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A testa alta

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Lunedì sera il consiglio comunale ha parlato di Tav due volte; la prima in risposta alle comunicazioni urgenti di Fassino sugli scontri di sabato, richieste da noi (il punto saliente del suo intervento è che Luca Abbà sarebbe caduto perché il suo telefonino ha creato un arco elettrico coi cavi…); la seconda su due ordini del giorno, uno del PD sostenuto anche dal centrodestra, l’altro di SEL e IDV, che esprimevano solidarietà a Caselli per le minacce di morte prendendo nel contempo posizione rispettivamente “Sì Tav” e “Forse Tav”. Nel video in alto trovate il mio primo intervento; segue quello nella seconda discussione, difficile per le continue interruzioni e contestazioni dai banchi del PD (purtroppo nel video si sentono poco) e per la mia tracimante incazzatura.

Oggi Specchio dei Tempi apre non a caso con una lettera che dice: non importa se un ragazzo è caduto dal traliccio, cavoli suoi, io dovevo passare di lì e ci ho messo molte ore in più. Propaganda a parte, e comunque la si pensi sul Tav, il cinismo di molti è davvero disperante: chi se ne frega se una persona sta morendo per un ideale, l’importante è che io possa arrivare di corsa dove devo andare.

E chissà con che fretta poi, dato che la maggior parte degli italiani sono schiavi di una società che li obbliga a correre tutto il giorno per riuscire a malapena a sopravvivere, mentre una piccola parte vive nella ricchezza ottenuta spesso tramite soprusi, ruberie e manipolazioni della politica. Non di rado le persone che reclamano “ordine e disciplina” sono poi le prime a brontolare per la crisi e la corruzione; ma non fanno altro che lamentarsi, senza mai alzare la testa.

A me dispiace molto per i disagi che molte persone subiscono per le manifestazioni No Tav e me ne scuso, ma la Torino-Lione è l’ennesimo modo per portare 22 miliardi di euro nelle tasche dei grandi gruppi economici (quindi dei partiti che loro finanziano) e delle mafie (è già provata in tribunale l’infiltrazione della criminalità organizzata in tutta l’alta velocità italiana) quando allo stesso tempo gli stessi politici ti dicono che devono aumentare i biglietti del pullman del 50%, chiudere gli asili e far morire la gente sulle barelle al pronto soccorso perché “non ci sono soldi”. Se poi qualcuno preferisce che 22 miliardi di euro di soldi nostri vengano spesi in un treno supercostoso e inutile invece che nei servizi pubblici che usiamo tutti quotidianamente, va bene, è una opinione legittima, però poi non si lamenti della condizione in cui versa l’Italia.

Lunedì, dopo il mio intervento, io e Chiara abbiamo litigato ancora con alcuni consiglieri del PD; ci accusano di non rispettare le istituzioni, di contestare la magistratura, di fiancheggiare le manifestazioni e anche le violenze. Ma credono forse che non ci siamo chiesti dove porterà questo clima, dove finirà l’Italia? Eppure, i partiti di ogni colore ci chiedono, per non mettere a repentaglio la tranquillità di tutti, di chinare la testa; di accettare la corruzione, la prevaricazione, la distruzione dei beni comuni. Questo, mi spiace, non lo possiamo fare; ce lo vieta in primo luogo la nostra coscienza.

E non possiamo smettere di pensare che la prima responsabilità di ciò che sta accadendo sta in chi, avendo la responsabilità di gestire le istituzioni in nome del popolo, è disposto a sacrificare la pace e la democrazia per perseguire ad ogni costo un affare economico da miliardi di euro.

Lo Stato mi deve difendere, non mi deve offendere...

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Stamattina piangevo, guardavo lo zaino che avevo preparato per la sera con dentro il sacco a pelo , l'asciugamano, lo spazzolino, la torcia e un po' di biscotti, pensando di partecipare al presidio dei terreni che avevamo regolarmente acquistato.

Non era solo per Luca del Cels che ho conosciuto come l'autista del furgone da cui Alberto Perino parlava nell'8 dicembre 2005 nel prato di Venaus, uno che c'era sempre, uno che si dava da fare, un'idealista...

Piangevo perchè un ragazzo pur di resistere era caduto da un traliccio alto 15 metri e per quanto si cercasse di sminuire l'accaduto, riportando la notizia come una semplice bravata, qualcuno pur di fermare il cantiere aveva messo a rischio la propria vita.

Ma DOVREMMO DARCI FUOCO PERCHÈ VENGANO ASCOLTATE LE NOSTRE RAGIONI?

Quanti Luca Abbà deve sacrificare la Valsusa?

Tutta l'Italia deve scendere in piazza e chiedere che il cantiere venga fermato , è tempo di riflettere, è il tempo di porsi dei dubbi, perchè se si è è disposti a morire per fermare il Tav non si tratta più solo di un treno.

La rabbia a Torino

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Quando si parla di ordine pubblico è dovere di tutti mantenere la calma, senza generalizzare. Non esiste la “polizia assassina”, però esistono situazioni in cui il comportamento delle forze dell’ordine, della magistratura e delle istituzioni in generale suscita molte domande; ed è giusto cercare di capire. A Torino, il clima è sempre più teso; e colpisce come in una sola settimana si siano verificati in città ben tre episodi di violenza che hanno coinvolto le forze dell’ordine.

Delle cariche di sabato sera a Porta Nuova si sa già molto; ci sono immagini che fanno vedere come la carica parta a freddo, senza apparente motivazione, e poi la seconda carica e il lancio di lacrimogeni che finiscono dentro il treno, con conseguenze immaginabili. L’ultima carica, secondo le testimonianze, pare essere stata fatta alle spalle, quando le persone - molte nemmeno No Tav, solo normali viaggiatori - stavano salendo tranquillamente sul treno. E’ inquietante sapere che il capo della polizia ferroviaria di Torino è il questore Spartaco Mortola, tristemente famoso per i fatti della scuola Diaz al G8 di Genova, condannato in primo e secondo grado e assolto in Cassazione. E qui la domanda è ovvia: ma è proprio il caso di farlo lavorare a Torino in questo momento?

Il secondo fatto è successo venerdì pomeriggio: un gruppo di studenti, in protesta per i tagli al diritto allo studio, cerca di entrare in Comune per attirare i giornalisti e tenere una conferenza stampa. Scoppia un parapiglia nel quale gli studenti accusano la polizia di averli malmenati gratuitamente, mentre due vigili restano contusi. In questo caso non possiamo sapere cosa sia successo esattamente, ma è l’ennesimo episodio di scontri tra cittadini e forze dell’ordine per motivi politici.

Il terzo fatto risale a lunedì sera: allo stadio, al termine della partita Torino-Sampdoria, in un clima assolutamente pacifico e di grande festa per la vittoria dei granata, un tifoso della curva Maratona scavalca la recinzione per prendere la maglia lanciata da un giocatore. Non sarebbe successo nulla, ma l’intervento delle forze dell’ordine si conclude sotto gli occhi di migliaia di persone ancora sugli spalti, con il tifoso portato via di peso. Su questa vicenda abbiamo anche presentato una interpellanza, dato che il sindaco ha comunque la responsabilità di vigilare sulla gestione dell’ordine pubblico; è giusto combattere con fermezza la violenza negli stadi, ma che senso ha un intervento di questo tipo in una situazione assolutamente pacifica?

Sono episodi diversi, ma accomunati da un clima di tensione crescente e dall’allargarsi della fascia di sfiducia verso l’operato delle forze dell’ordine: ormai sono decine di migliaia a Torino le persone che non si fidano più. E’ una situazione molto pericolosa, e dovrebbe far riflettere tutti sull’opportunità di fermarsi un attimo, di evitare da tutte le parti, politica compresa, il muro contro muro; uno scontro continuo e generalizzato che sarebbe subito strumentalizzato da chi auspica il regime del manganello.

Stamattina nel “cantiere” di Chiomonte è caduto un ragazzo, è gravissimo al CTO, e i lavori non sono nemmeno stati fermati, quando normalmente la magistratura, per molto meno, sequestra il cantiere per secoli. Il cantiere sta venendo allargato con procedure da stato di polizia, perché se si deve lavorare su un terreno privato si fa un esproprio, non si arriva con una lettera del prefetto che te lo requisisce. Sembra che le istituzioni facciano tutto il possibile per fomentare la rabbia delle persone. Perchè?

UN PAESE VIOLENTO NON E' IL MIO PAESE

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Dopo una giornata dove abbiamo camminato per chilometri, sotto il sole , con in faccia il vento che spira senpre in Val di Susa, dopo una giornata di partecipazione, oltre 70.000 persone, anche se la Rai diceva 5000, di solidarietà, di rispetto della legalità. Dove hanno marciato bambini, handicappati, anziani, tantissimi giovani e non ho visto nessun terrorista...
La sera a Porta Nuova , dai racconti di chi era lì , i polizziotti non lasciavano andare via i ragazzi, salire semplicemente sul treno per tornarsene a casa. Ma che paese è questo?
Vi preparate per domani vero? Quando nella completa illegalità recinterete il Non-cantiere e le proprietà private dei cittadini? Da che parte sta la legge...ditemelo dopo i fatti di Porta Nuova.http://www.youtube.com/watch?v=fTk6Syrhvlk&feature=player_embedded

Murazzi " Night and Day", una riqualificazione possibile.

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I Murazzi sono una delle parti più suggestive del centro di Torino.

Devono il loro nome agli alti muri , in piemontese murass, che furono innalzati per proteggere la città dalle esondazioni del Po e servirono per moltissimo tempo come punto di approdo delle imbarcazioni e come rimesaggio delle barche.

Ma la pesca si sà in un fiume inquinato è poco praticabile e negli anni '70 si pensò di trasformare i locali sotto gli archi in locali per il divertimento notturno.

E se la movida si può intendere come una ricchezza per la città, nel caso specifico dei Murazzi si è arrivati a un vero e proprio problema di gestione di una zona ad alto affollamento notturno, con spaccio e malavita diffusa.

Solo le piene del Po salvano gli abitanti della zona dai disagi che un certo specifico turismo notturno provoca. Ma a parte il disagio dei residenti e i problemi di ordine pubblico, il complesso dei Murazzi del Po è comunque, sotto tutti i punti di vista, sottoutilizzato.

Architettonicamente è un sito straordinario realizzato con argini in blocchi di pietra con scivoli inclinati e bitte e anelli di attracco.

Un luogo affascinante , con una vista splendida, una passeggiata su fiume piena di magia che andrebbe potenziato nella sua aurea ottocentesca.

Sicuramente puntando molto di più sulle attività diurne , anche solo incentivate in determinati periodi, cioè quando soprattutto in inverno il Po trattiene le sue acque , legando per esempio le luci di Natale ad un percorso enogastronomico da realizzare per i turisti.

Anche d'estate si potrebbe renderlo percorso turistico con bar e dehor in stile francese , che ben si armonizzerebbero con il paesaggio.

Se poi fossimo veramente arditi, si potrebbe pensare di utilizzare anche le esondazioni come elemento caratteristico, realizzando bistrò e negozi con arredi elevabili con carrucole automatiche quando il Po si diverte a dare il meglio di sè.

In fondo abbiamo la facoltà di Architettura a due passi e gli architetti mica devono solo progettare palazzacci, potrebbero anche dedicarsi agli arredi sospesi o a soluzioni innovative per rendere unico un'angolo già di per sè indimenticabile, della nostra città.

"IN-FORMAZIONE sulla tematica GLBT"

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Il progetto EQUAL, progetto sulle pari opportunità del MoVimento 5 Stelle Piemonte nato a Giugno 2011, vuole spronare il dibattito sul tema dei diritti civili all'interno del MoVimento Piemontese ed aumentare la conoscenza (informarsi per decidere) sulle tematiche GLBTQ (gay, lesbiche, bisessuali, transgender e queer).

Per questo motivo ho deciso di proporre A TUTTI, agli attivisti 5 Stelle, ai loro amici o conoscenti e non, un INCONTRO di IN-FORMAZIONE su tematiche GLBTQ. Più precisamente si tratta di un incontro di conoscenze di base su orientamento sessuale e identità di genere, tenuto dal Gruppo Formazione del Coordinamento Torino Pride.

Breve descrizione della serata:L'identità sessuale e alcuni aspetti della realtà glbt (gay, lesbica, bisessuale, transessuale/transgender)L'obiettivo dell'incontro è quello di stimolare una riflessione sul tema dell'identità sessuale, cercando di fornire strumenti di conoscenza precisi, sia terminologici, sia su alcuni aspetti della realtà glbt. La modalità con la quale verranno proposti i contenuti sarà prevalentemente di tipo interattivo al fine di ottenere uno scambio partecipato. Le conduttrici e i conduttori degli incontri utilizzeranno principalmente delle slide, ma come punto di partenza per "esercitazioni" che stimolino la curiosità sul tema e favoriscano la partecipazione e le riflessioni individuali e di gruppo.

Le date e le sedi delle serate sono:


  1. Santena - Venerdì 17 Febbraio 2012, Ore 21 - Scuola Media Giovanni Falcone, Via Tetti Agostino, 31

  2. TORINO - MARTEDÌ 6 MARZO 2012, ORE 21 - ASAI, VIA SANT'ANSELMO, 27

  3. Pinerolo - Giovedì 22 Marzo 2012, Ore 21 - Circolo Arci Stranamore, Via Bignone, 89

  4. Novara - Venerdì 20 Aprile 2012, Ore 21 - Via Cagliari 3/A

  5. Asti (se disponibile)

  6. Biella (se disponibile)

Per partecipare è necessario iscriversi, in quanto per essere realmente una serata interattiva il numero di partecipanti, ad ogni serata, potrà essere al MASSIMO 25 PERSONE.
Ovviamente le iscrizioni sono aperte, sentitevi liberi di invitare i vostri amici a partecipare: LINK PER ISCRIVERSI® https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dEJ3NzBhbkJsUk5yWGVaRHZYekhNdUE6MQ

Ciao, grazie a tutti per l'attenzione e buona iscrizione!
PS.: Nel caso qualcosa non Vi sia chiaro, chiedetemi ulteriori informazioni alla mail pariopportunita@piemonte5stelle.it (Dejanira Piras) o su Facebook https://www.facebook.com/Progetto.Equal.M5s.Piemonte

Io che appartengo alla banda dei ragazzini...

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Quando ho conosciuto per la prima volta il movimento di Beppe Grillo si chiamava Meetup 13, Amici di Beppe Grillo, era il 2007 erano venuti al presidio di Borgone, quello che io frequentavo abitualmente , erano dei ragazzini carini , pieni di idee e voglia di cambiamento e io mi ci affezzionai subito per la purezza che traspariva dai loro discorsi.

Li rividi a Torino, avevano organizzato nell'aula magna dell' Avogadro, l'istituto di corso San Maurizio, le "Serenate dei grilli" serate di approfondimento su vari temi di attualità .

Andai con loro a festeggiare il successo di pubblico a mangiare una pizza con i friarelli e li conobbi tutti Andrea, Alissa, Francesca, Antonella, Federica, Paolez, Clara, Marina...imparai l'uso di Internet, i canali dove informarmi, imparai da loro e loro impararono qualcosa da me.

Poi nacquero il "Laboratorio di lista civica", I "Badili Badola", "Moneta complementare" "Torino libera", il gruppo legalità che aiutava Pino Masciari, perchè ognuno di noi aveva delle sensibilità e voleva lavorare sui temi che gli erano più cari e più congeniali.

Con Isabella e Riccardo fondammo anche un meetup tematico ambientalista Ambiente e Futuro, continuai a conoscere persone che mi pareva di conoscere da tempo, tanta era la comunanza di idee, la voglia di esprimerle e le modalità di farlo.

Siamo stati tutti alla stessa scuola Davide, Paolo, Maurizio, Raffy, Adele, Agostino,Margherita, Vittorio ecc. e anche se poi un po'ci siamo persi in vari interessi con il Movimento 5 Stelle ci siamo ritrovati, conoscendo altre persone che condividevano le idee portate avanti da Beppe Grillo, la capacità critica anche di dissentire , una forte voglia di cambiamento.

Ora siamo da un po' più di un anno nelle Circoscrizioni, in Comune, in Regione e la contaminazione deve continuare, il coinvolgimento degli altri, la partecipazione di tutti alla vita della comunità.

Partecipare con il R-Day, il giorno in cui si approvano progetti finanziati con il denaro accantonato dai nostri consiglieri che lo decurtano dallo stipendio, partecipare su internet con idee e suggerimenti aiutando i consiglieri, partecipare con i banchetti del No-Inceneritore e in tutte le forme in cui ci è possibile farlo.

Perchè sarà solo una banda di ragazzini ma quanto sono agguerriti, quanto si danno da fare ...e come mi piace bambini-monelli.png farne parte.

Vi paghiamo e non volete farvi riprendere

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Come alcuni sanno dall'inizio dell'insediamento in Comune e Circoscrizioni insieme ai Consiglieri del MoVimento è entrata la battaglia per la trasparenza, abbiamo iniziato a chiedere di fare entrare le telecamere nelle assemblee publiche come i Consigli QUI un riassunto di quanto abbiamo fatto in Circoscrizione 2.

L'ultimo capitolo è stato scritto Lunedì 13, durante l'ultimo Consiglio, da Fabio Versaci che ad inizio seduta ha acceso la sua telecamera...ma dopo pochi secondi tra i consiglieri, ma soprattutto tra i banchi della giunta, si notano i primi movimenti volti ad avvisare il Presidente dell'imprevista e scomoda presenza.

Sotto trovate il video integrale di quanto successo, la sala del Consiglio era piena di gente che ha visto un Presidente imbarazzato che non sapeva quale legge citare per evitare le riprese, alcuni cittadini si sono espressi in maniera forte verso tutto il consiglio " Vi paghiamo noi e non volete neanche farvi riprendere".

qui il video

I toni sono a tratti poco consoni ad una sede istituzionale, sentiamo il Presidente dare del giullare al cittadino Fabio Versaci.

Tra i Consiglieri uno dei più adirati alla vista della telecamera è Plazzotta (Lega Padana Piemont - Lista del grillo ecc.), dopo aver sentito il Presidente dire che non si può riprendere incalza dicendo : " c'è la legge, qui non siamo come in altre Regioni che fanno quello che vogliono"

Continueremo sicuramente la nostra campagna per la trasparenza in tutte le Circoscrizioni perchè proprio non riusciamo a capire come mai dei personaggi pubblici siano così allergici a delle telecamere.

A voi i commenti...a prestissimo gli aggiornamenti

Un po' di sano fiato sul collo...

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Ammetto che una delle cose che più mi piace dell'essere consigliere comunale è poter accedere a tutti gli atti.
Di conseguenza, l'attività di controllo che possiamo esercitare è potenzialmente infinita. Infinita ovviamente non vuol dire semplice, anzi. Ma certamente ti permette di toglierti tante piccole "curiosità".

Ed è proprio per "curiosità" che poi le ricerche, tramite un'interrogazione di qua ed un accesso agli atti di là, ti permettono di mettere insieme una serie di elementi con i quali puoi costruire un puzzle. Poi arrivi al "dunque", agli ultimi pezzi mancanti: chiedi spiegazioni all'assessore per capire se sei tu ad essere un inguaribile malpensante oppure se si materializzerà il disegno che hai immaginato.

Lunedì scorso ci sono stati proprio due episodi di questo genere.

Ai sensi dell'art 110 della legge 267, la nuova giunta può nominare, entro un certo limite di spesa, una serie di dirigenti che durano per il periodo del mandato. La stessa legge dice in modo chiaro che tali incarichi decadono insieme alla giunta. Così, appena ci siamo insediati a giugno, in fretta e furia, è arrivata in consiglio comunale una delibera che autorizzava gli assessori e il sindaco a procedere con tali nomine, con contratti a partire dal 1° Luglio.
C'era talmente tanta fretta che la delibera è andata in aula senza nemmeno passare dall'analisi della commissione. Una delle ragioni? Non si possono lasciare dei lavoratori senza stipendio...Fin qui, nulla di strano.
Bene, a ottobre faccio un accesso agli atti, chiedo i dettagli degli emolumenti versati e scopro che tutti i dirigenti in questione, sia quelli riconfermati dalla nuova giunta sia quelli cessati, sono stati pagati nel mese di maggio e giugno.
Tutto a norma di legge perchè i contratti erano già stati prorogati ai sensi della legge 444 ben prima dell'approvazione della delibera... ma era davvero necessario? Basti pensare che alcuni soggetti, in quel periodo, hanno addirittura goduto delle ferie...(informazione frutto di un altro accesso agli atti).
Qui la risposta dell'assessore in aula.

L' altro caso riguarda l'ex portavoce del Sindaco Chiamparino.
Inquadrato come vigile, nel 2003 viene assunto in staff al sindaco ex art.90 della legge 267 e, da allora, ha sempre lavorato ex art 110 o ex art 90 a palazzo Civico.
Chiediamo tramite accesso agli atti quale sia il suo attuale inquadramento e di quali progressioni abbia beneficiato. Due, una nel 2004 e una nel 2005. Ma come è possibile, mi chiedo, visto che la legge 267/2000 prevede che si vada in aspettativa senza assegni?
Ed ecco che scattano gli step successivi e si arriva all'interpellanza: ebbene, stranamente dal 2003 al 2006, si sono "dimenticati" di far mettere il soggetto in aspettativa... ciò è accaduto soltanto nel 2006, quando è stato assunto ex art 110/267. Le motivazioni non si sanno, così ci ha detto l'assessore in aula: "io non sono in grado di rispondere a quesiti datati con il carbonio 14"...

In modo simile, qualche mese fa, abbiamo fatto luce sull'inquadramento dirigenziale (per il quale molti pareri della corte dei conti affermano che è necessaria la laurea) del portavoce del Sindaco , definito più volte "Dottore" ma senza CV pubblicato online (oggi finalmente c'è), quando il titolo di laurea, in realtà, non era mai stato conseguito.

Altra interessante scoperta è stata che il Direttore Generale Vaciago, nonostante il suo stipendio faraonico e il suo impegnativo ruolo, trovasse comunque il tempo per prestare altri tipi di collaborazioni occasionali retribuite.
Qui il racconto della vicenda.

Certo, è difficile cambiare le cose, ma non mancheremo certo di far sentire il nostro fiato sul collo...

Frutta a scuola. Un programma europeo che può migliorare.

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Quest'anno per la seconda volta la nostra scuola elementare aderisce all'iniziativa Frutta nelle scuole.

Si tratta di un programma europeo Regolamento (CE) N: 28872009 che distribuisce nelle scuole che aderiscono, frutta impachettata per merenda.

L'iniziativa è di per sè lodevole perchè incentiva al consumo di frutta per i bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni che ,come merenda, utilizzano spesso merendine confezionate ricche di grassi, conservanti e coloranti.

Quindi un supporto ad una più corretta abitudine alimentare, ad un dieta maggiormente equilibrata.

Una forma di prevenzione all'obesità e uno stimolo fin da piccoli a consumare frutta fresca invece dei famigerati snack.

Partecipanti all'iniziativa sono circa 870.000 bambini di tutte le Regioni per un totale di circa 5.000 scuole interessate.

L'anno scorso fui particolarmente critica verso quest'iniziativa per l'imballo utilizzato, infatti la frutta , spesso tagliata a fette, veniva consegnata in busta di plastica, togliendo di fatto quel piacere di poterla scegliere o anche solo prenderla da una normale cassetta di frutta.

Millioni quindi le buste prodotte, quando sarebbe stato più semplice l'uso di cassette di legno, che danno certo più l'idea di prodotto naturale appena raccolto, in linea anche con il visualizzare il rapporto tra produttore e consumatore.

E se quest'anno il "packaging" non è cambiato devo però rilevare che molta della frutta che è arrivata è certificata biologica, o a lotta integrata, legata alla stagionalità e solo una volta i bambini hanno mangiato a ottobre susine certo non di stagione.

Credo che il programma vada ancora migliorato nella varietà e tipologia del prodotto, perchè sarebbe per molti ragazzi un'occasione, quasi unica, di poter assaporare frutta a km 0 come ad esempio le mele di varietà antiche, come la Grigia di Torriana o la mela Ciuchin rous, chiamata così perchè nel periodo invernale i semi hanno più spazio e la mela scossa suona come un campanello, che ora riscoperte, hanno anche mercato.

Un'occasione da non perdere per assaporare frutta diversa da quella che impariamo, da un mercato globalizzato, ad utilizzare, conformando il nostro gusto.

Il programma andrebbe poi accompagnato da misure complementari come laboratori sensoriali e visite a fattorie didattiche, creazione di orti scolastici distribuzione di materiale informativo ai docenti e ai genitori e questo ritengo sia un aspetto non integrante ma sostanziale del progetto.

Infatti mangiare insieme una merenda naturale, in un contesto naturale con attività dimostrative sui vantaggi di una corretta alimentazione possono diventare, a questa età, aspetti fondamentali di un'educazione alimentare che dura tutta una vita.

Proporrò quindi in Circoscrizione che vengano privilegiati progetti e laboratori per le scuole , compresi i laboratori di orticultura urbana , che siano di accompagnamento e attinenti a"Frutta nelle scuole".

E alla rete che sostiene il progetto - costituita da Mipaaf, Regioni, Provincie, di eliminare l'imballaggio che riveste la frutta e in qualche modo ne diminuisce l'effetto sensoriale a aumenta, senza motivo, la nostra produzione di rifiuti.

Frutta e verdura vanno consumati così come sono, come il gesto semplice di prendere una mela annusarla e morderla senza doverla scartare...

Puzza di soldi bruciati

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Del problema della puzza di marcio che a ondate ammorba Torino, specie di notte, ci occupiamo sin dal principio; ne avevamo già parlato a novembre. Il consiglio comunale ne ha discusso di nuovo grazie a un nostro ordine del giorno, in cui ponevamo una richiesta molto semplice: chiudere l’impianto responsabile della puzza.

Vale la pena ripetere che la puzza ormai è ben documentata e che la sua origine è accertata. Non viene tanto, come spesso si crede, dalla discarica di Cassagna, sita nell’area alle spalle della tangenziale tra Collegno, Druento e Pianezza, in cui anche Torino porta i rifiuti indifferenziati; viene invece dall’adiacente impianto di compostaggio Punto Ambiente.

L’impianto è di proprietà del CIDIU, l’azienda dei rifiuti di Collegno, Grugliasco e Rivoli, e accoglie l’organico di questi comuni (quello torinese va a Pinerolo). E’ entrato in funzione nel 2009 ed è costato ben 22 milioni di euro, che il consorzio suddetto ha preso a prestito dalle banche dando come garanzia i futuri introiti del trattamento dei rifiuti. Peccato che, per errori di progetto, lasci uscire una puzza mefitica che ammorba l’intera città.

Ora, direte voi, se una attività industriale puzza e da anni rende impossibile la vita ai cittadini la si chiude d’imperio, no? L’abbiamo detto anche noi, ma purtroppo la politica non funziona così. Già, perché se l’impianto non funziona il CIDIU non guadagna, e se il CIDIU non guadagna non può pagare i debiti contratti per realizzarlo, e se il CIDIU va a picco si aprono voragini nelle casse di Rivoli, Collegno e Grugliasco e degli altri Comuni soci minori, tra cui Alpignano e Pianezza.

E siccome la Città di Torino, danneggiata dalla puzza, e la Provincia di Torino, che è l’unica che può ordinare la chiusura dell’impianto, sono governate dalla stessa parte politica che governa Rivoli, Collegno e Grugliasco, uno sgarbo del genere è politicamente inopportuno. Di qui il fatto che la vicenda si sia trascinata per anni e che le contromisure prese siano sempre parziali; l’ultima è stata, a dicembre, la riduzione alla metà della quantità massima di rifiuti trattata dall’impianto.

Ma qui entriamo in gioco noi e il nostro “fiato sul collo”; e dunque abbiamo messo sul tavolo un atto per cui la Città chiedesse formalmente alla Provincia la chiusura dell’impianto per il tempo necessario a ristrutturarlo ed eliminare gli odori (la ristrutturazione costerà ai collegn-grugliasc-rivolesi un’altra decina di milioni di euro, ma mica possiamo tenerci la puzza). Gli impianti di compostaggio per accogliere temporaneamente l’organico di Punto Ambiente non mancano: basta volere.

La discussione in commissione, il 2 febbraio, è culminata nel classico intervento da bastian contrario del consigliere Viale (radicale del PD) sul fatto che lui non aveva mai sentito questa puzza e dunque si trattava probabilmente di una psicosi collettiva. Superata l’obiezione con una generale conferma di tutti - assessore compreso - a proposito dell’effettiva esistenza della puzza, ci fu però detto che la richiesta di chiusura non aveva senso, perché bisognava attendere che la riduzione della quantità di rifiuti adottata a dicembre avesse effetto; l’organico impiega circa tre mesi a marcire, quindi il beneficio completo sarebbe scattato a marzo. E che problema c’è? Noi siamo arrivati in aula con un auto-emendamento che diceva di aspettare aprile, ma poi, se la puzza continuava, di chiudere comunque l’impianto.

In aula, è stato il presidente di commissione, Grimaldi di SEL, a chiederci di eliminare la richiesta di chiusura dell’impianto, lasciando solo la parte che diceva di aspettare aprile. Ma noi avevamo pronta la controproposta; abbiamo eliminato la richiesta al CIDIU di bloccare subito l’impianto, ma abbiamo lasciato la richiesta alla Provincia di chiuderlo per la ristrutturazione anti-puzza, che era la cosa importante. A questo punto, dopo una ulteriore dimostrazione di disponibilità politica, non c’erano più motivi per non votare l’atto; e difatti l’ha votato tutta l’aula, a parte il solito Viale e l’astensione della Lega (forse l’olfatto padano è meno sensibile): obiettivo raggiunto.

Esiste dunque ora un atto formale della Città di Torino, che prende posizione chiedendo alla Provincia di obbligare il CIDIU a ristrutturare l’impianto se entro aprile la puzza non sparisce. E’ il massimo che possa fare la Città, visto che l’impianto non è di sua competenza; nel frattempo, nei comuni limitrofi è il caso che comincino a chiedere conto dei soldi così mal spesi in questo progetto…

M'illumino di meno

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Oggi, 17 febbraio, cade l’edizione 2012 di M’illumino di meno, la giornata nazionale del risparmio energetico promossa dalla trasmissione Caterpillar di Rai Radio 2, e diventata negli anni un vero appuntamento istituzionale.

La settimana scorsa, man mano che le varie città d’Italia annunciavano la propria adesione, ci siamo chiesti: può Torino non rispondere all’appello? Ovviamente no, e dunque abbiamo presentato una mozione d’urgenza per dichiarare l’adesione della città e disporre lo spegnimento delle luci di almeno un monumento nella serata di oggi.

Per ottenere il passaggio d’urgenza in consiglio comunale ci vuole il placet della maggioranza, che è stata ben contenta di aderire a patto che la mozione diventasse “di tutti”: e dunque l’hanno firmata il presidente e il vicepresidente del Consiglio Comunale e tutti i capigruppo. Dopodichè, nel consiglio di lunedì scorso, la mozione è stata approvata all’unanimità.

La nostra speranza era che la giunta non si limitasse a una adesione “spintanea”, ma partecipasse con convinzione. L’assessore Lavolta ha puntato molto del proprio successo politico su queste tematiche, tanto da creare addirittura una fondazione apposita per Torino Smart City. E infatti la Città ha realizzato addirittura un video promozionale, e i monumenti scelti dalla giunta per lo spegnimento sono quelli più importanti - la Mole e Superga. E noi ne siamo ben contenti: l’importante è che le cose si facciano.

Speriamo solo che, oltre alle attività simboliche, si riesca poi a far partire anche quelle sostanziali, visto che è di pochi giorni fa la notizia del flop totale a livello europeo: tutti i bandi europei che Torino sperava di vincere per finanziare iniziative in questo campo sono stati invece vinti da Genova. Vedremo se nei prossimi mesi le promesse saranno mantenute, di modo che questo progetto non diventi una ennesima voce di spesa per attività promozional-cosmetiche senza riscontro nei fatti.

Nel frattempo, ricordatevi che il risparmio energetico richiede l’impegno di tutti: ecco alcune cose che potete, anzi dovete, fare anche voi.

"Spifferi a 5 Stelle" ?

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Oggi Lo Spiffero ha colto l'occasione per pubblicare un articoletto di poche righe intitolato "Svarioni a 5 Stelle", riprendendo una polemica su Facebook da parte di un consigliere della terza circoscrizione che, in mancanza d'altro, fa dell'attacco ai "grillini" il centro della sua azione politica. LINK
La realtà è ovviamente ben diversa da quanto raccontato: qualche mese fa abbiamo scritto una proposta di delibera di iniziativa consiliare per modificare il regolamento comunale degli istituti di partecipazione, come primo passo di una serie di proposte per favorire la partecipazione dei cittadini. Difatti, nonostante la legge 267/2000 permetta l'accorpamento di referendum locali con operazioni di voto regionali, nazionale ed europee, il regolamento della città di Torino lo vieta in modo esplicito. Per questo motivo, con una proposta di delibera di nostra iniziativa, abbiamo proposto la modifica del comma 2 di questo regolamento per accorpare quando possibile i referendum cittadini ad altre elezioni che si svolgano nello stesso periodo, con un significativo risparmio per le casse del Comune.
Dove nasce la polemica? Secondo lo Spiffero e altri soggetti, ci sarebbe una sorta di nostra dimenticanza circa l'esistenza del comma 1, riguardante l'obbligo di tenere il referendum cittadino tra 15 giugno e 15 luglio, mentre i referendum nazionali si devono tenere entro il 15 giugno.
Certo è un vincolo non da poco, e infatti non ce ne siamo assolutamente dimenticati, tant'è che il comma in questione è addirittura riportato nel testo della proposta di delibera che abbiamo presentato. LINK
Abbiamo tuttavia deciso di non inserire l'abrogazione di questo comma in questa prima fase, in quanto prima volevamo verificare se vi fosse in generale una volontà politica favorevole all'accorpamento. Inoltre, anche dal punto di vista tecnico è normale cominciare a far valutare agli uffici, nella prima stesura della delibera, il punto potenzialmente più controverso.
L'adeguamento delle date può essere fatto successivamente, ad esempio in sede di discussione della delibera in consiglio comunale, se (come appare) tutte le forze politiche sono d'accordo.
Comunque, tutte le proposte migliorative del testo sono benvenute, e siamo lieti di aver finalmente suscitato interesse sul tema della partecipazione dei cittadini.

Non puoi ridurre il No-tav ad una scritta sul muro.

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In questi giorni dovrò discutere di una interpellanza della Lega Nord contro la scritta No Tav sui muri di via Roma.

Non è la prima volta che devo difendere le cose in cui credo e questa sarà, dopo le varie mozioni di solidarietà alle forze dell'ordine, che sono state calendarizzate l'anno scorso nelle varie Circoscrizioni , l'ennesima occasione per parlare di qualcosa che conosco e conosco bene.

Del Movimento N0-TAV, una realtà che nasce in Val di Susa , venti anni fa, con piccole riunioni in cui si invitavano i cittadini per far sentire il rumore che un treno ad Alta Velocità avrebbe creato , concentrando il suono, in una valle abbastanza stretta come la nostra.

Ricordo più tardi le conferenze di tecnici di diverso indirizzo,gli uni pagati che proponevano gli indubbi vantaggi dell'Opera, gli altri che volontariamente ed onestamente ci spiegavano quale devastazione avrebbe comportato ambientalmente alla Valle ed economicamente all'Italia.

Ricordo le giornate passate ai presidi, esempio moderno di AGORA' dove trovavi dall'operaio di fonderia al professore di Università e conversavi per ore davanti ad una fetta di polenta e un bicchiere di vino locale.

Ricordo che mi rivolsi a mio marito dicendo:"Ma io volevo solo fermare un treno non un sistema economico", rendendomi conto che quella non era solo una battaglia, ma la madre di tutte le battaglie ambientaliste e soprattutto un modo diverso di intendere l'economia.

Ora in Circoscrizione si parlerà di muri , di scritte inappropriate e che io stessa non approvo e che un inadeguato servizio d'ordine ha permesso.

Non si parlerà del 2005 quando migliaia di persone sfilarono in città e un servizio d'ordine improvvisato dai No-Tav non solo impedì scritte sui muri ma addirittura ripulì le strade, Mauro Galliano in coda con la scopa... e non si parlerà del libretto scritto da Cavargna, che io ho regalato alla Circoscrizione perchè leggano le ben 150 ragioni di contrarietà al Tav.

Tutto verrà sminuito ad una scritta su un muro, dimenticando le persone che sono in prigione , quelle che sono state accusate, quelle che sono state indotte a tacere.

Allora, forse, quella scritta sul muro io la incornicio mentalmente e la considero alla stregua di un'opera d'arte contemporanea, perchè esprime la sofferenza di una Valle che lotta contro un destino che non coinvolge solo lei ma la situazione economica di tutta l'Italia, perchè porta con sè tutta la rabbia di chi , sotto la neve e il freddo continua a presidiare il territorio, di chi è stato gasato, di chi scrive, tratta, prova a combattere per un mondo diverso. Migliore.

Immobilità insostenibile

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Qualche giorno dopo le abbondanti nevicate avevo pubblicato una foto che immortalava un pezzo di ciclabile di Corso Agnelli, in particolare il tratto compreso tra Corso Cosenza e Via Filadelfia, piena di neve e di fatto inagibile per le 2 ruote.
Molti i commenti da chi era indignato, chi esprime il suo dissenso con toni forti perchè è il tragitto che abitualmente utilizza per recarsi al lavoro e chi ci segnala che è solo uno dei tanti casi in città, anche la Coordinatrice alla 2^ Commissione commenta dicendo che ha segnalato il problema.
Da quel 6 Febbraio sono ormai passati 10 giorni e la situazione è la seguente : la prima immagine è del 6 Febbraio la seconda è di questa mattina (16 Febbraio)

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Sicuramente la segnalazione c'è stata ma non se ne vedono gli effetti e così i ciclisti preferiscono il controviale per muoversi in sicurezza pur sapendo che il codice stradale articolo 182 comma 9 cita "I velocipedi devono transitare sulle piste loro riservate quando esistono(...)"
Fare niente o far poco comunica ai cittadini qual'è la direzione in cui, il Comune e la Circoscrizione, vogliono andare sulla mobilità della città.
Le strade sono pulite le ciclabili piene di neve e ghiaccio, un dato di fatto.
A dimostrazione di ciò ci viene segnalata un'altra pista ciclabile questa volta in Corso Allamano (Via Grosso) ormai più simile ad una pista di pattinaggio.

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Se l'obiettivo è una mobilità sostenibile per la città i loro amministratori dovrebbero insistere per dare un messaggio forte e non utilizzare le bici solo durate la campagna elettorale!

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R - DAY Restitution day

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Come saprete (ma giova sempre ricordarlo), prima delle elezioni regionali del 2010 il MoVimento 5 Stelle ha comunicato la rinuncia ai rimborsi elettorali, promessa mantenuta che ha fatto risparmiare allo Stato più di 600 mila euro solo per il Piemonte.
I candidati alle elezioni regionali si erano inoltre impegnati a percepire solo 2.500 euro mensili in caso di elezione, in ossequio alla battaglia per la riduzione dei costi della politica da sempre portata avanti. Anche questa promessa è stata mantenuta, e la parte eccedente i 2.500 euro, che nel frattempo è leggermente diminuita per via di operazioni meramente cosmetiche di riduzione delle retribuzioni dei Consiglieri portate avanti dall'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, è confluita nel Conto Progetti a 5 Stelle.
Nasce così il Restitution Day a 5 Stelle, evento aperto a tutti i cittadini piemontesi, che vuole essere uno strumento con il quale il MoVimento 5 Stelle Piemonte restituisce ai cittadini la parte di stipendio a cui i suoi Consiglieri regionali hanno volontariamente rinunciato.
Il primo R-Day avrà luogo il 19/02 a Torino, presso la Sala Operti di Corso Siracusa 213. L'evento avrà inizio alle 10.00 ma sarà possibile registrarsi a partire dalle 9.30 e terminerà alle 17.00. In realtà per noi si tratterà di un "numero zero", poiché dal momento che una cosa simile non l'ha mai fatta nessuno, faremo tesoro dell'esperienza per eventuali migliorie da apportare.

Ti aspettiamo: partecipa, proponi, vota!

Per maggiori informazioni: http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/2012/01/r-day-finalmente-decidono-i-cittadini.html#more

PER UNA VOLTA HA VINTO IL BUON SENSO...

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Bisogna tornare indietro di qualche mese, precisamente al 18 novembre 2011, quando in corso giulio 45 ci fù una retata dove vennero arrestate delle persone e buttate nel CIE in quanto clandestine, dopo una disussione in consiglio dell'accaduto chiesi al Presidente che fine avessero fatto quelle persone, mi venne risposto che si sarebbe mobilitato per saperne di più sull'accaduto.

Dopo mesi di silenzio ho deciso di scrivere un Ordine del giorno per impegnare il Presidente a informarsi su che fine avessero fatto le persone rinchiuse nel CIE... (protocollato il 17 gennaio 2012)

Dopo svariati punti all'odg al numero 25 arriva il mio... comicio a spiegare il perchè di questo ODG(firmato da me e da Braschi Sinistra critica) spiego che non vuole essere una posizione politica contro qualcosa o qualcuno ma sempilcemente sapere dove questi esseri umani fossero finiti!!!

Comincia la dicussione e i vari gruppi esprimono la loro opinione in merito, qualche gruppo mi prorpone degli emendamenti sul contenuto della premessa (IDV E NO EURO) sono emendamenti su parole che non ritengono adeguate perchè troppo forti... Io non discuto perchè il mio interesse è sapere dove sono finite queste persone!!!

Nelle dichiarazioni di voto esprimono parere favorevole SEL, IDV, NO EURO, il parere contrario lo esprime il PD, invece tutti gli altri gruppi non intervengono.... Infatti dentro di me penso all'ennesima sconfitta!!!

Si passa al voto degli emendamenti... durante la votazione attendo la mossa di PDL, LEGA e UDC che votano favorevoli!!! Il risultato è 13 favorevoli 9 contrari e 1 astenuto gli emendamenti sono approvati.
Si passa al voto e l'esito non cambia 13 favorevoli(MoVimento 5 stelle, Sinistra Critica,NO EURO, SEL,IDV,PDL,LEGA,UDC) 9 contrari(PD) 1 astenuto(Moderati)

Alla fine ha vinto il buon senso e non la solita politica composta da colori e fazioni politiche, in fin dei conti è una semplice richiesta al Presidente dove il PD ne esce sconfitto...
Questa è una piccola soddisfazione per il ruolo che svolge il MoVimento all'interno di un consiglio, perchè se le cose sono fatte bene non bisogna guardare il simbolo del proponente!!!

Fabio Versaci

è in arrivo a Torino l'imposta di soggiorno..

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Lunedì è stato votata la delibera con cui, a partire dal 01 Aprile, verrà istituita in città l'imposta di soggiorno.

Ai sensi dell'articolo 4 del dlgs del num. 23 del 14 marzo 2011, disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale, "i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonché' i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un'imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno."

Lo stesso comma, inoltre, definisce che le entrate derivanti da tale imposta devono essere "destinati a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché' interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché' dei relativi servizi pubblici locali".

Insomma, sembrerebbe quasi una forma di tassa di scopo. Ogni comune, tramite proprio regolamento, ne definisce poi le modalità. Sono molte le città che l'hanno già introdotta o che stanno provvedendo al suo inserimento. Venezia, Firenze e Padova ne sono alcuni esempi.

Ma torniamo a Torino e cosa accadrà nella nostra Città.

La proposta attuale della giunta prevede sostanzialmente un'imposta che parte da 1€ (per ostelli e campeggi) fino a 5 € (per gli abergi 5 stelle lusso) ed è commisurata con riferimento alla valore economico/prezzo del soggiorno. Si paga per alberghi, bed and breakfast, affittacamere, ostelli, case vacanza, campeggi etc.

Non pagano l'imposta coloro che sono iscritti all'angrafe di Torino, i bambini con età inferiore ai 12 anni ed è prevista l'esenzione per il malato ed un accompagnatore nel caso di soggiorno per degenza presso una struttura sanitaria. Sono altresì esenti gli autisti di pullman e gli accompagnatori turistici, uno ogni 20 partecipanti.

L'imposta si paga fino ad un massimo di 4 giorni consecutivi e deve essere versata al Comune entro 15 giorni successivi alla dichiarazione trimestrale che deve effettuare la struttura ospitante.

Premesso che personalmente non sono contraria all'introduzione di un'imposta di questo genere, già diffusa anche in molti altri paesi europei, ritengo che questa proposta fatta dalla giunta sia carente su certi aspetti. Ecco quindi alcune delle cose che proveremo a proporre:

1. in caso di degente l'esenzione deve essere estesa ad almeno 2 accompagnatori;
2. esenzione in caso di trasferta lavorativa o di studio, se documentata con apposita dichiarazione del datore di lavoro o dell'istituto scolastico;
3.per i giovani di età compresa i 12 e i 18 anni l'imposta deve essere dovuta nella misura del 50%;
4. esenzione per i volontari che prestano servizio in occasione di calamità;
5. versamento semestrale dell'imposta anziché trimestrale;

Sono state accolte le nostre proposte per quanto concerne l'esenzione per gli studenti, per i volontari e per gli accompagnatori. Non accolta per motivi tecnici, momentaneamente, la proposta di esenzione per motivi di lavoro.

Ultimo arrivato...ben accontentato.

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Ieri abbiamo finalmente nominato il terzo membro del collegio dei revisori dei conti.

Il Collegio è disciplinato dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000 n. 267 (all'articolo 234) e dallo Statuto della città di Torino (art 82). Ai sensi della 267, il collegio è composto da tre membri che restano in carica tre anni e , ai sensi dello statuto della Città, in caso di dimissione di un componente, il revisore deve essere sostituito entro 30 gg.

Il collegio dei revisori svolge un ruolo fondamentale di controllo e indirizzo e ha dei compiti molto importanti e ampi che, con la recente evoluzione, normativa si stanno ampliando sempre più, tanto è che secondo le recenti indicazioni, si sta tramutando addirittura in un ruolo di vero e proprio controllore della legittimità della spesa, a tal punto che la Corte dei Conti sembrerebbe anche avvalersi dei revisori per svolgere le proprie funzioni di controllo.

Insomma, un ruolo chiave...e cosa succede in comune? Da Ottobre 2010 la città ha solo due membri anziché tre...Come mai?

Mancava l'accordo politico sul nome oppure una semplice dimenticanza? Difficile pensare che si possa trattare di una dimenticanza, non solo perché c'era già stato un bando al quale non era conseguita la nomina nel dicembre del 2010, ma anche perchè l'organo composto solo da due membri era evidentemente sotto staffato.

Anche per questo motivo, in seguito alla nostra interpellanza, abbiamo chiesto un'audizione in commissione controllo di gestione dell'organo, per capire se sia stato in grado o meno in questo periodo di adempiere al suo compito.

Così a Dicembre 2011 (con scadenza a gennaio 2012) viene aperto di nuovo il bando e sono pervenute le candidature. I nomi sono parecchi, abbiamo il plico di cv sulla nostra scrivania da venerdì. Stranamente, però, ieri mattina ci viene consegnato un ultimo nominativo, Anna Paschero: revisore dei conti, ex assessore del Comune di Rivoli ed ex staffista tra il 2001 e il 2010 della ex presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso.

E indovinate chi viene votato ed eletto alla carica? Anna Paschero. Sarà proprio un caso?

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Habemus Vademecum

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riciclo.preview.jpg Dalla data dell'insediamento più volte abbiamo trattato il tema dei rifiuti sia durante i Consigli che nelle Commissioni di Lavoro.

Sappiamo che la Circoscrizione 2 è divisa tra Mirafiori nord che ha raggiunto una buona percentuale di differenziata grazie al porta a porta mentre il dato di S.Rita è basso con la sola raccolta stradale.

Dopo aver audito Amiat che per mancanza di soldi non potrà estendere la raccolta paorta a porta e, nell'ottica di comportamenti virtuosi, grazie all'imput degli attivisti del MoVimento che vivono la Circoscrizione e il territorio, si è pensato di scrivere una mozione per diffondere il vedemecum della raccolta differenziata della Città di Torino.

Non tutti i Comuni fanno la raccolta differenziata nello stesso modo ed è per questo motivo che spesso sorgono dei dubbi sul giusto conferimento del rifiuti, dubbi che grazie ad un documento ufficiale che il Comune già possiede possono essere placati.

Il problema dei rifiuti e i comportamenti virtuosi che si possono attuare riguardano strettamente l'impegno di due figure: amministratori e cittadini.

Il Coordinatore alla VI Commissione è favorevole alla nostra mozione concorda sullla riduzione dei rifiuti a monte che necessita della corretta identificazione del rifiuto.

La mozione quindi passa con il voto favorevole di maggioranza ed opposizione con il solo voto contrario del Consigliere Plazzotta della Lega Padana Piemont, Lista del Grillo, No Euro che ritiene "inutile fare manualetti".

E' giusto che le istituzioni spieghino, ai pochi cittadini che ancora non lo sanno, perchè è di fondamentale importanza l'impegno quotidiano della differenziazione del rifiuto, la diretta collaborazione porterà senza dubbio ad un buon risultato.

Un piccolo passo, al quale necessariamente in futuro dovranno seguirne altri.

ETERNIT = eternità

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"Benché sin dal 1962 fosse noto in tutto il mondo che la polvere di amianto, generata dall'usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico (oltre che alla classica asbestosi), a Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Broni (Pavia) e Bari la Eternit e la Fibronit continuarono a produrre manufatti sino al 1986 (1985 per Bari e 1992 per Broni), tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l'attività dello stabilimento e quindi accrescere i profitti."Wikipedia

La sentenza di oggi ha condannato a 16 anni di carcere ciascuno il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier, 91 anni, alla fine del processo Eternit.

Ma che cos'è questa sentenza rispetto alle interminabili bonifiche che dovremmo affrontare nei prossimi anni...a partire dai tubi degli acquedotti, i tetti di molte scuole, le coperture delle fabbriche.

Andranno in prigione alla loro veneranda età Schmidheiny e De Cartier?

Io preferirei restituissero tutto quello che hanno guadagnato e rimanessero a casa a meditare su quello che è successo, perchè si è arrivati così tardi alla chiusura degli stabilimenti.

Il capo d'accusa conteneva un elenco di 2.191 morti e 665 malati di patologie causate dall'amianto.

Sono numeri che fanno venire i brividi...

Mai un nome fu tanto approppriato: e chi se lo dimentica

Eppure manca qualcosa

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La vicenda dell’Opera Pia Lotteri, storica casa di riposo torinese, ritorna ciclicamente sui giornali da alcuni anni. L’Opera è una di quelle classiche istituzioni ottocentesche, fondata da un prete e finanziata nei decenni dalle donazioni del meglio della borghesia torinese; attualmente ospita alcune decine di anziani non autosufficienti, nel suo grande complesso di via Villa della Regina. A partire dagli anni ‘90, un po’ per una gestione poco attenta e un po’ per i costi delle ristrutturazioni necessarie per adeguare i vecchi edifici, l’ente ha cominciato ad accumulare debiti, fino al fallimento. Ma la storia è tutt’altro che chiara, e a metà dicembre siamo andati a discuterne direttamente sul posto col nuovo commissario dell’ente, l’ex assessore Marco Borgione.

Nel novembre 2007, sotto il peso di oltre sette milioni di euro di debiti, l’ente fu commissariato; la Regione, allora guidata da Mercedes Bresso, la affidò ad Adolfo Repice, al tempo segretario generale del Comune (il segretario generale è una figura tecnica ma assolutamente vitale, perché certifica la regolarità di tutto ciò che il Comune decide; e Repice era grande amico di Chiamparino).

Se ci seguite, il nome di Repice non vi è nuovo: è il signore che abita in un maxiappartamento di lusso in corso Massimo d’Azeglio 2, vista Valentino, che il Comune gli affitta ad equo canone; il Comune lo ricevette in eredità da una signora che voleva così finanziare borse di studio e garantirsi la manutenzione della tomba… qui vedete com’era ridotta, dopo una interrogazione e due interpellanze sono intervenuti. Alla fine del mandato di Chiamparino, Repice si trovò un’altra occupazione: lo stesso Chiamparino e l’attuale ministro Profumo contribuirono alla sua elezione a sindaco di Tropea. Peccato che dopo solo un anno l’abbiano cacciato pure da lì, dopo che Tar e Consiglio di Stato hanno riscontrato irregolarità in alcuni seggi elettorali della ridente cittadina calabrese.

Dunque, Repice tentò inizialmente di vendere la struttura, ma l’asta nel 2009 andò deserta; allora cercò qualcuno che se ne assumesse la gestione. La gara fu vinta dalla società Villa Maria Pia Hospital, del colosso Villa Maria Pia del ragionere romagnolo Ettore Sansavini, che forse alcuni ricorderanno da una memorabile puntata di Report; i più ignorano la sua esistenza, ma è uno degli uomini più ricchi del Paese. La società in questione offrì 14 milioni di euro per aggiudicarsi la gestione della struttura per quarant’anni; ci furono ricorsi da altre case di cura private, e si arrivò così al gennaio 2011.

Il 14 gennaio, il Tar respinge il ricorso e si potrebbe procedere; tra le mani di Repice, però, i debiti erano ormai esplosi a 16 milioni di euro - più che raddoppiati in meno di quattro anni. I creditori avevano dunque fatto partire le procedure di pignoramento, e il 25 gennaio era fissata l’asta giudiziaria per vendere all’incanto i beni dell’ente - essenzialmente il complesso di via Villa della Regina, ovvero vari edifici, in parte storici, e un pezzo di parco, in una delle zone più chic e costose di Torino - per coprire 11,9 milioni di euro di crediti.

All’asta arrivano tre offerte, e vince… Villa Maria Pia Real Estate, sempre dello stesso gruppo, che offre 13,5 milioni per la proprietà dell’intero complesso. Di fatto, pagando anche un po’ meno, in questo modo Villa Maria ottiene ben di più: immobili per complessivi 9000 metri quadri più giardini, in una zona di lusso. Vogliamo dire 3000 euro al metro quadro, perché sono da ristrutturare? Fa 27 milioni di euro. Ma se mai venisse autorizzato il cambio di destinazione dell’area, da casa di riposo ad appartamenti, il valore sarebbe di molto superiore: quanto vale al metro quadro un appartamento in via Villa della Regina angolo corso Lanza?

Nell’agosto, dopo che sono cambiate sia la giunta regionale che quella comunale, la Regione decide infine di ringraziare Repice e cambiare commissario, nominando Borgione. Egli si ritrova in una situazione difficilissima: il servizio tira avanti, gestito direttamente dall’ASL (anche perché così le rette, da 80 a 100 euro al giorno, possono essere usate per pagare i lavoratori e non i creditori), ma sempre in passivo (anche se minimo rispetto al passato) e senza prospettive chiare. L’ente ha 22 dipendenti, ma quattro aspettano la pensione e otto sono inabili agli sforzi richiesti dall’assistere anziani non autosufficienti (questi sono tra i motivi per cui la stessa casa di cura gestita in regime pubblico, con garanzie e sindacati di mezzo, accumula debiti, mentre gestita da un privato, con precari e cooperative di mezzo, genera utili). E, gentilmente, la nuova proprietà scrive al commissario che loro adesso sono occupanti abusivi e se ne devono andare.

E succedono altre cose strane: per esempio, esiste una legge che dice che un immobile di un ente pubblico destinato allo svolgimento di un servizio pubblico non è pignorabile, proprio per evitare situazioni come questa; ma l’opposizione al pignoramento viene respinta dal giudice, sulla base di una lettera di un funzionario regionale prodotta dai creditori.

Si arriva dunque all’inchiesta di questi giorni, che coinvolge Repice e il presidente del Tar Piemonte Bianchi, accusati di avere aggiustato le sentenze del gennaio 2011, in cambio di una raccomandazione alla Rai per il figlio di Bianchi. Se fosse vero sarebbe tremendo, ad esempio per la quantità di comitati di cittadini che hanno faticosamente raggranellato migliaia di euro per ricorrere al Tar contro delibere del Comune ritenute illegittime, per vedersi poi respingere il ricorso: ora tutti si staranno chiedendo se veramente tra Tar e Comune ci siano consultazioni prima delle sentenze.

Vedremo quali saranno i successivi sviluppi di questa vicenda, ma penso che ne abbiate capito il senso: sia sull’assistenza sanitaria che sul patrimonio storico degli enti di beneficenza girano cifre da capogiro, a fronte delle quali non ci si ferma davanti a niente; e sono cifre che quasi sempre vengono dalle nostre tasche o da quelle dei nostri antenati.

E’ per questo che vorrei aggiungere una postilla che, negli articoli scandalistici di questi giorni, non leggerete. Non vi sembra che in tutta questa discussione manchi qualcosa? Tra aste, inchieste, burocrazia, politica, business un elemento è scomparso, ed è quello che invece, visitando queste strutture, ovviamente colpisce per primo.

E’ il fatto che all’Opera Pia Lotteri ci sono tuttora decine di persone, che si trovano a trascorrervi gli anni che le separano dalla morte, spesso in solitudine, spesso in malattia, in ogni modo deboli, senza potersi difendere, con il solo aiuto di chi, nonostante tutto, nonostante la crisi e i tagli e le manovre, ancora si dedica a loro.

Se c’è un motivo per cui serve la politica, è proprio quello di difendere chi non può difendersi da solo, e ricordare che la grande macchina della sanità e dell’assistenza deve essere al servizio delle persone, e non il contrario.

Torino contro i pesticidi e la moria delle api

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È matematico: la prima volta in cui dici che abbiamo presentato un ordine del giorno in difesa delle api, c’è sempre qualcuno che si mette a ridere; qualche battuta scappa sempre. Eppure, quando poi spieghi l’argomento, tutti si rendono conto che la questione è estremamente seria.

Circa cinque anni fa, infatti, le api hanno cominciato a morire in massa, in certi casi fino al 90% delle colonie, senza che si capisse bene il perché. Se muoiono le api, non manca soltanto il miele; viene messo a rischio l’intero ciclo della natura. Dovremmo infatti tutti ricordare, sin dalle scuole elementari, che le api sono responsabili dell’impollinazione dei fiori e dunque della riproduzione delle specie vegetali, che a loro volta alimentano gli animali e infine l’uomo (direttamente dai Simpson, ricordiamo la catena alimentare dell’uomo). Niente api, niente natura, niente uomo.

A tutt’oggi non è chiara la ragione ultima di questa moria: i fattori sospetti sono molti, dagli OGM alle radiazioni dei cellulari. Tuttavia, le analisi hanno indicato la presenza tra le api morte di una particolare categoria di pesticidi “innovativi”, noti come neonicotinoidi, e utilizzati per “conciare” i semi del mais e di altre colture (barbabietole, patate) prima di seminarli, per renderli intrinsecamente resistenti ai parassiti. Vari studi scientifici sostengono che questi pesticidi intervengano sul sistema nervoso delle api e in sostanza le uccidano… e non è nemmeno chiaro cosa succeda al sistema nervoso degli umani che mangiano i frutti derivanti da questi semi.

Altri, comunque, sostengono che i neonicotinoidi non facciano poi così male: sono le multinazionali come Monsanto, Bayer e BASF, che li producono (ma se volete potete anche comprarli su Internet dalla Cina), e gli agricoltori che li usano. Sta di fatto però che, quando si è introdotto un divieto temporaneo e precauzionale di questi pesticidi, le api sono tornate a vivere.

Il divieto è stato via via prolungato, di anno in anno, ma è sempre a rischio di essere rimosso, grazie alle pressioni delle lobby sopra citate. Così a ottobre, dopo la manifestazione a cui abbiamo partecipato qui a Torino per chiedere l’ennesima proroga, ho pensato che anche la Città potesse prendere posizione. Ho dunque scritto e presentato un ordine del giorno, che è infine arrivato in votazione lunedì 30 gennaio, ed è stato approvato all’unanimità: la Città di Torino chiede ufficialmente al governo di rendere definitivo il divieto d’uso dei neonicotinoidi in agricoltura, senza condizioni.

Anche qui in Comune, superate le risatine, tutti si sono resi conto della gravità del problema: speriamo che altre città possano seguirci, e che - in vista della prossima scadenza del divieto provvisorio, fissata per il 30 giugno - si possa arrivare a un divieto definitivo.

Nevica, governo tecnico

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Quella del titolo è la battuta della settimana, che ovviamente a Palazzo Civico è stata molto movimentata; con tanto di due o tre commissioni andate buche per sparizione degli assessori, che Fassino ha mandato a sorvegliare lo spalamento neve in giro per la città, uno per Circoscrizione - per dire quanto erano disperati.

Decine di migliaia di torinesi sono infuriati per come è stata gestita l’emergenza neve; basta girare Facebook e forum per leggere tonnellate di insulti al sindaco. La macchina comunale ha retto fino a lunedì, ma tra martedì sera e giovedì mattina c’è stato un vero tracollo, con strade impercorribili, piccole Siberie in ogni periferia, ingorghi e incidenti ovunque, mezzi pubblici fantasma e ogni genere di problema (più sotto troverete una piccola rassegna di mie fotografie). Lega e PDL ci hanno marciato in ogni modo possibile; noi abbiamo scelto una linea diversa.

Invece di fare polemica, infatti, credo che sia utile individuare alcuni aspetti specifici che hanno funzionato particolarmente male, e con calma, nei prossimi giorni, segnalarli e pretendere che vengano affrontati per la prossima volta. Io comincio a elencarne alcuni: l’elevata quantità di condomini che non provvedono a pulire il proprio marciapiede, apparentemente senza che vi siano effettivi controlli; l’incomprensibile balletto di chiudo-apro-no,chiudo-no,apro le scuole, perdipiù senza coordinamento con i Comuni vicini; l’esistenza di terre di nessuno che non si sa chi deve pulire; la mancanza totale di pulizia delle piste ciclabili; l’indisponibilità di mezzi pubblici aggiuntivi da mandare in giro quando il traffico rallenta, per ridurre i tempi d’attesa che altrimenti salgono; la mancata pulizia dei parcheggi all’aperto; e l’incomprensibile scelta di sospendere la ZTL quando invece si doveva cercare di ridurre il numero di auto in giro (ma a Torino, si sa, qualsiasi scusa è buona per sospendere la ZTL). Allungate pure l’elenco.

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Mercoledì sera, stazione Re Umberto della metro: per arrivare lì dal Municipio ho impiegato oltre mezz’ora, dato che in via Milano secondo il pannello 5T non transitava niente (forse un 4 dopo venti minuti) e che ho atteso quasi venti minuti al gelo nella centralissima via Pietro Micca senza che passasse nemmeno un mezzo di nemmeno una linea in nessuna delle due direzioni; ho poi corso per prendere in via Arsenale un 15 visto apparire all'orizzonte. Finalmente giungo alla metro e trovo i tornelli aperti, e penso: guarda che sveglio l’assessore Lubatti, ha reso gratuita la metro perché è l’unico mezzo che gira. Invece no, i tornelli erano proprio rotti e spalancati per il freddo (secondo il giornale, sono poi andati col phon a scongelarli).

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Mercoledì sera, stazione Re Umberto (lato sud): questa scala mobile è rotta da tre mesi (io ho già fatto tre interpellanze in sette mesi sui malfunzionamenti della metro, l’ultima una decina di giorni fa). Certo che se devono subire pure cinque centimetri di neve, c’è da chiedersi come facciano ad aver mai funzionato; la Città da anni deve tirar fuori i soldi per realizzare la copertura delle uscite, ma preferisce buttarli in manutenzione straordinaria.

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Mercoledì sera: il primo tratto pulito è quello del mio condominio, quello successivo, davanti al giardinetto, è del Comune; la foto si commenta da sola. I primi pulitori comunali sono arrivati lì stamattina (sabato).

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Giovedì mattina, piazza XVIII Dicembre: una folla attende mezzi pubblici che sono una rarità (matematicamente, se aumenta il tempo di percorrenza e i mezzi in servizio sono sempre gli stessi, aumenta proporzionalmente il tempo di attesa).

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Giovedì mattina, via Pietro Micca: se sono così le strade più centrali, figuriamoci la periferia.

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Giovedì mattina, capolinea del 29 in piazza Solferino: la fermata chiaramente non è mai stata pulita da quando, cinque giorni prima, ha iniziato a nevicare.

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Venerdì mattina, corso Re Umberto: questa sarebbe una pista ciclabile che è anche il percorso pedonale di accesso alla fermata (geniale anche senza neve). Nonostante abbia smesso di nevicare da ventiquattr’ore, pare proprio che non sia passato nessuno a pulire.

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Venerdì mattina, pista ciclabile di via Bertola, il principale accesso ciclabile al centro da ovest. Mai pulita, il sentiero che vedete è stato conquistato dai pedoni. Su un forum però (non scherzo!) ho trovato uno che ringrazia il Comune, è un praticante di mountain bike e ha usato la pista per allenarsi al fuoristrada invernale…

Alla deriva

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Questo video lo abbiamo fatto a settembre con Alberto e Francesco per fotografare una realtà spesso non conosciuta, nonostante si trovi appena fuori i confini della città.

Sono arrivati in Italia, per lo più dalla Libia, dopo una traversata nel Mediterraneo, rimangono in attesa per mesi del riconoscimento di "rifugiati politici".

Nessuna certezza, lunghe attese e difficoltà ad integrarsi in una situazione di isolamento con grossi ostacoli per trovare un inserimento lavorativo, che spesso non è possibile a causa dell'assenza dello status che li autorizza a rimanere in Italia.

Arrivano a Lampedusa e, non si capisce bene con quale criterio, vengono smistati. Una parte viene mandata al CIE ( Centri di Identificazione ed Espulsione), una parte invece - i "fortunati" - vengono mandati in una struttura privata, pagata dallo Stato, dove vengono assistiti e possono fare la richiesta di asilo.

Dopo aver fatto la richiesta di asilo, rimangono in attesa del verdetto burocratico che li autorizzi eventualmente a restare. Spesso ci vogliono ben più di sei mesi per avere una risposta.

Pare un po' scarna la descrizione ma in verità è proprio così, ci è stata chiesta in Circoscrizione 1 di dare parere per l'approvazione di una variante parziale che introduce la possibilità di trasformare ad uffici anche i piani superiori al primo, delle abitazioni.

Inizialmente, mi è parsa più una sanatoria di una situazione magari già esistente, uffici che per svariate ragioni si collocano nei piani alti dei condomini dove il Regolamento Condominiale , mai rivisitato come la maggior parte dei regolamenti , lo permette.

Il parere dato dalla maggioranza PD, a cui per motivi ideologici diversi si associava la minoranza PDL, era che Torino era in un processo di trasformazione legata alle nuove infrastrutture della "Spina Centrale"e che quindi questi processi di rivitalizzazione della città coinvolgevano il settore delle attività commerciali e del terziario.Un atto definito di interesse pubblico .

La variante poi non prevedeva il VIA Valutazione di Impatto Ambientale perchè non si prevedevano nuovi volumi e non vi erano ambiti sottoposti a misura di salvaguardia e protezione ambientale.

Tutto questo premesso mi sono interrogata su alcuni aspetti:

-davvero Torino sta subendo un processo di rivitalizzamento o piuttosto giace in una crisi a partire dal suo Comune così indebitato?

- le abitazioni in centro ai piani altri potrebbero ancora essere affittate o vendute a privati visto che il loro valore ad uso ufficio aumenta considerevolmente?

- ha senso lo spopolamento della città in favore degli uffici, estremizzando si favorirebbe il capitale economico rispetto a quello umano?

-ci troveremmo come in alcune grandi città dove ci si possono permettere solo più piani terreni e cantine?

Nei dubbi che mi sono rimasti su questa OPERAZIONE HO DECISO DI VOTARE CONTRO.

Fermo restando che se modificherete il Regolamento di Condominio del vostro stabile, farete quello che volete,la variante parziale soggiace al regolamento.

La trasparenza e la maggioranza

| 9 commenti

Il lavoro del politico, se fatto bene, è molto diverso da quanto ci si immagina. Il politico infatti non dovrebbe, come attività principale, andare in televisione o pontificare sui grandi problemi del mondo, ma dovrebbe lavorare in modo approfondito sugli atti dell’organo in cui è stato eletto. Fatto come noi dall’opposizione, questo è un lavoro duro, invisibile e ingrato, in quanto comunque è difficile che la maggioranza poi approvi le tue proposte, e in quanto le persone che ti hanno votato raramente si accorgono di questo sforzo; alla fine molti ti giudicheranno per le tre righe imprecise (talvolta proprio false) che qualche giornalista diffonde in pubblico, e non per gli anni di lavoro istituzionale. Qualche volta, però, questo lavoro paga; ed è una soddisfazione.

Questa storia inizia dunque nel pomeriggio di venerdì 13 gennaio, alla conferenza dei capigruppo. In un clima da week-end imminente, ci viene presentato un atto mai visto prima, con un titolo lungo e non immediatamente comprensibile, con riferimenti ad altri atti e a una legge. Ci spiegano che è solo un adempimento formale, un adeguamento di un regolamento relativo a una vecchia legge, e che lo dovremmo esaminare oggi (venerdì alle 15) per poterlo votare subito in consiglio (lunedì alle 10).

La legge è la numero 441 del 1982, quella che rende obbligatoria la pubblicazione dei redditi e dei patrimoni dei parlamentari, e poi, per estensione, anche dei consiglieri comunali. Il nostro atto, ci viene detto, è ancora più nel segno della trasparenza: si vuole estendere l’obbligo anche alle persone che noi nominiamo nei consigli d’amministrazione delle varie partecipate, escludendo però quelli che non prendono un compenso, perché già ci fanno un favore e non li vogliamo costringere a rivelare i loro dati.

A me questa cosa non piace: lo scopo della trasparenza è anche verificare se a qualche amministratore venga, che so, regalata una casa a sua insaputa, e questo potrebbe accadere indipendentemente dal fatto di percepire un compenso. Inoltre, quando arriva un atto all’ultimo minuto, venerdì per lunedì, è naturale chiedersi il perché di tanta fretta.

Sabato mattina dunque approfondisco la questione e recupero il testo della legge. Scopro così altre cose; per esempio, che la trasparenza sui nominati è già prevista dalla legge, che però include anche una ulteriore figura, quella dei direttori generali. Preparo dunque sei emendamenti; due servirebbero ad allargare gli obblighi di trasparenza anche a chi non riceve compensi, altri due ad allargarli ai direttori generali delle partecipate, uno ad estenderli ai consiglieri di circoscrizione, e uno a garantire la pubblicazione sul Web delle informazioni su come accedere a questi dati, dato che altrimenti bisogna sapere che esistono e presentarsi di persona presso gli uffici. Lunedì mattina alle nove e mezza, ci presentiamo con i nostri emendamenti.

Lunedì pomeriggio, in consiglio comunale, la prima sorpresa: la giunta chiede di rinviare la delibera per approfondimenti. Nella settimana successiva, gli uffici mi avvertono che i due emendamenti relativi ai direttori generali sono secondo loro tecnicamente inammissibili, per questioni di titolarità della loro nomina. La delibera torna in aula lunedì 23… e quello che doveva essere un semplice adempimento diventa per la maggioranza un pomeriggio di passione.

Intanto otteniamo il primo risultato: la maggioranza sceglie spontaneamente di approvare il nostro emendamento sui consiglieri circoscrizionali. A me questo emendamento è particolarmente caro e lo dedico al consigliere circoscrizionale Gavino Olmeo, attualmente nell’UDC, ex consigliere comunale ed ex candidato alle regionali nel listino bloccato della Bresso (senza i “dannati grillini” a quest’ora sarebbe consigliere regionale). Nelle scorse settimane Olmeo ha più volte attaccato in pubblico la nostra consigliera di Circoscrizione 3, perché lavora per una associazione che (da prima che esista il Movimento) riceve finanziamenti dal Comune, guadagnando ben 400 euro al mese da precaria. Naturalmente noi non abbiamo niente da nascondere e dunque saremo lieti di leggere lo stato reddituale e patrimoniale di entrambi.

Ma la vera sorpresa si verifica quando si tratta di votare gli altri nostri emendamenti: cominciano subito a vedersi astensioni e smarcamenti. Al primo emendamento sui direttori generali, attimo di panico: la votazione finisce 17 pari. Emendamento respinto, ma per un solo voto! Peccato, penso io: ora capiranno che stanno scherzando col fuoco e si rimetteranno in riga. E invece no, al secondo emendamento sui direttori generali succede il patatrac: nonostante il parere contrario della giunta, nonostante il parere negativo sulla regolarità dagli uffici, nonostante il capogruppo del PD che invita a votare contro, la votazione finisce con 13 contrari e 16 favorevoli: emendamento approvato. Sui 25 teorici voti della maggioranza, tra assenze vere, uscite dall’aula, astensioni e voti favorevoli all’emendamento ne spariscono la metà; in pratica, vota contrario solo il PD e nemmeno tutto.

E’ la prima volta dall’inizio del mandato che la maggioranza “va sotto” e fa clamore, perché una cosa è che la maggioranza in blocco condivida una nostra proposta e la voti (da noi ormai succede abbastanza spesso) e un’altra è che mezza maggioranza voti diversamente dalle direttive del sindaco e del capogruppo. La seduta viene sospesa, mentre PDL e Lega rigirano il coltello nella piaga chiedendo alla giunta e agli uffici di spiegare cosa succede dopo l’approvazione di un emendamento “irregolare” (niente, va bene lo stesso).

Sarebbe bello se tutto questo fosse dovuto solo alla bontà della nostra proposta; in realtà non sarebbe successo se nella maggioranza non ci fossero tanti scontenti per i più vari motivi, da quelli che lo sono per questioni personali (ad esempio aver perso la corsa a un posto in giunta) a quelli che non concordano sul modo in cui Fassino si relaziona col consiglio comunale. E’ stato un messaggio trasversale interno alla maggioranza, ma noi siamo riusciti a muoverci tempestivamente, creare l’occasione giusta e usarla per raggiungere un nostro obiettivo, cioé un po’ più di trasparenza.

Sarebbe stato senz’altro più facile, come fanno i politici, dedicare il sabato mattina a rilasciare una intervista sulla manovra economica o direttamente andare a sciare; ma avremmo perso l’occasione. Credo che sia anche da queste cose che si valuta la capacità del Movimento di mantenere le proprie promesse.

Per qualche settimana in commissione pari opportunità si è discusso del tema della prostituzione. il tutto è nato a fronte di una proposta della Lega Nord approdata in commissione consiliare: un ordine del giorno che invitava il governo a discutere una proposta di legge (in particolare la proposta di legge Lussana) presentata dalla Lega stessa.

Pur riconoscendo l'importanza del tema, sia io che Vittorio abbiamo ritenuto che questa versione del documento fosse davvero invotabile per svariati motivi. Ad esempio il testo della proposta di legge Lussana, già nelle premesse stesse della proposta, aveva punti difficilmente condivisibili, quali l'inclinazione ad affrontare il tema come una questione morale e di decoro pubblico. Inoltre, un punto dell'impegnativa dell'ordine del giorno della lega faceva intravedere nella prostituzione una "interessante" fonte di entrata per i comuni che, vista la situazione finanziaria attuale tanto drastica, avrebbero dovuto, secondo i proponenti, compartecipare alle entrate.

Non volendo però ignorare l'importanza del tema e l'esistenza del fenomeno, in commissione, insieme alle altre forze politiche abbiamo affrontato la discussione, senza pregiudizi e non sul piano morale, proponendo tutta una serie di modifiche al testo, rendendolo una presa d'atto dell'esistenza del fenomeno ed un invito al parlamento a discutere le proposte di legge sul tema della prostituzione

Testo che alla fine abbiamo votato lunedì in consiglio a favore, riconoscendo la necessità di aprire un dibattito sul tema, senza farne una questione morale, cercando soluzioni che siano nell'interesse di tutte le parti coinvolte, soprattutto quelle più deboli, tutelandone la salute, difendendo la dignità della donna e cercando di contrastare i fenomeni di violenza.

Quanto riportato da alcune fonti giornalistiche, non solo è in contrasto con quanto emerso dalla discussione in commissione e in aula, ma è anche una strumentalizzazione, di chi, forse, il problema non vuole che venga affrontato in modo serio dalle istituzioni.

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