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La variante che licenzia la gente

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Questa è una storia che inizia molto tempo fa, ben prima che facessi politica; già allora (parliamo del 2007 e poi del 2009) il mio blog menzionava con un certo sconcerto la vicenda della vendita della casa Gramsci di piazza Carlina, dal Comune ai De Giuli – ben connessi immobiliaristi torinesi – al prezzo stracciato di 7 milioni di euro, per farne un albergo di lusso.

Il nuovo hotel sarebbe poi stato gestito dal gruppo spagnolo NH; e anche qui si tratta di amici di famiglia, dato che la filiale italiana NH Italia è una joint venture tra gli spagnoli e Intesa Sanpaolo, che ne detiene tuttora il 44,5%. NH Italia, avendo comprato il gruppo Jolly Hotel, si ritrovava già proprietaria di diversi alberghi a Torino: l’ex Art & Tech al Lingotto, l’Ambasciatori e il Ligure di piazza Carlo Felice.

Si sa, a Torino grazie al megainvestimento olimpico il turismo tira… o forse no, visto che gli alberghi entrano in crisi uno dopo l’altro: è per questo che già nel 2009 la proprietà annuncia l’intenzione di chiudere l’Hotel Ligure e trasformarlo in appartamenti. C’è un piccolo particolare: il piano regolatore di Torino prevede che lì ci sia un albergo; per poterne fare appartamenti è necessaria una variante che, come dice la legge, deve andare nel pubblico interesse (non è sufficiente che ci sia un interesse privato).

A settembre 2011 arriva così in consiglio comunale, per il primo passaggio, una variante urbanistica per cambiare la destinazione d’uso del palazzo da alberghiero a residenziale. In aula, l’unico che ha qualcosa da dire sono io. Ci è stato detto che la chiusura dell’albergo è propedeutica all’apertura di quello in piazza Carlina e che i lavoratori del Ligure saranno semplicemente spostati là, o comunque ricollocati negli alberghi torinesi di NH; addirittura ci è stata mostrata una lettera scritta della proprietà che si impegna in questo senso, e che viene richiamata nella delibera.

Un mese dopo, però, le cose cominciano a non tornare: sul giornale si parla di 37 licenziamenti, e allora presentiamo una interpellanza. A metà dicembre, ancora in attesa di risposte, arriva la delibera per il secondo passaggio in aula. E’ allora che si scopre una situazione drammatica: il problema si è addirittura allargato, in quanto molti lavoratori del Ligure sono stati ricollocati all’Ambasciatori lasciando però senza lavoro i precedenti lavoratori di quest’ultimo.

La delibera viene bloccata in attesa di capire come salvare i lavoratori. Il problema, però, è che il gruppo NH si è sostanzialmente dileguato; ha già venduto il palazzo a un operatore immobiliare, la MGB, per 22 milioni di euro (lo stesso patron della MGB, in commissione, farà notare la grande differenza tra quanto ha incassato NH vendendo un palazzo per appartamenti e quanto ha incassato il Comune vendendo un palazzo simile per albergo). E’ vero che la variante ancora non c’è, ma il valore pagato è stato già stimato “come se”, con una notevole fiducia nella disponibilità del Comune.

Alla fine, dopo un anno di melina, la giunta dice che è ora di approvare la variante: il palazzo chiuso crea degrado, e inoltre l’acquirente si è indebitato per l’acquisto e ora se non fa partire i lavori rischia il tracollo, coinvolgendo altre società del suo gruppo. Tutto vero, ma ancora una decina di lavoratori degli alberghi non hanno ritrovato un lavoro. Ci viene spiegato che NH Italia è in crisi e che il Comune addirittura non riesce nemmeno più a parlare con loro (il che, per una società posseduta a metà dal Sanpaolo, è quantomeno curioso). E quindi, i lavoratori devono arrangiarsi a sperare che saltino fuori posti di lavoro da commesso nei negozi che apriranno nel fu atrio dell’albergo; se no… problemi loro.

L’amministrazione ha insistito nel dire che si è fatto tutto il possibile; la chiusura dell’albergo era già stata decisa da prima per via della crisi del mercato (ma non eravamo la nuova meta turistica del millennio?), i lavoratori sarebbero rimasti comunque senza lavoro, in tante città non si pensa nemmeno di legare promesse occupazionali alle varianti urbanistiche, non è colpa di nessuno se l’intero gruppo NH è andato in crisi.

Resta il fatto centrale: senza variante urbanistica, il proprietario sarebbe stato costretto a riaprire l’albergo oppure a tenere il palazzo chiuso all’infinito – e parliamo di una variante urbanistica che ha aumentato il valore del palazzo di almeno una decina di milioni di euro, per un presunto interesse pubblico ad avere davanti a Porta Nuova più appartamenti e meno alberghi. A fronte di questo, al proprietario originale è stato permesso di prendersi un impegno alla ricollocazione dei lavoratori e poi disattenderlo tranquillamente, lavandosene le mani perché, come in un gioco delle campanelle, nel frattempo il palazzo è stato passato a qualcun altro e loro hanno già incassato.

Alla fine, noi siamo stati gli unici a votare contro l’approvazione definitiva della variante urbanistica; anche la nostra mozione che chiedeva all’avvocatura comunale di studiare una richiesta di danni contro il gruppo NH è stata bocciata da tutti i partiti. Con molti auguri ai lavoratori dal consiglio comunale.

La mia lettera aperta a Fassino

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Pubblicata in data 21/12/2012 da "Il Nordovest"

Caro Sindaco,

quasi un anno fa, durante la tradizionale conferenza stampa, Lei annunciava in "pompa magna" che Torino sarebbe uscita dal patto di stabilità, in perfetta solitudine e senza essersi consultato con il Consiglio Comunale, con coloro che i torinesi avevano eletto per rappresentarli.

A questo brusco esordio ha fatto seguito un anno molto difficile, per i torinesi, per la macchina comunale, per noi consiglieri e, immagino, anche per Lei e la sua giunta. Numerose sono state infatti le occasioni di confronto e di scontro, sempre avvenute sul merito e sui contenuti, alle quali però raramente Lei ha risposto con argomentazioni e col dialogo.

La sua decisione di uscire dal patto di stabilità ha avuto conseguenze dirette su numerosi torinesi, che hanno visto contemporaneamente aumentare le tasse, i costi dei servizi e ridurne il numero. Ha avuto effetti su intere famiglie, nelle quali ci sono persone che non hanno più avuto rinnovato il loro contratto di lavoro a tempo determinato con la Città di Torino.

L'affanno, l'urgenza, e forse anche la paura, hanno spinto sovente Lei e la Sua Giunta a sottoporre al Consiglio provvedimenti molto complessi da approvare in tempi molto rapidi, pochi giorni, impedendo di fatto l'esame approfondito delle questioni.

Il Consiglio comunale non è infatti una mera formalità od una perdita di tempo, ma è un luogo nel quale si esercita realmente la "virtù" della democrazia, del dialogo e del confronto che, se esercitato con competenza e razionalità, non può che migliorare i provvedimenti che con questo metodo vengono esaminati.

Apprendiamo in questi giorni che, forse, l'emergenza è passata, che forse dal 2013 si potrà tornare alla normalità, dovendo sì affrontare ancora situazioni complesse, ma senza l'assillo delle urgenze.

Ci sembra, caro Signor Sindaco, che Lei possa usare questa occasione per inaugurare una nuova stagione con il Consiglio e con l'intera cittadinanza. Le viene data, non dalla fortuna ma da chi in questi mesi ha mantenuto il timone saldo in mezzo alla tempesta, l'opportunità di ricucire uno strappo ben più vasto del debito delle casse cittadine. I torinesi, ed in primo luogo i dipendenti della Città di Torino, la vivono come un estraneo, come una persona che gestisce in modo autocratico gli affari del Comune, senza dialogare o ricercare il confronto.

Un esempio di ciò, forse l'emblema, lo si può avere nella gestione della questione dei dirigenti comunali. Dinnanzi ad una chiara sentenza del Consiglio di Stato Le sembra il caso di lasciar agire il Suo Direttore Generale senza alcun controllo? Le sembra il caso non spendere neanche una parola per i quasi 11.000 dipendenti che ogni giorno garantiscono i servizi della nostra Città?

Ora Le viene data concretamente l'opportunità di dimostrare che Lei non è richiuso in un fortino ed agisce nell'interesse di tutta Torino. Deve semplicemente mettere la parola fine a questa vicenda ritirando quelle determine, senza reti di salvataggio con nomine ad personam. Le garantisco che l'Amministrazione comunale funzionerà perfettamente anche senza questi 21 dirigenti. Ha un'occasione; cosa vuole fare?

Abbiamo dimostrato nei nostri interventi, nelle nostre proposte, nei nostri emendamenti non la faziosità, ma la competenza e la volontà di entrare nei dettagli di ogni provvedimento, perché siamo convinti che il bene della Città non venga solo dalle Sue decisioni, come non venga solo dai nostri consigli, ma sia, o meglio debba essere, il frutto del confronto. Potrei citarle le tante questioni sulle quali in aula o nelle commissioni abbiamo fatto sentire la nostra voce. Così è avvenuto nella vicenda degli affidamenti diretti che ha coinvolto la Dott.ssa Martina e su tante altre tematiche di interesse cittadino: dagli asili alle dismissioni societarie, dal regolamento impianti sportivi alla cultura passando per l'imposta di soggiorno, dalle consulenze esterne alla Fondazione per la cultura. E come non ricordare la vicenda del suo portavoce da €180.000, rimasta tristemente ad oggi ancora in sospeso. Abbiamo cercato di sensibilizzare Lei su alcune tematiche che ritenevamo importanti per la Città e non per nostri interessi specifici.

In aula, durante le tante ore che abbiamo trascorso in quel luogo nel quale ogni torinese è rappresentato, mi è capitato sovente di osservare il quadro incassato nel soffitto. C'è una scritta in latino: "Ego sapientia habito in consilio". La sapienza dovrebbe essere la dote principe per un Sindaco che amministra per un tempo definito un patrimonio, non solo economico ma anche di affetti, sentimenti e ricordi, di altri. Per massimizzarla però deve frequentare quell'aula, deve dialogare con il Consiglio e deve accogliere quelle idee, indipendentemente dalla parte politica da cui provengono, che possono migliorare la vita di noi tutti.

Le auguro, e auguro alla nostra Torino, un 2013 sereno, nel quale ciascuno concorra al benessere di tutti.

Malati di movida

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Ricorderete la polemica della scorsa estate, una delle tante montate ad arte dai giornali, su “Grillo contro la movida”. In realtà nessuno vuole fermare la vita notturna o impedire alle persone di divertirsi, ma si vorrebbe semplicemente garantire a tutti la possibilità di vivere in pace in casa propria.

Il video che vedete è infatti stato girato dagli abitanti delle zone “calde” di Torino, da piazza Vittorio a San Salvario; zone che per diverse notti a settimana si trasformano sempre più spesso in una bolgia priva di regole. A nessuno farebbe piacere restare sveglio una notte dopo l’altra, di fronte a persone che in strada si divertono a fare rumore per il puro piacere di farlo, o che si picchiano selvaggiamente, magari mentre i vigili passano e vanno via.

Il Comune ha oggettivamente poche possibilità di gestire una situazione che ormai pare sfuggita di mano; la legge non permette di porre veri limiti alla proliferazione dei locali, e molto del rumore viene prodotto dopo l’orario di chiusura, quando la gente ubriaca si sposta in strada. Eppure, a Torino per vent’anni l’industria dell’intrattenimento notturno ha potuto fare ciò che voleva, al punto che è intervenuta la magistratura per far smontare i dehors abusivi dei Murazzi. Eppure, almeno dal punto di vista della mobilità – San Salvario di notte è invasa dalle auto in cerca di un parcheggio inesistente – il Comune potrebbe fare di meglio.

La vera questione da porsi, tuttavia, è come mai fasce crescenti di persone trovino il disturbo notturno come unico sfogo alla propria voglia di evasione. A qualsiasi persona sociale risulta ovvio cercare di disturbare gli altri il meno possibile, e invece in molte di queste immagini si vedono persone che nel fare rumore, nel sapere di danneggiare qualcun altro, sembrano trovare una realizzazione personale. Senza nemmeno rendersene conto, è come se – persi i freni inibitori – si vendicassero sugli incolpevoli abitanti delle case circostanti per tutti i crescenti problemi della vita di oggi, o se questo fosse il loro modo per sentirsi protagonisti dell’attenzione pubblica.

Non si può generalizzare, e la maggior parte di chi esce la sera vuole semplicemente svagarsi e stare con gli amici. Eppure, in queste immagini c’è qualcosa di profondamente inquietante, come se di notte la città si trasformasse in una giungla pericolosa e senza regole, sempre più lontana dalla civiltà.

La sentenza del Consiglio di Stato ha posto la parola fine, che tutti attendevamo, a quello che già due anni fa era sembrato come un concorso quantomeno sospetto.
Lo abbiamo denunciato più volte in questo anno e mezzo, sia in sede di interpellanza che di commissione: non poteva infatti sfuggire a nessuno che molti dei dirigenti incaricati in modo fiduciario dalla passata Giunta Chiamparino fossero i vincitori del concorso indetto e concluso in meno di quattro mesi.


Oggi, in virtù di questa sentenza, possiamo dire che quella commissione e tutti gli atti prodotti e conseguenti sono illegittimi. Non cito estratti della sentenza perché sono certa che tutti l'avete letta attentamente, ma ci tengo ad evidenziare in questa sede che il termine che emerge per definire tanto la Giunta quanto il Direttore Generale sulla materia del concorso pubblico è "incompetenza".

E se ad oggi possiamo constatare effettivamente solo la presenza di incompetenza, elemento evidente, attendiamo con ansia gli esiti dell'indagine della Procura apertasi nel 2010. Le accuse riguardavano: assoluta mancanza di segretezza in ogni passaggio del concorso, irregolarità nella composizione della commissione, anomalie continue nella compilazione del verbale un po' in ogni fase del concorso. Davvero questa è solo incompetenza?

Signor Sindaco non pensi però di far ricadere sul suo predecessore tutte le responsabilità, è infatti stato lei, e non Chiamparino, a decidere di mantenere in servizio dopo la prima sentenza del TAR questi dirigenti, esponendo l'Ente ad enormi rischi. Così è puntualmente successo. Le norme di prudenza e di visione di medio-lungo termine avrebbero imposto quanto meno la sospensione, e invece nulla, avanti come un treno.

Questi 21 dirigenti, di cui non sto giuficando le comptenze in questa sede, hanno firmato per quasi due anni atti che, come disciplinato dall'articolo 107 del Testo Unico, hanno impegnato il Comune verso l'esterno, concedendo autorizzazioni, impegnando risorse o accertando entrate. Ebbene: tutti questi atti, se non controfirmati da un direttore o approvati dalla Giunta o dal Consiglio rischiano di essere NULLI poiché, con la lettura di questa sentenza, apprendiamo di fatto che ben 21 persone non sono infatti mai state dirigenti di questa civica amministrazione!


Se così fosse, la sua Giunta, caro signor Sindaco, nei prossimi mesi dovrà far lavorare molto tutti gli uffici comunali per porre rimedio alla leggerezza con cui è stata affrontata la questione. Per quanto ho compreso io, dovrete adottare un provvedimento ricognitivo per individuare tutti gli atti compiuti in questi anni.


Caro Signor Sindaco avete fatto un vero pasticcio! Se voi infatti foste stati più prudenti e più interessati al bene della Città, avreste dovuto sospendere tutte le persone interessate dal ricorso al Consiglio di Stato più di un anno fa. Ma lei ha preferito seguire la sua strada.

E cosa pensate di fare in futuro? Annunciate tramite mezzi stampa un nuovo concorso che sapete benissimo che non potrà essere fatto fino al 2015 - o almeno così imporrebbe il buon senso - a causa dell'art 14 della spending review che impone la riduzione dei dirigenti nelle P.A e visto il contesto in cui si opera con precari che attendo la stablizzazione da mesi o anni. Si vocifera inoltre di facili sistemazioni tramite nuovi contratti ex art 110 della 267...ma veramente pensate ad assunzioni Bassanini? Mi auguro che davvero non sia vero, sarebbe una follia.
A me sembra solo che vogliate perseverare sulla vostra strada - sbagliata - navigando a vista.
E non dimentichiamo la consulenza affidata da questa Giunta allo studio Cardi di Roma, altra scelta e responsabilità sua e della sua giunta.
Perché non utilizzare l'avvocatura comunale: era il caso di spendere tutti quei soldi dei cittadini? E chi pagherà per tutto questo?

Avete pensato ad esempio di congelare la liquidazione dell'attuale direttore generale uscente a copertura di questi costi che graveranno sull'ente? Se non lo avete fatto ancora fatto, vi invito caldamente a farlo. E infatti inaccetabile che siano i Torinesi a pagare anche questa volta.
E mi auguro, signor Sindaco, che non siano vere le voci di corridoio che parlano di proroga di 3 mesi dell'attuale direttore generale, sarebbe di una gravità inaudita.
Su questo e sugli altri interrogativi, vorrei una risposta puntuale e precisa

Sull'acqua pubblica Fassino rema contro

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Nel giugno 2011 milioni di italiani, recandosi alle urne, hanno mandato un messaggio chiaro alla politica: l’acqua e gli altri servizi pubblici essenziali devono restare in mano pubblica. All’epoca, tutti i partiti del centrosinistra, dopo la vittoria a sorpresa, fecero a gara a cavalcarne il risultato con manifesti e celebrazioni di ogni genere, pur non avendo mostrato grande interesse nella fase di raccolta delle firme.

Passata la festa, gabbato lo santo: e così, l’amministrazione di Fassino da tempo rema contro. In teoria, dal luglio 2011 è diventato illegittimo ricaricare sulle bollette degli italiani la quota relativa alla remunerazione garantita degli investimenti, che a Torino rappresenta oltre il 15% del totale; eppure, questa quota continua a venir fatta pagare, in attesa da un anno e mezzo che qualche autorità suprema decida di toglierla; e ai cittadini che per “obbedienza civile” si sono autoridotti le bollette si preannuncia di staccare l’acqua, come ai peggiori morosi.

Nell’assemblea delle decine di comuni torinesi soci di Smat, solo pochi (in testa Avigliana e Rivalta) hanno avuto il coraggio di dire che gli abbondanti utili di Smat dovrebbero essere messi da parte per restituire ai cittadini quanto ingiustamente addebitato; la città di Torino ha invece continuato a insistere che, accantonati sei milioni di euro assolutamente insufficienti a coprire la restituzione (si stima che servano fino a trenta milioni), tutto il resto degli utili potevano essere distribuiti ai comuni. Difatti, Torino ha bisogno di soldi; e dunque anche Smat diventa una mucca da mungere, con la scusa che una volta i Comuni ricevevano i canoni per lo sfruttamento dei pozzi e ora non ricevono più null e dunque è giusto che si prendano gli utili.

Il consiglio comunale, con grandi peana anche di esponenti della maggioranza, ha approvato dal 2011 due mozioni che chiedono di trasformare Smat in una società veramente pubblica; adesso, infatti, è una SpA, anche se posseduta dai Comuni, e come tale potrebbe essere facilmente venduta come sta accadendo per le varie GTT e Amiat (e non pensate che nei corridoi nessuno abbia già ventilato l’ipotesi).

Il comitato referendario ha raccolto le firme e presentato una proposta di delibera di iniziativa popolare che vorrebbe trasformare Smat in azienda speciale consortile di diritto pubblico. Possono i partiti che hanno sbandierato la loro adesione al referendum non votare una delibera simile? No, e difatti succede che i dirigenti comunali hanno dato un parere tecnico negativo, sostenendo che legalmente questa trasformazione è impossibile; a quel punto, è facile che “a malincuore” la maggioranza si senta “costretta” a votare contro. Peccato che la stessa trasformazione sia stata fatta a Napoli solo quattro mesi fa, e che diversi luminari abbiano firmato un controparere che dimostra come essa si possa fare.

Per questo abbiamo presentato una interpellanza la cui discussione è mostrata nel video; è piuttosto lunga, ma alla fine è chiara. Almeno così abbiamo ottenuto che venisse detto chiaramente: Fassino e la sua giunta sono contrari a trasformare Smat in una società di diritto pubblico e ritengano che l’acqua si possa gestire soltanto all’interno di dinamiche di mercato. Almeno, adesso lo sanno tutti.

Le favole al freddo

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Il piazzale Valdo Fusi è diventato per questo Natale la location di molte iniziative soprattutto indirizzate ai bambini.

Dal primo di dicembre è stata allestita una pista da sci Snow -tubing, dove i ragazzi potranno i
mparare i primi rudimenti dello sci da discesa dotati di tutto l'equpaggiamento necessario con l'ausilio di maestri di sci gratuiti.

Sempre per i più piccoli un pallone trasparente con veduta di Torino fornirà la scenografia per foto gratuite con neve di politistirolo.

Ma l'evento davvero più significativo sono le fiabe inedite recitate dagli attori del Teatro dei Ragazzi, tutti i giorni alle 17.00.

Gli attori sono bravissimi, i bambini sono entusiasti ma a quell'ora è già buio e il freddo ti congela. Infatti le fiabe sono narrate all'aperto davanti allo Jazz Club, non dentro ai locali presenti nella piazza, come ad esempio l'Orangerie, cioè quella casetta a vetri che , piantata in mezzo al Valdo Fusi, almeno andrebbe usata.

A volte mi chiedo se i nostri amministratori abbiano figli perchè se l'orario delle 17.00 è fruibile dai ragazzi che escono a quell'ora da scuola, prevedere la temperatura che ormai scende facilmente sotto lo zero e il buio non era difficile.

Durante la settimana si poteva usufruire dei locali al chiuso , minimamente riscaldati , mentre il week-end prevedendo un afflusso maggiore di bambini e genitori allora ci si spostava all'aperto ma nelle ore più calde della giornata.

Così le favole per chi vorrà ascoltarle saranno al freddo, speriamo che almeno ci scaldino il cuore perchè fino ai piedi non ci possono arrivare...

Il muro di Berlino scritto da Massimo Ternullo

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IMG-20121205-00093.jpgL'allontanamento delle persone dalla politica, la rabbia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, lo sdegno delle persone contro la cattiva amministrazione. Con queste frasi si tende a sottolineare il divario psicologico sempre più netto tra la classe politica vista come altezzosa, arrogante, che si occupa solo dei propri affari ed i cittadini, che sempre più succubi, altresì stufi, continuano a subire angherie.
Paroloni, frasi roboanti vengono dette dai leader politici in Tv o lette sui giornali, tutte nella direzioni di colmare lo spazio sempre più ampio fra le parti.
Ecco che con il M5S rinasce il concetto di partecipazione, di presenza delle persone nelle istituzioni. Questo si attua proprio con la presenza costante nelle Commissioni e nei Consigli Comunali o Circoscrizionali. C'è quasi un contatto tra gli attivisti e chi è eletto, pur nel rispetto degli spazi, ma è vicinanza in aula, scambio di battute e di opinioni. Ma questo per gli esponenti dei partiti vecchi ed incancreniti in logiche di "Votami poi ci arrangiamo noi" non va bene. Anzi da' fastidio, è una vicinanza, è una passione che disturba, che non può esistere per loro, seduti soli o con i loro compagni, sui loro scranni, piccoli troni dai quali poter decidere di somministrare ai futuri possibili elettori quelle briciole di mangime con cui alimentare il sistema.
Come impedire questa eccessiva vicinanza?
Creando barriere ovviamente. Se l'eletto del MoVimento è coccolato, protetto dagli attiVisti che fanno sentire la loro presenza nei momenti disconforto dati dalle troppe scelte assurde a cui si deve assistere, diventa obbligatorio porre un blocco a queste scene.
Il primo step è quello che vedete nella foto: 2 pali ed un cordone...PECCATO che per gravi motivi proprio a questo Consiglio l'eletto non ha potuto partecipare...quell'ostacolo diventa quindi un non so che di ridicolo perché posto a protezione di un banco ed una sedia vuoti. La sfida poi è stata lanciata da un consigliere della maggioranza, dei Moderati, che avvicinatosi a me diceva, fallo pure pubblicare su tutti i giornali se ci riesci. Arroganza del potere!
Quello che mi preoccupa è la prossima volta, il prossimo passo: forse una barriera più solida? Verranno posti i primi mattoni per la costruzione di un vero e proprio muro? Ed il passo successivo allora sarà quello di impedire ai cittadini di assistere ai Consigli rendendoli privati e bloccando accesso alla Sala Consiliare?
Si è toccato il fondo in Circoscrizione 2 o speriamo sia solo suonato l'ultimo campanello di allarme...

Massimo Ternullo

I risultati delle parlamentarie (Piemonte 1)

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I risultati delle parlamentarie del Movimento 5 Stelle per la circoscrizione Piemonte 1 (Torino e provincia). I candidati con buone speranze di elezione sono i primi due-quattro sotto i 40 anni (alla Camera) e i primi uno-due sopra i 40 (al Senato). Potete anche leggere i risultati nel resto d'Italia.

Pos. Nome Età Comune Professione Voti

1 Castelli Laura 26 Collegno Impiegato 273
2 Chimienti Silvia 27 Castiglione t.se Insegnante 180
3 Scibona Marco 45 Bussoleno Impiegato 165
4 Airola Alberto 42 Torino Libero professionista 159
5 Bechis Eleonora 38 Torino Operaio 143
6 Della valle Ivan 38 Rivoli 141
7 Albano Daniela 41 Torino Insegnante 140
8 Carlevaris Cinzia 40 Torino Dipendente pubblico 132
9 Di santo Natale 26 Grugliasco Studente 92
10 Friscia Anna 42 Trofarello Impiegato 77
11 Santarella Michele 53 Rivoli Impiegato 72
12 Borsello Claudio 43 San mauro torinese Libero professionista 66
13 Di virgilio Daniela 39 Collegno Impiegato 64
14 Gianoglio Andrea 37 Rosta Impiegato 63
15 Cardone Margherita 68 Torino Insegnante 62
16 Battagliotti Patrizia 51 S.maurizio c.se Impiegato 57
17 Picca Valeria 43 Torino Impiegato 55
18 Ricci Roberto 45 Alpignano Imprenditore 52
19 Unia Alberto 46 Torino Impiegato 47
20 Valetti Federico 30 Pinerolo Impiegato 47
21 Calmistro Mirco 52 Grugliasco Funzionario 40
22 Bellanca Xavier 26 Torino Impiegato 39
23 Grosso Sergio lorenzo 46 Carmagnola Impiegato 38
24 Doppioni Mauro dante 39 Loranze’ Impiegato 37
25 Falli Davide 29 Torino Altra professione 32
26 Latini corazzini Yari 39 Lanzo torinese Impiegato 31
27 Vilardo Franco 50 Torino Impiegato 30
28 Giustetti Alessandro 49 Rivoli Disoccupato 29
29 Arduino Salvatore 47 Leini Dipendente pubblico 29
30 Armeni Davide 38 Collegno Impiegato 29
31 Turri Alberto 36 San mauro torinese Operaio 29
32 Caruso Gianpaolo 40 Santena Artigiano 29
33 Fornari Antonio 32 Torino Dipendente pubblico 28
34 Bertilorenzi Sara 41 Rueglio Libero professionista 25
35 Mandrini Pierluigi 47 Rosta Impiegato 24
36 Merotto Roberto 46 Torino Impiegato 23
37 Bertero Massimo 40 Trofarello Commerciante/negoziante 22
38 Fanton Saverio 38 Carmagnola Impiegato 20
39 Maule Stefano 46 Castagneto po Libero professionista 20
40 Fontanone Glauco 40 Robassomero Artigiano 19
41 Fiore Mario 50 Trofarello Operaio 19
42 Murra Gian mario 52 Pinerolo Libero professionista 16
43 Pizzini Bruno andrea 30 Rivoli Altra professione 15
44 Cubito Marco 43 Rosta Impiegato 15
45 Galluzzi Marco 38 Torino Impiegato 13
46 Lumini Danilo 51 Carmagnola Impiegato 12
47 Caria Domenico 49 Chivasso Dipendente pubblico 12
48 Oresta Gianluca 36 Caselle torinese Impiegato 11
49 Domanin Ermes 32 Torino Libero professionista 11
50 Varacalli Federico 37 Torino Impiegato 10
51 Guasti Roberto 44 Borgaro torinese Impiegato 9
52 Lovera Danilo 33 Gassino torinese Impiegato 8
53 Navone Angelo 49 Caselle torinese Impiegato 7
54 Colacino Domenico 43 Cirie’ Altra professione 7
55 Vernero Alessandro 27 Chivasso Impiegato 7
56 Cicchirillo Carlo 40 Caselle torinese Libero professionista 5
57 Vaiana Rosolino 44 Chivasso Impiegato 5
58 Grivellino Marco 41 Chivasso Altra professione 5
59 Del prete Luca 39 Chivasso 3
60 Reppucci Alessandro 36 Carmagnola Funzionario 2

Davide contro Golia

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Durante il Consiglio Comunale di Lunedì, in sede di discussione di interpellanza generale, il sindaco ha perso le staffe.

La motivazione è una accesa discussione in seguito ad alcuni quesiti di merito che abbiamo posto, frutto di un'attenta analisi che abbiamo svolto negli ultimi mesi.

Cercando di riassumere brevente, nonostante fossero previsti nel bilancio del Comune (approvato dal Consiglio Comunale a Giugno) 4,5 milioni di euro in entrata da sponsorizzazioni per attività musiciali, su decisione autonoma del Sindaco e dell'Assessore alla cultura, tali risorse - tramite l'invio di alcune lettere mandate ai soggetti privati erogatori dei contributi - sono state dirottate ad un soggetto terzo, cioè la fondazione FAM (Fondazione per le attività musicali).
Le risorse quindi non sono state introitate dal Comune e poi erogate tramite contributo alla fondazione (come era previsto), bensì sono state fatte bonificare direttamente sui conti correnti della fondazione. Precisiamo che in termini di bilancio (di competenza economica) l'effetto è pari a zero, poichè le spese sono vincolate alla realizzazione delle entrate. Ma perché non introitarli come Città e poi tramite le voci di spesa collegate al capitolo di entrata utilizzarli per le organizzazione di eventi, come previsto e come sempre fatto e di certo più trasparente?

La prova sono delle lettere firmate da entrambi i soggetti con l'esplicita richiesta agli sponsor di bonificare le cifre direttamente sul conto della FAM.
Dopo un primo intervento in aula in cui chiedevamo spiegazioni in merito (http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=qzl2IL-IDKc), non avendo ricevuto risposte soddisfacenti, abbiamo presentato un'interpellanza generale che si è discussa nel consiglio di lunedì 3/12/12 (qui il testo: http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti1/atti/testi/2012_06258.pdf).

Dopo una risposta non soddisfacente dell'assessore, in cui si giustificava l'avvenuto per una sorta di beneficio di pagamento dei confronti dei soggetti terzi (che hanno svolto il lavoro per la fondazione) e una mia dura contro-risposta, è intervenuto il Sindaco che, invece di dare risposte di merito alle questioni che avevo posto in risposta all'Assessore alla cultura, ha prima dichiarato "erroneamente" che le risorse non erano previste a bilancio, e poi mi ha attaccato sul piano personale.

In conclusione, appoggiata dal Consiglio, ho ripreso la parola e ribadito la mia posizione.


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qui il video con gli interventi completi: http://www.youtube.com/watch?v=r5YuqBeCYXw

Lettera ai votanti a cinque stelle

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Caro cittadino a cinque stelle,

tra poco inizieranno le “parlamentarie” del Movimento, tramite le quali tutti noi sceglieremo ogni singolo candidato al Parlamento.

Sappiamo tutti che questo è un esperimento mai tentato prima. Sicuramente ci sono persone che non hanno potuto iscriversi come votanti o candidarsi per via di problemi tecnici o di mancanza di informazioni: ti chiediamo di scusarci e di non dimenticare che l’importante non è il voto o la candidatura del singolo, ma il progetto collettivo che portiamo avanti.

Dozzine di candidati nella tua circoscrizione elettorale hanno speso molto tempo a preparare le proprie presentazioni e i propri video sul portale nazionale. Ti chiediamo di premiare il loro sforzo dedicando un po’ di tempo a leggere almeno qualcosa su ognuno di loro. Molte persone, giustamente, promuoveranno dei candidati o ti suggeriranno di votare per chi conosci già o per chi ti è più vicino, ma magari il candidato più interessante per te è uno che non hai mai sentito nominare, magari in un paesino di provincia o in una città lontana. Hai tre voti a disposizione, crea il tuo personale mix di competenze, età, provenienze, professioni! C’è tempo fino a giovedì per esprimere il voto, prenditi il tuo tempo e fallo a ragion veduta; e non aver paura di usare la rete per fare domande ai candidati o chiedere informazioni su di loro.

Ogni candidato cercherà di presentare al meglio le proprie capacità, che sono importanti; tuttavia, se i curriculum dei singoli fossero stati fondamentali, avremmo magari candidato professori universitari o personaggi già famosi. L’obiettivo del Movimento è portare in Parlamento innanzi tutto persone che abbiano l’umiltà di porsi al servizio dei cittadini invece di volerli comandare, che ascoltino prima di parlare e non pensino di sapere già tutto, che sappiano resistere alle lusinghe del potere e della visibilità, che prendano la candidatura come un’offerta di disponibilità e non come un obiettivo personale da raggiungere a qualunque costo. Non è facile, siamo tutti umani, ma dal modo di porsi, da quanto uno pensa a se stesso e quanto agli altri, si può capire molto.

E poi, qualunque sarà il risultato, saremo tutti chiamati a sostenere le persone che finiranno nelle liste, e a giudicarle solo per i loro comportamenti e non per quanto le avremo sostenute noi in queste votazioni.

Buona scelta, e grazie per la tua partecipazione!

P.S.: in questa pagina raccogliamo le informazioni utili per i votanti di Torino e provincia.

Un impegno etico per i candidati a 5 stelle

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Come avrete letto, è giunto il momento delle primarie del Movimento 5 Stelle: appena possibile saranno pubblicati gli elenchi dei candidati, e da lunedì a giovedì sceglieremo insieme in rete non il candidato premier, ma ogni componente di ogni lista a cinque stelle per il Parlamento. E’ un grande esperimento, sia politicamente che tecnicamente, e per questo sono state scelte modalità restrittive: abbiate pazienza (faremo il possibile per migliorarle ancora) e sappiate che la cosa importante non è la candidatura o il voto del singolo, ma il risultato collettivo.

Abbiamo anche preparato una pagina di riferimento per le primarie, sia per i votanti che per i candidati di Torino e provincia, che verrà costantemente aggiornata.

Nel frattempo, ieri sera abbiamo fatto un primo incontro tra i candidati. Tra gli argomenti della serata, abbiamo proposto ai candidati un impegno etico simile a quello già firmato dai candidati per le elezioni comunali del 2011.

Difatti, un gruppo di attivisti che si è riunito dal basso nelle scorse settimane aveva segnalato alcuni punti su cui si sarebbe gradito un impegno più preciso da parte dei candidati rispetto a quanto già scritto a livello nazionale: la retribuzione economica, le modalità di selezione dello staff, il rimanere nel Movimento una volta eletti, e – aggiungo io – il contatto col territorio, l’assiduità nelle presenze, la fedeltà al programma…

Così abbiamo avuto l’idea di stendere un impegno etico aggiuntivo che ogni candidato potesse firmare, opzionalmente e su base volontaria, fissando da solo anche la penale a cui si impegna in caso di violazione; si tratta di un impegno morale, difficile da far valere in sede legale, ma comunque che resta scritto a futura memoria. L’abbiamo proposto in sala ed è stato un successo: praticamente tutti i candidati presenti l’hanno firmato.

Pubblichiamo l’impegno invitando tutti i candidati a firmarlo e farcelo avere entro domenica sera (i dettagli sono nella pagina di riferimento); lunedì pubblicheremo l’elenco di chi l’ha firmato e chi no. Starà poi ai votanti decidere se privilegiare chi ha assunto l’impegno oppure no: io, di mio, lo farò senz’altro.

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