Un problema del cranio

(di Vittorio Bertola) 13.01.13 19:37

Qual è, secondo voi, la priorità del consiglio comunale di Torino di domani? Probabilmente vi aspettate che sia la discussione sui blocchi del traffico anti-smog (sui quali peraltro ribadiamo la posizione espressa da mesi), e invece no: il Partito Democratico ha chiesto di mettere al primo punto la mozione, presentata dal consigliere calabrese del PD Domenico Mangone, di restituire e seppellire il cranio del bandito ottocentesco Giuseppe Villella, conservato nel Museo Lombroso.

Anche se alla fine l’ordine è stato invertito, la discussione sarà calda; i consiglieri comunali stanno ricevendo decine di mail dalla Calabria che li invitano a votare a favore. Difatti è stato il sindaco di Motta Santa Lucia, paesino dei monti calabri di cui Villella era originario, a portare in causa il Comune e l’Università di Torino ottenendo dal tribunale di Lamezia una sentenza che li obbliga a restiuire il cranio al Comune d’origine, che per legge esegue la sepoltura in assenza di parenti; anche se la sentenza qualche giorno fa è stata sospesa dopo l’appello.

Difatti, la legge – articoli 410-413 del codice penale, articolo 32 del Regio Decreto 1592/1933 e articoli 40-42 del D.P.R. 285/1990 – permette l’uso di cadaveri di persone prive di parenti per studi scientifici, ma per un tempo determinato; alla fine tutti devono essere seppelliti o cremati, per rispetto della dignità dell’essere umano. Però è vero che, una volta che le spoglie umane entrano nel patrimonio di un museo, se rivestono valore “etnoantropologico” sono riconosciute come “beni culturali” e come tali “non possono essere distrutti” (articoli 10 e 20 del D.Lgs. 42/2004).

Insomma, messa sul piano del rispetto delle spoglie, si tratta più che altro di una questione di sensibilità e di coscienza, su cui ognuno può pensarla come vuole: è infatti indubbio che ci sia secondo molti (inclusa l’associazione dei musei) un momento in cui le spoglie umane diventano bene culturale e reperto scientifico, altrimenti non potremmo esporre nemmeno le mummie egizie e gli scheletri dell’uomo di Neanderthal – cosa che peraltro altri invece ritengono giusta.

Per questo motivo, il Movimento 5 Stelle lascerà libertà di coscienza e Chiara probabilmente voterà contro la mozione, mentre io, se la discussione rimarrà su questo piano, voterò a favore auspicando la sostituzione del cranio con un calco, coerentemente con le posizioni già espresse. Infatti, solo poche settimane fa, sono stato io a sollevare la questione della “mostra” Human Body Exhibition, per la quale l’intera città è stata riempita di gigantografie pubblicitarie di cadaveri scuoiati e messi in pose buffe, con il patrocinio della Città. Alla mia interpellanza l’assessore ha risposto che tutto era regolare e che si trattava di cinesi condannati a morte e usati con il permesso del governo di Pechino, giustificazione che a me, sul piano etico, pare del tutto insufficiente.

Il problema, però, è che la discussione facilmente non rimarrà su questo piano. Il testo della mozione, difatti, è infarcito di attacchi alle qualità di scienziato di Cesare Lombroso, arrivando verso la fine a insultare la nostra Università accusandola di avere aperto un museo che espone reperti “senza alcuno scopo scientifico” e a riportare, anche se in politichese, la richiesta di non intitolarlo più a Lombroso; e, al fondo della prima pagina, accusa Lombroso di avere inventato il “razzismo scientifico” e gli attribuisce addirittura la responsabilità di avere pregiudicato “un equilibrato sviluppo del Paese”, insomma lo ritiene responsabile dell’arretratezza attuale del Meridione. Se queste accuse resteranno nel testo della mozione, il mio voto finale sarà contrario, dato che non le posso assolutamente condividere, e vi spiego perché.

Esiste da diverso tempo nel Meridione una campagna di revisionismo storico, tesa a presentare l’unificazione d’Italia come una conquista coloniale del Piemonte, che avrebbe occupato militarmente il Regno delle Due Sicilie, ricco e moderno, e l’avrebbe depredato, causando così la povertà attuale del Mezzogiorno, che senza i Savoia sarebbe oggi un’isola felice e borbonica. Di questa campagna, Villella è un simbolo due volte; la prima perché fu un brigante, morto in galera dopo essere stato catturato dalla polizia mentre era latitante nei boschi, e dunque secondo i neoborbonici un eroe della resistenza contro l’occupante “straniero”; la seconda perché proprio dallo studio del cranio del Villella Lombroso derivò la teoria dell’“atavismo criminale”, per cui alcune caratteristiche della forma del cranio, piuttosto diffuse in Meridione, sarebbero state correlate a una maggiore propensione alla criminalità.

Da questa campagna nascono pamphlet illeggibili e infarciti di vittimismo, come il tremendo Terroni di Pino Aprile, per cui pure Grillo tempo fa si prese una sbandata. Partendo da alcuni episodi storici della guerra d’indipendenza, come le terribili stragi compiute dall’esercito savoiardo in alcuni paesi meridionali appena conquistati, si arriva a sostenere l’analogia tra Vittorio Emanuele II e Hitler e a sostenere “fatti” estremamente improbabili, come quello per cui il Forte di Fenestrelle sarebbe in realtà stato un lager pieno di meridionali in catene. E se arriva uno storico serio come Alessandro Barbero a dimostrare che ciò non è mai accaduto, gli si risponde che lui è piemontese e dunque senz’altro intenzionato a manipolare la storia contro i meridionali; al punto che la Provincia ha persino concesso di affiggere nel forte una targa che commemora le inesistenti “vittime” di questa vicenda (Saitta e i suoi grandi elettori sono calabresi…).

E quindi, ora si chiede al consiglio comunale di Torino di abbracciare questa teoria, di dire che Lombroso era un criminale razzista e che per lui dobbiamo chiedere scusa, e anzi che dobbiamo censurarlo dalla storia della scienza. Che la teoria dell’atavismo criminale sia scientificamente infondata non c’è più alcun dubbio; ma lo possiamo dire ora, dopo centocinquant’anni. Che fosse studiata apposta per fomentare il razzismo contro i meridionali è invece una castroneria, se non altro perché il secondo “brigante” studiato da Lombroso, Vincenzo Verzeni, era delle campagne bergamasche, e perché la gran parte delle spoglie contenute nella sua collezione e ora nel museo sono di piemontesi.

Inoltre, il fatto che Lombroso abbia in vita proposto delle teorie successivamente rivelatesi infondate e magari persino fantasiose non è di per sé sufficiente per negarne la statura di scienziato o peggio definirlo un criminale; è, in realtà, il modo normale in cui la scienza procede, e moltissimi grandi scienziati sostennero in vita teorie sbagliate e ai nostri occhi incredibili.

Isaac Newton, a cui dobbiamo la legge di gravità, era in realtà principalmente un alchimista; credeva all’esistenza della pietra filosofale, che avrebbe trasformato i metalli in oro e donato l’immortalità, e passò la vita a cercare di produrla. Nikola Tesla, il genio dell’elettromagnetismo, credeva che la Terra assorbisse i raggi cosmici e grazie ad essi si espandesse costantemente come un palloncino, spiegando così la deriva dei continenti. E, già nella nostra epoca, Watson e Crick, premi Nobel per la medicina in quanto scopritori del DNA, si sono resi protagonisti di teorie alquanto surreali; secondo Crick, il DNA sarebbe giunto sulla Terra dallo spazio, speditoci dagli alieni mediante una cometa, mentre Watson, non più di cinque anni fa, è diventato nuovamente famoso per aver sostenuto che i neri sono geneticamente più stupidi dei bianchi, nonostante tutte le prove contrarie.

Eppure, nessuno si sogna di togliere il premio Nobel a questi scienziati o di sostenere che tutto ciò che hanno fatto non è scientifico e va censurato. Al contrario, la scienza impara dai propri errori, e proprio perché alcune teorie sono infondate è importante documentare come vennero concepite e propugnate all’epoca.

Inoltre, non tutto ciò che scrisse Lombroso è infondato; anzi, dalle sue ricerche nacquero la moderna medicina legale, la criminologia scientifica, e persino alcune delle teorie psicanalitiche di Freud. Lombroso fu anche il maestro di tanti altri scienziati illustri, tra cui Camillo Golgi (premio Nobel per la medicina nel 1906) e Mario Carrara (uno dei pochi professori a rifiutare il giuramento di fedeltà al fascismo, a cui tuttora è intitolato il parco della Pellerina), e di quella scuola di medicina torinese da cui nei primi decenni del Novecento emersero poi ben tre premi Nobel (Dulbecco, Luria e Levi Montalcini). Non c’è nessun motivo né per censurarlo, né per negarne il valore scientifico.

Quella di prendere una parte di verità e di ingigantirla in modo assurdo per sostenere le proprie teorie è peraltro una consuetudine dei neoborbonici. Dal fatto che a Napoli fosse stata costruita la prima ferrovia d’Italia si inferisce che il Sud fosse tecnologicamente molto più avanzato del Nord, e dal fatto che ci siano state delle rivolte contro i Savoia si conclude che nessuno al Sud volesse l’Unità d’Italia; fosse vero, non si capisce come lo stato di Napoli possa essere capitolato di fronte agli avventurieri di Garibaldi. Per il fatto che i ricchi forzieri del re di Napoli siano stati incamerati dai Savoia si afferma che lo stato italiano in centocinquant’anni ha impoverito il Sud più di quanto l’abbia sovvenzionato (la realtà è che, grazie al tipico stile di governo della politica italiana, ci ha impoveriti tutti).

E dalla violenta repressione di alcune rivolte si conclude che i Savoia erano razzisti e volevano organizzare la pulizia etnica dei meridionali, quando quello era semplicemente il normale stile di gestione dell’ordine pubblico nell’Ottocento, e i Savoia non esitarono a fare stragi in tutto il Nord, dal sacco di Genova del 1849 fino alle cannonate di Bava Beccaris sui milanesi nel 1898, passando per la strage di Torino del 1864.

C’è un altro movimento politico che adotta le stesse tecniche di manipolazione della storia in chiave localista: è la Lega Nord. Il movimento neoborbonico è lo specchio perfetto della Lega e ha lo stesso obiettivo: a parole, spaccare l’Italia, e più concretamente, usare l’orgoglio campanilistico di una parte della società per garantirsi visibilità, potere e poltrone.

Ma io sono orgoglioso di essere torinese, piemontese, italiano ed europeo; sono orgoglioso dei miei tre quarti piemontesi – dalla città, dalle colline astigiane e dalle risaie casalesi – come del mio quarto di nobiltà napoletana. Sono stato in quella parte della Calabria solo due mesi fa, dal mare fino alla Sila passando per il centro storico di Cosenza, e credetemi, è davvero bellissima. Ogni angolo d’Italia ha una storia, una cultura e un ambiente unici al mondo, e invece di litigare su storie di secoli passati dovremmo chiederci come tutelare tutte queste diverse culture dal declino e dalla globalizzazione.

Se dunque nella mozione resteranno gli attacchi alla figura di Lombroso e i riferimenti all’ideologia neoborbonica, anche il mio voto non potrà che essere contrario, come lo sarebbe a una mozione leghista che prendesse di mira i meridionali. Ad ogni modo, siamo qui per parlarne e dunque sono lieto di ricevere i commenti dei cittadini torinesi e di chi vorrà prendere parte alla discussione.

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