Repetita iuvant

(di chiara appendino) 18.01.13 12:46

Dal momento in cui ho iniziato a scavare nella questione degli affidamenti diretti, mi sono giunte periodicamente richieste di chiarimento (l'ultima tramite un commento di un certo Umberto a questo post, ma anche via Facebook o nei corridoi del Comune) riguardanti la mia retribuzione e la mia posizione lavorativa. Ho pensato, quindi, di scrivervi queste righe per aggiornarvi ancora una volta sul mio status occupazionale e retributivo, tema già ampiamente reso pubblico e discusso su questo blog e su Facebook all'inizio del mio mandato.
Per arrivare alla situazione odierna occorre ripercorrere brevemente la mia carriera lavorativa.
Ho conseguito la laurea triennale in Economia nel 2007 e, circa sei mesi prima di laurearmi con quella specialistica, ho partecipato ad un colloquio presso la Juventus S.p.A. per uno stage nel controllo di gestione. Inizio così la mia prima esperienza lavorativa tramutatasi, dopo il conseguimento della laurea specialistica in Economia, in un contratto a tempo indeterminato.  
Nell'autunno del 2009, dopo quasi 2 anni di esperienza in questa importante azienda, decido di abbandonare il "posto sicuro": mi licenzio. Decido di lasciare un posto fisso in una grande azienda per andare a ricoprire un ruolo di maggiore responsabilità presso un'azienda più piccola, nella quale c'era un posto vacante a causa del pensionamento della persona che per quarant'anni si era occupata di amministrazione, pianificazione e controllo. Per me era la possibilità di crescere professionalmente mettendo in pratica ciò che avevo studiato all'università e appreso in due anni alla Juventus.
Questa azienda ha per me anche un valore affettivo perché mio marito è uno degli amministratori e vi detiene una quota partecipativa assieme al fratello e al padre.
Tutto ciò accadeva prima che diventassi attivista del Movimento, cosa che è avvenuta solo dopo le elezioni regionali del 2010. Un anno dopo ancora, come molti di voi sanno, mi sono candidata per il Comune col Movimento e il resto è cronaca.
Questa breve premessa era necessaria per spiegare ciò che accade tra l'azienda presso la quale lavoro, il Comune di Torino e la sottoscritta.
La legge che regolamenta gli Enti Locali (anche ispirata dall'art. 53 della Costituzione, che al comma 3 recita: "Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro"), prevede che i lavoratori dipendenti che siano eletti ad esempio in Comune o nelle Circoscrizioni possano beneficiare per svolgere il proprio mandato, di permessi retribuiti e che tali permessi non gravino sulle aziende di provenienza ma sul Comune o sulla Circoscrizione. In poche parole la società presso la quale un consigliere è dipendente riceve dal Comune un rimborso per le ore di lavoro effettivamente prestate da questo consigliere al Comune e non all'azienda.
Se così non fosse sarebbe impossibile per una persona che vuole mantenere il proprio posto di lavoro e la propria indipendenza, senza diventare un politico di professione, essere presente alle commissioni, che ci sono tutti i giorni, e alle sedute del Consiglio Comunale, perché dovrebbe prendere ferie e permessi che finirebbero in pochissimo tempo. Nello stesso modo non sarebbe sensato che le aziende si sobbarcassero di oneri che non sono propri e quindi, banalmente, pagassero lo stipendio ad una persona che invece lavora per qualcun altro, in questo caso per il Comune di Torino.
Ecco dunque il mio trattamento:
Dovrei percepire per ogni consiglio o commissione ai quali  partecipo, un gettone lordo di 120 euro (nel 2012 abbassato del 30% a causa dell'uscita dal patto di stabilità), col limite massimo stabilito dalla legge di 19 mensili.
Nel contempo, mantenendo il lavoro che sto attualmente svolgendo e che continuerò a svolgere, percepisco il mio stipendio da lavoratore dipendente, che è rimasto invariato dall'assunzione avvenuta ormai 3 anni fa ad oggi, e tale rimarrà, fino alla fine del mio mandato elettorale. L'azienda per la quale lavoro, come spiegato sopra, a sua volta viene rimborsata dal Comune per le ore di lavoro prestate al Comune, in Consiglio Comunale o in Commissione.
Diversi mesi fa, tuttavia, vista la situazione economica che sta vivendo il Comune di Torino, l'uscita dal Patto si Stabilità e la richiesta di continui sacrifici alla cittadinanza, ho deciso autonomamente, e senza alcuna pubblicità, di rinunciare a percepire i gettoni di presenza, come si può vedere in questa sezione del sito del Comune: link

Questi dunque i fatti che è corretto che siano noti a tutti i cittadini torinesi, quelli che mi hanno votata e quelli che invece desiderano, giustamente, controllare il mio operato e come vengono spesi i soldi pubblici. Cosa può, infatti, accadere? Vi sono stati casi per i quali questo sistema di rimborso delle ore lavorative all'azienda privata è stato, in modo tutto italiano, usato con assunzioni ad hoc, con persone che sono state assunte subito dopo l'elezione, magari con lauti stipendi, e quindi pagate quasi interamente con soldi pubblici. Può anche succedere che gli stipendi percepiti aumentino magicamente subito dopo l'elezione "tanto paga il comune".
Anche se è evidente come nel mio caso personale non ci sia nulla da nascondere, è facile intuire che questo tipo di tutela per i lavoratori dipendenti previsto dalla legge, possa portare a delle distorsioni a discapito delle casse comunali e quindi dei cittadini ed è per questo che è assolutamente necessario che si faccia sempre massima chiarezza.
Per questo è per me importante che ciascuno di voi sappia leggere i fatti, verificare le fonti e valutare in modo autonomo l'operato di una cittadina prestata alla politica per un massimo di 2 mandati che si sta impegnando con tutta sé stessa per dare un contributo, spero significativo, alla città di Torino.
Chiara.
 

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