Il mio intervento in aula sul Museo Lombroso

(di chiara appendino) 15.01.13 10:05

Durante il dibattito in commissione, alla presenza anche del direttore del museo e dei tecnici, nonostante non sia intervenuta nel merito, ho ascoltato con attenzione le diverse posizioni espresse e ribadite qui in aula, in particolare dal collega e primo firmatario Mangone.

Vorrei quindi, oggi in aula, condividere con voi alcune riflessioni originate dai temi affrontati dalla mozione.



A differenza di quanto emerso spesso sia sui giornali che da alcuni interventi ritengo che non si tratti di una semplice - e permettetemi di dire anche decisamente strumentale - contrapposizione tra nord e sud dell'Italia o tra vecchia e nuova mentalità, ma parlando del Museo Lombroso ci assumiamo la responsabilità di giudicare molto di più che un'epoca storica: valutiamo un modello sociale e culturale.



L'ottocento, ma ancora di più il novecento, fu popolato di teorie che possiamo definire "pseudoscientifiche", successivamente smentite dal progresso della scienza stessa, e sovente anche dal semplice buon senso. Non sto ad elencare, credo che le abbiamo tutti presenti, visto che hanno causato sofferenze, dolore e morte a milioni di persone, e non mi riferisco solo a quella codificata da Lombroso, basti pensare a ciò che è accaduto nel novecento grazie ad alcuni postulati sull'esistenza e sulla superiorità di alcune "razze" su altre.



Nella cultura italiana ci sono state due opposte scuole di pensiero in merito ai musei: Giovanni Gentile ne postulava l'utilità educativa, Benedetto Croce li reputava la morte della cultura stessa. Per ora sembra che abbia prevalso il primo punto di vista e Torino, tra le prime città d'Italia, è dotata di un circuito museale molto importante.



Perchè dunque mantenere aperto un museo dedicato ad una persona le cui teorie sono state ormai superate? Perchè è importante tenere quei reperti in mostra per coloro che desiderano fruire di quel luogo di divulgazione? Sicuramente non per confermare le teorie del "delinquente nato" né per glorificare Lombroso in quanto uomo di scienza, ma per comprendere quanto profonda fosse la spaccatura che attraversava la società italiana proprio nel secolo in cui fu realizzata l'unità stessa del nostro paese. Questa spaccatura, velata di uno pseudoscientismo, ha effetti ancora oggi, produce ancora oggi derive che sovente ci tocca combattere schierandoci contro il razzismo, di qualunque tipo esso sia.



Non è dunque di grande utilità poter comprendere quale sia l'origine di ciò che ancora oggi interessa le nostre vite e la società nella quale viviamo?



Tra i molti musei che abbiamo a Torino c'è il Museo Egizio: benchè sicuramente nessuno di noi creda negli dei egizi e nella mummificazione, ancora oggi decine di migliaia di persone ogni mese si recano li per capire, per conoscere una delle grandi culture dell'età antica. Estremizzo un po', ma la domanda, che ho posto anche informalmente in commissione non può che sorgere: dovremmo, dunque, dare adeguata sepoltura anche a quelle mummie nelle tombe dalle quali gli archeologi le hanno tratte?

I secoli che ci separano da loro, ben maggiori rispetto a quelli che ci separano da Lombroso, non sono una giustificazione morale per non rispettare le esplicite volontà di quelle persone che più di due millenni fa hanno disposto dei loro resti mortali.



Il passato è ormai dietro di noi ed è una grande risorsa di un valore incredibile. Indipendentemente da come lo giudichiamo, deve essere usato per costruire il futuro, senza dogmi.



E anche per questo motivo, quindi, il passato non si seppellisce, perché non avrebbe senso, ma si studia, si impara, si critica e si tramanda a coloro che verranno dopo di noi.



Pertanto ritengo di grande valore il museo Lombroso (come tanti atri musei presenti sul territorio) ed il suo contenuto e per i ragionamenti espressi non posso di certo condividere il contenuto di questa mozione.

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