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La crisi c'è, è reale , i consumi o diminuiscono di quantità o lo devono fare per qualità rivolgendosi ,per quanto riguarda l'abbigliamento, esclusivamente al mercato asiatico.

Ma in netta contrapposizzione a un'economia globalizzata, dove non sappiamo più dove, cosa e come compriamo, che non ci dà nessuna possibilità di valutare anche solo la possibilità che il lavoro sia svolto da adulti piuttosto che da bambini, ecco che a Torino nasce spontaneamente una nuova forma di economia.

Inizialmente alcuni gruppi di mamme allestiscono, per la raccolta annuale fondi per la scuola Tommaseo ,un banchetto con tanti oggetti , collane, cappellini, sciarpe , realizzati con l'uncinetto o i ferri nei momenti di svago, chiaccherando tra amiche. E' un successo di vendita e di pubblico.

Ma la passione non si ferma e la sorella di una mamma della stessa scuola , incomincia a realizzare colli e sciarpe in pura lana italiana e la passione dilaga.

I prezzi sono buoni la qualità dei materiali ottimi, così rinunciare all'usa e getta" di un prodotto scadente è un passaggio più facile.

Anche per le graziose vie del centro prendono vita piccoli punti vendita di lana e in via San Massimo puoi trovare un negozio dove vendono cappottini per cani realizzati dalla proprietaria che li sferruzza proprio dietro al bancone.

E se proprio Ghandi, mentre parlava alle folle, filava e indossava gli abiti tradizionali indiani per salvare l'economia del suo paese, anche un gesto come autoprodurci qualcosa dell'abbigliamento o favorire lo sviluppo diun'economia locale, ha un grandissimo valore.

Se poi questi lavori diventassero corsi da seguire a scuola , come succede in questo periodoLavoro-a-maglia.jpg negli Stati Uniti, certo sarebbero più produttivi di quei videogiochi, che isolano, che tengono occupati per ore, senza vedere mai un risultato concreto, come invece può essere invece una calda sciarpa intorno al collo.

Nel giorno della memoria...

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Nel giorno della memoria vorrei anche ricordare i 500.000 Rom sterminati nei campi di concentramento .
Il giorno della memoria è di tutti
è un momento di silenzio per ricordare gli orrori commessi e pregare e lavorare perchè queste cose non succedano più e soprattutto non si faccia finta che non stanno succedendo. x

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Dalle elezioni di maggio sono passati poco più di 8 mesi ma considerando il mese intercorso fra l'elezione e l'insediamento e la lunga pausa di agosto, possiamo considerare 6 i mesi effettivi di attività consiliare al 31/12.

Il ruolo di consigliere implica moltissime attività di vario genere: in primo luogo la partecipazione alle commissioni e ai consigli, ma anche ai banchetti e alle riunioni serali, la preparazione degli interventi in aula, l'analisi dei testi presentati dalla maggioranza e la proposta e stesura di emendamenti, la stesura di nostre proposte, nonché interrogazioni alla giunta, la comunicazioni, la gestione delle relazioni con tutti i soggetti coinvolti e molto altro ancora.

Ho sempre cercato di riportare tramite facebook, i post sul blog del sito, i video e gli incontri, ciò che riguarda la nostra attività dentro e fuori dal Comune. Certe volte mi sono limitata a riportare delle semplici sfumature, altre volte sono stata più tecnica e specifica, altre volte ancora ho magari riportato uno spezzone di un articolo uscito su uno dei media locali.

Giunti a questo punto, però, ho ritenuto opportuno fare un resoconto più sistematico e dettagliato di tutte mie attività istituzionali protocollate in Comune (interrogazioni, interpellanze, proposte di delibere, proposte di mozioni, emendamenti).

Per questo motivo ho preparato un file che riporta riga per riga tutti gli atti presentati. Per rendere più fruibile il resoconto, accanto a ogni atto protocollato, ho anche riportato una brevissima spiegazione e, ove possibile, un link al documento presentato oppure al video della discussione (se c'è stata) avvenuta in aula.
(QUI IL DOCUMENTO: APPENDINO RESCONTO ATTIVITA AL 31_12_2011.pdf)

Come vedrete, la mia attività riguarda principalmente le commissioni che seguo ovvero la commissione I (Bilancio e Programmazione del Comune, Bilancio e Programmazione delle Aziende, Patrimonio, Economato, Personale e ordinamento degli uffici, Servizi Demografici, Polizia Municipale
), la V (Cultura, Istruzione, Sport, Turismo, Tempo Libero, Gioventù
), la Controllo di Gestione (vigila sull'operato dell'amministrazione) e la Diritti e Pari Opportunità.

Questi mesi sono stati davvero una bellissima esperienza e ammetto che, ogni giorno che passa, non faccio altro che imparare qualcosa di nuovo ed entusiasmante.
Ovviamente, senza il supporto e l'aiuto di molti, non sarebbe stato possibile portare avanti questa grande mole di lavoro.
Spero che i prossimi sei mesi saranno ancora più avvincenti, augurandomi anche da parte di tutti gli attivisti una partecipazione sempre maggiore.

PER VISUALIZZARE IL REPORT CLICCATE AL LINK DI SEGUITO:APPENDINO RESCONTO ATTIVITA AL 31_12_2011.pdf

Il Movimento e la cittadinanza ai figli degli immigrati

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L’immigrazione, si sa, è un tema che accende gli animi, e che io ho sempre cercato di affrontare senza pregiudizi e concentrandomi sui problemi concreti, a costo di beccarmi del razzista o del comunista da chi ragiona per dogmi ideologici (vedi una dottissima discussione da 585 commenti con me e il collettivo Wu Ming).

Lunedì, dunque, io e Chiara dovremo votare su un ordine del giorno del centrosinistra che esprime adesione all’appello di Napolitano e alla campagna L’Italia sono anch’io, che chiede la cittadinanza italiana automatica per chiunque nasca qui, anche se figlio di immigrati, e il diritto di voto alle elezioni amministrative per gli stranieri che risiedono qui da almeno cinque anni. Non stiamo dunque parlando di modificare i requisiti per poter immigrare in Italia, ma della situazione di bambini che attualmente, pur nascendo e crescendo in Italia con la cultura e la lingua degli italiani, devono fare tutte le scuole da “diversi” e attendere i 18 anni per diventare cittadini italiani, con l’obbligo di risiedere qui “ininterrottamente”: se a quattro anni vai a passare qualche mese dalla nonna che sta morendo, rischi che poi a 18 non ti diano la cittadinanza (è un caso che conosco personalmente) e che tu debba scegliere se vivere da straniero in Italia o tornare in un Paese di origine che praticamente non conosci.

Sapete che io non sono certo favorevole all’immigrazione senza regole o al buonismo verso gli immigrati delinquenti (o gli italiani delinquenti, o i politici delinquenti, o i rom delinquenti… il punto è il delinquere e non l’origine). Personalmente, rispetto alle proposte della campagna, avrei preferito qualche cautela in più per la concessione automatica della cittadinanza ai bambini; ad esempio che almeno un genitore sia residente in Italia da almeno qualche anno (come in Germania, dove gli anni di residenza sono 8) oppure che il bambino svolga in Italia almeno le scuole elementari, concedendogli la cittadinanza a 11 anni. Tuttavia, il problema è reale e improcrastinabile e tra la situazione attuale e quella proposta preferisco decisamente quella proposta; la soluzione alle difficoltà di integrazione dei figli degli immigrati non è escluderli ma è farli sentire orgogliosamente e pienamente italiani. Per questo motivo, personalmente io vorrei votare a favore dell’ordine del giorno e aderire alla campagna.

Io, però, rappresento il Movimento 5 Stelle e i cittadini torinesi che l’hanno votato, e dunque mi ritengo in dovere di portare una posizione collettiva e non personale. Per questo motivo, già martedì scorso ho iniziato un piccolo sondaggio su Facebook, da cui emerge una prevalente opinione favorevole, ma anche una serie di dubbi non da poco. La situazione si è complicata discutendone con gli altri gruppi e consiglieri del Movimento; da una parte vari gruppi locali hanno aderito anche formalmente alla campagna, dall’altra alcuni esponenti di punta sono contrari ad essa (potete leggere qui il ragionamento di Davide Bono). In Emilia-Romagna i due consiglieri regionali hanno votato a favore dell’adesione alla campagna (nonostante Repubblica abbia subito scritto il contrario…) ma non hanno partecipato al voto sull’adesione alle parole di Napolitano; linea concordata con i consiglieri regionali piemontesi.

I contrari all’adesione, pochi ma agguerriti, sottolineano anche questi punti di metodo: il problema è nazionale e non locale, dunque i consiglieri comunali non sono titolati a prendere posizione; un sondaggio su Facebook non è certo attendibile; nel programma comunale non si dice niente in merito (ovviamente, perché non è competenza comunale); nel programma nazionale idem (e questa è una mancanza da colmare). Qualcuno ha suggerito una votazione tra attivisti o tra eletti, ma questa è una soluzione “da partito” che è stata più volte (secondo me giustamente) sconfessata da Grillo. Insomma, detto che io devo pur votare qualcosa e che abbandonare l’aula mi sembra un triste mezzuccio politico, so che qualsiasi cosa io faccia ci sarà qualcuno pronto a gridare che ho tradito il Movimento e il mandato elettorale.

Credo di non poter fare diversamente da come sto facendo, e dunque, come sempre, usare Facebook e blog per sentire il maggior numero possibile di pareri da parte delle persone che mi hanno votato, e poi valutare e decidere secondo coscienza. Questo post vuole dunque sollecitare i vostri commenti sia sulla campagna, sia sul comportamento da tenere in quanto portavoce del Movimento 5 Stelle di Torino; lunedì prenderemo una decisione definitiva.

Il rettangolo rosso

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rettangolorosso.jpgPian piano nel tempo ci siamo resi conto (o forse no?) che il paesaggio della nostra Città e dei quartieri si è trasformata radicalmente.
La Circoscrizione 2 non moltissimi anni fa aveva campi agricoli e ampi spazi vedi che si sono trasformati in grandi palazzi e piccoli giardinetti.
Ancora ieri, in II Commissione, abbiamo parlato della costruzione di un edificio residenziale e un'area di servizi pubblici in Corso Tazzoli Via Paolo Sarpi.
L'area è edificabile ed il progetto presentatoci rispetta le regole del piano regolatore ma rispettare i cittadini e chi abita lì è ben altra cosa.
Per compensare il danno il progetto prevede un giardino pubblico la cui manutenzione sarà per sempre a carico dei costruttori e che verrà aperto al mattino e chiuso, in maniera automatica, la sera.
Protestano i residenti, accanto al futuro cantiere ci sono delle villette di inizio 900 che con la nuova costruzione non avrebbero più luce (hanno anche montato sui tetti dei pannelli solari) e privacy ed il tutto alimenterà un problema di viabilità già compromessa.
Ma il rettangolo non è l'unica "cosa rossa" della vicenda perchè il vero problema è il bilancio in rosso del comune che, come ormai sappiamo, svende il nostro territorio perché non ci sono più soldi, basti pensare che i residenti hanno chiesto tempo fa che le nuove costruzioni fossero basse (4 o 5 piani) invece avremo palazzi di 10 piani, questo perché, ci spiega uno tra i costruttori, il Comune guadagna di più se aumentano i piani.
Il rettangolo rosso fa incassare al comune circa 700 mila euro per la costruzione e 900 mila euro per l'area verde.
Oltre il rettangolo rosso c'è un problema di priorità che il Comune e la Circoscrizione devono spiegare, ci interessa di più il cittadino, il suo benessere e la tutela del nostro territorio oppure la priorità è quella economica?
Costruire non è obbligatorio, nel rettangolo rosso si può costruire non si deve obbligatoriamente costruire.
Sarebbe poi interessante capire se, dati alla mano, abbiamo davvero bisogno di nuovi appartamenti, forse il censimento in corso, che censisce anche gli edifici, ci dirà se Torino e la Circoscrizione 2 hanno la necessità di nuovi nuclei abitativi.
Il Comune manda tra i cittadini i tecnici, Ilda Curti, se pur invitata dalla Coordinatrice, non si presenta e così l'architetto non risponde al mio "intervento politico".
Credo però che sia necessaria un'opinione dei Coodinatori e non limitarsi a moderare l'aula: qual'è la linea guida della Circoscrizione? Piegarsi al volere del Comune sempre e comunque oppure ascoltare i cittadini? La priorità è fare cassa oppure tutelare il territorio? Lo chiedo nuovamente con la speranza di aver risposta per capire se ci saranno nuovi rettangoli rossi.

Se Fassino avesse avuto una banca...

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Il giorno dopo la dichiarazione di Fassino, della "coraggiosa" scelta dell'uscita della città di Torino dal Patto di Stabilità, abbiamo chiesto formalmente al Sindaco di venire in aula a riferire in merito alle motivazioni e alle conseguenze che ne derivano.

Allora il Sindaco lo aveva definito un patto "stupido" e aveva dichiarato: (http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/politica/articolo/lstp/436213/) " Rispettare i limiti ci avrebbe costretti a infierire un colpo durissimo al sistema economico della città - spiega Fassino -. Con questa scelta invece a fine anno pagheremo alle imprese 450 milioni offrendo loro una boccata d'ossigeno".

Incredibilmente, nell'arco di pochi giorni, il quadro dipinto da Fassino sembra però essere profondamente cambiato...Sarà la diversa platea....

A differenza di quanto avvenuto in conferenza stampa, in consiglio comunale , anche su sollecitazioni dei nostri interventi, Fassino ha dichiarato che l'uscita dal patto è stata in realtà una scelta obbligata dovuta al fatto che la città non era in grado di rispettare gli obbiettivi.

Dalle dichiarazioni di Fassino è emerso un quadro decisamente drammatico.

Nessuna garanzia da parte del governo su una mediazione per quanto concerne le sanzioni derivanti dall'uscita (-30 mln di € di trasferimenti, blocco delle assunzioni, diminuzione della spesa corrente). Insomma, un salto nel buio.

Dal resoconto del Sindaco è emerso che Torino non è più in grado di accedere al credito: la banca, che aveva garantito l'appoggio nell'operazione del prestito ponte per la vendita delle partecipate, ha in un secondo momento voltato le spalle al sindaco, negando delle entrate che avrebbero probabilmente fatto rimanere Torino nel Patto.

Non sono state convincenti le parole del Sindaco con cui ha individuato la via per l'esplicito obbiettivo di rientro nel patto il prossimo anno. Ha elencato quattro punti, che però non sono altro che titoli generici, per ora ben lontani da una strategia convincente e credibile: riduzione del debito, dismissioni (immobiliari e partecipate), aumento delle entrate correnti e diminuzione delle spese. Tutto e niente.

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Verticalife: Che viaggio del CUBO

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Sono apparsi come cubi di legno compresso abbandonati da qualche camion in posti strategici della città e ci rimarranno fino al 26 febbraio 2012, per poi essere donati alla Circoscrizione.

I cubi sono in P.zza Corpus Domini - P.zza Statuto - P.zza XVIII dicembre fronte Stazione Porta Susa - P.zza Duca d'Aosta - P.zza San Secondo. e sono assolutamente irrispettosi del contesto in cui sono stati posizionati e per nulla graditi ai cittadini.

Ma la loro storia inizia il 30 novembre in Circoscrizione quando, nonostante le mie proteste viene concesso il contriibuto di 3900 euro all'Associazione Verticalife

relativamente al progetto di una mostra fotografica che prevede la realizzazione di 5 installazioni collegate da un percorso di orienteering urbano e 5 serate/incontro sui temi della mostra stessa.

Il progetto presentato dall'A.S.D. Verticalife prevede la realizzazione di una mostra all'aperto con fotografie a carattere culturale/sportivo le cui tematiche si riconducono a viaggi realizzati in giro per il mondo e vengono proposti come un'occasione di fruizione di atmosfere esotiche soprattutto per quelle fasce di popolazione che non possono permettersi viaggi impegnativi in luoghi lontani.

Davvero solo con questa premessa io volevo bloccare il contributo perchè ritengo che fosse a quel punto più sensato pubblicizzare gli internet point delle biblioteche cittadine dove tutti, tramite internet, possono viaggiare dove gli pare.

L'obiettivo specifico dell'esposizione e del progetto nel suo insieme è quello di offrire la possibilità ai cittadini della Circoscrizione 1, e in particolare agli anziani e ai giovani, di essere trasportati in luoghi lontani e difficilmente accessibili.

Ora visto il tipo di installazzione, come si può far pensare di far viaggiare i cittadini con 10 fotografie?

Altra chicca del progetto "La sensazione che si vuole far vivere al cittadino è quella dell' esplorazione e dell'avventura che caratterizza i viaggi, raccontati con gli strumenti tecnologici innovativi e le applicazioni multimediali delle installazioni" e qui la tecnologia la voglio proprio vedere perchè cos'abbia di tecnologico un cubo di legno normalmente usato per l'imballo me lo devono spiegare.

Ultimo regalo le installazzioni verrano donate alla Circoscrizione come patrimonio mobiliare e anche qui mi piacerebbe sapere cosa se ne farà la Circoscrizione di questo bel dono.

Ritengo che la mia richiesta di vedere preventivamente le fotografie e anche il tipo di installazzione fosse doveroso per il Coordinatore che ha proposto il progetto, nulla di personale con l'Associazione che ha semplicemente presentato un progetto.

Questo perchè esistono progetti validi che vanno votati e con il contributo premiati ed è proprio responsabilità dell'amministrazione votare i buoni progetti e cassare quelli poveri di contenuti e di poca rilevanza culturale.

Ancora sugli attraversamenti pedonali

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Lo confesso: per molte settimane, man mano che l’incidente di corso Peschiera si allontanava nel tempo, ho pensato che anche questa volta lo Stato avrebbe “gettato la spugna con gran dignità”, come diceva De André. Infatti non vi era traccia dei colpevoli, né avevano alcun esito gli appelli a chi sapeva e li stava probabilmente proteggendo; dopo aver frettolosamente rimosso le strisce in quel punto, si erano soltanto più sentite polemiche strumentali tra politici sull’efficacia del tipo di ringhiere adottato.

Lunedì il consiglio comunale ha finalmente approvato all’unanimità la nostra mozione presentata il 17 ottobre, che chiedeva di censire e mettere in sicurezza tutti gli attraversamenti pedonali non semaforizzati sui grandi viali; dopo aver giaciuto per due mesi in attesa di discussione in commissione, giaceva in attesa di votazione in aula dal 12 dicembre; una volta la maggioranza non era pronta e ne chiedeva il rinvio, l’altra volta eravamo troppo presi dagli aumenti delle tariffe e non c’era il tempo di discuterne. Una mozione del consiglio comunale non cambia di per sé la realtà - è molto più importante la volontà concreta dei dirigenti comunali, che hanno il vero potere di fare le cose - ma è almeno un segno di interesse e una richiesta di impegno all’amministrazione, con in più l’obbligo di ritrovarsi dopo quattro mesi per verificare cosa è stato fatto. Io avevo invitato tutti i consiglieri a firmarla, se lo volevano, e comunque a votarla all’unanimità; e così è stato, senza distinzioni.

A margine della discussione, quando è venuto fuori che io avevo scritto la mozione due mesi prima dell’incidente, qualcuno ha platealmente suggerito che io portassi sfiga. In realtà, stavolta la coincidenza è stata positiva; il giorno dopo è stata annunciata la cattura dei responsabili, che non erano rom o immigrati (sui social network già qualcuno lo diceva) ma due tossici sardo-aostani, in corsa per procurarsi la dose, fuori di testa e senza un euro ma comunque con la macchina nuova. I vigili urbani hanno fatto veramente un gran lavoro, gestendo direttamente tutte le indagini grazie al proprio nucleo scientifico; sono partiti dall’elenco di tutte le Clio di quel modello (prodotto da poco più di un anno: sono 7600) e piano piano le hanno ridotte a 12 in base ai pezzi ritrovati e altre deduzioni; poi hanno mandato i vigili delle varie città a controllarle, e ad Aosta hanno trovato quella giusta.

So che l’assessore Lubatti, dopo l’incidente, aveva già iniziato a fare di suo quanto chiede la mozione, e che mi pare banale buon senso: censire tutti gli attraversamenti e per ognuno valutare cosa fare, se mettere un semaforo, dissuasori di vario genere, o transenne per bloccare il passaggio… o magari studiare qualche soluzione innovativa, come questa (la producono a Villarbasse). Intanto, stamattina aspettavo il bus a Porta Susa e ho visto ancora una volta un’auto aggirare le macchine già ferme alle strisce, proiettarsi in velocità sul passaggio zebrato e poi inchiodare evitando di un soffio il pedone che stava attraversando.

Alla fine quel che conta di più è il comportamento di chi guida; però un po’ d’attenzione organizzata, per eliminare i punti neri e per punire più regolarmente la guida pericolosa, potrà fare molto.

Torino sperimenterà il bilancio partecipativo?

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Questa settimana è approdata per la prima volta in commissione bilancio la nostra proposta di sperimentazione del "bilancio partecipativo".
La mia prima impressione è stata che molti consiglieri conoscessero ben poco o addirittura non avessero mai sentito parlare dello strumento, impressione confermata dopo una decina di minuti di dibattito.

Suddetta impreparazione, in parte, è giustificabile per due motivi: il primo è che non è stato facile spiegare in pochi minuti la proposta di mozione a soggetti che non conoscevano la materia (tanto è che credo di non essere stata del tutto compresa avendo dato per scontate alcune conoscenze); il secondo è che si tratta di uno strumento nuovo per la città di Torino.

Alcuni consiglieri hanno espresso palesemente contrarietà, definendolo uno strumento contrario al principio della delega rappresentativa, secondo il principio per cui "io eletto democraticamente non ho la necessità di far re-intervenire i cittadini direttamente nel decidere come spendere una parte del bilancio". Posizione diversa invece quella dell'Assessore che ha evidenziato alcuni limiti (che credo siano superabili) dello strumento in termini di applicazione, ma ha colto con interesse la nostra proposta.

Con la nostra proposta (qui il testo completo), come hanno già fatto molti altri enti locali, vogliamo far si che siano i cittadini tramite le circoscrizioni (che dovrebbero essere il reale strumento di interlocuzione dell'amministrazione con essi) a decidere, in un ambito predefinito, come spendere una parte delle risorse economiche dell'ente.

Altro non si tratta che di instaurare una forma di trasparenza, partecipazione, e condivisione con i cittadini. I modelli applicabili sono molti e si differenziano in base alle caratteristiche della città e del luogo di attuazione (qui potete trovare un breve resoconto in materia di Allegretti, uno dei maggiori esperti in materia), ma i benefici sono trasversali e molteplici:

- facilitare il confronto con la cittadinanza e promuovere scelte e decisioni condivise, riducendo anche i conflitti;

- permettere di rispondere in modo più efficace alle necessità dei cittadini, consentendo anche l'emersione di sofferenze e fabbisogni nascosti;

- favorire e permettere lo sviluppo della "cittadinanza attiva", coinvolgendo il Torinese nel processo della gestione pubblica attraverso forme di democrazia diretta;

Gli enti locali che in Italia lo hanno già sperimentato sono molti, eccone alcuni esempi: Reggio Emilia, Pescara, Paderno Dugnano, Nola.

Torino sarà la prossima città tramite le sue circoscrizioni?

Ad oggi l'Assessore si è impegnato a discuterne con i presidenti di circoscrizione, che dovrebbero, di fatto, attuare la sperimentazione su indicazione del comune.

La mozione è rimasta pertanto sospesa in commissione bilancio, in attesa di approfondimenti ed emendamenti.

Vi aggiorneremo sugli sviluppi.

M'iscrivo ai terroristi

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C’è un motivo per cui la politica tutta, da destra a sinistra, ha montato in questi primi giorni dell’anno una imponente e unanime campagna mediatica contro la rivolta anti-Equitalia e contro qualsiasi tentativo di capirla; e non è certo per via della violenza, che i vertici dello Stato italiano, dagli anni di piombo alla Valsusa, non si sono mai fatti problemi ad usare quando gli conveniva.

Da che mondo è mondo, difatti, esiste una sola cosa veramente in grado di rovesciare regimi e di scatenare genuine e inarrestabili rivoluzioni di massa (non colpi di stato organizzati dall’esercito e/o dalla CIA, come le “rivoluzioni colorate”). Non è il terrorismo, che anzi è solitamente usato come scusa per rinsaldare il potere, non sono le manifestazioni di piazza, che il giorno dopo sono già dimenticate, e non è la politica, i cui tempi di azione sono molto più lunghi. E’ il rifiuto di pagare le tasse.

I regimi, più o meno democratici che siano, mantengono i propri privilegi e il proprio stesso potere grazie al flusso ininterrotto di denaro che milioni di persone alimentano ogni giorno, e che permette di pagare i servi e i militari. Quando l’economia va in crisi, il flusso si riduce di suo; i servi cominciano a lamentarsi e i militari a restare senza benzina. A quel punto al regime non resta che spremere al massimo i contribuenti; se la spremitura diventa insostenibile, i contribuenti dicono basta e il regime, anche se spesso a costo di caos, violenze e guerre civili, finisce.

In Italia questo in sostanza non è mai successo. Quella parte del Paese che paga le tasse e mantiene tutti gli altri è stata allevata per essere contemporaneamente imbelle, egocentrica e piena di sensi di colpa: incapace di ribellarsi, incapace di unirsi su un obiettivo comune senza farsi comprare dopo cinque minuti, e incapace di capire che servire lo Stato è un dovere solo se lo Stato è lì per servire i cittadini. Chi evade per scelta in Italia lo fa generalmente per rubare, non per protestare, anche se è pronto a sostenere l’opposto. Gli onesti, invece, oltre ad essere spesso messi in condizione di non poter fisicamente evadere, sono stati educati a stare zitti e subire qualsiasi cosa.

E’ per questo che i pacchi bomba e i proiettili inviati ad Equitalia, per quanto sbagliati siano, fanno davvero, per la prima volta, paura alla casta. Perché sono troppi per essere mandati solo dai soliti “anarchici”, e perché un vero evasore non minaccia, ma cerca di venire a patti o di ungere qualche ruota. Chi manda quei proiettili è con tutta probabilità un cittadino incensurato, reso furioso dalla frustrazione di dover scegliere tra il rinunciare al proprio onore e al rispetto per la legge e il morire di fame per pagare una banda di incapaci e disonesti che ha catturato lo Stato. E così, come il leggendario Magnotta, si iscrive ai terroristi.

E ora dite anche a me che sono un terrorista: presto saremo milioni.

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