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La crisi del mercato (quello vero)

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A Torino i banchi alimentari al mercato pagano una tarsu per lo smaltimento dell'immondizia incredibilmente cara: 2100 euro all'anno a fronte di un esigua produzione di rifiuti (ci si riferisce non all'ortofrutta ma a agli altri alimentari): sono al mese circa 200 euro di tassa per 40 kg di immondizia e considerate anche che Amiat riceve dal Comune di Torino circa 12 milioni di euro l'anno di contributi per fare questo lavoro...

Televisione e Movimento

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La mia seconda apparizione televisiva nazionale in un giorno e mezzo è andata in onda ieri mattina, sempre su La7 (anche se gli inviti erano indipendenti e separati). A Omnibus, trasmissione di approfondimento del mattino condotta da Andrea Pancani, il trattamento è stato molto diverso dalla serata a Piazzapulita: invece di cinquanta secondi, ho potuto parlare per venticinque minuti, su un totale di due ore di trasmissione.

Ero l’unico “politico” partecipante (niente commistioni con i partiti) e mi sono trovato di fronte a un gruppetto di esperti e giornalisti; un paio chiaramente ostili, che hanno provato a mettermi in difficoltà accusandoci di antipolitica, inconsistenza e così via, e un paio piuttosto amichevoli, che invece hanno apprezzato e difeso le cose che dicevo.

Mi è sembrata tutto sommato una trattazione onesta, con il giusto grado di aggressività (non si può certo pretendere di sentirsi dare sempre ragione) ma anche con ampio spazio per intervenire. E credo di aver fatto fare bella figura al Movimento, a giudicare dai commenti ricevuti da voi e anche dal conduttore.

(A Piazzapulita, dopo il post di venerdì, non penso invece che avrò altre chance, anche se in proposito vorrei chiarire che non li ho tacciati né di censura né di scarsa professionalità, se mai del contrario: di avere in mente un format talmente spettacolarizzato che tutto deve essere pianificato in anticipo.)

All’ora di pranzo, poi, è uscito Beppe: da una parte ha messo in home page il mio post e il mio video di Piazzapulita, dall’altra ha fatto un post principale in cui attacca le televisioni e chi ci si va a sedere. L’analisi di Beppe è nota ed assolutamente corretta, riprende quello che io avevo già descritto nel post. Tuttavia, io non sono così radicale nella conclusione, e penso che sia sbagliato rifiutare la televisione sempre e comunque; la domanda che ci si deve porre è se la partecipazione televisiva possa avvantaggiare o danneggiare il Movimento.

Nel mio caso, da Piazzapulita saremmo usciti meglio o peggio se la trasmissione fosse stata identica ma senza i tre minuti miei e di Federica Salsi? Secondo me ne saremmo usciti peggio; e fa bene al Movimento far vedere che c’è altro insieme a Grillo, e che il voto serve a mettere nelle istituzioni persone capaci e convincenti e non dei bambini che dipendono dagli slogan del guru.

Il problema nasce tuttavia se singoli consiglieri finiscono per diventare ospiti fissi, due volte al mese in mezzo ai politici, o peggio ancora se cominciano a darsi da fare per apparire; o se in televisione ci vanno persone che magari si sentono dei grandi comunicatori, ma che poi, di fronte al marchingegno, fanno oggettivamente delle figuracce. Le eventuali apparizioni di movimentisti devono essere poche e incisive, lasciando il segno e la voglia di saperne di più, in modo da invogliare il passaggio a Internet o al contatto diretto.

Finora non c’è stata alcuna strategia mediatica “del Movimento”; sia Grillo che ogni singolo consigliere fanno le proprie uscite e pianificano le proprie apparizioni senza parlarsi. Questo è sbagliato, ed è necessario concordare un piano d’azione intelligente, che preveda da una parte un briciolo di fiducia in più nei nostri “ragazzi”, e dall’altra un freno consapevole alle vanità e alle ingenuità dei singoli. L’importante è che venga fatto in maniera coordinata e condivisa tra tutti e che non succeda, come adesso, che ognuno decida per sé se accettare e cosa dire, e che alcune persone rischino di finire troppo spesso sui video nazionali a farsi omologare.

La TV nazionale è finta

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Molti di voi avranno avuto modo di vedere ieri sera l’apparizione mia e di Federica Salsi a Piazzapulita, la trasmissione di approfondimento politico di La7. Era la mia prima partecipazione a una trasmissione nazionale di questo tipo; di solito invitano Favia, che in TV va volentieri ed è molto bravo, ma lui non può essere ovunque e allora cominciano a invitare anche gli altri; d’improvviso si sono accorti di noi, o, se volete essere malpensanti, hanno deciso che (vedi Gandhi) né ignorarci né deriderci funziona, e dunque ora ci invitano per combatterci.

Per questo sono stato molto in dubbio se accettare, memore anche dei consigli di Beppe: attenzione alle trasmissioni televisive nazionali, sono tutte manipolate in partenza. Alla fine, parlandone con Chiara e altri colleghi, abbiamo deciso di accettare, anche per capire, per fare esperienza. Sapevamo che avrei dovuto fare un viaggio a Roma per avere al massimo un minuto scarso: nel video vedete come l’ho usato.

A giudicare dai vostri commenti, l’intervento è piaciuto ed è stato efficace, e in effetti ha cambiato per un po’ il tono della trasmissione, costringendo persino il tremendo Luttwak - uno che aveva esordito dicendo che i populisti come Grillo vanno ignorati e che l’Italia poteva rilanciarsi costruendo nuove autostrade - a dire che tutto sommato le cose che proponiamo hanno un loro senso. Ma quello che volevo raccontarvi, invece, è il dietro le quinte: è che Beppe come al solito ha ragione, e i contenuti di queste trasmissioni sono studiati e premeditati in partenza.

Infatti, quando due giorni prima mi ha chiamato una gentilissima giornalista della redazione per discutere la partecipazione, mi ha chiesto: che cosa pensi del governo Monti? Ok, ho pensato, è una prova per vedere se so parlare; e ho improvvisato un paio di minuti di discorso. Dopo un po’ mi richiama e mi fa: e di Civati, cosa pensi? Spiego che Civati potrà anche essere una brava persona ma vive da quindici anni a spese nostre (consigliere comunale, provinciale e regionale), guadagna i suoi 10.000 euro al mese ed è immerso nel sistema fino al collo; la risposta è “ok va bene, temevo che foste della stessa idea e allora era un problema”. Perché un problema? Perché se non si discute la trasmissione si ammoscia.

Alla fine mi dicono che va bene, sono piaciuto; hanno anche visionato i miei video su Youtube. Chiama un signore della produzione per organizzare il viaggio; mi pagano il treno per venire e pure la macchina con autista per portarmi agli studi, che sono in un posto impossibile in mezzo ai colli a quindici chilometri dal centro (chiunque sia stato responsabile della pianificazione urbanistica di Roma negli ultimi cinquant’anni andrebbe fustigato sulla pubblica piazza).

Negli studi ci piazzano in attesa in una inquietante sala di proiezione con Mentana sul maxischermo, poi ci portano in un camerino dove lasciamo la nostra roba. In studio ci hanno riservato i nostri posti fintamente in mezzo al pubblico, nel senso che sono attentamente scelti per via di luci, telecamere e così via. Potremmo stare ovunque, ma siamo in mezzo al pubblico, perché? Perché così veniamo messi automaticamente in posizione inferiore rispetto agli altri ospiti. Addirittura avevano chiesto la partecipazione di alcuni movimentisti romani “con le magliette di Grillo” per fare folklore… ma poi hanno scartato l’idea e li hanno fatti venire per niente.

Ci sediamo, non siamo nemmeno microfonati. In studio è il caos finché non arriva l’assistente, un tizio che ha il compito di istruire il pubblico: vietato applaudire o commentare ciò che dicono gli ospiti, togliete dalla prima fila le borsette, non masticate, spegnete i cellulari.

Da noi poi arriva la giornalista e ci rifà le domande, stavolta suggerendo anche le risposte: a Federica dice che lei dovrebbe attaccare Civati per introdurre il tema dei finanziamenti ai partiti, al che giustamente Federica risponde che ad attaccare Civati di punto in bianco faremmo soltanto la figura dei provocatori. A me ripete: cosa pensate di Monti? Io ridico qualche parola, lei mi interrompe e dice “a me era piaciuto quando al telefono mi avevi detto che Monti sa solo spremere gli italiani con le tasse… spremere gli italiani, capito?”. Ok, ho capito: sarebbe bello che dicessi “spremere gli italiani”.

Comincia la trasmissione, iniziano a parlare gli ospiti. Dicono una stupidaggine dopo l’altra, la più grossa è quella dell’on. Della Vedova (uno che non so nemmeno più di che partito sia, vista la velocità con cui li cambia) che dice che lui è da vent’anni che combatte i finanziamenti pubblici ai partiti; peccato che siano anche vent’anni che sta in partiti che li incassano allegramente. E’ talmente grossa che durante la pausa successiva arriva da noi una ragazza dal pubblico e dice “per favore, se parlate ditegli qualcosa”!

Fanno sentire frasi di Grillo in diretta da Monza e poi ripetono all’infinito l’associazione col concetto che vogliono trasmettere: “Grillo populista, Grillo populista, Grillo populista… ci dica Luttwak, cosa pensa del populismo di Grillo?”. Più tardi: “Grillo leghista, Grillo leghista, Grillo leghista… esperto di sondaggi, da chi prende i voti Grillo?” L’esperto mostra un fantastico sondaggio secondo cui tantissimi elettori di IDV e della Lega starebbero passando al M5S, ma a quasi nessun elettore piddino verrebbe mai tale infausta idea. Ma che caso!

Alla fine è il nostro momento: arriva Formigli e chiede a Federica cosa pensi di Civati, e perché Grillo non venga mai in studio a rispondere alle domande. Sono domande in cui puoi solo perdere, perché se attacchi Civati fai la figura dell’invasato (e non a caso sopra compare un titoletto “Grillo contro tutti”) e se non lo attacchi gli dai ragione. Federica comunque è brava, spiega che Beppe è solo un megafono, parla di come lavoriamo. Poi tocca a me, arriva la domanda precotta: “cosa pensi di Monti, ma voi volete il fallimento?”. E io - oltre che ovviamente un po’ teso - sono incazzato, molto incazzato per tutto questo, talmente incazzato che mi alzo, mi danno il microfono e mi tremano le mani.

E sono i miei cinquanta secondi che vedete nel video, e mi esce non solo quello che ho pensato di dire, cercando di essere efficace, ma tutta l’incazzatura, fin che ho fiato per gridare. Alla fine va benissimo: viene giù lo studio dagli applausi, nonostante il teorico divieto, perché ho detto quello che pensavano tutti e tutti volevano sentir dire da un’ora.

Il conduttore mi dice di tenere il microfono, si allontana; poco dopo, non inquadrato, mi fa segno di restare in piedi. Sembra proprio che mi voglia far parlare ancora, dice agli ospiti di farmi una domanda. Io mi preparo, spero di poter fare qualche proposta concreta per recuperare soldi, il taglio alle spese militari, il Tav, i costi della politica.

E poi, però, la trasmissione prende altre strade, e dopo qualche minuto esce da un angolo l’assistente e mi fa cenno di sedere. Fanno parlare per dieci minuti la ex fidanzata del Trota (chissà se l’hanno pagata), evidentemente è più importante che sentire cosa ha da dire il Movimento 5 Stelle, fatto salvo far ripetere a Civati più volte che ci rifiutiamo di interloquire. Il resto è onestamente noioso, non so come facciate voi a guardare questi programmi, io non li guardo più da anni. Alla fine quasi ci addormentiamo, il pubblico brontola e vuol solo andare a casa.

Finito lo spettacolo, saluto Formigli e gli dico: “questa volta bene, ma la prossima volta vogliamo uno di noi lì”, indicando le poltrone degli ospiti. Lui abbozza, non so se potrà mai accadere. Usciamo con Gomez, persona che stimo moltissimo, che non ha ben capito cosa gli ha detto Beppe su “non si capisce chi sia il direttore del Fatto” (glielo spiego: vuol dire che al Fatto ci sono persone come lui che ci difendono, ma anche persone che appena possibile ci attaccano in modo strumentale).

Partiamo all’una di notte per un triste e consunto albergone della periferia romana, salvo sosta in un pub per poter mangiare qualcosa. Dormo cinque ore, sveglia alle sette, corsa a Fiumicino nel traffico impazzito, aereo, corsa in ufficio, per poter partecipare alla prima commissione della giornata - perché va bene promuovere il Movimento, ma mi avete eletto per lavorare in Comune e non per andare in televisione.

Stasera organizziamo un incontro sulle privatizzazioni, ma domani mattina sarò ancora in TV, dalle 7:50 alle 9:45 sempre su La7 a Omnibus, dove credo che ci sarà più spazio per parlare di quello che vogliamo fare. Ma ve lo saprò dire solo dopo aver partecipato.

L'aula bunker di Torino, aula che in passato aveva accolto i famosi processi contro le Brigate Rosse e i processi di mafia, è stato il luogo scelto per lo svolgimento del processo contro i due sindaci, rispettivamente Mauro Russo di Chianocco e Simona Pognant di Borgone , accusati di aver picchiato il 6 dicembre 2005, all'indomani del famoso sgombero di Venaus, due poliziotti.

Il processo si sarebbe dovuto svolgere a Susa , ma la motivo dello spostamento alquanto risibile era che era un tribunale troppo piccolo e non consentiva l'accesso ai disabili. Quindi in un gelido, e mi chiedo che se sia consentito tenere una temperatura così bassa, e alquanto inquietante tribunale di circa 1000 mt ben 34 persone, compresi poliziotti, testimoni,giudici, avvocati e i due imputati si sono ritrovati per celebrare il processo.

Abbiamo ascoltato con attenzione le testimonianze delle sette persone che erano vicini ai sindaci la mattina del 6 dicembre e che hanno raccontato, corredando la loro testimonianza con fotografie scattate proprio in quel momento, come Mauro e Simona avessero svolto il coraggioso ruolo di mediazione tra Forze dell'Ordine e manifestanti e mai avessero alzato le mani per picchiare .

Un poliziotto aveva accusato Mauro Russo di averlo colpito con una gomitata , lui in tenuta antissommossa con il casco con la mascherina abbassata, e di avergli rotto il naso, l'altro accusava Simona Pognant di averlo strattonato e procurato un grave problema alla schiena.

Nessuno però dei presenti che testimoniavano ricordavano di aver visto poliziotti contusi o feriti e l'autombulanza era sì arrivata, ma per soccorrere uno dei manifestanti con la testa rotta da una manganellata.

Ora il processo prosegue, come anche il tentativo di criminalizzazione del Movimento, l'abituarci a frequentare le aule dei tribunali, farci sentire dei delinquenti e della peggiore specie, ma una cosa è certa, se c'è ancora giustizia in questa povera Italia , che si faccia presto chiarezza su queste accuse , e soprattutto si smetta di dare la caccia alle streghe per dedicarsi alla caccia ai ladri, che in questo paese pare abbondino.

Torino privatizzerà i nidi?

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Era un po' di tempo che volevamo scrivere della questione degli asili nido e delle materne torinesi, ma non lo abbiamo fatto perché non volevamo alimentare ulteriormente polemiche strumentali su un tema fondamentale e di primaria importanza per tutti i cittadini, l'istruzione e l'infanzia.
C'erano già i giornali che raccontavano la vicenda e la tensione era, è lo è tutt'oggi, davvero alle stelle. Ma dopo i fatti di lunedì sera, cioè l'audizione da parte di Fassino e dei capigruppo di alcuni delegati che rappresentavano i 500 manifestanti sotto il comune, eravamo talmente amareggiati e arrabbiati che abbiamo ritenuto opportuno raccontare brevemente la storia.
Per chi ancora non lo sapesse a giugno scadranno circa 350 contratti di educatori e assistenti degli asili nido e delle materne comunali della nostra città. Piccolo problema....non li possiamo riassumere a settembre. Poche le proposte al vaglio della giunta, proposte, dettaglio a nostro avviso decisamente inquietante, che sono frutto dei precari e dei cittadini e non degli assessori...incredibile ma vero. Le alternative sul tavolo per non esternalizzare la gestione dei nidi sono la gestione tramite Ipab(http://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_pubblico_di_assistenza_e_beneficenza ), un soggetto di diritto pubblico che assumerebbe gli insegnanti attuali con un contratto di diritto pubblico, oppure la costituzione di una fondazione. Non si sa ancora se saranno percorribili queste due strade, sia per motivi normativi (anche se siamo ancora in attesa del parere dell'avvocatura comunale) sia per questioni di tempistiche (la costituzione di una fondazione richiederebbe mesi e si rischierebbe di essere pronti troppo tardi). Ma soprattutto non è ancora chiara quali sia la volontà politica.
L'alternativa in caso di bocciatura di queste ipotesi? L'esternalizzazione del servizio, cioè l'affidamento a dei soggetti privati (cooperative sociali) che poi magari assumeranno i precari che rimarebbero senza contratto comunale.
La nostra visione sul tema credo la conosciate tutti: vogliamo che il servizio rimanga in mano al comune, vogliamo che venga garantita la continuità del progetto formativo e sia mantenuta la qualità con cui sono gestiti ad oggi i circa 10 nidi che rischiano di essere appaltati.
Ma perchè non possiamo prorogare i contratti in scadenza a settembre? Della vicenda si è iniziato a parlare a gennaio, quando, in seguito all'uscita dal patto di stabilità, chiedemmo al sindaco quali sarebbero state le conseguenze della fuoriuscita, in particolare a causa della sanzione che prevede il blocco delle assunzioni. "La quarta misura che prevede il blocco delle assunzioni è sostanzialmente inerte", disse allora il nostro caro Sindaco Piero Fassino in Sala Rossa rispondendo alle nostre richieste di comunicazioni. E ancora lunedì, in capigruppo, ha ribadito che la scelta "coraggiosa" fatta allora di uscire dal patto non infierisce sull'incapacità da parte dell'ente di assumere...è vero, esiste un vincolo stabilito dalla legge per cui si può solo procedere ad assunzioni nel limite del 20% della spesa di coloro che sono cessati nell'anno precedente, ma forse questo sindaco si scorda un piccolo particolare: è passato un emendamento a livello nazionale a gennaio 2012 con cui è stata concessa la deroga ai vincoli del patto di stabilità per le assunzioni a tempo determinato per i servizi educativi e le scuole dell'infanzia dei Comuni. Peccato che non valga per quei Comuni che non hanno ottemperato al patto...Non è quindi ininfluente la fuoriuscita dal patto ed è ora che questo Sindaco se ne assuma la responsabilità.
Oltre al problema del patto di stabilità e della mancanza di risorse, ieri sera abbiamo scoperto un tassello nuovo: non possiamo prorogare 141 contratti perché non possiamo andare oltre i 36 mesi. Elemento che ci è stato comunicato in sede istituzionale solo ieri per la prima volta...Ma ci chiediamo, se è davvero un vincolo insormontabile, non era prevedibile già qualche mese fa? Si tratta di una novità normativa degli ultimi giorni o è un tassello che semplicemente non si è voluto affrontare fino all'ultimo?
I prossimi giorni saranno determinanti, rimaniamo in trepidante in attesa del parere dell'avvocatura comunale, per uscire da questa situazione di stallo che ha caratterizzato le ultime settimane. Le notizie di oggi però non sono confortanti, si parla di gestione mista (gestione privata con controllo pubblico), una soluzione "ponte" che ci farebbe traghettare fino al 2013.
L'educazione deve rimanere pubblica. Vorremmo una vera prova di coraggio da parte del Sindaco Fassino, non come la presunta uscita dal Patto di Stabilità...come da nostro programma, intervenga presso il governo affinchè vengano escluse dal patto di stabilità le spese comunali per la scuola primaria in modo da permettere al Comune di investire in questo settore senza eccessivi vincoli finanziari, si faccia quindi carico di una politica di cambiamento a livello nazionale.

Aumentano gli homeless a Torino, ma chi se ne occupa?

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Digiunando al tendone in piazza Castello per il presidio "Ascoltateli" presidio per la riapertura del dialogo sul Tav, capita sempre più spesso di trovare persone che chiedono di poter condividere la tenda per passare la notte.

Sono i nuovi homeless cittadini, persone che inizialmente hanno perso il lavoro, poi successivamente, non potendo più pagare l'affitto hanno perso anche la casa e si sono ritrovati senza un posto dove dormire .

E dopo aver vagato, in una notte di pioggia, da un punto di accoglienza all'altro, trovano una tenda in centro città e chiedono di entrare.

Raccontano storie di vita vissuta, incredibili e purtroppo vere, e non si tratta di alcolizzati o malati mentali ma di persone che, spesso giovani, hanno perso dopo la casa soprattutto la speranza di poter ricominciare.

Sono un popolo silenzioso, perchè nella nostra società della povertà ci si vergogna, ma è un realtà di cui bisogna tenere assolutamente conto.

Le strutture di prima accoglienza ci sono

http://www.comune.torino.it/servizionline/schede/userTorinoE.php?context=torinoE&submitAction=homeIndice&id=700&idRoot=134&refLanguage=it

ma ci viene riferito che alcune sono chiuse e altre sono state dimezzate in numero di posti.

Ora questa realtà va indagata e con cura perchè se c'è qualcosa che sento come diritto di un uomo è quello di avere un tetto sotto cui posare il capo e se il risultato di tanto ostentato benessere è un aumento esponenziale dei poveri allora ben venga la sana decrescita di cui si parla da anni .

Come dire un po' meno ma un po' per tutti.

Benvenuti a Torino

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Sono passati quasi due mesi da quando ho avuto l’opportunità, grazie a un sopralluogo ufficiale, di visitare dall’interno la baraccopoli di Lungo Stura Lazio; una questione su cui continuamente vengono detti fiumi di parole, ma che quasi nessuno conosce veramente.

Sulle sponde della Stura, col passare del tempo, si sono accampati i più disperati della città; in parte sono rom, prevalentemente fuggiti dalla Romania ma anche nostrani, in parte sono immigrati, generalmente romeni anch’essi ma non solo. Centinaia di persone, compresi i bambini, vivono (non per scelta) in condizioni igieniche da terzo mondo che tutti fanno finta di non vedere, o di vedere soltanto per dire “non dovrebbe essere così”.

Il problema è appunto quale possa essere l’alternativa. Torino infatti è una città che da molti anni si occupa anche dei nomadi, spendendo centinaia di migliaia di euro ogni anno, dai tirocini agli abbonamenti GTT passando appunto per la pulizia dei campi. Certo, in una commissione consiliare l’unico rom partecipante, la combattiva signora Vuletic dell’associazione Idea Rom, si è lamentata molto chiaramente proprio di questo: vengono spesi moltissimi soldi per i rom, ma ben pochi arrivano ai rom. La maggior parte si ferma nelle mani di intermediari vari, soprattutto associazioni senz’altro benemerite, ma anche ben agganciate politicamente. I lavori sovvenzionati con questi fondi non vengono dunque fatti svolgere ai rom, che potrebbero così cominciare ad integrarsi e a vivere del proprio lavoro; e questo già cambierebbe un po’ le cose.

Anche in Lungo Stura Lazio è andata così: inizialmente ci si è limitati ai divieti, poi, di fronte al degrado, sono stati dati circa 100.000 euro a un’associazione per fare un po’ di pulizia, dato che Amiat si rifiuta di farla poiché nessuno la paga; non vuole nemmeno mettere un numero adeguato di cassonetti sul Lungo Stura, per cui anche quegli utenti del campo che vogliono smaltire correttamente l’immondizia non possono farlo. Il problema è che l’associazione in questione è Terra del Fuoco, creatura del capogruppo e segretario provinciale di SEL Michele Curto, per cui la spesa ha subito scatenato la polemica politica.

D’altra parte, se si lascia tutto così la città si lamenta, se si spendono soldi per fare qualcosa la città si lamenta; molti parlano di sgomberi senza rendersi conto che anche lo sgombero costa e che si limita a spostare il problema pochi metri più in là, anche perché, non trattandosi di extracomunitari, non si potrebbe comunque espellerli. Ma non si può nemmeno scaricare il problema su chi abita lì vicino e che si trova davanti a ogni genere di problema di convivenza, a partire dal fumo nero e tossico che spesso sale dai roghi accesi nel campo.

fumo_stura_lazio_544.jpg

Dunque, che fare? La verità è che non lo sa nessuno. Nel frattempo, molti ci marciano sopra, economicamente e politicamente, pro o contro cambia poco; mentre i più poveri dei poveri, come sempre è stato, si arrabattano da soli come possono dentro le loro baracche, cercando un modo - legale o illegale che sia - di potersi permettere condizioni migliori di vita.

Qualche mese fa l'assessore Passoni è stato chiamato a rispondere alle nostre domande in merito alla controversa assunzione del portavoce del Sindaco.
Come ormai saprete, da corollario alla vicenda c'è un curriculum depositato agli atti ma non ancora on-line a 5 mesi dall'assunzione (come previsto per tutti i dirigenti), nel quale si legge "corso di laurea in.." ma per il quale, come confermato dall'Assessore in aula, non era stato conseguito il titolo di laurea (obbligatorio per gli incarichi dirigenziali), un contratto ex-art 110/267 che erroneamente riporta in testata "Dr. Giovannetti" ed uno stipendio che impegna le casse comunali per circa 1 mln di € in 5 anni.

Già allora avevamo espresso forti dubbi e contrarietà in merito a questa assunzione che conferiva un ruolo dirigenziale ad un soggetto privo del titolo di laurea, contrariamente a quanto sancito più volte dalla Corte dei Conti in altre regioni. Avevamo quindi scritto una mozione con la quale impegnavamo il Sindaco (unico soggetto titolato a farlo) a chiedere un parere alla corte dei conti, documento che è in discussione in questi giorni.

A distanza di 4 mesi, in seguito alla riorganizzazione della macchina comunale, con un'altra interpellanza abbiamo chiesto all'Assessore Passoni se vi fossero stati sviluppi in seguito alle nostre osservazioni. E indovinate un po' cosa ci è stato detto?

Al Portavoce del Sindaco è stato tolto l'incarico di Direzione del Servizio Centrale Informazioni e Rapporti con il Cittadino, quindi non ha più incarichi dirigenziali coerentemente con quanto previsto dalla legge essendo soggetto privo di laurea.
Una battaglia vinta, verrebbe da dire....e invece no, perchè, incredibile (forse non troppo) ma vero, non gli è stato ridotto lo stipendio. Una funzione in meno, cioè una responsabilità in meno, dovrebbe implicare senza se e senza ma una riduzione di stipendio. E invece no...almeno non per questa amministrazione.

Inutile ribadire per l'ennesima volta che uno stipendio con un costo annuale da €180.000 all'anno sia già una follia di per sé, e lo diventa ancor di più se si pensa alla situazione economica nella quale versa il comune. Diventa poi quasi una barzelletta se lo si paragona ad altri soggetti fuori dall'Italia come Jay Carney, il portavoce del Presidente Obama, che guadagna circa €118.000 all'anno.

Ma diventa davvero inaccettabile, una vera presa in giro, che a fronte di minori responsabilità non corrispondano minori compensi: se si alleggeriscono le funzioni deve diminuire lo stipendio, oppure questo per il portavoce del Sindaco non vale?

Il consiglio comunale più veloce del West

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Probabilmente, quello che vedete nel video non è di per sé uno scandalo: in Comune succedono cose ben peggiori. E’ però piuttosto interessante, da una parte per capire le complicazioni della democrazia, e dall’altra per constatare il preoccupante livello di disorganizzazione e di “vita alla giornata” che caratterizza l’amministrazione di Torino.

Il video infatti contiene l’intera seduta del Consiglio Comunale di Torino svoltasi il 5 aprile 2012 alle ore 18: dura in tutto “ben” due minuti e trenta secondi, che diventano cinque minuti e cinquantasette secondi se si include anche l’appello prima di iniziare. Il presidente del Consiglio Comunale effettua alcune comunicazioni, ricorda le prossime sedute e iscrive all’ordine del giorno due delibere, poi chiude i lavori.

Il motivo di questa seduta lampo è presto detto: il Comune è tenuto ad approvare il bilancio consuntivo del 2011 entro il 30 aprile, e devono essere lasciati almeno 21 giorni per discuterlo dopo che la delibera è stata formalmente presentata, che è appunto l’operazione svolta nell’ultimo minuto della seduta. Di qui la necessità di fare questo consiglio proprio adesso, visto che il successivo, già convocato per oggi, sarebbe stato troppo in là.

Il costo di questa seduta è valutabile in diverse migliaia di euro, se si considerano 34 gettoni di presenza da 80 euro l’uno (anche se molti consiglieri non li prenderanno, raggiungendo comunque il tetto massimo mensile) e soprattutto il costo dei dipendenti comunali che hanno dovuto organizzare, gestire e verbalizzare la seduta, tra l’altro in orario di straordinario.

Ora, se la seduta in sé avesse un senso politico, si potrebbe annoverare questa spesa nei normali costi della democrazia, dato che è comunque meglio impiegare qualche euro in più e garantire i diritti di tutti, che avere un’efficientissima dittatura in cui le decisioni sono prese da uno solo a costo zero ma non c’è libertà per nessuno. E di consigli straordinari con un valore politico ce ne sono già stati molti, anche per effetto delle opposizioni, anche nostro, ad esempio quando abbiamo fatto ostruzionismo sulle privatizzazioni o sull’aumento dei biglietti del bus per cercare di migliorare gli atti in extremis o di sollevare l’attenzione del pubblico su quanto stava accadendo.

Comunque, quelli erano consigli veri: nessuno di essi è durato due minuti e mezzo. In questo caso, infatti, il consiglio straordinario non ha un senso politico, ma è solo frutto di disorganizzazione. Infatti, il bilancio consuntivo del 2011 - cioé la chiusura dei conti dello scorso anno, un lavoro che dunque è iniziato già da gennaio - si sarebbe benissimo potuto presentare nel normale consiglio comunale del 2 aprile, per poi approvarlo in quello del 23. Purtroppo, però, tre mesi non sono bastati all’amministrazione per finire il documento, e dunque all’ultimo minuto hanno chiesto un consiglio straordinario il 5 aprile per poterci lavorare tre giorni in più, a cui seguirà un altro consiglio straordinario il 27, che potrebbe essere seguito da un terzo consiglio straordinario il 30 (nel ponte, facendo saltare le ferie dei dipendenti coinvolti) se, come prevedibile, ci sarà ostruzionismo.

In pratica, questo è il risultato della disorganizzazione e della situazione drammatica in cui versa la Città, per cui anche le più basilari operazioni amministrative vengono svolte all’ultimo momento, non sapendo più dove sbattere la testa per far tornare i conti sempre più in rosso: e questo è il vero scandalo di questo video. Andiamo bene…

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