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L.a consigliera nel ginepraio dei contributi

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Ho scritto una mozione di impegno dal titolo provocatorio :" Contributi a pioggia o a temporale?" la trovate qui

http://www.facebook.com/notes/viviana-ferrero/mozione-di-impegnocontributi-a-pioggia-o-a-temporale/10151099072547312

La situazione economica attuale infatti ci impone una particolare attenzione all'uso delle risorse,cioè al denaro da distribuire alle varie Associazioni in termine di contributo, e la diminuzione di risorse non si può certo risolvere prendendo una forbice che taglia tutti i contributi in modo equo.

Qui entra in gioco la politica e le linee di indirizzo che si vogliono dare alle erogazioni di denaro pubblico.

Qui massimamente ci si potrà mettere in gioco privilegiando quei progetti che riteniamo prioritari, siano essi culturali, sociali, ludici.

Ora in un periodo di "vacche magre" sarebbero da privilegiare i progetti sociali, quelli che sono trasversali alle varie commissioni, utilizzare una semplice mail per la prosecuzione di progetti che verranno, per le loro caratteristiche di necessaria continuità, comunque approvati nei prossimi cinque anni, evitando così i costi di commissioni inutili.

Ma i contributi ricadono a pioggia, anzi a temporale direi, perché soprattutto nella V Commissione che si occupa di : pioggia-euri.jpgCultura, Istruzione, Sport, Turismo,Tempo Libero, Gioventù , vengono portati in aula progetti diversi sia per argomento, indirizzo, bacino di utenza.

Votando parere positivo a un progetto musicale il Consigliere non sarà in grado di sapere quanti progetti musicali verranno portati in commissione durante l'anno e quante risorse rimarranno per i progetti legati all'aggregazione giovanile e prevenzione del disagio, per esempio.

Una programmazione deve necessariamente individuare delle macro aree di intervento, decidere quali settori privilegiare come volontà politica, dare un termine alle Associazioni per presentare i progetti in modo da poter poi portare all'attenzione dei Consiglieri progetti raggruppati per tematica ,per poter scegliere sulla base di caratteristiche similari, i progetti migliori.

Se si continuerà a lavorare senza una reale programmazione diventerà davvero difficile per noi Consiglieri avere a disposizione dei parametri efficaci per rendere il nostro voto sui contributi presentati, un voto di merito.

bp.jpgIeri, dopo 11 mesi dalla data del protocollo, è arrivato in aula il nostro ordine del giorno sul bilancio partecipativo.
Come abbiamo già detto riteniamo che il bilancio sia uno tra gli atti fondamentali dell'amministrazione, aprire quindi un reale confronto partecipato su tale strumento significa voler mantenere un rapporto di reciproca fiducia con i cittadini che non finisce al momento del voto ma perdura durante gli anni del mandato.
Si tratta, quindi, di impiegare una parte delle risorse economiche e, attraverso assemblee o e eventuali paittaforme on-line in cui si snoda il confronto e la discussione, i cittadini decidono in modo autonomo come utilizzarle.
Ciò non coinvolge solo cittadini e amministratori ma anche gli uffici tecnici e fa si che i cittadini possano capire il lavoro che esiste dietro alla macchina Comunale/Circoscrizionale, mentre ai Consiglieri permette una vera e propria consultazione con la popolazione per capirne le necessità.
Credendo fortemente nello strumento, con queste premesse abbiamo nella pimavera scorsa ritirato questo ordine del giorno, su richiesta della giunta, in favore di una commissione per meglio approfondire il tema, ringraziamo ancora Enrico Bertacchini (ricercatore della Facoltà di Economia) che ha magistralmente esposto le caratteristiche e le esperienze del bilacio partecipativo.
Le speranze di sperimentarlo in circoscrizione 2 crollano ieri sera durante l'intervento del Coordinatore alla I Commissione che, pur riconoscendo la validità di questo strumento e pertanto del nostro atto, e aggiungendo che anche in Comune l'Assessore Passoni ci sta lavorando, ci dice che questo non è il momento giusto, e chiede a me - prima firmataria del documento- nuovamente di ritirarlo perché "ogni cosa a suo tempo".
Gli interventi successivi della maggioranza portano alla luce due fatti, è un buono strumento che è presente anche nel programma della maggioranza ma l'Assessore non si è ancora espresso quindi anche loro non se la sentono di approvarlo. Ha dell'incredibile poi capire che alcuni Consiglieri giustificano il voto non favorevole poichè si tratta di una proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle. Ennesima dimostrazione di una politica non basata sui contenuti e sulle idee, incapace di giudicare nel merito, ma pronta a sostenere le proposte esclusivamente in base alla forza politica proponente. E pensare che eravamo convinti che la politica si basasse sulla qualità delle proposte e delle idee e non sulle bandierine...
Ritroviamo i soliti amministratori circoscrizionali che preferiscono approvare i soliti progetti piuttosto che studiare e introdurre novità, come un buon amministratore dovrebbe fare, questo riguarda quasi tutta la maggioranza, solo un Consigliere si è astenuto, mentre il PDL e la Lega hanno abbandonato i banchi del Consiglio ancor prima della presentazione del documento, al mio voto favorevole si aggiungono quello della lista civica la Piazza, UDC e FLI.
Da parte mia posso dire che ho passato questo anno - insieme ai miei colleghi di altre circoscrizioni e in comune- ad approfondire il tema, a documentarmi tra le altre realtà che già lo sperimentano, e - nonostante le critiche per aver ritirato la prima volta il documento - sono contenta di averci comunque provato. Sono riuscita a dare spazio ad un importante momento informativo che ha coinvolto un esperto di Bilancio Partecipativo nonché molti cittadini interessati al tema.
Concludo con un'osservazione che ci tengo a fare per chiarire eventuali polemiche da parte dei consiglieri colleghi della nostra circoscrizione.
Come tutti ben sanno più di una volta mi sono resa disponibile a mettere da parte i simboli e riscrivere le idee su un foglio bianco nonostante, in qualità di Consigliere di minoranza, io abbia solo la possibilità di portare avanti i documenti condivisi con il gruppo di cittadini che orgogliosamente rappresento o fare semplicemente ostruzionismo. A fronte di questo sul tema bilancio partecipativo non c'è stato alcun segnale reale e concreto di interesse ma solo la continua volontà di rimandare la votazione di un documento che, ieri, non ho più ritenuto opportuno rinviare.
Mai nessuno in quel Consiglio potrà dire che le lotte che portiamo avanti possano essere mere lotte di facciata per compiacere quei cittadini che assistono ai Consigli.
Si ringrazia chi se ne è occupato, chi se ne sta occupando e chi se ne occuperà!

La riqualificazione dei Murazzi parta dalla legalità.

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Murazzi-02.jpg

La questione Murazzi va affrontata, tutti ne siamo convinti, soprattutto i cittadini che vivono in quella zona ma anche chi pensa sensatamente che sia davvero sprecato l'utilizzo che s
i è dato a quella parte di lungo Po della città davvero incantevole.

In Comune si è continuato a favoleggiare sulla costosa riqualificazione puramente estetica dei Murazzi ma per prima cosa devono essere eliminati i gazebo abusivi, quelli che pare siano addirittura costruiti sul demanio, successivamente, rispettando anche il piano d'ambito le distanze dovrebbero essere tenute in considerazione, ponendo queste strutture in linea con le scalinate esistenti, che sono sottoposte a vincolo dalla Sovrintendenza delle Belle Arti, il tutto seguendo il principio della legalità.

Esteticamente certo si può fare di meglio, ma la priorità si dovrebbe dare al tipo di servizio offerto. Il mercato dell'alcool rende tanto e costa poco, ma i danni al decoro urbano e all'ambiente fluviale è notevole: strade sporche di vomito e urina, lattine e vetri ovunque gettati anche nel Po.

Se si riqualificasse puntando sulla qualità dei servizi offerti allora sarebbe un buon investimento. Invece di limitare i locali , mantenendo solo quelli esistenti, si potrebbe favorire nuove aperture a patto che siano esercizi che esercitano attività diurna, che si impegnano a entrare nel circuito delle grandi manifestazioni torinesi con percorsi del gusto , percorsi enogastronomici, manifestazioni culturali.

Si può fare tanto ma la volontà politica si deve vedere, perché anche cambiando guscio, gazebo o coperture, il tipo di offerta dei Murazzi rimane la stessa, e un divertimento fatto solo di trasgressione attirerà qualche adolescente in più ma certo molti turisti in meno...

Due minuti per i diritti LGBT

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Chi ci attacca dice spesso che il Movimento 5 Stelle sa solo protestare, che non ha una visione etica e politica del mondo, che non è attento ai diritti e alle pari opportunità. Per questo lunedì scorso, quando il Consiglio Comunale, ancora provato dall’ennesima lunga discussione sugli scandali del momento, ha dovuto discutere tre atti relativi al diritto al matrimonio delle coppie omosessuali, molti si aspettavano che non sapessimo cosa dire.

Invece il Movimento ha affrontato da tempo la questione, sia a livello comunale, sia a livello regionale, sia a livello nazionale; e dunque abbiamo impiegato soltanto due minuti per dichiarare il nostro voto favorevole alle tre proposte sul tavolo. Nel video trovate ciò che abbiamo detto, e ci sembrano parole di normalità, di libertà e di rispetto.

Eppure, così non è secondo gli altri; il resto del Consiglio Comunale si è perso nelle contorsioni della politica, riuscendo infine ad approvare solo l’atto che chiede al Parlamento di “allineare l’Italia agli altri Paesi dell’Unione Europea”, una formula che non vuol dire granché dato che le nazioni europee hanno tuttora posizioni molto diverse tra loro. L’atto che chiedeva la possibilità per le coppie omosessuali di svolgere una cerimonia simbolica in Municipio e quello che chiedeva direttamente al Parlamento di permettere il matrimonio tra omosessuali sono stati entrambi bocciati, con la maggioranza spaccata e incapace di esprimere una posizione chiara. Evidentemente, in Italia i diritti delle persone possono ancora aspettare.

Dimissioni Martina: una crepa nel sistema. E adesso?

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crack-in-the-dam.jpg

La battaglia sulla trasparenza e la meritocrazia che stiamo conducendo in Comune con l'aiuto di tanti, ha dato i primi frutti: la superdirigente Anna Martina, nominata da Castellani e reiterata da Chiamparino e Fassino, si è dimessa.
Per anni, quello che in molti definivano "un assessorato a sé" è stato uno dei pilastri portanti di quel Sistema che abbiamo più volte denunciato e che in molti hanno potuto verificare nella propria vita lavorativa e professionale.

Il Sindaco, però, in questi giorni, ci ha ripetutamente accusato di voler gettare fango sulla città, sul Comune e sui tanti dipendenti che vi lavorano.
Quanto emerso sui giornali sono fatti, non fango. L'ho detto in aula lunedì e lo ribadisco qui.
E dico di più: i fatti dimostrano proprio l'esatto contrario.

Parliamo infatti di un sistema che ha per molti anni soffocato il merito nel tessuto economico locale (qui una delle testimonianze) e avvilito il lavoro di dipendenti comunali che hanno visto affidare incarichi a consulenti e società esterne, pari al triplo o al quadruplo del loro stipendio, per di più sempre alle "solite". (vedi il caso del portavoce del Sindaco, risorse altamente qualificate erano già disponibili all'interno del Comune ).
A queste nostre convinzioni, si aggiungono, poi, le incredibili dichiarazioni dell'ex-sindaco nonchè presidente del TOROC, Valentino Castellani rilasciate ieri a La Stampa: "Per quanto riguarda il fatto che a Torino lavorano sempre gli amici degli amici va anche detto che la città non è grandissima, l'ambiente è quello che è, diventa persino difficile non rapportarsi sempre agli stessi".

Comunque una cosa ritenuta da molti impossibile fino a lunedì scorso, si è avverata.
Il Sistema ha subìto un duro colpo e per la prima volta si è mostrato vulnerabile.

Le dimissioni di Martina, però, non sono ancora una vittoria, sono solo il primo passo verso il cambiamento che auspichiamo.
Cambiare è possibile ma solo se ognuno di noi farà qualcosa affinché questo si avveri.

Un ringraziamento a chi, in queste settimane tanto intense, non ha avuto paura di parlare, chi ha manifestato chiaramente la sua indignazione, chi si è messo in gioco e chi si è attivato per darci una mano e tutti coloro che inizieranno a farlo da oggi stesso.

Sugli affidamenti facili alle cooperative sociali

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Come avrete letto sui giornali, sabato abbiamo segnalato un’altra vicenda emersa dal CD degli affidamenti diretti e che ci ha lasciato perplessi. Il primo a riprenderla è stato Il Fatto Quotidiano, che ci ha subito fatto l’intervista che vedete nel video.

In pratica, insospettiti da alcune cifre clamorose contenute nel CD (e che si sono rivelate con tre zeri di troppo…), abbiamo scoperto che il servizio di assistenza familiare, appaltato inizialmente nel 1998 per quattro anni a cinque cooperative con una normale gara, è stato prorogato direttamente senza più gare per più e più volte, fino al 31 marzo 2006, per cifre variabili tra 250.000 e 350.000 euro circa ogni mese; se le prime proroghe rientrano tra quanto normalmente previsto negli appalti, le ultime sono state fatte aggrappandosi a cavilli di legge e a motivazioni che lasciano francamente perplessi. Dopo il 2006 il servizio passa in capo alle ASL e quindi alla Regione: di qui il coinvolgimento del nostro gruppo regionale, in cui Ivan Della Valle sta seguendo la questione (segnalazioni benvenute).

Al di là del fatto che la procedura sia stata regolare o meno, comunque, ci ha colpiti un fatto politico: una di queste cooperative è attualmente presieduta dalla moglie del deputato PD Mimmo Lucà, che è stata nel consiglio d’amministrazione per tutto il periodo indicato. Lucà è il deputato che fu intercettato mentre telefonava al capo della locale di Rivoli della ndrangheta, chiedendo voti perché Fassino vincesse le primarie da sindaco del centrosinistra.

La telefonata non era reato, ma il punto che volevamo sollevare è un altro: l’esistenza di un sistema per cui appalti comunali vengono continuamente dati a fornitori politicamente vicini o addirittura imparentati con gli esponenti dei partiti che governano Torino, spesso evitando le gare d’appalto (anche il fatto che un contratto si possa prorogare senza gara non vuol dire che si sia obbligati a non fare la gara: è una scelta politica), mentre questi fornitori procurano voti per la rielezione dell’amministrazione e addirittura delle correnti dei partiti di centrosinistra che rivendicano la continuità (come Fassino con Chiamparino) invece che il rinnovamento. E di potenziali casi di questo genere ne stanno saltando fuori sempre di nuovi.

Io vorrei essere chiaro su una cosa: non vogliamo incitare al linciaggio delle cooperative sociali, che svolgono con questi soldi un lavoro meritorio (è un anno e mezzo che giro per comunità e gruppi meravigliosi) e i cui operatori peraltro da mesi in molti casi non ricevono lo stipendio. Non è nemmeno in sé sbagliato che un parente di un esponente politico, o l’esponente politico stesso, lavori per un fornitore del Comune, se le forniture sono regolari e trasparenti; sui giornali di oggi ho visto apparire nomi di consiglieri comunali della maggioranza tirati in ballo a sproposito.

Vogliamo tuttavia capire se questo sistema di gestione dei soldi pubblici è meritocratico oppure no, se è efficiente oppure no, se il Comune sceglie i fornitori per capacità o perché ci sono dentro amici e parenti in posizioni importanti e se ogni euro speso viene destinato ai lavoratori e ai cittadini oppure se una parte si perde in questa rete di amicizie, magari con assunzioni pilotate, magari con subappalti, magari con sponsorizzazioni o chissà che altro.

Lucà ha risposto minacciando querele: che possiamo rispondere? Quereli pure se si ritiene diffamato, ma ciò che abbiamo scritto nel nostro comunicato è vero. Il tentativo del potere cittadino adesso sarà quello di mettere tutto a tacere, di intimidire chi parla, di scaricare la colpa sui singoli dirigenti che hanno firmato gli affidamenti e di insabbiare lo scandalo in “porti delle nebbie”. Non è un caso che queste vicende comincino in alcuni casi anche più di dieci anni fa, ma che la cosiddetta “opposizione” di PDL e Lega non ne abbia mai tirata fuori una che sia una.

Noi, in compenso, crediamo di avere dimostrato tutta l’utilità del Movimento 5 Stelle: anche per chi ancora non ci vota.

C'è lavoro e lavoro

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Spesso si dice che di questi tempi è importante dare lavoro, e che il Tav Torino-Lione porta lavoro, e che dunque il Tav Torino-Lione è un progetto importante. La realtà è ben diversa: quale lavoro porta il Tav, e a chi?

Se ne sono occupati i No Tav, andando ad analizzare in un corposo dossier alcune delle aziende che hanno già avuto appalti per il Tav, quelli per il “cantiere” di Chiomonte (ricorderete dalle foto dell’ultima visita che dentro non ci sono quasi lavori, solo tanta polizia). E ovviamente hanno scoperto inquietanti legami tra Tav, politica e criminalità organizzata.

Nel dossier sono infatti descritti e provati tutti gli elementi che gravano su diverse aziende che lavorano nel cantiere di Chiomonte e sui loro soci, a cominciare dalle famiglie Martina e Lazzaro, già coinvolte nell’inchiesta Minotauro e anche in altri problemucci, per venire al Consorzio Valsusa-Piemonte Imprese per lo Sviluppo, presieduto dall’ex parlamentare DS Luigi Massa, che comprende – oltre alla nuova impresa dei Lazzaro denominata Italcostruzioni – diverse aziende riconducibili a persone già in passato arrestate o condannate in inchieste relative ad appalti per lavori pubblici in Piemonte, come i casi in cui furono coinvolti l’allora viceministro Martinat e l’imprenditore Gavio.

La risposta del partito del cemento non si è fatta attendere. Un mesetto fa è stata organizzato un incontro della Commissione Antimafia del Comune di Torino con Mario Virano, che ha presentato le misure antimafia che saranno introdotte negli appalti del Tav: difatti, le gare d’appalto vengono fatte non in Italia ma in Francia, paese che non dispone di una legislazione antimafia. Peccato che, in questa riunione a porte chiuse di autorità incravattate, ci fossi anch’io: dunque ho potuto alzare la mano e cominciare a snocciolare in faccia a Virano & friends una serie di nomi, dati e condanne penali.

La cosa più divertente è stata quando un megadirigente delle ferrovie ha replicato sdegnato “ma questi nomi non li conosco, non hanno mai lavorato con noi!”, salvo poi beccarsi un colpetto di gomito da Virano, seguito da comunicazione all’orecchio e da successiva rettifica: “ah, mi dicono che forse hanno vinto delle gare in Francia…”. Ma anche quando ho fatto a voce alta il nome di uno dei vari condannati e diversi presenti hanno cominciato a discuterne: “chi?” “ah ma quello là” “ah già è vero, me lo ricordo…”. Addirittura il TGR ha voluto riprendere le mie dichiarazioni: come risultato, abbiamo fatto un po’ di rumore ma devo essermi fatto altri nemici.

Qualche settimana fa, tra gli ospiti della nostra festa alla Falchera, abbiamo avuto il piacere di ospitare Alberto Perino che ha raccontato al pubblico queste vicende. Siamo lieti di presentarvi ora un estratto video: perché queste verità continuino a circolare.

Nel frattempo, siete tutti invitati alla manifestazione No Cmc - una delle cooperative rosse che spargono cemento - che si terrà domani a Ravenna: qui trovate le informazioni.

Chi è che infanga la città, Fassino?

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E' la domanda che ci siamo posti sentendo l'intervento di chiusura del dibattito del Sindaco in Consiglio Comunale a riguardo del caso degli affidamenti diretti nel periodo 2006-2011. Per provare a fornire una risposta è utile un veloce riepilogo dei fatti che hanno portato il Sindaco a rivolgere al M5S questa pesante accusa.

La vicenda ha inizio un anno fa, quando chiediamo spiegazioni, tramite delle interpellanze su due affidamenti "sospetti", entrambi sotto la soglia prevista dalla legge di Euro 40,000 e abbassata a 20,000 da un regolamento del comune di Torino, che consente di evitare una gara ufficiale e che quindi dà discrezionalità ai dirigenti nello scegliere i fornitori. Non soddisfatti dalle risposte fornite, e dopo un lavoro di approfondimento, della commissione, viene chiesta la storia di tutti gli affidamenti degli ultimi 5 anni fatti dal Comune. Ci è stato consegnato un CD contenente dei dati che richiedevano una decodifica. Dopo averli decifrati, abbiamo deciso di pubblicarli sul nostro sito internet.

Questa semplice e trasparente operazione ha suscitato grande interesse da parte di molti cittadini che ci hanno inviato delle segnalazioni e dei giornalisti che, una volta entrati in possesso dei dati, li hanno analizzati a fondo, sottolineando e portando a conoscenza della pubblica opinione, alcune operazioni, non proceduralmente scorrette ma di dubbia opportunità. Il caso più eclatante fra gli affidamenti diretti è quello di una dirigente di nomina del sindaco (fiduciaria) ad una società di cui il figlio detiene una percentuale rilevante.

Il Sindaco, presentatosi in Consiglio per spiegare l'accaduto, invece di condannare fermamente l'accaduto e prendere provvedimenti immediati nei confronti della dirigente in questione, ha demandato al Direttore Generale la decisione di un'eventuale sanzione e, nel suo intervento di chiusura, ha tacciato il Movimento 5 Stelle di demagogia e di voler infangare la città.

Questi i fatti che ci hanno portato a domandarci: chi è che infanga Torino? Chi porta legittimamente a galla i fatti o chi li ha commessi o, ancora, chi minimizza e non si assume le responsabilità di una scelta inopportuna, come quella di nominare una dirigente che si è scoperto fare affidamenti in famiglia?

Venerdì scorso si è svolta la serata di valutazione sull’operato dei consiglieri comunali e circoscrizionali del Movimento 5 Stelle di Torino. Vorremmo ringraziare il centinaio di persone che sono intervenute alla serata e le 193 persone che hanno compilato online il questionario.

Un questionario del genere dà ovviamente risultati puramente indicativi, sia perché il campione che lo compila non è identificato né selezionato scientificamente e non rappresenta dunque in maniera precisa l’intero elettorato, sia perché il numero di compilazioni, in particolare quando si scende a livello di circoscrizione, è ridotto – in un paio di circoscrizioni abbiamo avuto meno di dieci risposte – e dunque rende i risultati molto aleatori. Tuttavia, nel complesso le osservazioni emerse sono state utili.

Abbiamo deciso di rendere pubbliche tutte le risposte al questionario (comunque anonime) e una breve analisi dei risultati che evidenzia alcuni punti, dalla difficoltà di penetrare in alcune circoscrizioni – in particolare la 6, che sconta il fatto di essere la più grande, la 8 e la 10 – fino alle questioni da voi ritenute più importanti (in primis ambiente e salute, seguite da istruzione, bilancio e trasporti) e meno importanti (ultime sport e animali, e poco prima patrimonio, sicurezza e cultura).

Abbiamo deciso di rendere pubbliche nell’analisi anche le percentuali di soddisfazione dei singoli consiglieri, con l’invito a non prenderle come una classifica dei più e meno bravi, dato che, vista l’aleatorietà, si tratta di indicazioni molto a spanne; comunque tutti i consiglieri sono ampiamente sopra il 50%, con punte del 94% per Nicola Santoro (Circoscrizione 4) e dell’89% per Monica Amore (Circoscrizione 9). Sia io che Chiara abbiamo avuto una percentuale di gradimento dell’87%, che è davvero alta anche considerando che il questionario è stato compilato da attivisti e simpatizzanti (d’altra parte questi questionari a compilazione volontaria tendono ad attrarre più gli scontenti che i contenti).

Durante la serata, ogni consigliere ha commentato il proprio risultato, e in particolare i suggerimenti e le critiche ricevute, talvolta un po’ ridicole e ingenerose ma spesso centrate e ragionevoli. Nel video potete ascoltare la presentazione iniziale dei risultati, poi da 8’46″ i commenti dei consiglieri circoscrizionali e da 37′ 50″ i commenti di quelli comunali; esiste anche un secondo video con gli interventi dei cittadini.

Il problema maggiore emerso durante la serata è quello dell’organizzazione e dell’interazione tra consiglieri e attivisti: i consiglieri non riescono più a stare dietro a tutte le segnalazioni e a tutto il lavoro di commissione, gli attivisti vorrebbero sentirsi più coinvolti. Per questo motivo, abbiamo deciso di invitarvi tutti a offrirvi volontari per seguire gli argomenti delle commissioni consiliari, sia venendo alle riunioni per chi ha la disponibilità di tempo, sia semplicemente contribuendo a discutere e approfondire in rete le delibere in discussione e i problemi che ci vengono segnalati.

Queste sono le commissioni esistenti:
I – Bilancio, personale, patrimonio, partecipazioni
II – Urbanistica, trasporti, edilizia
III – Lavoro, commercio
IV – Sanità, servizi sociali
V – Istruzione, cultura, sport
VI – Ambiente, rifiuti
Controllo di gestione
Diritti e pari opportunità
Antimafia e legalità

Contattateci per email per segnalare la vostra disponibilità indicando la commissione a cui siete interessati e le vostre competenze in materia: in funzione delle risposte, valuteremo come organizzarci. Grazie!

L'elenco delle spese del Comune

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Come sapete, crediamo che l'amministrazione della cosa pubblica debba essere completamente trasparente ai cittadini. Per questo abbiamo deciso di rendere pubblico il contenuto del CD da noi richiesto all'amministrazione comunale alcune settimane fa e contenente l'elenco delle commesse comunali dal 2006 al 2011 che non sono passate tramite una gara ufficiale d'appalto.

Si tratta di spese decise e assegnate autonomamente dal dirigente, se di importo inferiore a 20.000 euro + IVA, o assegnate scegliendo il più conveniente tra almeno cinque preventivi ottenuti direttamente da aziende scelte dal dirigente, se di importo superiore. In ogni caso, si tratta di spese per un miliardo e 894 milioni di euro, di cui un miliardo e 475 milioni effettivamente pagati, affidate dal Comune di Torino in sei anni senza una gara d'appalto vera e propria.

Il file è nel formato libero OpenDocument (ODS), che potete aprire tra gli altri con OpenOffice o con una versione recente di Excel; è il risultato di una conversione da noi effettuata sui file contenuti sul CD, su cui abbiamo dovuto fare reverse engineering in quanto non ci è stata fornita alcuna documentazione sul formato dei dati. Abbiamo eliminato soltanto i dati strettamente personali (indirizzi, date di nascita ecc.) e protetto gli altri dalla modifica, ma è possibile copiarli ed elaborarli come si vuole. Naturalmente siamo a disposizione per qualsiasi rettifica o chiarimento relativo all'affidabilità dei dati, che forniamo così come abbiamo ricevuto.

Anche se i singoli atti di spesa erano già pubblici e reperibili sul sito Web del Comune, crediamo che la pubblicazione del file permetta a qualsiasi cittadino di fare le valutazioni che ritiene più opportune, ad esempio verificando se alcuni fornitori ricorrono più di altri o se vi sono casi ripetuti di forniture di importo appena inferiore alla soglia per l'affidamento diretto. Alcuni sono già oggi sui giornali... ad ogni modo, se conoscete alcune di queste persone ed aziende e sapete di cosa si occupano e perché possono avere avuto relazioni d'affari con il Comune, segnalatecelo senz'altro nei commenti (da cui per motivi legali dovremo però rimuovere qualsiasi illazione non supportata da prove) o in privato per e-mail a info@movimentotorino.it segnalando l'argomento nell'oggetto.

Per scaricare il file cliccate su questo link. Grazie per l'aiuto!

Note:

1) Il file è protetto da password soltanto per quanto riguarda la modifica delle celle contenenti dati. Per il resto è possibile aprirlo, copiare ed elaborare i dati senza password. Se avete problemi ad aprirlo con Excel, passate al software libero e utilizzate OpenOffice.

2) Ci hanno segnalato la presenza nel file di una decina di righe relative ad apparenti affidamenti da decine o centinaia di milioni di euro: verificheremo a cosa si riferiscono, ma potrebbero trattarsi di un errore nella base dati che l'assessorato ci ha consegnato.

Gli schiavi della conoscenza

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Emanuele è un lavoratore della conoscenza: una di quelle persone che non producono oggetti tangibili, ma idee, ricerche, prodotti immateriali. Gli economisti sostengono che se un Paese ricco vuole avere speranza di rimanerlo deve puntare proprio su questo settore, investendo nella ricerca scientifica e nei settori tecnologicamente avanzati.

In Italia, però, la realtà è ben diversa. L’impresa privata spesso concepisce la ricerca solo come un mezzo per ottenere finanziamenti pubblici, per cui, più che fare ricerca utile, si concepiscono sulla carta progetti che corrispondano a qualche bando e non di rado si falsificano i documenti per far apparire come ricerca (e quindi farsi rimborsare almeno in parte) anche le normali attività aziendali. Se non ci sono fondi pubblici, allora la ricerca – per definizione un investimento che ritorna nel lungo termine, ma che a breve è un costo – non si fa proprio.

Gli enti pubblici, invece, vedono normalmente la ricerca come un modo per far arrivare soldi alla corte di clienti, parenti e raccomandati di chi li gestisce; una consulenza, magari per studiare sulla carta un progetto che sin dal principio non si ha alcuna intenzione di realizzare, è un buon motivo per giustificare un esborso di denaro.

In questa situazione, chi invece veramente si dedica con passione e competenza al lavoro della conoscenza viene continuamente mortificato. Nel privato, di solito si trova a lavorare precariamente con contratti a progetto o finte partite IVA, da schiavo mascherato da professionista, per venire poi scaricato appena si deve tagliare qualcosa. Nel pubblico, l’ingresso nelle università è subordinato all’adesione al feudo del barone universitario di turno, accettando di mettersi in fila per poter vincere un concorso una volta esaurita la lista di figli, amanti e sodali che devono essere sistemati, e nel frattempo vivendo di assegni e contratti precari.

La storia di Emanuele è un po’ di tutto questo; ingaggiato in progetti di ricerca tra il Politecnico, la Città e la Provincia di Torino, il suo lavoro non è mai stato pagato; il primo progetto ha perso i fondi europei per via di gelosie politiche tra Torino e Milano, mentre nel secondo i soldi sono arrivati ma sono stati girati dall’ente pubblico ad altri, anziché a lui che aveva lavorato.

Nonostante le promesse di ripagarlo in qualche modo, alla fine Emanuele è finito in mezzo a una strada; era già all’estero per cercarsi un nuovo lavoro, quando è rimasto senza una lira ed è stato sfrattato e persino depennato dall’anagrafe e dalle liste elettorali italiane in quanto irreperibile. I nostri tentativi di fargli avere ciò che gli spetta sono stati vani, tanto che lui si è infine rivolto alla magistratura; potete sentire la sua storia nel video.

Ora Emanuele ha trovato un ingaggio dignitoso: alla Metropolitan University di Manchester. Questa, infatti, è la fine di molte delle persone che cercano di fare questo lavoro in Italia: l’emigrazione. All’estero chi lavora in questo settore con merito – non solo i geni, ma anche le persone normalmente preparate – viene accolto e incentivato, proprio perché loro sanno che da queste persone dipende la futura floridità della nazione. Non stupisce dunque che l’Italia sia sempre più in crisi.

Quelli che vogliono abolire lo Stato

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Vorrei cominciare raccontandovi un episodio accaduto alcuni giorni fa, qui in Comune, durante una conferenza dei capigruppo.

L’elenco degli atti all’ordine del giorno del consiglio comunale, difatti, ormai ha raggiunto le trentanove pagine di lunghezza: ci sono decine di atti (tipicamente mozioni) già discussi, concordati e sostenuti da tutti ma che sono lì fermi da mesi perché non si trova il tempo di discuterli e votarli in aula. Due settimane fa abbiamo fatto un consiglio comunale straordinario, mercoledì dalle 17 alle 20; ma siamo riusciti a trattarne solo una decina.

Uno dei motivi per questa situazione è che il tempo disponibile per i consigli comunali ordinari, che si svolgono il lunedì, è spesso ridotto. I consigli iniziano alle 15, ma spesso l’inizio slitta alle 16 o alle 16:30 perché vengono organizzate in Sala Rossa commemorazioni e feste di compleanno per gli ex consiglieri ed ex sindaci; la sera si chiude all’ora di cena e talvolta anche prima, per esempio lunedì scorso abbiamo chiuso alle 18:20 perché il PDL aveva un impegno di partito. Aggiungeteci la naturale verbosità dei politici e un incomprensibile ostruzionismo a tappeto della Lega (senza alcun risultato politico, solo per far perdere tempo e soldi alla macchina comunale sperando prima o poi di ottenere in cambio chissà cosa) e viene fuori che ogni volta trattiamo tre o quattro atti se va bene… e la lista d’attesa si allunga sempre più.

In realtà, formalmente il consiglio comunale inizia alle 10; però la mattinata è occupata dalle interpellanze, e vede dunque la presenza solo del Movimento 5 Stelle e di qualche altro consigliere di opposizione; verso le 13 si finisce, e fino alle 15 (se va bene) non si ricomincia. Tuttavia, vista la convocazione, tutti i consiglieri comunali che svolgono un lavoro dipendente sono in permesso retribuito da lavoro, a spese del Comune, a partire dalle 9 del mattino – anche se in realtà si presentano in aula poi solo alle 15.

A fronte dell’arretrato, noi abbiamo provato a proporre alternative; abbiamo chiesto di fare altri consigli straordinari e ci hanno detto di no; abbiamo chiesto di spostare le celebrazioni fuori dagli orari del consiglio comunale e ci hanno detto di no; abbiamo proposto di saltare qualche seduta di interpellanze per cominciare subito i lavori al mattino e ci hanno detto di no; abbiamo chiesto almeno di iniziare i lavori pomeridiani alle 13:30 anziché alle 15 e ci hanno detto di no. Perchè?

Perché i consiglieri sono abituati ad avere la mattinata libera, e perché alle 13:30 c’è la riunione di partito del PD, che deve appianare le divergenze interne e giungere a posizioni comuni prima del consiglio. In orario di consiglio comunale, con un permesso di lavoro pagato dalla collettività: andrebbe bene solo se il consiglio fosse in pausa forzata per altri motivi, ma a me sembra ovvio che, in caso di necessità, il consiglio dovrebbe avere la priorità.

E il bello è che il rappresentante della maggioranza me l’ha spiegato urlando, in modo piuttosto alterato, perché il mio sarebbe populismo e io non rispetto le esigenze personali dei consiglieri della maggioranza, che a differenza mia (che di fatto non riesco più a lavorare… ma di questo parleremo tra qualche giorno) non sono politici a tempo pieno e devono tenere insieme le due cose.

Ora, vorrei chiarire una cosa che a molti purtroppo non sembra chiara, e lo dico anche se è un concetto attualmente impopolare. Io non credo che, insieme alla pessima politica di questi anni, sia opportuno abolire lo Stato. Io sono molto preoccupato dalle mail e dai commenti che ricevo e che mi dicono che il Movimento dovrebbe abolire non solo le province, ma anche le regioni e il 90% dei comuni, ed eliminare il Senato “doppione inutile”, e dimezzare i deputati, e azzerare gli stipendi dei politici, e cancellare i fondi di funzionamento, e i politici dovrebbero anche pagarsi il computer e la scrivania da soli e però essere sempre in servizio e pronti a rispondere immediatamente a qualsiasi richiesta dei cittadini e non saltare mai nemmeno gli ultimi cinque minuti di una seduta e rinunciare a lavoro e pensione in allegria, e però farlo non per guadagnare e nemmeno per aspirare a posizioni più importanti e nemmeno per avere un riconoscimento di qualche genere, anche solo morale, o men che meno apparire sui media.

Perché una volta che abbiamo abolito tutte le istituzioni elettive e reso materialmente impossibile per una persona normale fare politica, resta una cosa sola: la dittatura.

Certamente la politica e la pubblica amministrazione hanno bisogno di una dimagritura e ripulitura, e il comportamento dell’attuale classe politica è intollerabile e vergognoso, ma attenzione: sono piuttosto sicuro che i nostri veri padroni, quelli che manovrano l’economia, l’hanno permesso e incoraggiato per decenni, favorendo il riempimento delle istituzioni con corrotti ed idioti, proprio per arrivare qui, per convincervi ad abolire la democrazia insieme ai suoi abusi e a tenerci Monti e i suoi cloni per l’eternità.

E’ proprio per questo che ho detto ai miei colleghi dei partiti che devono smetterla di fare le riunioni di partito in orario di consiglio, e che dalle dieci del mattino dobbiamo essere tutti presenti in aula fino a sera per trattare gli arretrati, almeno fino a quando non li avremo smaltiti. Perché non si rendono conto che ciò che a loro sembra normale o al massimo un peccato veniale, certo ben lontano dai festini della Regione Lazio, in questo momento è il coltello che altri usano per abolire lo Stato; e dunque la responsabilità di questo esito non è di noi “populisti”, ma di chi fa politica da anni e continua ad offrire ai cittadini motivi grandi e piccoli per disprezzarla.

Quelli che lavorano per abolire lo Stato dunque non siamo noi, sono loro: ed è un peccato che non riescano più a capirlo.

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