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Inceneritore del Gerbido: rotto al secondo giorno

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La battaglia contro l’inceneritore del Gerbido è da sempre una delle principali priorità del Movimento 5 Stelle a Torino; da anni spieghiamo come l’incenerimento sia il modo sbagliato di disfarsi dei rifiuti, perché l’errore sta nel consumare materie prime preziose, in esaurimento a livello planetario, per realizzare un oggetto che si usa una volta e poi si brucia, estraendone al massimo una piccola frazione dell’energia necessaria a produrlo e creando ceneri e scarti tossici che poi dovranno comunque essere interrati o smaltiti. L’obiettivo deve essere quello di buttare via il meno possibile, di riutilizzare le cose il più possibile e di riciclare la materia prima di ciò che si butta; obiettivo peraltro sancito da una decisione europea che prevede nei prossimi anni il divieto di bruciare qualsiasi materiale che sia recuperabile.

A fronte di questo, spendere mezzo miliardo di euro per costruire un inceneritore è una scelta sciagurata; nel resto del mondo, dove li hanno costruiti venti o trent’anni fa, se ne stanno disfando, e tra pochi anni, almeno se facessimo le cose secondo una logica europea, non ci sarà comunque più niente che si possa o si debba bruciare; ma noi avremo questi enormi forni sulle croste e dunque dovremo restare indietro, invece di sviluppare nuove tecnologie, perché non ce li siamo ancora ripagati. Infine, la raccolta differenziata porta a porta e il riciclaggio creano molti posti di lavoro, mentre all’inceneritore, nonostante il mega-investimento, lavorano una manciata di persone.

Comunque, le amministrazioni locali proseguono imperterrite sulla strada dell’incenerimento, e dunque l’impianto del Gerbido è arrivato alla fase di prova; il primo maggio è iniziato ufficialmente il regime provvisorio, in cui si bruciano rifiuti per provare l’impianto. Ebbene, il due di maggio si era già verificato un grave incidente, che ha costretto a bloccare tutto. In pratica, pioveva sui circuiti elettrici a 6000 Volt; un difetto da niente!

Ovviamente, alla prima pioggia un po’ intensa è saltato tutto, e poi… chi abita intorno all’impianto ha visto fumi grigiastri uscire dal camino per tutta la notte, ma, nonostante le promesse di controllo, trasparenza e sicurezza, non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale sull’accaduto. Per questo sono arrivati i vostri consiglieri comunali preferiti, che hanno presentato una interpellanza costringendo l’amministrazione comunale a riferire in aula.

Nel video trovate i venti minuti di dibattito che ne sono seguiti, ma in breve ciò che abbiamo appurato è che l’incidente c’è stato, esattamente come descritto, e che di conseguenza vi sono state emissioni più alte del normale di vari elementi inquinanti, in un caso anche fuori dai limiti di legge; e che però questo non è un problema, perché la legge italiana consente agli inceneritori di sforare i limiti di legge sull’inquinamento per sessanta ore all’anno!

L’amministrazione ci ha garantito che sono state seguite tutte le procedure di emergenza, ma quello a cui non hanno risposto, e torneremo alla carica, è quali siano tali procedure. In particolare, a noi risulta che in mancanza di corrente non funzioni nemmeno il sistema di filtraggio dei fumi, che vengono dunque scaricati nel camino e nell’atmosfera senza essere depurati; e su questo la risposta non è arrivata. Se un incidente del genere al secondo giorno di test, a regime ridotto, è stato comunque sufficiente a far sforare i limiti di legge, cosa accadrebbe in caso di un incidente simile durante l’esercizio a pieno regime?

Nella risposta, ci viene detto che dopo l’incidente l’impianto è stato fermato. Eppure, i cittadini attorno all’impianto testimoniano, con tanto di foto, che in questi giorni i fumi continuano a uscire… di notte e fino all’alba. Pare, da quanto detto venerdì a una riunione del comitato di controllo, che in realtà l’esercizio di prova sia ripreso, ma soltanto di notte: per non inquietare l'opinione pubblica?

L’assessore Lavolta ha iniziato il suo intervento invitando a far circolare informazioni corrette; spesso i favorevoli all’inceneritore ci hanno infatti accusato di alimentare il panico. Noi siamo assolutamente a favore dell’informazione corretta, e proprio per questo abbiamo preteso la pubblica spiegazione che vedete nel video. Ma una gestione del genere, da poco venduta ai privati per necessità di soldi del Comune, e che in caso di incidente non rilascia informazioni al pubblico fin che non le chiedi formalmente, e che sembra spesso fare le cose un po' di nascosto, che tranquillità dà ai cittadini?

DIMISSIONI SUBITO!

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da qualche settimana il Coordinatore di II commissione Michele Paolo Pastore(PD) è diventato consigliere Provinciale subentrato alla neo deputata Silvia Fregolent.

Come sappiamo i due ruoli sono compatibili e per questo motivo il Coordinatore ha scelto di rimanere sia consigliere di circoscrizione che consigliere Provinciale, credo che sia meglio scegliere uno dei sue posti per svolgere in maniera adeguata uno dei ruoli.

Chiedo a Pastore almeno di dimettersi da coordinatore di II commissione per lasciare spazio a chi potrebbe dedicare maggior tempo al ruolo importante che attualmente ricopre.

Versaci Fabio
consigliere circoscrizione 7 Torino

Quindici punti per ripartire

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Il risultato elettorale del Movimento 5 Stelle a queste elezioni comunali è tutt’altro che inatteso: alle elezioni amministrative il Movimento ha sempre preso molti meno voti che alle politiche, perché alle amministrative contano la conoscenza diretta dei candidati e le loro reti sociali, e su quello noi siamo deboli. Abbiamo comunque conquistato molti consiglieri a cinque stelle in città dove non eravamo presenti, spesso partendo da zero.

Tuttavia, una parte del calo rispetto alle politiche è anche dovuto ad alcune cose che, in questi primi tre mesi in Parlamento, non hanno funzionato a dovere. Sarebbe controproducente (purtroppo c’è chi lo fa) negare gli errori; ci vuole un po’ di autocritica. Per questo mi permetto di elencare quindici punti concreti su cui il Movimento può migliorare, sperando di aprire un dibattito costruttivo: nulla è perduto, a patto di darsi da fare.

1. Se gli elettori non ti votano, non puoi dare la colpa a loro. Se sono ignoranti, non sei stato capace a istruirli efficacemente. Se non ti capiscono, non ti sei spiegato bene. Se fai un post in cui dai alla gente un elenco di motivi per non votarti, poi non stupirti se non ti voterà più.

2. L’astensione è un messaggio anche per te. Se la gente ha preferito stare a casa invece che venire a votarti, non è perché è troppo legata al potere e ai partiti. Al contrario, non sei stato abbastanza credibile come attore del cambiamento proprio con quelli che i partiti non li vogliono più. Invece di arrabbiarti, chiedigli perché.

3. L’elettore medio non è l’attivista medio. Quello che è importante o gradito alle assemblee, ai consiglieri e ai parlamentari potrebbe non essere la cosa più importante o più gradita per gli elettori. Chi fa politica deve essere in grado di ascoltare gli elettori, non solo se stesso e il gruppetto di persone attorno a sé.

4. Meglio una sola ottima proposta che cento buone proposte. Se le prime proposte che presenti sono sui matrimoni gay e sul ritiro dall’Afghanistan, molti penseranno che non hai chiare le priorità. Se fai elenchi di tre pagine e video di mezz’ora con decine di proposte, nessuno li aprirà nemmeno. Presenta pure cento buone proposte, ma comunicane con forza solo una alla settimana… ma che sia ottima.

5. Parla di sostanza e non di procedure. Alla gente non frega niente di chi fa il presidente del Copasir e di quando partono le commissioni. Non frega niente nemmeno di diarie e scontrini, a meno che non ci sia qualcuno che si frega i soldi. Averci messo due mesi per arrivare al banalissimo concetto che non si possono rimborsare spese non sostenute, permettendo ai giornali di ricamarci, è una colpa grave dei nostri gruppi parlamentari. Ora basta. Però non fregatevi i soldi.

6. Più speranza, meno denuncia. Che i politici fanno schifo lo sanno tutti, non servono nuove prove e nemmeno ripeterlo. Continuare all’infinito a criticare gli altri fa sorgere il sospetto che tu non abbia niente da proporre. Invece di deprimere gli elettori con quanto fa schifo l’Italia, proponigli un futuro migliore; ma in maniera dettagliata, convincente e concreta, non soltanto per slogan.

7. Meno paranoia, più tolleranza. Non esiste una lista che prende il 10, 20, 30 per cento dei voti solo da persone che la pensano esattamente allo stesso modo. Più idee diverse ci sono nel Movimento, più aumenta la capacità di rappresentare uno spettro ampio e numeroso di elettori. La lista dei duri e puri prende solo i voti dei duri e puri: il due per cento.

8. Uno vale uno non vuol dire che uno vale l’altro. La qualità delle persone è fondamentale per ottenere voti, a partire dalle elezioni amministrative. I candidati vanno scelti con cura e per merito. Non puoi contestare incompetenza e nepotismo dei politici e poi presentare liste con persone impreparate o con coppie di parenti e fidanzati.

9. Meno dogmi, più merito. Alla gente non interessa se un candidato è un vecchio o nuovo attivista, se è già stato candidato o no, se è popolare tra gli attivisti. Alla gente interessa se è capace o no, se è onesto o no, se è convincente o no. Se fai regole che escludono tutti gli esponenti più conosciuti, tutti i nuovi attivisti, tutti i simpatizzanti e tutti i personaggi della società civile, inevitabilmente finisci per non presentare il meglio che potresti.

10. Il rispetto, la pacatezza e la buona educazione non sono brutte cose, ma lo sono l’arroganza, la superbia, la supponenza. Se la capogruppo alla Camera dice in modo sprezzante che prima di sostenere Rodotà deve leggere il suo curriculum, si rende ridicola. Se due settimane dopo dice che Rodotà adesso è il miglior presidente possibile, si rende ridicola due volte. E con lei tutto il Movimento.

11. Se vuoi il mandato per governare il Paese, devi essere credibile per governare il Paese. Questo vuol dire che devi presentare persone che siano conosciute per la loro competenza e capacità, o lavorare per renderle conosciute: nessuno affiderebbe il destino del Paese a uno sconosciuto venticinquenne senza curriculum e senza esperienza. Ma vuol dire anche che se ti offrono di fare un governo non puoi dare l’impressione di non essere interessato a priori.

12. La mancanza di struttura non implica la disorganizzazione. I parlamentari hanno a disposizione molti soldi per organizzare il lavoro e la comunicazione, se queste due cose non funzionano non ci sono scuse. Non è più accettabile che non ci siano piattaforme di dialogo con il cittadino e con i territori, e che gli attivisti e i consiglieri scoprano le cose dai giornali.

13. A domanda rispondo. Se un giornalista ti fa una critica, rispondi nel merito e smontagliela coi fatti. Gridargli che è un venduto o minacciarlo di querela funziona solo con i fedelissimi, gli altri dopo un po’ concludono che non rispondi perché non hai argomenti. E se la critica è fondata, non c’è niente di male a rispondere “hai ragione, ci lavoreremo”.

14. Non può sempre essere colpa degli altri. I giornalisti venduti esistono, ma alle volte siamo noi a non saper comunicare o a dire stupidaggini. I troll esistono, ma non tutti i commenti negativi vengono da troll. Molti italiani non ci votano perché fanno parte del sistema, ma molti altri non ci votano perché in piena libertà non ci stimano, o perché hanno paura del nuovo. Cerca di ascoltarli e di convincerli con umiltà.

15. Non perderti d’animo. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile. Niente drammi. L’importante è imparare dalle sconfitte e dagli errori, senza far finta che non ci siano stati.

Falda Falchera, un altro anno di prese in giro

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Lo scorso anno, come forse ricorderete, eravamo andati a filmare l’incredibile “acqua alta di Falchera: da alcuni anni ogni estate le fondamenta, le cantine e i garage dei palazzi di una parte di Falchera si riempiono d’acqua, a causa della falda acquifera che risale. In parte si tratta di un fenomeno storico, dovuto alla chiusura delle industrie e alla conseguente forte riduzione del consumo dell’acqua sotterranea; eppure, a Falchera l’allagamento si verifica da quando è stato costruito il tunnel del tram 4, che sbarra lo scorrimento sotterraneo delle acque. Da allora i cittadini attendono che le istituzioni si facciano carico del problema, trovando il modo di far scorrere via le acque e potendo ritornare pienamente in possesso delle proprie case.

Noi ci occupiamo di questa questione da quando siamo entrati in consiglio comunale; ogni primavera puntualmente presentiamo l’interpellanza e chiediamo che cosa è stato fatto, per avere poi aggiornamenti durante l’anno. Anche quest’anno l’abbiamo fatto, e per fortuna: perché subito dopo l’acqua ha cominciato a salire, molto prima del previsto. Le grandi piogge di questa primavera hanno reso drammatica la situazione: lunedì scorso l’acqua è salita di oltre venti centimetri in una notte ed è arrivata al livello massimo degli anni scorsi, solitamente toccato solo in piena estate.

Nel video potete osservare come si è svolta la discussione: l’assessore Lubatti si è quasi offeso per la definizione di “presa in giro”, sottolineando come lui si sia dato da fare mentre la Regione latita. Il problema è che il cittadino non può stare a distinguere tra questo e quell’ente; il cittadino si interfaccia con lo Stato e vuole una risposta dallo Stato, non un rimpallo di competenze. E il cittadino in questo caso si trova a mollo da anni e non vede la fine del suo calvario, anzi vede delle vere beffe, come lo stanziamento di dieci milioni di euro per sistemare i laghetti e fare una nuova via davanti alle case: è vero che quei soldi non potevano essere spesi per la falda, ma nel complesso che senso ha che la comunità spenda per abbellire un quartiere in buona parte allagato, senza prima risolvere il problema alluvionale?

Ora, probabilmente, il Comune farà scavare un pozzo che dovrebbe ridurre un po’ gli allagamenti. Noi abbiamo ripresentato formalmente una mozione che chiede che i proprietari di queste case siano almeno esentati dall’IMU, per intero per i garage e le cantine che sono allagate sei mesi l’anno, e per una parte per gli appartamenti (che ovviamente sono deprezzati), anche perché il grosso delle spese di svuotamento e gestione dell’emergenza è sempre stato pagato da loro. Speriamo che questo possa essere almeno un segno di interesse da parte delle istituzioni, in attesa che finalmente il problema venga risolto.

Flash mob al Salone del Libro - di Viviana Ferrero

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Le Circoscrizioni 1 e 8 di Torino hanno inscenato domenica un Flash mob al Salone del Libro...per dire che "Siamo qui nonostante tutto", con riferimento alle polemiche di Ernesto Ferrero su Beppe Grillo definito burattinaio, pifferaio e tenutario di sette.

Sono stati distribuiti in quell'occasione in circa tre minuti, centinaia di segnalibri con la scritta NOI CI SIAMO.
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Era importante far sentire la nostra presenza quali portatori sani di buona politica, di trasparenza di meritocrazia e partecipazione all'interno del Salone del Libro dove cultura, ricordiamo, la facciamo eccome attraverso le nostre 5 stelle: Acqua, Ambiente, Trasporti , Connettività, Sviluppo.

E' passato questa settimana il nostro Ordine del Giorno dal titolo:
"Segnalazione sui rischi di viabilità e provvedimenti urgenti da adottare in corso Cairoli al fine di consentire l'attraversamento dei pedoni del viale centrale e diminuire gli incidenti nei controviali"

L'ODG pone in rilievo come corso Cairoli, un corso di grande percorrenza automobilistica che costeggia il Po da corso Vittorio Emanuele sino a via Giolitti, sia un corso dove gli automobilisti tendono di giorno a mantenere una velocità piuttosto elevata e di notte si spingono a fare piccole gare di velocità.
Il Corso risulta essere inoltre una zona di grande pericolo per l'attraversamento dei pedoni che trovano estrema difficoltà nell'attraversarlo all'altezza di via del Mille e di via Mazzini.

La situazione appare ancor più grave in quanto c'erano stati solo due investimenti di pedoni nell'ultimo anno e non rientrava quindi nei punti sensibili da mettere in sicurezza.
Sappiamo anche che, in alcuni casi, nell'impossibilità di rendere sicuro un attraversamento pedonale il Comune ha pensato bene di eliminarlo, ma questo dovrebbe essere effettuato solo in casi davvero estremi e non su un Corso che fa da barriera alla fruizione del lungo Po e si collega al Parco del Valentino.

L'ODg era richiesto dai cittadini che da anni anche tramite lettere ai giornali e segnalazioni pubbliche, tramite la Circoscrizione, denunciavano la mancanza di sicurezza di questi due attraversamenti .

La richiesta al Comune, votata dalla maggioranza consigliare e non dalla minoranza è stata di avere principalmente un semaforo( a chiamata o intelligente, cioè quelli arrestano il traffico se si supera la velocità), autovelox stabili o altri dissuasori stabili atti a diminuire le attuali velocità, e la predisposizione immediata di un monitoraggio del controviale di corso Cairoli da parte della Polizia Municipale in modo da verificare lo stato attuale del traffico e le velocità di percorrenza.
Per limitare il fiume di auto inarrestabile sul corso si chiedeva inoltre la predisposizione di un attraversamento protetto per il passaggio dei pedoni che potrà essere facilmente realizzato con un attraversamento in rilevata cioè un piccolo rialzo per tutta la larghezza del corso.

Speriamo che il Comune tenga conto di questa indicazione della Circoscrizione, che passa agli uffici senza bandiera politica, e che vuole essere il tentativo di risparmiarci altri incidenti e soprattutto quel fatto doloroso del brutto investimento di un bambino, che non vorremmo mai più leggere sulla cronaca cittadina.

Pedonalizzazioni condivise e l'urbanistica dal basso

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Un piccolo paese si amministra facilmente, le persone si conoscono, le esigenze si palesano e se come Sindaco o Consigliere non fai gli interessi della collettività ti tirano i pomodori quando esci di casa o più democraticamente non ti votano più alla tornata elettorale successiva.

Anche le grandi città si possono dividere in piccoli paesi e le città hanno già delle amministrazioni decentrate che si chiamano Circoscrizioni.


Ma la Circoscrizione allo stato attuale è un poco più di uno scatolone vuoto, ha una sede , ha vigilanza, ha personale amministrativo, ben 25 Consiglieri , un Presidente, una Giunta e un potere di facciata.

I pareri ,che vengono dati all'amministrazione centrale, non sono vincolanti,( cioè possono essere ignorati), i soldi gestiti sono discretamente pochi e le linee di indirizzo, date con gli Ordini del Giorno, parrebbe non vengano neanche lette.


In campo urbanistico, poi si manifesta la mancanza di condivisione con interventi sul territorio che non dovrebbero cadere in testa come una tegola ai cittadini e ai commercianti.

Uno dei provvedimenti più plateali è la creazione delle pedonalizzazioni che comportano subito la riqualificazione superficiale e quindi il dissenso dei commercianti costretti per anni a subire i lavori.


Le pedonalizzazioni, in periodi economicamente diversi hanno in realtà, una volta realizzate, sortito ottimi risultati, ma il dubbio rimane sull'approccio procedurale.

Infatti una pedonalizzazione non è solo riqualificazione superficiale ma anche individuazione di mobilità alternative quali le piste ciclabili, i mezzi pubblici, è creazione di zone attraenti per la socializzazione, o sicure , vicino alle scuole, per il transito degli scolari.


La sperimentazione poi è un passo fondamentale in cui si testa la sostenibilità, la fattibilità, le problematiche della pedonalizzazione e non può essere risolta con due giorni di strada chiusa.

Meglio chiudere semplicemente la strada oggetto di intervento con due transenne per un periodo di 3/6 mesi e incentivare i commercianti all'utilizzo dei nuovi spazi sottratti alle autovetture.


Sentire nel frattempo i cittadini, organizzare feste di via e biciclettate condividendo il percorso di riqualificazione superficiale.

Forse nell'era della tecnologia veloce, camminare piano in una via potrebbe tornare di moda, ma diamo il tempo a tutti di provarci...

(il mio intervento in aula)

Sindaco, Assessore,


oggi non solo il Consiglio Comunale, ma la Città tutta, si dovrebbe complimentare con voi!

Siete riusciti con un solo atto a raggiungere il vertice, l'apoteosi della spudoratezza!


La città e i cittadini, anche in seguito alle recenti vicende che coinvolgono la procura, partendo dal concorso annullato per arrivare alla nota vicenda - ad oggi ancora in corso- degli affidamenti diretti, vi chiedono trasparenza e meritocrazia.

E voi come rispondete? Con questa nomina per la quale non riesco davvero a esprimere parole sufficienti per descrivere il mio sdegno.

Come ben sapete, più volte in quest'aula, abbiamo sollevato parecchi dubbi sulla gestione di questa Fondazione perla cultura, già Fondazione per le Attività Musicali, e abbiamo cercato divenire a capo di una matassa così complessa che lo stesso Presidente Chianale non comprendeva: spero la memoria vi aiuti a ricordare lesue parole nella lettera di dimissioni dove dichiarava apertamente di non avere contezza di ciò che accadeva.

Durante tutto il lungo iter della delibera che ne ha sancito le modifiche statutarie, abbiamo cercato di comprendere le ragioni che spingevano la Città a creare questo nuovo contenitore. Ci avete fatto credere che questo nuovo corso, iniziato con la presidenza della Fondazione da parte del medesimo Sindaco della Città, dovesse essere all'insegna della trasparenza, della meritocrazia, del buon governo e dell'utilità pubblica. Ebbene ci avete illusi e con questa nomina ne abbiamo avuto la conferma.

Questa Fondazione, nata per cercare fantomatici sponsor privati, che ad oggi sembrerebbero essere gli stessi che per più di un decennio hanno dato fondi alla Città di Torino, ma che improvvisamente, non si sa per quale ragione, non potevano più darli e necessitavano di una "fondazione", al momento non ha neppure un dipendente, non ha unufficio, non ha una struttura, o meglio ha un solo dipendente: il Segretario Generale a quasi 100.000 euro all'anno! Come ha operato sino ad oggi Assessore? E chi ha gestito sino ad oggi l'operatività ordinaria come ad esempio quella bancaria? Firmava lei, Assessore, le operazioni del conto bancario?

Non riesco a non vedere altro in questa fondazione, caro Sindaco e caro Assessore, che un vostro bel "giocattolino" con cui avete, tra le altre cose, assegnato una bella poltrona!

E ora ci avete chiarito anche chi sia la persona, non è più un pettegolezzo da corridoi, uno spiffero che si legge su internet, ma è un nome ed un cognome ben preciso e noto a Palazzo. E non solo a Palazzo Civico oramai.

Caro Assessore e Caro Sindaco, gli unici criteri che dovrebbero caratterizzare le vostre scelte di personale sono la trasparenza, la parità di accesso e opportunità e la meritocrazia.

Il concorso da dirigenti annullato dalla sentenza del consiglio di stato è stata la dimostrazione che già in passato questi principi non sono state sempre -come dovrebbe essere- le vostre linee guida e qui, oggi, invece di dare un segno di discontinuità, avete dato nuovamente la prova di agire in perfetta continuità col passato.

Oppure, Sindaco e Assessore, avete il coraggio di dichiarare, ora a verbale, che questa nomina rispetta pienamente i principi di trasparenza, parità di accesso e meritocrazia?


Signori, questi fatti sono un insulto per tutti quei dipendenti che ogni giorno svolgono con professionalità e passione il loro lavoro per uno stipendio di gran lunga inferiore!

Non accettiamo, inoltre, che voi vi attacchiate alla lettera dell'articolo dello Statuto per giustificare il vostro operato.

Era infatti chiarissimo l'indirizzo del Consiglio Comunale per il quale avreste dovuto usare una procedura pubblica per scegliere il Segretario Generale.

Questa pratica dissente anche dalla natura medesima della Fondazione che vi ricordo è Pubblica, così come recita tanto lo Statuto quanto la delibera di approvazione. Dunque, esattamente, quale procedura pubblica avete usato?


Signor Sindaco, non era forse Lei che alcuni mesi fa ci aveva detto in aula che riassumeva questi dirigenti con il contratto fiduciario ex art. 110 perché erano indispensabili per l'attività del Comune e pertanto i loro settori non potevano restare scoperti?

Mi spiega, dunque, perché la dirigente in questione è stata esentata dal periodo di preavviso? Se fosse stata così indispensabile si sarebbe dovuto usare tutto il tempo contrattualmente previsto per cercare un sostituto, o sbaglio? Cosa ci dobbiamo aspettare quindi nei prossimi mesi? Di vedere - piano piano che ci avviciniamo verso la famigerata scadenza di agosto - i vari dirigenti Bassanini - passatemi il termine brutale - piazzati - nei vari enti controllati dalla città?

Con questa nuova Fondazione, nella quale transiteranno tutte le professionalità che finora si sono occupate in Comune di sponsorizzazioni, di contrattualistica e di eventi, esattamente quale utilità avete portato per la Città di Torino? Quale valore aggiunto si è creato per la nostra Città?


Sindaco, Assessore, altro non fate che confermare quello che dicevamo, mesi fa, in quest'aula.


Assessore dimostri senso civico chiudendo immediatamente questa fondazione e dimostri rispetto per il lavoro dei tanti impiegati di questa istituzione e i cittadini, facendo un passo indietro e ritirando immediatamente questa nomina.

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Chiediamo per voi

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L’attività consiliare non è fatta solo dei grandi temi, quelli che finiscono sul giornale, quelli a cui di solito dedichiamo i post e le discussioni più accese in rete. Ognuno di noi riceve ogni giorno parecchie segnalazioni di problemi e proposte, di solito accompagnate da una richiesta di incontro; alcune vicende riguardano situazioni personali, mentre altre hanno un valore collettivo. Noi cerchiamo per quanto possibile di dare ascolto e seguito a tutti, anche se questo spesso ci impedisce di approfondire tutto; spesso le segnalazioni potrebbero dare il via a indagini o studi interessanti, ma che richiederebbero ore o giorni da dedicare a quel singolo problema, cosa di cui non disponiamo; per questo chiediamo ai cittadini di attivarsi, ad esempio nei gruppi di lavoro.

Comunque, quando le segnalazioni riguardano problemi collettivi, spesso ci ritagliamo le ore necessarie per analizzarle e produrre una interpellanza, ovvero un atto che richiede alla giunta comunale di rispondere alle nostre domande ufficialmente, in aula, con ciò costringendo l’amministrazione a prendere atto del problema e “mettere la faccia” su promesse di risoluzione. Le interpellanze vengono trattate il lunedì mattina in un’aula solitamente deserta, dato che ognuno viene soltanto a sentire le risposte alle proprie, e che sono solo alcuni consiglieri, praticamente tutti di opposizione, a utilizzare regolarmente questo strumento. Noi, però, quando possibile estraiamo il video e lo mettiamo sul nostro canale Youtube; inoltre i video sono reperibili sul sito del Comune, nella sezione dei verbali del consiglio.

In questi due anni, io ho scritto e presentato 124 interpellanze, più un altro centinaio scritte da Chiara (ognuno di noi firma le interpellanze dell’altro) e qualcuna presentata insieme ad altri colleghi. Per darvi qualche piccolo esempio, qui sotto riporto i video di alcune delle interpellanze di cui mi sono recentemente occupato io, con una piccola spiegazione; così potrete capire che fine fanno le vostre segnalazioni, o le mie osservazioni di situazioni problematiche.

I) Qualche tempo fa, diversi cittadini si sono accorti che i nomi e i dati dei propri cari defunti erano stati riportati senza autorizzazione su un sito Web organizzato come “cimitero virtuale” da una società di origine americana, con tanto di offerte di servizi aggiuntivi a pagamento; i dati erano stati scaricati dal sito del Comune, che li pubblica in maniera aperta a tutti. Questa è la spiegazione data dall’amministrazione su come sia stato possibile: in pratica, attendono da un anno e mezzo un parere del garante della privacy sulla legittimità della pubblicazione, legittimità che secondo me, come sentite nella mia risposta, è molto dubbia.

II) Negli anni subito prima del 2006, corso Francia è stato oggetto dei lavori per realizzare la metropolitana; a fine lavori, solo il tratto fino a piazza Bernini fu risistemato, mentre il resto fu rappezzato alla meglio a titolo “provvisorio”. Tuttavia, da allora la risistemazione definitiva del tratto più periferico viene continuamente rinviata per mancanza di fondi, e allora noi abbiamo chiesto, per la seconda volta da quando siamo stati eletti, quand’è che pensano di farla, o se (come di fatto ci dicono) l’opera sia ormai passata in cavalleria, e in questo caso se non si possano almeno sistemare le buche e i punti pericolosi.

III) L’hitball è uno sport nato a Torino e che vanta in città un buon numero di praticanti, tanto che negli anni si era parlato di aggiungere una seconda sede all’unico impianto disponibile… fin quando non si è scoperto che la Città vuole sfrattare gli sportivi dall’unico impianto perché ha venduto l’area agli “operatori immobiliari”.

IV) Il fenomeno dei furti di rame e del commercio illegale di rame è in continua crescita, e viene spesso collegato nell’opinione popolare ai roghi nei campi nomadi: è vero? Cosa fa l’amministrazione per reprimere questi fenomeni, e quanto spesso interviene?

V) Con un blitz, alcune settimane fa i vigili urbani hanno fatto chiudere alcune copisterie in cui si fotocopiavano testi universitari; eppure le fotocopie sono l’unico modo con cui molti studenti possono avere accesso ai testi. Siamo sicuri che l’intervento sia stato fatto correttamente, e come possiamo aiutare il diritto allo studio?

Torino Jazz Festival: perchè NON rifarlo

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Si è appena conclusa la seconda edizione del Torino Jazz Festival (TJF), evento perno della politica culturale del Sindaco Fassino e del suo Assessore Braccialarghe.
In diverse occasioni abbiamo espresso perplessità in merito a questo Festival ma per fugare ogni dubbio di partigianeria, a seconda edizione chiusa, credo sia opportuno riassumere in un ragionamento completo quali siano le ragioni di tale ostilità.

Una breve premessa, scontata, ma credo sia opportuno ribadirla: i gusti musicali sono personali, e pertanto non dovrebbero in alcun modo influenzare le scelte dell'Amministratore Pubblico, semmai essere l'ispirazione di idee che però devono superare il rigido vaglio della logica e della razionalità.

Iniziamo quindi con alcuni dati economici: quest'anno il TJF è costato, tra costi diretti e indiretti, circa 1,2 milioni di euro di cui circa €900.000 di costi dell'evento e € 250.000 di costi di comunicazione e promozione. Sono davvero un ammontare di risorse significative se si pensa che gran parte della cultura vive con poche decine di migliaia di euro; per fare un esempio, l'intero capitolo del finanziamento alle piccole associazioni musicali quali l'Orchestra Filarmonica di Torino, l'Accademia Stefano Tempia e altri analoghi ammonta a circa 70.000,00 euro... e non è neppure detto che quest'anno vi siano i fondi.

Dinnanzi a tale osservazione la Giunta di norma risponde che i soldi per il TJF sono reperiti tramite sponsorizzazioni, ossia non gravano sulle casse pubbliche e soprattutto non possono essere usati per altre finalità se non quelle volute dagli sponsor.
Tale argomentazione di per sé stessa è fallace: in primo luogo gli sponsor, seppur aziende formalmente private, sono legate in vario modo alla politica la quale o ne nomina i vertici o ne detiene consistenti partecipazioni o ne controlla le decisioni. Le grandi banche, quali Intesa San Paolo, e le aziende multiservizi quali IREN non godono di fatto di una completa autonomia decisionale e ciò fa sì che, tanto nel bene quanto nel male, le decisioni possano essere quantomeno "addomesticate".

Inoltre, così come fatto dal Comune di Torino durante tutto il periodo olimpico, è facoltà dell'Ente pubblico introitare delle sponsorizzazioni "private", tanto è vero che il Comune di Torino ha sempre sottoscritto dei contratti di sponsorizzazione ed ha emesso relativa fattura, ma poi, tramite i capitoli di spesa collegati, è anche facoltà del Comune spendere in vario modo tali soldi, finanziando anche, ad esempio, altre attività meno "appetibili" dal punto di vista dell'immagine.

L'argomentazione dunque è fallace per queste due ragioni: la tipologia dei soggetti che pagano la sponsorizzazione e l'uso che si può fare di questi fondi.

La seconda linea di difesa addotta dal Sindaco Fassino e dal suo Assessore Braccialarghe è relativa al turismo, ossia alle ricadute sul territorio di tale evento.
Anche in questo caso l'argomento ci appare fallace per due ragioni: la prima è per la totale assenza sino ad oggi di uno strumento che misuri in modo scientifico le ricadute sul circuito turistico e dell'accoglienza di tali eventi. La Città di Torino, infatti, utilizza solamente un sistema statistico che un anno dopo fornisce delle stime e non dei dati reali.
Inoltre i numeri presentati dalla stessa Amministrazione se utilizzati per un rapido calcolo danno un risultato anti economico: anche ammettendo che tutti e 50.000 gli spettatori (dato puramente ipotetico ma considerate che Umbria Jazz, il festival del jazz più importante in Italia, fa dalle 40 alle 60 mila presenze) siano tutti turisti, cosa di per sé stessa impossibile, si raggiungerebbe un costo pari a 1,2 milioni di euro diviso 50.000 pari a 24 euro a turista. Un concerto un po' importante di gruppi musicali contemporanei riempie sedi come il PalaOlimpico (30.000 spettatori) e non ha un costo per la Città di Torino di 24 euro a spettatore... semmai ha un ritorno economico tanto dall'uso della struttura quanto dal circuito turistico.
La domanda dunque è inevitabile: perché non incentivare l'incoming di tali eventi musicali? Si tratta ovviamente solo di un esempio di politica turistica, ma molto si potrebbe fare con 1,2 milioni di euro.
Per riassumere possiamo dunque dire che tale argomentazione addotta dall'Amministrazione è fallace tanto perché non esiste uno strumento in grado di dimostrare le ricadute sul territorio degli eventi quanto perché, anche con dati assolutamente privi di scientificità, l'investimento sembra assolutamente non conveniente.

Nel tentativo di approfondire ho provato a fare una ricerca con Google Trends, uno strumento che misura le tendenze dei volumi di ricerca di determinate parole e anche l'area geografica di provenienza. Ho messo a confronto il Torino Jazz Festival con l'Umbria Jazz. Ecco il grafico:
Torino Vs Umbria.png

Cosa possiamo dedurne, pur considerando tutti i limiti dello strumento? Ovviamente i volumi di ricerca dell'UJ sono maggiori del TJF in quanto evento storicamente affermato. Ma il dato più interessante, a mio avviso, è la provenienza delle ricerche. Mentre per l'UJ si possono notare ricerche provenienti anche dall'estero (UK, Germania e USA) e soprattutto da moltissime città italiane, da nord a sud (da Milano a Bari, passando per Firenze, Bologna e Salerno), per il TJF, non è presente un significativo numero di ricerche dall'estero, nè, cosa ancora più grave, di ricerche da altre città italiane, al di fuori di Milano. Ciò, opportunamente verificato con altri indicatori, potrebbe significare che TJF non attiri assolutamente interesse e turismo da fuori, se non in piccola parte dalla città di Milano e significherebbe una mancata ricaduta significativa nel settore alberghiero, in quanto è altamente probabile che da Milano il turista faccia avanti e indietro in giornata.
Il milione e 200 mila euro, in quest'ottica, appare ancora più sproporzionato.

Occorre a tutto ciò aggiungere che la tardiva e pessima comunicazione dell'evento, iniziata solamente un mese e mezzo prima dell'avvio del festival, (a Roma alla conferenza stampa erano presenti pochissime persone...) ha privato possibili avventori anche della possibilità stessa di inserire nella propria agenda tale evento. È prassi nota in occasione di eventi culturali di questa portata che la comunicazione venga avviata con ampio preavviso e soprattutto con la partecipazione degli imprenditori che poi saranno interessati; tutto ciò non è avvenuto. Anche in questo caso è utile dare un'occhiata al grafico precedente. UJ genera interesse sul web parecchi mesi prima dell'evento. TJF no.

La terza argomentazione addotta è relativa alla necessità che occorra un certo numero di anni per consolidare un evento culturale, e quindi per creare un bacino di "clientela affezionata", come accade, per restare nello stesso ambito, all'UJ. Tale osservazione è vera, ma proprio per questa ragione la domanda ne è conseguenza: la Città di Torino si può permettere in questo periodo di investire per almeno una decina di anni 1,2 milioni di euro all'anno, quindi 12 milioni di euro nel complesso, per lanciare un nuovo evento culturale? Mito-Settembre musica, che esiste da più di 30 anni, ha notevoli problemi di risorse e di anno in anno l'Amministrazione riduce il suo budget, cosa pericolosa poiché sono sempre meno i direttori, musicisti e orchestre che vengono a suonare a Torino, facendo di conseguenza diminuire l'appeal del festival. Forse non conviene potenziare e consolidare l'esistente magari investendo addirittura più risorse sulla comunicazione?
Noi crediamo di sì e che quindi il Festival Jazz assorba risorse indispensabili per mantenere un elevato standard qualitativo negli eventi culturali torinesi.

Una postilla potrebbe riguardare la scelta del periodo, infelice dal punto di vista climatico (quest'anno ha piovuto quasi ininterrottamente, più dell'anno precedente. Sbagliare è umano ma perseverare...), e delle location... ma le famose strutture olimpiche come l'Oval e il PalaOlimpico per quale ragione sono state costruite se poi non vengono utilizzate? Mah!

Ci pare quindi che non vi siano sufficienti ragioni valide per continuare ad "investire" queste risorse in una nuova edizione del TJF. Al contrario, invece, come già detto in aula, ci piacerebbe vedere investimenti nel mondo della cultura non basata solo sui grandi eventi bensì sulla cultura locale.
E' inaccettabile vedere oggi 1,2 mln di € investiti in un grande evento e contemporaneamente in sede di discussione di consuntivo trovarsi di fronte a un taglio massiccio a voci di spesa quali l'acquisto dei libri per le biblioteche che rappresenta il primo livello di accessibilità di tutti al "diritto alla cultura".


La violenza

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Come ormai sa tutta Italia, questa settimana sono stato processato dai media. Per aver lanciato un allarme sull’estensione della rabbia violenta contro le istituzioni, che chiunque può percepire da una qualsiasi conversazione per strada, sono stato accusato di fomentarla e di esserne contento; idem, ieri, per il professor Becchi. Da buona tradizione italica, difatti, il modo con cui lo Stato affronta i problemi è far finta che non esistano, almeno fin che non si arriva all’emergenza (una conclusione spesso voluta, dato che l’emergenza è una buona scusa per abolire controlli e garanzie e fare con la cosa pubblica ciò che si vuole). Eppure, bastava sapere l’italiano e leggere ciò che ho scritto.

La reazione scomposta dei media e dei partiti alle mie parole, comunque, dimostra non solo l’attitudine – ovvia e inevitabile in Italia, ma comunque riprovevole – a manipolare le parole degli avversari politici e mettergli in bocca cose che non hanno detto per poterli attaccare (e anche questa, per quanto verbale, è violenza), ma la spaventosa distanza tra i circoli della politica e dell’informazione nazionale e la realtà dell’Italia di oggi. Probabilmente queste persone non escono mai dalle auto blu, dai salotti e dagli studi televisivi, perché basta prendere l’autobus o fare due passi in un mercato o aprire un qualsiasi spazio di discussione politica in rete per toccare con mano ciò che io ho riportato. Le reazioni scandalizzate non risolvono la situazione, anzi la peggiorano, perché la radice della rabbia è proprio la sensazione di essere esclusi e non ascoltati dalle istituzioni.

A nessuno fa piacere essere sputtanato a reti unificate e a livello nazionale per qualcosa che non si pensa e non si è detto, specialmente dopo aver dedicato anni della propria vita al bene comune. Peraltro io ho imparato a ignorare i media; chi mi conosce sa come sono e certamente sa che non ho la minima simpatia per la violenza, né sarei in grado di praticarla. Mi ha fatto piacere la solidarietà o perlomeno la comprensione giunta da centinaia di cittadini e da ambienti anche ben lontani dal Movimento, da Nuova Società a esponenti di SEL e della sinistra passando per alcuni giornalisti dell’Espresso, e ovviamente quella di esponenti a cinque stelle di mezza Italia, come Alessandro Di Battista e Stefano Camisasso. Mi è spiaciuto un po’ per il silenzio quasi completo del resto del Movimento torinese, ma non mi aspettavo altro.

Tuttavia, pur capendo il desiderio di non farsi trascinare in polemiche strumentali, la controversa dissociazione di ieri (dei parlamentari da Becchi) mette in evidenza una timidezza dei vertici del Movimento che trovo preoccupante. Difatti, il Movimento 5 Stelle è l’alternativa democratica alla rabbia di piazza; quelli che più spesso fanno riferimenti violenti non sono gli elettori convinti del Movimento, ma quelli che ci credono poco, o più ancora quella metà o quasi degli italiani che non crede più nella politica, Movimento compreso, che non va più a votare e che non crede a una soluzione istituzionale della crisi. Guai se anche il Movimento cominciasse a non avere più empatia verso la rabbia degli italiani, a non comprenderla e non farla propria, calmandola e trasformandola in protesta istituzionale: vorrebbe dire perdere altri italiani alla dialettica democratica.

La violenza è sbagliata verso chiunque e non ha mai risolto niente, non va tollerata e non va nemmeno giustificata. Va però capita, nella sua forma moderna e spaventosa che non è più la violenza di massa, ovvero un terrorismo organizzato e controllato ideologicamente che può essere individuato e infiltrato, ma la violenza di moltitudine, ovvero una grande quantità di individui che agiscono da soli in maniera imprevedibile e incontrollabile. L’unica soluzione è eliminare le cause prime della rabbia, che non sono le parole violente – altrimenti a forza di fucili di Bossi saremmo già nel caos da vent’anni – ma le difficoltà economiche della crisi, che portano milioni di italiani alla disperazione.

E dunque, cari governanti, invece di indignarvi e di rafforzarvi le scorte, trovate i soldi per garantire a tutti gli italiani almeno la sopravvivenza; risparmiateli, prendeteli a prestito, stampateli, non importa, basta che li tiriate fuori qui e subito; perché nessun ordine sociale è mai sopravvissuto a lungo alla fame dei propri cittadini.

Nuovi ministri e vecchie minestre.

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Sarà che questa sbobba del governo PD-PDL non mi va giù ma trovo i ministri del governo Letta piuttosto impresentabili.
Sembrano infatti pedine di uno stesso gioco dove, se capiti su una casella per un semplice tiro di dadi, diventi Ministro.
Io però ho ancora il concetto di Ministro come persona massimamente competente della materia, Camillo Benso conte di Cavour all'età di 33 anni iniziò un'attività di miglioramenti nei settori dell'allevamento del bestiame, dei concimi e delle macchine agricole. In sette anni (dal 1843 al 1850) la sua produzione di riso, frumento e latte crebbe sensibilmente, e quella di mais addirittura risultò triplicata. A 40 divenne ministro dell'agricoltura e la materia la conosceva, eccome se la conosceva.
Quello che invece spaventa è che non si sia applicata la regola della competenza quasi in nessun caso, ma se per competenza invece si intenda la sola capacità politica di mediare i conflitti tra le diverse categorie economiche o sociali, allora sono tutti bravi ma nessuno è indispensabile e magari l'uomo qualunque potrebbe fare meglio perchè vive, ogni giorno, i problemi quotidiani .
I titoli accademici sono perlopiù generici, sufficienti certo per scrivere leggi, ma due ministeri importanti come quello della Sanità e dell'Ambiente stridono un po' in mano a chi si è solo occupato di dirigere un partito.
Discorso trasversale, naturalmente, infatti un ministro è PD e uno PDL.
Ma se rimescolassimo un po' le cariche non otterremmo lo stesso risultato, Orlando alla salute e Lorenzin all'Ambiente?
Ci sono centinaia di cooperanti internazionali in materia ambientale che hanno ben presente cosa significhi fare qualcosa per il pianeta, perchè ci meritiamo così poco?
E se mettessimo Cecile Kienge che è un medico alla Sanità e Orlando alle Infrastrutture cosa cambierebbe?
Ci sono molti docenti universitari del politecnico che hanno sicuramente idee migliori sui trasporti e sull'infrastrutturazione da dare all'Italia. Perchè non sono stati chiamati?
E se per finire mettessimo Josegfa Idem , olimpionica, agli esteri non sarebbe forse meglio della Bonino, in fondo conosce le lingue e magari darebbe un po' di credibilità a questo paese che continua a perdere e mai guadagnare.

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