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Fassino, il "garante" del Sistema Torino

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Ecco la traccia che ho seguito per l'intervento in Consiglio dopo le comunicazioni di Fassino sulla vicenda Murazzi.

E' sempre complesso intervenire al principio di una vicenda, ancora di più se si tratta di un'inchiesta penale della magistratura, ma noi, Consiglio Comunale di Torino, non abbiamo il compito di vagliare le responsabilità penali dei soggetti coinvolti, dobbiamo però, per rispondere al nostro mandato, manifestare una visione di lungo periodo, assegnare delle responsabilità politiche e tutelare gli interessi di tutta la cittadinanza.

Signor Sindaco, ancora una volta Lei si sta assumendo responsabilità che non Le sono proprie ma che derivano dalla Giunta che l'ha preceduta.

Ci sarebbe da domandarsi perché Lei, come già avvenuto nel caso "Martina" e nel caso del concorso dei dirigenti, giusto per citare i due maggiori eventi, si presti ben volentieri a fare da bersaglio agli strali numerosi che in origine non avrebbero avuto lei come obiettivo.

Qualche giorno fa proprio Lei, Signor Sindaco, ha pronunciato in televisionbe la frase: "Il Sistema Torino non esiste, è solamente una formula propagandistica". Ebbene, ora alla luce di questo suo ennesimo assumersi le responsabilità altrui ci dovrà spiegare il perchè; forse il suo è disinteressato altruismo?

La vicenda dei Murazzi è nota ad ogni angolo della nostra Torino: esistono figli e figliastri, soggetti che hanno interlocutori privilegiati ed altri che invece devono fare la fila allo sportello.

Lo si è visto con la modalità di assegnazione dei locali dei murazzi ai vincitori del famoso bando del 2007 e soprattutto lo si è visto con la mancata sollecitudine nel richiedere loro quanto dovuto. Non spetta a noi indagare su queste protezioni, siamo certi che la Procura farà egregiamente il suo lavoro ma riteniamo, ancora una volta, che questa non sia altro che la punta dell'iceberg di una gestione quantomeno superficiale dei beni della collettività.

Siamo infatti certi che i tanti locali commerciali, edifici ed immobili di proprietà della Città siano sempre stati gestiti nell'interesse generale?

Signor Sindaco, il Sistema Torino non è un'invenzione ma, come è stato scritto qualche giorno fa sul principale quotidiano della nostra città, è "quell'abbraccio tra certa politica, università, finanza, aziende partecipate, cultura e associazionismo di cui il PD è il cardine".

Anche in quest'inchiesta immagino che siano finiti in mezzo innocenti, amministratori, dirigenti e funzionari di questa amministrazione che svolgono correttamente il loro dovere tutti i giorni. E come ho avuto modo di dire in altre occasioni questi sono la maggioranza, ma lei non può negare che accanto a loro ve ne sia una parte organica alla definizione che ho appena ricordato.

Caro Signor Sindaco, il fatto di riconoscere l'esistenza di un sistema di potere non significa negare ciò che di buono è stato fatto in questi anni e viene fatto tutt'oggi, ma significa dire chiaramente che ormai il treno è uscito dai binari e che il ciclo iniziato con il sindaco Castellani deve chiudersi.

Ogni sistema - buono o cattivo che sia in origine - degenera e così anche voi ora non siete più quella forza innovativa che meravigliava tutta l'Italia, quel "laboratorio torinese".

Ora è tempo di cambiare, non di dare una mano di bianco su un muro che crolla, ma di cambiare tutto all'insegna della trasparenza e della partecipazione, perchè solo con il controllo diretto dei cittadini ed il loro attivo coinvolgimento si può arrestare questa deriva e far tornare Torino un'avanguardia della sperimentazione politica, economica e sociale.b

Caro Signor Sindaco non basta convocare degli "stati generali", delle conferenze stampa oppure far realizzare un servizio televisivo su Torino, bisogna tagliare i ponti col passato e costruire un nuovo modello per il futuro.

Lei è in grado di fare tutto ciò?

Per noi no, perché proprio Lei è stato posto a capo di questo villaggio dal medesimo sistema che ci sta strangolando.

A Lei dimostrare che ci stiamo sbagliando.

Alfabetizzazione informatica.

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di Giorgio Scianca

Nello spirito dell'attivismo di base del Movimento ci è sembrato opportuno confrontarci sul tema della alfabetizzazione informatica partendo dalla considerazione che la rete rappresenta la piattaforma di dibattito migliore per conoscere e far conoscere le istanze e le attività del Movimento. La "piazza reale" e la "piazza virtuale" sono la base per un collegamento diretto con i cittadini. Sono il motivo per cui molti hanno cominciato o hanno ricominciato a fare "politica".
A fronte di questo desiderio si deve affrontare la triste realtà di un Paese e di una città che ha nel tempo non più costruito piazze vivibili, preferendo quelle private commerciali, e reso l'accesso a quelle virtuali complicato e troppo oneroso. Ma soprattutto non ha provveduto ad un insegnamento e ad una pubblica educazione alla vita in Rete.
La ciità intelligente è quella che ha cittadini informati e intelligenti.
Il mercato privato ha colto l'occasione di questo vuoto con la logica del profitto a tutti i costi cercando di vendere prodotti, programmi, connessioni, formazione del tutto inadeguati alla domanda sociale. La logica è perversa per cui molti hanno opposto un rifiuto alle nuove tecnologie perchè ritenute inarrivabili e costose.
Lo scopo del gruppo volontario è quello di mettere a disposizione della circoscrizione 1 un piano di azioni atte ad avvicinare le "fasce deboli" al mondo della rete per poter partecipare democraticamente al confronto sociale e politico, accedere ai servizi sociali sempre più numerosi delle amministrazioni, ma soprattutto permettere a tutti di operare economie di scala in un momento di grande difficoltà economica.
A questo riguardo le azioni che si possono promuovere per un libero accesso al segnale sono: informazione tramite cartellonistica delle zone coperte dal wi-fi pubblico; indicazione delle strutture che offrono segnale e computer gratuiti per la navigazione (Biblioteca Nazionale, Museo Egizio?, Teatro Regio? Prefettura?, Teatro Carignano?, Circoscrizione?, Provincia?, Comune?, Regione?); incentivazione della dotazione del wi-fi di condominio (supporto tecnico); promozione degli esercizi commerciali che mettono a disposizione la propria rete privata al pubblico.
L'obiettivo è la copertura di tutta la circoscrizione di segnale wi-fi. Un mix di pubblico e privato che porterebbe il territorio ad uno standard europeo.

Il concetto di comunità dovrebbe anche ispirare le proposte per l'accompagnamento di chi lo necessita alla conoscenza del mondo di internet e alle sue molteplici possibilità di utilizzo. Da corsi di alfabetizzazione, a tutoraggio di gruppi ristretti e/o personali. Da aiuti in linea, a servizi di stampa a distanza. Da consulenze medico farmaceutiche, alla possibilità di spese e consegna nei negozi della circoscrizione.

Il mondo della collaborazione tra utenti che si apre è immenso. Tutto questo tra l'altro permetterebbe di allargare il volontariato (giovane) che potrebbe fornire servizi alla comunità anche senza una presenza fisica costante.

Ci siamo ripromessi una riunione a breve per riprendere le tematiche esposte e per allargare il gruppo di discussione.

2 giorni all'Insediamento (di Alberto Airola)

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Cari Cittadini,

Prima di descrivervi il mio incontro con l'aula del Senato della Repubblica, vorrei fare una precisazione: scrivo queste brevi note per darvi un'idea del contesto e di alcuni meccanismi che sto imparando a conoscere all'interno del palazzo e non per sostituire la dovuta informazione politica (indubbiamente molto più pregnante in questo periodo) che invece abbiamo deciso di diffondere tramite i nostri due portavoce Vito Crimi e Roberta Lombardi.

Sono giorni molto intensi e ci stiamo preparando alla prima seduta del 15 marzo che fondamentalmente sarà una seduta elettiva (elezione del Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato per importanza, dopo il Presidente della Repubblica).

In un momento di pausa sono andato a vedere l'aula dove siederemo (e siederete anche voi, tramite noi).

Non per essere ridondante ma anche questa volta mi sono molto emozionato. C'era una scolaresca che lo stava visitando e l'immagine che ne risultava era quella di un luogo importante, austero ma vivo.

In quell'aula sono passati molti grandi uomini politici, li ricordano con nostalgia anche alcuni commessi, silenziosi testimoni di discorsi storici.

L'aula risulta essere più piccola di quella che normalmente riproducono i grandangoli delle fotocamere, abbiamo osservato l'emiciclo e immaginato dove ci siederemo (non ve lo dico perchè non ne sono ancora sicuro). Diciamo che tra Lega e Centro si sono liberati numerosi posti.

Mi sono fatto illustrare l'apparato di votazione elettronica: su ogni banco c'è un incasso rettangolare, al cui interno vi sono tre pulsanti neri, occultati alla vista degli altri senatori, il tutto sormontato da un piccolo diplay e da un indicatore luminoso. Premendo uno dei tre tasti si esprime il voto. Durante le votazioni palesi la luce indica il voto (luce bianca astensione, verde favorevole, rosso contrario) mentre durante il voto segreto una luce gialla indica genericamente l'espressione del voto. I voti sono riportati anche su due grandi tabelloni luminosi alle pareti che riproducono in pianta tutte le postazioni dell'emiciclo.

Vi è anche una fessura dove il cittadino eletto al Senato inserisce la propria tessera (strettamente personale. ) Il piccolo display serve a visualizzare i dati personali del parlamentare.

Una nota curiosa: mi hanno consigliato, per poter ricordare la funzione di voto dei tre pulsanti disposti orizzontalmente, di ricordarmi la parola "ASiNo" (Astensione- Sì- No)

Mi è stato riferito che il voto elettronico fu introdotto durante la XIII legislatura (1996-2001) sia per permetterne la velocizzazione che per registrare la presenza dei parlamentari, operazione che prima veniva espletata in una sala adiacente all'aula dai senatori che, firmando su dei fogli, certificavano la propria presenza. (La "Sala delle Firme", molto bella)

Si racconta (la riporto come nota di colore senza però poterne verificare l'autenticità) che la causa principale della trasformazione tecnologica fu Di Pietro: nel '97 quando venne eletto al senato, c'erano ancora dei parlamentari che egli aveva perseguito da magistrato e sembra che spesso la mattina, al momento di firmare, sul suo foglio trovasse scritti aggettivi poco piacevoli.

Vero o no, la crisi morale di questo paese (ben più grave di quella economica) che dura da almeno 20 anni, deve finire. La vera rivoluzione è culturale, civica e dovremo realizzarla con l'istruzione e la formazione di una nuova generazione di cittadini, pronti a mettersi al servizio della società e della politica per poter continuare il lavoro che ci apprestiamo a fare.

A presto

Alberto Airola

4 giorni all'Insediamento (di Alberto Airola)

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Cari cittadini,

Vi scrivo questo breve resoconto della giornata di oggi.

Stamattina, io ed altri parlamentari cinque stelle, siamo andati ad aprire, per ciascuno di noi, un conto alla Banca Etica. Su questo conto mi farò versare lo stipendio, da cui trasferirò su un altro conto (quello che uso abitualmente) solo la paga autoridotta di 2500 euro mensili e i rimborsi spese con giustificativo (vitto, alloggio e viaggi). Le rimanenze e i giustificativi saranno pubblicati on line. Questa mi sembra la soluzione che garantisce la massima trasparenza.

Oggi pomeriggio per la prima volta sono entrato a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica.

Superati i giornalisti e varcata la soglia sono stato accolto da alcuni impiegati che mi hanno accompagnato in una sala adiacente all'ingresso, dove abbiamo compilato alcuni moduli con dati personali (titoli di studio, qualifiche professionali, ecc... ecc...) per redigere un nostro profilo sul sito web del senato.

Ci hanno consegnato tre buste contenenti: Istruzioni e password per accedere alle aree personali del sito web del senato, le istruzioni per l'utilizzo del dispositivo elettronico di voto, una serie di moduli da compilare che vanno dalla richiesta del telepass (gratis), all' iscrizione all'assistenza del servizio sanitario (anche per congiunti, persino per un eventuale convivente (more uxorio) che i cittadini normali si sognano e che noi ovviamente non sfrutteremo), alcuni moduli per dichiarazioni fiscali (eventuali figli o moglie a carico), fino alla richiesta della tessera Coni, per poter assistere ad eventi sportivi.

Inoltre ci hanno consegnato due ciclostili contenenti le linee guida per la presentazione degli atti di iniziativa parlamentare (presentazione di disegni di legge, emendamenti, ordini del giorno, interrogazioni e interpellanze), i moduli per l'accreditamento di collaboratori e per un passaporto di servizio...infine il permesso di accesso al centro storico della capitale (che pare sia l'unica cosa tra le suddette che si pagano i parlamentari).

Ovviamente ho preso tutto per esaminarlo con calma, onde evitare di firmare per privilegi indesiderati, anche per questo non ho ancora comunicato l'Iban del mio conto corrente.

Infine ci hanno fatto le foto per i documenti, fase apparentemente semplice ma dai tempi di attesa interminabili (eravamo parecchi). Domani vedrò l'aula e gli uffici (provvisori) che ci hanno assegnato. Vi prometto qualche foto illustrativa.

Vi confesso che è stata una grande emozione: si percepisce chiaramente che è un luogo che rappresenta la più alta espressione democratica di un popolo, il potere di fare le leggi, IL potere che solo al popolo appartiene e sebbene questi tempi bui abbiano connotato diversamente questa nobile assemblea, oggi ho sentito chiaramente che le cose sono cambiate. Da oggi non si torna più indietro, da oggi, finalmente, in parlamento ci sarete di nuovo anche voi.

Alberto Airola

Cari intellettuali

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Cari intellettuali,

ormai Repubblica ospita ogni giorno un diverso appello di luminari, artisti, personaggi finissimi di sinistra che si rivolgono al Movimento 5 Stelle chiedendogli di appoggiare un governo del PD.

Voi lo fate in modo cortese, ma mia bacheca è piena di gente che urla; e nonostante quel che dicono i media, non sono i “grillini”, ma prevalentemente elettori e militanti del PD che gridano scompostamente che loro hanno diritto a governare e che noi dobbiamo dargli i nostri voti per farglielo fare, se no siamo irresponsabili, distruttivi, fascisti, berluscoidi, infantili. Un film stucchevole e già visto, qui a Torino, all’epoca delle elezioni regionali e della sconfitta di Bresso.

Voi partite da una visione che non sta in piedi, quella per cui per vent’anni abbiamo avuto uno scontro tra il male (Berlusconi) e il bene (il PD) e ora il M5S ha il dovere di far trionfare il bene. Mi spiace per voi, quella visione è falsa, innanzi tutto perché non c’è stato nessuno scontro, ma vent’anni di inciuci dietro le quinte, in cui il PD, dalla Bicamerale alle garanzie per le TV di Berlusconi, ha tenuto in piedi il PDL perché entrambi potessero spartirsi il potere.

Dunque per me Berlusconi e Bersani non sono uguali, ma sono ugualmente impresentabili. Sono due facce dello stesso fenomeno durato vent’anni. E’ proprio salvando Bersani che noi salveremmo anche Berlusconi e il berlusconismo.

Invece di fare appelli al M5S, chi simpatizza per il PD dovrebbe fare appelli ai propri dirigenti. Perché non si può venire bocciati alle elezioni e poi pretendere di governare, no? Che il PD dia un segnale di rinnovamento; che vadano a casa tutti, Bersani, D’Alema, Rosy Bindi, anche Renzi, che a seconda di come si sveglia è del PD o contro il PD o il leader della fusione PD-Monti, ma sempre nel sistema è. Che il PD dia un segnale di svolta morale; che faccia una letterina pubblica con cui rinuncia immediatamente ai rimborsi elettorali a partire da queste elezioni, che i suoi parlamentari firmino un impegno a ridursi lo stipendio a 2500 euro netti al mese e ad accettare solo rimborsi spese a piè di lista, come i nostri; che si dimetta subito la deputata PD neoeletta e già indagata in un caso di voto di scambio, che vengano pubblicate tutte le carte dell’affare Monte dei Paschi e cacciati tutti i politici del PD che lo usavano come un bancomat.

Se il PD farà tutto questo, qui e subito, allora si potrà discutere di un governo di persone slegate dai partiti, dalle banche e dal passato, che possa andare avanti sei mesi a fare poche cose urgenti e importanti: va bene la legge elettorale, ma innanzi tutto c’è da garantire gli esodati, i cassintegrati, i disoccupati, i piccoli imprenditori che aspettano un pagamento, l’assistenza, i servizi essenziali. Ma se il PD non fa questo, non è credibile come interlocutore del rinnovamento, e non verso di noi: verso il Paese.

Dunque, per favore, rivolgete i vostri auspici al vostro partito del cuore; perché se l’unica cosa che sapete fare è scrivere a noi perché diamo al PD dopo le elezioni i voti che non è stato capace di prendere durante… mi spiace, ma non mi sembra sensato e nemmeno tanto democratico.

Sul servizio passato a Presa Diretta

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Nella nota pubblicata qualche ora fa (http://goo.gl/TdhBL) ho sentito la necessità di precisare la mia posizione a riguardo di un'affermazione riportata nell'anteprima del servizio di Presa Diretta relativo a Torino (in particolare il riferimento ai dirigenti).

Ora che è passato il servizio in Tv voglio esprimere alcune considerazioni.
Qui il video:
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/03/10/italia-in-rosso-a-presadiretta-crisi-dei-comuni-fra-tagli-e-patto-di-stabilita/224195/


Mai avrei immaginato che l'anteprima pubblicata sul Fatto fosse il servizio completo su Torino.

Come si può affrontare in modo esauriente in soli 7 minuti, un tema così delicato e complesso come l'indebitamento di Torino?

Confesso che dal momento in cui ho accettato di rilasciare l'intervista "sul debito di Torino" fino all'effettiva realizzazione, ho passato parecchie ore a studiare bilanci, elaborare dati, confrontare documenti per arrivare la più preparata possibile all'appuntamento che ritenevo importantissimo.

Ne sono scaturiti 35 minuti di intervista durante la quale ho raccontato, documenti alla mano, tutto ciò che sapevo sulla situazione debitoria del Comune.

Ho parlato del debito finanziario di 3,3 mld di euro che diventa 4,5 mld se si considera anche il debito non finanziario (ad esempio i debiti commerciali). Un debito che evidenzia un trend decrescente negli ultimi anni e di cui una parte deriva da investimenti positivi (che ho definito "debito buono") per la città (ho parlato di riqualificazioni che hanno un ritorno per il territorio e di molti interventi che hanno trasformato la città in un qualcosa di diverso rispetto a quello che era), una parte invece, che ad oggi non so ancora quantificare, è quello che ho definito il "debito cattivo", che deriva anche da quello che abbiamo definito più volte, in sede consiliare il "Sistema Torino", un sistema di potere consolidato e non accessibile a tutti.

Di questo sistema che si basa anche sugli affidamenti diretti e soggetti esterni quali le fondazioni, ho cercato di spiegare il funzionamento.
(http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/torino/2013/01/come-funziona-il-sistema-torino.html)

Ho anche parlato della vicenda del concorso da dirigenti annullato, anche questa più volte denunciata.
(http://www.movimentotorino.it/2013/02/le-sentenze-del-consiglio-di-stato-e-fassino.html).

Sui possibili tagli da effettuare, ho raccontato di alcuni sprechi che incidono sul bilancio, di cui ho parlato in molte altre occasioni, come le risorse impegnate per pagare il portavoce del Sindaco (187.000 euro/anno) e quelle per il direttore generale (400.000 euro/anno).

Di tutto ciò che ho elencato sopra sono rimasti sì e no 90 secondi, incentrati su un singolo aspetto di un discorso molto più ampio. E più in generale appunto, solo 7 minuti per parlare di Torino.

Sono dispiaciuta e delusa, speravo che lavoro e impegno potessero portare un po' di luce su una questione così importante e invece, altro non rimane che la sensazione di un'occasione sprecata, solo denunce da una parte e difese dall'altra, entrambe prive di argomentazioni a favore o contrarie. Poca informazione.

Alla luce di quanto accaduto ho deciso di organizzare una serata, magari da ripetere in diverse circoscrizioni, dedicata al Bilancio, al debito, alle spese del Comune.

A breve i dettagli.

Questa sera alle 21:30 andrà in onda una puntata di Presa Diretta dove si parlerà anche di Torino e del suo indebitamento.

Nel servizio dedicato a Torino, come visibile dall'anteprima pubblicata sul sito del Fatto Quotidiano (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/03/10/italia-in-rosso-a-presadiretta-crisi-dei-comuni-fra-tagli-e-patto-di-stabilita/224195/), è riportato uno spezzone della lunga intervista (35 minuti circa) che ho rilasciato verso la fine di gennaio.

Ero consapevole del fatto che 35 minuti non sarebbero mai potuti essere utilizzati in toto e che sarebbe stato necessario, per ovvie motivazioni, effettuare una selezione dei passaggi più salienti.

Dopo aver visto l'anteprima, però, sento la necessità di fare una precisazione.

La voce, che credo sia quella di Iacona, al minuto 3:20 circa, in riferimento al "Sistema Torino" (che ho identificato come una delle cause della "parte cattiva" del debito, quella non riferita a investimenti che hanno avuto un ritorno positivo per la città) dice che "per Chiara Appendino ci sarebbe una gestione clientelare del potere al livello dei dirigenti del Comune".

Tengo a precisare a riguardo che non faccio assolutamente riferimento alla totalità dei dirigenti del Comune, ma solo ad una ridottissima parte degli stessi e che, anzi, la stra grande maggioranza dell'apparato comunale, dal semplice dipendente, fino agli alti livelli dirigenziali, svolge con grande serietà, onestà, professionalità e impegno il proprio lavoro.

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Annacquare l'acqua pubblica

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Lunedì scorso, il consiglio comunale di Torino si è finalmente espresso sulla proposta di delibera di iniziativa popolare per ritrasformare Smat in una società pubblica, proposta dai comitati referendari per l’acqua pubblica e sostenuta dalle firme di centinaia di torinesi.

Smat, difatti, è una società interamente posseduta da enti pubblici (il socio maggiore è il Comune di Torino, col 65% circa), ma è una società per azioni di diritto privato; come tale, potrebbe facilmente essere privatizzata. C’è già anche l’esempio dell’inceneritore: anche nello statuto di TRM, la società che lo costruisce, c’era scritto che la proprietà doveva restare pubblica, ma quando hanno dovuto fare cassa hanno semplicemente cambiato lo statuto e proceduto velocemente con la vendita ai privati. Per questo, l’unica vera garanzia contro la privatizzazione dell’acquedotto torinese è che Smat venga trasformata in una azienda speciale consortile di diritto pubblico.

Peccato che l’amministrazione di Fassino sia assolutamente contraria a questa trasformazione, come ammesso in aula dal vicesindaco Dealessandri in risposta a una nostra interpellanza. Per questo motivo, l’amministrazione comunale ha frapposto ogni genere di ostacolo al cammino della delibera.

In particolare, i dirigenti comunali hanno espresso già mesi fa un parere tecnico negativo, sostenendo che la trasformazione proposta sia illegale in quanto non prevista dal codice civile. Eppure a Napoli l’hanno appena fatta, con tanto di delibera validata dal segretario comunale e di atto notarile registrato dal presidente dell’ordine dei notai; molte altre città (Palermo, Belluno, Vicenza, Piacenza, Reggio Emilia) hanno già deliberato di procedere sulla stessa strada; non si capisce come a Torino la legge possa essere diversa dal resto d’Italia.

Tuttavia, in questo modo il Comune ha fatto melina per mesi; prima hanno detto che non si poteva, e i comitati hanno portato il parere di alcuni professori di diritto che smentivano la cosa; allora hanno detto che si sarebbe potuto, a patto di aspettare il 19 febbraio, data in cui si sarebbe formalmente concluso l’iter della trasformazione napoletana; poi, arrivato il 19 febbraio, hanno detto che comunque non si poteva e che a Napoli “sono passati col rosso e sono stati fortunati che il vigile non li ha beccati”, anche se un atto societario non è come guidare per strada, visto che bisogna per forza passare dal segretario comunale e dal notaio che devono validarlo.

Comunque, con questa scusa sono riusciti a tirarla in lungo fino a dopo le elezioni, nonostante l’attivismo e le manifestazioni dei comitati referendari, a cui abbiamo partecipato anche noi; in una occasione abbiamo anche esposto la bandiera dell’acqua sul balcone del Municipio, ricordando che l’acqua pubblica non è un simbolo di partito o comunque un principio di parte, ma un valore di tutti riconosciuto all’articolo 80 dello Statuto della Città.

Forse speravano che dopo le elezioni si sarebbe potuto bocciare la delibera con meno rischi, e invece, grazie all’onda dello tsunami, il clima è cambiato. Che fare? Non potendo farsi la figura di bocciare la proposta, ecco un’idea da politici professionisti: riscrivere il testo con ben 12 emendamenti che la snaturano in più parti, indebolendone il valore e inserendo tutta una serie di verifiche e ostacoli al futuro procedimento. Addirittura, il centrosinistra vota anche un emendamento del centrodestra che introduce come condizione quella di ottenere il via libera preventivo di tutti e 285 i Comuni soci di Smat, anche quelli che possiedono solo pochi euro di quote; una richiesta burocraticamente ingestibile, e un bell’accordo PD-PDL per annacquare l’acqua pubblica.

Gli stessi comitati per l’acqua pubblica hanno denunciato questo comportamento e il Movimento 5 Stelle in aula ha attaccato duramente la manovra, perdipiù dopo che il PD, per spostare l’attenzione, ha cominciato ad attaccare Pizzarotti e l’inceneritore di Parma (a proposito, ha risposto anche il comitato no inceneritore di Parma spiegando che il sindaco sta facendo tutto il possibile per fermare l’impianto e che loro sono soddisfatti del suo operato). Se mi provocano, mi arrabbio: il resto lo vedete nel video.

Il comportamento del centrosinistra è stato imbarazzante, non solo per la mancanza di una linea comune – divisi tra quelli che, come sindaco e vicesindaco, rivendicano orgogliosamente la gestione privata e di mercato dei beni comuni, e quelli che a parole vorrebbero un modello diverso ma poi tanto votano con gli altri – ma per la faccia tosta con cui hanno cercato di manipolare le cose, con l’aiuto dei media amici. Il PD è arrivato a fare un comunicato stampa intitolato “IL PD IN PRIMA FILA A FIANCO DEI COMITATI PER L’ACQUA PUBBLICA”, una strumentalizzazione tale che i comitati hanno reagito con un comunicato intitolato “Il colpo di mano del PD”.

Comunque, la battaglia continua e, a forza di premere, li stiamo costringendo ad andare ogni volta un po’ più in là. Per esempio, abbiamo approfittato della situazione per presentare una mozione che impegna Fassino a non intascarsi gli utili di Smat per finanziare la spesa comunale, usando il servizio idrico come un bancomat, ma a utilizzarli per fare investimenti o ridurre le tariffe, secondo il principio per cui sull’acqua non si lucra, neanche se a lucrare è una pubblica amministrazione.

Anche qui, si è verificato un inciucio tristissimo, con l’ex capogruppo PDL Tronzano che si alza in aula e si rivolge al PD dicendo di non capire il senso della mozione, così il PD risponde che è una bandierina dei grillini, visto che il PD è sempre stato d’accordo col principio e non c’era bisogno di ribadirlo. Peccato che alle ultime assemblee di Smat sia stata proprio Torino a schierarsi contro comuni come Rivalta e Avigliana che chiedevano di non distribuire gli utili, imponendo come socio di maggioranza la distribuzione di oltre 10 milioni di euro.

E così, mentre i partiti dicono il contrario di quello che pensano e fanno il contrario di quello che dicono, noi abbiamo portato a casa un altro punto, passo dopo passo. La prossima scadenza è, tra 90 giorni, il risultato della verifica aggiuntiva di fattibilità che hanno inserito con i loro emendamenti (come se non avessero avuto già un anno per farla): li attendiamo al varco.

Valentino, parco o Luna Park ?

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La ruota panoramica di Torino proposta dai giostrai al Parco del Valentino

piace solo a metà dei cittadini torinesi. Infatti attraverso un sondaggio, i torinesi di sono espressi equamente

in "a favore" e "contro", ad una ruota panoramica che non sarà nè troppo panoramica e neanche troppo innovativa.

Non potrà infatti misurare i 60 metri ,perchè il Comune di Torino vuole una struttura non definitivamente ancorata al suolo, e per una struttura di quel tipo si deve rimanere sotto i 60 metri così da non riuscire neppure a superare l'altezza dell'italiana Eurowheel, alta 92 metri situata nel parco divertimenti "Mirabilandia" di Ravenna, ruota di grande effetto illuminata tra l'altro da 50.000 lampadine.

Scorrendo la storia perfino la prima ruota costruita a Chicago in occasione
della Columbian Exposition, chiamata" Ferris wheel", del 1893 era alta 80 metri
e fu smontata e ricostruita a St.Louis.

Per non parlare delle ruote più alte nel mondo e possiamo citare quella di Pechino alta 208 metri, la berlinese di 175 metri , 135 metri per London Eye di Londra e, in costruzione, quella di 185 metri a Dubai .

Ma a parte l'altezza del "ruotino" rimane la perplessità di trasformare un
parco come quello del Valentino in un Luna Park mediocre. Niente contro le ruote panoramiche, ma quello su cui insistono gli ambientalisti è che l'opera, anche se non permanente, è comunque invasiva e cambia la fruizione naturalistica del parco situato vicino all'area del fiume Po, con un forte impatto paesaggistico.

Altro argomento di perplessità è anche legato all'accesso e ai parcheggi che mancano e vanno individuati, utilizzando il padiglione 5 come parcheggio permanente, o costruendone altri interrati.

Nulla quindi contro la ruota panoramica che sorgerà forse a Torino, SingaporeFlyer.jpguna struttura circolare anche romantica e panoramica, ma da inserire in altri contesti, in un luogo più adatto, più appropriato e pensando ad una struttura fissa, anche più sicura, per consentire di ottenere un piccolo primato, anche piccolo, ma non fare le cose per ultimi e anche male...

La televisione che uccide?

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Il video che vedete qui sopra, ripreso da Repubblica, ha fatto il giro del Web: durante un sopralluogo ufficiale, due consiglieri comunali, Viale (radicale del PD) e Liardo (PDL), vengono praticamente alle mani. Io c’ero in mezzo e devo dire che l’intera scena è stata più ridicola che altro, ma adesso vorrei invece raccontarvi qual è la questione che suscita tanto accanimento, e che è stata purtroppo un po’ oscurata dalla rissa.

La stradina del video è quella che separa dalle case e dai loro abitanti il teleporto di via Centallo, una struttura costruita per fare fronte alle esigenze di comunicazione delle Olimpiadi, e che è in funzione da allora. In pratica, si tratta di un’area con una dozzina di enormi parabole, di diversi metri di diametro, che trasmettono e ricevono segnali televisivi e Internet dai satelliti in orbita geostazionaria attorno alla Terra.

Per poter raggiungere i satelliti, situati nello spazio a decine di migliaia di chilometri, il flusso elettromagnetico emesso deve essere piuttosto intenso; d’altra parte, non servirebbe a nessuno sprecare energia per mandare il segnale sulle case adiacenti anziché sul satellite, per cui si tratta di onde fortemente concentrate nella direzione del satellite stesso, ovvero dirette verso il cielo. Secondo i progetti di questi apparati, nonché secondo le misurazioni dell’ARPA, che ha lasciato le proprie apparecchiature di misura in funzione per anni, il campo elettromagnetico generato da queste onde sulle case vicine è trascurabile, ampiamente dentro i limiti di legge, e non può avere alcun effetto nocivo.

Tuttavia, secondo gli abitanti di queste case, la realtà è completamente diversa. Essi lamentano disturbi di ogni genere, tra cui impossibilità di dormire, bruciature sulla pelle, stordimento, dolori. Raccontano che uno di loro è stato visitato e diagnosticato come se fosse sotto l’effetto di droghe, pur non avendo mai preso niente. Dicono che di notte le antenne vengono girate e rivolte verso le case (secondo i gestori, questo può avvenire solo poche volte l’anno, a segnali spenti, per fare manutenzione). E’ evidente a chiunque parli con loro che non stanno bene; l’ASL, in un rapporto preliminare, ha parlato di “psicopatologia” e auspicato lo spostamento degli impianti (si attende lo studio definitivo).

Il teleporto è della società Skylogic, del gruppo Eutelsat, che l’ha costruito su un terreno già utilizzato da Telecom Italia. In questo impianto lavorano alcune decine di ingegneri e tecnici specializzati, che in caso di trasferimento dell’impianto potrebbero perdere il lavoro; spostare un impianto del genere richiede tempo e denaro, e a quel punto tanto varrebbe accorpare queste funzioni in impianti analoghi in altre parti d’Italia.

Il problema di fondo è che l’inquinamento elettromagnetico è ignoto e sfuggente, e non così noto, almeno negli effetti a lungo termine, come si vorrebbe. Ormai è acclarato che “troppe onde fanno male”, ma non c’è accordo su quante, quali, per quanto tempo; anche i limiti di legge sono fissati in maniera piuttosto aleatoria.

Per questo, mentre nel caso scandaloso del colle della Maddalena il danno alla salute è riconosciuto da tutti, e tutti i limiti di legge sono superati da vent’anni, in questo caso è difficile arrivare a un’analisi comune, e dopo il titolo ci vuole il punto interrogativo.

Per i fisici dell’ARPA e gli ingegneri delle telecomunicazioni, qualsiasi sintomo mostrato dagli abitanti è psicosomatico, o al massimo è il risultato di una incredibile sensibilità personale ai campi elettromagnetici; per loro, non c’è alcuna ragione per cui l’impianto si debba spostare. Per gli abitanti, i limiti di legge non sono abbastanza cautelativi; le misurazioni dell’ARPA non sono credibili, non sono fatte nel modo, nel momento o nel posto giusto; e loro stanno venendo ammazzati lentamente per via dei grandi interessi economici che ruotano dietro alla televisione e alle telecomunicazioni, e che controllano anche la politica.

Alla fine, è comunque chiaro che un problema di igiene pubblica esiste; nel momento in cui decine di persone non riescono più a vivere in salute in casa propria, fa davvero differenza che sia un effetto fisico o un disturbo psicosomatico? Purtroppo, l’errore è stato fatto nel 2006 quando si è scelto di mettere le parabole lì, davanti alle case; ora tutti pensano che sarebbe meglio se quelle parabole fossero da un’altra parte, ma è difficile capire come si possa imporre legalmente lo spostamento o la chiusura di un impianto industriale che, secondo le autorità preposte alla salute ambientale, rispetta tutte le norme in materia. E allora, nessuno sa più bene come uscirne.

Per i nostri portavoce

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In queste ore in cui voi, i nuovi parlamentari a cinque stelle, vi apprestate a calare su Roma, vorrei condividere con voi e con tutto il Movimento alcune riflessioni personali.

A me è capitato più volte di frequentare in qualche occasione ambienti romani – i ministeri, il Parlamento, gli studi televisivi. Mi è capitato in diverse epoche e con diversi ruoli, dal rappresentante degli studenti all’attivista per i diritti digitali, ma mai con posizioni di potere come quella del parlamentare. Eppure, persino a me è regolarmente successo di trovare ogni volta qualche personaggio d’apparato, un perfetto sconosciuto, pronto a sdilinquirsi in lodi sperticate a prescindere; posso solo immaginare cosa succederà a voi.

Perciò, quando leggo resoconti che aprono il cuore come questo, in me scatta il campanello d’allarme. Se parlate con un semplice impiegato che vi dice sottovoce quanto sia contento del rinnovamento, posso ben credere che sia sincero. Se però ve lo dice un conduttore televisivo o un dirigente di un ministero, ovvero qualcuno che non potrebbe essere lì se non avesse avuto il beneplacito di almeno un partito, drizzate le orecchie, perché molti si stanno semplicemente “riposizionando” per non perdere il posto qualora il Movimento andasse in futuro a governare.

Questo fenomeno purtroppo si intreccia ora con la formazione del nuovo governo. Sappiamo benissimo che molti dei nostri parlamentari (e non solo loro, è successo pure a me) stanno venendo contattati, direttamente o indirettamente, da piddini e montiani, con la preghiera di “far ragionare Grillo perché accetti l’alleanza”. Molto di questo tentativo si basa appunto sulle lusinghe organizzate: gli stessi giornali che hanno buttato merda fino a venerdì, ora verranno a intervistarvi parlando di voi come giovani geni della politica, destinati sicuramente a fare il presidente di commissione o magari della Camera, o persino il ministro, se si fa l’accordo.

Avrete notato come tutti i media di centrosinistra improvvisamente abbiano ricominciato a battere sulla democrazia interna del Movimento, sul fatto che devono decidere i parlamentari e non Grillo; persino uno come Bracconi, che da anni vomita attacchi e maldicenze su di noi, oggi si dedica a questo. Che agli italiani della democrazia interna al Movimento non freghi niente è dimostrato dai risultati elettorali (a proposito, quand’è che Favia si dimette?), ma il messaggio è per voi: “scaricare Grillo è giusto, voi adesso siete più importanti e più intelligenti di lui, fate voi l’alleanza, prendete voi in mano il Movimento, farete giustizia e in più avrete ciò che meritate: potere, visibilità, adulazione”.

Inutile dirvi che poi il vostro potere e la vostra visibilità durerebbero una mezza stagione, come appunto quelli di Favia, perché in politica il potere ce l’ha chi porta voti (o in alternativa soldi) e no, mi spiace, i voti al M5S non li avete portati voi. Ma il potere dà alla testa, il potere corrompe e porta le persone a non poterne più fare a meno, le trasforma in mostri pronti ad accoltellarsi per un’ospitata a Ballarò.

Per questo non mi sono molto piaciute alcune delle interviste che avete rilasciato, tipo questa o questa. Non mi è piaciuto dover leggere affermazioni come “il premier non sarebbe Grillo ma lo sceglieremo tra noi parlamentari” e “da Napolitano ci andremo noi”. Spero che siano solo leggerezze dettate dall’entusiasmo.

Infatti, noi vi abbiamo eletti per fare le leggi, anzi, per coordinare un lavoro di rete nella stesura di nuove proposte di legge e nell’analisi delle proposte degli altri, in qualità di portavoce. Non vi abbiamo eletti per discutere dell’organizzazione nazionale del Movimento e nemmeno di ministeri e di alleanze, che sono state escluse fin dal principio nelle regole che avete firmato solo tre mesi fa per candidarvi.

E’ chiaro, ve lo dico per esperienza, che non potrete consultare sempre tutti su tutto e dovrete assumervi la responsabilità di prendere posizione da soli in varie occasioni, ma uno dei vostri immediati compiti è quello di trovare un modo di discutere con il resto del Movimento, con tutti i cittadini, le posizioni da prendere; guai se cominciassero ad esserci “circoli VIP” nel Movimento, se voi pensaste di essere più importanti dell’attivista che monta il gazebo al mercato, di valere più di uno.

E’ chiaro che la responsabilità politica, civile e penale di un voto è del singolo che lo fa, dunque è giusto che siate voi a tirare le somme dell’opinione della rete sulle materie di competenza del Parlamento; ma guai se pensaste di essere voi a dover decidere la linea politica del Movimento, che spetta invece a tutta la rete e all’unico portavoce che la tiene insieme, Beppe Grillo; su queste cose sarà lui a consultare i cittadini, non voi.

Invece di pensare a queste cose, pensate a dividervi il lavoro e a pubblicare i recapiti a cui i cittadini possono inviare segnalazioni e proposte, e gli indirizzi per discuterle con voi. Noi vi abbiamo votato per essere coinvolti sui problemi dell’Italia: non ci deludete.

Semplicemente grazie

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Sono passati ormai alcuni giorni dal voto, ma a nome di tutto il Movimento torinese vorrei porgere un grande ringraziamento a tutti voi.

Ai 128.149 torinesi che ci hanno votato, un numero pazzesco, che ci ha portato a essere di gran lunga la seconda forza politica della città (il PDL si è fermato a 85.000…) e ad essere addirittura primi nelle circoscrizioni 5, 6 e 10, seguendo peraltro quasi tutti i comuni della cintura torinese – da Rivoli a Chivasso, da Grugliasco a Venaria, da Nichelino a Collegno, da Orbassano a Caselle, da Moncalieri a Beinasco – dove siamo nettamente la prima forza politica. Nonostante i tentativi scomposti dei giornali di farci passare per stupidi o per distruttivi, useremo bene i vostri voti e faremo in modo di sostenere le riforme che servono a questo Paese, ma solo quando saranno proposte in maniera credibile (no, un governo con dentro quelli che fino a venerdì scorso le hanno osteggiate non è credibile).

Alle centinaia di persone che in questi giorni ci contattano con proposte, domande, idee, semplice voglia di partecipazione: grazie, contattate i vostri gruppi di quartiere e venite alla prossima riunione, o venite mercoledì 6 marzo alle 21 in via Stradella 192, quando daremo il benvenuto a chi vorrà attivarsi.

Alle decine di migliaia di persone che sono venute in piazza Castello il 16 febbraio, regalandoci una emozione incredibile e poi aiutandoci a raccogliere tutti questi voti: vi abbiamo già ringraziati dal palco, ma grazie ancora; e grazie anche ai gruppi che hanno suonato (le grandissime LeGal, Shanty e Dino Pelissero, gli Scemi di guerra, i Sonicshine, i Premiata Distilleria Barzotto), a Marco Carena e Manuela Grippi che hanno presentato, a Romina Rossi che ha tradotto per i sordomuti, a Elisabetta Savaglio e Enrico Venditti (grazie per il drone delle spettacolari immagini qui sopra) che hanno ripreso quanto accadeva, a Tecnoservice di Collegno per l’impianto audio e ai molti volontari per il servizio di assistenza medica.

Alle centinaia di persone che si sono offerte come rappresentanti di lista, dedicando del tempo a controllare che i voti di tutti noi non venissero annullati con una scusa qualsiasi.

Alle centinaia di attivisti che non solo in queste settimane, ma in questi anni sono scesi nei mercati e nelle piazze con i nostri gazebo a parlare coi cittadini, a discutere, ad ascoltarli, a capire cosa vuole la gente dalla politica, una cosa che i partiti non sanno più fare; e a quelli che hanno affisso i manifesti, volantinato, raccolto le firme, organizzato serate, scritto sui social network, combattuto con la burocrazia e la mancanza di risorse… e tante altre cose.

Alle 36 persone che hanno condiviso con me il lavoro di delegato di lista per le varie aree della provincia, non lasciando nemmeno un fazzoletto di terreno scoperto, perché se Piemonte 1 (Torino e provincia) è la circoscrizione dove il Movimento 5 Stelle è andato meglio di tutta la pianura padana è anche per questo, e perché per far eleggere i parlamentari torinesi servono anche i voti delle valli, delle campagne e delle colline, e viceversa; e dunque li ringrazio per nome: Carmine Arnone, Massimo Bertero, Mauro Bianco Levrin, Claudio Borsello, Luigi Carignano, Gianpaolo Caruso, Pietro Catania, Silvia Cossu, Alessandro Delfino, Ivan Della Valle (ora cittadino onorevole), Andrea D’Errico, Dimitri De Vita, Natale Di Santo, Roberto Falcone, Eleonora Forno, Francesca Frediani, Marcello Gigante, Alessandro Giustetti, Sergio Grosso, Roberto Guasti, Francesco Lo Grasso, Luigi Massa, Anna Merlin, Gianpiero Minari, Domenico Monardo, Alberto Moscarda, Pino Nastro, Mario Perino, Roberto Ricci, Paolo Roselli, Roberto Rossato, Marco Sayn, Alberto Sega, Emanuele Sorrenti, Dante Vermena, Sergio Visentini.

A tutti i candidati, anche quelli che sapevano dal principio che non sarebbero mai e poi mai entrati in Parlamento, ma hanno lavorato lo stesso credendoci fino in fondo.

Allo staff comunale (gli indispensabili Paolo Vinci e Marina Commisso) e regionale, vecchio e nuovo, che dopo il lavoro hanno dedicato serate e giornate alle più oscure attività organizzative.

Ai dieci consiglieri di circoscrizione – Viviana Ferrero, Serena Imbesi, Maura Paoli, Nicola Santoro, Antonino Iaria, Paolo Tkalez che ha anche fatto il delegato di lista firmando risme di carta, Fabio Versaci, Claudio Di Stefano, Monica Amore, Luigi D’Alberti – a Chiara Appendino che scoperchia senza paura i mali della città, a Davide Bono che combatte in Regione e a tutti i consiglieri comunali della provincia, perché sono convinto che gran parte dei nostri voti li abbiamo conquistati con l’esempio, dimostrando che lavorare duramente, onestamente e tenacemente si può, e scusateci se ogni tanto non riusciamo a fare tutto, litighiamo, ci perdiamo le vostre segnalazioni, ma alla fine siamo una bellissima squadra e abbiamo messo in seria difficoltà il “sistema Torino”.

Alle persone che mi sono vicine e che da cinque anni sopportano e condividono tutti i sacrifici che questa avventura comporta… e a quelle che sono vicine a tutti gli altri cittadini con l’elmetto in prima linea a Torino.

Al presidio No Tav di Venaus (per la cena!) e a tutto il movimento No Tav, Alberto Perino in testa, perché se in questi anni siamo passati da essere un manipolo di utopisti e di aspiranti politici a essere un gruppo che nonostante tutto lavora insieme per un obiettivo comune è anche e soprattutto per il vostro esempio (e a tutti i nostri neo-elettori che ancora non capiscono di cosa sto parlando, per favore venite il 23 marzo e lo capirete).

A Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che fanno da parafulmine per tutti e senza i quali nulla di tutto questo sarebbe mai successo, ma anche a Pietro Dettori, Salvo Mandarà, Gian Paolo Polinelli, Walter Vezzoli, Davide Casaleggio, Filippo Pittarello e alle altre persone che hanno lavorato al tour che ha sconvolto l’Italia, e prima di questo, per anni, a trasformare un sogno di cambiamento in realtà.

Grazie a tutti noi, e se anche inevitabilmente il Movimento – ora che è grande – si evolverà un pochino, cerchiamo di non perdere mai lo spirito che ci ha permesso di arrivare qui, e di continuare ad aiutarci l’un l’altro.

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