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Il Bilancio 2012 della Città: un anno drammatico

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(il mio intervento in aula di oggi)


Il 2012 è stato un anno drammatico.


Il tutto è iniziato quando lei, signor sindaco, quel 29 dicembre durante la tradizionale conferenza stampa, annunciava in "pompa magna" che Torino sarebbeuscita dal patto di stabilità, in perfetta solitudine e senza essersi consultato con il Consiglio Comunale, con coloro che i torinesi avevano elettoper rappresentarli.

Ha fatto seguito un anno molto difficile, per i torinesi, per la macchinacomunale, per noi consiglieri e, immagino, anche per lei signor sindaco e la sua giunta. E penso che questo 2012 lo ricorderemo tutti proprio per questo.


Ne avevamo discusso in questa aula circa un anno fa, quando abbiamoaffrontato il bilancio previsionale, erano 3 i presupposti su cui si muoveva ilbilancio 2012 e su cui effettivamente si è mosso:


1) La riduzione della spesa corrente - cioè tagli;
2) La dismissione delle quote delle società partecipate - cioè la progressiva alienazione del patrimonio della città;
3) Il massimo sfruttamento delle voci di entrata (a cominciare dai tributilocali) - cioè l'aumento della pressione fiscale sui cittadini.

Tre presupposti per realizzare 3 obiettivi sostanziali:

1. il rientro nel patto

2. la riduzione parziale dei famosi 3,3 mld di euro debito a cui vannoaggiunti i residui passivi per arrivare ai circa 4,5 mld;

3. la maggiore "sicurezza dei conti" con un bilancio che si basa, perquanto concerne le spese correnti (ad eccezione dei circa 40 mln derivanti daiminori trasferimenti da roma come sanzione per la fuoriuscita dal patto 2011),sulle sole entrate ordinarie,


L'assoluta necessità - divenuta praticamente un dogma - di dover rientrare nel patto di stabilità entro dicembre, proprio quel patto che era stato considerato stupido fino a pochi mesi prima, ha fatto si che l'affanno, l'urgenza,e forse anche la paura, abbiano spinto sovente Lei e la Sua Giunta a sottoporreal Consiglio - e quindi indirettamente anche ai cittadini- provvedimenti moltocomplessi da approvare in tempi molto rapidi, pochi giorni, impedendo di fattol'esame approfondito delle questioni.


Le modiche di statuto con tutti i vari complicatissimi passaggi per levendita di Sagat, Trm e amiat, passando per le forzature su GTT e Farmaciecomunali non andate a buon fine, la nota vicenda Continassa e lacartolarizzazione per compensare le vendite del patrimonio che non si sonorealizzate sono solo alcuni passaggi delle delibere approvate da quest'aula chehanno garantito la realizzazione di quelle risorse necessarie per rientrare nelpatto e adempiere quindi 3 obiettivi sopracitati.


Obiettivi effettivamente raggiunti, evidentemente ve ne diamo atto, ma a che prezzo sig. Sindaco? A che prezzo?


Sappiamo tutti che siamo in un contesto, economico - politico - sociale,unico. Sappiamo tutti che mancano le risorse, sia in termini di liquidità puraper far fronte agli impegni già sostenuti sia in termini di disponibilità di risorse in senso assoluto per finanziare non solo la spesa corrente bensì anchequella in conto capitale. Si parlò anche di questo in sede di discussione diprevisionale: 280 mln di investimenti ci sembravano allora pochi e lapreoccupazione era tanta. Direi che non è quindi necessario commentare unnumero che si commenta da solo: a fronte delle cessioni realizzatosi, perevidenti vincoli di impossibilità di indebitamento, la città di investimenti neha realizzate nemmeno la metà di quei 280 attestandosi sui circa 123 mln. Sappiamo tutti che questo bilancio si porta dietro un macigno di circa 1,4 mld di residui attivi che, con una inversione di tendenza la città sta iniziando finalmente ad abbattere, come accaduto con l'avanzo del 2011 e l'ulteriore intervento di quest'anno di circa 50 mln.


E poi non dimentichiamoci che questo è un bilancio che ha retto anche grazie ai sacrifici dei cittadini che hanno adempiuto ai loro doveri pagando leimposte locali come l'imu e la tarsu, ha retto grazie ai sacrifici dei dipendenti di questa macchina che non si sono tirati indietro di fronte agliinterventi effettuati sul personale, ha retto grazie alla vendita - che io preferisco chiamare svendita -come già detto in altre occasioni delle nostrepartecipate, vendute con stock altissimi di debito accumulato negli anni.

Ed infine Sig. Sindaco è un bilancio che si è tenuto in piedi grazie allariduzione della spesa derivante da tagli evidenti dei servizi.


Caro sig. Sindaco sarà pur vero che le risorse disponibili sono diminuite e nonè di certo per sua responsabilità o colpa, ma Lei a mio avviso ha una colpaevidente: aver continuato a dipingere ai Torinesi una città che non c'è! Puòper cortesia smettere di dire ai cittadini, alle mamme, ai papà, ai minori in difficoltà, agli utenti del servizio di trasporto pubblico che i servizi non sono stati tagliati?


Come ben sa il consuntivo è passato da tutte le commissioni competenti permateria dove abbiamo analizzato nel dettaglio i singoli settori. E lo dico conrammarico compatibilmente con il davvero troppo poco tempo a disposizione. Ma non voglio entrare ora nella questione del metodo adottato - a mio avviso scorretto - perché dovrei aprire un capitolo a parte.


Le faccio un esempio di cui abbiamo discusso in commissione con l'assessore Pellerino pochi giorni fa: sul fondo di funzionamento per il materialeludico-didattico e igienico sanitario c'è stata una contrazione del 72% delle risorse. Sul materiale di consumo, materiale necessario per le pulizie dellescuole di infanzia statali e dell'obbligo c'è stata una riduzione di oltre il 66% rispetto alla dotazione dell'anno precedente: come fa a non parlare ditagli? I genitori hanno sopperito in prima persona e lei dice che i tagli nonci sono stati? Oppure, le faccio un altro esempio semplice, la riduzione dellelinee pubbliche e dei passaggi sul territorio nonostante l'aumento deibiglietti. O ancora il taglio sull'acquisto dei libri per le biblioteche di cuisi è discusso in commissione cultura, quello che dovrebbe essere il primolivello di accessibilità alla cultura per i cittadini. E l'elenco potrebbe essere ancora lungo. Davvero non è cambiato nulla?


Piuttosto dica sig. Sindaco che, a fronte della situazione di risorse ridotte, sono state fatte delle scelte politiche, che i cittadini valuteranno, su dove fare effettivamente questi tagli ma non continui a negare l'evidenza. Dica che avete preferito investire sui grandi eventi quali il jazz festival a discapito della cultura locale, dica che avete preferito mantenere lo stipendio del suo portavoce invece di ridurlo. Perfavore non ci dica che i soldi li ha trovati dagli sponsor e che questi sonoprivati e le solite storie. Si tratta di scelte politiche che lei, legittimamente ha fatto, ma che noi, altrettanto leggitimamente, non condividiamo!


E per quanto concerne le sue deleghe alle politiche giovanili, sig. Sindaco, le ricordo anche qui, come ho fatto in commissione che sarebbe a mio avviso opportuno tornare ad una gestione centralizzata e fare un passo indietro rispetto a quello spezzatino che è stato messo in atto a cui hanno sopperito i dirigenti del settore.


Sono passati quasi due anni, è giunto il momento di fare una riflessione ampia sulla base dei due consuntivi in tempi utili, prima dell'approvazione del previsionale 2013, per non trovaci poi, come spesso accade ed è accaduto inpassato, a dover giustificare il mantenimento dello status quo per motivi di tempo.


Il Salone delle Feste - di Alberto Airola

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Cari Cittadini,

Riassumere in poche righe questi giorni non è semplice.

Sono stati giorni travagliati in cui abbiamo chiaramente visto tradire qualsiasi aspettativa e volontà popolare. L'elezione del Presidente della Repubblica, le piazze gremite di cittadini arrabbiati, le trattative tra PD e PDL con relative proteste interne (al PD mentre al PDLsembra sempre tutto normale).

L'ampia copertura mediatica degli eventi vi ha dato la misura della situazione, compresi gl'iniqui e costanti attacchi al M5S che continuiamo a subire e sopportare (io ho le spalle larghe). Così come abbiamo sopportato la derisione del parlamento intero riunito durantel'elezione del Presidente quando, appena raggiunti i voti necessarialla riconferma di Napolitano, l'intero emiciclo ha maleducatamente incominciato ad applaudire da sinistra a destra, uniformemente, rivolgendosi a noi che immobili non applaudivamo mentre dal PDL partivano cori da stadio "Buffoni buffoni" a noi indirizzati. Ci hanno definito in tutti i modi: "irresponsabili", "sfascisti","incostituzionali" (loro che neanche hanno abolito il Porcellum),"buffoni", "surgelati" ma sapete come sono no? Del resto lo dimostra il gesto del dito medio di Gasparri ai cittadini in piazza.

Sarebbe bastato votare Rodotà ma era evidente che non l'avrebbero mai fatto. Non solo per il candidato, di altissimo profilo morale che non avrebbe permesso loschi affari, non per la scusa che sarebbe stato un presidente laico (non siamo uno Stato laico noi ?) ma perché, come ripeto da sempre, questo governo che oggi Letta ha presentato, era già scritto.

E' il governo figlio del precedente, la continuazione della politica economica di Monti, vedi Saccomanni all'economia, proteso alla privatizzazione della Sanità pubblica con un ministro "di facciata" come Beatrice Lorenzin PDL ("privatizzare" che oggi piuttosto che dare ai privati significa "privare" i cittadini di servizi), un governo garantista di Berlusconi con Alfano vicepremier e Ministro degli Interni.

Napolitano aveva già in mente questo progetto: le commissioni dei "saggi" non erano un escamotage per prendere tempo ma rappresentavano la levatrice di questo esecutivo.

Non solo: il fatto che il PD non abbia avuto alcuna intenzione di provare a rendere ineleggibile Berlusconi formando la Giunta per le Elezioni definitiva, è LA dimostrazione che la gran parte di loro voleva fortemente la realizzazione dell'inciucio.

Ma quante occasioni in tutti questi anni per cancellare politicamente lui e il PDL sono state bruciate?
Non ultima quella di andare a votare nel novembre 2011, spazzandolo via per sempre dalla scena politica?
Se volete facciamo l'elenco delle occasioni mancate ma ci vuole un post dedicato: c'è troppo da scrivere.

La sorpresa sarà che daranno anche le commissioni che istituzionalmente dovrebbe andare a noi alla Lega o a Fratelli d'Italia o a SEL, mentre il M5S che rappresenta più di un terzo del paese dovrebbe restarne fuori. Questa è la loro democrazia, ma noi ci opporremo con tutte le forze.

In aula, a parte la sentitissima commemorazione di Teresa Mattei, giovanissima partigiana e membro della Costituente, non ci sono stati lavori prioritari per il paese: la discussione per una ennesima commissione permanente, in questo caso per gli Italiani all'estero, che oggettivamente si poteva discutere in seguito oppure l'aumento di due segretari del Consiglio di Presidenza del Senato per rappresentare meglio i Gruppi nati dalle costole dei partiti, già ampiamente rappresentati ma avidi di altre cariche e altri soldi pubblici.

Una argomento importante è stata la relazione del ministro Barca sulla ricostruzione a L'Aquila.
Importante perché ci ha fatto capire che gli 8-9 miliardi già investiti dovranno essere rimpolpati da altri 10 miliardi per arrivare alla ricostruzione completa, tutto ciò necessita un'indagine molto più approfondita, alla nota trovate i link degli interventi in aula*.

Lunedì e martedì ci saranno le votazioni sulla fiducia al governo alla Camera e al Senato, il M5S farà un'opposizione serratissima ma costruttiva. Siamo qua per mandarli a casa non per distruggere l'Italia, cosa che continua a riuscire benissimo ai partiti, ma vogliamo vedere i fatti. I fatti, non le vuote parole con cui hanno rintronato le coscienze del popolo per anni. Domani giureranno i neo Ministri al Quirinale e lo faranno in una sala dal nome emblematico: "Il Salone delleFeste", non aggiungo altro.

A presto


Alberto Airola


(*) Trovate gli interventi sul nostro canale youtube del senato e della camera

( http://www.youtube.com/user/senatocinquestellee http://www.youtube.com/user/M5SParlamento ) gli interventi relativi di Enza Blundo e quello della nostra eletta emiliana Elisa Bulgarelli sul terremoto in Emilia.

Falsi flop e veri problemi del Movimento 5 Stelle

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Ha fatto un certo scalpore, qualche giorno fa, il risultato elettorale del Friuli Venezia Giulia, dove il Movimento – che alle politiche di febbraio aveva preso il 27% – non è andato oltre il 14% come lista e il 19% come presidente (la differenza è data da voti disgiunti degli elettori del centrodestra contro il loro candidato ufficiale). Subito i giornali hanno titolato “flop del M5S, voti dimezzati”. Ma è vero?

In realtà non è proprio così; il problema, se mai, è che alle elezioni amministrative il M5S prende sempre molti meno voti che a quelle politiche. Già il 24 e 25 febbraio, dove si votava contemporaneamente per le politiche e le regionali, il risultato era stato simile: in Lombardia avevamo preso il 19% alle politiche e il 13% alle regionali, in Molise il 27% e il 16%, nel Lazio il 27% e il 20%. Perché? Perché sul piano nazionale sono più forti sia la rabbia contro i partiti che il traino di Beppe Grillo, mentre a livello locale gli elettori sono più legati a esponenti di partito direttamente conosciuti e con una rete consolidata sul territorio, a cui noi opponiamo persone magari bravissime ma sostanzialmente sconosciute.

Bisogna se mai chiedersi come mai in Friuli, dopo tutta la vicenda del Quirinale, così tante persone deluse dai partiti sono rimaste a casa, invece di venire a votare per il M5S. Che cosa non le ha convinte della nostra azione in questi due mesi, e come possiamo migliorare per il futuro?

Non possiamo certo gettare la croce addosso ai nostri parlamentari, che stanno dando il massimo in condizioni difficili, lavorando giorno e notte; pur con l’ostruzionismo del sistema, a partire dal mancato avvio delle commissioni parlamentari, hanno presentato già moltissime proposte e si stanno facendo valere. Tuttavia, è indubbio che certe cose non hanno funzionato.

La prima è la comunicazione: sono state fatte tantissime iniziative, ma nessuno lo sa. Va bene avere i media contro, ma non lo sanno nemmeno gli attivisti e i consiglieri sul territorio… Anche nell’altro senso, il coinvolgimento degli attivisti nei lavori parlamentari ancora latita. Chi conosce direttamente i parlamentari può ogni tanto cercare di chiamarli e riceve ogni tanto aggiornamenti e richieste di aiuto, ma per tutti gli altri è il buio: urge realizzare strumenti di comunicazione fissi e uniformi (blog, newsletter…) e occasioni regolari di confronto coi cittadini.

Anche dal punto di vista della tattica politica, l’inesperienza si paga. L’unica scelta di successo, quella delle “quirinarie” e della candidatura di Rodotà, è passata sopra la testa dei parlamentari, venendo organizzata da Grillo e Casaleggio e finalizzata dalle scelte intelligenti della rete e dei singoli candidati coinvolti. Anche così, se Gabanelli e Strada non avessero rinunciato sarebbe finita come per la presidenza del Senato, con il M5S a votare all’infinito un candidato senza speranza salvo qualcuno che si smarca al momento del voto, magari per candidati ben peggiori di Rodotà. Ma questo non è il modo di fare politica, almeno se ogni tanto si vuole portare a casa qualcosa; restare sulla prima scelta rifiutandosi di convergere sulla seconda o sulla terza, ottenendo così solo la decima o la centesima, non è coerenza ma stupidità.

Un altro problema emerso con chiarezza è quello delle persone, ben esemplificato dal caso Mastrangeli. Chi sta nel Movimento conosce Marino Mastrangeli da anni; lo conosce come una persona spasmodicamente in cerca di visibilità, ad esempio attraverso lo “spamming” di messaggi e iniziative sui meetup di mezza Italia (alcuni l’avevano direttamente bannato). E’ chiaro che una persona così non ha le caratteristiche per reggere all’allettante prospettiva di finire permanentemente in televisione, a costo di farsi strumentalizzare contro il Movimento. Ma allora, come mai l’abbiamo candidato?

Abbiamo un bel dire che i nostri eletti sono portavoce scelti e controllati dal basso; in realtà, una volta entrato in Parlamento uno fa quello che vuole fino alla fine della legislatura, ed è impossibile farlo dimettere contro la sua volontà; al massimo lo si può cacciare, ma ne ha più danno il Movimento che lui (anzi, un nostro parlamentare una volta cacciato potrà cominciare a tenersi l’intero stipendio…). Per fortuna si tratta di pochi casi su 160 eletti, ma possiamo fare meglio?

Del resto, quello delle persone da candidare è veramente a mio parere il maggiore problema del Movimento. A questi livelli è molto difficile essere in grado di risultare convincenti, competenti e simpatici, perdipiù avendo i media contro; se poi in testa si hanno i microchip o non si è in grado di scrivere in italiano corretto, il disastro è probabile. La stessa Roberta Lombardi, un’attivista storica, preparata e riconosciuta da tutti, che umanamente ha tutta la mia solidarietà per essersi fatta carico di una missione impossibile, messa nel tritacarne dei media si è fatta triturare, venendo fuori come una persona spocchiosa e antipatica.

Nonostante l’idea del portavoce, la maggior parte degli elettori vuole fidarsi di una faccia e non di un simbolo; di una faccia che risulti convincente per migliaia di elettori e non solo per qualche decina di iscritti durante le parlamentarie, magari organizzati da uno dei tanti gruppetti di amici in carriera che inevitabilmente si sono formati. Quando le persone che esponiamo fanno una gaffe dietro l’altra o non sembrano all’altezza, non si può sempre dare la colpa ai giornalisti cattivi. Se non siamo in grado di presentare una nuova classe dirigente che non solo sia all’altezza, ma che anche lo sembri quando appare in pubblico e in televisione, non saremo mai credibili come forza di governo.

Veniamo così all’ultimo problema: la capacità di fare autocritica e di gestire una dialettica interna. Non si può pensare di costruire una forza politica del 30% in cui però tutti siano sempre d’accordo su tutto, e non si può reagire alle critiche e alle richieste di spiegazioni dal basso con accuse di “fare polemica” o di tradire la causa; non si può rimandare la discussione a un fantomatico “dopo” che poi non arriva mai. Troppa gente nel Movimento si è fatta prendere la mano dalle dichiarazioni bellicose di Grillo e pensa di stare in un esercito, spesso autonominandosi generale, e magari uscendosene con uno snobismo veramente fuori posto (l’altro giorno c’erano nostri esponenti che volevano “abolire il calcio perché solo gli idioti lo seguono”: una cosa che può dire un partitino dell’1%, non certo una forza politica che aspira ad essere di massa in Italia).

Serve una maturazione generale, e serve in fretta. Io spero che sia possibile discutere di tutti questi problemi con tranquillità, e cominciare presto a risolverli.

Non vogliamo Napolitano

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Non è facile esprimere la rabbia e lo sdegno che una grande parte dell’Italia sta provando in questi giorni, dopo il colpo di mano che ha portato alla rielezione di Napolitano, una vera e propria dichiarazione di guerra dei partiti agli italiani, il trionfo estremo dell’inciucio.

Il Partito Democratico, messo di fronte alla scelta tra Rodotà e Berlusconi, tra Prodi e Berlusconi, ha scelto Berlusconi; la rielezione di Napolitano, come proclama apertamente Fassino nell’ennesima telefonata imbarazzante, è una proroga di qualche anno che garantisce un governo PD-PDL, l’immunità giudiziaria per Berlusconi (magari tramite una nomina a senatore a vita) e facilmente, visto che Silvio farà presto cadere il governo per vincere le elezioni passeggiando sulle rovine del PD, la sua successiva ascesa al Quirinale.

E’ anche un colpettino di Stato; perché se è vero che quanto avvenuto è formalmente in regola con la Costituzione, è altrettanto vero che l’Italia è una repubblica parlamentare, non presidenziale. Qui abbiamo un Presidente della Repubblica che sceglie a suo piacimento i futuri ministri, gli fa scrivere il programma del futuro governo, si fa rieleggere e poi nomina quello che tutti senza pudore definiscono “il governo del Presidente”, con lui di fatto a capo; e questo non per la prima volta, visto che già per Monti era stato più o meno così.

Napolitano, che negli anni ’80 era l’amico di Craxi nel PCI (e già allora Silvio lo sponsorizzava), ora è l’amico di Berlusconi nel PD. Per lui parla ciò che ha fatto, dagli allegri rimborsi spese quando era al Parlamento Europeo fino alla battaglia per far bruciare le intercettazioni tra lui e Mancino, che ci avrebbero finalmente permesso di saperne di più sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano è il perfetto presidente dei partiti, acclamato dalla propaganda dei giornalai che cerca di cancellare il dissenso.

Per questo, come mai accaduto prima, le piazze in questi giorni si sono riempite spontaneamente di italiani indignati che protestavano contro il nuovo presidente, e noi siamo stati sommersi di richieste di manifestare. Nel video in alto vedete qualche immagine del corteo spontaneo di sabato a Torino (qui un video più completo), a Roma ieri c’era una folla talmente ampia e variegata che Grillo non ha potuto parlare (per i giornali ovviamente è stato un flop).

Non è facile, per chi come me riveste un ruolo istituzionale, decidere come porsi, stretto tra l’indiscutibile fedeltà alla Costituzione e la necessità di combattere chi la rispetta solo di facciata. Ci avviamo verso un periodo sempre più difficile, in cui il dialogo tra i cittadini e le istituzioni sempre più diventa odio reciproco. Colpiscono le migliaia e migliaia di unanimi insulti rivolti a qualsiasi dirigente del PD osi mettere il naso in pubblico, così come colpiscono le risposte dei politici e dei giornali di regime che dicono che bisogna chiudere la rete e ascoltare ancora meno i cittadini. Più questa gente resta nelle istituzioni democratiche, e più le istituzioni democratiche saranno delegittimate: il rischio è veramente che, quando il tutto crollerà, insieme alla casta si butti via anche la democrazia.

Ma a tutto questo c’è una sola soluzione: che questa gente vada via. A tutti quelli che alle ultime elezioni hanno votato PD, io chiedo una sola cosa: mai più. Giurate che non vi farete mai più abbindolare, anche se questi adesso cambieranno forma, nome, facce per ripresentarsi belli belli tra pochi mesi promettendo di essere cambiati. Alle brave persone che stanno nella base di quel partito chiedo di smettere di legittimare tutto questo con la propria faccia.

Infatti, c’è ancora una speranza. In questi giorni il Movimento 5 Stelle è diventato un “Movimento 5 Stelle Più…”, perché nelle piazze c’era anche SEL, c’erano tanti ex elettori del PD, c’erano tanti cittadini privi di partito ma incazzati neri. Anche se ognuno ha la propria identità, anche se il M5S non è nato per fare alleanze, è importante che nel Paese si allarghi il blocco sociale di chi non ci sta più, per costruire una opposizione al regime che possa infine vincere le prossime elezioni; e dell’analisi di Travaglio sottoscrivo tutto, anche l’invito a Grillo a essere più statista. Serve una unione nazionale tra persone diverse, nel nome della vera democrazia, quella che mette al primo posto l’interesse degli italiani; se c’è un fatto positivo, è che in questi giorni finalmente ha iniziato a nascere.

Il simbolo di tutto questo è una persona eccezionale che mi onoro di conoscere e ammirare da molti anni: Stefano Rodotà. Non nascondo che quando ho dichiarato pubblicamente il mio sostegno per lui diverse persone, nel Movimento torinese, mi hanno guardato storto: “ma è un vecchio politico”, dicevano. I fatti hanno dimostrato che Rodotà era la persona giusta.

Credo di poter ora raccontare un piccolo aneddoto. Venerdì alle 9:30 mi è squillato il telefono, rispondo e mi sento dire: “Ciao, sono Stefano Rodotà, scusami, ti posso disturbare?” Aveva semplicemente bisogno di parlare urgentemente con i nostri capigruppo, e siccome il cellulare di Vito Crimi era spento ha chiamato me per far riportare il messaggio; ma che una persona invocata da milioni di italiani e in ballo per diventare Presidente della Repubblica chiami un italiano qualsiasi e per prima cosa chieda se può “disturbare” vi dice quanto incredibilmente umile sia.

In quella telefonata, il professore mi ha raccontato quanto la mobilitazione trasversale a suo sostegno lo avesse commosso, e mi ha detto che, comunque fosse andata, essa gli avrebbe dato la carica per continuare la sua battaglia decennale in difesa dei diritti. Ecco, io credo che per scalzare questo sistema fortissimo e onnipresente ci sia bisogno di Grillo, ma ci sia anche bisogno di Rodotà; e se sapremo costruire una alleanza a prima vista così improbabile, mettendo insieme persone così diverse, facendo in modo che comincino a capirsi e apprezzarsi al di là dei pregiudizi e delle differenze, lasciando perdere colori e ideologie e concentrandoci sui valori essenziali della democrazia, come accadde subito dopo la caduta del fascismo, non potremo che giungere alla vittoria.

A un passo dalla svolta - di Alberto Airola

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Cari Cittadini, elettori del PD, deputati e senatori del PD,

Immaginate che cosa sarebbe l'Italia con un presidente come Rodotà. Non è così difficile e se lo volete, un futuro diverso è a portata di mano.

Siamo ad un piccolo passo dalla svolta, quella vera, quella che potrebbe darci una speranza di salvezza e di cambiamento tangibile, reale.

Rodotà è il Presidente giusto sia per noi (lo proponiamo ma non è "nostro") sia per tutti gli Italiani: è un uomo super partes, un politico indipendente, perfetto nel ruolo di garante della Costituzione.

E' evidente che se fosse lui a presiedere la formazione di un governo, sicuramente troverebbe la nostra disponibilità al dialogo e la nostra collaborazione alfine di realizzare gl'interventi e le riforme urgenti che servono all'Italia per uscire dal tunnel.

Si è appena dimesso Bersani.
L'abbraccio di Angelino Alfano è stato mortale ma anche emblematico.

La fallimentare proposta di Marini che ha generato tutto questo malcontento tra le vostre fila, è il compimento di un progetto di collaborazione voluto da alcuni di voitra PD e PDL che è iniziato tanto tempo fa, anche quello è a un passo dal realizzarsi.

Proporre Prodi oggi serviva solo a tentare di ricompattare l'elettorato, per poter dire ci "abbiamo provato" ma visto che non ha funzionato adesso si proporrà ancora una volta un nome più condiviso col cdx e che piace a Berlusconi.

E' chiaro che molti tra di voi non lo vogliono, mi appello a loro.

Facciamo ripartire questa nazione,facciamo ripartire il parlamento, formiamo la Giunta per le Elezioni e mandiamo a casa Berlusconi. Si può fare! Basta volerlo.

Regaliamo un buon presidente per i prossimi 7 anni al nostro martoriato paese.

Sel voterà per lui ma mancano ancora i vostri voti, di sicuro non arriveranno dal Pdl.

La lega riparla di Napolitano e di governissimo, Monti è attendista perchè laCancellieri non passerà, servirà solo a prendere tempo e purtroppo quello, lo sapete benissimo anche voi, è finito.

Serve fare la scelta giusta ora, e se credete ancora che è possibile rinnovare la politica, il PD e salvare il paese, questo è il momento di dimostrarlo.

Grazie per la vostra attenzione.
Ci vediamo in aula.
A presto

Alberto Airola

L'impresa

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Giovedì scorso, in commissione Lavoro, abbiamo parlato del Centro Agroalimentare Torinese (CAAT), ovvero i nuovi mercati generali, costruiti negli anni '90 tra Grugliasco e Rivalta. Su richiesta di alcuni consiglieri della maggioranza, i dirigenti del centro sono stati sottoposti a due ore di terzo grado perché La Stampa aveva riportato che nel centro lavorano degli immigrati sfruttati, che di notte si infilano clandestinamente e vengono impiegati in nero da una delle quaranta cooperative o da uno dei cento imprenditori grossisti che lavorano nel centro.

Per due ore si è parlato di come reprimere questo fenomeno, attribuendone la colpa esclusivamente alle imprese. Si è parlato di maggiori punizioni da infliggere a chi viene trovato a impiegare clandestini (da sette a quattordici giorni di chiusura dell'attività), di come buttare fuori immediatamente le aziende che non hanno pagato i contributi, di ulteriori adempimenti burocratici da richiedere alle imprese per provare di non essere mafiose. In sostanza, per l'intera seduta il consiglio comunale si è dedicato a come creare nuove complicazioni e nuovi controlli, basati sull'idea che un imprenditore sia di base un potenziale criminale, e che debba essere lui a provare continuamente di non esserlo.

Sabato, uno di quei cento imprenditori del Caat si è suicidato: tra crisi, controlli, tasse, banche e burocrazia, non riusciva più a tenere in piedi l'azienda.

Questa lugubre coincidenza fa davvero molto riflettere sul pessimo rapporto tra la politica e le imprese; quelle che, bene o male, tengono in piedi tutto il resto. Quelle che sono sempre e solo viste come vacche da mungere, con una pressione fiscale e un carico di adempimenti legali fuori da ogni logica, salvo poi stupirsi e indignarsi se qualcuno di loro cede e sposta le attività all'estero, dove gli fanno ponti d'oro. Quelle per cui non vale la presunzione di innocenza, ma la presunzione di colpevolezza: se uno è imprenditore, di sicuro evade o elude le tasse, e comunque sfrutta la gente per arricchirsi.

In un Paese normale, a chi ha il coraggio di intraprendere verrebbe dato un premio: non tanto perché crea ricchezza per sé, ma soprattutto perché la crea per gli altri. I 16 milioni di pensionati, i 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, i 13 milioni di adulti disoccupati o inattivi e gli 8 milioni di bambini e ragazzi si mantengono tutti sulla ricchezza creata dai 19 milioni di lavoratori privati, senza la quale non ci sarebbe niente da tassare e dunque nessuna risorsa con cui pagare pensioni, stipendi pubblici e welfare. Ma un rapporto numerico del genere quanto può essere sostenibile?

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Ieri a Torino il Movimento 5 Stelle ha incontrato Confapri, un forum di imprenditori che non ce la fanno più. Abbiamo ascoltato le loro storie, che sono poi tutte simili: tasse che non si riescono a pagare, una burocrazia infinita che si autoalimenta, le banche che strozzano peggio degli usurai. Gianroberto Casaleggio ha illustrato le proposte che il Movimento 5 Stelle ha fatto e che presenterà come proposte di legge; tutti erano d'accordo, ma con una sola postilla: fate presto.

In questo momento, difatti, tenere aperta in Italia un'impresa è già un'impresa di per sé; se non facciamo presto, potremo discutere all'infinito di grandi diritti e di grandi principi, ma l'economia del nostro Paese sarà talmente desertificata che non ci saranno mai più i soldi per garantirli.

Cari Cittadini,

Per prima cosa vi racconto la vicenda Commissioni Permanenti: martedì (9 aprile) siamo rimasti in aula del Senato fino alle 22 a leggere la Costituzione e il Regolamento del Senato e poi ci siamo trasferiti in un'aula di Commissione, per continuare i lavori e informare via streaming la cittadinanza sugli ultimi sviluppi, abbiamo chiuso alle 24.

Lo abbiamo fatto come gesto di denuncia e protesta perchè in parlamento i partiti osteggiano in tutti i modi la formazione delle Commissioni Permanenti che permetterebbero di discutere e di prendere le decisioni urgenti e condivise che servono adesso al paese e trattare in modo più ponderato i temi delicati come il decreto Balduzzi sulle cure staminali.

Abbiamo cercato di fare il meglio ma ripeto che non sono queste le modalità giuste.

Sono sicuro che in merito ne avete sentite di tutti i colori, per esempio che senza governo non si possano costituire le Commissioni: a parte che il governo c'è ( anche se è dimissionario) e può eseguire le indicazioni del parlamento, a parte che ci sono anche dei precedenti ma soprattutto, è inaccettabile che il potere esecutivo dello Stato (IL GOVERNO) determini quello che deve fare il potere legislativo (IL PARLAMENTO).

Poi perchè fare delle cose "speciali" come le "commissioni speciali" o "le commissioni speciali dei saggi" quando il nostro ordinamento prevede diversamente? A me le cose "speciali", in deroga ad un ordinamento, mi ricordano tanto le "violazioni speciali" dei fascismi e delle dittature.

Ma c'è di più: la Giunta per le elezioni che stabilisce i requisiti di eleggibilità dei senatori dovrebbe formarsi appena composti i gruppi parlamentari* (ovviamente già composti) ma per adesso c'è attiva solo quella provvisoria che non è rappresentativa del nuovo parlamento e può decidere limitatamente ai casi di doppi incarichi(che sono in Senato circa 20) e non può, facciamo un esempio a caso, decidere in merito all' eleggibilità di Berlusconi...serve la Giunta definitiva per quello, ma CASUALMENTE né il PD né il PDL si sforzano di comporle: il Presidente Grasso ha deciso di nominare 4 Senatori nuovi per la giunta provvisoria e dovranno poi eleggere il presidente della Giunta e se ciò non avverà, la responsabilità sarà politica e ricadrà sui partiti.

E' una mancanza istituzionale e politica gravissima.

In pratica i nodi stanno venendo al pettine: con la giunta defitiva, PD e PDL avrebbero grosse difficoltà a maturare l'inciucio, dovendo mandare a casa Berlusconi.

Questo come prova finale rispetto alle responsabilità reali di PD, PDL, Lista civica e Lega nel bloccare il salvataggio del paese.

Ci avviamo ad una settimana decisiva, quella dell'elezione del Presidente della Repubblica che vedrà sicuramente consumarsi la spaccatura del PD tra chi è in favore a un candidato Presidente che piaccia al PDL e chi ne vorrebbe uno più rappresentativo.

Il M5S lo ha chiesto direttamente ai cittadini e sono sicuro che il nostro candidato sarà all'altezza dell'arduo compito che lo aspetta.

Come sempre: "a sarà düra!"

A presto

AlbertoAirola


PS Oggi è stata depositata la legge per l'abolizione dell'ordine dei giornalisti e dei finanziamenti all'editoria

stiamo elaborando:

-Valutazioni per coperture finanziarie alla legge di reddito di cittadinanza

-Miglioramenti alla legge popolare "Parlamento Pulito" che diventerà un disegno di legge

-Lotta al gioco d'azzardo

-Difesa dell'ambiente (il gravissimo caso d'inquinamento di PBC a Brescia)

-Commissione d'inchiesta sulla ricostruzione dell'Aquila


*Dal regolamento del Senato http://www.senato.it/1044?articolo=1007&sezione=145

Il 25 aprile è una festa di tutti

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Come Movimento 5 Stelle di Torino, vorremmo rispondere ai comunicati della sezione ANPI Nizza-Lingotto-Millefonti-Filadelfia e dei dirigenti politici di Rifondazione Comunista, relativi ai festeggiamenti del 25 aprile nella IX Circoscrizione.

L'ordine del giorno approvato dalla Circoscrizione sull'argomento è soltanto la conseguenza del comportamento della locale sezione ANPI e del suo presidente, l'ex consigliere circoscrizionale dei Comunisti Italiani Giacomo Gorgellino. Lo scorso anno, la Circoscrizione ha deciso di stanziare per i festeggiamenti del 25 aprile una cifra inferiore alla richiesta, ma comunque sufficiente a coprire sostanzialmente i costi della parte istituzionale delle celebrazioni. Non è stata invece finanziata la festa successiva, che peraltro ha poi causato problemi al quartiere per i vandalismi (in particolare l'imbrattamento dei muri) che si sono verificati durante il suo svolgimento.

A fronte di questo, la sezione ANPI non ha trovato di meglio che rifiutare il contributo dichiarandosi offesa, rifiutare la partecipazione al consiglio aperto in cui si discuteva la vicenda e accusare sul piano personale i consiglieri di voler "portare sullo stesso piano partigiani e nazifascisti"... tutto per non aver concesso per intero i soldi che l'ANPI chiedeva e per non avergli voluto finanziare anche la festa.

Soltanto a questo punto la circoscrizione ha scelto di non voler più collaborare con la locale sezione ANPI, chiedendo invece una interlocuzione con la direzione provinciale; e se tutti i gruppi politici del consiglio circoscrizionale, da sinistra a destra, hanno fatto in modo che questo ordine del giorno venisse approvato, evidentemente è perché il comportamento della sezione ANPI è stato inaccettabile sul piano istituzionale e fuori da qualsiasi logica.

Ci pare evidente che quanto avvenuto non ha motivazioni politiche, ma consegue ai cattivi rapporti tra la sezione ANPI e la circoscrizione, derivanti forse anche da questioni personali irrisolte tra Gorgellino e i suoi ex colleghi. Per questo troviamo inaccettabile la strumentalizzazione politica che Rifondazione Comunista cerca di farne, pur di ottenere un po' di visibilità, e la pericolosa commistione di ruoli tra una sezione ANPI e un partito politico, perché esse rischiano di caratterizzare le celebrazioni del 25 aprile come una festa di parte, cioè proprio ciò che vuole chi ha nostalgia del fascismo.

Crediamo che sarebbe più maturo e rispettoso, per l'ANPI e per tutte le forze politiche che hanno veramente a cuore la festa della Liberazione, fermare questa escalation di attacchi e riportare il 25 aprile a ciò che è per il Movimento 5 Stelle e che dovrebbe essere per tutti, ovvero il ricordo del sacrificio del sangue di giovani di ogni colore politico contro il fascismo, e la riaffermazione unitaria dei valori fondamentali della nostra Costituzione.


I consiglieri comunali e circoscrizionali del Movimento 5 Stelle di Torino

Il mio Presidente della Repubblica

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Tra qualche giorno il Movimento 5 Stelle offrirà agli italiani un’altra storica prima: la possibilità di scegliere dal basso, con un voto online, il proprio candidato a Presidente della Repubblica, usando la stessa piattaforma già usata per le parlamentarie (se qualcuno non è ancora iscritto o non ha mandato il documento, ormai è tardi per questo voto ma fatelo subito per i prossimi, qui trovate le istruzioni).

Ci sono tanti possibili criteri per scegliere chi potrebbe essere un buon Presidente, e, ragionando in senso astratto, sarebbe bello se il prossimo fosse finalmente una donna. Tuttavia, io vorrei dichiarare in pubblico il nome per cui io voterò, che è quello di Stefano Rodotà.

Il motivo primario per cui lo farò è che conosco Rodotà personalmente, avendo collaborato con lui per molti anni, prima di fare politica, al progetto della Carta dei Diritti della Rete (in cui ho ritrovato il video del 2006 che vedete sopra) e in generale a varie battaglie per le libertà digitali; e ne ho grandissima stima. Oltre ad essere uno dei nostri migliori giuristi, noto in tutto il mondo, è una persona estremamente umile e lontana dall’arroganza del potere; pur essendo culturalmente legato al centrosinistra, è sempre stato indipendente, è fuori dalla politica di partito da vent’anni e sarebbe in grado di ragionare sopra le parti. E’ anche una persona dallo spirito giovane e aperto alle novità, nonostante l’età; del resto ha passato gli ultimi dieci anni a occuparsi di Internet.

Ma, oltre alla stima per la persona, c’è anche un ragionamento politico. So che moltissimi nel Movimento penseranno invece a scegliere personalità completamente slegate dalla politica, come Dario Fo, che già una volta Grillo indicò come papabile, o come Gino Strada. Sento anche parlare di vari magistrati, come Ferdinando Imposimato e Gherardo Colombo. Tuttavia, in questo momento così delicato io penso che una personalità senza una solida esperienza politica rischi di fare danni, e inoltre la sovrabbondanza di magistrati in politica (che peraltro raramente fanno bene) mi sembra più preoccupante che positiva.

Ma soprattutto, penso che sia sbagliato proporre anche in questo caso, come già per le presidenze delle Camere, un candidato di bandiera, ovvero una persona che, per quanto validissima, non possa raccogliere su di sè i voti necessari per essere eletta. Il probabile risultato di una scelta del genere sarebbe quello di votarci il nostro candidato per un po’ di volte per poi assistere all’inevitabile inciucio PD-PDL, e trovarci come Presidente un D’Alema o un Amato, o un Napolitano-bis; e magari nel frattempo finire pure per farci di nuovo del male da soli, con una parte dei nostri parlamentari pronti a spaccare il gruppo pur di non rischiare l’elezione dello Schifani di turno.

Credo che, per una carica che per definizione deve mettere d’accordo tutti il più possibile, sarebbe molto meglio proporre una personalità che possa essere condivisa dalla maggioranza del Parlamento; e che sia piuttosto il PD a spaccarsi, prendendosi la responsabilità di non votare una personalità di alto livello e della propria area culturale, pur di tener fede all’inciucio con Berlusconi a cui stanno lavorando da settimane.

Come sapete ho sostenuto sin dal principio che noi non possiamo dare la fiducia a un governo del PD, e non ho cambiato idea. Credo però che, visto il momento, sia necessario cominciare nei fatti a fare ciò che abbiamo sempre detto, ovvero trovare accordi per il meglio su singole questioni; questa può essere la prima. E anche se questo approccio dovesse essere impopolare per gran parte del Movimento, io credo che sia l’unico che può fare il bene del Paese.

La città del cemento

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Torino è una città dall’anima urbanistica particolare, meravigliosa. Ve lo dice persino il sito del Comune, ricordando come Le Corbusier abbia definito Torino come la città con la più bella posizione naturale del mondo; tra i fattori fondamentali di tale giudizio cita “i 300 chilometri di strade alberate”.

Tra le strade alberate ce n’è una piuttosto particolare, quella storicamente nota come corso del Valentino. Quando nel Seicento fu costruito l’attuale castello del Valentino, davanti al suo ingresso si concepì uno scenografico viale alberato che collegasse la reggia con il convento di San Salvatore (popolarmente San Salvario). Quel viale alberato è chiaramente riportato in tutte le carte storiche, come ad esempio quella del Grossi (1791). Gli alberi ovviamente sono cambiati col tempo, ma il viale esiste come tale da circa quattrocento anni, e l’unico cambiamento significativo degli ultimi cento, dopo la sua inurbazione, è stato intitolare il corso a Guglielmo Marconi dopo la sua morte.

Ma poiché questa è un’epoca senza storia e senza memoria, l’amministrazione di Fassino è pronta a cancellare quattrocento anni di storia per farci un parcheggio; l’immancabile, imperdibile vascone di cemento destinato a ospitare le auto dei pochi fortunati che possono ancora permettersi l’auto e anche il box, come se non sapessimo tutti che tra quarant’anni (nemmeno quattrocento) la mobilità sarà tutta diversa, causa esaurimento del petrolio, e chissà se serviranno ancora i box interrati.

Non dite che non l’avevamo detto: noi (non l’amministrazione, che dovrebbe farlo per mandato) lo scorso autunno abbiamo pubblicato l’elenco dei parcheggi proposti dall’amministrazione e abbiamo chiesto il parere dei cittadini. E poi in perfetta solitudine abbiamo votato contro la delibera, presentando anche una serie di emendamenti per chiedere l’eliminazione di tutti i progetti particolarmente devastanti, tra cui – esplicitamente citato nell’intervento in aula che vedete nel video – questo di corso Marconi. E dunque, tutta l’aula ha specificamente bocciato il nostro emendamento che proponeva di cancellare questo parcheggio e poi ha allegramente approvato la delibera, con noi soli contrari.

Quale sia il senso di un parcheggio privato interrato nella parte finale di corso Marconi sfugge ai più. Non si tratta nemmeno di un parcheggio pubblico, ma di box privati; 180 box privati da vendere a 50-60.000 euro l’uno. In compenso, sarebbe rasa al suolo l’alberata e creata una grande piazza pedonale (dall’uso tutto da capire), con quei pochi alberelli che possono crescere sopra una soletta di cemento, eliminando 220 posti dalle strisce blu in superficie, dunque peggiorando ancora la situazione dei parcheggi a San Salvario. L’unico che ci guadagna è il privato, che a fronte di quasi 10 milioni di euro di incasso potenziale ne spenderebbe quattro o cinque per lo scavo e la risistemazione superficiale, e una cifra indefinita (ma probabilmente sotto il milione di euro) per il diritto di concessione.

Ieri sera si è finalmente svolto il consiglio di circoscrizione aperto, su mozione del nostro consigliere di circoscrizione Claudio Di Stefano. Per l’amministrazione è stata una disfatta, con l’assessore Lubatti che è scappato a metà (aveva un altro improrogabile impegno) e i tecnici comunali presi a insulti dalla gente. Persino il bollettino ufficiale della Circoscrizione parla di contestazione

Bastava parlarne prima con i cittadini della zona, e chiedere a loro se volevano o no un parcheggio (tanto i box servirebbero eventualmente a loro, a chi se no?). Ma su piccole e grandi opere l’atteggiamento del centrosinistra è sempre questo: decidiamo noi per voi cittadini, e se qualcuno si oppone è un retrivo ignorante. Per fortuna la gente è sempre meno disposta a subire!

Qui nessuno applaude. (di Alberto Airola)

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Cari Cittadini,

Qui nessuno applaude. Nessuno è "contento" tantomeno "esulta" come sostengono i media, solo i partiti, tiepidamente, appaludono.

Il Presidente Napolitano ha scelto dei "saggi" divisi in due commissioni: una per discutere di temi istituzionali (legge elettorale, riforme costituzionali... ) e una di temi economici (con la specificazione "europea", per non tradire la prosecuzione della politica Montiana).

La scelta dei componenti è tesa a creare due gruppi misti PD-PDL-Lega-Montiani dove si possa finalmente compiere il grande inciucio, auspicato da D'Alema, che era l'obiettivo primigenio a cui portavano tutte le strade da dopo le elezioni.

A questo non si poteva arrivare direttamente, sarebbe stato troppo "scandaloso", invece dando la colpa al M5S di essere "irresponsabile" e accusandolo dello sfascio di un improbabile progetto di un governo PD-5Stelle, il partito democratico spaccatosi, trovava l'alibi per dichiarare le proprie attenzioni al PDL.

Il Presidente Napolitano ha creato due commissioni che garantiscono temporaneamente la continuità della politica europea montiana e il laboratorio dove si realizzerà la nuova creatura PD-PDL: avrà un unico dna con frammenti di D'Alema, Violante, Letta, ecc... ecc... In fondo si somigliano: entrambi hanno sottoscritto la prosecuzione della politica di austerity, già prima delle elezioni, entrambi hanno votato senza battere ciglio, tutto quello che Monti e i suoi ministri gli hanno presentato. Gl'interlocutori quindi non cambiano e Violante siede sempre tra le fila del PD così come Quagliariello tra quelle del PDL. Questa situazione complicherà molto l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica che un pd unito avrebbe dominato grazie all'alto numero di elettori che ha.

Il M5S già sapete che farà delle consultazioni on line.

Questa settimana devono partire le commissioni permanenti: sono gli organi del parlamento che permettono di esercitare pienamente il potere legislativo democraticamente e fino ad adesso sono state rimandate: invece di farle partire subito, è stata fatta in fretta e furia, una commissione "speciale" per trattare provvedimenti urgenti come lo sblocco dei 40 miliardi per sanare parte del debito con le imprese ("concessione della UE" sottolinea Mario Monti) o come le cure con le staminali...provvedimenti che ci stanno a cuore, ma che riteniamo fosse più giusto discutere nelle opportune commissioni permanenti alla camera e al senato.

Di fatto hanno rimandato di qualche giorno la consegna dei nominativi dei parlamentari per le commissioni (in Senato era lunedì scorso) e hanno creato questa "commissione speciale" che nel frattempo, in piccolo, deve fare il lavoro delle commissioni permanenti.

Anche in termini di tempo è una scelta sbagliata e non si è guadagnato in rapidità.

Abbiamo contestato la scelta in aula ma il presidente Grasso ha rigettato le nostre osservazioni. Perchè?

E' chiaro che le due commissioni di "saggi" anch'esse "speciali", possono insidiare allo stesso modo l'intero parlamento, sarà importante attivare tutta la complessa macchina legislativa al più presto e garantire che il ruolo del parlamento resti centrale.

A presto.

Alberto Airola

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