La televisione che uccide

(di Vittorio Bertola) 28.11.12 19:19

Un paio di milioni di persone, tra Torino e il Monferrato, ricevono quotidianamente la radio e la televisione, ignari del come e del perché. Eppure basta indagare per scoprire una situazione agghiacciante, raccontata nel video che vedete.

I segnali di quasi tutte le radio e le televisioni private partono da alcuni giganteschi tralicci vicino alla vetta del Colle della Maddalena, il cuore del parco più alto di Torino, consacrato al ricordo dei milioni di morti della prima guerra mondiale. I due tralicci principali sono posizionati sull’edificio del Bar Faro, un bar-ristorante sito nel Comune di Moncalieri ma di proprietà della Città di Torino, che sin dal 1961 lo affida in gestione alla stessa famiglia.

A partire dalla fine degli anni ’70, le antenne al Colle hanno iniziato a spuntare come funghi; e con esse i problemi. Uno dei paesaggi più belli di Torino è stato devastato da piloni, cavi, cabine di cemento. L’accavallarsi di segnali ha reso le vicinanze della vetta totalmente insalubri; i limiti di legge per l’inquinamento elettromagnetico sono superati in permanenza e di parecchio.

Gli abitanti della zona ne ricevono gravi danni; nel cosiddetto “condominio della morte” si è verificato un numero abnorme di malati e morti per leucemia e linfoma di Hodgkin. Nel video vedete le condizioni di chi è costretto a chiudersi in casa dopo averla protetta con reti metalliche, mentre sul balcone vi sono in permanenza le apparecchiature dell’Arpa, che registrano la continua inabitabilità.

La cosa incredibile è che nessuno ha mai dato alcuna autorizzazione alla costruzione di questi tralicci: semplicemente, un giorno sono arrivate le televisioni e hanno chiesto ai gestori del bar se potessero mettere le antenne sul retro. Nessun permesso di costruzione è mai stato rilasciato; esistono autorizzazioni del Ministero delle Comunicazioni, ma nessun Comune ha mai rilasciato il permesso per costruire apparecchiature industriali in una zona residenziale e ambientale con vincolo paesaggistico, semplicemente perché non potrebbe.

Da trent’anni dunque le antenne sono abusive, ma nessuno interviene. Quando la Procura della Repubblica di Torino ha aperto una indagine, l’ha conclusa ordinando lo smantellamento non delle antenne abusive, ma del parco giochi frequentato dai bambini che si sono ammalati.

Nessuno sa quanto abbiano incassato in trent’anni i gestori del bar dai consorzi radiotelevisivi, anche se i comitati ipotizzano anche decine di migliaia di euro al mese. Per il Comune di Torino, quello è solo un bar e i gestori continuano a pagare il normale canone di circa duemila euro al mese, come qualsiasi altro bar. Per queste antenne messe sul terreno pubblico, il Comune ha incassato in tutto un milione di lire nel 1994, mentre le televisioni hanno fatto affari per miliardi. Peraltro, anche i gestori del bar hanno smesso da tempo di pagare anche quel po’ di affitto e sono morosi.

Le istituzioni competenti hanno sempre consentito che questa situazione andasse avanti, trincerandosi dietro infinite attese di “piani di risanamento” in discussione dal 2001. Se possibile l’hanno favorita; la Regione Piemonte, ad esempio, ha recepito la normativa nazionale vietando però di depotenziare gli impianti che oltrepassano i limiti di inquinamento nel caso in cui ciò sia necessario per garantire la qualità del segnale radiotelevisivo. In altre parole, è legittimo ammazzare la gente nel caso in cui serva affinché la TV si veda bene.

Lo scorso aprile le istituzioni si sono infine messe d’accordo per risolvere la situazione. Come? Abbattendo i tralicci abusivi di cinquanta metri che esistono adesso e… dando il permesso di ricostruirli regolari, alti oltre il doppio, 100 metri di altezza e 9×9 metri di base, a costo di abbattere anche alcuni alberi del parco. Secondo loro, questo ridurrà le emissioni elettromagnetiche sotto i livelli di legge… almeno sulla carta.

Peccato che le rilevazioni Arpa dimostrino come le radio usino “pompare” la potenza nelle ore di punta, tanto che in alcune occasioni persino nella sede Arpa del Lingotto, ad alcuni chilometri di distanza, sono stati rilevati valori di campo pari al quintuplo del limite di legge. E che succederà se poi nella realtà l’inquinamento continuasse?

Una vera soluzione ci sarebbe: già che tanto bisogna demolirle, si potrebbero spostare le antenne su vette disabitate, dove non farebbero ammalare nessuno. Ma per coprire tutto il Piemonte occidentale non basterebbe più una sola antenna; bisognerebbe metterne due o tre, con conseguente aumento dei costi per le radio e le televisioni. E siccome le radio e le televisioni sono amiche dei politici – anzi, spesso ne determinano le fortune elettorali – e se i piemontesi restassero senza televisione si rischierebbe una sommossa popolare, va tutto bene così.

La prossima volta che accendete la radio o la televisione, pensateci.

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