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Lo stadio Filadelfia, gli asili e La Stampa

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La prima volta che, molti anni fa, entrai in Municipio da cittadino per ascoltare una commissione consiliare, fu per la vicenda dello stadio Filadelfia, una storia che si trascina da vent’anni tra manifestazioni di decine di migliaia di persone, raccolte di firme, progetti spontanei, collette tra i tifosi, folle sotto il Comune per il minimo incontro tecnico; per non parlare di un paio di sabati (ma c’è chi lo fa ogni settimana da anni) passati a ripulire l’area dalle erbacce o a togliere con un cucchiaio dal terreno di gioco i cocci lasciati dalla festa del quattro maggio, insieme a personaggi come la leggendaria Lorena, una ragazza di Santiago del Cile che venne fino a Torino per aiutare il Fila. Insomma, una lotta autenticamente popolare contro tutti i poteri forti della città, che, se fosse per loro, avrebbero già provveduto, tra uno spintone e l’altro, a realizzare sull’area il famoso “giardinetto della memoria”, ovviamente stretto tra due palazzine dei Recchi (amici degli Agnelli) e una galleria commerciale realizzata dalla DeGa (già parenti di Castellani).

Per questo mi sono profondamente incazzato quando persone intelligenti ma disinformate si sono messe con grande superficialità a criticare lo “stanziamento” di fondi per il Filadelfia a fronte della privatizzazione degli asili, cadendo nella manipolazione de La Stampa - ribadita ieri con l’ennesima letterina pelosa pubblicata da Specchio dei Tempi, la rubrica che dà voce ai cittadini che danno voce alla Fiat, a partire da due o tre lettere a settimana contro i ciclisti, che come tutti sappiamo sono il vero problema di Torino - a cui non è parso vero di poter accostare ad arte le due notizie. Dunque mi pare opportuno raccontare alcune cose.

Intanto, parliamo di un impianto che si chiamerà “stadio” in onore alla memoria storica, ma la cui parte sportiva è costituita in realtà da un campo per gli allenamenti e per le giovanili con alcune migliaia di posti; certo non un terzo stadio in alternativa all’Olimpico e allo stadio Juventus. Ad esso si aggiungeranno però l’accoglienza per i giovani che vengono a studiare calcio in città, il museo del Toro attualmente esiliato a Grugliasco (e pure lì fa più visitatori di vari musei comunali), gli spazi sociali e i locali pubblici per i tifosi e per il quartiere.

Non si tratta dunque di un progetto commerciale come quello dello stadio Juventus (con tanto di ipermercato interno) che pure la Città ha finanziato in maniera ben più ingente tramite agevolazioni sul terreno e sulle licenze, ma di un bene pubblico, di proprietà di una fondazione di cui il Torino sarà solo un affittuario; un progetto voluto proprio dal quartiere, che ha addirittura inserito “Filadelfia” nel proprio nome ufficiale, e che ha la necessità di riqualificare un’area degradata. Non si tratta di un’opera olimpica con una vita di due settimane, che pure abbiamo finanziato con centinaia di milioni di euro, ma di un impianto capace di mantenersi economicamente da solo e di diventare un punto di riferimento per la città.

Quanto ai fondi, a fronte dei 3,5 milioni di euro che il Comune ora dovrà mettere, esso ha ricevuto negli anni quasi sette milioni di euro grazie alle speculazioni edilizie rese possibili dalle cubature generate dall’area dello stadio. E’ vero che 4,3 milioni in realtà sono stati persi; si tratta dei soldi che Cimminelli, il fornitore Fiat vecchio proprietario del Toro, aveva dato in garanzia per la ricostruzione del Filadelfia, e che il Comune avrebbe potuto incassare al suo fallimento. Purtroppo, quando il Comune ha rinegoziato gli accordi con chi ha rilevato il fallimento, ha commesso in maniera del tutto involontaria uno spiacevole errore di stesura del testo, il che ha permesso a chi ha rilevato il fallimento di andare in causa col Comune presso il Tribunale di Torino e vincerla, ottenendo di non dover più pagare questi 4,3 milioni. Ah, vi ho detto che chi ha rilevato il fallimento è la Fiat? Del resto non l’ha detto nemmeno La Stampa.

Comunque, il Comune ha potuto incassare 2,2 milioni di euro di oneri di urbanizzazione dal supermercato Bennet di via Taggia e dalle palazzine costruite grazie alle cubature dell’area, a cui vanno aggiunti 170.000 euro di fondi raccolti quasi vent’anni fa, con una colletta tra i tifosi, dal progetto diretto dall’ex sindaco Novelli (erano molti di più - si dice che solo il Comune mise 600 milioni di lire - ma a quanto pare Novelli ha investito i soldi in titoli che sono andati malissimo, per cui 170.000 euro è tutto ciò che è rimasto). Insomma, il Comune reinveste nell’opera ciò che ha incassato dai privati, che, come sempre in Italia, hanno concluso e guadagnato sulla parte privata dell’operazione da molti anni, mentre le opere pubbliche di compensazione urbanistica, in questo caso il centro sportivo, sono ancora da fare. Inoltre, il resto del costo sarà probabilmente coperto dal Credito Sportivo.

Va inoltre detto che, anche se si fosse deciso di destinare questi fondi ad altro scopo (ammesso che sia legale, dato che gli oneri di urbanizzazione sono destinati ad opere pubbliche di utilità urbana e non per altro), non li si sarebbe potuti usare per gli asili, che sono stati privatizzati non per mancanza di fondi, ma perché, dato che Fassino è uscito dal patto di stabilità, il Comune ha il divieto di assumere o comunque ingaggiare i precari che li tenevano aperti, anche avendo i soldi necessari. Inoltre, gli stipendi delle maestre sono spesa corrente e non possono essere pagati con soldi destinati agli investimenti.

Mi spiace dunque che tante persone si siano fatte prendere dalla disinformazione e dalla manipolazione mediatica riguardo a un progetto portato avanti dal basso, da tante persone, con tanti sacrifici per vent’anni. Purtroppo esiste, specie nella “sinistra bene”, un pregiudizio contro lo sport, il calcio in particolare, visto come attività riservata a maschi trogloditi dal congiuntivo debole. Basterebbe frequentare un po’ gli ambienti legati al Filadelfia per capire che non è così; e poi, va detto che in democrazia ogni cittadino ha il diritto di vedere realizzate le opere pubbliche che ritiene più opportune, e a giudicare dalla partecipazione i torinesi interessati al Filadelfia sono almeno pari, se non di più, a quelli interessati al fatto che gli asili siano gestiti da personale comunale anziché da personale delle cooperative.

Alla fin fine, sarebbe il caso di non cadere in queste guerre tra poveri, quando sarebbe possibile mandare avanti tutti i progetti in parallelo, se solo non avessimo avuto una classe politica che ha spolpato le casse pubbliche fino all’osso e che ora si diverte a giocare con l’informazione per metterci gli uni contro gli altri.

A Torino abbiamo detto NO alla privatizzazione dei nidi!!

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Lunedì 28/05 è stata approvata dal consiglio comunale la delibera che prevede l'esternalizzazione di 9 nidi di cui abbiamo scoperto oggi i nomi (Cirié, Magnani, Fenoglio, Barletta, Corso Sicilia, Laghetto, Coppino, Maria Vittoria, Via Roveda.).

Contrari Movimento 5 stelle, Lega e PDL; favorevoli PD, SEL, MODERATI, IDV.

Trascrivo il testo dell'intervento in aula in sede di discussione della delibera che riassume brevemente la nostra posizione in merito nonché le nostre perplessità e osservazioni.

"Questa è una delibera che modificherà sostanzialmente il sistema educativo della nostra Città, muovendolo sempre più verso il "sistema a gestione mista", che il Sindaco ha più volte definito un modello cui tendere e garanzia di qualità. Noi abbiamo un'opinione diversa rispetto al Sindaco e non condividiamo nulla della delibera, non solo in termini di contenuto ma anche di metodo.

Per quanto concerne il metodo sono davvero tante le osservazioni.
Innanzitutto per fare una delibera così, andava fatta a febbraio quando si sapeva già tutto: la fuoriuscita dal patto, il blocco delle assunzioni, le problematiche concernenti le scadenze dei contratti. Perché portare avanti tutta questa manfrina per mesi generando ansie, paure, disagio e illusioni quando c'era già la consapevolezza allora che si sarebbe provveduto ad esternalizzare nove nidi?
E perché le uniche proposte alternative alla concessione sono state presentate dai comitati e dai genitori mentre non ci risulta che l'assessorato abbia avanazato una sua proposta? Perché si è dovuto aspettare fino all'ultimo per avere un parere scritto sulla sussidiarietà orizzontale (esternalizzare solo una sezione evitando la concessione dell'intero nido), che personalmente non ci convince nemmeno al 100%, e non ci risulta che l'avvocatura comunale abbia mai dato risposte scritte sulle proposte di ipab e fondazione avanzate dal comitato zero-sei? E perché le parti sociali coinvolte sono state audite solo alla fine del percorso a "cose praticamente già fatte" e a mezz'ora dall'orario di chiusura degli emendamenti? (A queste domande avanzate in aula ieri durante la discussione della delibera non abbiamo avuto risposte).

Passiamo alle perplessità sul contenuto.
A nostro avviso la delibera non migliora la qualità del sevizio educativo, genera problemi di reinserimento e riadattamento nonché di continuità formativa per circa 500 bambini che rientreranno a settembre e si troveranno con una figura educativa nuova. Sappiamo tutti, come hanno detto anche più volte i genitori esprimendo le loro preoccupazioni, che non bastano i muri a garantire la continuità, ci vuole ben altro, e pensiamo che questo "ben altro" non ci sarà.
Riteniamo che la delibera non tuteli i lavoratori, che si troveranno in situazioni critiche e di totale incertezza.
Infine la "soluzione fondazione" (che garantirebbe la gestione diretta) nella delibera è lievemente accennata, debole e senza riferimenti temporali e impegni specifici, non è neppure citata nell'impegnativa. Non ci sono riferimenti temporali della concessione e non c'è nulla che fa pensare al fatto che questa sia davvero una soluzione ponte. Non è che la motivazione è riconducibile in realtà al fatto che quel modello non è ciò a cui vuol tendere il Sindaco Fassino, il PD e questa amministrazione? Cosa che riteniamo tra l'altro anche abbastanza credibile poiché ci risulta ( non ci sono state smentite per ora) che nel convegno in cui è stato presentato il progetto 0-6 a Torino, il PD non abbia fatto alcun riferimento al modello fondazione.

E' evidente che l'assessore Pellerino ha fallito e che le intenzioni siano ben altre, perché quindi è ancora lì? (Anche questa è una domanda cui non abbiamo ricevuto risposta).

La scusa banale del Patto di Stabilità utilizzata è inaccettabile. E' da irresponsabili dichiarare a dicembre che l'uscita dal Patto (perché è stupido) è un atto coraggioso, ribadire in aula, in seguito ad una nostra specifica domanda, che l'uscita dal patto avrà conseguenze irrilevanti sul personale e poi giustificare, anche parzialmente, queste azioni dicendo che è colpa delle sanzioni determinate dallo sforamento.

Se era tanto coraggioso allora, perché non essere coraggiosi anche oggi e tentare nuove vie, sperimentare strade nuove e magari anche rischiare con la sussidiarietà orizzontale?

Crediamo che ne sarebbe valsa la pena anche perché l'alternativa, con l'approvazione di questa delibera invece, non è altro che c'è la certezza che a perderci saranno i bambini, i genitori, i lavoratori e la città nel suo insieme".


Cos'è la politica? E qual'è la differenza fra fare politica e fare demagogia o essere populisti? Per me non è fare politica fare i congressi, avere segretari, tesorieri, presidenti, sezioni che si riuniscono e pensano che solo per il fatto di riunirsi e parlare fanno politica. Questo si chiama cantarsela e suonarsela da soli. Cosi come non è fare politica organizzare serate con il patrocinio delle banche per parlare ai cittadini e far finta di essere interessati ai loro problemi. Parlo di questo.
Il giorno 31/05 alle 21 si terrà un convegno all'Unione Culturale, via Cesare Battisti 4b con la partecipazione dell'assessora Ilda Curti, dal titolo " Quali indirizzi di politica urbanistica per Torino?" Nel volantino d'invito si conclude dicendo : "Una nuova politica urbanistica dovrà perciò prevedere un'effettiva partecipazione dei cittadini al progetto di una città più giusta e più vivibile per tutti" .
E poi quando i cittadini chiedono di incontrare le istituzioni per questioni come la variante 255 (Salva Rockwood) non rispondono e fanno finta di niente. Questo è il "loro" modo di fare politica.

Ma veniamo a cosa significa per il Movimento 5 Stelle fare politica. Semplicemente fare quello che facciamo quasi tutti i sabati. Incontrare i cittadini nei luoghi pubblici e parlare con loro, capire le loro esigenze e poi presentare interpellanze o interrogazioni nei consigli di circoscrizione o comunali.
Oggi è stato bellissimo avere il banchetto circondato da una piccola folla per tutta la mattina. Il nostro gruppo della circoscrizione 5 di Torino ha semplicemente offerto gratuitamente il servizio di calcolo dell'IMU e la cosa ha avuto talmente successo che il 9 giugno dovremo ripeterla. Questo è per noi fare politica. Il resto sono chiacchiere.
foto della giornata.
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( partecipanti Albero Unia, Antonio Fornari, Roberto Merotto, Pilot Gianluca, Ivan Grippa, Giovanni Michele Franco e se ho dimenticato qualcuno perdonatemi )

Fonte http://movimentocircoscrizione5.blogspot.it/

La Movida che non rispetta le regole...

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Incontro con l'assessore Tedesco e presentazione del Patto, cioè un atto che arriva dopo mesi di mediazione tra cittadini, commercianti, gestori, polizia municipale. L'accordo è già firmato e non si potranno apportare modifiche quindi noi di Circoscrizione 1 veniamo solo messi a parte.

Sostanzialmente viene introdotta la patente a punti per i locali, 20 punti che si perdono se non ci si attiene alle regole. Alla perdita di tutti e 20 i punti il locale riduce di un'ora l'orario di chiusura.

Tedesco ritiene che questo sia uno strumento valido perchè non aggiunge sanzioni ma razionalizza e mette a sistema, mentre solo la sanzione inasprisce i gestori ma di fatto, i cittadini non vedono miglioramenti.

Sembra anche essere in arrivo l'ordinanza del Prefetto di non vendere bottiglie di vetro.

La riduzione dell'orario appare la soluzione con effetti migliori mentre la chiusura completa sembra non sortisse così gravi ripercussioni.
I locali che aderiranno al patto sono il 95%, resta comunque esclusa la zona Murazzi, già all'attenzione del Prefetto, perchè il patto è sperimentale e aderiscono piazza Vittorio e zone limitrofe. Sui Murazzi si è quasi del tutto risolta la morosità verso il Comune .

Considerazioni personali:

La Movida è un fenomeno in crescita esponenziale.

Il problema non è solo dei residenti, ma è anche un problema di ordine pubblico e di salute pubblica.

Per quale motivo non si attuano politiche di contenimento del consumo di alcool, vietando la pubblicizzazione dei sconti degli alcolici due per tre? Quale senso hanno allora le campagne di prevenzione?

Mi chiedo perchè non venga presa anche in considerazione la questione traffico, quando con l'aumento tariffe dei parcheggi blu sono penalizzati i commercianti diurni ma non quelli notturni.

Sarebbe auspicabile anche una Ztl notturna per contenere lo sforamento delle poveri PM10, magari facendo girare gli Star 1 e2 elettrici.

Infine ritengo un brutto segno che non si sia intervenuti per primi sui Murazzi, sancendo con la loro esclusione dalla patente a punti di fatto l'illegalità, per esempio con dehors abusivi o fuori metratura consentita, in cui si trovano.

La cosa più interessante è stato il suggerimento di una cittadina che ha descritto un apparecchio chiamato Decibell-kill che ridurrebbe automaticamente il rumore, contenendo i decibell nella fascia consentita e staccherebbe ad orario prefissato.

Fuori i condannati dalle istituzioni. A parole, però.

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Ieri, durante la discussione di un ordine del giorno presentato da Fli sul tema oggetto di questa nota, i capigruppo del PD, PDL, LEGA, Moderati, FLI e GrilloparlantenoeurobyRabellino, non hanno mancato l'occasione per prendere un tema serio e sentito come la presenza di condannati nelle istituzioni e gettarlo nella più becera e sterile polemica tipica della vecchia politica, accogliendo e sottoscrivendo in blocco la richiesta della Lega Nord di includere nell'odg la proposta di escludere i nomi di condannati dai simboli di partito.

È fin troppo evidente che i due temi non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro (un conto sono le persone elette e nominate nelle istituzioni, un altro conto sono le regole da rispettare per creare e presentare i simboli elettorali) e che la proposta presentata dalla Lega e sottoscritta da tutti, non è altro che il tentativo, neppure troppo celato, di strumentalizzare la nostra posizione in merito alla presenza sul simbolo del M5S dell'inidirzzo del blog beppegrillo.it e quindi indirettamente del nome di un condannato (la questione dell'incidente stradale di beppe è di pubblico dominio).

Se si parla seriamente dei condannati in politica sono in prima fila per portare avanti una delle battaglie fondanti del M5S ( nei fatti la regola è presente nel Non-Statuto e applicata, infatti essere incensurati è condicio sine qua non per potersi candidare per il M5S) se invece l'intenzione di questi politici torinesi é quella utilizzare i cittadini e le loro idee e proposte (ricordo anche le 350.000 firme raccolte x Parlamento Pulito, la proposta di legge di iniziativa popolare presentata nel 2008 che giace, mai discussa, in qualche cassetto del Senato) per polemizzare e ritagliarsi due righe di visibiltà su un giornale di cronaca locale, non ho alcuna intenzione di prestarmi a questo stupido gioco. Ecco perchè ho deciso di non sottoscrivere l'odg.

Ne approfitto per ricordare al capogruppo della Lega, la coerenza del partito dei diamanti, delle lauree in Albania e degli investimenti in Tanzania (che casualmente fa rima con padania) che sta per riuscire nell'impresa di "eleggere" come proprio segretario, proprio un condannato in via definitiva per morso alla caviglia di un pubblico ufficiale. E mi piacerebbe anche ricordargli la differenza che intercorre fra chi si candida da condannato a cariche pubbliche (oltre ad aver già fatto il ministro) e chi invece ha giá dichiarato che non lo farà mai.

Per finire chiedo scusa a tutti i miei famici Fb per il tempo che ho impiegato a scrivere questa nota e quello che avete impiegato a leggerla.

Torno subito alla vita reale e ai problemi che interessano i torinesi . Anche perchè sembrerebbe proprio che il tempo per la vecchia politica stia per finire.

Ps

Riporto qua sotto l'articoletto uscito oggi su Torino Cronaca Qui (e dove poteva essere pubblicata una simile notizia?).

Il titolo è evidentemente falso, in quanto non c'è stata alcuna votazione


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Zanzara tigre a Torino, ma quanto ci costi?

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La zanzara tigre Aedes albopictus, originaria del sud-est asiatico, ha sfruttato i trasporti commerciali umani per diffondersi in molte zone del mondo, e se la sua comparsa risale solo a 10 anni fa quando a Genova fu trovata una colonia in un deposito di pneumatici usati , da allora si è diffusa in tutta la penisola compresa la nostra città.

A differenza della zanzara nostrana è decisamente più aggressiva, colpisce di giorno, viene attirata dal colore nero, mentre la nostra dal colore bianco e il suo territorio di azione è molto circoscritto , circa 150 metri.

Pur provenendo da regioni tropicali ha trovato anche modo di superare i rigori invernali in microhabitat adeguati,un luogo molto amato sono per esempio i cimiteri, mentre non ha antagonisti naturali cioè specie indigene lungamente insediate in grado di impedirne la diffusione.

Il modo migliore per combatterla è prevenendo la riproduzione cioè limitando al massimo i luoghi di riproduzione. Infatti depone le uova nei sottovasi delle fioriere, nelle pozzanghere, nelle caditoie, e in generale in qualsiasi recipiente che possa contenere acqua.

Il lavoro di contenimento sia numerico sia di diffusione si attua con un monitoraggio, con ispezionie sopraluoghi, utilizzando ovitrappole per stimarne la densità e la localizzazione e inibendo la riproduzione con l'immissione per esempio nei tombini e nelle grondaie del l Bacillus thuringiensis israelensis( Bti).

Per il contenimento naturale esistono inoltre le libellule, i pipistreli e pesciolini tipo gambusie , ma introvabili in città.

La Regione Piemonte già sensibile al problema della diffusione delle più comuni Culex nostrane nelle risaie è titolare di un contratto con la società Ipla , istituto per le piante di legno e l'ambiente che coordina le attività da 6 anni , mettendo a bilancio per combattere il fenomeno della diffusione dell'insetto 110.000 eurodivisi in :

-personale 85.000 euro

-prodotti 3.700 euro

-trattamenti zanzaratigre.gif3200 euro

-materiali 7.200 euro

Il Comune di Torino partecipa con la metà della spesa cioè 55.000 euro.

Rimangono invece fuori dal programma di contenimento i comuni limitrofi, cioè Settimo, Moncaglieri e Nichelino.

Ma anche i cittadini possono partecipare attivamente attuando una corretta prevenzione e segnalando al numero verde 800.171198 la presenza dell'insetto.

In campagna con Beppe

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La mia campagna elettorale con Beppe Grillo è iniziata un po’ per caso. Beppe ha scelto il Piemonte per concludere il giro di quest’anno, e già prima che arrivasse, insieme al gruppo regionale, ci eravamo detti che sarebbe stato bello che i consiglieri, purché liberi dagli impegni istituzionali, andassero a seguire le varie tappe e fossero pronti a dire qualcosa in caso di necessità, per dare una mano alle liste raccontando un’esperienza diretta nelle istituzioni, ed essendo pronti a riempire qualche buco o ritardo del programma.

La prima tappa del tour piemontese, La Loggia, è stata aggiunta all’ultimissimo momento; Beppe il primo maggio aveva già un programma tremendo - partenza da Caltagirone in Sicilia, due ore di auto, aereo, camper e tre comizi, a partire da Caselle - ma come sempre è stato disponibilissimo e visto che gli avanzava un’ora ha aggiunto anche la quarta. I ragazzi di La Loggia mi avevano già contattato chiedendomi di dire qualcosa, e così mi sono trovato ad intrattenere la folla mentre Beppe si preparava e scendeva dal camper. Nonostante l’acqua, l’adunata è ben riuscita e ci ha regalato anche questa foto che abbiamo tutti molto gradito.

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A quel punto, io e Davide Bono siamo stati direttamente precettati e invitati a salire sul palco di tutte le date successive, compatibilmente con i nostri impegni. E quindi mi sono ritrovato a ripetere il mio raccontino, affinato man mano, in giro per il Piemonte - e a vivere in prima persona questo scorcio di campagna elettorale.

La cosa che più si nota è che una campagna di questo tipo è faticosissima: già dal pomeriggio si passa il tempo alternando un’ora di palco con un’ora o più di guida per spostarsi, con l’incubo di come parcheggiare arrivando a pochi minuti dall’inizio in una zona già completamente bloccata da auto e persone in attesa, per finire con una cena in piena notte, andando a dormire regolarmente tra l’una e le tre, per ripartire la mattina dopo (in Municipio alle nove). Io dopo quattro giorni facevo fatica a stare in piedi - e parlavo un paio di minuti per volta - e dunque mi chiedo come possa Beppe resistere a un mese di questa vita, parlando ogni volta per quasi un’ora, e magari improvvisando anche una canzone: incredibile.

Allo stesso tempo, però, è un’esperienza bellissima: conosci e fai amicizia con tutti gli attivisti delle varie città, scopri nuove cose del tuo territorio, parli con un sacco di gente che ti dice di tutto e di più - c’è chi vuole l’autografo di Beppe, chi vuole presentargli un’invenzione o un progetto, e chi ha idee politiche un po’ strane da sostenere, come il tizio che a Caselle mi ha gridato che Beppe deve fare una marcia su Roma; quando ho risposto che noi invece vorremmo cambiare l’Italia col voto, il tizio mi ha risposto che il voto però non ce lo poteva dare, perché aveva un cugino candidato in un partito.

Il giro tra Santena, Rosta e Grugliasco è stato complicato dalla manifestazione dei mercatali, che ha bloccato la tangenziale e intasato tutte le strade attorno a Torino; infilandomi per strade secondarie sono riuscito a muovermi, ma siamo arrivati alla fine con congruo ritardo. Per fortuna a Grugliasco c’era Chiara che ha coperto il ritardo con grande successo, replicato poi con un altro intervento ad Acqui Terme.

Alla fine dei quattro giorni ci siamo ritrovati ad Alessandria; e mentre l’evento finiva - queste scelte vengono fatte all’ultimo sul palco, mentre già intervengono i candidati della lista locale, in base ai tempi e alle reazioni della piazza - Beppe ha deciso che dovevamo parlare io, Davide e Mattia Calise. La piazza era piena zeppa di migliaia di persone, e un po’ di emozione te la danno sempre, ma dopo un po’ di serate diventa più facile ripetere il proprio racconto senza impappinarsi, come vedete dal video in alto.

Dopo una pizzeria finale per festeggiare (con Beppe c’era anche Piero Ricca) il camper è partito alla volta di Genova, e noi siamo tornati a Torino… per fortuna l’ultimo giorno non guidavo io, così sono crollato a dormire. Esperienze come queste sono un piacere e un privilegio; tutto il Movimento ci ha messo il cuore in queste settimane, e senz’altro lunedì ne vedremo i risultati.

Le bugie dalle gambe corte...

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Giovedì 3 maggio 2011 eravamo in tribunale a Torino Palazzo di Giustizia" Bruno Caccia", per il processo contro 22 attivisti No-Tav, imputati di aver violato i sigilli della baita in Val Clarea più affettuosamente detta" Presidietto".

La baita costruita in perfetto stile locale è infatti stata eretta per ripararci dai rigori invernali e poter presidiare le opere del cantiere Tav, una vigilanza attuata dalla popolazione locale, ma anche dai tanti attivisti del movimento No-Tav che provengono da tutta Italia.

Al processo, partito con più di un'ora di ritardo, erano presenti in qualità di imputati anche Beppe Grillo e Alberto Perino e decine di fotografi e giornalisti attentissimi ad approfittare di ogni momento per chiedere interviste e commenti sull'accusa.

Il processo si è svolto con tranquillità, nessuna arringa da parte di Beppe Grillo che si è fermato il tempo necessario per l'identificazione che consisteva nel dichiarare le proprie generalità .

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=jhy_LrqoAvc#!

Questa invece è la cronaca data da Rai 3, e lascio a tutti voi commentare come ormai l'informazione venga continuamente e bellamente distorta.

Solo per chiarezza l'unico momento di tensione, c'è stato quando è scappato un 'applauso per la dichiarazione delle generalità del povero Giorgio, che appariva come imputato e attualmente agli arresti, sempre per fatti No-Tav. Era solo un'applauso di incoraggiamento per chi viene tenuto, dicono per motivi di spazio, nelle stesse celle dove si tengono i mafiosi e i peggiori criminali.

Concludo dicendo che è inutile che si cerchi di criminalizzarci, farci passare ore in tribunale, modificare le notizie, tanto con la rete siamo in grado di difenderci, di dare le informazioni in tempo reale.

E cogliamo anche la velata minaccia portata con l'apertura di servizio che recita:" Uno dei primi procedimenti penali..."come a spiegarci che ne seguiranno altri ancora...

Ma non ci abituerete a sentirci degli illegali , dei criminali, perchè la nostra è anche una battaglia ideologica come questo è chiaramente un processo politico...

Alla fine la strada è stata imboccata: ieri è stato firmato l'accordo tra la Città e i sindacati, verranno esternalizzati ben nove nidi.

Della vicenda abbiamo iniziato a discutere per la prima volta nel mese di Marzo quando la giunta si era accorta che la scelta "coraggiosa" di uscire dallo "stupido" Patto di Stabilità avrebbe avuto anche delle ripercussioni gravissime sulla capacità della Città di continuare ad erogare servizi fondamentali quali l'educazione: 250 contratti di precari (educatori e insegnanti) con scadenza a giugno non più rinnovabili a settembre.

Le motivazioni dell'esternalizzazione? La violazione del Patto di Stabilità che impedisce le assunzioni, il divieto di assunzione dei precari dopo i 36 mesi di contratto , il limite di spesa imposto dal Patto di Stabilità con riferimento al 40% delle spese sostenute nell'anno 2009 (vigente solo per le Città che non sono state in grado di ottemperare al Patto perché per le altre è prevista una deroga) e soprattutto, e questa è una valutazione che facciamo noi, la mancanza di volontà politica di proporre davvero una soluzione, muovendosi con i tempi necessari e non con la fretta dell'ultimo minuto.

Con l'impegno della Città di mantenere almeno l'85% delle strutture pubbliche, a breve, probabilmente Martedì prossimo, la giunta delibererà il bando che prevedrà la concessione della gestione in cui saranno indicate le tempistiche (anche se si parla già di appalto di due anni), i criteri qualitativi e quantitavi che dovranno essere rispettati dal soggetto entrante, come verranno distribuiti i punteggi per gli eventuali soggetti partecipanti al bando. Dopo circa una settimana, inizierà la discussione di merito e verranno approfondite le modalità, i criteri e dettagli dell'esternalizzazione contenuta nel bando.

Queste sono le notizie che ci sono state date oggi in commissione dall'Assessore Pellerino.
Cogliendo l'occasione delle comunicazioni da parte dell'assessore, ho posto alcune domande che elenco di seguito, che rappresentano alcune delle questioni che ci preoccupano e sulle quali ci interroghiamo da molto. Purtroppo oggi nuovamente non ho avuto risposte...

1.Quali saranno i criteri di individuazione dei 9 nidi che verranno esternalizzati? Criteri di territorialità, di personale o in base all'appetibilità del nido per il privato entrante?

2.Visto che la assunzioni sono bloccate almeno fino al 2013, cosa accadrà alla graduatoria? Se qualcuno viene assunto tramite la cooperativa, mantiene il posto in graduatoria o perde il diritto?

3.Come avverrà il meccanismo di definizione delle tariffe nei nidi esternalizzati?

4.Che genere di garanzie, in termini di assunzione e anche di trattamento economico, verranno date ai soggetti che verranno assunti dalla cooperativa?

5.Per quanto tempo si pensa di esternalizzare?


La nostra posizione in merito l'avevamo già espressa qui e non cambiamo idea in merito.

L'educazione deve rimanere pubblica. Avremmo quindi voluto vedere una vera prova di coraggio da parte del Sindaco Fassino, una proposta concreta ed un'alternativa..come da nostro programma, intervenga presso il governo affinchè vengano escluse dal patto di stabilità le spese comunali per la scuola primaria in modo da permettere al Comune di investire in questo settore senza eccessivi vincoli finanziari, si faccia quindi carico di una politica di cambiamento a livello nazionale.


Ovviamente sia tramite questo blog che su facebook vi terremo aggiornati sulla vicenda e su ogni sviluppo.

Un Primo Maggio movimentato

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La primavera, si sa, rende l’aria frizzante e risveglia gli animi: così si può spiegare il movimentato Primo Maggio di Torino. Molto è stato scritto in questi giorni sulle contestazioni a Fassino e sugli scontri davanti al Municipio, che avevamo già commentato; io vorrei farvi vedere un paio di video, in modo che possiate rendervi conto direttamente delle cose; viste di persona o comunque in immagini sono tutt’altra cosa, rispetto ai racconti edulcorati e manipolati dei media.

Del primo video impressiona lo smarrimento delle autorità di ogni livello e colore, di Fassino, di Saitta, di Leo, di Chiamparino, murati tra file di poliziotti a perdita d’occhio, in strada con l’aria di non riuscire proprio a capire, a spiegarsi perché improvvisamente la gente li fischi e li attenda per strada per insultarli. Chiamparino risponde con classico disprezzo, di un contestatore dice “di sicuro ha passato tutta la vita in funivia”, senza rendersi conto che è proprio così, che ormai è la stessa buona classe media torinese che fino a ieri li adorava a contestarli, e che proprio questa è la sua condanna. Fassino sembra ancora nella fase della negazione, più tardi dirà che i contestatori sono il solito gruppetto di estremisti e di autonomi - e invece no, è la gente comune, persino quella di età non più verdissima che costituisce la base del corteo del primo maggio, ormai ridotto a rito di una società quasi estinta.

E poi, impressiona la scena del servizio d’ordine del PD, tutto tecnico e organizzato con le pettorine rosse marchiate, che si mette a spintonare una persona che riprende - in mezzo a piazza Castello in un corteo per una festa nazionale, un’occasione che più pubblica non si può - e gli mette le mani sulla telecamera, finché non arriva il consigliere Paolino (che ringrazio) a calmarli e portarli via. Loro, dicono, erano nervosi perché la gente li prendeva a male parole, qualcuno anche a sputi: ma non è un buon motivo per prendersela con chi documenta, anche perché il risultato è che sempre più gente si mette a gridare “siete peggio della polizia” e “fuori il PD dal corteo”.


Di questo secondo video impressiona l’aggressività della polizia: celerini fuori controllo che insultano e inseguono le persone che avevano provato ad avvicinarsi a Fassino. Si sentono chiaramente gli ufficiali cercare di fermarli con ogni mezzo, compresa una bestemmia. Questo è il clima nelle nostre strade, e probabilmente la polizia è rabbiosa anche per trovarcisi in mezzo, per doverne subire le conseguenze in prima persona; finché anche i poliziotti non si stuferanno e si rifiuteranno di scortare i politici.

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