Archivio

Chiomonte, lo Stato in gabbia

| commenti

Sabato scorso ancora una volta il popolo No Tav si è riversato sui sentieri tra Giaglione e Chiomonte, attorno al cantiere che non c’è. E’ stata una giornata di festa, alla faccia di uno Stato che in Valsusa è sempre più lontano e sempre più ridicolo.

notavlug12_11.jpg

Partiamo per le frazioni di Giaglione, in un serpentone lunghissimo di cui non si vede la fine. Dopo un po’, la strada principale è bloccata, come già lo scorso ottobre; e come già allora, nessuno demorde. Basta inoltrarsi nella montagna, seguendo l’antico dedalo di sentierini e muretti a secco che mostrano com’era una volta questa montagna meravigliosa, piena di casette e di coltivazioni povere ma importanti, e com’è adesso, abbandonata dall’incuria degli uomini moderni.

Il sentiero supera un crinale e si fa più stretto, proseguendo a mezza costa verso la val Clarea. Si forma un gigantesco ingorgo di persone, ferme in fila indiana aspettando che il corteo riesca a proseguire. Il serpentone si sfrangia in rivoli che sfruttano ogni varco nel bosco, cercando di arrivare alla meta: il rio in fondo alla valle.

notavlug12_2.jpg

Laggiù, il punto più difficile: il guado. E’ un’esperienza che resterà nella memoria di molti, perché il passaggio non è agevole; bisogna saltare tra grandi pietroni per poi varcare il fiume in punta di piedi, senza scivolare nell’acqua gelida in cui ci si potrebbe rompere il collo. E’ un grande esempio di solidarietà No Tav; dai giovani col cane fino alle vecchiette, tutti si aiutano a vicenda. Perfetti sconosciuti si sbracciano e si abbracciano per aiutarsi a passare, mentre un gruppo di attivisti si ferma sui vari guadi per un’ora a porgere la mano a tutti quelli che ne hanno bisogno.

notavlug12_3.jpg

Si risale la montagna, e sono ormai quasi tre ore di marcia: siamo sopra al cantiere. E’ la prima volta che lo vedo da così vicino, e la sensazione è orribile: al posto di quella che era una serie di prati e di boschi c’è ora un’enorme montagna di terra smossa, una devastazione ambientale mostruosa. Ci raccontano che i proprietari sono stati privati di tutto, che la natura è stata svenduta dallo Stato, ogni castagno secolare risarcito con cento euro e via. Dentro, peraltro, non c’è niente; solo mezzi delle forze dell’ordine e qualche vago arnese in un angolino - non certo le attrezzature che servirebbero per fare davvero un lavoro epocale come il Tav.

notavlug12_4.jpg

Quella che era l’area archeologica della Maddalena, dove ai tempi della Libera Repubblica No Tav si entrava con le pattine e stando attenti a non rovinare l’erba, è diventata un parcheggio per camionette e cingolati: nemmeno i cinghiali si comportano così. Sulla nostra testa continua a girare l’elicottero… tutto a nostre spese, milioni di euro pubblici buttati nel cestino senza un motivo plausibile, per un’opera che via via tutta Europa sta abbandonando, ultima la stessa Francia.

notavlug12_5.jpg

Eppure, la tristezza per tutto questo spreco e questa devastazione lascia spazio anche alla soddisfazione: quella che viene dal senso di libertà. Sono loro a essersi chiusi da soli dentro il recinto, come animali feroci; noi gli giriamo intorno come vogliamo, sbuchiamo dai cespugli e dagli alberi, siamo in ogni angolo, migliaia di persone che li costringono dentro. Noi siamo in vacanza, a fare una bella passeggiata nei boschi tutti insieme; loro sono fermi sotto il sole a difendere il nulla da un nemico che non c’è, già sapendo che tanto i soldi mancano e l’opera non si farà mai. Anche dal punto di vista politico, nonostante l’informazione al loro servizio, sono loro quelli chiusi nell’angolo.

notavlug12_6.jpg

Proseguiamo a mezza costa in mezzo alle bellissime vigne; molti sono tornati indietro per riprendere l’auto a Giaglione, altri hanno ceduto alla stanchezza, ma noi proseguiamo felici. Una signora anziana chiacchiera con un ragazzo di un centro sociale, che le racconta la storia della sua vita (viene da Piacenza, dunque per i giornali sarebbe un mercenario militare anarco-lanciatore di pietre convocato sul posto dalla Spectre). Arriviamo infine a Chiomonte, al ponte della centrale.

notavlug12_7.jpg

Sul costone c’è l’ennesimo recinto con i tutori dell’ordine ordinatamente chiusi dentro; sul ponte c’è Alberto Perino che saluta tutti e dà una stretta di mano e un abbraccio a chiunque passi di lì, come premio per quattro ore di marcia; e l’essere arrivati in fondo è un gran premio di suo. Di fronte, la Dora è piena dei bagnanti del campeggio No Tav, il terribile “campo paramilitare” di ragazzi in bermuda e famiglie accaldate.

notavlug12_8.jpg

Risaliamo fino a Chiomonte per tornare poi a Torino. E’ stata una splendida giornata e torniamo tutti a casa stanchi, ma con il morale alto: quest’opera è ormai agli sgoccioli e in gabbia ci sono soltanto loro.

P.S. Il movimento No Tav lancia la quarta edizione di Compra un posto in prima fila, per chi volesse acquistare una quota di proprietà di uno dei terreni teoricamente destinati ad essere invasi dai cantieri del Tav. Anche il Movimento 5 Stelle di Torino e del Piemonte parteciperà all’acquisto. Le quote partono da venti euro, aderite numerosi; contattateci per aderire con noi, oppure visitate i siti No Tav.

Lo schifo dei rifiuti in Sala Rossa

| commenti

Scusate se sarò un po’ lungo, ma l’arrivo dei rifiuti in Sala Rossa è stato un vero schifo; il punto più basso di un anno di gestione Fassino.

E così, alla fine anche i rifiuti e l’inceneritore, dopo i trasporti e l’aeroporto, sono stati privatizzati. Nonostante il nostro ostruzionismo, svolto in perfetta solitudine e contro tutti i partiti, e dopo una maratona di tre giorni, il consiglio comunale mercoledì sera ha approvato di mettere in vendita il 49% di Amiat - ma non vi inganni la percentuale, col 49% sarà data al privato anche la gestione - e l’80% di TRM (inceneritore).

In campagna elettorale, il centrosinistra aveva promesso l’esatto opposto: nelle linee programmatiche di Fassino, approvate un anno fa, a pagina 15 si legge che “si valuterà l’utilizzo degli asset delle partecipate, tenendo in ogni caso conto di due vincoli: il mantenimento del controllo della società da parte del Comune ed il nuovo quadro politico e normativo determinato dall’esito dei referendum del 12-13 giugno 2011″.

Infatti, un mese fa la delibera era partita dicendo che si sarebbe venduta la minoranza delle due aziende, e solo perché si era obbligati dalla legge dello scorso agosto che di fatto forzava i Comuni a vendere. Su questa ipotesi si è espressa la città, e in particolare le circoscrizioni; poi, all’ultimo momento, è diventata “vendiamo la maggioranza dell’inceneritore perché ci servono soldi”.

Poi, venerdì scorso, la Corte Costituzionale ha ribadito che il referendum aveva abolito l’obbligo di vendere le società comunali, e ha cancellato la legge a cui Fassino si era continuamente riferito; bene, facendo finta di niente, nel giro di una domenica la maggioranza ha presentato un emendamento di venti pagine che riscriveva da capo la delibera, ammettendo almeno la verità: la Città vende queste aziende perché ha bisogno assoluto di soldi.

In commissione, il vicesindaco ci ha fatto il conto della serva: per rientrare nel patto di stabilità il Comune deve incassare entro fine anno 330 milioni di euro. Pensa di prenderne 50 dal 28% dell’aeroporto, 100 dal 49% di GTT, 30 dal 49% di Amiat e dunque dall’inceneritore ne devono entrare almeno 150; per arrivare a questa cifra non basta vendere il 49%, serve vendere l’80%.

Per raggiungere questo obiettivo di brevissimo termine, si vende un’opera pericolosissima, nociva per la salute e per l’ambiente, che aumenterà il tasso di mortalità e di malattia in Torino e cintura; e se ne perde il controllo, dandolo in mano a un privato che avrà come unico obiettivo quello di guadagnarci il più possibile (secondo voi farà per bene la manutenzione programmata?), e impegnandosi per vent’anni a portarvi i rifiuti a qualsiasi costo, nonostante il Parlamento Europeo abbia deliberato qualche mese fa (punto 32) che entro il 2020 dovrà essere introdotto il divieto di incenerire qualsiasi tipo di materiale potenzialmente compostabile o riciclabile, cioè quasi tutti i rifiuti. Anzi, all’ultimo momento, per aumentare ancora un po’ il valore dell’azienda, hanno pensato addirittura di aumentare la durata della concessione a trent’anni - per fortuna questa cosa è saltata!

Tutta l’operazione è stata raffazzonata, con continui e improvvisi cambi di rotta a seconda del momento. Ma almeno, servirà a qualcosa? Certo non ad abbassare la TARSU, dato che il gestore privato dovrà guadagnarci: in delibera è già stata inserita una “remunerazione” del 2,5% sulla raccolta rifiuti, alcuni milioni di euro in più per tutti noi. Ma non servirà nemmeno ad evitare il dissesto della città: magari si tamponano le casse per quest’anno, ma l’anno prossimo? Cosa si venderà, la Mole?

Infatti il consiglio comunale non ha mai discusso sulla motivazione vera di questa operazione, ovvero il fare cassa: non ha mai discusso se pagare il debito sia un dogma incontestabile o se sia possibile andare a rinegoziare il patto con le banche, tagliando una parte dei debiti e spostando gli altri più in là nel tempo. Fassino in aula ha detto che Torino deve mantenersi da sola, a costo di vendere tutto quello che ha, e che non ha senso chiedere al governo centrale di cambiare la politica economica del Paese, salvo poi il giorno dopo andare in piazza davanti alle telecamere a chiedere la modifica della spending review (schizofrenia?). Questa discussione è tabù: non si può fare.

Ma non si è fatta nemmeno una discussione sull’acquirente più probabile, ovvero quella Iren che in teoria è una società pubblica, ma che di fatto è una società privata del PD; e che per Fassino dovrebbe diventare la base di una “multiutility del Nord” che gli permetta di gridare “abbiamo una grande azienda!”. Peccato che Iren in pochi anni abbia accumulato tre miliardi di euro di debiti; i nostri beni comuni, costruiti da generazioni di nostri antenati, vengono inseriti in questa scatola finanziaria e progressivamente spolpati, lasciando alla teorica proprietà, i Comuni, soltanto i conti da pagare. Anche i nostri rifiuti faranno questa fine?

L’ultima nota è per la tristezza del teatrino politico: a un certo punto, in aula, la Lega difendeva i beni comuni mentre il centrosinistra insisteva che era meglio privatizzare. Gli stessi partiti che esultavano per il referendum, con tanto di manifesti sul vento che cambia, ora insistono che il referendum non vale e non diceva quello che diceva. Il PD almeno è coerente, è ormai un partito liberista e amico della finanza; IDV invece non si sa che linea abbia, in aula uno ha addirittura votato a favore - si dice su ordine diretto di Di Pietro, anche se lui smentisce - e uno è scappato per non votare.

Ma il massimo è stato il comportamento di SEL: il lunedì mattina il suo segretario e capogruppo Curto sui giornali chiedeva un rinvio dell’operazione; il lunedì sera in aula SEL ha votato contro il rinvio da noi formalmente proposto. Mercoledì, dopo settimane che dicevano che la loro richiesta fondamentale era che si vendesse solo il 49%, SEL ha votato contro l’emendamento della Lega che lo proponeva. Peraltro mercoledì Curto non si è nemmeno presentato in aula: era già in viaggio per Cuba, ospite del governo di Fidel. SEL fa regolarmente l’opposto di quello che dice: possibile che nessuno dei loro elettori se ne accorga?

Il PDL, poi, era impegnato a chiedere apertamente a Fassino di cacciare SEL e farsi invece appoggiare da loro. Non scherzo: a un certo punto il capogruppo Tronzano ha detto apertamente “Fassino, se lei caccia SEL noi votiamo la delibera”. Che durissima opposizione!

Capite come, in questo scenario di inciuci e manovrine, dei beni comuni importi veramente a pochi; per molti è più importante evitare ad ogni costo di andare tutti a casa l’anno prossimo, come facilmente accadrebbe se la vendita fallisse, per tenere ancora per un po’ le mani sulla città.

Chiediamo maggiore trasparenza anche per gli Assessori

| commenti
images.jpeg

Dell'anagrafe degli eletti vi avevo parlato circa un anno fa (http://www.facebook.com/notes/chiara-appendino/il-comune-richiede-il-parere-del-garante-della-privacy-e-la-nostra-proposta-rima/10150319986048049) quando depositai la prima proposta di delibera consiliare.
L'anagrafe degli eletti (una pagina presente sul sito Internet del Comune di Torino) contiene informazioni riguardanti gli amministratori della Città (sindaco, assessori e consiglieri) e le attività svolte. E' volta a dare diffusione e trasparenza all'azione amministrativa.

Circa un anno fa avevamo chiesto di integrare le informazioni presenti, TUTTE PREVIA AUTORIZZAZIONE DEL SINGOLO, con la pubblicazione del certificato penale e del curriculum vitae, contente almeno i dati concernenti il percorso scolastico, professionale e politico svolto, nonché eventuali cariche ricoperte in enti pubblici. Il tutto è ancora fermo: a distanza di più di un anno siamo ancora in attesa del parere del Garante della Privacy... sarà un caso?

Ma come ben sapete sulla trasparenza non molliamo.

Così, dopo un anno di consiglio, torniamo alla carica. Seguendo il modello di altre città, quali ad esempio Padova (http://www.padovanet.it/dettaglio.jsp?id=13506#.UBG5V3YgMgA), abbiamo chiesto che ci fosse maggiore trasparenza sull'operato degli assessori. Ad oggi è praticamente impossibile verificare facilmente quali siano le delibere proposte dagli assessori e nemmeno avere notizie in merito alla loro presenza o meno durante le riunioni di giunta e di Consiglio Comunale, tutte informazioni che sono invece - a mio avviso correttamente - presenti sull'anagrafe degli eletti per quanto concerne i Consiglieri Comunali.

La mozione è stata presentata e chiede ufficialmente che nella pagina dedicata alla trasparenza vengano pubblicate:
a) le presenze di Assessori e Sindaco in Consiglio e in Giunta;
b) le deliberazioni di Consiglio presentate dagli Assessori e dal Sindaco;

La sua discussione probabilmente avverrà a settembre. Se verrà approvata i cittadini torinesi avranno quindi degli elementi in più per poter valutare l'operato degli assessori.

E se così fosse, vi preannuncio che non mancheranno sorprese...

I referendum anticasta sono una bufala

| commenti

Negli ultimi giorni sta diventando una valanga: molte persone ci chiedono come firmare i “referendum contro la casta”, o addirittura perché il Movimento 5 Stelle non stia raccogliendo le firme. Per questo vorrei chiarire che questi referendum, allo stato attuale delle cose, sono una bufala!

I referendum che circolano, mirati ad abolire gli stipendi d’oro e le prebende dei parlamentari, sono due: uno, del Comitato del Sole, prevede l’abolizione di quasi ogni prerogativa, mentre l’altro, dell’Unione Popolare, in realtà prevede la sola abolizione della diaria ai parlamentari, che è di circa 3000 euro al mese (moltissimo per noi ma poco per loro, rispetto al totale). Questo secondo referendum lascia particolarmente perplessi quando si scopre che i promotori vengono dall’UDC e che il risparmio ottenuto sarebbe di 39 milioni di euro l’anno, a fronte di un costo di 300-400 milioni per svolgere il referendum.

Il motivo per cui questi referendum sono una bufala è presto detto: il referendum abrogativo è regolato da alcuni articoli della legge 352 del 1970. Basta leggerli per scoprire che:

1) non è possibile svolgere un referendum in contemporanea con le elezioni politiche, e se vengono convocate le elezioni politiche le procedure referendarie vengono sospese e rinviate di un anno (art. 34);

2) è vietato depositare le firme di un referendum nell’anno (solare) precedente a quello delle elezioni politiche (art. 31);

3) le firme si potranno eventualmente depositare dal 1 gennaio (art. 32);

4) le firme devono essere depositate entro tre mesi dall’inizio della raccolta (art. 28).

Tutto questo fa sì che le firme raccolte in questo periodo siano nulle e inutilizzabili; il primo giorno possibile per depositare le firme per un referendum è il 1 gennaio 2013, ma in questo caso, per via del punto 4, sarebbero valide soltanto le firme raccolte dopo il 1 ottobre 2012. In tal caso, comunque, il referendum potrebbe svolgersi soltanto nel 2014 o addirittura nel 2015, se le elezioni politiche fossero successive al 1 maggio 2013 (vedi qui). Si fa molto prima a votare alle politiche dell’anno prossimo per i partiti che si impegnano a tagliare gli stipendi!

Ma allora, perché qualcuno si dà la briga di mettere in piedi una campagna del genere, e una volta avvertito del problema (come avvenuto per entrambi i comitati da diversi giorni) continua bellamente la raccolta? Ognuno lo può ipotizzare da solo.

Può benissimo essere semplice ignoranza, leggerezza o cattiva interpretazione della legge (è già successo anche ad altri); ho conosciuto alcuni ragazzi del Comitato del Sole e mi sono sembrati un po’ ingenui e inesperti ma sicuramente ben intenzionati. Quando invece la proposta viene da persone con un lungo curriculum di attivismo nei partiti, credo sia più legittimo pensare male. E allora faccio notare che anche per i referendum sono previsti i rimborsi elettorali, e che in caso di successo il comitato referendario incasserebbe milioni di euro a cui nessuno dei due ha dichiarato di voler rinunciare; senza parlare della quantità di apparizioni televisive e della pubblicità ottenuta dai promotori.

Ma qui a Torino abbiamo anche un’altra esperienza: ricorderete quel Renzo Rabellino che riesce a far eleggere consiglieri qua e là con coalizioni di liste improbabili, come Grilli Parlanti, Lega Padana e Forza Toro. E’ ormai appurato che molte persone che avevano firmato per presentare petizioni contro il canone Rai o contro le strisce blu - persino personaggi famosi come Luciana Littizzetto - avevano ritrovato la propria firma magicamente apposta sotto le liste elettorali di Rabellino (d’altra parte è difficile immaginare migliaia e migliaia di persone che volontariamente corrono ai banchetti per presentare alle elezioni la lista della Lega Padana Piemont). Del resto, a puro titolo ipotetico, non ci vorrebbe molto a ricopiare dati e firme tra due fogli o a stampare un nuovo testo sul retro bianco di un foglio pieno di firme.

E’ per questo che mi permetto di sospettare che tutte queste centinaia di migliaia di italiani che ora corrono a firmare fogli dal primo che passa per “far finire questo schifo dei politici” potrebbero a loro insaputa, l’anno prossimo, presentare alle elezioni politiche le liste di qualche nuovo partito pieno di riciclati!

Quelli che odiano le bici

| commenti

Come tanti torinesi, mi capita abbastanza spesso di percorrere in bici via Lagrange e via Accademia delle Scienze: da quando sono diventate pedonali, è l’unico attraversamento nord-sud del centro che non ti abbandoni tra le auto e i tram. Da qualche tempo, davanti al Museo Egizio, l’immancabile cantiere ha invaso gran parte della strada, per cui è necessario andare piano e fare attenzione alle persone.

Da qualche giorno, però, il cantiere si è allargato ulteriormente e all’inizio del tratto in questione è apparso questo:

odiobici1_544.jpg

Ora, io posso anche essere d’accordo sul fatto che le bici in un passaggio pedonale così stretto siano problematiche; come in altre parti della città, e persino in alcune “piste ciclabili promiscue” (così è, secondo il Comune, il mezzo metro di marciapiede di via Sacchi davanti a Porta Nuova), si può mettere un cartello che imponga la bici a mano.

Qui, però, siamo a un livello di odio per la bicicletta che merita un’accurata analisi (anche in senso clinico). In un solo punto ci sono ben cinque cartelli di divieto alle biciclette, peraltro di tre tipi diversi di cui uno solo regolare. Ma il massimo è il disegnino sulla fascia superiore, che, in uno stile naif che ricorda le incisioni rupestri preistoriche della val Camonica, raffigura una sequenza di piccoli omini e donnine che festosi si tengono per mano, fin che non vengono assaliti dal cattivo e gigantesco mostro-ciclista, rosso di rabbia e di sangue, che li arrota con crudeltà sparandoli via come birilli.

odiobici2_544.jpg

In attesa di capire come continuerà il ciclo pittorico - mi aspetto che dietro aggiungano la scena in cui il ciclista si nutre della carne dei pedoni, seguita da quella in cui gli omini con le lance infilzano il ciclista e lo cuociono a fuoco lento per vendetta - ho scritto una interrogazione per sapere perché il Comune abbia imposto il divieto di circolazione per le bici e disegnato un simile cartello, che peraltro credo abbia lo stesso identico effetto della richiesta di bici a mano, dato che, a quanto mi risulta, se la bici viene portata e non usata si diventa equiparati ai pedoni.

Certo che questo episodio ribadisce la sensazione che da tempo abbiamo, cioé che a Torino, a parte molte belle parole, si costruiscano piste ciclabili alla bell’e meglio solo per evitare che le bici disturbino le auto in strada, per poi vietare le bici quando si lamentano i pedoni, senza nemmeno preoccuparsi di prevedere un percorso alternativo, dando la netta sensazione che il ciclista sia soltanto un fastidio per tutti.

Nel frattempo, ha fatto scalpore - sta circolando persino sui giornali - la mia annotazione su Facebook relativa al costo delle riparazioni delle biciclette del ToBike dopo l’assalto di un gruppo di dementi che hanno tagliato le gomme a 267 bici. Eppure già da tempo i giornali avevano scritto che il prezzo delle riparazioni era di 30.000 euro; io mi sono limitato a fare una divisione e a scrivere la cifra per bicicletta, ovvero 112 euro. Capisco che i giornali abbiano spesso problemi con la matematica, ma non ci voleva molto…

L’azienda che gestisce “chiavi in mano” il ToBike è la Comunicare srl, che gestisce il bike sharing in molti altri comuni italiani; ha giustificato la cifra con la necessità di cambiare non solo le gomme ma spesso anche i raggi, di provare le bici una ad una, di utilizzare materiali antiforatura e più resistenti della media visto l’elevato utilizzo delle bici, e soprattutto di rimettere in piedi il servizio il più in fretta possibile, mobilitando quindici persone. Il costo è a carico loro e non erano assicurati, dunque per il momento sono fatti loro.

Tuttavia, il prezzo pare comunque elevato; tramite i nostri contatti, noi abbiamo trovato una persona che fa le riparazioni per uno degli altri comuni serviti da questa società, che ci ha assicurato che con 25 euro gli cambia direttamente la ruota. Verificheremo il contratto, e se dovessimo vedere un tentativo di scaricare la cifra sulle casse pubbliche chiederemo conto delle spese; abbiamo comunque già presentato da diversi giorni una interrogazione e attendiamo una spiegazione scritta.

Ah, ovviamente vi chiederete: ma i costi non li pagheranno gli autori del gesto? E’ tutto da verificare; anche costituendosi parte civile per poter chiedere i danni, resta il fatto che gli autori sono stati individuati da un video relativo a una sola delle decine di stazioni del ToBike danneggiate; non ci sono prove che siano loro gli autori di tutti gli altri danni. O le si trovano, o credo che questi se la caveranno con qualche centinaio di euro al massimo…

Mi manifesto, contro la corruzione

| commenti

Venerdì scorso, al Palazzo di Giustizia di Torino, si è concluso il processo per l’episodio di tentata corruzione all’Amiat di cui fu vittima Raphael Rossi, a cui fu offerta una mazzetta per non ostacolare l’acquisto di un macchinario del costo di 4,5 milioni di euro che non serviva sostanzialmente a nulla.

Io, con tanti altri cittadini, ho risposto all’appello per essere presente davanti al tribunale prima dell’udienza per una singolare e colorata manifestazione.

P1370960_544px.JPG

Il problema della corruzione, difatti, è che almeno in Italia è considerata un problema minore. Lo testimonia anche l’esito del processo: nonostante gli eventi siano stati provati, i responsabili dell’azienda che doveva vendere il macchinario sono stati condannati a pene abbastanza lievi, con la condizionale, che andranno senz’altro in prescrizione prima dell’appello (alcune delle accuse si sono già prescritte). I politici e i dirigenti pubblici coinvolti nel processo sono stati assolti, tranne l’ex presidente Amiat Giordano, del PDCI, che aveva già patteggiato una condanna a un anno. Alla fine, non pagherà nessuno.

La corruzione costa alla collettività italiana l’astronomica cifra di 60 miliardi di euro l’anno, una cifra che potrebbe risolvere molti dei nostri problemi economici, ma le istituzioni recuperano solo alcune decine di milioni di euro l’anno. Del resto, la risposta delle istituzioni alla vicenda Amiat è stata sconcertante: invece di essere premiato, Rossi è stato praticamente costretto ad andare via da Torino per poter lavorare. La Città non si è mai costituita parte civile, mentre l’ha fatto l’Amiat, dopo due anni di insistenze e pressioni pubbliche. Nonostante le mozioni del consiglio comunale, la Città non ha nemmeno aiutato Rossi con le spese legali, né promosso la visibilità del processo.

P1380009_544px.JPG

Per questo venerdì eravamo lì davanti: per ribadire che la corruzione va denunciata e combattuta, e che serve un cambio radicale di rotta su questo tema. Raphael ha costituito l’associazione dei Signori Rossi, che ha iniziato a portare avanti iniziative sul tema. Serve però una presa di coscienza di tutti, perché solo una sorveglianza collettiva può cambiare le cose.

Quella che vi racconto è la storia dei nuovi parcheggi in Circoscrizione 1, Centro e Crocetta, parcheggi pertinenziali, cioè spazi di superficie venduti dal Comune a società private che scaveranno e ricaveranno box auto interrati da vendere a facoltosi privati , individuati nelle seguenti zone:

-piazza e via Lagrange

-corso Stati Uniti1 ( Galileo Ferraris/ Re Umberto)

-piazza Paleocapa

Ora al consiglio che si è tenuto il 2 luglio in Circoscrizione nell'ordine del giorno c'era, come punto 9 , la votazione del parere sull'individuazione di questi tre punti che determinava la partenza dello studio di fattibilità.

Un lavoro degli uffici tecnici comunali che sottrarrà tempo ed energie per due siti che davvero ritengo poco idonei come piazza Paleocapa e piazzetta Lagrange/ via Lagrange.

Eppure.nonostante tutte le perplessità espresse in Consiglio, sulla necessità di altri parcheggi in Centro, che sono, come tutti sappiamo, attrattori di ulteriore traffico, che sono , nella fattispecie delle due zone, in contrasto con l'idea di un centro senza auto e con mezzi pubblici efficienti, stati votati dalla maggioranza.

Bastava rispondere con parere negativo, bastava aggiungere la perplessità su due piazze storiche e credo anche auliche con monumento centrale che non hanno bisogno di essere riqualificate superficialmente ma svuotate delle poche auto lì parcheggiate.

Bastava avere un po' di coraggio , toglier la scheda e fare cadere il numero legale e il parere non veniva dato...c'erano mille strade, ma nessuna è stata percorsa.

C'è chi poi ,capogruppo del partito di maggioranza, ha anche favoleggiato di città tedesche dove si entra negli interrati e l'auto non vede la luce del sole, bell'esempio certo di pianificazione che però nulla ha a che fare con la politica a spot dei nostri parcheggi pertinenziali.

Io ringrazio tutti i giorni di essere del Movimento 5 Stelle perchè non mi devo comportare come se fossi una marionetta posso votare seguendo il buon senso che ci dice che per pochissini parcheggi, circa 35 in piazza Paleocapa, i cittadini dovranno di nuovo affrontare anni di disagio causato dalle polveri e dal traffico del cantiere. Ma si sa i cittadini sono pazienti, finchè dura...
--

700 mila euro per un giardino

| commenti

Dopo solo 9 mesi di ritardo è stato inaugurato il giardinetto ATC di Via Carlo del Prete angolo VIa Eleonora D'arborea presentanto anche mesi fa in VI Commissione.
Molte le cause del ritardo prima il caldo eccessivo di Ottobre che non permetteva la piantumazione degli alberi poi i problemi nel collaudo dei lampioni fino al 30 Giugno data dell'apertura!
L'area confina con la bocciofila Mirafiori Nord che ha fortemente voluto quest'opera e che si fa carico dell'apertura e della chiusura del giardino almeno fino a Settembre...
Costo totale dell'opera? Circa 700 mila euro!!!
Oltre ai 2 minuti di intervento del Coordinatore Rappazzo Cit TV riprende anche il discorso del Presidente (non eletto) della Circoscrizione 2 Andrea Stara!
Qui vedete il video dell'evento.

Variante 200, la variante che uccide

| commenti

Di storie incredibili, in un anno in Comune, ne ho viste tante: ma quella che vedete nel video le batte tutte. E’ la storia di una azienda mandata in fallimento dalle scelte urbanistiche e dalla lentezza dell’amministrazione comunale, e più precisamente dalla famosa Variante 200, proprio quella che viene continuamente sbandierata come un meraviglioso progetto di rinnovamento e sviluppo di Torino.

Ho conosciuto Roberto Padoan, il patron di Scubatica, alcuni mesi fa: lui si è rivolto a tutte le forze politiche e autorità cittadine, io sono stato l’unico a rispondere. Mi ha raccontato la storia che sentite nel video: quella di un imprenditore con un progetto innovativo che si indebita per centinaia di migliaia di euro per portarlo avanti, comprando una vecchia fabbrichetta meccanica e investendo sui prodotti.

Tutto va bene fin che non arriva il Comune a dirgli di punto in bianco che, per favorire l’accesso al nuovo quartiere della Variante 200 che devono costruire oltre il suo stabilimento, hanno deciso di allargare la futura via Regaldi rispetto a quanto previsto dal piano regolatore sin dal primo Novecento, nonché di costruire l’immancabile rotonda all’angolo con via Pacini, e dunque gli portano via un bel pezzo di fabbrica.

Senza la fabbrica in cui farli, però, non si possono realizzare i nuovi prodotti; e dunque bisogna fermare tutto e trovare una nuova sede, che però costa, come costa traslocare macchinari di stampaggio alti quattro metri e pesanti tonnellate. Se prima non si vende la sede attuale, non ci sono i soldi per spostarsi; altro credito ovviamente non te ne fa nessuno; ma chi comprerà una fabbrica dimezzata?

Qui entra in gioco il Comune, che suggerisce la seguente soluzione: la Città rende il terreno edificabile per un bel palazzo di otto piani, così gli immobiliaristi lo comprano e Scubatica ha i soldi per spostarsi. Peccato che, nonostante le promesse, nessuno compri, o comunque vengano fatte offerte a prezzo stracciato, insufficiente a pagare anche solo le spese di trasloco.

Il motivo ufficiale è che “il mercato è in crisi”, ma mettetevi nei panni di chi vive di speculazioni immobiliari: Scubatica non può portare avanti il proprio business plan, ma deve continuare a pagare costi, stipendi, mutui per l’acquisto della sede ora inutile; con l’attività ridotta, conseguente alla mancata espansione, non ce la può fare. La vicenda burocratica si trascina per due, tre anni; ogni volta il Comune minaccia l’arrivo imminente delle ruspe - questione di settimane - ma poi c’è sempre un motivo per cui tutto resta fermo. A forza di perdite, Scubatica non può che fallire; e dunque perché darsi la briga di comprare ora, quando si può comprare a metà prezzo tra pochi mesi dal curatore fallimentare?

La cosa pazzesca è che il Comune dovrebbe fare gli interessi di tutti; di chi costruisce, ma anche di chi già si è insediato lì; progettando una trasformazione come questa, dovrebbe comunque difendere chi ci si trova in mezzo. Difatti per prima cosa abbiamo chiesto che l’assessore Curti facesse il proprio lavoro di “moral suasion”; in risposta a una nostra interpellanza, l’assessore aveva detto che tutto andava bene e che le offerte di acquisto del terreno stavano partendo. Abbiamo sollecitato ancora, in questi mesi, e non è successo nulla.

Infatti, quando si tratta di fare una variante al piano regolatore - operazione che, per legge, può essere fatta soltanto nel pubblico interesse, e non per l’interesse di privati - gli operatori immobiliari diventano “partner” che aiutano la “trasformazione urbana”; quando si tratta dei diritti dei cittadini, diventano privati a cui l’amministrazione non può imporre nulla, per colpa naturalmente del “mercato”.

E però, tramite lo strumento urbanistico del “piano particolareggiato”, l’amministrazione può invece imporre a Scubatica e agli altri proprietari di realizzare il progetto della variante, costruendosi da soli i palazzi se necessario, oppure espropriargli i terreni a basso prezzo e in più addebitargli i costi della demolizione e della bonifica dei loro edifici!

In nome dell’ennesima speculazione venduta come grande progetto per il bene di tutti, il Comune considera l’azienda come una vittima collaterale; addirittura, Padoan racconta come i tecnici comunali gli abbiano detto che è colpa sua, che quando si è insediato lì ha effettuato un “incauto acquisto”, perché avrebbe dovuto immaginare che il Comune due anni dopo magari avrebbe voluto allargare la strada…

La Variante 200, al momento, è un morto che parla; Torino è già piena di decine di migliaia di nuovi alloggi vuoti e invendibili - a cui peraltro Fassino, dopo aver spremuto le famiglie e le aziende fino al massimo delle aliquote, ha appena concesso agevolazioni sull’IMU - e anche chi doveva investire in quell’area ora non è più così certo di volerlo fare. La seconda linea di metropolitana è fumo negli occhi, lo Stato ha già negato persino il primo timido finanziamento per le due fermate dal passante ferroviario al San Giovanni Bosco. Vedremo se e quando partiranno dei lavori, ma nel frattempo ci sono già le prime vittime: le persone di Scubatica, messe in mezzo a una strada.

P.S. Giovedì 19 luglio alle 21 in via Lessona 1/E faremo una serata a tema sull’urbanistica di Torino, spiegando come funziona il piano regolatore e dove sono previste le prossime colate di cemento. Non mancate!

Ambizione e partecipazione!

| commenti

Da mesi in circoscrizione 8 a Torino si sono seguite Commissioni scarsamente partecipate dai cittadini (frequentano i soliti volti noti a parte qualche piccola novità...) su argomenti sostanzialmente coerenti con problemi ridondanti. Mobilità sostenibile, scarsità di parcheggi, movida notturna.
E seppur pochi, i cittadini presenti lamentano la mancanza di un approccio integrato e complessivo per andare oltre i vari empasse che le singole questioni presentano. Si propone un parcheggio interrato a Porta Nuova relizzato da privati per raggranellare qualche piccola compensazione in arredi urbani chiamandola riqualificazione. La modifica della viabilità del traffico in Via Valperga Caluso per ridurre un po' il traffico privato. Sono addirittura stati illustrati due o tre scenari di (futuribile) riqualificazione di via Nizza con tratti (interrotti) di pista ciclabile nuova. In piazza Govean i topi hanno occupato l'area verde (abbastanza squallida) intorno alla statua.
Addirittura una parziale e provvisoria pedonalizzazione" di largo Saluzzo.
L'ossessione della lobby dei commercianti, dei proprietari di locali con dehors, dei residenti che non trovano parcheggio spaventano una maggioranza (e tutta l'amministrazione in verità) costretta dalla chiusura dei cordoni finanziari della città a rischio commissariamento se non vende tutto il vendibile per fare cassa.
E le soluzioni proposte sono sempre all'insegna del mettiamo una pezza e vediamo come regge.
Ripeto e sottolineo che le soluzioni sono sempre proposte dall'alto con spesso mille problemi di dialogo e compatibilità fra gli uffici tecnici comunali competenti che magari negano un risultato raggiunto con lo sforzo di energie civili in ottica sperimentale a costo zero. Ad esempio "Manà Manà" lamentava che le "panchine portabici" inventate e proposte a costo zero, ben accolte da un ufficio tecnico si scopre non sono accettabili da un'altro.
La "semi-pedonalizzazione" (buon idea ma finta) di largo Saluzzo sarà sperimentata nel mese di agosto (e basta probabilmente).
Insomma la domanda è: ma perchè non vengono coinvolti attivamente e sistematicamente i cittadini, residenti ed fruitori del territorio, per accogliere, valutare e scegliere interventi e strategie?
252668_4137387523692_207720429_a.jpg
Occorre essere ambiziosi per una politica dei cittadini che rivoluzioni il modo di decidere le soluzioni insieme a chi vuole partecipare. E sono molti a non sentirsi coivolti. Perchè le soluzioni imposte a tavolino sono sempre discutibili poichè non partecipate. La valorizzazione delle idee di tutti invece ed il dibattito con momenti sistematicamente pubblici cui si possa partecipare davvero aprono al vero cambiamento condiviso. Anche senza soldi. Perchè la gente vuole fare.

Come molti oramai sanno, Fassino ha regalato alla città di Torino un primato davvero oneroso: il portavoce del sindaco, Gianni Giovannetti, costa, infatti, la bellezza di 187 mila euro l'anno, ovvero quasi 1 milione in 5 anni.
La sua retribuzione annua lorda è pari a 116 mila euro e può essere paragonata a quella di Jay Carney, il portavoce del Presidente degli USA, Barack Obama che è pari a 172.000 dollari lordi annui, che, al momento della sottoscrizione del contratto di Giovannetti, equivalevano a circa 120.000 euro, oggi qualcosa di più a causa della rivalutazione del dollaro.
L'ex-giornalista del Messaggero, che segue da anni il sindaco Fassino, ha ottenuto questo contratto tramite nomina diretta da Palazzo Civico.

E' passato quasi un anno da quando abbiamo sollevato per la prima volta le nostre perplessità di legittimità in merito a questa assunzione: accessi agli atti, interpellanze e interrogazioni per avere la conferma della mancanza del titolo di laurea, elemento necessario per essere nominato dirigente ed avere quindi accesso a questa tipologia di retribuzione.

Ad Aprile, in seguito alla nostra insistenza sulla mancanza dei requisiti, l'amministrazione gli aveva sospeso l'incarico da dirigente ma non abbassato lo stipendio di conseguenza.

Uno stipendio che era già una follia prima, ma che a fronte della mancanza del titolo di laurea e della sospensione degli incarichi da dirigente, non poteva rimanere lo stesso: a fronte di minori responsabilità devono corrispondere minori compensi.

E invece nulla è cambiato.

La scorsa settimana, stufi dell'immobilismo della Giunta, abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti affinché verifichi se l'azione intrapresa da parte della Città di Torino sia coerente con la normativa vigente e se il contratto di assunzione sia legittimo.

Riteniamo, inoltre, che vi possano essere elementi dai quali poter desumere anche una responsabilità contabile per danno all'erario, con riferimento alla circostanza che il compenso previsto nel contratto (assai rilevante per la funzione ricoperta) non sia mutato né diminuito nonostante la sospensione della qualifica dirigenziale.

L'avranno capito che l'osso non lo molliamo?

528108_10150942063638049_251846342_n.jpg

Categorie

Acqua (9)
Ambiente (77)
comunicatistampa (3)
Connettività (5)
Energia (16)
Servizi ai cittadini (141)
Sviluppo (60)
Trasporti (60)

Per mese

Febbraio 2017 (6)
Novembre 2016 (2)
Ottobre 2016 (1)
Giugno 2016 (2)
Maggio 2016 (4)
Aprile 2016 (4)
Marzo 2016 (6)
Febbraio 2016 (3)
Gennaio 2016 (2)
Dicembre 2015 (5)
Novembre 2015 (2)
Ottobre 2015 (4)
Settembre 2015 (10)
Agosto 2015 (1)
Luglio 2015 (10)
Giugno 2015 (11)
Maggio 2015 (7)
Aprile 2015 (4)
Marzo 2015 (4)
Febbraio 2015 (4)
Gennaio 2015 (5)
Dicembre 2014 (4)
Novembre 2014 (3)
Ottobre 2014 (11)
Settembre 2014 (4)
Luglio 2014 (1)
Giugno 2014 (3)
Maggio 2014 (4)
Aprile 2014 (5)
Marzo 2014 (5)
Febbraio 2014 (14)
Gennaio 2014 (11)
Dicembre 2013 (10)
Novembre 2013 (7)
Ottobre 2013 (15)
Settembre 2013 (12)
Agosto 2013 (5)
Luglio 2013 (6)
Giugno 2013 (10)
Maggio 2013 (12)
Aprile 2013 (11)
Marzo 2013 (12)
Febbraio 2013 (11)
Gennaio 2013 (10)
Dicembre 2012 (11)
Novembre 2012 (15)
Ottobre 2012 (12)
Settembre 2012 (11)
Agosto 2012 (5)
Luglio 2012 (11)
Giugno 2012 (14)
Maggio 2012 (11)
Aprile 2012 (9)
Marzo 2012 (24)
Febbraio 2012 (28)
Gennaio 2012 (10)
Dicembre 2011 (16)
Novembre 2011 (22)
Ottobre 2011 (18)
Settembre 2011 (27)
Agosto 2011 (8)
Luglio 2011 (24)
Giugno 2011 (24)
Maggio 2011 (24)
Aprile 2011 (18)
Marzo 2011 (21)
Febbraio 2011 (13)
Gennaio 2011 (12)
Dicembre 2010 (6)
Novembre 2010 (2)
Ottobre 2010 (2)
Settembre 2010 (10)
Agosto 2010 (2)
Luglio 2010 (3)
Giugno 2010 (5)
Aprile 2010 (1)
Marzo 2010 (3)
Febbraio 2010 (2)
Gennaio 2010 (1)
Settembre 2009 (1)
Giugno 2009 (3)
Maggio 2009 (10)
Aprile 2009 (3)
Marzo 2009 (2)
Febbraio 2009 (1)

Contatti

E-mail: info@movimentotorino.it
Phone: 011 011 22845
Fax: 011 011 23118

Indirizzo

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle c/o Municipio
Piazza Palazzo di Città 1
10121 Torino

Scrivici