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I fatti dello scandalo Csea

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Dunque, la relazione su Csea non è ancora pubblica e lo sarà solo tra una decina di giorni, con eventuali omissis che il segretario generale del Comune vorrà applicare. Tuttavia, il regolamento del consiglio comunale (scritto peraltro in modo confuso) stabilisce all’art. 74 che il segreto d’ufficio sui lavori della commissione decade al termine dell’indagine, e all’art. 75 che il segreto su quanto appreso decade dopo la discussione in consiglio comunale, che si è svolta martedì. Per questo vorrei iniziare a farvi il quadro di ciò che è successo in Csea, partendo dall’inizio.

Nel 1994, l’amministrazione del neosindaco Castellani comincia a dire che bisogna dare in gestione a un privato i centri di formazione professionale del Comune; già allora partono i peana su “privato è bello”, ben riassunti dalla dichiarazione di una consigliera comunale dell’epoca, una certa Elsa Fornero, che su La Stampa del 22 maggio 1996 dichiara “Il Comune non [ha] gli strumenti per gestire la formazione professionale. E’ giusto che l’affidi a chi sa farla” (si vedrà dopo come la sa fare).

Per questo motivo il Comune affida armi e bagagli i centri di formazione e il relativo professionale al consorzio Csea, fondato nel 1979 e già recuperato da un fallimento nei primi anni ’80, con l’ingresso del Comune; soci di Csea, oltre alla Provincia, sono una serie di aziende private del territorio, che dovrebbero fornire il famoso “legame tra scuola e impresa”. Si crea così una società privata, teoricamente senza scopo di lucro, in cui l’unico cliente è il pubblico, in particolare la Regione e poi dal 2002 la Provincia, che mediante bandi affida la gestione dei corsi di formazione professionale.

La formazione viene inizialmente affidata a Csea così, senza gara; poi il Coreco boccia la delibera, si fa un bando e Csea lo vince. Dato che la gestione comunale perdeva otto miliardi l’anno – un dirigente del Comune ci ha detto che sapete com’è, insomma, è normale che in un ente pubblico si assuma un po’ più del necessario, per “pressione politica” – a Csea vengono dati anche trenta miliardi di lire a fondo perduto in cinque anni (tra l’altro, la convenzione parte dal 1 maggio 1997 ma la quota del 1997 viene concessa a Csea per intero); in più, vengono dati locali (diversi edifici) e attrezzature al prezzo simbolico di centomila lire l’anno.

Nonostante tutti questi aiutini, Csea continua a piangere miseria; e allora il Comune decide di riprendersi indietro alcuni dei locali datigli gratis, pagando a Csea un paio di miliardi per il disturbo, che però vengono compensati con una cifra quasi uguale di debiti pregressi di Csea verso il Comune per utenze mai pagate. La vicenda delle utenze continuerà, e si arriverà al fallimento con circa un milione di euro di utenze Csea mai riscosse dalla Città, alcune risalenti a moltissimi anni prima; anche se dal 1997 Csea avrebbe dovuto intestarsi direttamente i contratti, la Città ha sempre lasciato perdere. In più occasioni la Città chiuderà entrambi gli occhi; per esempio, a un certo punto Csea si mette a subaffittare al Museo del Cinema un locale comunale avuto gratuitamente dal Comune per farci formazione; l’ex vicesindaco Dealessandri ci dirà che sì, lo sapevano e l’assessore al Patrimonio dell’epoca si era anche arrabbiato, ma poi non avevano fatto nulla.

Sebbene Csea non paghi la Città da anni per le utenze, la Città in compenso paga regolarmente Csea: difatti, personale Csea – inizialmente gratis, poi dal 2001 a pagamento – viene distaccato a lavorare negli uffici comunali. Alcuni dipendenti Csea passano direttamente al Comune e ne diventano dirigenti, cominciando poi a firmare le determine che chiedono a Csea personale a pagamento. Curiosamente, tutti i dirigenti che abbiamo sentito dichiarano di non aver saputo nulla della situazione economica e della cattiva gestione di Csea; quelli delle Partecipate dicono che dovevano controllare quelli del Lavoro, e quelli del Lavoro dicono che dovevano controllare quelli delle Partecipate (peraltro entrambi settori dipendenti da Dealessandri, rispettivamente dal 2006 e dal 2001). La cosa è resa ancora più strana dal fatto che almeno due dirigenti videro i propri figli assunti in Csea nei primi anni 2000 (sicuramente persone competenti e assunte per merito); probabilmente non parlavano di lavoro in famiglia.

Comunque, negli anni più recenti si verificano ripetuti episodi per cui una determinata persona viene assunta da Csea e immediatamente messa a lavorare in Comune, in diversi assessorati, previo pagamento del suo stipendio dal Comune a Csea, aggirando di fatto le procedure pubbliche con cui il Comune avrebbe dovuto selezionare eventuale personale. Tra l’altro, alcune di queste persone grazie a questo trattamento si assicurano i titoli con i quali potranno poi partecipare e vincere un concorso per un posto stabile in Comune. La cosa è piuttosto strana, perché negli stessi anni Csea era già in profonda crisi e faticava a pagare gli stipendi, essendo piena di personale che non sapeva più come utilizzare; addirittura, alcune di queste assunzioni avvengono durante la cassa integrazione, in cui ovviamente non si potrebbe assumere. Peraltro, un dirigente e anche un politico dicono tranquillamente che questo meccanismo era fatto anche per alleggerire il peso economico di Csea, facendole entrare dei soldi: un altro aiutino.

Nel frattempo, l’azienda si impoverisce in ogni modo, arrivando negli ultimi anni a non pagare regolarmente gli stipendi. Non si sa bene che fine abbiano fatto le attrezzature della Città, anche se a un certo punto la Città ne dona a Csea una parte perché le usi nel terzo mondo (ci si chiede se ci siano veramente arrivate). I lavoratori raccontano di progressive sparizioni e spoliazioni. A un certo punto Csea smette persino di pagare le borse di studio agli studenti, pur avendo regolarmente e anticipatamente incassato i relativi fondi pubblici dalla Provincia; e parliamo di ragazzi, spesso stranieri, per cui quei soldi servivano a sopravvivere.

In azienda il clima è pessimo; i lavoratori sono divisi tra i fedelissimi, per i quali si dice ci fossero anche consistenti premi economici dati senza tante formalità, e gli altri, che raccontano invece di mobbing e punizioni, di gente fatta andare via; ci sono sin dai primi anni 2000 segnalazioni, su cui indagherà la magistratura, di ristrutturazioni di ville e lavori alle barche dei dirigenti, messi a carico di Csea. I lavoratori raccontano anche di come i capi di Csea si sentissero intoccabili, protetti dalla politica, e non ne facessero mistero. Del resto, un lavoratore Csea racconta di come sia andato a segnalare ai dirigenti della Provincia il problema delle borse di studio non pagate, suggerendo come migliorare i controlli; non solo la Provincia non fece apparentemente nulla, ma lui fu convocato dall’amministratore delegato di Csea che gli intimò di farsi gli affari suoi. I lavoratori raccontano anche di una abitudine a falsificare i registri delle presenze, in modo da poter ottenere più fondi del dovuto (la Provincia paga in funzione del numero di allievi); e di come i controlli della Provincia fossero mediamente piuttosto benevoli, anzi in un caso si racconta proprio di un ispettore che stracciò un report degli allievi perché troppo sfavorevole a Csea.

E il sindacato? Beh, direi che si può riassumere così: nel 2004, il responsabile regionale della Cgil per la formazione professionale negozia con Csea (il più grosso e importante ente di formazione del Piemonte) e gli altri centri di formazione il contratto di lavoro, e poi, appena chiuso il contratto, viene assunto da Csea come capo del personale. Tutto chiaro, no?

Del resto, Csea viene fin dal principio definito da più parti il centro di formazione “di area” per la Cgil e il PDS; la Cisl aveva lo IAL (altro ente tracollato di recente), i cattolici ne hanno molti, Csea dunque era il “polo laico” della formazione. E mica solo del PDS, ma di tutta la sinistra; l’appena citato ex dirigente Cgil poi capo del personale racconta (quanto sia attendibile non si sa) che Csea diede, per motivi imprecisati, 70 milioni di lire a un parlamentare torinese comunista e anticapitalista. Ma per capire meglio i giochi politici bisogna parlare del processo del 2004, e quello meriterà un racconto a parte.

E’ però chiaro che Csea viveva in simbiosi con la politica locale; cercava di fare favori ai politici sperando poi di ricevere nuovi aiutini. E’ sintomatico il racconto fatto da un lavoratore di come, l’ultimo giorno di campagna elettorale per le elezioni regionali del 2010, i dirigenti Csea abbiano radunato tutti gli allievi di una sede di Ivrea in presenza dell’assessore uscente Pentenero, che fece il suo comizio, e abbiano distribuito pure i suoi santini (la stessa Pentenero viene descritta come imbarazzata da tanta promozione).

Ci sono tanti altri motivi per cui negli ultimi dieci anni Csea comincia ad accumulare perdite; per esempio, l’insostenibile rapporto tra i dipendenti amministrativi (troppi, e alle volte assunti tra parenti e amici di persone influenti) e i formatori (pochi e talvolta nemmeno utilizzati, preferendo dare comunque commesse all’esterno, che talvolta vengono descritte come modi per far lavorare specifici fornitori esterni); per esempio, una politica di espansione scriteriata che anch’essa necessiterebbe di spazio per essere raccontata.

Sta di fatto che, quando a dicembre 2011 finalmente arrivano persone indipendenti a guardare i bilanci, si capisce subito che non stanno in piedi e non sono credibili; ad aprile 2012 Csea fallisce, ma la magistratura dirà che era di fatto già fallita nel 2007. In apparenza, secondo i bilanci approvati anno dopo anno, la situazione di Csea non era così drammatica, anche se inspiegabilmente continuavano ad aumentare gli oneri finanziari; ma non è un caso che dal 2007 in poi i bilanci di Csea non siano più stati certificati (senza che il socio Comune peraltro lo ritenesse un problema). Per questo l’indagine ha portato la magistratura ad accusare soprattutto due persone, l’amministratore delegato Renato Perone e il consigliere e commercialista della società Piero Ruspini; tra l’altro, dei tre revisori dei conti che dovevano verificare i bilanci, due erano colleghi di studio di quest’ultimo…

Al di là della cattiva gestione dei dirigenti di Csea, capite che il punto politico allora è: perché questo andazzo è andato avanti per quindici anni – e per tutta l’epoca Chiamparino-Dealessandri – senza che nessuno intervenisse, continuando ad aggravare il buco fino a decine di milioni di euro? I dirigenti e i politici che si occupavano di Csea non si sono mai accorti di niente, e come mai? Potevano, dovevano accorgersene prima? Cosa sapevano e cosa non sapevano del modo in cui era gestita Csea? I continui “aiutini” a Csea (questi sono solo una parte) volevano salvare i corsi e i posti di lavoro, oppure volevano salvare gli amministratori, la gestione aziendale e i favori reciproci tra politica e Csea?

Quanto vi ho riassunto qui è solo l’inizio; ci sono ancora molti tasselli da inserire nel quadro. Con calma, procederemo.

LOTTERIA MOVIFEST: LAST CALL

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A due settimane dal MoVifest rimane da trovare il fortunato vincitore del cesto di prodotti a km0, per cui se entro le ore 23.59 del 1° ottobre non si farà avanti il possessore del biglietto B08 Bianco, il premio sarà devoluto in beneficienza.

Due anni fallimentari di gestione delle risorse educative

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Tra i diritti fondamentali della persona, quello all'istruzione riveste indubbiamente un'importanza di particolare rilievo, in quanto, oltre ad essere un diritto in sé, costituisce la via maestra all'esercizio di altri diritti: aiuta le persone a sviluppare al massimo il proprio potenziale, a partecipare in modo attivo alla vita sociale e a difendere se stesse, la propria famiglia e le altre persone dalla privazione dei loro diritti.

E questo lo sappiamo tutti credo in quest'aula, forse è addirittura pleonastico per alcuni di noi. Però il dubbio che non lo sia - cara assessora- non può che sorgere quando si da un'occhiata a come lei ha trattato questa delibera.

Blindata, forzata, non condivisa, le opposizioni hanno chiesto tempo e non è stato concesso. E' stata addirittura derisa dal nostro sindaco che ha sminuito l'impatto di una delibera del genere sulle famiglie. Il che non mi stupisce a dir la verità visto che proprio il nostro Sindaco continua a negare la crisi, ad essere totalmente distaccato dalla Città e dal sentimento che provano i cittadini. Perché come si fa a dire che 10 euro non sono poi tanto con un aumento di quelle proporzioni che si riferisce a fasce isee a partire da 9400 €?

Ma facciamo un passo indietro, perché oggi è solo l'ennesimo momento di tensione e di scontro dopo quasi due anni e mezzo di amministrazione di cui abbiamo ben pochi ricordi positivi.Due anni fallimentari cara assessora. E non lo diciamo solo noi consiglieri di opposizione ma lo dicono genitori, insegnanti e coloro che frequentano quelle strutture per i motivi più svariati.

Le prime tensioni si vivono nell'anno 2011, come non ricordarlo, che si chiude con la protesta di genitori e insegnanti precarie alle quali il comune non voleva rinnovare il contratto.
Genitori, insegnanti e buona parte della politica denunciò allora che il mancato rinnovo avrebbe causato una forte discontinuità' didattica nelle classi alla ripresa dopo le festività' natalizie.
Alla fine i contratti furono rinnovati e per fortuna che la vicenda si concluse così perche' con l'annuncio della fuoriuscita dal patto avvenuta poco dopo, questo evidentemente non si sarebbe più potuto fare a causa della sanzione che impone il blocco della assunzioni, con la conseguenza che l'intero sistema educativo 0-6 sarebbe stato privato di quelle figure precarie.

Il rinnovo del contratto pero' è stata solo una piccola pezza che non ha evitato un fine di anno disastroso per il servizio: le assenze che si sono verificate a partire da quella data non sono state sostituite facendo gestire le scuole al limite della sicurezza ( si ricordano almeno 2 casi in cui i genitori hanno chiamato i vigili per la mancanza di insegnati all'interno delle strutture)

E così arriviamo a fine stagione e , dopo aver temporeggiato un po' , decidete in fretta e furia di esternalizzare 9 asili nido, un patrimonio della città', e nello stesso tempo di svendere i precari su cui la città stessa aveva investito e grazie ai quali aveva offerto il servizio alla cittadinanza. E così questo grande patrimonio diventa delle cooperative che si sono aggiudicate la gestione. Come non ricordare le proteste sotto il comune ripetutesi più volte di lunedì di insegnati e genitori che hanno provato fino all'ultimo a difendere questo patrimonio cittadino.

Ma non finisce qui. E' proprio nello stesso periodo (siamo sempre a giugno 2012) che arriva la delibera di giunta proposta da LEI assessora con la quale viene sancita una novità' concernente i nidi che sarebbe entrata in vigore da settembre: per usufruire della fascia oraria 7 e 30 - 8 e 30 e 16 e 30 17 e 30 le famiglie devono presentare un'auto certificazione che attesti motivi di carattere lavorativo per poterne usufruire. Viene di fatto ridotto il servizio.
E poi il primo pesante aumento delle rette: vengono aumentate tutte, (da quelle dell'asilo a quelle della scuola secondaria). Le rette 2012/2013 rispetto a quelle 2011/2012 hanno aumenti che si aggirano sui 10 euro per le fasce più deboli (redditi isee fino a 5.000 euro) ai quasi 20 euro per le fasce con redditi fino a € 15.000. Non solo, viene inserita una vera e nuova tassa chiamata quota di iscrizione per le scuole materne da pagare in un'unica trance a inizio anno.

Utile ricordare anche i disservizi legati al periodo estivo, iniziato con mille difficoltà', con tempi di iscrizione cortissimi e molto in ritardo rispetto alle modalità' degli anni precedenti con le famiglie che non hanno saputo fino all'ultimo ne' quando sarebbe partito il servizio ne' a quale scuola avrebbero dovuto portare il loro bimbo.

E ora siamo nel 2013/2014 a parlare nuovamente di aumenti riferiti alle quote di iscrizione dei nidi, alla tassa di iscrizione per la materna e alle quote mensa per materne, primarie e secondarie, sentiamo parlare di proposte eque e progressive. Ma non è così, e lo dicono i numeri che non è così.
Le fasce a partire da 9.400 fino a 32.000 di isee subiscono in pratica lo stesso aumento in termini di valori assoluti, € 10. La retta della mensa aumenta inspiegabilmente a fronte di un risparmio del 10% sulla nuova concessione rispetto all'anno scorso. Un aumento che ricade su chi fa fatica ogni giorno ad arrivare a fine mese.

E a fronte di cosa?
Di un servizio che è drammaticamente peggiorato.
Il personale è diminuito, in fondi di funzionamento sono stati tagliati, non ci sono soldi per il materiale didattico e quello igienico (situazioni a cui hanno sopperito i genitori portando loro stessi a scuola il materiale necessario), le strutture cadono a pezzi come ci è stato raccontato in commissione, è stata ridotta l'accessibilità alle attività curricolari ed extracurricolari.
Per non parlare della mensa, le prime reazioni sono sconcertanti. Nel leggo qualcuno per chi non avesse seguito la vicenda:

"Ciao a tutti io sono appena tornata dalla Rubatto e mi è stata detta la stessa cosa. Il pane l'anno scoroso era in filoncini cosí che ricavavano anche fette per il pomeriggio, adesso artiva un panino per ognuno da dividere a metà. Il Manzo oggi non è arrivato neanche da noi e le porzioni erano piccole anche a detta di xxxxx...che per chi lo conosce può immaginare cosa vuol dire!"

Vedo quotidianamente le razioni e la qualità del cibo al nido.. e alla scuola dell' infanzia dei miei bimbi mi hanno riferito la stessa cosa .. razioni mignon.. chissà come sarà il pasto delle elementari? Alla faccia del cibo di qualità tanto pubblicizzato..

"Ho chiesto due giorni fa (materna via Plana ) perché ho saputo che in meno di una settimana di inizio servizio mensa hanno mangiato per due volte pasta in bianco e una volta riso in bianco. Inoltre ho avuto conferma anche della diminuzione delle porzioni...so con certezza il motivo della prima pasta in bianco del secondo giorno di materna perchè gli alimenti per la cucina sono arrivati in ritardo"

E io mi pongo la domanda, non so Lei assessora: veramente pensa di avere gestito nel migliore dei modi questo servizio? Veramente pensa in questo modo di averlo valorizzato e di puntare al meglio o forse le intenzioni sono diverse? Non e' forse questa una politica che tende a ridurlo sempre più per tendere a quel modello a gestione "mista" a cui tanto aspirate? Ricordiamoci che qui stiamo parlano di un servizio essenziale, di bambini di un patrimonio della città' che tutto state facendo tranne che difenderlo e valorizzarlo.

E chiudo con un punto interrogativo che io mi pongo, non so lei Assessora. Lei pensa davvero di avere ancora la fiducia dei cittadini nelle sue politiche di gestione delle risorse educative? Lei pensa davvero di avere ancora la fiducia dei dirigenti del suo settore dopo che in una commissione prima della pausa estiva ha fatto ricadere su di loro colpe che non avevano? Lei pensa davvero di avere ancora la fiducia dei sindacati dopo che in commissione ha dichiarato a verbale che era stato chiuso un accordo quando non era vero mettendo lavoratori e sindacati l'uno contro l'altro? Io penso di no, non so lei se la domanda se la pone.

Csea, la politica affonda

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Non è facile raccontare la vicenda Csea in poche righe, perché è una storia lunga e complessa; probabilmente ci vorranno diversi post per diverso tempo. Io ci ho dedicato sei mesi, sei mesi di lavori segreti che progressivamente si sono espansi fino ad occupare ogni minuto del tempo disponibile, comprese le notti e i fine settimana; e ancora adesso non penso di avere capito tutto, scoperto tutto, collegato tutto. Ma se c’è una cosa che ho capito è che Csea – un crac che ha bruciato decine di milioni di euro pubblici in quindici anni, mentre in molti se ne approfittavano – è il paradigma di come è stata gestita Torino, di come è stata gestita la cosa pubblica in questi quindici anni di apparente trionfo, realizzato in gran parte a colpi di debiti e di amicizie interessate.

Se dovessi riassumere in cinque parole la vicenda Csea, non potrei che dire “è tutto un magna magna”. Detta così, però, sembra la solita affermazione qualunquista; è per questo che è importante approfondire, leggersi i racconti dettagliati, impressionanti, di cosa succedeva, per capire che veramente non si tratta di una esagerazione. Nella vicenda Csea tutto si mischia: politici di primo livello, dirigenti comunali, sindacalisti, imprenditori, massoni; sorgono degli interrogativi persino sulle forze dell’ordine e sulla magistratura torinese, che nel 2004 indagò su un gruppo di esterni che volevano entrare in Csea senza interessarsi di ciò che vi accadeva dentro.

Non solo; colpisce il fatto che il malcostume fosse noto da quindici anni e segnalato in tutte le sedi, comprese quelle istituzionali, senza che nessuno prendesse provvedimenti. Vi sono prove evidenti di un muro di gomma, in primis in sede politica, che proteggeva la dirigenza aziendale veramente oltre ogni logica e ogni ragionevolezza, ignorando gli allarmi e anche concedendo a Csea trattamenti di favore, in Comune (dove tutto era nelle mani dell’ex vicesindaco Dealessandri) ma anche in Provincia, ma anche presso l’Inps, per dire. E vi sono i racconti dell’arroganza dei dirigenti Csea, che dicevano apertamente, in faccia ai lavoratori, di essere protetti dalla politica.

E’ preoccupante, anche, l’epilogo di questi giorni. Fino alla sua scadenza, a mezzanotte di lunedì scorso, la commissione d’indagine ha lavorato bene, compresi i membri del PD, dandomi la speranza che la politica potesse tutto sommato riuscire a indagare su se stessa e a voltare pagina. Quel che è successo dopo ha dimostrato che avevo torto; qualcuno ha passato la relazione a La Stampa, che ne ha fatte uscire solo certe parti, gravi ma tutto sommato non così devastanti come altre. Non si sa chi sia stato; il centrodestra accusa il centrosinistra e il centrosinistra accusa il centrodestra; nel frattempo poi qualcuno ha dato a Repubblica pezzi dell’altra relazione riservata sugli affidamenti diretti, perché Repubblica aveva “bucato” Csea e voleva una rivincita; i “professionisti della politica” si sono rivelati bambini in cerca di applausi, incapaci di tenere un segreto.

Poi, dando come giustificazione la fuga di notizie, ieri mattina la maggioranza (la voce è che sia stato direttamente il sindaco, del resto il presidente del consiglio comunale è arrivato un’ora in ritardo dopo essere rimasto a lungo nel suo ufficio) ha preteso che la seduta fosse segreta, e che in sostanza non si potesse raccontare ai cittadini quello che avevamo scoperto, e trarne le conclusioni in una pubblica discussione. A questo punto noi, come molte altre opposizioni (tranne il PDL, che ha poi pure detto che non si potevano chiedere le dimissioni di Dealessandri perché se no si sarebbe dovuto dimettere anche Berlusconi: alla faccia dell’opposizione e del pubblico interesse), abbiamo lasciato l’aula, perché la discussione doveva essere pubblica. E loro si sono resi di nuovo ridicoli: la seduta “segreta”, con dentro solo il centrosinistra e il PDL, è stata raccontata in diretta da Lo Spiffero, che ha pubblicato in tempo reale ampi riassunti di tutti gli interventi, evidentemente passatigli da qualcuno all’interno.

Siamo poi rientrati al momento di votare la nostra mozione, che sfiduciava Dealessandri e attribuiva le giuste responsabilità anche a Chiamparino, nonché a tutti gli altri personaggi di questa vicenda; e su quella la maggioranza ha rischiato di tracollare, dato che la mozione è stata respinta a voto segreto per un solo voto, nonostante in teoria ci fosse uno scarto di almeno dieci voti; una vera ondata di franchi tiratori.

Poi si doveva di nuovo votare su due mozioni di sfiducia a Dealessandri presentate da SEL, che da settimane chiedeva a gran voce la testa dell’ex vicesindaco; peccato che al momento buono, cinque minuti prima del voto, le abbiano direttamente ritirate; loro dicono perché sarebbero state bocciate, io mi limito a notare che contano i fatti e che quando si viene al dunque SEL fa spesso marcia indietro e si allinea buona buona al PD. Del resto, volevano talmente la sua testa che stamattina la commissione ambiente, presieduta da SEL, ha ospitato Dealessandri a fianco di Profumo per parlare di Iren, ovvero il lavoro da cui a parole volevano cacciarlo!

Infine, gran finale, si doveva votare su una mozione all’acqua di rose presentata dalla maggioranza, che in sostanza non individua nessun responsabile del disastro di Csea e si limita a dare una serie di generiche indicazioni in stile “dai, controllate un po’ meglio” e una timida richiesta di “valutare azioni sanzionatorie” non si sa verso chi; tarallucci e vino, insomma. Ma nemmeno questa sono riusciti ad approvare: visto che noi abbiamo deciso di non votare, loro erano soltanto in venti ed è caduto il numero legale.

In breve, ieri la maggioranza (mettiamoci dentro pure il PDL, tanto…) ha secretato d’autorità la seduta del consiglio comunale per impedire una discussione pubblica, poi ha raccontato sottobanco a Lo Spiffero tutta la seduta segreta, poi ha rischiato di disfarsi di fronte alla mozione da me scritta che traeva semplicemente le conclusioni logiche da tutto quanto appurato, poi si è sciolta e non è riuscita nemmeno ad approvare un singolo atto, concludendo la seduta ufficiale dedicata all’indagine Csea con il consiglio comunale che non prende nessuna posizione e non dice niente: complimenti.

Il tentativo di nascondere le cose è peraltro puerile; io mi ritengo libero e anzi in dovere di raccontare, con misura e obiettività, quello che abbiamo scoperto; ne riparliamo presto.

Il treno nucleare vien di notte

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Se l’Italia fosse un Paese pienamente democratico, di nucleare non dovrebbe più esserci bisogno di parlare; gli italiani per ben due volte, nel 1987 e nel 2011, hanno chiarito che non intendono avvalersi di questa tecnologia. Eppure, ci siamo ancora dentro fino al collo e questo è dimostrato anche dalla vicenda, purtroppo poco conosciuta, dei treni nucleari che attraversano Torino di notte.

Nel video c’è anche il riassunto della questione: come ho raccontato al consiglio comunale – al quale peraltro non fregava niente della questione, come potete sentire dall’evidente rumore di fondo del chiacchiericcio generalizzato – le scorie nucleari italiane sono immagazzinate a Saluggia, in un luogo peraltro pericoloso e soggetto al rischio di alluvione, in attesa che il governo si decida a individuare un sito nazionale sicuro dove metterle, cosa che doveva fare già dieci anni fa ma che poi non si è mai fatta perché nessuno le vuole.

Nel frattempo però, non contenti, questi prendono ogni tanto un po’ di scorie e le caricano su un treno che facendo un giro assurdo – presumibilmente per minimizzare il tratto in galleria – arriva a Torino a notte fonda da Alessandria, attraversa la stazione Lingotto, percorre il primo pezzo in galleria del passante, passa sotto largo Orbassano e riemerge verso il parco Ruffini per andare poi in Francia.

Il senso di questo trasporto, tuttavia, non è quello di portare le scorie in un deposito definitivo, ma è quello di trasferirle provvisoriamente a La Hague, in Francia, dove gli amici d’oltralpe svolgono una attività chiamata riprocessamento, che serve ad estrarre dal combustibile nucleare esausto nuovo materiale nucleare, principalmente plutonio-239, che può essere rivenduto a caro prezzo perché, pensate un po’, è la principale materia prima per la costruzione delle bombe atomiche. Dopodiché, finito questo trattamento, le scorie dovranno tornare a casa nostra con un altro treno, perché ovviamente i francesi mica se le vogliono tenere.

Ora, questi trasporti sono piuttosto pericolosi, perché se il treno mai si fermasse per qualsiasi motivo – anche un semplice guasto meccanico – ben presto la quantità di radiazioni emessa verso eventuali persone che si trovino nelle immediate vicinanze sarebbe potenzialmente dannosa per la salute. Per questo motivo attraversare una città di un milione di abitanti, perdipiù con un tratto in galleria, non è certo raccomandabile; ma non ci sono altri percorsi. In teoria, la legge prevede che le istituzioni informino in anticipo i cittadini del transito e predispongano piani di evacuazione di emergenza in caso di problemi, ma questo viene risolto – e solo dopo una lunga battaglia portata avanti dal Movimento sia in Comune che in Regione – con una riga sul sito della prefettura.

Per questo, noi abbiamo chiesto che la Città di Torino prendesse posizione e dicesse basta ai treni nucleari funzionali al riprocessamento delle scorie, che come detto non serve alla sicurezza di tutti ma solo a vantaggi economico-militari peraltro in mano ai francesi, e chiedesse invece al governo di spostare le scorie definitivamente in un sito sicuro, come previsto dalla legge.

Secondo voi, cosa ha deciso l’amministrazione comunale? Nel disinteresse generale – nel video c’è pure il presidente del Consiglio Comunale che fa una domanda che fa pensare che non abbia sentito praticamente niente di quello che ho detto – la nostra proposta è stata sbrigativamente bocciata; oltre a noi, hanno votato a favore solo SEL, un dissidente del PD e un paio del centrodestra. Speriamo solo che non si verifichi mai un incidente.

Lotteria MoVifest Torino - elenco biglietti vincenti

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Al termine del MoVifest, alla presenza di attivisti e cittadini sono stati estratti i numeri dei biglietti vincenti. Di seguito l'elenco dei vincitori:

1° Premio - A64 Verde (Bicicletta MTB)
2° Premio - A82 Rosa (e-Book Reader Kindle)
3° Premio - A20 Rosa (Certificazione energetica)
4° Premio - B08 Bianco (Cesto Prodotti KM0)
5° Premio - B23 Bianco (Libro)
6° Premio - B10 Rossa (Libro)
7° Premio - B27 Rossa (Libro)
8° Premio - A28 Verde (Libro)
9° Premio - B87 Rosa (Libro)
10 Premio - B22 Giallo (Libro)

I vincitori possono contattare Roberto (rmerotto@gmail.com) per il ritiro del premio

COMPLIMENTI e grazie tutti per aver contribuito alla copertura dei costi sostenuti per la realizzazione del MoVifest.

Movifest 14-15 Settembre a Torino!

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Il 14 e il 15 Settembre MOVIFEST presso i GIARDINI PARCO DORA

Qui il programma completo

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Per raggiungere il Parco Dora

Il nuovo Parco Dora sito in Corso Mortara angolo Via Orvieto completa il quadro complessivo della metamorfosi di quest'area, offrendo ai residenti ma anche a tutti i cittadini e i turisti 450 mila metri quadrati di verde per il relax, lo sport e il divertimento e restituendo loro un fiume che per decenni è stato sfruttato dalle fabbriche, degradato e reso inaccessibile.
Il parco, tuttavia, mantiene vivo il ricordo del passato industriale di questa parte della città, conservando alcune delle strutture preesistenti (vasche, pilastri d'acciaio, ciminiere).
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Mobilità
Il Movimento 5 Stelle ha da sempre una sensibilità particolare per tutti i temi della sostenibilità ambientale. In particolare uno dei temi più rilevanti è quello della mobilità sostenibile, con un dibattito previsto domenica proprio su questo tema: per conciliare il diritto alla mobilità con l'esigenza di ridurre l'inquinamento e le conseguenze negative dell'aumento del traffico come le emissioni di gas serra, lo smog, l'inquinamento acustico e l'incidentalità. Il MoViFest sarà quindi un'occasione in più per utilizzare e sperimentare nuovi modi di muoversi...risparmiando!

In Bus
Puoi raggiungere comodamente Parco Dora utilizzando i mezzi pubblici con le linee: 3, 9, 59, 60 e 72; per maggiori informazioni puoi visitare il sito web: www.gtt.to.it.
Per chi arriva da fuori Torino con il treno: da Porta Nuova può prendere la linea 9 (direzione Stampalia); da Porta Susa, uscita corso Inghilterra può prendere la linea 60 oppure uscita XIII Dicembre linea 72.

L'ospedale Mauriziano e il giardino che non c'è.

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Qui trovate il video che realizzò per la Circoscrizione 1 il nostro Senatore Alberto Airola:


http://youtu.be/2CT3NoXSphU

Sono pochi quelli che sanno che proprio di fronte all'ospedale Mauriziano, abilmente coperto da un filare di pioppi piramidali e da una siepe tenuta molto alta c'è un giardino.
Anzi ad essere sinceri ce ne sono quasi due, uno originario chiamato Valperga di Masino, l'altro che ricavato dall'interramento di Spina1 ingloba quello precedente e, poichè assume la forma di una clessidra, viene appunto chiamato così: "La Clessidra"
C'era anche un progetto di riqualificazione di tutta quest'area che a causa dei tagli non si potrà realizzare ma, a volte, anche la CRISI va ringraziata, perchè il progetto di riqualificazione dell'area dell'architetto Cagnardi era un progetto ambizioso ma con delle critictà palesi, come una biblioteca interrata detta "il cannocchiale" perchè scompariva sotto terra, restringendosi a gironi come nell'Inferno di Dante Alighieri.

Purtroppo il progetto Cagnardi pur agonizzante resta in vita e come Circoscrizione 1 riusciamo solo a prevedere piccoli interventi, come quella dell'area cani che era comunque una necessità sentita dai residenti detentori di cani.
Certo un progetto d'insieme più modesto e più in linea con i tempi permetterebbe di arrivare a interventi graduali che però riqualifichino aree omogenee.
La cosa più palese è che comunque il giardino è nascosto alla vista soprattutto dall'Ospedale Mauriziano e che sarebbe importante proprio per i pazienti o parenti poter usufruire di uno spazio verde.

L'idea è proprio creare tavoli di lavoro partecipati con la cittadinanza per poter capire come sfruttare al meglio l'enorme prato incolto o mal tagliato.
Un'occasione ghiotta di proporre delle soluzioni per un giardino , lasciandolo a giardino, ma studiandone le possibilità in termini di percorribilità, di fruibilità ,di quantità di ombra , di posa di nuovi alberi, di illuminazione.

Porta Nuova e Porta Susa, un disastro annunciato

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Le stazioni ferroviarie sono ovunque uno dei luoghi di riferimento della città; in termini topografici - interi quartieri sono definiti come "vicino alla stazione" -, in termini di servizio di trasporto e anche, sempre più spesso, in termini commerciali. Torino ultimamente ha fatto grandi investimenti, con la nuova stazione di Porta Susa e con una ristrutturazione profonda di Porta Nuova, che mira a diventare il centro commerciale più centrale della città. La situazione, però, è più problematica di prima.

Dal punto di vista dei trasporti, pare non esserci una scelta chiara: la stazione principale sarà Porta Nuova o Porta Susa? Si è sempre detto che sarebbe stata la seconda, che però, con solo sei binari, ha una capacità limitata. Inoltre, spostando la stazione da piazza XVIII Dicembre al nulla di corso Bolzano la si è scollegata da tutto; a parte la metropolitana, tutto il resto del trasporto pubblico di superficie è scomodo e lontano. C'era un vecchio progetto di mettere i binari del tram sul corso e deviarci sopra il 13 (che ci arriverebbe passando da piazza Bernini e dal tribunale, allungando di molto il percorso) e il 9 (che percorrerebbe invece via Cibrario e corso San Martino), ma non ci sono e non ci saranno i soldi.

Sono state deviate lì un paio di linee di superficie alla bell'e meglio, in particolare il 57, che però passa davanti all'ingresso meridionale della stazione, nonché a quello della metro, senza fermare, andando poi a fermare a metà del corso davanti a un ingresso permanentemente sbarrato. Con una interpellanza abbiamo chiesto: ma che senso ha? Possibile che per trent'anni si costruisce da zero una nuova stazione, poi apre e nessuno ha pensato dove far fermare gli autobus, e poi gli autobus vengono messi in un posto scomodo perché è l'unico che si trova?

D'altra parte, Porta Nuova è tagliata fuori dal passante ferroviario e dunque dal servizio ferroviario metropolitano, salvo deviarci la linea che arriva da Orbassano, che così facendo però, stante che non ci sono i soldi per finire la stazione Zappata (che aspetta di essere finita da vent'anni), non fa coincidenza con niente. Abbiamo speso un sacco di soldi per ristrutturarla per poi vederla sempre meno usata, dato che anche il grosso del traffico di medio-lungo raggio va verso Milano e dunque è più comodo salire a Porta Susa.

Peraltro, anche i lavori di Porta Nuova sono ancora a metà; a causa del fallimento delle imprese, il parcheggio sotterraneo dal lato di via Sacchi - per il quale, come segnalammo già due anni fa, fu sacrificata a tradimento l'alberata storica - non è ancora finito e non lo sarà almeno fino alla fine del 2014, così come i lavori di risistemazione della facciata e anche del tetto. Segnalo una perla: siccome hanno avuto la brillante idea di ristrutturare prima l'interno e poi il tetto, il vecchio tetto ha fatto piovere sui nuovi interni che hanno già iniziato a deteriorarsi... E comunque, anche senza aver finito questi, ora vogliono dare il via ad altri lavori per un altro parcheggio sotterraneo dal lato di via Nizza: auguri.

Ma è dal punto di vista commerciale che la situazione è più preoccupante. Porta Nuova, a causa anche del ridursi del passaggio, è sempre più desolata; i negozi sono sempre vuoti e ovviamente chiudono. Avevo presentato già in primavera una interpellanza sulla situazione, che vedete nel video; dopo di essa, la crisi del supermercato si è conclusa con la chiusura. Anche il self service del piano superiore ha chiuso da un giorno all'altro, sfrattato per morosità. Il rischio è di avere una stazione senza negozi, scomoda e pericolosa per chi la usa e inquietante per chi arriva da fuori, per cui la stazione è il primo impatto con la città.

Porta Susa, però, non è meglio. Ci hanno detto che a breve dovrebbero aprire nuovi negozi, ma di fatto ci sono tre punti vendita dello stesso bar, un'edicola e nient'altro: la stazione è un enorme contenitore di cemento triste e vuoto, in cui è facile perdersi e sentirsi spaesati. Oltretutto, se nell'unico bar un panino costa quattro euro e mezzo, contando sul fatto che fuori c'è il nulla e che per trovare alternative bisogna fare cinque minuti a piedi, è facile prevedere che non ci sarà molto affollamento.

Nell'interpellanza noi abbiamo chiesto: ma scusate, visto che da trent'anni Città e ferrovie (Porta Nuova e Porta Susa sono gestite rispettivamente da Grandi Stazioni e da Centostazioni, società del gruppo Ferrovie dello Stato) si parlano e si accordano per il passante, possibile che nell'accordo non ci fosse un impegno per le ferrovie di garantire almeno un minimo di servizi commerciali ai viaggiatori e al pubblico? Non c'è, ma l'assessore sembrava trovarla una buona idea. Chissà se prima o poi ci arriveremo.

Uno sguardo sulla seconda parte del mandato

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A metà del mandato, il Sindaco Fassino in un Consiglio Comunale particolarmente acceso e sentito ci ha presentato la sua nuova giunta e ha dato qualche indicazione sulle linee di azione della seconda metà del suo operato.

Ovviamente questo "rimpasto" è stata un'ennesima (e devo dire che oramai ho perso il conto del numero in questi due anni) occasione persa da parte del Sindaco. Un'occasione persa perché con questo atto è (incredibilmente) riuscito, così è stato percepito tra l'altro non solo da cittadini ma anche da Consiglieri del suo stesso partito, a rendere l' Amministrazione e il Palazzo ancora più distante dai cittadini e da chi fa politica attiva.

Sono indimenticabili le parole spunto di parecchi titoli di giornali del Sindaco Fassino il quale tuonava che il rimpasto "non doveva essere un atto da prima Repubblica". Ma - ovviamente - è successo l'esatto contrario. Quello che doveva essere un nuovo inizio, un cambio di rotta nell'interesse della Città e dei cittadini non è stato altro che il risultato di un gioco di poltrone e un mix fantastico di equilibrismo politico tra le segreterie del Partito da una parte e ovviamente le correnti del PD.

Un esempio lampante: la promozione dell'ex Consigliere Mangone ad Assessore, nomina inspiegabile se non per motivazioni di tipo partitico e non certo di merito. Una mossa con cui il Sindaco si è tolto qualche grattacapo visto che gli fa certamente comodo che l'ex Consigliere non sia tra i banchi del Consiglio Comunale a fare opposizione all'interno della sua maggioranza. Proprio colui che era assessore al personale quando si svolse l'ormai celebre "concorso farlocco" cancellato dal Consiglio di Stato poiché la commissione aggiudicatrice non era stata imparziale....

E' questo è solo un caso emblematico di come questo rimpasto sia appunto l'effetto di equilibri di partito e abbia ben poco a che fare con due parole chiave: competenza e meritocrazia. Mancano le novità, alla scelta delle persone non corrisponde una forte valenza programmatica, non c'è rinnovamento ma solo una tendenza al mantenimento dello status quo.
La maggiore novità, forse, è stato il rinnegare la scelta fatta circa 2 anni fa sulle politiche giovanili con cui il Sindaco aveva deciso di mantenere le deleghe in capo a sé inserendo nei bilanci dei vari assessorati i relativi capitoli di spesa.
Come avevamo già sollevato più volte in Commissione, in particolare quando era stata fatta la relazione sul Bilancio Consuntivo del 2012, questo passo indietro era dovuto a fronte di una gestione delle politiche giovanili inesistente e fallimentare del mandato Fassino.

Sembrerebbe invece finalmente partire una riforma del decentramento, riforma che necessita certamente di condivisione, l'esatto contrario di quanto avvenuto sino ad oggi che ha visto dieci presidenti di circoscrizione chiudersi in delle stanze e proporre ai consigli di circoscrizione una delibera blindata forzando la mano e non discutendo in modo costruttivo con le parti coinvolte.
E il tutto, riforma compresa, dovrà avere come principio cardine per noi fondamentale: la partecipazione.
Abbiamo poi chiesto al Sindaco di dimostrare nei fatti e nelle azioni quotidiane che verranno sempre rispettati tre requisiti che a mio avviso sono alla base per poter amministrare in modo equo e ricreare un clima di fiducia nei confronti dell'istituzione e quindi: meritocrazia, parità di accesso e trasparenza.

Come? Ad esempio partendo da un bellissimo segnale, atto tra l'altro dovuto: abbassare lo stipendio del suo portavoce, una nomina diretta, ai limiti della legalità ed un impegno di spesa (187.000 euro/anno) che una Città come Torino, che fatica a garantire servizi essenziali quali welfare e istruzione, oggettivamente non si può e deve permettere.

Nel 2011, primo anno di insediamento del Gruppo Consiliare del MoVimento 5 Stelle al Comune di Torino, abbiamo restituito alle casse comunali la rimanenza dei fondi che ci erano stati assegnati per il funzionamento e che abbiamo risparmiato.

Nel 2012 ci sono stati assegnati fondi per € 17.763,00 di cui abbiamo speso € 1.947,81 per il funzionamento degli uffici ed i rimanenti € 15.815,19 sono stati versati nuovamente nelle casse del comune (e quindi sono "ritornati" ai cittadini).

Il MoVimento 5 Stelle Torino continua a tener fede al programma di trasparenza e risparmio delle risorse pubbliche, rispettando pienamente quanto dichiarato nel corso della campagna elettorale, in coerenza con i principi ispiratori del programma nazionale del MoVimento 5 Stelle.

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Cittadini a difesa del territorio

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Il governo della Circoscrizione 8 a Torino da ormai due anni esprime una discutibile 'idea di "riqualificazione" e rilancio del territorio.
Parcheggio interrato pertinenziale (privato) di Corso Marconi, la Ruota Panoramica come fulcro del futuro parco dei divertimenti "Valentino", Dinosauri a pagamento come unica novità per il degradato parco Michelotti, un bel neo-complesso residenziale per decine di appartamenti di pregio in area Pilonetto per citare le più eclatanti. In sostanza si sostengono le brillanti idee di rilancio a "costo zero" proposte dalla giunta comunale. A prescindere dal parere delle migliaia di cittadini che ci vivono.
Tante volte si è sentito favoleggiare sulla VISION per il quartiere, con presunzione di forte vocazione "turistica". Si parla di nuova mobilità e contraddittorie prospettive di riduzione del traffico. Molte volte ho sottolineato la timidezza della posizione della maggioranza (e non solo) in merito a iniziative che potrebbero essere proposte e organizzate come sperimentazioni concrete in modo davvero rivoluzionario.1Corso-Marconi.jpg
La (semi)pedonalizzazione di L.go Saluzzo è stata un inutile fuoco di paglia di cui si pretende la svolta solo con le risorse recuperabili dal sacrificio di C.so Marconi; la pedonalizzaione di via Monferrato invece promette grandi risultati, considerati possibili solo con una costosa riqualificazione.
L'insistenza sul giusto strumento formale del Piano Integrato d'Ambito (PIA) nell'area storica di S. Salvario per risolvere concretamente la cosiddetta "mala-movida" è una ulteriore carta del NON-FARE, perchè è evidente che quando (chissà) sarà redatto ed approvato dovrà essere applicato, e fino ad allora i problemi relativi si acuiranno.
L'autunno offre speranze concrete per il reale riconoscimento della sensibilità dei cittadini che recentemente stanno vivendo una stagione di partecipazione importante per le questioni di comuni. Il Comitato di liberi cittadini "Salviamo Corso Marconi" contro il parcheggio privato sotterraneo tanto voluto dall'amministrazione comunale ha raccolto una notevole energia per la difesa consapevole del territorio. Non inganna la confusa strategia dell'incertezza sulla questione. Levi e la sua maggioranza lo avevano scritto a chiare lettere nel loro programma a pg 6. "Abbiamo già richiesto e insisteremo per uno studio di fattibilità di un parcheggio interrato sotto corso Marconi..". Chissà a quanti cittadini è stato precisato prima delle elezioni.

Non è semplicemente una questione architettonica... ma di legalità, democrazia e partecipazione dei cittadini. Nel lungo elenco dei contrari al bando comunale che permette di sventrare il viale storico, anche l'Istituto comprensivo "Manzoni" con insegnanti e genitori.

Dopo le migliaia di firme della primavera, in estate il Comitato Salviamo Corso Marconi hanno raccolto migliaia di euro per finanziare il ricorso al Tar che scatterà se il Comune non modificherà i suoi piani.
Un giovane ippocastano piantato il 4 luglio, ad una prima manifestazione proprio nel corso, sta diventando simbolo della resistenza al progetto. Il prossimo 27 settembre ci sarà una nuova iniziativa e ne saranno piantati altri dieci, al posto di quelli caduti o abbattuti in questi anni per malattia, e mai ripiantati.

Si richiede la sospensione del progetto e, se si va avanti lo stesso, che venga almeno mantenuta l'alberata, scavando due trincee a lato del parcheggio. Nel bando non è previsto alcun obbligo di ripiantare gli alberi che saranno abbattuti.

Al momento il Comitato, sostenuto fra le associazioni, da Pro Natura, Italia Nostra, Ecopolis e dal MoVimento, ha ottenuto l'attenzione del sottosegretario ai Beni Culturali Borletti Buitoni, la quale a luglio scorso ha risposto alla richiesta di tutela dell'alberata, promettendo particolare attenzione anche della presunta realizzazione della Ruota Panoramica.

Altre iniziative civiche in città si sono ispirate al grande lavoro compiuto dal Comitato Salviamo Corso Marconi per mobilitare l'opposizione attiva ad opere speculative analoghe. La dimanica della consapevole partecipazione si diffonde con entusiasmo e partiti e politici si trovano in imbarazzo.

Gli eletti in Consiglio comunale, dovranno poi votare obbligatoriamente la concessione del suolo e l'approvazione di una deroga al regolamento del verde che imporrebbe, quando si costruiscono parcheggi interrati, il mantenimento in piena terra (e non in vasche da 1,5 mt di profondità che al Comune si pretendono sufficienti a far rivivere il profilo unico del corso) del 60% degli alberi in superficie.

La Commissione per l'aggiudicazione del diritto di superficie mercoledì 4 settembre, assegnerà il diritto di superficie per la realizzazione del parcheggio "Corso Marconi". Invitiamo a partecipare per evidenziare che non ci siamo arresi e andremo avanti con l'opposizione al progetto. Per chi potesse l'appuntamento è per le 9.45.

Loro non molleranno mai (ma gli conviene?), noi neppure.

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