approvare un bilancio di previsione – che dovrebbe pianificare le spese dell’anno – a fine ottobre, avendo atteso per tutto l’anno che da Roma decidessero su IMU eccetera, dimostra quanto la gestione della cosa pubblica sia ormai in totale emergenza.

Vorrei affrontare in questo post l’argomento dei finanziamenti al welfare, ossia a tutte quelle categorie deboli che hanno bisogno di essere sostenute dalla collettività. In questo modo potrò anche chiarire una questione che mi è stata sollevata infinite volte nelle scorse settimane, girandomi a colpi di due o tre al giorno due link (presi da blog piuttosto xenofobi) che hanno imperversato per i social network, ovvero “la città dà cinque milioni di euro agli zingari e poi taglia le scuole” e poi “undici milioni di euro regalati a zingari e immigrati”. Io vi dirò come stanno le cose, poi ognuno potrà farsi la propria opinione.

Questa è la tabella che illustra gli stanziamenti per le varie macro-categorie del welfare cittadino, confrontati con quelli degli anni precedenti, aggiornando quella che già vi avevo mostrato lo scorso anno:


201120122013Var. sul 2012Var. sul 2011% sul tot.
Stranieri e nomadi4.229.3124.291.57710.909.570+154,2%+158,0%11,3%
Anziani e famiglie37.689.97329.581.87232.228.987+8,9%-14,5%33,3%
Adulti in difficoltà6.864.3546.925.3438.111.122+17,1%+18,2%8,4%
Minori22.607.37318.737.51719.888.586+6,1%-12,0%20,6%
Disabili27.186.53925.243.07625.563.363+1,3%-6,0%26,4%
Altro498.99425.50025.500


TOTALE99.076.54584.804.88596.727.128+14,1%-2,4%
di cui





Fondi comunali41.172.89740.176.63942.417.521+5,6%+3,0%
Fondi esterni57.903.64844.628.24654.309.607+21,7%-6,2%

Quest’anno le cose sono migliorate; lo stanziamento complessivo è risalito quasi ai livelli del 2011, recuperando gran parte dei tagli del 2012, anche se per completezza va detto che su altre spese che non fanno parte del settore welfare le cose non sono andate così bene; per esempio il fondo per i trasporti dei disabili è di 1,5 milioni di euro (l’anno scorso erano 2,2, nel 2011 erano 3), e quello per i cantieri di lavoro (ovvero lavori socialmente utili per disoccupati) ha subito tagli analoghi.

Il grosso della risalita sul welfare vero e proprio, tuttavia, deriva non dai fondi comunali – che sono un po’ aumentati, ma sono aumentate non di poco anche le tasse… – ma dai fondi regionali e nazionali, che sono aumentati del 20% rispetto allo scorso anno. Ad ogni modo, questa è una buona notizia e ne va dato atto, dopo che molti di noi, in maniera bipartisan, avevano passato i mesi a battere sul tema.

In sostanza, sul welfare vengono stanziati 97 milioni di euro, così ripartiti: 32 per l’assistenza agli anziani, 26 per i disabili, 20 per i minori, 11 per stranieri e nomadi, 8 per gli adulti in difficoltà. Come detto, il totale è quasi pari a quello del 2011 (97 invece di 99) ma è diversa la ripartizione, che allora era: 38 per gli anziani, 27 per i disabili, 23 per i minori, 4 per stranieri e nomadi e 7 per gli adulti in difficoltà.

E’ chiaro che l’aumento di una volta e mezzo dello stanziamento per stranieri e nomadi è quello che proporzionalmente attira di più l’attenzione, ma va anche spiegato che tale aumento è dovuto all’arrivo di cinque milioni di euro di fondi nazionali stanziati molti anni fa per affrontare il problema dei campi nomadi abusivi e recentemente sbloccati; degli 11 milioni, i fondi comunali destinati a questo capitolo sono solo 800.000 euro, corrispondenti alla quota minima prevista per poter avere i finanziamenti nazionali; inoltre, una buona parte di questo fondo non è per i nomadi ma per i profughi e per i minorenni stranieri soli. E poi, è un po’ ingannevole parlare solo degli 11 milioni e non spiegare che ce ne sono altri 86 destinati a tutte le altre categorie, o non spiegare che l’aumento è un fatto straordinario derivante in gran parte da un fondo nazionale una tantum.

Certo, lascia perplessi anche la divisione dei 900.000 euro disponibili per investimenti nell’edilizia sociale per il 2013, che sono così ripartiti: zero per anziani, adulti, stranieri e minori; 300.000 euro per i disabili (realizzazione di rampe di accesso ai Poveri Vecchi); 600.000 euro per i nomadi (ripristino delle casette danneggiate nel campo regolare di via Germagnano e relativi impianti igienici e idrici; impianto di raccolta acque bianche nel campo di strada dell’Aeroporto; realizzazione di una barriera attorno all’area di Lungo Stura Lazio).

Allora, è vero che spendiamo “undici milioni di euro per zingari e immigrati”? Tecnicamente sì, almeno se equipariamo fondi locali e nazionali, ma la vera domanda è: ma questi soldi a cosa servono? Sono spesi bene o spesi male? E’ questo il problema; perché da una parte non possiamo pensare di risolvere il problema senza spendere niente (persino per abbattere le baracche abusive servono soldi e non pochi), ma dall’altra quanto speso in questi anni non è mai servito a risolvere il problema; si è limitato a finanziare associazioni direttamente connesse alla politica, dando risultati scarsi o nulli sia per i rom che per chi vive vicino a loro.

Insomma, io sarei ben lieto di spendere cinque milioni di euro se servissero a far sparire i campi abusivi, a togliere i bambini dall’immondizia (e dalle famiglie che li sfruttano), ad avviare qualcuno a una condizione di vita decente e a cacciare o catturare i delinquenti; ma ho il forte sospetto che anche questi soldi non serviranno a questo (nel video sopra trovate il mio intervento in aula quando si è discusso dell’argomento a settembre). E a cosa servirà ripristinare le casette di via Germagnano, distrutte nelle faide tra gli stessi occupanti, sapendo che verranno presto di nuovo devastate?

E allora, poi non ci si può lamentare se – come raccontavo anche nel mio intervento – mentre la politica pontifica e poi s’indigna e grida al razzismo a qualsiasi mezza parola non allineata sull’argomento, e però mantiene su queste spese una omertà difficile da penetrare persino per noi, basta girare per strada per sentire invettive e voci incontrollate contro "gli zingari" (ieri sul 4 un ventenne italiano apostrofava urlando il controllore con “e poi agli zingari non fate mai niente, anzi il Comune gli regala i biglietti e loro li rivendono e si fanno i soldi e poi girano senza”), e sui social network continuano a fare furore i link di cui sopra o foto come questa, in cui bastano un cartone e due pacchi di pasta a scatenare la furia da tastiera contro i rom, condivisa e approvata da decine di migliaia di persone. Io ho molta paura che prima o poi il nodo verrà al pettine, e nel modo peggiore.

Il discorso, peraltro, va per forza di cose esteso a tutte le categorie di cui sopra: c’è una grande parte di società che si trova in difficoltà ed è doveroso assisterla, ma al suo interno ce n’è una parte per cui questa assistenza è diventata un meccanismo opaco e clientelare, in cui la casa popolare o l’assistenza economica, anche se ottenute per diritto, implicano la riconoscenza in sede di cabina elettorale, o magari persino di congresso di partito (vedete l’istruttivo racconto del senatore Esposito su quanto avviene a Santa Rita); e ce n’è una parte di cui alla politica, più che il suo benessere, importano gli appalti che si possono dare ad aziende e cooperative amiche in nome del welfare.

In una società che prospera, la collettività è in grado di sostenere fasce anche rilevanti che vivono di pura assistenza; in una società in cui le fasce in difficoltà aumentano e le aziende chiudono, in cui le entrate fiscali diminuiscono e la spesa per il welfare aumenta, questo non è più sostenibile. Il rischio, conoscendo la politica, è che il welfare progressivamente sparisca per tutti, tranne che per quelli che permettono col loro voto di sostenere il sistema.

Rendiconto del MoVifest Torino del 14-15 settembre.

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Pubblichiamo, in coerenza con i nostri principi di trasparenza, la rendicontazione delle spese sostenute per la realizzazione del MoVifest Torino, tenutosi il 14-15 settembre al Parco Dora.

Abbiamo speso circa 3.090 euro, in gran parte per permessi vari (suolo pubblico, Siae etc.), allacciamento alla corrente elettrica, affitto delle attrezzature e bagni chimici. Le entrate sono state di circa 3.170 euro, grazie alle offerte dei cittadini ed ai contributi delle aziende ospiti. L'avanzo ottenuto è stato quindi di circa 81 euro.

Ringraziamo tutti coloro che hanno reso possibile la riuscita di questa nostra iniziativa, con la loro presenza e l'apporto di idee e di materiali.

Ringraziamo gli ospiti intervenuti e soprattutto i cittadini che con le loro offerte ci hanno permesso di coprire i costi sostenuti e, anzi, di chiudere il bilancio in attivo.

Unica nota negativa: il mancato rispetto degli accordi da parte dei gestori degli spazi gastronomici, che alla fine della festa si sono dileguati senza devolverci il 10% dei loro incassi delle due giornate, come invece avevamo pattuito.

Noi pensiamo di aver fatto un buon lavoro. Se qualcosa non fosse andata per il verso giusto, sicuramente l'anno prossimo faremo meglio. A tal proposito ogni suggerimento da parte vostra sarà ben accetto.

Qui trovate il dettaglio del rendiconto:

spese_contributi_ movifest 2013.pdf


Arrivederci al prossimo anno!

Approvato il bici plan

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Era il febbraio 2011 quando il consiglio comunale, ancora sotto Chiamparino, decise di allegare al piano della mobilità urbana un documento di pianificazione del trasporto in bicicletta, denominato “bici plan”. Sono trascorsi quasi tre anni, e da quando siamo entrati non abbiamo mai mancato di raccontarvene e di spingere perché fosse realizzato. A luglio ne arrivò una prima bozza, e noi abbiamo dato vita a un’ampia consultazione con i cittadini e i gruppi di circoscrizione; il nostro gruppo di lavoro sui trasporti produsse una approfondita analisi con molte proposte migliorative.

Grazie allo sforzo, il bici plan non solo è stato approvato, ma contiene anche molte delle nostre proposte; per una volta, l’amministrazione ha mostrato un atteggiamento disponibile e costruttivo, e questo ci ha permesso di presentare miglioramenti utili e costruttivi e di votare infine a favore del piano. Abbiamo così presentato tredici emendamenti, concentrati essenzialmente su tre argomenti: la definizione di criteri costruttivi (già oggetto di una nostra mozione di due anni fa) per le future piste ciclabili, che spesso sono perfette sulla carta ma in realtà sono piene di ostacoli al punto da risultare inutilizzabili, sprecando i soldi pubblici; la partecipazione dei cittadini alla definizione dei progetti, tramite il passaggio preventivo dei progetti nelle commissioni consiliari delle circoscrizioni, aperte al pubblico, per evitare di realizzare infrastrutture che creano più problemi di quanti ne risolvono; e la garanzia dei finanziamenti necessari alla realizzazione del piano.

Abbiamo inoltre portato in aula un’altra nostra mozione che richiede una ulteriore specifica pianificazione per quanto riguarda i parcheggi per le biciclette, studiando i tipi di infrastrutture già presenti nel Nord Europa, come i parcheggi chiusi e custoditi, ma anche l’interscambio con i mezzi pubblici e il contrasto ai furti; e anche la mozione è stata approvata.

Il bici plan non è perfetto; in particolare, su ciascuno dei percorsi previsti nel piano (qui trovate una bozza quasi finale del documento, senza le ultime modifiche approvate in aula) ci sarebbe molto da dire, e prima di realizzarli si faranno ulteriori analisi e aggiustamenti. Il vero rischio, comunque, è duplice; da una parte che, nonostante le indicazioni dettagliate che abbiamo messo nel piano, si continuino a realizzare piste inutili perchè tortuose, lente, scomode, piene di pericoli e lontane dai percorsi dei principali spostamenti; dall’altra, che alla fine si realizzi poco o nulla perché, nonostante l’impegno di stanziare ogni anno almeno due milioni di euro dai proventi delle multe, di fatto i soldi vengano dirottati su altro.

Eppure, esso costituisce comunque un passo avanti: ora non resta che vedere se l’amministrazione si metterà al lavoro per realizzarlo davvero.

Il bilancio di previsione 2013: un pre-consuntivo

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BILANCIO 2013.jpg

Vorrei iniziare l'intervento dalla prima riflessione di apertura della relazione dell'Assessore Passoni di ieri: è paradossale approvare a fine Ottobre un bilancio previsionale di un anno che va ormai chiudendosi. Se dunque sono indubbi i dati da Lei portati, e le ragioni addotte, nello stesso tempo il dato di fatto rimane. L'approvazione di questo pre-consuntivo determina l'impossibilità da parte del Consiglio Comunale di intervenire e di entrare nel merito dell'atto più importante che quest'aula ogni anno approva.

Teoricamente noi stiamo infatti discutendo di uno strumento di programmazione, dovremmo essere in grado di tradurre in proposte concrete le nostre rispettive visioni della politica e le priorità della società e della cittadinanza che rappresentiamo. Teoricamente. Perchè di fatto non facciamo altro che ratificare delle decisioni che noi non contribuiamo a prendere.

L'esercizio della formazione di un bilancio non è solo un mero tecnicismo della necessità di far quadrare dei numeri, di acquisire dei dati e di far tornare i conti. Il Bilancio di un Comune è molto di più, o almeno così dovrebbe essere: è la vita di quasi un milione di persone che vivono in questa città. L'atteggiamento prono alle bagarre nazionali, al gioco delle parti che i partiti rappresentati anche in quest'aula fanno così abilmente (ciò che al partito va bene a Roma poi come per miracolo non va bene a Torino e viceversa) ha impedito di fatto ai torinesi di capire come stanno effettivamente le cose e perché si vedono da un lato alcuni servizi tagliati e dall'altra l'imposizione fiscale aumentata.
Il contesto economico, europeo e italiano, di cui ha ampiamente parlato l'assessore Passoni nel suo intervento iniziale, è drammatico, lo sappiamo bene.
Le rilevazioni sono inquietanti: ci dicono che dal 2007 il numero degli italiani che si sono ritrovati in una condizione di 'povertà assoluta' sono raddoppiati, raggiungendo quota 4,8 milioni, ovvero l'8% della popolazione. Dall'analisi degli ultimi 5 anni sulla base dei dati Istat emerge che gli italiani che si trovano in una condizione di povertà assoluta sono praticamente raddoppiati (+99%) ed oggi sono 4,81 milioni quelli che non hanno una disponibilità economica sufficiente neanche ad acquistare beni e servizi essenziali per vivere. E la situazione si è aggravata di più nel nord Italia dove l'aumento dal 2007 è stato addirittura del 105%.

Non solo, la crisi mette in ginocchio commercio e turismo. Solo nei primi otto mesi del 2013 hanno chiuso i battenti 50 mila imprese, con un saldo negativo di 20mila esercizi, al netto delle nuove attivita' avviate. Il livello di disoccupazione è in crescita e quello giovanile raggiunge quota 1/3. E questo vale anche per la nostra città che, a differenza di quanto dice il sindaco, è piegata dalla crisi come lo sono molte altre realtà locali italiane.

Conosciamo quindi tutti bene le difficoltà che le famiglie e le imprese devono quotidianamente affrontare. Sappiamo dei continui tagli ai trasferimenti, delle tensioni finanziarie e della carenza di liquidità in cui si trovano molti enti locali tra cui anche il Comune di Torino costretto a far ricorso in modo decisamente massivo alle anticipazioni di tesoreria. Siamo anche consapevoli dell'incertezza sulla normativa fiscale che di certo non aiuta, ma tutto ciò non deve essere una scusa, un modo per giocare allo scarica barile lasciando poi il cittadino solo ad affrontare i problemi.

Io non ci sto al gioco dell'adagiarsi (permettetemi il termine) nell'utilizzare la situazione drammatica che stiamo vivendo quasi come se fosse una giustificazione per ridurre i servizi, per aumentare la pressione fiscale. Non deve essere una scusa per dirci che abbiamo fatto tutto il possibile. Al contrario deve essere uno stimolo a cercare soluzioni, a ridisegnare i servizi con la trasparenza di non voler raccontare una città che non c'è dicendo quindi che ci sono stati sì interventi di ridisegno bensì anche tagli effettivi. E non faccio qui l'elenco dei vari tagli a cui gli assessorati hanno dovuto far fronte e che abbiamo visto nel dettaglio nelle varie commissioni di riferimento e non voglio nemmeno ricordare le pesanti manovre, ad esempio quella dei nidi, che sono state imposte alla cittadinanza per far fronte alla copertura delle spese. Non è questo il punto, almeno non a 10/12, a due mesi dalla fine dell'anno.

Ieri nell'intervento sulla TARES ho messo in evidenza le criticità: una tra tutte il ruolo da esattore che noi dobbiamo assumere per conto dello Stato. Penso che sia davvero giunto il momento di dire basta! Ma non un "basta" per finta, detto quasi sottovoce, detto da quel mega partito PD e PDL che ci governa e di cui molti dei partiti che sono rappresentati qui in quest'aula ne fanno parte integrante. Con quale coraggio ci potete dire che non siete in grado di fare nulla e avete le mani legate?
Il nostro Sindaco fin dall'inizio del mandato a mio avviso non ha voluto comprendere una cosa fondamentale: per capire e governare una città occorre avere empatia con i propri cittadini e occorre instaurare un rapporto di fiducia. E la fiducia si conquista con il tempo. Lei più volte in passato non ha detto loro tutta la verità, nascondendosi dietro ad un linguaggio politico da prima repubblica, descrivendo una Torino che non c'è.
Non solo, la cittadinanza è stata tenuta fuori dai processi decisionali, è stata tenuta all'oscuro di ciò che succedeva perché bisognava raccontare che tutto andava bene, che i tagli non esistevano e che la situazione economica del Comune era sotto controllo.
La verità nuda e cruda è stata la grande assente in questi mesi, assieme al Sindaco! Ai torinesi poco importa di avere il Sindaco presidente dell'ANCI, cosa che probabilmente stuzzica invece l'ego di chi assume quel ruolo. Le assenze del Sindaco pesano come un macigno. Un l'ultimo di una serie di esempi: dove è oggi il Sindaco?dov'era ieri mentre l'Assessore Passoni illustrava il Bilancio a quest'aula? Dov'era la Giunta mentre quest'Aula si apprestava a discutere l'atto più importante di un anno di lavoro?
E come possono d'altronde alla quinta, dico, quinta inchiesta penale che sta riguardando questa nostra amministrazione i cittadini non provare un senso di diffidenza? Le vogliamo elencare?
Murazzi, CSEA, affidamenti diretti della dott.ssa Martina, concorso dei Dirigenti e dulcis in fundo pare anche la variante Continassa.

Siete soliti dire che il confronto democratico è la base del funzionamento di un organo assembleare come il Consiglio: concordo appieno! Tanto è vero che la nostra parte non ha presentato alcun emendamento ostruzionistico, avremmo voluto discutere nel merito. Ci è stato di fatto impedito.

Magari, così facendo, per fare un esempio relativo alla Tares, avreste scoperto che un'altissima percentuale dei nuclei famigliari sono composti da 1 o 2 componenti e quindi l'intera geografia sociale andrebbe ridisegnata adeguando il tributo. Magari dialogando maggiormente con le parti sociali avreste capito che il futuro che ha in mente lei e la sua giunta in termini di ridisegno urbanistico della città non ha poi tutto questo senso o più semplicemente non è adeguato alla Torino odierna. Magari, non dialogando solo ed esclusivamente con i costruttori avreste capito che non è più quello il motore trainante di questa città e non può più esserlo, per cui, ad esempio ragionare sullo sgravio imu in favore di quella categoria non ha poi tutto questo senso e lo dico perché la nostra forza politica è l'unica ad aver votato, a suo tempo, contro.

Ascoltare la cittadinanza non vuole però dire premiare chi fa la voce più grossa e chi riesce ad avere i media dalla sua parte. Non c'è da esultare per questo, perché come al solito prevale non il più bisognoso ma solo chi riesce a mettersi in mostra, scavalcando ogni meccanismo democratico di confronto e di ripartizione delle risorse sempre più scarse.
Quale è dunque il senso di intervenire ex post, casualmente, proprio su quei capitoli che riguardano settori che hanno avuto rilevanza mediatica e per i quali ci appresteremo a votare gli emendamenti della giunta. Un giorno, infatti, i soldi non ci sono, siamo in ristrettezze, ed il giorno successivo come per miracolo - dopo qualche articolo di giornale sulla stampa locale - appaiono magicamente per intervento diretto del Sindaco. E' questo il meccanismo con cui si operano le scelte di allocazione di risorse in un momento tanto difficile in cui esse sono scarse? Chi più urla più ottiene? Beh, permettetemi di dire che io in questo metodo e/o modello non mi ci ritrovo per nulla.

E non solo. Un giorno un assessore ci dice che i soldi non bastano per mantenere gli stessi livelli qualitativi dell'offerta culturale e qualche giorno dopo si presenta il Sindaco in commissione e ci dice che non è stato tagliato nulla e l'assessore annuisce. Come potete pretendere che si capisca? Come potete pensare che - non tanto noi consiglieri - bensì la cittadinanza possa davvero capire quali sono le logiche sottostanti certe scelte?
Ci tengo però a riconoscere ciò che di positivo è stato fatto nella redazione di questo bilancio: non si ricorre ad entrate una tantum per coprire la spesa corrente e si riduce nuovamente il debito. Uno sforzo davvero non da poco visto il contesto di cui ho già ampiamente parlato prima.

Sulla questione del debito però non posso tacere su un aspetto - anche a fronte degli interventi sentiti ieri in aula in particolare dai banchi di maggioranza: 3 miliardi di Euro di debito sono oggettivamente un salasso che ipoteca il nostro futuro.
Serve a poco fare delle reprimende ex post, ma vorrei un po' di onesta autocritica: davvero siete convinti che tutti i 3 miliardi di Euro siano stati spesi bene oppure forse non è stato dato qualche fondo di dotazione di troppo a qualche Ente o Associazione o Fondazione, che poi è stato speso non per investimenti ma per drogare interi settori produttivi, comunicativi e culturali della nostra città?
Io, almeno il dubbio, se fossi in voi, me lo porrei!

Per ciò che mi riguarda posso ribadire che sono contenta di aver scoperto in commissione cultura che dal 2014 si passerà dalla spesa in conto capitale a quella corrente, cosa tra l'altro ribadita da alcuni consiglieri di maggioranza in quest'aula e dallo stesso sindaco in commissione...ma cari consiglieri di maggioranza, fossi in voi non mi fiderei troppo delle rassicurazioni del Sindaco. Davvero pensate che questo accadrà nel 2014? Davvero pensate che magicamente in un anno i 21 mln attuali di contributi in conto capitale della cultura passeranno dalla spesa in conto capitale a quella in conto corrente? E' chiaro che non può essere così e ci vorranno anni per tornare indietro rispetto a quel modello usato fino a poco tempo fa. Quindi ben contenta che l'indirizzo sia quello, ma è chiaro che è un indirizzo la cosa di cui stiamo parlando e che quindi si tratta di un progetto di medio-lungo termine. Ma anche questa è una discussione che a bilancio chiuso forse ha poco senso fare.

A bilancio chiuso, blindato, operando in dodicesimi noi Consiglieri abbiamo solo potuto prendere atto delle vostre decisioni, come quella di non confermare quegli 8 dirigenti ex art. 110 che solo sei mesi prima definivate come indispensabili. Sono passati da essere indispensabili all'essere inutili in soli 8 mesi, altro mistero caro signor Sindaco.
Anche perché mentre per quelle assunzioni le risorse erano state trovate immediatamente, ora che si devono fare le assunzioni legate a sentenze definitive, o allo scorrimento di graduatorie o all'indizione di nuovi concorsi sembrava quasi che vi fossero difficoltà insormontabili. E siamo contenti che finalmente a novembre ci saranno le assunzioni tanto attese, una evidente nota positiva di questo bilancio. Ma questo non basta: attendiamo con ansia di vedere il lavoro di riorganizzazione del personale, la riduzione dei livelli gerarchici.

Altro esempio delle questioni di cui questo Consiglio ha dovuto prendere atto: il Jazz Festival. Nel caso in cui quest'aula avesse potuto davvero dare un'indicazione sull'opportunità o meno di investire 1 milione di euro nel Jazz Festival, pensate davvero che ne avrebbe ricevuta una positiva senza perplessità? Io non lo credo.
Credo invece che sarebbero state tante le motivazioni per rafforzare un "no", anche se in questa sede mi limito a ricordarne una a titolo di esempio, già emersa in molteplici occasioni. Tutti sappiamo che è necessario affinché un evento come questo si consolidi investire per un certo numero di anni, in modo da creare un pubblico "affezionato", come accade per restare nello stesso ambito all'Umbria Jazz Festival. Alla luce di ciò la domanda che sorge spontanea è: la Città di Torino si può permettere in questo periodo di risorse scarse di investire per almeno una decina di anni 1,2 milioni di euro all'anno, quindi 12 milioni di euro nel complesso, per lanciare un nuovo evento culturale?
Mito-Settembre musica, che esiste da 36 anni, ha notevoli problemi di risorse, quest'anno ha subito un taglio non indifferente in termini di contributi, e di anno in anno l'Amministrazione riduce il suo budget, cosa pericolosa poiché sono sempre meno i direttori, musicisti e orchestre che vengono a suonare a Torino, facendo di conseguenza diminuire l'appeal del festival. Forse non conviene potenziare e consolidare l'esistente magari investendo addirittura più risorse sulla comunicazione?

E poi questa discussione di bilancio soffre di un grosso deficit informativo, c'è ancora un limite enorme a mio avviso, questione che ho posto anche in sede di discussione in commissione consiliare. Non ci è stato reso possibile entrare nel merito di come la Città utilizzi le proprie risorse in senso pieno poiché, a fronte delle decisioni assunte in passato, in particolar modo nell'ambito del settore culturale a cui ho già fatto riferimento prima, la Città ha deciso di avvalersi di soggetti esterni, quali ad esempio le fondazioni, per implementare le scelte politiche e programmatiche dell'Amministrazione. Siccome molti di questi enti esterni ricevono fondi di dotazione da parte della Città oltre ad entrate di vario genere (a titolo di esempio le entrate derivanti da sponsorizzazioni) per gestire eventi e più in generale impegnare spese che in passato transitavano anche solo parzialmente dal bilancio della Città di Torino, riteniamo che sia fondamentale per poter entrare nel perimetro allargato - usando un'espressione tanto cara al Sindaco - e per poter comprendere in modo completo l'attività programmatoria dell'ente Città di Torino poter acquisire, analizzare e discutere congiuntamente al bilancio previsionale della Città anche il bilancio previsionale degli enti esterni che agiscono per conto della Città stessa.
Come potremmo altrimenti intervenire in modo decisivo e sopratutto compiuto sul tema, ad esempio, della programmazione delle attività culturali della Città senza passare prima dal bilancio di previsione della Fondazione per le attività musicali o del Regio o ancora della Fondazione Torino Musei?

Prendiamo atto del fatto che ad oggi tutto ciò non è stato possibile ma ci auguriamo, e in tal senso si inserisce la nostra mozione di accompagnamento, che questo possa avvenire invece in futuro, a partire proprio dal prossimo bilancio.
Fossimo in una condizione normale sarebbe mio dovere concludere l'intervento evidenziando le proposte concrete che la mia parte ha avanzato per il bilancio, quelle che avete accolto e quelle che avete respinto. Con un anno a disposizione bisognerebbe guardare al futuro: ma ora tutto ciò ci è precluso. Non ci resta che commentare quello che di fatto è un pre-consuntivo.
Mi sento invece di dire che, sebbene questo bilancio alla fine quadri nei numeri e sebbene la sua maggioranza alla fine riuscirà ad approvarlo, il Bilancio previsionale 2013 della Città di Torino rappresenta una sconfitta.
La nebbia che avvolge il nostro Comune è densa e le prospettive di futuro fosche e il Sindaco sembra aver smarrito quella capacità di leggere i bisogni dei suoi concittadini.
Anche questo traspare dai numeri che sembrano freddi solo ad un osservatore poco attento, ma in realtà riassumono scelte e vite di centinaia di migliaia di migliaia di torinesi.

In un momento difficile degli Stati Uniti, forse ancora più complesso del nostro presente, Eleanor Roosevelt amava dire "Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni."

Per questa ragione il nostro voto fermamente contrario è un ammonimento che attraverso di noi i Torinesi le porgono: noi crediamo nella partecipazione e nella condivisione delle decisioni; noi crediamo in una Torino nella quale ogni torinese si senta realmente a casa e quindi vogliamo cambiare profondamente e ricostruire il legame di fiducia tra le istituzioni e la cittadinanza.
Noi siamo convinti che oggi questa fiducia non ci sia.

Intervento in aula sul tema della TARES nel Consiglio di oggi

Benjamin Franklin nel 1789 scriveva testualmente:
"In questo mondo non v'è nulla di sicuro, tranne la morte e le tasse"

E' chiaro a tutti noi che Benjamin Franklin aveva proprio ragione: l'ultima rilevazione - che risale ad inizio Ottobre - è sconcertante. I dati Istat hanno evidenziato nuovamente un incremento di oltre un punto percentuale sulla pressione fiscale che nel secondo trimestre 2013 arriva così al 43,8%. E non voglio mettermi ora a fare confronti con altri paesi, non serve. Il numero parla da sé.

Non è quindi difficile immaginare, credo che lo sappiamo tutti, cosa voglia dire oggi parlare di TARES, una nuova imposizione - peggiore di quella precedente che va a sostituire per molti motivi che spiegherò nel proseguo dell'intervento - che a due mesi dalla fine dell'anno solare viene applicata con efficacia retroattiva; sappiamo tutti che la valenza è dall'inizio 2013. E' dunque palese che l'incidenza di questi cambiamenti sia devastante per il portafogli delle famiglie - famiglie che già non riescono ad arrivare a fine mese - e per le casse delle imprese, che arrancano in questa crisi.

E' spiazzante scoprire che a 10/12 dell'anno, al mese di Ottobre ormai inoltrato, magari dovranno subire un incremento del 20% rispetto a ciò che era stato ipotizzato sulla base dell'anno precedente. Il 20% non è una mera ipotesi, un artificio retorico, ma è l'incremento più probabile, come abbiamo visto in commissione, per alcuni soggetti e categorie della società Torinese.

Immaginatevi per un attimo un buon padre di famiglia o una piccole media impresa in difficoltà che a pochi mesi dalla fine dell'anno, a conti fatti nel caso della famiglia che fatica ad arrivare alla terza settimana del mese, e a budget chiuso nel caso ad esempio di una pmi, come possa reagire nel trovarsi a dover coprire magari un +20%. Mica può tornare indietro a gennaio 2013 e non spendere ciò che ha già speso!

Aumento della pressione fiscale locale tra l'altro - quasi tristemente pleonastico a dirsi - assolutamente non compensato da una corrispondente riduzione della pressione fiscale erariale.

Dobbiamo per queste ragioni dare torto al caro Benjamin Franklin, perchè lui in una cosa si sbagliava: in Italia non sono certe neppure le tasse.

Già lui non aveva considerato che in Italia anche le tasse, anche se per essere corretti dovremmo parlare più in generale del sistema fiscale - sia quello nazionale sia quello a livello locale - sono meno certe di altrove. Non mi riferisco solamente all'annoso problema dell'evasione fiscale, altra italica piaga che riguarda però anche il nostro Comune, basti pensare alle rilevanti spese per la riscossione dei tributi, bensì all'incertezza dovuta al fatto che in Italia le tasse cambiano di continuo, si evolvono oppure involvono (dipende dal punto di vista) ma con una costante: aumentano sempre.

Cambiamo nome, cambiano metodo di calcolo, spostano l'esattore sempre più dal livello centrale a quello locale, ma non allentano mai la presa e non diventano più eque. Come è possibile ad esempio che ad oggi siamo uno dei pochi paesi europei che non è ancora stato in grado di attuare una vera e propria patrimoniale? Basterebbe ricordare l'articolo 53 della Costituzione : "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva."

Eppure in netta dissonanza rispetto al resto di Europa, l'Italia persegue una politica fiscale che tende a detassare i patrimoni a scapito dei redditi. Scelta a mio avviso inqua.

E vorrei precisare, come ho detto anche altre volte in quest'aula, che è giusto che i cittadini contribuiscano e paghino le tasse, quindi che concorrano alle spese pubbliche, nessuno lo sta mettendo in dubbio. Ma è necessario, oggi più che mai, un sistema fiscale che sia equo e tenga conto appunto delle capacità contributive, che si crei nuovamente un clima di fiducia in una sistema tributario e fiscale che coinvolge evidentemente due parti: da un lato l'ente (comune, regione o stato) che incassa e che "ridistribuisce" (o almeno dovrebbe) e dall'altro il cittadino che, appunto sulla base delle sue capacità e situazione reddituale nonché patrimoniale, versa le risorse.

E invece noi assistiamo a tutt'altro. Ad ogni cambio di governo si cambia la forma, il nome, la natura, il metodo di calcolo, e in Italia sappiamo che i governi cambiano un po' troppo spesso, ma non si riesce a costruire un sistema fiscale a supporto del cittadino e delle imprese, ma solamente un qualcosa di vessatorio. E la fiducia nelle istituzioni ovviamente si allontana.

E' proprio questo il caso della TARES, la tassa di cui ci apprestiamo oggi a discutere le deliberazioni.

Si tratta di un caso unico perché nasce già morta: non avrà neppure un anno di vita infatti da 2014 ci sarà la TRISE, che di dividerà in TASI e TARI, il tributo sui servizi destinato a sostituire per buona parte delle abitazioni principali sia l'Imu sia l'attuale Tares. Noi oggi discutiamo ad Ottobre di una nuova tassa che si applica in modo retroattivo e tra due mesi non esisterà più! Ecco il riassunto, che se non fosse tragico, dovrebbe essere annoverato tra i migliori pezzi della comicità italiana.

La tares, introdotta con il decreto Salva Italia dal governo Monti con il consenso di molti dei partiti presenti oggi in quest'aula, era stata preceduta da TARSU, TIA 1 e TIA 2. Il gettito deve coprire il costo diretto e indiretto della gestione rifiuti, che per la città di Torino è definito dal piano finanziario in un importo pari a 204.000 mln, a cui vanno però ancora aggiunte l'addizionale provinciale e il "balzello" - permettetemi il termine - di 0,3 (la quota dei cosiddetti servizi indivisibile) che va allo Stato. Ancora una volta noi dobbiamo fare gli esattori per conto terzi!

Abbiamo tra di noi la fortuna di avere il presidente dell'ANCI: forse queste non sono le battaglie che tutti si aspettano che l'ANCI porti avanti? Ma questo è un altro tema politico: la saturazione degli incarichi pubblici.

Ma torniamo alla nostra TARES e al piano finanziario che ne definisce il gettito che essa deve necessariamente produrre.
204 milioni di Euro è una cifra decisamente alta, anche se la confrontiamo, come si è detto in commissione e come riportato anche da molte fonti stampa, con i comuni limitrofi o comuni di analoghe dimensioni. Una cifra che comprende quasi 24 mln di costi di riscossione da parte di SORIS, che contiene le inefficienze di Amiat, che include alcune voci di spesa sovrastimate del 30% per ragioni prudenziali (stiamo parlando di circa 6 mln di euro). E come ho già avuto modo di dire mi auguro che almeno la parte di sovrastima possa tradursi in un effettivo conguaglio sul piano finanziario 2014 a favore dei cittadini.

In tutto ciò esiste però un lato positivo: per la prima volta i cittadini torinesi possono toccare con mano la diretta correlazione tra i costi del servizio di gestione dei rifiuti e quanto il Comune chiede loro. La speranza è che le persone esercitino la dovuta pressione politica nei confronti dell'Amministrazione affinché l'efficienza sia massima, e per conseguenza le loro tasche siano un po' meno leggere. Speriamo che questo accada in questo mandato.

Per quest'anno però c'è ben poco da fare: oltre ai vincoli a livello nazionale e l'evidente impossibilità di agire retroattivamente a 2 mesi dalla fine dell'anno c'è stata anche una pessima gestione a livello locale.

La delibera è passata nella giunta straordinaria di venerdì scorso, è arrivata in commissione mercoledì per la prima volta ed è stata liberata, con grande forzatura, il giorno stesso. Per mettere una "mini-pezza" il giorno dopo, a delibera liberata, è stata convocata una commissione mattutina, con l'impossibilità di fatto di procedere con simulazioni che permettano di lavorare su eventuali proposte emendative che abbiano un saldo zero (necessarie per il parere positivo per arrivare alla copertura dei 204 mln) e la chiusura dei termini poche ore dopo con un consiglio comunale nel mezzo.

L'ho già fatto rilevare ai Capigruppo e lo ribadisco in quest'aula: voi - e parlo sia al consiglio che alla giunta - non ci avete permesso di entrare nel merito di questa materia, voi non ci avete dato il tempo materiale per poter lavorare in modo costruttivo e migliorativo sul provvedimento. Ma oramai ci siamo quasi abituati, i provvedimenti importanti come questo sono sempre blindati e forzati.

Non ci resta che constatare che l'introduzione della TARES è e sarà una vera e propria stangata e a pagare saranno ovviamente sempre i cittadini.
Il metodo di calcolo normalizzato, che per onestà intellettuale devo dire che ci è stato imposto e che non è scelta di questo comune, che misura la tariffa sulla base della quantità e qualità media dei rifiuti prodotti per unità di superficie è sommario, antieconomico e anti ecologico.

La TARES non solo è una stangata, è anche profondamente sbagliata nella sua concezione. La filosofia che aveva ispirato e dovrebbe ispirare la tassazione dei rifuti andava, e dovrebbe andare seppure lentamente, verso una proporzionalità del prelievo rispetto alla quantità di servizio reso, in base al principio europeo del chi più inquina più paga. Qui non è così!

Lo dimostrano gli indicatori che sono alla base del calcolo della tariffa e ancora di più la maggiorazione richiesta come importo da versare allo Stato (in compensazione con i trasferimenti) che poco ha a che vedere con una questione di rilevazione puntuale del costo di gestione del rifiuto.

Noi avremmo voluto una misura che premiasse le famiglie e le imprese che producono meno rifiuti, un sistema che premiasse quelle che riutilizzano il materiale e coloro che sono attenti al riciclo.

Ma di tutto ciò nella TARES che l'aula si appresta a votare tra poco non c'è proprio nulla.

E quindi, proprio perché è ingiusta, irrazionale, retroattiva, non corente con i principi europei non potrà ovviamente avere il nostro voto favorevole e pertanto - in modo convinto- voteremo contro i provvedimenti in discussione.

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I rifiuti ammazzano la città

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Quando molti anni fa ho iniziato ad attivarmi nel Movimento 5 Stelle, il tema dei rifiuti era già in cima alle nostre priorità; e ricordo che ai banchetti e alle serate molti ci guardavano con sufficienza, come i soliti ecologisti che si preoccupano delle tendine mentre il Titanic affonda. Forse molti di quelli che ci guardavano con sufficienza ora cambieranno idea, quando riceveranno la bolletta della nuova tassa rifiuti, la Tares (per chi non lo sapesse, quanto fin qui pagato per i rifiuti è considerato un acconto e a dicembre dovremo pagare la differenza rispetto alla nuova tassa).

I rifiuti, insomma, rischiano di ammazzare la città; e qui non mi riferisco ai pericoli per la salute portati dall’inceneritore, di cui abbiamo abbondantemente parlato. Mi riferisco invece al fatto che molte famiglie e molte aziende faranno grande fatica a pagare una nuova stangata, anche perché gli aumenti non ricadranno allo stesso modo su tutti.

Le tariffe Tares, difatti, si calcolano così: si prende il costo della raccolta rifiuti in città dello scorso anno, che è stato calcolato in 204 milioni di euro (di cui circa il 20% sono costi indiretti, principalmente quelli spesi da Soris per riscuotere il tributo, e su cui è stato aggiunto un 5% di addizionale provinciale per coprire i costi di questo fondamentale ente) e lo si ripartisce tra utenze domestiche e utenze non domestiche (commerciali, industriali, professionali…) proporzionalmente a una stima di quanta immondizia fanno le due categorie (risulta che le famiglie producano il 46% dell’immondizia totale e le aziende il 54%).

La parte domestica viene distribuita tra le famiglie torinesi in base a due parametri, i metri quadri dell’alloggio e il numero di persone che vi abitano; questo secondo parametro è stato introdotto dalla legge in base al principio che più sono le persone e più immondizia producono. Il risultato è riassumibile in questo grafico, che rappresenta la proposta della giunta: le diverse curve sono relative al numero di componenti del nucleo familiare.

Sono comunque previsti degli sconti in base all’ISEE, del 50% sotto i 13.000 euro, del 35% tra 13.000 e 17.000, del 25% tra 17.000 e 24.000. Tuttavia, per le famiglie numerose ci sarà un aumento molto significativo (una famiglia di quattro persone in 90 mq pagherà oltre 300 euro), mentre i single pagheranno qualcosa meno dell’anno scorso.

La parte non domestica è distribuita in base ai metri quadri dell’attività e alla macro-categoria della stessa, in base a stime elaborate dall’Amiat su quanti kg di immondizia per mq produce un negozio rispetto a un banco del mercato o a un ufficio o a un parcheggio. Anche qui, è la prima volta che si fa il calcolo in questo modo e il risultato è un vantaggio per molte categorie che hanno una riduzione e pagheranno di meno (la più economica, parcheggi e magazzini a parte, è “chiese e oratori” che paga 43 centesimi al mq), ma ne consegue un aumento del 20% (sarebbe stato quasi del 50%, ma è stato calmierato) per i banchi alimentari dei mercati, per ristoranti e mense, per bar e birrerie, per gli alberghi, come da questa tabella:

E qui è scoppiata la rivoluzione, con proteste di piazza e infuocate audizioni consiliari. Per esempio, gli ambulanti ci hanno fatto notare che un banco di alimentari a Torino paga già tremila o quattromila euro l’anno di rifiuti, mentre lo stesso banco a Grugliasco ne paga 350 e l’intero Auchan di Venaria paga 12.000 euro. Come è possibile questa disparità? Il Comune risponde affidandosi agli studi tecnici, sui quali peraltro c’è stato un piccolo giallo: lo studio è stato commissionato dalla Città (100% pubblica) all’Amiat (100% pubblica fino allo scorso anno, ora 51% pubblica e 49% Iren di cui Torino è il primo socio) che l’ha appaltato all’IPLA (100% pubblico), eppure ambulanti e consiglieri non sono mai riusciti ad averlo; ci è stato dato ieri mattina intimandoci di non farlo circolare perché è “sotto copyright dell’Amiat”.

Lo studio risale a dieci anni fa, anche se i dati sono poi stati aggiornati ogni anno, e utilizza come campione i mercati Brunelleschi, Don Rua, Campanella e Chironi; ora, chi conosce la zona sa che gli ultimi tre sono da tempo morenti e addirittura quello di piazza Chironi è stato chiuso per oltre quattro anni per i lavori di un parcheggio pertinenziale; di qui le obiezioni degli ambulanti sulla significatività dei risultati. A maggior ragione dunque i mercatali dicono: perché dobbiamo subire un aumento di centinaia di euro l’anno, quando già facciamo fatica ad arrivare a fine mese, per uno studio segreto che non possiamo confutare? E come è possibile che le aziende torinesi (che già devono smaltire i residui inquinanti a parte, come rifiuti speciali) producano il 54% dei rifiuti urbani, quando la media europea e i valori di molti altri Comuni sono del 30-35%?

D’altra parte, dice il Comune, la raccolta dell’immondizia nei mercati ci costa 12 milioni l’anno e comunque la tassa rifiuti dei mercatali ne copre al massimo cinque; sette sono già messi, da anni, dalla collettività per sovvenzionare i mercati; inoltre, anche le famiglie dovranno sopportare aumenti pesantissimi. Di qui, la discussione poi degenera: i commercianti accusano, spesso senza tanti giri di parole, il Comune e Amiat di “mangiarci sopra” all’infinito; e qualche consigliere della maggioranza, spazientito, ha risposto dicendo “tanto questa è l’unica tassa che pagate” e “i ristoranti sono gli unici che continuano a crescere e far soldi”; insomma, la fiera del luogo comune.

E’ difficile, in effetti, intervenire in modo ragionevole: se prendi per buoni i calcoli “scientifici” di Amiat, tutto il resto è inevitabile; per contestarli servirebbero tempo e dati che non ci danno (io ho chiesto di avere un foglio di calcolo con il gettito totale di ogni categoria, in modo da poter lavorare ad aggiustamenti a somma zero; secondo voi me li hanno dati? è sotto copyright pure quello).

Certamente però qualche riflessione va fatta: è giusto aiutare le famiglie in difficoltà, ma se il risultato è che gli aumenti fanno chiudere le aziende allora l’anno prossimo avremo più famiglie in difficoltà e meno entrate fiscali per aiutarle; partire dal principio che chi fa impresa è per principio ricco e pure un po’ evasore e allora possiamo aumentargli le tasse all’infinito è al giorno d’oggi ridicolo. In pratica, se i dati sono veri, e se non si può spendere meno di 12 milioni di euro per pulire i mercati ma gli ambulanti non possono pagarne più di cinque senza chiudere, l’unica conclusione logica è che i mercati non sono più ambientalmente sostenibili e dunque bisogna chiuderli tutti; a me sembra impossibile, ma se l’amministrazione la pensa così, e vuole il completo dominio degli ipermercati, almeno che lo dica chiaramente.

In tutto questo bailamme, completato da un assurdo ostruzionismo del centrodestra che sta costando un mucchio di soldi e di tempo alla città senza alcun motivo comprensibile, noi abbiamo cercato di fare proposte concrete, utili e ragionevoli, partendo dalla considerazione che il vero problema di fondo è il costo insostenibile della raccolta rifiuti a Torino, derivante da anni di sprechi, clientele, cattivi investimenti e scelte sbagliate; se ora, invece di spendere 72 euro a tonnellata in una discarica, spendiamo per incenerire i rifiuti al Gerbido cento euro noi più altri cento lo Stato (con i certificati verdi), più i costi di realizzazione dell’impianto per la parte ancora di nostra competenza, è chiaro che i costi aumentano. Alla fine smaltire i rifiuti urbani ci costa “all inclusive” circa 40 centesimi di euro al chilo: è una bella notizia per Iren che deve gestire un debito-mostro di 2,5 miliardi di euro, ma per noi cittadini-clienti è troppo.

Le soluzioni dunque, oltre a quella prioritaria e radicale di produrre meno rifiuti e a quella rivoluzionaria di amministrare la cosa pubblica senza sprechi, sono due: aumentare i ricavi ottenibili differenziando e recuperando i rifiuti, e aumentare l’equità del sistema per davvero, misurando quanto produce ogni singolo utente (o, per le famiglie, il condominio), invece di stimarlo in maniera vaga e inevitabilmente arbitraria; ormai esistono sistemi e tecnologie per farlo, dal conteggio del numero dei sacchetti al peso del contenitore all’atto dello svuotamento, e perlomeno bisognerebbe provarli.

A questo scopo noi abbiamo presentato una mozione che chiedeva di destinare l’1% del gettito Tares all’estensione della differenziata porta a porta, ferma da anni per mancanza di investimenti (tra l’altro dobbiamo salire dell’8% entro cinque anni oppure l’inceneritore non sarà sufficiente e le discariche saranno esaurite); e di sperimentare i sistemi per la tariffazione puntuale. La maggioranza ha cassato la seconda parte, ma ha accolto la prima, evitando però di mettere una cifra ma impegnandosi a investire sul porta a porta quanto serve per salire dell’1,5% di differenziata all’anno. Tra tante parole, questo è un buon risultato concreto per il futuro, ammesso che mantengano l’impegno.

Per il presente, il PDL propone di aumentare la tassa alle famiglie per abbassarla alle imprese, dividendo il gettito 50/50; io preferirei invece una maggiore gradualità nella diversificazione tra le diverse categorie di imprese, abbassando un po’ sia gli aumenti che le diminuzioni senza modificare la ripartizione tra aziende e famiglie. Su queste proposte, e su tutta la materia, raccogliamo volentieri i vostri commenti per portarli in consiglio comunale.


Dopo l'articolo di Massimo Gramellini e l'articolo in prima pagina della cronaca della Stampa di oggi non si può che pensare come sia facile scatenare una guerra tra cittadini con cane e mamme con bambini.
La Circoscrizione 1 però , anche grazie al paziente lavoro del M5S , ha chiesto al Comune più volte di risolvere il problema della mancanza di aree cani in Centro e di condivisione di aree verdi, tramite l'istituzione delle fasce orarie cioè orari specifici in cui portare gli amati quadrupedi, per esempio ai Giardini Guastalla di Milano sono in vigore da anni, in cui non contravvenendo ai divieti si possa portare a sgambare il proprio cane.


La risposta delle istituzioni tramite un tecnico comunale venuto appositamente a parlare in Commissione, fu che pensavano di realizzare dei "vespasiani per cani".Ora non si capisce come se uno richieda un'area cani o le fasce orarie, magari in giardini meno frequentati dalle scuole, nello specifico penso all'aiuola Balbo o i giardini Reali,non si capisce appunto come invece si propongano dei vespasiani perchè in Francia " è molto comune il loro utilizzo" .


Creare conflitto tra cittadini con cani e bambini è solo l'ultimo passo di un'incapacità delle istituzioni a gestire i problemi., o forse la legittimazione di una campagna di nuove multe contro i cittadini con cane che il Comune ha deciso di lanciare, non proponendo alternative valide a mantenere i cittadini detentori di cani nella legalità anche se abitano in Centro e anche se non ci sono aree apposite.

http://www.youtube.com/watch?v=T0sXgiN0Cw8

Non dobbiamo avere paura delle parole, non sarà per la parola "coordinamento" o per la parola "scuola" che diventeremo un partito, perchè in realtà siamo già una pars ma quella parte buona del paese che ci sta mettendo anima e corpo per cambiare la situazione. La parola partito in Italia ha assunto un'altra connotazione, cioè la difesa di una parte a sfavore di un'altra e questo, certamente, non lo diventeremo mai.

Però la necessità di passare quello che noi eletti abbiamo imparato in questi anni nelle istituzioni è una fase fondamentale del coinvolgimento dei cittadini e il passo successivo è l'impegno nelle istituzioni.

Non puoi cambiare un sistema che non conosci, così come non puoi solo fermarti alla critica senza proporre un'alternativa.

In questi tre anni di lavoro in Circoscrizione e in Comune ho compreso come fosse fondamentale la conoscenza del complesso apparato amministrativo, cosa fosse un'Interpellanza, un Ordine del Giorno e una Mozione di impegno, come si facesse a far cadere il numero legale per non passare un documento e avere il tempo di ridiscuterlo, come rapportarsi con gli altri consiglieri .

Ci ho messo sei mesi per comprendere bene come funzionava il sistema dei contributi e dei pareri, sei mesi che per prossimi consiglieri 5 Stelle vorrei non fossero più necessari.

Mi sono sentita davvero una cittadina attiva quando sono stata messa a parte dei fatti reali che accadevano in città.

I giornali e la televisione ti danno un quadro falsato della realtà, solo la partecipazione ti rende pienamente consapevole e in qualche modo libero.

Il lavoro che propongo ai Consiglieri di Circoscrizione, ai nostri Consiglieri Comunali, Regionali e ai Parlamentari e di rendersi inutili, cioè passare tutto il loro bagaglio di informazioni e formazione per crescere un vivaio di nuovi giovani cittadini capaci e motivati. Non potremo cambiare le cose se non avremo i numeri per farlo, così come non potremmo permetterci dei dilettanti in un momento così grave per il nostro paese.

Non si tratta di educare nessuno ma di aumentare la partecipazione cosiddetta dal "basso"con rappresentanti preparati e supportati dai gruppi di lavoro tematici.

E' finito il tempo delle faccine buone e timide, e della delega a Beppe sull'urlo nella piazza, impariamo accanto a chi sta lavorando in questo momento nelle istituzioni a urlare attraverso gli atti amministrativi, le petizioni e le leggi.

La "scuola di politica" non è una parolaccia ma una necessità reale per superare quel sistema di delegava, durato troppi anni, che ci escludeva con tanta facilità dalla gestione del bene comune.

Sull'immigrazione e sull'unità del M5S

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Sapete tutti come la penso sull’immigrazione: che una limitazione dei flussi è necessaria, che chi entra regolarmente va tutelato ma chi entra irregolarmente o delinque va espulso senza ritardi e senza pietismi. Sono favorevole all’abolizione del reato di clandestinità, perché – questioni di principio a parte – non serve a niente, lo sostiene persino la polizia; i clandestini non vanno incarcerati, vanno espulsi. Ma non è questa la vera questione di oggi.

La questione è se due parlamentari del Movimento 5 Stelle possano svegliarsi un bel mattino, guardarsi allo specchio, dire “cosa facciamo oggi? aboliamo il reato di clandestinità, dai”, e senza discuterne con nessuno, o al massimo con una manciata di colleghi, presentare la proposta e cercare di farla approvare. E la risposta, ovviamente, è no.

A maggior ragione è no perché la materia è delicata e nel Movimento ci sono posizioni molto diverse. Il Movimento si è unito su altre priorità; deve occuparsi di lotta alla casta e ai privilegi, della crisi economica, della gente – italiana e straniera – che non arriva a fine mese (e in questo senso davvero non capisco cosa pensa di ottenere chi, in questa situazione, vorrebbe ancora aprire le frontiere e accogliere senza limiti altra gente che muore di fame). Quelle sono le cose che ci uniscono; le altre ci dividono, e vengono abilmente usate dai partiti per disinnescare il pericolo che il Movimento rappresenta per il sistema.

E proprio perché nel Movimento ci sono posizioni molto diverse sull’immigrazione, un portavoce – e sottolineo portavoce – non può sposarne una a spada tratta (qualsiasi essa sia) e fregarsene di tutti quelli che l’hanno votato ma che la pensano in maniera opposta.

Sottolineo anche che essere portavoce è questione di mentalità e di approccio, non di piattaforme. Non ci vuole una piattaforma per sapere che il tema dell’immigrazione spacca il Movimento, e quindi che non si possono prendere posizioni in materia con leggerezza, specie se sono posizioni forti. Se uno non lo capisce, vuol dire che non è proprio capace di fare politica.

Si poteva comunque benissimo portare il Movimento 5 Stelle, Grillo compreso, a sostenere l’abolizione del reato di clandestinità. Bastava parlarne prima, spiegare con calma anche ai nostri elettori più arrabbiati che abolire il reato non vuol dire aprire le frontiere, raccogliere le opinioni in rete (basta un post su un blog), discutere, preparare il terreno. E’ la base del fare politica su questioni controverse: ma a Roma non l’hanno saputo fare.

Eppure, ancora stasera sento dei parlamentari – sia sui giornali che di persona – che si infuriano per il richiamo all’ordine di Grillo e Casaleggio (che, poveretti, hanno solo cercato di evitare l’esplosione del Movimento), che reclamano il diritto di decidere loro, a maggioranza, in assemblea. Ma cari parlamentari, non ce ne frega niente di cosa pensa la vostra assemblea, non siete lì per portare avanti le vostre convinzioni personali, siete lì essenzialmente perché alla gente piaceva quello che Grillo gridava nelle piazze, che non era certo “più immigrazione!” e “siamo più a sinistra di SEL!” (e non era nemmeno “fuori gli stranieri!” e “siamo la nuova Lega!”).

Lasciate perdere le questioni che ci dividono, e se non siete sicuri chiedete alla rete, lanciate un referendum, lasciate decidere i cittadini, cercando però di proporre un compromesso che tenga insieme tutto il Movimento, non una vostra posizione personale da far passare col 51% contro un 49% che un minuto dopo se ne va scazzato. Concentratevi sul rovesciare il sistema, sul denunciare i privilegi, sul difendere chi non ha il lavoro, chi è massacrato dalla crisi e dalle tasse. Solo così dimostrerete di saper fare politica, e di essere all’altezza del difficile compito per cui vi siete candidati.

Il disastro che verrà

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Oggi è il cinquantennale del disastro del Vajont, ed è impossibile non pensare a quella tragedia, un disastro che ha cancellato una valle e che chiama tutti a non dimenticare (il mio piccolo contributo, diversi anni fa, fu riscrivere quasi da capo la relativa pagina sulla wikipedia inglese).

Del Vajont è stato scritto e detto molto, e oggi, se volete, potete visitare l’abbandono di Erto con Mauro Corona o ascoltare la retorica del video ufficiale dei lavori; per questo il discorso che vorrei farvi non riguarda proprio il Vajont. Perché ci sono disastri e disastri; il Vajont è enorme, immenso, palese, impossibile da minimizzare; ma ci sono quelli che sono avvenuti in maniera più sottile e ancora faticano a essere riconosciuti, e quelli che ancora aspettano un responsabile che forse non si troverà mai.

Tra i primi ci sono quelli relativi all’inquinamento; solo adesso si comincia a parlare seriamente della devastazione ambientale in Campania, e solo adesso si comincia a indagare sulle stragi da inceneritore (il vecchio inceneritore di Pietrasanta avrebbe causato oltre mille morti di cancro in Versilia negli anni ’70 e ’80); e per processare l’amianto ci sono voluti decenni di tragedie e migliaia di morti. Tra i secondi c’è la strage di Viareggio, che nemmeno ancora si può chiamare strage: solo per avere degli indagati ci sono voluti anni di lotte.

Ieri, davanti al Parlamento, si è svolta una manifestazione per i diritti negati a chi si è ammalato di mesotelioma su luoghi di lavoro pieni di amianto; e hanno partecipato anche i familiari delle vittime di Viareggio. Hanno però commesso una colpa imperdonabile: hanno aperto gli striscioni nel punto sbagliato della piazza, e sono stati allontanati in malo modo dalla polizia, con uno dei tutori dell’ordine che, secondo il titolo ad effetto del Fatto Quotidiano, “fa le corna ai manifestanti”. In realtà, il poliziotto non fa le corna alla manifestante, per offenderla; fa le corna perché la signora dice “ringrazino che non è successo a loro” e lui, da buon italiano scaramantico, fa le corna.

Ed è proprio così: l’unica seria contromisura delle istituzioni per i disastri che verranno è fare le corna e sperare che non accadano. Se c’è un rischio, negare; sostenere che tutte le norme (ampie, complicate e pesantissime per tutte le aziende oneste, mentre i disonesti tanto se ne fregano e continuano a delinquere) sono state rispettate, e che pertanto non ci saranno problemi. Poi, regolarmente, si scopre che i limiti di emissione degli inquinanti non venivano rispettati, che i rifiuti non venivano smaltiti come dovuto, che le bonifiche non hanno bonificato un bel niente o hanno solo spostato il problema dal punto A (noto) al punto B (ignoto). E lo Stato che fa? Fa le corna.

Per esempio, oggi è uscita la notizia per cui, nell’ambito dell’indagine che ha portato all’arresto dell’ex presidente socialista del Piemonte Enrico Enrietti (almeno fin che Napolitano non indulterà pure lui), si sarebbe scoperto che l’amianto estratto dall’ex area Fiat Avio di via Nizza – che a rigor di logica avrebbe dovuto essere bonificato dalla Fiat, e che invece sta venendo bonificato a spese pubbliche dalla Regione Piemonte, che ha acquistato l’area per costruirci il proprio grattacielo – non sarebbe stato smaltito regolarmente, ma sarebbe stato direttamente interrato sotto i nuovi parcheggi della Reggia di Venaria: non ci sono ancora le analisi, ma ci sono le intercettazioni in cui se ne parla.

Noi, un anno fa, preoccupati dalle segnalazioni dei nostri attivisti della zona, avevamo presentato una interpellanza in materia; e, come vedete nel video in alto, l’assessore Lavolta ci aveva rassicurato sul fatto che lo smaltimento era ben gestito. Sicuramente l’assessore non immaginava che chi doveva smaltire quell’amianto non lo faceva in regola, e la verità è ancora da accertare; certo che se la storia sarà confermata, e però nessuno si fosse accorto di niente, e poi magari chi abita vicino a quei parcheggi avesse iniziato ad ammalarsi, si sarebbe parlato di statistica e di fatalità, e ci sarebbero voluti anni di lotte e di spintoni dei tutori dell’ordine per avere ascolto.

Per questo è giusto ricordare il Vajont e tutti i disastri, ma è anche giusto ricordare che il disastro più importante è quello che verrà, almeno se non smetteremo di trattare il nostro pianeta come un immondezzaio e di fidarci delle rassicurazioni facili di chi amministra.

Acqua pubblica, acqua passata

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I partiti hanno un vecchio vizio: quello di fare promesse che non hanno nessuna intenzione di mantenere, semplicemente per appagare le domande dei loro elettori che non possono però accogliere per via di altri interessi. Esemplare a questo proposito è come l’amministrazione Fassino ha affrontato in questi due anni e mezzo il tema dell’acqua pubblica; vi abbiamo dato diversi aggiornamenti in passato, ma la situazione ormai è divenuta veramente surreale, per non dire vergognosa.

A marzo, come forse ricorderete, dopo mesi di dilazioni di ogni genere, sotto la pressione delle migliaia di firme raccolte dal comitato per l’acqua pubblica (e, se permettete, anche del nostro fiato sul collo), la maggioranza aveva dovuto approvare la delibera di iniziativa popolare che prevedeva di trasformare Smat in azienda di diritto pubblico; tuttavia, nonostante il pronto e trionfale comunicato stampa che vantava una presunta dedizione del PD torinese alla causa dell’acqua pubblica, la delibera era stata “annacquata” inserendo la necessità di una ulteriore verifica da svolgersi nei mesi successivi.

Bene, esattamente come temevamo, a fine luglio l’amministrazione si è presentata in commissione ambiente a raccontare che purtroppo, sapete com’è, la banca di qua, la legge di là… insomma, alla fine è chiaro che questa pubblicizzazione di Smat non si vuole proprio fare; sono passati oltre sei mesi dalla delibera del consiglio comunale e in sostanza non si è fatto alcun passo avanti; adesso torneranno tra qualche settimana a dire che, sapete com’è, la legge di qua, la banca di là… e così via.

Ma c’è di peggio; a marzo era anche stata approvata una nostra mozione che vincolava il Sindaco a non usare più Smat come un bancomat, pretendendo di ricevere ogni anno come dividendo una parte degli utili, e lo impegnava a chiedere di usare gli utili o per investimenti o per abbassare le bollette ai cittadini, i quali tra l’altro da luglio 2011 aspettano che venga applicato quanto deciso dagli italiani con il referendum, ovvero l’abbassamento del prezzo dell’acqua in bolletta eliminando quella parte (pari da noi a circa il 15% del totale) che garantisce alle aziende un ritorno sicuro del 7% sui capitali investiti (faccio notare che i BOT annuali rendono poco più dell’1% e che il rischio di investire in un servizio che fornisce ai cittadini una risorsa vitale, in regime di monopolio di fatto e pagata regolarmente da tutti tramite bollette, è circa zero, alla faccia di tutti i loro discorsi sul “mercato”). Tra l’altro, una recente sentenza a Chiavari dimostra che l’obbligo di abbassare il prezzo è pienamente esistente e può addirittura essere fatto rispettare in sede legale.

Bene, cosa ha fatto il Sindaco? Se ne è fregato, dimostrando che il consiglio comunale non conta niente, o che va bene solo quando pigia i bottoni che lui dice di pigiare. Il 28 giugno, all’assemblea Smat, l’allora vicesindaco Dealessandri si è presentato con in mano una lettera di Fassino che dice che, siccome il Comune ha pochi soldi e lo Stato gliene dà sempre di meno, lui pretendeva un dividendo di alcuni milioni di euro; e così è stato, nonostante l’opposizione di comuni virtuosi come Rivalta e Avigliana.

Ultimo sgarbo, se ancora il messaggio non fosse chiaro: il 21 settembre il comitato ha organizzato a Torino un convegno di altissimo livello sul tema, che vedeva tra gli ospiti il professor Rodotà e diversi esponenti istituzionali, tra cui il vicesindaco di Parigi. Bene, nonostante l’invito, il sindaco della Città di Torino – che normalmente manda qualcuno con la fascia a porgere i saluti a qualsiasi minimo raduno o evento sociale – non si è presentato e non ha mandato nessuno, snobbando anche le cariche istituzionali presenti. L’unica risposta di qualche genere è stata una intervista a Repubblica di La Ganga a favore delle privatizzazioni; più che acqua pubblica, ormai la difesa dei beni comuni è acqua passata.

Ovviamente noi abbiamo chiamato l’amministrazione a rispondere tramite una interpellanza; nel video potete sentire le (non) risposte. Ai vostri amici che sostengono il centrosinistra potete tranquillamente chiederlo: questa vi sembra coerenza?

Intervento in aula

Ringrazio l'Assessore di averci dato le comunicazioni.

Non desidero però entrare nel merito dell'appalto dal punto di vista tecnico, non credo infatti, rispetto a ciò che hanno fatto gli altri consiglieri, di essere a conoscenza di dettagli. Vorrei però constatare che la situazione appare, anche ai non addetti ai lavori, disastrosa! Le mail che continuano ad arrivarci ogni giorno ne sono una testimonianza e lo sono anche le notizie riportate oramai da una settimana dai giornali.

Non più tardi della scorsa settimana lei ci ha continuato a ripetere che andava tutto bene, forse avrà imparato dal Sindaco che continua a negare la profonda crisi della nostra città, almeno oggi riuscirà ad ammettere che la realtà è ben diversa da come lei ce l'ha raccontata?

Caro Assessore, ormai è tardi: è tardi per accorgersi che ci sono macroscopici errori nel suo operato!
Non voglio ripercorrere di nuovo i due anni fallimentari nonché gli errori, hi già raccontato tutto la scorsa settimana, non credo sia il caso.
Vorrei però ripartire dalle parole pronunciate da un consigliere di maggioranza, più precisamente dal capogruppo del suo partito di riferimento (Curto ndr) che cito testualmente dalla trascrizione della scorsa seduta:

"Allora, laddove ci si rende conto che si è arrivati oltre l'accettabile, laddove ci si rende conto, come abbiamo fatto negli scorsi giorni, che non si può continuare a garantire un servizio se non ci sono i fondi per le supplenze, laddove ci si rende conto che la discussione in una maggioranza sta arrivando ad un punto che è politicamente insostenibile, bisogna prima lanciare un grido d'allarme chiaro, evitando magari di contrapporsi a tutti i soggetti sociali della Città che si occupano di queste cose, che siano gli insegnanti, che siano i comitati dei genitori, o che siano i sindacati, e poi ci si rivolge verso il proprio schieramento politico e si dice: "Da qui in poi, non nel mio nome. Da qui in poi non più io. Da qui in poi noi non siamo più d'accordo".

Bene, allora io mi rivolgo proprio a lei consigliere Curto, ancora prima dei suoi colleghi di maggioranza, visto che l'Assessore in questione rappresenta proprio il suo partito.

Siete andati oltre all'idea che ha SEL in tema di istruzione ed erogazione di un servizio essenziale come appunto l'educazione dei bambini in senso lato?

Perché qui non c'è solo il tema della mensa, lo sappiamo bene, La mensa la definirei quasi la goccia che ha fatto traboccare il vaso rispetto ad un rapporto incrinato di fiducia tra l'amministrazione e la società civile, tra chi paga per un servizio e chi ha il dovere di erogarlo.

E allora, in nome di chi l'Assessore Pellerino continuerà a portare avanti le sue politiche qui nella nostra città?

Bene, cari colleghi tra poco, votando la delibera che prevede l'aumento delle tariffe a nonostante quanto accaduto in queste settimane capiremo in nome di chi viene approvato l'ennesimo aumento di tariffe.

Non solo. Votando poco dopo in modo palese la mozione di sfiducia nei confronti dell'assessore capiremo finalmente chi oggi ha ancora la fiducia nei confronti di chi ha gestito il settore educativo dei passati due anni, chi ci ha portato a questo ennesimo punto di rottura.

Avremo quindi la possibilità di fare i nomi e finalmente faremo chiarezza: tutta Torino saprà e capirà in nome di chi l'assessore Pellerino potrà continuare il suo operato pur avendo ampiamente dimostrato di non essere stata in grado di farlo senza creare attriti con tutte le parti sociali coinvolte: dirigenti, sindacati, genitori, insegnanti.

PS: la delibera è poi passata con i voti di tutta la maggioranza tranne l'astensione di Curto di Sel.
Per quanto concerne la fiducia invece alla fine la maggioranza ha votato compatta contro la sfiducia all'assessore Pellerino. Contrario anche chi, come SEL, nella figura del suo capogruppo, l'ha attaccata in Consiglio e sui giornali e non ha poi colto l'occasione per porre la parole fine a chi si era già mostrato in questi due anni non all'altezza del ruolo.

Di seguito alcune delle decine di mail di protesta che i cittadini hanno inviato ai consiglieri e alla Giunta comunale

"Siamo qui a Torino per scelta, siamo venuti qui dall'estero, pensando che uno dei motivi fosse appunto la scuola pubblica e gli ottimi servizi che venivano offerti. Anno dopo anno ci stiamo purtroppo ricredendo: tra tutto, ci troviamo a spendere ben piu' di duemila euro l'anno per far andare nostra figlia a scuola elementare. Ma non e' solo questo il problema, ovviamente: per il servizio mensa di cui sapete? per le maestre di ruolo che non ci sono? per le supplenti che vanno e vengono in continuazione? per gli assistenti che mancano nell'edificio scolastico? E' semplicemente tutto molto triste. E pensare che tutti questi bimbi saranno gli adulti di domani...
Cordiali saluti,
MP e HD
(genitori di una bimba di seconda elementare)"

"Abbiamo fatto una indagine nei comuni della prima cintura di Torino e poi negli altri capoluoghi di provincia piemontesi: Torino risulta essere la città più cara e tenendo sempre conto della fascia ISEE più alta, la cifra media per pasto si aggira intorno ai 5,10 euro.
Un po' lontani dai 7,35 euro a pasto per i nostri bambini, ma chissà cosa ci sarà mai in queste pietanze??

Germano"


pellerino.jpg

Il Movimento del sorriso

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Da ieri, tra le tante cose che vengono “tirate” dai media contro il Movimento 5 Stelle, c’è anche un non-caso: quello delle inesistenti minacce che il senatore Castaldi avrebbe urlato in aula contro la fuoriuscita senatrice De Pin. Già ieri su Facebook avevo scritto che bastava guardare la fonte del racconto, ovvero un tweet del senatore Esposito, per capirne l’attendibilità (vedi una ricostruzione della vicenda); in realtà non ci sono state minacce, smentite dalla stessa De Pin, ma un richiamo gridato alla coerenza, per cui peraltro Castaldi si è anche onorevolmente scusato.

Il richiamo a De Pin ci sta tutto. Sicuramente un parlamentare, una volta eletto, ha il diritto legale di fare ciò che vuole senza essere minacciato o vincolato. Dal punto di vista politico, però, se ti candidi in una formazione che predica il vincolo di mandato e che pone in cima alle posizioni quella di non fare alleanze, non puoi solo sei mesi dopo dire che non riconosci il vincolo di mandato e che vuoi fare alleanze o addirittura entrare al governo: vuol dire che hai preso in giro tutti. Il fatto di mettersi a piangere, poi, per quanto umanamente comprensibile, indica solo la propria inadeguatezza alla situazione e alle responsabilità che ci si è presi.

Tuttavia, credo che sia davvero opportuna una riflessione sul clima interno che si è sviluppato in questi mesi attorno al Movimento 5 Stelle; perché c’è una parte del mondo che ruota attorno a noi – degli elettori, degli attivisti e talvolta anche degli eletti – che dimostra un crescente tasso di aggressività e di intolleranza, che rischia di cancellare quanto (molto) di buono il Movimento sta facendo, di spaventare molte delle persone che ci hanno votato e di aprire le porte a una contemporanea marginalizzazione e radicalizzazione del Movimento, che significherebbe la sua sconfitta e magari il passaggio dei più esagitati a forme meno democratiche di lotta; un film già visto negli anni ’70.

Pur con tutto il disprezzo e la disapprovazione che provo per De Pin e simili, non è assolutamente accettabile che loro siano soggette ad aggressioni verbali come queste (peraltro anche orridamente sessiste). Le si può denunciare semplicemente contestando loro l’incoerenza, in maniera civile, accettando però il fatto che ogni cittadino, in un Paese libero, può manifestare le proprie opinioni e agire di conseguenza, persino quando tali opinioni derivino dal mero interesse personale.

Vi è, in una parte del Movimento (e sottolineo una parte, nonostante i tentativi da fuori di far sembrare che sia il tutto), una crescente incapacità di accettare qualsiasi dissenso, anzi, qualsiasi discussione; una parte di Movimento imbevuta di un sacro fuoco per cui “io so cos’è giusto” e chi mette in dubbio qualcosa ha già tradito; oppure, per cui le critiche equivalgono necessariamente a un tentativo di indebolire il Movimento o comunque danno fastidio a prescindere, persino se oneste e motivate.

Persino a me è successo, per qualsiasi momento di scontento personale o per analisi credo garbate e costruttive come queste, di venire accusato di carrierismo e di esibizionismo, di sentir dire che “parla così perché vuole andare in un partito”, di sentirmi chiedere dimissioni, passi indietro, ritorni allo “spirito originario”, e “se non ti piace vattene”. Per aver espresso su Facebook la mia delusione (personale e soggettiva) per come era andata una iniziativa del Movimento cittadino, invece di poterne parlare tranquillamente, mi sono trovato cinque o sei nostri attivisti in sequenza a riempirmi di insulti e di “vergogna!”, fin che non ho cancellato l’intera discussione.

Del resto, anche il linguaggio del Movimento si fa aggressivo; dal blog di Grillo all’ultimo gruppo locale, è un fiorire di “distrugge i partiti”, di “intervento durissimo”, di metafore con guerre e soldati. A me questi toni non piacciono, non li condivido: si può essere fermi e incorruttibili senza per questo distruggere nessuno, anzi parlando a chi non la pensa come te tranquillamente e con buona educazione. Eppure i “toni duri” vengono usati perché funzionano, perché raccolgono applausi, perché a chiederli siete voi (la parte più rumorosa di voi, che non è detto sia la più numerosa), nonostante ci portino a metterci sullo stesso becero livello dei partiti, nonostante dalla violenza, anche verbale, non possa affatto nascere un mondo migliore.

Di fronte a De Pin e soci, più che mettersi a insultarli, bisognerebbe riflettere su come migliorare, su come evitare in futuro di candidare persone non all’altezza (tra l’altro politicamente pure un po’ scarse, visto che si vedevano già come preziosi salvatori del governo e ora contano meno di un usciere). Bisognerebbe riflettere sulla mancanza di meritocrazia nel Movimento, vissuta da molti nell’ambiente non come un problema ma addirittura come una grande conquista, quella che permette all’italiano medio, dopo aver sognato di andare in televisione, di sognare di andare in Parlamento, indipendentemente dalle proprie effettive capacità.

Bisognerebbe chiedersi davvero chi metteremo a governare l’Italia se il sistema si dissolverà, come faremo a essere pronti, come faremo a convincere gli italiani che siamo pronti, come proporremo persone credibili per competenza e serietà, persone che urlino poco ma che, ognuna nel proprio settore, sappiano quello che fanno e possano costruire qualcosa di buono per tutti. Quelle che già ci sono nei nostri gruppi parlamentari sono lì abbastanza per caso, scelte in quarantott’ore tra un numero limitato di attivisti mai messi alla prova; quelle che sarebbero forse disponibili ad aiutarci, tra il meglio delle intelligenze italiane, sono spaventate proprio da quanto sopra.

Eppure, io non so nemmeno dove portare una discussione del genere, con chi farla, come concluderla; ormai si fa sempre più comunicazione, ma sempre meno partecipazione e assemblea; io non ho altro modo che parlarne in rete, ma non mollo. Vorrei che il Movimento 5 Stelle fosse ricordato come la forza politica che ha sollevato l’Italia con le idee e con un sorriso, mettendo il Paese in mano a persone nuove, capaci e scelte per merito; e non come quella che passava il tempo a gridare dietro agli altri.

Questo è uno di quelli, la magnifica e lussuosa biblioteca realizzata dal famoso architetto Bellini, nell'area ex-Westinghouse, un orgoglio per la Città di Torino che ci ha tanto creduto, pagando l'architetto circa 20 milioni di euro... solo per il progetto della biblioteca, che non è stata mai realizzata.
L'amministrazione, dopo la progettazione e il pagamento della maestosa opera, si rende conto che i costi di realizzazione, circa 200milioni di euro, sono troppi.
Così a marzo 2011 comunica che la biblioteca non si farà più e annuncia un bando di gara per l'area, dopo aver ricevuto una proposta per un nuovo centro congressi da REAM s.g.r., una società che vede tra i suoi maggiori azionisti la banca crt. Così la Città bandisce un concorso pubblico per la realizzazione di un maestoso ed essenziale centro congressi per un'area che non è più di 29 mila mq, come previsto dal precedente progetto, ma diventa di 34 mila inglobando il giardino Artiglieri da Montagna, per rendere l'occasione più appetibile. E pensare che solo ad ottobre 2012 la circ3 ha dato parere favorevole per lo stanziamento di 160.000 Euro per la riqualificazione proprio di quel giardino.
I cittadini sono naturalmente lasciati fuori dalle decisioni, così abbiamo chiesto ad Emilio Soave della Federazione Nazionale Pronatura Torino, che già questa primavera aveva scritto una lettera aperta sulla questione, un parere sui progetti presentati per la gara.

la seconda parte del filmato è visibile al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=gidp6hw1q-I

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