Archivio

I conti della Continassa

| commenti

Ha suscitato un certo scalpore, ieri, la contestazione al Comune di qualche centinaio di tifosi del Toro, che in occasione dell’intitolazione al Grande Torino della piazza davanti allo stadio Olimpico hanno rumorosamente criticato l’operazione di cessione alla Juventus dell’area Continassa, esibendo cartelli con la scritta “0,58 € sul campo”, con riferimento al prezzo dell’area al mq e all’anno, praticato dal Comune alla Juventus, che noi per primi avevamo calcolato nella nostra analisi dell’operazione e che ha poi fatto il giro dei media anche nazionali.

In serata, e poi stamattina, si sono scatenati tutti i media: TGR Piemonte, La Stampa, Repubblica, persino Tuttosport hanno riportato con evidenza i conti secondo l’amministrazione, la quale dice: i 10,5 milioni di euro vanno divisi non per i 180.000 mq di superficie dell’area ma per i 33.000 mq degli edifici che saranno costruiti; così facendo, viene 318 euro al mq. Vorrei allora spiegare un po’ più approfonditamente le cifre in gioco, così ognuno potrà decidere se preferisce il conto fatto da Fassino e dall’assessore Curti oppure quello che ho fatto io.

Intanto, l’idea di dividere solo per i mq costruiti è un po’ strana: è come dire che se io voglio un terreno pubblico per un uso che non prevede di costruirci sopra, ad esempio per giardino o parcheggio privato, il Comune me lo deve dare gratis. Intorno agli edifici non ci saranno solo, come dice l’amministrazione, “strade e piazze” – anche perché riempire 180.000 mq di strade e piazze è un po’ duro – ma ci saranno giardini e spazi a diretto servizio della sede sociale, dei palazzi e delle attività commerciali della Juventus, su terreni che per i prossimi 99 anni saranno in possesso della Juventus. Non si capisce perché il terreno per costruire tutto questo dovrebbe essere gratis.

Ma anche seguendo questa linea, l’assessore arriva a cifre che in realtà sono simili alle mie, ma le presenta in modo diverso. In sostanza, dire che uno paghi 318 euro al mq per avere un terreno in concessione per 100 anni, o che paghi 3,18 euro all’anno al mq, è la stessa cosa. Se dividiamo per tutta la superficie, si può dire che la Juventus pagherà 0,58 euro all’anno al mq, oppure che pagherà 58 euro al mq nel complesso dei 100 anni.

A dimostrare che il prezzo praticato alla Juventus è sottodimensionato di diverse volte ci sono però altri confronti possibili. Per esempio, la stessa amministrazione soltanto due anni fa ha deciso di concedere a privati per 50 anni un lotto di 14.352 mq nella stessa identica area, tra via Traves e corso Ferrara, con una superficie costruibile di 6000 mq e con un vincolo a una destinazione decisamente meno lucrosa dei palazzi e dei negozi, ovvero a impianti sportivi privati.

In quel caso, la richiesta della Città è stata di 2.700.000 euro, il che vuol dire con il mio metodo 3,76 €/mq/anno (oltre sei volte quanto chiesto alla Juventus) e con il metodo dell’assessore Curti 450 euro per 50 anni, ovvero 9 €/mq/anno (il triplo di quanto chiesto alla Juventus). L’asta è andata più volte deserta, dunque si può pensare che il prezzo fosse troppo alto; ma la differenza con il prezzo praticato alla Juventus è clamorosa, e comunque non si capisce perché con la Juventus si sia partiti direttamente dal prezzo stracciato, facendolo anzi fissare direttamente alla Juventus, mentre con l’altra area (che, ci dissero, interessava alle palestre Virgin) si sia partiti da un prezzo così più alto, nonostante la destinazione d’uso meno lucrosa.

Crediamo dunque di avere spiegato concretamente perché il prezzo praticato alla Juventus è di grande favore, senza scomodare paragoni ancora più imbarazzanti ma meno pertinenti (per esempio, la tariffa richiesta per affittare il suolo pubblico per attività temporanee è di 0,28 € al mq al giorno, che diventa 0,70 € al mq al giorno per le attività commerciali e 2,80 € al mq al giorno per i parcheggi; anche per le attività più grandi e stabili di tutte, come i grandi circhi, la tariffa è di circa 10 €/mq/anno). E anche le giustificazioni sull’incasso degli oneri di urbanizzazione non reggono, dato che a fronte dell’incasso la Città dovrà fare almeno altrettante spese: per esempio, la Juve verserà un milione di euro aggiuntivo per la sistemazione dell’area circostante, ma la Città dovrà abbattere l’ex Palastampa, spostare i giostrai, fare il parco…

Ribadisco comunque che non ci importa se l’operazione la fa la Juve, il Toro o una società che fa tutt’altro (non è questione di tifo) e che siamo ben contenti di accogliere investimenti privati per risanare un’area semiabbandonata (anche se poi c’è sempre da discutere se negozi e palazzi siano una riqualificazione), ma che il punto è che le aree, beni di tutti noi, vengano pagate alla Città un prezzo giusto. Su 10,5 milioni di euro, anche un piccolo sconto vale milioni di euro; se poi la tariffa è, a seconda dei metodi di calcolo, da un terzo a un sesto di quella praticata ad altri, lo sconto comincia a diventare astronomico.

Rimane solo la vergogna

| commenti

Questa nota sarà breve, perchè ormai non ci sono più parole sulla gestione dei soldi di questa Circoscrizione.

Ieri nella V commissione, dopo aver parlato e ascoltato il progetti sportivi per i disabili che beneficeranno di 6000 euro da dividere in cinque associazioni, la coordinatrice sfodera il "torneo veterani" gara storica per il gioco delle carte e delle bocce che conivolge, ci dicono, circa 500 persone.
La Coordinatrice propone, ma lunedì la maggioranza voterà, di utilizzare 1500 euro per i premi: zamponi, salami, vino...
E mi viene in mente quante volte ci siamo sentiti dire che potremo fare di più "se avessimo avuto i soldi", che quel progetto non lo possiamo realizzare "perchè la ragioneria l'ha bloccato" mi vengono in mente le parole lette in troppe delibere " la crisi economica che ha colpito la nostra città" e la nostra Città, Torino, è la più indebitata d'Italia. Con i giovani che non trovano lavoro, gli ospedali che chiudono, i cassaintegrati, gli esodati, la crisi dei commercianti del territorio e i dati sulla povertà che fanno paura.
Sentiamo lo schiaffo morale della Maestra della Vidari che ci raccontava, in una Sala del Consiglio silenziosa, come alcuni genitori non riuscissero a fornire ai figli panini per il pranzo.
Questa è la realtà che viviamo, tangibile, reale, e voi ve ne occupate solo quando a turno fate gli interventi di circosctanza ispirati dal libro cuore.
La sinistra, diceva Bersani qualche anno fa, è l'idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti...ma almeno smettetela di raccontarcela.
Non posso pensare che gli affezionati al torneo veterani, nonni, genitori, figli per una volta non possano fare a meno dei premi in favore d'altro.
E, sia chiaro, eliminando questa delibera non vengono discriminati gli anziani, la Circoscrizione ha a disposizione molte realtà aggregative, progetti sui soggiorni e un progetto anziani fresco fresco di delibera.


Mi auguro che tutta la cittadinanza sia presente Lunedì alle 18 durante il Consiglio per manifestare il suo dissenso (anche se questo è l'ultimo punto all'ordine del giorno) con la propria presenza, perchè io da sola valgo uno ed essere in tanti è un'altra cosa!

La televisione che uccide

| commenti

Un paio di milioni di persone, tra Torino e il Monferrato, ricevono quotidianamente la radio e la televisione, ignari del come e del perché. Eppure basta indagare per scoprire una situazione agghiacciante, raccontata nel video che vedete.

I segnali di quasi tutte le radio e le televisioni private partono da alcuni giganteschi tralicci vicino alla vetta del Colle della Maddalena, il cuore del parco più alto di Torino, consacrato al ricordo dei milioni di morti della prima guerra mondiale. I due tralicci principali sono posizionati sull’edificio del Bar Faro, un bar-ristorante sito nel Comune di Moncalieri ma di proprietà della Città di Torino, che sin dal 1961 lo affida in gestione alla stessa famiglia.

A partire dalla fine degli anni ’70, le antenne al Colle hanno iniziato a spuntare come funghi; e con esse i problemi. Uno dei paesaggi più belli di Torino è stato devastato da piloni, cavi, cabine di cemento. L’accavallarsi di segnali ha reso le vicinanze della vetta totalmente insalubri; i limiti di legge per l’inquinamento elettromagnetico sono superati in permanenza e di parecchio.

Gli abitanti della zona ne ricevono gravi danni; nel cosiddetto “condominio della morte” si è verificato un numero abnorme di malati e morti per leucemia e linfoma di Hodgkin. Nel video vedete le condizioni di chi è costretto a chiudersi in casa dopo averla protetta con reti metalliche, mentre sul balcone vi sono in permanenza le apparecchiature dell’Arpa, che registrano la continua inabitabilità.

La cosa incredibile è che nessuno ha mai dato alcuna autorizzazione alla costruzione di questi tralicci: semplicemente, un giorno sono arrivate le televisioni e hanno chiesto ai gestori del bar se potessero mettere le antenne sul retro. Nessun permesso di costruzione è mai stato rilasciato; esistono autorizzazioni del Ministero delle Comunicazioni, ma nessun Comune ha mai rilasciato il permesso per costruire apparecchiature industriali in una zona residenziale e ambientale con vincolo paesaggistico, semplicemente perché non potrebbe.

Da trent’anni dunque le antenne sono abusive, ma nessuno interviene. Quando la Procura della Repubblica di Torino ha aperto una indagine, l’ha conclusa ordinando lo smantellamento non delle antenne abusive, ma del parco giochi frequentato dai bambini che si sono ammalati.

Nessuno sa quanto abbiano incassato in trent’anni i gestori del bar dai consorzi radiotelevisivi, anche se i comitati ipotizzano anche decine di migliaia di euro al mese. Per il Comune di Torino, quello è solo un bar e i gestori continuano a pagare il normale canone di circa duemila euro al mese, come qualsiasi altro bar. Per queste antenne messe sul terreno pubblico, il Comune ha incassato in tutto un milione di lire nel 1994, mentre le televisioni hanno fatto affari per miliardi. Peraltro, anche i gestori del bar hanno smesso da tempo di pagare anche quel po’ di affitto e sono morosi.

Le istituzioni competenti hanno sempre consentito che questa situazione andasse avanti, trincerandosi dietro infinite attese di “piani di risanamento” in discussione dal 2001. Se possibile l’hanno favorita; la Regione Piemonte, ad esempio, ha recepito la normativa nazionale vietando però di depotenziare gli impianti che oltrepassano i limiti di inquinamento nel caso in cui ciò sia necessario per garantire la qualità del segnale radiotelevisivo. In altre parole, è legittimo ammazzare la gente nel caso in cui serva affinché la TV si veda bene.

Lo scorso aprile le istituzioni si sono infine messe d’accordo per risolvere la situazione. Come? Abbattendo i tralicci abusivi di cinquanta metri che esistono adesso e… dando il permesso di ricostruirli regolari, alti oltre il doppio, 100 metri di altezza e 9×9 metri di base, a costo di abbattere anche alcuni alberi del parco. Secondo loro, questo ridurrà le emissioni elettromagnetiche sotto i livelli di legge… almeno sulla carta.

Peccato che le rilevazioni Arpa dimostrino come le radio usino “pompare” la potenza nelle ore di punta, tanto che in alcune occasioni persino nella sede Arpa del Lingotto, ad alcuni chilometri di distanza, sono stati rilevati valori di campo pari al quintuplo del limite di legge. E che succederà se poi nella realtà l’inquinamento continuasse?

Una vera soluzione ci sarebbe: già che tanto bisogna demolirle, si potrebbero spostare le antenne su vette disabitate, dove non farebbero ammalare nessuno. Ma per coprire tutto il Piemonte occidentale non basterebbe più una sola antenna; bisognerebbe metterne due o tre, con conseguente aumento dei costi per le radio e le televisioni. E siccome le radio e le televisioni sono amiche dei politici – anzi, spesso ne determinano le fortune elettorali – e se i piemontesi restassero senza televisione si rischierebbe una sommossa popolare, va tutto bene così.

La prossima volta che accendete la radio o la televisione, pensateci.

vendita gtt.jpg


Ancora una volta quest'aula è chiamata a pronunciarsi su questioni molto importanti per Torino; ancora una volta, però, il tempo che ci viene concesso per esaminare in modo approfondito l'atto che si dovrebbe approvare è inversamente proporzionale all'importanza dell'atto stesso.

Sono ormai mesi che questa Giunta vive nell'emergenza, trasferendone l'ansia e l'urgenza all'attività di questo Consiglio Comunale.

È ormai palese, cari colleghi, che non vi sia un piano e non esista alcuna strategia, se non l'affrontare con sempre più affanno i problemi ereditati o che scaturiscono dal fallimento della strategia adottata nel passaggio precedente, per incapacità di gestione o semplicemente per mancanza di una visione di medio-lungo termine.

Noi, fin dagli inizi, abbiamo espresso la nostra posizione politica in merito alla questione della vendita delle partecipazioni delle aziende dei Servizi Pubblici. Per questo abbiamo votato in modo contrario a tutte le delibere presentate riguardanti le dismissioni, opponendoci spesso anche con l'unico mezzo che avevamo a disposizione: l'ostruzionismo.

Ci teniamo a ribadire, dunque, con forza, che siamo convinti che nessun privato possa portare dei benefici al Comune e che i servizi quali il trasporto pubblico, la gestione del ciclo dei rifiuti e l'acqua, (che solo grazie ad un referendum al momento non è in discussione) debbano restare completamente sotto il controllo pubblico. Riteniamo che il modello della gestione pubblica sia da perseguire intervenendo, non tramite la vendita delle quote, bensì tramite modelli di gestione efficaci ed efficienti, privi di clientele, cosa che il pubblico potrebbe fare se realmente lo volesse e che evidentemente non ha fatto sino ad oggi.

Ribadiamo, inoltre, che la vostra scelta di far entrare il socio privato, non è dovuta a motivazioni riconducibili a piani industriali convincenti o a volontà di valorizzare le società in oggetto, bensì alla necessità di incassare risorse per rientrare nel patto di stabilità. Patto di stabilità che lei, Sindaco, ha deciso di non rispettare quasi un anno fa.

Dopo i recenti fatti che hanno riguardato il bando delle quote di minoranza di GTT siamo ancora più convinti che un'azienda privata, qualunque essa sia, operi solo ed esclusivamente nel proprio interesse e non in quello della collettività. Ecco perché, se vogliamo dare un'interpretazione politica agli eventi, la gara è andata deserta: perché, infatti, pagare di più ciò che puoi tranquillamente avere con un notevole sconto?

Noi siamo stati eletti da una parte dei cittadini di Torino ma siamo convinti che dobbiamo lavorare nell'interesse generale, di tutti, anche di coloro che non ci hanno votato e che magari non capiranno quale sia lo spirito della nostra azione in questo contesto.

Ed è proprio per l'interesse generale che desideriamo che l'atto, che quest'aula si appresta ad approvare, sia corretto sotto il profilo amministrativo e soprattutto che garantisca il perseguimento dell'interesse pubblico, questione che dovrebbe essere cara a tutti noi presenti in quest'aula.

Come ho già avuto modo di argomentare in Commissione la delibera approvata dalla Giunta comunale presenta, a nostro avviso, notevoli incongruenze con le norme che disciplinano la materia e soprattutto il percorso proposto non garantisce il perseguimento dell'interesse della Città e dei Torinesi.

Si leggeva infatti di procedure "negoziate urgenti", di non applicazione del T.U. sui contratti ed Appalti, il DL 163/2006, e di giustificazioni per non seguire i principi fondanti dell'azione amministrativa previsti dalla L. 241/90 quali il buon andamento, l'imparzialità, la trasparenza e l'economicità.

Anche con le nuove modifiche non si cancella quanto avvenuto sino ad oggi. È compito di questo Consiglio stabilire che la procedura, data la complessità della vendita, debba essere quella ristretta, così come è stato fatto sempre con la delibera del 18 giugno scorso e quindi procedere con una nuova gara, unica via percorribile per evitare eventuali ricorsi al TAR che renderebbero inutile questa rincorsa all'incasso.

A noi, invece, non spetta assolutamente di votare un salvacondotto che consenta alla Commissione di gara di non ottemperare alle norme di buon andamento, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza evitando di pubblicare un nuovo bando, perché sappiamo bene che quest'atto che la Giunta ci chiede di approvare modifica sostanzialmente le condizioni di gara.

Non ripeterò qui il perché si tratti di modifiche di sostanza, l'ho già fatto in commissione. Dinnanzi a tale modifica, dunque, vi potrebbero essere altri soggetti interessati i quali, potenzialmente, potrebbero decidere di partecipare alla gara.

Noi abbiamo rinunciato a presentare circa 1000 emendamenti ostruzionistici che erano pronti, perchè in questo momento siamo convinti che non sia utile rinviare di qualche giorno l'approvazione di quest'atto, ma sia necessario modificarlo per il bene di tutti.

Abbiamo presentato 4 emendamenti di merito con i quali, seppur in totale disaccordo politico, non apportiamo modifiche al nuovo Statuto di GTT che la Giunta ci propone, ma rinviamo a FCT Holding S.r.l. il compito di iniziare un nuovo iter di gara.

Le norme, la giurisprudenza, le sentenze del Consiglio di Stato, la prassi e la buona amministrazione sono concordi sul fatto che sia necessario procedere con la pubblicazione di un nuovo bando, con l'acquisizione delle manifestazioni di interesse e con l'invio di nuove lettere di invito, se però la Commissione di gara desidererà derogare da tali norme lo faccia a suo rischio e pericolo.

L'ultimo pensiero invece va al Sindaco. A mio avviso il Sindaco ha perso il controllo di ciò che sta accadendo a Torino. Evidentemente non conosce questa città e i suoi cittadini e, cosa ancora più grave, non comprende la macchina amministrativa della quale, dal voto popolare, è stato messo a capo.

Dinnanzi al susseguirsi quasi quotidiano delle emergenze è solo in grado di dire che ha un piano segreto, molto segreto. Qual'è la sua visione di medio-lungo termine?

I sacrifici ai cittadini si chiedono a fronte di un percorso certo e sicuro, ma qui non vediamo altro che una barca che naviga a vista. Se un progetto c'è, ce lo dica oggi in aula e convinca noi e tutti i Torinesi che l'unica sua soluzione non è sperare in una norma "salva-Torino", cosa che già una volta ha dimostrato di non essere riuscito ad ottenere.

Siamo fermamente convinti che i torinesi siano ormai pentiti per la fiducia che Le hanno accordato e noi, di giorno in giorno, ci accorgiamo che stiamo assistendo agli ultimi scoordinati gesti di una politica vecchia che non è in grado di garantire un futuro alla città, ma neppure di immaginarselo.

Noi oggi non desideriamo aiutare né il Sindaco né la Sua Giunta, ma semplicemente auspichiamo che questo Consiglio non venga trascinato a fondo dalla evidente incapacità di gestire la nostra Città da parte del Sindaco e della Giunta.

I campi Elisi

| commenti

Torino sarà il primo Comune italiano che si doterà, con un'apposita modifica al proprio regolamento, di aree cimiteriali per culto diverso da quello cattolico.

Infatti la DPR 285 prevede di istituire reparti speciali, terminologia infelice che sarà solo utilizzata negli atti, ma che permetterà di individuare nel cimitero Parco, quello con vista sull'inceneritore per intenderci, cam
pi per una superficie di 31.000 metri, da adibire a cimitero per le comunità religiose che ne facciano richiesta.

La modifica ed integrazione del regolamento del servizio mortuario viene incontro alla sempre più manifesta esigenza di di dare sepoltura anche ai cittadini di culto diverso da quello cattolico e ai cittadini stranieri che appartengano a comunità specifiche.

Le comunità religiose dovranno avere natura giuridica e potranno acquistare i terreni in regime oneroso di 1 euro per metroquadro per anno.

L'onere di manutenzione sarà della comunità richiedente mentre l'operatività cimiteriale ( scavo) sarà svolta dagli operatori cimiteriali a carico della singola famiglia.

Nel campo potrà essere altresì costruito un edificio di superficie massima pari a 60 mq e di altezza massima pari a 7 metri. Qui il prezzo della concessione è di 2500 euro al mq.

Quindi i 44 enti di culto diverso da quello cattolico che sono stati riconosciuti tali dallo Stato Italiano potranno dotarsi i un cimitero"privato" .ma non delimitato da recinzioni o muri o altra edilizia fissa.

Per le professioni religiose che lo prevedano espressamente sarà possibile l'inumazione del cadavere avvolto unicamente nel lenzuolo, salvo adozione di feretro idoneo per il trasporto.

Così anche gli ambientalisti che credono che il miglior metodo per l'inumazione sia il corpo avvolto in un lenzuolo e subito un albero piantato sulla tomba affinchè il ciclo naturale riparta saranno accontentati, salvo trovare la relione adatta...

VERSO LE ELEZIONI

| commenti

Mentre stiamo entrando nell'organizzazione delle prossime elezioni politiche, comunichiamo a tutti i simpatizzanti che anche loro possono attivarsi in prima persona per partecipare alla macchina amministrativa elettorale.
Chiunque abbia voglia e i requisiti per fare il presidente o lo scrutatore di seggio al Comune di Torino può compilare il modulo segnalato nel link sottostante:
http://www.comune.torino.it/elezioni/modulistica/

Le istruzioni le trovi a questa pagina:
http://www.comune.torino.it/elezioni/info/componenti.shtml

N.B. Apprendiamo ora che è possibile inoltrare la domanda per l'iscrizione all'Albo degli scrutatori, allegando fotocopia del documento di identità, al seguente indirizzo:
elettorale@comune.torino.it

ATTENZIONE LA RICHIESTA SCADE VENERDI' 30 NOVEMBRE

Circoscrizione 2 la più inquinata?

| commenti

inquinamento-atmosferico.jpgIeri la nostra interpellanza "La circoscrizione 2 è la più inquinata?" è diventata l'ultimo punto all'ordine del giorno questo perchè il coordinatore ad inizio consiglio non c'era è arrivato dopo le 21.
La risposta che ci è stata data smentisce questa affermazione, fatta dal Presidente del Comitato Locale di Controllo Erica Faienza. La nostra centralina di Via Rubino registra un basso livello di PM10 e anche gli sforamenti sono bassi solo un'altra circoscrizione in città fa meglio di noi.
A breve pubblicherò i dati richiesti con la speranza che non siano unicamente quelli scaricati dal sito dell'Arpa considerando che molti cittadini attenti mi hanno spesso fatto notare che, per quel che riguarda quella centralina, i dati spesso non sono disponibili.
Rappazzo continua...l'inquinamento, come è noto, e causaoi da trasporti e riscaldamento ma per il Coordinatore è miope pensare a provvedimenti sui trasporti solo per una circoscrizione e non per l'intera città, sarà per questo che la sua collega, Coordinatrice alla II commissione, qualche mese fa ha ritenuto necessario creare un tavolo sulla mobilità sostenibile, convocato una volta e del quale, al momento, non conosco le proposte (magari avrebbe potuto dirmele se non avesse abbandonato l'aula mentre illustravo l'interpellanza, eppure SEL dovrebbe essere sensibile all'argomento!!).
Tutto questo fa emergere due problematiche molto importanti, la prima è la continua stratificazione di competenze che rimbalza il cittadino da una parte all'altra ma che evidentemente rimbalza anche il Consigliere che, nelle piene funzioni del suo mandato considerando che il Consigliere Provinciale che ha fatto quella affermazione sulla nostra Circoscrizione appartiene allo stesso partito, il PD, legge solo dei dati e non chiede direttamente al collega provinciale il perchè di tali affermazioni, eppure di tempo ne ha avuto essendo protocollata il 5 Luglio la richiesta di informazioni, ricordiamo anche l'impegno che la Circoscrizione stessa si è assunta attraverso le linee programmatiche "La Circoscrizione dovrà collaborare con gli Enti preposti alla gestione, per esercitare la più scrupolosa azione di tutela dell'ambiente: azione da esercitare anche attraverso la presenza di propri rappresentanti nel Comitato di controllo"
La seconda problematica è, a mio parere, ancora più grave. Abbiamo chiesto quali siano gli interventi da mettere in atto sul territorio per ridurre sempre più l'inquinamento, ma non abbiamo avuto risposte concrete sintomo di un'immobilismo, poca capacità d'azione e spirito d'iniziativa.
D'altronde in questo caso le linee programmatiche non dicono niente e non abbiamo informazioni nemmeno sulle affermazioni del Sindaco Fassino che ha annunciato un'area pedonale per ogni Circoscrizione, e la nostra? Boh...

Riporto qui, a fronte delle varie richieste pervenute, l'analisi effettutata sulla delibera GTT e riportata questa mattina in sede di Commissione Consiliare da cui emergono tutte le nostre perplessità sulla delibera.

Vi informo inoltre che la delibera è stata liberata per l'aula e verrà discussa in Consiglio oggi a partire dalle 15.


...E un grazie a tutti coloro che hanno aderito al mio appello e ci hanno dato una mano...

VENDITA DEL 49% DI GTT

STORIA DELLA PROCEDURA

- Deliberazione del 23/11/11: autorizzazione a FCT Holding a dismettere quota di minoranza (40%-49%) di GTT rimandando a successiva delibera di Consiglio la definizione degli indirizzi relativi all'espletamento delle procedure ad evidenza pubblica;
- In ottica di dismissione il 07/03/2012 con delibera di giunta mecc. 2012/01052 veniva autorizzata FCT ad avviare una prima fase di consultazione preliminare non vincolante allo scopo di acquisire le manifestazioni di interesse da parte di partner industriali o finanziari nonché acquisire gli elementi necessari per predisporre la successiva procedura di gara ed evitare il rischio di mettere a gara condizioni non compatibili con le esigenze di mercato (= mandare deserta la gara);
- In seguito a ciò hanno manifestato interesse: KEOLIS, TRENORD, ARRIVA ITALIA, TUNDO VINCENZO - come operatori industriali;
- Tenendo conto di quanto evidenziato dalla fase antecedente di manifestazione, con deliberazione 2012 02555 del 18 giugno 2012 sono fissati i criteri per il bando e Statuto GTT (parte sostanziale poiché parte della delibera e dei criteri) per lo svolgimento della procedura ad evidenza pubblica;
- In esecuzione della delibera 02555, in data 29 giugno FCT/3/2012 è stato pubblicato l'avviso per ricevere le richieste di invito
- In data 18 luglio pubblicato la proroga del termine al 30 Luglio per la procedura ristretta (citata in delibera)
- Chiedono di essere invitate solo due aziende (Trenord e Arriva)
- 3 agosto 2012 FCT invitava le due aziende pre-qualificate alla seconda fase della procedura ristretta
- entro le ore 16.00 del 30 ottobre arriva solo l'offerta di Trenord
- Il 15 novembre la commissione dichiara la seduta deserta perché l'offerta di Trenord è irricevibile.
- Proposta di nuova delibera che modifica statuto (= governance) e chiede di procedere con una "procedura negoziata urgente" - fuori dall'ambito della 167/2006 - interpellando solo i due soggetti qualificati nella prima fase della procedura (arriva + trenord)


ANOMALIE DEL CONTESTO NORMATIVO

- Nella prima delibera, che avvia la procedura, in ben 3 punti si fa riferimento (ma anche nella prassi seguita dell'iter fino al 31/10) alla procedura ristretta ex art 55 del DL 163/2006;
- Questo dlgs è l'unica fonte ispiratrice che si trova in normativa e che è utilizzata nella prassi. Il TUEL non tratta le cessioni di ché trattasi se non nelle parti che afferiscono alle potestà degli Organi amministrativi.
- Nella seconda delibera si scrive in modo netto di operare al di fuori dell'ambito della 163 perché è evidente che se si operasse ai sensi della normativa citata si ricadrebbe nell'art 56 - "procedura negoziata previa pubblicazione di un bando di gara" in cui al comma 1, lettera a) si legge testualmente:"Nella procedura negoziata non possono essere modificate in modo sostanziale le condizioni iniziali del contratto."
- La procedura negoziata "urgente" però non ci risulta esistere in alcuna normativa (citateci la fonte che prevede questa procedura e la modalità prevista), ci risulta esistere solo la procedura negoziata ex art 55 che NON PREVEDE modifiche di sostanza;
- La delibera, con la modifica di statuto, è una modifica di sostanza e pertanto è necessario riavviare una nuova manifestazione di interesse e fare ripartire la procedura ristretta. Ecco qualche esempio di modifica di statuto sostanziale (cambia proprio la visione strategica che ha connotato la messa in vendita):

◦ Circolazione delle azioni in regime transitorio art.7 - chi acquista il 49% può da subito rivendere a terzi infragruppo;

◦ Circolazione delle azioni a regime art. 8 - si perde nei meandri della prelazione che di fatto è di difficile realizzabilità: siccome ha già il controllo, difficilmente spende soldi per comprare parte del 49 messo in prelazione; parimenti, chi ha il 49 non esprime prelazione e per acquistare qualcosa che ha già. Quindi il privato che vende ha campo libero.

◦ La somma di 7 e poi 8 dà libertà a chi compra 49 di andarsi a rifinanziare infragruppo, magari da una sorella che fa utili e/o cashflow positivi.

◦ Finanziamenti: Art. 9 - tolta la possibilità di finanziare la società in c/cap e introdotta la possibilità di finanziarla lucrando interessi;

◦ La maggioranza qualificata diviene di fatto la somma di comune + privato

◦ Cambia la governance sia per i poteri di spesa consentiti, sia per l'eliminazione del com. esecutivo.

◦ In più punti emerge in fatto che vengono dati ampi poteri e facoltà all'AD senza pre-condivisione e/o gradimento del comune, viene data facoltà al privato di girare da subito le azioni.

- Esistono infatti con molta probabilità operatori che non hanno aderito al primo bando perché lo hanno valutato non vantaggioso ed ora, a oggettive migliori condizioni di gestione, pur trovandolo vantaggioso non possono partecipare. Lo statuto è stato modificato in una sfilza di articoli, quindi più poteri equivalgono a maggiore appetibilità della Società e pertanto in bando aperto è probabile (e doveroso tentarlo per un amministratore della PA) trovare offerte il linea con le valutazioni degli advisor che con le modificazioni concedenti più poteri dovrebbero essere riviste al rialzo;
- Anche il Regolamento attuativo della 163 (il 207/10) sostiene questa linea . All'art. 106, pur questo trattando di lavori, dà tra l'altro spunto, al comma 2 definisce che per il concorrente è obbligatoria la presa visione per dargli perfetta visione dei requisiti dell'oggetto e fargli formulare un'offerta congrua. Una modificazione dei requisiti genera una rettifica ed obbliga la Stazione Appaltante alla riapertura o alla proroga dei termini per presentare offerta qualora sia ancora in corso di pubblicazione. Sappiamo che non è prescrittivo per il caso ma che è evidente che ha un peso sulla scelta della linea che deve tenere l'amministrazione.
- Non regge nemmeno il tema dell'urgenza che in questa delibera sarebbe autorizzata per:

- FCT ha come obiettivo di vendere entro il 31/12
- Se non si vende non si rientra nel patto di stabilità
- Le condizioni del bando non sono attrattive per i privati
- Tagli sul finanziamento al TPL

- Possono questi fattori far adottare un atto non coerente con gli indirizzi adottati sino ad allora? NO. Tra l'altro, anche in ambito 163 l'urgenza riconoscibile e spesso utilizzata (vedi ad esempio l'art. 125) è quella legata a problemi di sicurezza e tutela della salute, estesa anche a motivi di ordine pubblico. In sostanza è una finestra lasciata nel quadro del decreto 81/08 (ex 626), che nulla ha a che vedere con il caso specifico in oggetto e le motivazioni addotte in questa delibera. Se era urgente lo prevedevi ed agivi diversamente (in pratica emerge un difetto di programmazione o di benchmarking eccetera). Inoltre un problema finanziario e per giunta non congiunturale ma strutturale (con questa operazione non si risolve ma si allunga) non può costituire urgenza.



RISCHI:

- Il rischio ricorsi è evidentemente elevato sia da parte del pre-qualificato che non vince, sia da parte di terzi finora estranei alla procedura. Conseguentemente diviene probabile una sospensiva TAR che annullerebbe l'auspicato beneficio dell'operazione a brevissimo.
- Inoltre fattori esterni stanno facendo fare ai Consiglieri compito non proprio: in presenza di condizioni normali la decisione di seguire una via procedurale piuttosto che un'altra non spetta al Consiglio. Qui viene sgravata la commissione, la quale in presenza di un atto vincolante del Consiglio Comunale, al massimo può avere "colpa lieve o lievissima"...Pertanto la responsabilità ricadrebbe personalmente sui Consiglieri Comunali se accertata, quindi un rischio patrimoniale e personale di chi voterà questa delibera nel caso in cui venissero accertati dei danni.



CONCLUSIONE

- Siamo contrari alla cessione di quote, fin dagli inizi abbiamo espresso la nostra posizione politica in merito alla questione della vendita delle partecipazioni delle aziende dei Servizi Pubblici. Per questo abbiamo votato in modo contrario a tutte le delibere presentate riguardanti le dismissioni, opponendoci spesso anche con l'unico mezzo che avevamo a disposizione: l'ostruzionismo.
- Lavoriamo però nell'interesse generale e quindi nel merito abbiamo lavorato per rendere l'atto, che quest'aula si appresta ad approvare, sia corretto sotto il profilo amministrativo e soprattutto che garantisca il perseguimento dell'interesse pubblico, questione che dovrebbe essere cara a tutti noi presenti in quest'aula.
- Necessario modificare la delibera affinché si preveda solo la modifica di statuto e si rimandi a FCT Holding ad avviare le procedure di cui alla deliberazione n. 2012 02555/064 per garantire - tra le altre cose - il rispetto di quanto stabilito dalla L. 241/90 sul procedimento amministrativo. Tali cambiamenti violano espressamente l'art. 1 comma 1 ossia i "principi generali dell'attività amministrativa": economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza.
- Ecco la ratio degli emendamenti di merito proposti (che modificano profondamente la sostanza della delibera) che abbiamo presentato e che trasformano di fatto la delibera in una semplice modifica di statuto e che danno l'avvio ad nuova procedura.

Sono appena 12 anni che sentiamo parlare della Città della Salute , un progetto che intende razionalizzare e ottimizzare le risorse dei singoli ospedali cittadini facendoli confluire in un unico polo torinese che riunirebbe le attuali aziende ospedaliere Molinette, Regina Margherita, Sant'Anna e Cto-Maria Adelaide.

Ma la condivisione delle risorse strumentali appare, per il Regina Margherita, l'ospedale per eccellenza dei bambini , un problema.

Lo denuncia il professor Piero Abruzzese già cardio-chirurgo dello stesso ospedale che si chiede in una accorata lettera: Ma i bambini?

Pare infatti che presidi non specifici come anche la mancanza di organi gestionali specifici e di infermieri pediatrici abbasseranno la qualità del servizio , molto mirato, offerto ai nostri figli.

Così le tante associazioni che sostengono il Regina Margherite sono intervenute in massa in Comune a Torino nella commissione Sanità presieduta dalla consigliera Centillo. per sostenere la tesi Abruzzese.

Certo che le patologie degli adulti hanno numeri più grandi ma non è possibile mettere in una tabella gli interventi rivolti agli adulti con quelli rivolti ai bambini per ottimizzare gli interventi, il regina Margherita va ricalibrato su ospedali simili, come il Gaslini di Genova , il Bambino Gesù i di Roma, il Meyer di Firenze .

Diventerebbero infatti trasversali chirurgia , ortopedia, radiologia, anestesia, laboratorio analisi e farmacia.

Ma anche solo la farmacia, prosegue il professor Abruzzese, ha un ruolo fondamentale per la preparazione delle soluzioni per nutrire o idratare i bambini , avere una farmacia comune non sarebbe la stessa cosa.

Gli stessi calcoli della Regione dimostrano inoltre che la spesa per la riqualificazione dell'edificio è molto inferiore a quelle degli altri ospedali cittadini come ad esempio le Molinette dove la riqualificazione funzionale pare sia più costosa della costruzione di un nuovo edificio.

Inoltre alcuni interventi come il parco giochi protetto o la ripulitura della facciata si potrebbero realizzare con l'intervento di privati.

E su questo punto le Associazioni sono concordi, per i bambini i soldi si trovano come anche le energie umane, usciamo dall'idea di trattare il Regina Margherita come un'ospedale qualsiasi perché i bambini necessitano di cure specifiche e accoglienza specifica e a loro dobbiamo dare priorità perchè sono il nostro futuro.

Per fortuna ci sono i i genitori e le Associazioni di volontariato che pongono rimedio alla miopia e all'ignoranza del sistema, prosegue Abruzzese, loro ci aiutano a comprare apparecchiature costose, offrono assistenza ai bambini e alle loro madri,migliorano l'aspetto dell'ospedale lo rendono più gradevole e allegro. Meno male che ci sono le associazioni e ce ne sono tante. Evviva il Partito dei Bimbi.

Circoscrizione 5 - Una Presidente part-time

| commenti


Nonostante la protesta organizzata il 15 ottobre u.s. con l'occupazione pacifica della circoscrizione 5, l'inefficienza del consiglio di circoscrizione continua.
Nell'ultimo consiglio convocato in data 19 novembre 2012 alle ore 16, dopo soltanto un'ora di discussione la Presidente Bragantini ha abbandonato il consiglio per presenziare ad un convegno organizzato del Partito Democratico. Il doppio ruolo ricoperto dalla sig. Bragantini quale Presidente della circoscrizione 5 e segretaria provinciale del Partito Democratico, obbliga la circoscrizione 5 ad avere una Presidente part-time. Notevoli sono i problemi del territorio ancora rimasti irrisolti e le anomalie riscontrate rispetto alle altre circoscrizioni. Di seguito ne elenchiamo alcune:

  • la convocazione del consiglio in orario pomeridiano obbliga la circoscrizione 5 a rimborsare i datori di lavoro dei consiglieri lavoratori dipendenti. Rispetto alle altre circoscrizioni di Torino che convocano il consiglio in orario serale, la circoscrizione 5 imputa a bilancio una maggiore spesa;

  • l'elenco completo dei punti all'ordine del giorno di ogni convocazione, non viene mai discusso per intero ma dopo due ore scarse di discussione in cui si effettua il minimo sindacale con l'approvazione dei pareri richiesti dal Comune e le concessioni/contributi da elargire alle associazioni, il consiglio viene chiuso e gli altri punti proposti dalla minoranza rimangono nel dimenticatoio;

  • nelle altre circoscrizioni è buona norma discutere tutti i punti presenti all'ordine del giorno e al massimo rinviarne alcuni al consiglio successivo;

  • nella circoscrizione 5 invece alcune mozioni/proposte di ordine del giorno sono in calendario dal 21 maggio u.s. e dopo sei mesi di attesa non sono ancora state discusse.


La circoscrizione dovrebbe essere il luogo di prossimità tra i cittadini e le istituzioni invece nel consiglio di circoscrizione si attendono anche 6 mesi per discutere un ordine del giorno e mesi per rispondere ad un interrogazione e/o interpellanza.
Se la Presidente Bragantini non è in grado di gestire il doppio incarico quale Presidente di Circoscrizione e segretario del Partito Democratico, scelga uno dei due incarichi. I cittadini della circoscrizione 5 hanno diritto ad avere un Presidente a tempo pieno, tenuto conto dello "stipendio" che percepisce (circa 1.500 euro mensili).


MoVimento 5 Stelle Circoscrizione 5

Della povertà e di Fabrizio Biolé

| commenti

Qualche giorno fa abbiamo ascoltato in commissione il presidente della Caritas piemontese, che ci ha tracciato un quadro terribile della nuova povertà di Torino. Tanto per darvi qualche dato:

  • il numero di persone che nel 2012 si rivolgono alla Caritas, rispetto al 2008, è quasi quadruplicato;
  • il 90% di coloro che chiedono un aiuto economico per i propri ragazzi lo fa per pagare libri e attrezzature scolastiche imposte dagli insegnanti (fino a 300 euro a studente);
  • sono in forte crescita gli anziani che fanno la cessione del quinto della pensione per permettere ai figli adulti di avere un prestito per far fronte alle spese;
  • 45.000 famiglie a Torino e cintura mangiano grazie agli aiuti del Banco Alimentare;
  • i servizi sociali hanno avuto indicazione di non inserire in comunità i minori perché costa troppo alle casse pubbliche, anche quando il problema è che i minori restando in famiglia vengono maltrattati;
  • vi sono numerosi posti vuoti nelle case di riposo, sia convenzionate che private, perché le istituzioni e le famiglie non hanno i soldi per pagare le rette, ma vi sono anche 2000 anziani in lista d’attesa per la casa di riposo e 8000 in lista d’attesa per l’assistenza domiciliare;
  • a fine anno finiranno i fondi nazionali per i 1700 profughi libici sistemati a Torino da metà 2011, dunque saranno in mezzo a una strada (come già i somali di corso Chieri) e nessuno sa cosa ne succederà;
  • si stima che a gennaio 1500 famiglie potrebbero essere sfrattate dalle case popolari in quanto non in grado di pagare la quota minima di affitto prevista dal regolamento regionale;
  • il 40% delle richieste di aiuto per problemi economici menziona Equitalia e simili come causa primaria dei propri problemi;
  • oltre il 50% delle persone che chiedono aiuto fa stabilmente uso di psicofarmaci;
  • un richiedente di aiuto su tre minaccia esplicitamente il suicidio o racconta di avere già tentato il suicidio.

Una situazione del genere dovrebbe essere una emergenza per tutti, e la prima preoccupazione di chi amministra le istituzioni. Invece, passa drammaticamente sotto silenzio; si fa finta il più possibile di non vedere, e anche la vita amministrativa scorre tra altri discorsi e altre priorità (ieri il nostro sindaco si è sentito in dovere di organizzare in Sala Rossa una irrinunciabile celebrazione per i cento anni delle attività atletiche della Guardia di Finanza).

Non ho mai ben capito se questa indifferenza sia dovuta a mancanza di solidarietà, oppure a una presunzione di impotenza; non sapendo bene come ridurre la povertà, né dove trovare i soldi per assisterla, la politica si gira dall’altra parte e la prende come un fattore immanente, come il fatto che ogni tanto piove. Eppure la povertà è almeno in parte il risultato dell’organizzazione sociale che noi scegliamo, delle regole che diamo all’economia e allo Stato; con regole diverse, le risorse di cui tutti disponiamo potrebbero essere distribuite diversamente, in modo più equo e solidale.

Siamo una società basata sulla sacralità della proprietà privata, e per carità, ci sono ottimi motivi per difendere la proprietà privata. Alla fine, però, l’idea che nella società noi possiamo essere felici con le nostre cose a fronte della diffusa infelicità degli altri è una triste illusione… Magari qualcun altro ci riesce, tappandosi gli occhi, le orecchie, e anche il cuore. Eppure anche chi pensa di potersi chiudere in un’isola felice dovrà rendersi conto nel modo più spiacevole che oltre un certo livello nessuna società caratterizzata da grandi disuguaglianze è sostenibile, perché anche la minaccia del manganello non vale verso chi non ha più niente da perdere.

P.S. E Fabrizio Biolé? Scusate se l’ho messo nel titolo, sapevo che facendolo avrei attirato l’attenzione di molte più persone – se avessi semplicemente scritto che parlavo dei poveri, quasi nessuno avrebbe letto. Così funziona la pubblica opinione, ma spero che questo possa indurvi a riflettere su quali siano gli argomenti su cui varrebbe veramente la pena di accapigliarsi.

Riporto qui di seguito il testo del duro intervento in Consiglio sulle scelte dell'assessore alla Cultura Braccialarghe e del Sindaco Fassino riguardanti la FAM.


Oggi siamo chiamati, apparentemente, ad approvare delle semplici modifiche allo Statuto di una Fondazione già esistente da anni: la Fondazione per le Attività Musicali che organizza ogni anno MITO-Settembre Musica.

Sì, ha capito bene, Assessore, apparentemente!

Questo passaggio di aula, infatti, è ben di più ed ha una centralità decisiva nella vita di questa Giunta e del nostro Comune.

Nemmeno sei mesi fa, Lei, signor Sindaco, e Lei, caro Assessore, avete presentato a quest'aula un bilancio previsionale per l'anno in corso, e la maggioranza di quest'aula ve lo ha approvato, indicando delle linee guida ben precise che avreste seguito. Tali linee sono espresse, per l'attività di competenza dell'Assessore Braccialarghe, dal capitolo di Bilancio del settore della Cultura ed in particolare dalla marcata impronta che Lei, Assessore, ha voluto dare ad esso. Esiste infatti un capitolo, il 19900 articolo 2, che Lei ha voluto incrementare in modo spropositato portandolo a ben 4 milioni e mezzo di euro!


Sì, signor Sindaco e signor Assessore, voi avete stimato che, secondo i principi di "unità, annualità, universalità, integrità, veridicità e attendibilità", la Città di Torino introitasse per l'anno 2012 ben 4 milioni e mezzo di euro da parte di soggetti privati che volessero sponsorizzare "manifestazioni, attività culturali, artistiche e musicali"; così recita infatti la descrizione del capitolo di bilancio citato.

Ebbene, cari Signori, siamo a novembre e credo che sappiate quanto è stato accertato su quel capitolo: NULLA! E quanto verrà accertato su questa voce di entrata per la fine dell'anno? Probabilmente nulla!

Qualcosa non torna. Sappiamo tutti, infatti, che queste risorse sono arrivate; i famosi "sponsor privati" hanno versato laute somme! E questi soldi dove sono finiti a fronte di un capitolo di entrata che rimane tristemente a zero?

Come un puzzle che lentamente prende forma abbiamo riletto, in questa luce, un articolo apparso sul Giornale del Piemonte il 10 ottobre scorso in cui veniva detto che vi sarebbero delle lettere firmate dall'Assessore Braccialarghe, e forse qualcuna anche dal Sindaco, con le quali veniva esplicitamente chiesto agli sponsor di versare questi soldi, non nelle casse comunali ma direttamente alla FAM.

Allora le previsioni di bilancio erano corrette! Effettivamente questi 4 milioni e mezzo di euro esistono!

Perché dunque il capitolo di bilancio creato apposta è vuoto? Perché questi soldi sono stati dirottati- su indicazioni dell'assessore - dalle casse pubbliche al conto corrente di un soggetto privato?

A che titolo lei Assessore a nome della Città decide autonomamente di non far transitare quelle risorse dalla Città - come tra l'altro previsto a bilancio? Lo sappiamo che le spese sono vincolate alla realizzazione delle entrate per cui l'effetto sul bilancio in termini di saldo è pari a zero. Ma perché non introitarli come Città e poi tramite le voci di spesa collegate al capitolo di entrata utilizzarli per le organizzazione di eventi? Iter che sarebbe stato quello corretto, in linea con quanto sempre fatto e con quanto previsto a bilancio.

Tento di formulare un'ipotesi: forse perché l'erogazione del contributo dal soggetto pubblico - Comune di Torino - al soggetto privato - FAM - avrebbe obbligato al rispetto di quelle regole di trasparenza e evidenza pubblica che invece non diventano obbligatorie nel caso in cui l'erogazione avvenga da soggetto privato a fondazione?

Con la sua scelta consapevole, Assessore, questo soggetto, la FAM di cui voi oggi volete che quest'aula modifichi lo Statuto, li ha poi spesi per iniziative della Città di Torino, creando di fatto una contabilità parallela e separata, senza alcuna garanzia effettiva di trasparenza.

Sempre dagli organi di stampa abbiamo infatti appreso che per il Festival Jazz, evento voluto da questa amministrazione e non da quelle precedenti, è stata incaricata la ormai celebre "Punto Rec" per la registrazione dei concerti... pagata con quei fondi che per sua scelta non sono passati dalle casse comunali. E' già la seconda volta Assessore che le chiediamo spiegazioni su come sia avvenuto tale affidamento, in base a quali criteri di trasparenza e a quanto ammontasse la commessa. Ad oggi non è pervenuta risposta.

La dottoressa Martina ha commesso, se così possiamo dire, la leggerezza di firmare una determina a favore di suo figlio, ma Lei ha fatto ben di peggio: ha impedito che questi soldi entrassero nei capitoli del Comune eliminando all'origine- in modo più o meno consapevole - tutti i controlli pubblici.

Assessore, si rende conto che questa operazione di certo non si distingue per trasparenza e chiarezza e che altro non fa che gettare un'ulteriore ombra su come questa amministrazione voglia gestire gli affidamenti nella cultura?

E mi auguro che questa volontà sia esclusivamente sua.

Sarebbe infatti di una gravità inaudita trovare, oltre alla firma dell'Assessore Braccialarghe, anche quella del Sindaco in fondo a qualcuna di queste famose lettere: questo dimostrerebbe la piena intenzionalità da parte vostra nel perseguire questa condotta. Ci auguriamo che il Sindaco ne fosse all'oscuro.

Ma non è finita qui, c'è ben di più!

Lei, Assessore Braccialarghe, ha dichiarato su Repubblica del 10 ottobre scorso, che virgolettato: "è la FAM che ha organizzato gli eventi e che ha preso le risorse per farlo da privati".

Lei, caro Assessore non ce la racconta giusta. Queste risorse non sono state cercate dalla FAM ma da Lei ed erano destinate alla Città di Torino. E queste risorse, Assessore, sono state gestite dal suo Assessorato, e non dalla Fam.

Non sono io a dirlo, ma è il notaio Chianale, che nella sua lettera di dimissioni del 24 Ottobre ( di cui abbiamo distribuito copia a tutti i consiglieri) scrive testualmente:

"Confesso che le varie altre nuove attività già assunte dalla FAM (quali Torino Jazz Festival, Biennale per la Democrazia, CitYoung, Oltre i limiti), diverse da MiTo Settembre Musica mi pongono (e pongono anche agli altri Consiglieri) qualche difficoltà: non avendo contezza diretta delle varie fasi organizzative (pur egregiamente svolte dall'Assessorato), la FAM non ha un ruolo effettivo in esse!"

Vi rendete conto? Non è Chiara Appendino, consigliere di opposizione a dire che la FAM nel suo nuovo ruolo sia di fatto un paravento, bensì il suo stesso ex Presidente che scrive in modo evidente e netto che è l'assessorato di fatto a gestire il tutto.

Voi oggi chiamate quest'aula non a modificare uno Statuto - come vorreste far pensare- ma a legittimare tutte le operazioni che ad oggi la FAM ha svolto senza averne titolo. E noi dovremmo essere complici delle vostre azioni finalizzate a privare l'Ente Comune di Torino di ben 4 milioni e mezzo di euro? No, noi a questo gioco non ci stiamo.

Signor Sindaco, Assessore, non sono in grado di dirvi se i fatti descritti costituiscano illecito, lo farà chi di dovere.

Quello che è certo -però - è che dopo le dimissioni di Anna Martina, non solo io, ma tutti i Torinesi si sarebbero aspettati un segno di discontinuità sulla gestione dei soldi pubblici. E invece, come se nulla fosse, continuate a passo spedito sulla vostra strada, dove la parola trasparenza sembra solo un lontano miraggio.

E, se ne ha il coraggio Assessore, ci dica che è pura casualità che la Punto Rec abbia lavorato per il Jazz Festival, come dimostra quel video.

O Magari dovremo iniziare a credere all'ex sindaco ed ex presidente del Toroc Castellani che ha dichiarato che a Torino lavorano sempre gli amici degli amici perchè la città non è grandissima, l'ambiente è quello che è, ed è difficile non rapportarsi sempre agli stessi?

Concludo augurandomi che i colleghi consiglieri, ascoltate queste parole, richiedano, indipendentemente dalla propria appartenenza politica, con voce unanime, di sospendere la discussione in merito a questa delibera.

E a lei Assessore, propongo una riflessione. Dirottare fondi destinati al Comune a soggetti esterni, è davvero il meglio che ha da offrire a questa città?

Ricominciare a volare

| commenti

È un po’ che volevo scrivere qualche riga su quello che sta succedendo nel Movimento in queste settimane – se non altro perché la discussione si sofferma generalmente su questioni importanti ma superficiali, come quella di come e quanto apparire in televisione o quella delle regole per le candidature nazionali, senza scendere al cuore del problema. Naturalmente le mie osservazioni sono personali e può darsi che altrove la situazione sia diversa, ma sono due i problemi di cui mi piacerebbe discutere con voi.

Il primo è il cambiamento del clima interno. Chiunque sia attivo nel Movimento da più di un paio d’anni ricorda com’era una volta: eravamo gruppetti di persone senza risorse e senza esperienza ma con tanta voglia di fare e tanta amicizia; imparavamo tra noi a vicenda e ci concentravamo sul capire il mondo e sul modificare di conseguenza, prima ancora che la politica, gli stili di vita e i meccanismi sociali ed economici. La sensazione dominante era la speranza, l’energia.

Da qualche tempo, il vento è cambiato e il sentimento è un altro: è la rabbia, è la paura. Basta aprire Facebook o il blog di Grillo per trovare quasi soltanto litigi interni, ragionamenti di tattica politica e di leggi elettorali, attacchi ai giornalisti e ai politici, racconti di tragedie personali e di timori per il futuro. L’attività costruttiva dei gruppi locali finisce sempre più in secondo piano, dato che l’attenzione si concentra sulle questioni politiche nazionali. Il programma c’è, ma a parte linkarlo ossessivamente non c’è più spazio per approfondirlo, per raccontare nel dettaglio la visione di un mondo migliore che pure avremmo dentro.

La rabbia e la paura rischiano di diventare una ideologia e tracimano in comportamenti politici. La paura impedisce il dialogo, interno ed esterno, e porta a sospettare di tutti; qualsiasi comportamento non perfettamente allineato agli slogan porta subito alla crocifissione in piazza, da parte della rete prima ancora che di Grillo. La paura è alla base delle scelte sulle candidature al Parlamento, scelte legittime e senza tante alternative ma che hanno privilegiato l’assicurarsi di mandare a Roma persone fidate piuttosto che l’assicurarsi di mandare a Roma persone capaci, scompigliando al contempo l’umore e gli equilibri di molti gruppi locali.

Questo mi porta al secondo problema: il fattore umano. Il Movimento ha sempre voluto combattere il personalismo della politica, cercando di mettere le idee e il progetto collettivo prima dei singoli; e questo è sacrosanto. Tuttavia, è in atto una estremizzazione di questo concetto per cui anche solo esprimere una qualsiasi aspettativa o desiderio personale (non parliamo poi di candidature) diventa per una parte del Movimento un sintomo di corruzione morale; e le capacità e le attitudini dei singoli vengono sminuite come un fattore ininfluente, come se “ognuno vale uno” volesse dire “l’uno vale l’altro”.

Ho sentito dire che “deve andare avanti il Movimento, non le persone”; il problema è che il Movimento senza persone non esiste. Nella società della comunicazione e dei beni immateriali, il successo di una qualsiasi organizzazione umana – sia un’azienda o un movimento – dipende dalla qualità di chi vi partecipa e dal modo in cui si scelgono, si organizzano e si motivano le persone. Una organizzazione che non usa la meritocrazia per mettere in ogni posizione la persona ad essa più adatta è destinata a fallire o a diventare un problema e un ostacolo allo sviluppo generale.

Essendo io in origine uno di quegli ingegneri spettinati che trovano i computer molto più affidabili e sinceri degli umani, capisco il desiderio di concepire il Movimento come una macchina perfetta in cui ogni ingranaggio sia sostituibile a piacere. Il problema è che gli umani non sono perfetti e non sono ingranaggi; un ingranaggio non sbaglia, non tradisce e non lascia per stanchezza, ma una persona – se offesa, sfinita, delusa, trascurata – facilmente lo farà; e questo sarà la rovina del Movimento.

Le elezioni non sono poi così vicine e c’è ancora tempo per correggere l’approccio; io vorrei che il Movimento presentasse all’Italia una proposta positiva e convincente per un nuovo corso nazionale, basata su progetti concreti e su persone (tante) credibili e capaci di realizzarli. Vorrei che si ignorassero le polemiche, le provocazioni e l’aria fritta mediatica e che ci si concentrasse sulle cose da fare per salvare l’Italia. E vorrei un Movimento in cui possono coesistere opinioni diverse nell’ambito di un programma comune. Che dite, ce la faremo?

La spina nel cuore...

| commenti


Il passante ferroviario in via Principe Oddone é chiuso al traffico dal 19 ottobre.

Gli uffici centrali spiegano che la chiusura temporanea deve essere intesa come una positività perché quando riaprirà sarà con sistemazione definitiva.

Notizie nere invece sul fronte di tutta la sistemazione della spina , per la sistemazione superficiale del passante ferroviario infatti mancano 50 milioni di euro.

Per riassumere 800 milioni li ha spesi RFI, 260 il Comune di Torino, ne mancano 50 per finire l'opera.

RFI cerca di vendersi il progetto del grattacielo che viene fuori dallo spostamento di tutta quella cubatura del diritto di superficie dei binari coperti.

E se lo scopo nobile del progetto della copertura era unire i diversi territori inesorabilmente divisi dalla barricata della ferrovia, c'è da dire che RFI ci guadagna un doppio binario , potendone riservare uno da utilizzare per i treni veloci e il diritto di edificazione di un grattacielo di 100 metri.

Il Comune sembra invece sbagliare i conti e se ora ha un passante ferroviario di 7, 5 km in galleria rimane la risistemazione superficiale che si presenta ancora come un immenso cantiere non finito.

Per dicembre Porta Susa entrerà in funzione come stazione definitiva e speriamo che almeno sistemino le indicazioni sulle uscite come già abbiamo chiesto con la nostra Mozione di impegno:

http://www.facebook.com/groups/188436864531693/doc/437966152912095/

I soldi nel pallone

| commenti

Quando si parla di stadi e delle squadre di calcio cittadine è difficile intavolare una discussione razionale; subito buona parte dei partecipanti cominciano a ragionare per tifo. Noi in ufficio siamo ben assortiti, dato che io sono attivo nei club del tifo granata da molto prima di fare politica mentre Chiara in passato ha lavorato per la Juventus; per questo motivo vi possiamo rassicurare sul fatto che le posizioni che prende il Movimento 5 Stelle sono ragionate e valutate come consiglieri comunali, nell’interesse della città, e non in base al proprio tifo calcistico.

Detto questo, l’argomento del giorno è l’ultima grande operazione immobiliare che piomba sui tavoli del consiglio comunale: la concessione alla Juventus dell’area della cascina Continassa, adiacente a quella del nuovo stadio.

Già l’operazione stadio Juventus, dal punto di vista del pubblico interesse, lasciava molto a desiderare: alla Juventus la Città ha chiesto, in cambio della proprietà di fatto per 99 anni di un’area di 350.000 mq, 20 milioni di euro, ovvero € 0,58 (58 centesimi di euro) al metro quadro all’anno! Non contenta, la Città ha anche fatto una variante al piano regolatore che permettesse alla Juventus, oltre allo stadio, di realizzare un centro commerciale Conad (le solite cooperative) da 37.000 mq e 90 milioni di euro. Con il cambio di campo, gli incassi da stadio della Juventus sono passati in un anno da 11,6 a 34,6 milioni di euro, triplicando, e grazie alla Champions League quest’anno saranno ancora superiori.

Insieme allo stadio, la Juventus aveva presentato un progetto di massima per l’area adiacente, quella di cui si parla oggi, prevedendo di realizzarvi la propria “club house”. Il progetto copriva l’area immediatamente a ovest dello stadio, escludendo però l’area dell’Arena Rock, all’angolo tra via Druento e via Traves.

L’Arena Rock è uno dei paradigmi della spoliazione delle casse torinesi che porterà questa città al fallimento. Nel momento in cui lo stadio delle Alpi fu dato alla Juventus, sembrò ovvio ai sessantenni che comandano Torino che, per non perdere l’immancabile un concerto l’anno del Delle Alpi e dimenticandosi di possedere tuttora lo stadio Olimpico, servisse una nuova area concerti come quelle a cui loro erano abituati nei lontani anni ’60, ovvero una spianata di fango con un palco, due cessi e due biglietterie. Questo generò un bell’appalto da cinque milioni di euro che furono totalmente buttati, in quanto mai nessun concerto si è svolto in tale spianata di fango; un anno, per tamponare la figuraccia, chiesero alle aziende pubbliche del territorio di mettere dei soldi per farci una specie di festa dell’Unità latinoamericana.

Lo spreco di soldi pubblici per l’Arena Rock è stato ingente, ma chi l’ha costruita ringrazia ancora adesso; dopodiché, dato che la Juventus non la voleva, un paio d’anni fa trovarono infine qualcuno a cui rifilarla. Per ben 27.000 euro di affitto annuo, un privato si impegnò a realizzare e gestire al suo interno una pista di kart, che è ormai pronta e finita.

Che succede però adesso? Che la Juventus si sveglia, rifà i conti e scopre che, nonostante le condizioni di favore ottenute in passato, i margini non sono abbastanza alti; dunque presenta un nuovo progetto che prevede oltre alla “club house” e al centro allenamenti un cinema multisala, un albergo da 120 stanze e dei sani palazzi residenziali. Ovviamente per realizzare tutto questo serve più spazio, e dunque alla Juventus farebbe tanto comodo che anche la pista di kart, nemmeno ancora inaugurata, venisse demolita per dare l’area a loro.

La reazione dell’amministrazione Fassino è la solita: genuflettendosi a chiunque sia vagamente legato a Marchionne, presenta al consiglio comunale una nuova variante al piano regolatore per permettere tutto quanto richiesto dalla Juventus, in cambio del solito prezzo di 0,58 € al metro quadro all’anno per 99 anni. E chi se ne frega se il tizio del kart ha investito una bella somma (secondo i giornali 1,2 milioni di euro): con le buone o con le cattive, verrà fatto smammare con una compensazione che in commissione è stata quantificata tra i 500.000 e i 700.000 euro. In questa città è un’abitudine che ubi maior minor translocat a spese proprie: ricordate Scubatica?

Ovviamente, la città deve anche impegnarsi a liberare l’area dagli altri occupanti e a sistemare la parte che resterà pubblica, quella più a sud. In corso Ferrara c’è l’area dei giostrai, ovvero un piazzale che ospita famiglie nomadi stanziali che viaggiano qualche mese l’anno e per il resto hanno costruito capanne e casette: pare che i costi siano di un milione di euro per il trasloco e di oltre tre milioni per costruire da qualche altra parte una nuova area (a me sfugge perché uno che vive a Torino otto mesi l’anno non possa preoccuparsi da solo della propria residenza senza che gliela costruiamo noi, ma questa è un’altra storia). Poi c’è il Palastampa da demolire (non lo vuole più nessuno) e trasformare in un parco che a sua volta costerà di manutenzione ogni anno. Infine, alla cascina Continassa vivono circa 80 rom accampati abusivamente, quelli vittima dell’orrendo pogrom di un anno fa (guidato, per una strana coincidenza, da alcuni ultrà della Juve), a cui la Città troverà un’altra sistemazione.

In pratica, la Città incasserà una tantum 10,5 milioni di euro per l’area, un milione di gentile contributo aggiuntivo, e circa 7-8 milioni di oneri di urbanizzazione, che però dovranno coprire anche le relative spese (strade, parcheggi, trasporti, fognature ecc.) per le nuove costruzioni. Alla fine in cassa resterà poco o niente, ma in compenso la Città avrà dato via una enorme area che nei prossimi 99 anni avrebbe potuto essere messa a frutto.

Perché allora si fa il tutto? L’operazione viene giustificata dicendo che quell’area è un problema, che la Juventus è l’unica interessata (ma come si fa a saperlo se non si fa una gara?) e che almeno qualcuno investe e ci fa qualcosa, risanando e creando posti di lavoro. Tutto vero, ma questo non giustifica il fatto di darla via per così poco, non per attività di pubblico interesse ma per una società privata a fine di lucro. Se io voglio costruire un cinema, un palazzo e un albergo, mi compro a prezzi di mercato il terreno su cui costruirli: perché devo averlo a prezzo stracciato da un ente pubblico?

E siamo sicuri che alla fine il saldo per il pubblico sia positivo? Per esempio il costruendo cinema non ha la licenza, anche se la Juventus si è detta sicura di riuscire a ottenerla in qualche modo dalla Regione; ma che fine farà il cinema di Venaria una volta che lì aprirà una megamultisala? Per i posti di lavoro guadagnati nelle nuove attività commerciali, in una città in crisi come Torino, non ce ne saranno altrettanti persi in quelle vecchie?

La vera ragione per cui si fa il tutto, oltre alla sudditanza ai padroni di Torino, è puramente finanziaria: è vero che le casse pubbliche dovranno sostenere le spese di cui sopra, ma lo faranno nei prossimi anni; in compenso, 11,5 milioni di euro verranno incassati subito. Il vicesindaco ha detto chiaramente che la delibera è urgente perché bisogna incassare questi soldi entro fine anno, altrimenti non si riesce a rientrare nel patto di stabilità, il Comune sarà commissariato e Fassino andrà a casa. L’orizzonte amministrativo si ferma al 31/12; il dopo, adesso, non importa.

Concludendo, vengo comunque alle questioni di tifo. Se siete juventini, vorrei dirvi che a fronte di regali di queste dimensioni alla società della Fiat che si occupa del business del calcio non si spiegano, se non con la manipolazione mediatica del giornale della Fiat, le polemiche per lo stanziamento di uno (1) milione di euro per la sistemazione a centro sportivo dell’area Filadelfia, soldi peraltro non di origine pubblica ma già precedentemente incassati dalle operazioni commerciali legate a quell’area, e su cui peraltro potete stare tranquilli perché, nonostante le grandi promesse, le cerimonie solenni e la residenza stabile di alcuni esponenti della maggioranza sulle pagine di Tuttosport, né la Regione né il Comune hanno ancora tirato fuori una lira.

Ma se invece siete granata e siete tra quelli che amano contestare una presunta differenza di trattamento del Comune tra le due squadre di calcio cittadine, ci tengo a farvi notare una cosa: che non è possibile documentarla in quanto il Torino FC, in termini di progetti di sviluppo, è totalmente non pervenuto. La Juventus ragiona da azienda, progetta, investe; il Torino vivacchia cercando di spendere il meno possibile e di arrivare a fine mese avendo incassato più di quel che è uscito, e non ha mai presentato in Comune nulla del genere. Da cittadini, contestiamo al Comune i trattamenti di favore alla Juventus; da tifosi, citofonare Cairo.

Categorie

Acqua (9)
Ambiente (77)
comunicatistampa (3)
Connettività (5)
Energia (16)
Servizi ai cittadini (141)
Sviluppo (60)
Trasporti (60)

Per mese

Febbraio 2017 (6)
Novembre 2016 (2)
Ottobre 2016 (1)
Giugno 2016 (2)
Maggio 2016 (4)
Aprile 2016 (4)
Marzo 2016 (6)
Febbraio 2016 (3)
Gennaio 2016 (2)
Dicembre 2015 (5)
Novembre 2015 (2)
Ottobre 2015 (4)
Settembre 2015 (10)
Agosto 2015 (1)
Luglio 2015 (10)
Giugno 2015 (11)
Maggio 2015 (7)
Aprile 2015 (4)
Marzo 2015 (4)
Febbraio 2015 (4)
Gennaio 2015 (5)
Dicembre 2014 (4)
Novembre 2014 (3)
Ottobre 2014 (11)
Settembre 2014 (4)
Luglio 2014 (1)
Giugno 2014 (3)
Maggio 2014 (4)
Aprile 2014 (5)
Marzo 2014 (5)
Febbraio 2014 (14)
Gennaio 2014 (11)
Dicembre 2013 (10)
Novembre 2013 (7)
Ottobre 2013 (15)
Settembre 2013 (12)
Agosto 2013 (5)
Luglio 2013 (6)
Giugno 2013 (10)
Maggio 2013 (12)
Aprile 2013 (11)
Marzo 2013 (12)
Febbraio 2013 (11)
Gennaio 2013 (10)
Dicembre 2012 (11)
Novembre 2012 (15)
Ottobre 2012 (12)
Settembre 2012 (11)
Agosto 2012 (5)
Luglio 2012 (11)
Giugno 2012 (14)
Maggio 2012 (11)
Aprile 2012 (9)
Marzo 2012 (24)
Febbraio 2012 (28)
Gennaio 2012 (10)
Dicembre 2011 (16)
Novembre 2011 (22)
Ottobre 2011 (18)
Settembre 2011 (27)
Agosto 2011 (8)
Luglio 2011 (24)
Giugno 2011 (24)
Maggio 2011 (24)
Aprile 2011 (18)
Marzo 2011 (21)
Febbraio 2011 (13)
Gennaio 2011 (12)
Dicembre 2010 (6)
Novembre 2010 (2)
Ottobre 2010 (2)
Settembre 2010 (10)
Agosto 2010 (2)
Luglio 2010 (3)
Giugno 2010 (5)
Aprile 2010 (1)
Marzo 2010 (3)
Febbraio 2010 (2)
Gennaio 2010 (1)
Settembre 2009 (1)
Giugno 2009 (3)
Maggio 2009 (10)
Aprile 2009 (3)
Marzo 2009 (2)
Febbraio 2009 (1)

Contatti

E-mail: info@movimentotorino.it
Phone: 011 011 22845
Fax: 011 011 23118

Indirizzo

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle c/o Municipio
Piazza Palazzo di Città 1
10121 Torino

Scrivici