Archivio

Shangholla

| commenti

Esistono spesso, nelle grandi città, degli angoli di vecchia campagna dimenticati dal tempo, rimasti ai margini della metropoli; vecchi borghi contadini di un pugno di case e cascine, con le vie strette e tortuose, le case basse, gli orti e i cortili sterrati, fuori dal tempo moderno. A Torino c’è Villaretto e c’è Bertolla, un posto che mi ha ricordato intensamente quel villaggio di contadini cinesi nei campi alla periferia di Shanghai che avevo visitato poco più di un anno fa.

Stamattina siamo andati a Bertolla e c’è un’altra cosa che mi ha ricordato Shanghai: se appena si esce dal borgo e si va in mezzo ai prati, dovunque si rivolga lo sguardo c’è una gru che sta costruendo qualcosa. A sud c’è il canale dell’AEM e poi il Po, ma a ovest, a nord e a est si vedono solo, vicine e lontane, enormi gru che tirano su palazzi, fino all’orizzonte.

Che cosa succede? Per i torinesi, Bertolla era il borgo dei lavandai; e infatti, basta piantare un palo in terra perché venga su l’acqua della falda, e il verde è rigoglioso anche perché viene sommerso ad ogni alluvione del Po e della Stura. Eppure qualche anno fa, di concerto tra autorità di bacino, Regione e Comune, sono stati rimossi i vincoli idrogeologici che impedivano di costruire nella zona, in cambio della sopraelevazione di un paio di metri degli argini.

E si è cominciato a dare i permessi per palazzi di quattro piani più sottotetto, ovvero alti e grossi il doppio delle altre case della zona, situati a poche decine di metri dal canale AEM (che, essendo artificiale, non prevede fasce di rispetto perchè teoricamente controllabile con le paratie… ma se il Po in cui sbocca è in piena, hai voglia ad aprire le paratie). E ora si pensa a una variante che permetterebbe di costruire 27 palazzi per circa cinquemila nuovi abitanti, piazzandoli nei vari pezzetti di campo ancora non costruiti, in cambio di un triangolo di prato che peraltro già oggi esiste.

Oggi ho assistito a un dialogo tra sordi, tra gli abitanti e i tecnici del Comune. Gli abitanti chiedono che senso abbia espandere la città fino a soffocare il loro borgo, rivendicano di aver scelto di vivere lì proprio per stare come in campagna, sottolineano che a Torino non c’è necessità di case, e comunque che, argine o non argine, una volta ogni dieci anni la zona si allaga e tutto questo nuovo cemento certo non aiuterà. I tecnici del Comune ribadiscono che in base al piano regolatore i proprietari dei terreni hanno il diritto di edificare, che alla fine ci sarà un ampio parco, che se il vincolo idrogeologico è stato tolto vuol dire che non ci sono rischi.

C’è un punto su cui proprio non ci si capisce: il cittadino si aspetta che il Comune decida se in quel punto lì servono o non servono altre case, che le blocchi se sono brutte o semplicemente inutili. Ma lo Stato italiano (al grido di “siamo un paese libero”) non la pensa così; a prevalere è il diritto di proprietà privata di ogni proprietario di terreno, del quale fa parte anche la cubatura che egli potrebbe costruire in base al piano regolatore. Sta alla libera scelta del proprietario, e non del Comune, se costruire oppure no; come ha detto un consigliere comunale, “altrimenti sarebbe una dittatura dello Stato”.

Se a un certo punto (nel nostro caso a metà anni ‘90) la Città approva un piano regolatore che prevede di poter costruire tot metri cubi su quel terreno, non si può praticamente più tornare indietro; sottrarre cubatura, ancorché non costruita, è equiparabile a un esproprio che va adeguatamente compensato dalle casse pubbliche. Si potrebbe fare un nuovo piano regolatore con cubature più basse, ma nella decina d’anni che servono per approvarlo tutti i proprietari, non essendo fessi, cominciano a costruire di corsa.

E’ qui che il dialogo tra sordi si fa più assurdo: perché per il Comune, in fondo, Bertolla è solo l’ultimo di una lunga lista di borghi rurali che negli ultimi centocinquant’anni sono stati inglobati dentro Torino, assediati dai palazzoni e infine rasi al suolo e ricostruiti “moderni”. Anzi, questi abitanti per alcuni consiglieri erano pure pretenziosi: perché tu, che ti sei comprato la bella casetta con l’orto a 2500 euro al metro quadro in un angolo di paradiso, dovresti condizionare la crescita della città? Perchè gli altri torinesi che vivono in mezzo ai palazzoni dovrebbero tirar fuori dei soldi o rinunciare ad entrate per ridurre le cubature attorno a casa tua, per preservare il tuo borgo?

In effetti, il Comune continua a ricevere petizioni “no palazzi” assolutamente sacrosante, ma firmate in gran parte da persone che hanno votato allegramente un sindaco che ha come punto di programma la trasformazione urbanistica come motore dello sviluppo di Torino - far girare soldi costruendo palazzi al posto di fabbriche e prati - salvo poi indignarsi quando la cementificazione arriva sotto casa loro; ma non si può salvare l’albero se non ci si preoccupa sin dal principio, culturalmente e politicamente, di sostenere la conservazione della foresta.

Nel caso di Bertolla, però, siamo veramente alla via Gluck; a persone che dicono apertamente “stop al consumo di territorio” contro un Comune che parla solo di diritti edificatori e oneri di urbanizzazione; all’incapacità collettiva di difendere i pochi ambiti non troppo devastati dalla crescita continua della città. Solo che, in più, Torino non è Shanghai, e non si capisce davvero di che crescita dovremmo parlare.

Salviamo i servizi pubblici di Torino

| 9 commenti

Nessuno lo sa, eppure è vero: nel giro di un paio di settimane Torino perderà di fatto il controllo dei propri servizi pubblici. Già lunedì 7 novembre in Consiglio Comunale PD, SEL, IDV e Moderati approveranno la cessione del 100% di Amiat, TRM (inceneritore) e GTT alla holding Finanziaria Città di Torino SpA, la quale ne darà in garanzia una parte per ottenere dalle banche un prestito che verrà girato al Comune per tappare i buchi del 2011 e del 2012. La finanziaria provvederà poi a vendere entro marzo a privati il 40% di queste aziende, ripagando il prestito (se tutto va bene).

Non vi tragga in inganno il fatto che il Comune tratterrà (per ora) il 60% delle quote. Questo è già avvenuto in altri casi di privatizzazione, come l’aeroporto e le farmacie comunali; in entrambi i casi, però, è stato stipulato un patto parasociale per cui a comandare è il privato. Di fatto è un ulteriore favore: il privato paga per il 40% ma comanda per il 100%. L’unica banca disposta a finanziare l’operazione - Unicredit - ha chiesto di controllare addirittura l’intera holding.

I rifiuti finiranno quasi certamente nel calderone Iren - e se oggi è difficile farsi ascoltare da Amiat per le strade sporche o i cassonetti mancanti, figuratevi quando dovrete chiamare un call center a Reggio Emilia. La TARSU aumenterà senz’altro, visto che attualmente il Comune paga ad Amiat meno di quanto costa il servizio di raccolta; ora Amiat compensa con altri guadagni, ma un privato certo non lavorerà in perdita. L’inceneritore, una volta privato, avrà come unico obiettivo bruciare qui più rifiuti possibile. I trasporti finiranno come l’aeroporto, dove da dieci anni comanda Benetton che ha trasformato lo scalo in aerogrill: pochi voli e tanti negozi, utili elevati per gli azionisti, e i torinesi costretti a volare da Malpensa o da Bergamo.

Perdipiù, questa privatizzazione avviene a pochi mesi da un referendum votato da 27 milioni di italiani, che diceva esattamente l’opposto: i servizi pubblici essenziali devono rimanere pubblici. Il 14 settembre, zitto zitto, il governo ha reintrodotto la norma abrogata dal referendum, obbligando a privatizzare entro marzo. I partiti che governano Torino, che a giugno erano in piazza a farsi belli con il voto degli italiani, ne sono stati talmente addolorati che il 7 ottobre avevano già approvato in giunta la privatizzazione.

Ma da qui a marzo non saranno in vendita solo le nostre aziende, ma quelle di tutta Italia: una vera svendita in blocco del patrimonio pubblico, che ovviamente comporterà incassi bassissimi per i Comuni, e grandi guadagni per i privati che compreranno. I soldi incassati pagheranno qualche debito e poi saremo da capo. Anche chi non ha pregiudizi di principio contro i privati deve riconoscere che questo è un pessimo momento e un pessimo modo per privatizzare.

Lunedì pomeriggio, insieme al comitato referendario per l’acqua pubblica e a quello contro l’inceneritore, abbiamo organizzato un primo presidio sotto il Municipio; lo ripeteremo il 7 novembre. Ma è la città che deve svegliarsi, nonostante il silenzio complice dei mezzi di informazione. Invece di farsi da parte, i politici svendono la città per mantenersi il castello dorato ancora per un po’. E quando ci saremo venduti tutto?

Via Di Nanni: La riqualificazione inutile

| commenti


I commercianti della zona pedonale di via di Nanni lamentano diversi problemi e si sentono frustrati nel doverci comunicare che molte delle loro lamentele non sono mai state accolte dalla giunta comunale.
Quella che dovrebbe essere una zona pedonale, di notte, ma in certi casi anche di giorno si trasforma in un vero e proprio parcheggio a cielo aperto. In più occasioni gli abitanti dell'area hanno richiesto l'intervento dei vigili che secondo l'opinione di molti sarebbero intervenuti solo in rari casi.
Inoltre sembrerebbe che su tutta l'area ogni anno venga effettuata una manutenzione piuttosto scarsa dai costi esorbitanti (circa 250 mila euro). Attraversando la via in pieno giorno si notano tombini che si aprono, bidoni della spazzatura quasi inesistenti e infine per completare l'opera un' immensa fontana dalle forme ambigue e completamente inattiva che i cittadini disprezzano.
Due milioni di euro di soldi pubblici per una via di cui tutti si lamentano, motivando varie ragioni:
La fontana ha rimpiazzato il vecchio toretto, portando via spazio agli alberi, alle panchine, ma sopratutto agli ambulanti. Quando era in funzione a causa della sua forma geometrica imperfetta l'acqua tendeva a zampillare e a fuoriuscire e nei periodi invernali, questo comportava la formazione di un tappeto di ghiaccio sul terreno.
Tutto quello che chiedono i commercianti di via di Nanni è che per ora questa fontana venga rimpiazzata dal vecchio toretto, che la manutenzione effettuata possa essere eseguita a basso costo ripristinando i vecchi tombini al posto degli attuali tombini altamente tecnologici, ma sopratutto altamente costosi e inefficienti. Infine, richiedono che nei punti di accesso della via siano posti due piccoli pilastri, in modo da non consentire l'accesso alle vetture.

Una risata seppellirà il Tav

| commenti

Si erano proprio sbizzarriti, i politici torinesi, nell’associare il movimento No Tav alle violenze di Roma, nel descrivere uno scenario in cui centinaia di violenti d’Italia e d’Europa si sarebbero radunati a Giaglione per la manifestazione di oggi. Cota: “Abbiamo ragione di ritenere che ci sia una strategia per ripetere la violenza che abbiamo visto a Roma”. Fassino: “Il prefetto faccia luce sui black bloc in valle, le violenze di Roma siano un monito per tutti”. Saitta: “Il movimento No Tav annuncia di fare azioni eversive”. Idem i giornali, a partire da Repubblica: “I No Tav violenti pronti alla lotta”.

Tutto questo era sfociato in un imponente schieramento di 1700 agenti (pagati da tutti noi) e in una assurda ordinanza del questore che vietava di fatto il corteo: prevedeva “il divieto di accesso a tutti i sentieri… che conducano all’area di cantiere” e “divieti di transito ed accesso nelle strade comunali di Giaglione per Frazione San Rocco e Frazione San Giovanni”, quelle che portano a Chiomonte, con tanto di sparata: “le aree oggetto di divieto saranno comunque precluse da sbarramenti invalicabili”.

Oggi, il movimento No Tav non ha solo battuto lo Stato: l’ha reso ridicolo. Ha svilito politici e giornalisti, perché diecimila persone a volto scoperto sono sfilate per valli e sentieri, si sono schierate a due metri dal cantiere, hanno attraversato interi schieramenti di poliziotti senza che volasse in aria nemmeno una castagna - altro che black bloc e violenze.

E ha svilito i tutori dell’ordine: diecimila persone hanno imboccato tranquillamente la strada di San Giovanni, fregandosene del questore. Hanno attraversato la frazione, preso i sentieri vietati, tagliato la prima rete di recinzione, con la semplice forza del numero. Hanno aggirato il secondo sbarramento prendendo i sentieri, chi sotto verso il fiume, chi sopra verso la montagna.

giaglione1.jpg

A quel punto (13:05) la Digos ha detto ai giornali che il primo “sbarramento invalicabile” non era poi così importante, era “simbolico”, ma il terzo sbarramento, il ponticello sul rio Clarea, era insuperabile: “Il limite è inviolabile, chi tenterà di superarlo sarà denunciato”. Non hanno fatto nemmeno in tempo a dirlo e hanno scoperto che il corteo era già alle loro spalle, attraversando il rio presso uno dei tanti guadi. Si sono dovuti arrendere; mezz’ora dopo migliaia di persone erano davanti e dentro la storica baita “abusiva”, tre chilometri dentro la zona rossa e dentro l’area ufficiale del cantiere, dove hanno allegramente organizzato una grande polentata.

La polizia ha chinato la testa e ha addirittura rimosso i suoi stessi sbarramenti, permettendo il deflusso dei manifestanti per la via maestra; una marea umana ha sciamato sul ponte del Clarea in mezzo a uno schieramento di poliziotti scornati, a cui peraltro va la mia solidarietà, perché la figuraccia è solo la conseguenza delle scelte insensate dei loro capi e dei politici.

giaglione2.jpg

Il movimento No Tav ha dato una grande prova all’Italia: con la disobbedienza civile, nonviolenta e determinata di migliaia di persone unite, anche le barriere militari diventano inefficaci. Ora gli uomini dello Stato dicono che i divieti da loro imposti erano simbolici, che in fondo non è stata violata l’ultima recinzione interna del “cantiere” (che, ricordiamo, è solo un piazzale pieno di camionette, perché non c’è traccia di lavori in corso, e peraltro occupa terreni privati mai espropriati ma occupati grazie a una ordinanza “di emergenza” che si trascina da mesi), che se non è successo niente è merito di politici e questure (dopo che hanno soffiato sul fuoco per una settimana).

Così facendo, si rendono sempre meno credibili, da soli. Se sapremo mantenere questa via, presto lo Stato saremo di nuovo e davvero noi; e una risata seppellirà il Tav.

Alla faccia dei referendum!

| 2 commenti
beni_comuni.jpg

Oggi è iniziato l'iter di discussione della delibera Comunale che prevede una nuova ondata di privatizzazioni, fortemente incentivata  dalla manovra finanziaria di agosto e fortemente condizionata dalla drammatica situazione debitoria Torinese. 

La delibera prevede che la Città conferisca alla Finanziaria della Città di Torino aziende vitali quali Amiat, GTT e TRM, con la conseguente vendita del 40% delle quote.
 
Al di là delle perplessità sull'operazione, ci preoccupa seriamente il rischio di perdere il controllo su questi servizi, data la loro importanza, e le nostre perplessità sono ancora più forti e fondate alla luce degli esiti del referendum abrogativo del 12-13 giugno, a cui hanno partecipato ben 27 mln di persone che hanno espresso chiaramente la loro posizione in merito alle privatizzazioni, quesiti a cui hanno risposto in modo affermativo la maggioranza dei cittadini e che avevano per oggetto non solo l'acqua, ma tutti i servizi pubblici locali.

Quanto previsto dalla manovra finanziaria di Agosto è uno schiaffo alla democrazia e alla volontà popolare e, nonostante sia stato di fatto creato un meccanismo che spinge fortemente le dismissioni, riteniamo che tutte le amministrazioni che hanno sostenuto i requisiti referendari nel momento del successo debbano oggi tenerne conto e agire di conseguenza.
Siamo consapevoli del fatto che ci sia una carenza di risorse e che le casse comunali vivano una situazione drammatica e non rinneghiamo che ad oggi, nel mondo delle partecipate e più in generale del patrimonio del comune di Torino, vi sia la necessità di effettuare interventi in termini di efficienza ed efficacia.

Questi però non si ottengono necessariamente con la svendita che genererebbe introiti una tantum, non risolvendo la situazione economica del Comune, rischiando inoltre di compromettere la qualità ed il costo dell'erogazione dei servizi cittadini, come già avvenuto in privatizzazioni passate.

Lunedì 24 ci sarà un presidio presso Palazzo Civico
Non permettiamo al Comune di vendere GTT - AMIAT - TRM

Invitiamo tutti a partecipare dalle ore 15 alle ore 18 per manifestare il proprio dissenso.

IL VOTO DEL REFERENDUM VA RISPETTATO


Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle Torino
Chiara Appendino - Vittorio Bertola

Il salmone controcorrente

| 2 commenti

Salmone.jpg
Nel bel mezzo di una insospettabile capigruppo capita che qualcuno decida di affrontare un colossale problema per la Circoscrizione 2..."facciamo pochi Consigli, questo mese abbiamo in calendario solo 11 incontri (= 11 gettoni di presenza) e quindi potremo farne di più, almeno 14 come dice il Comune"

In realtà il Comune non dice che dobbiamo calendarizzare 14 incontri tra Consigli, Commissioni, e Capigruppo ma che un Consigliere di Circoscrizione non puo' avere più di 14 gettoni di presenza.

Non sono riuscita a trattenermi e, anche se non era il mio turno per intervenire in assemblea, ho cercato di far capire a tutti che mi sembra essenzialmente inutile fare più Consigli se, ordine del giorno alla mano per il prossimo Consiglio, abbiamo 4 punti da affrontare e niente da deliberare. Ricordo inoltre ai gentili consiglieri presenti che le Commissioni sono un susseguirsi di Coodinatori che ci ricordano che non ci sono sold,i che alcuni progetti importanti li tagliano gli Assessori altri possono essere finanziati fino a Dicembre e poi si vedrà e noi cosa facciamo? Aumentiamo Consigli e Commissioni, proprio quelle Commissioni che vedono il valzer dei Consiglieri che firmano ascoltano per un quarto d'ora ed escono in cortile oppure vanno a casa, fanno una domanda o una considerazione e poi vanno via e quando il Coordinatore risponde loro non sono più in aula.

Aggiungo che forse sono inesperta ma che se avessi avuto la fortuna di avere un collega Consigliere del Movimento dentro al Consiglio ci saremo divisi le Commissioni e non come fanno i gruppi più numerosi o la maggioranza che presenziano in massa, ogni Consigliere che firma costa circa 60 Euro, quindi BASTA bisogna fare Commissioni che abbiano senso e con più punti all'ordine del giorno e così anche per i Consigli modificando il regolamento che al momento ci impone di inserire solo un documento per gruppo consiliare.

Raso mi invita a rinunciare sempre ai gettoni così poi loro con quei soldi vanno a mangiarsi una pizza alla faccia mia, tanto lui deve rispondere ai suoi elettori, aggiunge che comunque se va fuori dall'aula durante le Commissioni è per parlare con i colleghi o con qualche elettore che va a trovarlo....

Gli fa eco il Presidente Punzurudu che dice di essere sempre in ufficio quando ci sono le Commissioni e quando esce sì vede i Consiglieri fuori ma parlano di cose inerenti alla Circoscrizione e comunque " guarda quanti siamo Imbesi, solo tu non vuoi più Commissioni"

Lunedì l'assessore Passoni ha risposto ad una delle nostre tante interpellanze. Chiedevamo spiegazioni in merito all'assegnazione di un appartamento di ben 190 mq con vista parco in Corso Massimo D'Azeglio 2 al Dott. Repice per un affitto di circa € 1.000 al mese.

Come mai questo interesse da parte nostra in merito all'affitto di un locale? Oltre al valore a nostro avviso decisamente basso ci sono svariati motivi...

Innanzitutto per il soggetto a cui è affittato l'immobile...Il Dott. Repice non è altro che l'ex Segretario Generale, nonché ex Sindaco di Tropea, Commissario della casa di riposo Opera Pia Lotteri, ex segretario dell'Agenzia per la Mobilità Metropolitana, ex Segretario del Consorzio Associazione d'Ambito per il Governo dei Rifiuti, ex Revisore dei Conti degli Ospedali Cto e Maria Adelaide ed infine ex Componente Nucleo di Valutazione della Regione Piemonte. Insomma, un personaggio "poco noto" al mondo politico...

E poi per la particolarità dell'immobile...Il Comune di Torino ne è entrato in possesso grazie alla donazione di una Signora che nel suo testamento aveva provveduto a nominare Comune di Torino erede dei suoi beni siti in Torino. Tra questi vi era anche quest'alloggio, di cui la donatrice ha vietato la vendita e la cui rendita è vincolata a quanto indicato nel testamento: "per istituire uno o più premi annuali per l'arte, da assegnarsi ad uno o più artisti italiani o stranieri, particolarmente insigni nel campo della pittura, scultura, architettura".

Sempre nel testamento la Sig.ra Baccigalupi aveva anche specificato che il Comune di Torino "avrebbe curato la manutenzione dei loculi ove riposano, nel Cimitero Monumentale, Madre e Fratello".

Oltre a chiedere maggiori dettagli sull'operazione, abbiamo chiesto maggiori dettagli in merito all'affitto (mi chiedo chi affitta 190 mq a 1.000€ al mese in una delle zone più belle di Torino), nonché una verifica su come fossero state utilizzate queste risorse in modo dettagliato, dato il vincolo estremamente chiaro e specifico della donatrice.
Le risposte non sono state del tutto soddisfacenti, quindi seguirà un'ulteriore interrogazione...

Un piccolo risultato forse però lo abbiamo ottenuto... Nell'interpellanza chiedevamo se l'amministrazione era a conoscenza dello stato in cui versava la tomba della donatrice, ovviamente pessimo. Pare che l'Assessore Passoni abbia segnalato la questione alle Società che Gestisce il Cimitero Comunale...Meglio di niente anche se pensavamo, a fronte del continuo rinvio della risposta da parte dell'assessore, che stessero prendendo tempo per metterla a posto...

Nel frattempo tramite giornale (articolo di cronaca qui) il Dott. Repice ci ha fatto capire di non aver per nulla gradito la nostra interpellanza...

Se Berlusconi teme le cinque stelle

| commenti

Mi hanno chiesto un commento alle dichiarazioni di Berlusconi relative al Movimento 5 Stelle, quelle in cui, a valle del voto in Molise, Berlusconi dice che Grillo è il suo miglior alleato perché prende il 95 per cento dei suoi voti a sinistra.

Potrei dirvi che io conosco piuttosto bene i nostri elettori, che parlo con loro continuamente, in rete e per strada, e che so benissimo che per la maggior parte di loro l’unica alternativa sarebbe l’astensione, e che comunque ce ne sono parecchi che prima votavano Lega o PDL. Ma preferisco spiegarvi meglio il meccanismo: secondo voi, perché Berlusconi dice una cosa del genere?

Sappiamo che la strategia migliore per combattere un nuovo avversario, nell’era mediatica, è ignorarlo, perché ciò di cui non si parla sui media non esiste; solo se la strategia fallisce si passa al confronto diretto (vedi il noto aforisma di Gandhi “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.”). Il centrosinistra ha smesso di ignorare il Movimento già da un paio d’anni, ma Berlusconi non lo aveva ancora fatto. La dichiarazione di Berlusconi - abituato a basarsi sulle analisi dei flussi elettorali - vuol dire dunque esattamente l’opposto di quel che sembra: i suoi dati gli dicono che il Movimento 5 Stelle, in Molise, ha fatto breccia anche tra gli elettori di centrodestra e che ignorarlo non funziona più.

E allora Berlusconi smette di ignorarci e passa al contrattacco; cerca di dipingere il Movimento 5 Stelle come una formazione di estrema sinistra (“95%”, usando un numero per dare una pretesa di scientificità alla sua affermazione), perché così ne riduce l’attrattività per i suoi residui elettori, quelli che da vent’anni lo votano, anche turandosi il naso, proprio perchè per loro “è comunque meno peggio della sinistra”. Inoltre Berlusconi, sapendo che il Movimento prende i suoi voti tra quelli che lo odiano, sa che definire personalmente il Movimento “il miglior alleato” servirà a instillare dei dubbi proprio nel tipico elettorato delle cinque stelle.

D’altra parte, non si capisce come mai, se Berlusconi veramente volesse favorirci, lo spazio concesso a Grillo sulle reti Mediaset sia lo zero assoluto: un paio di trasmissioni Rai, almeno, lo hanno fatto parlare…

Povero Biscaretti...

| 3 commenti

Povero Biscaretti

Carlo Biscaretti di Ruffia non è il nome di uno champagne ma il nome dell'uomo che legò il proprio nome al Museo dell'Automobile di Torino: lo ideò, radunò la collezione iniziale, si batté per farlo nascere e si adoperò tutta la vita per dargli una sede dignitosa. Pittore, disegnatore tecnico, giornalista, l'aristocratico torinese era figlio di Roberto Biscaretti di Ruffia il fondatore dell' Automobile Club di Torino , poi divenuto l'Automobile Club d'Italia e uno dei fondatori della Fiat.

Nel cercare di realizzare il suo sogno Carlo Biscaretti spese buona parte della sua vita, coinvolse nel suo progetto Mussolini, superò le ritrosie del senatore Giovanni Agnelli che, incredibilmente, dichiarò di non ritenere la tecnologia automobilistica italiana sufficientemente prestigiosa da dedicargli un museo. Inizialmente il museo infatti fu confinato nella periferia cittadina nei locali delo Stadio Benito Mussolini dove si esposero solo 73 dei 180 pezzi della collezione. Ma dopo la guerra Biscaretti ricominciò e, bussando a mille porte, riuscì ad ottenere una sede adeguata, ma non potè vedere il suo lavoro finito poichè morì, mentre disegnava l'allestimento di una sala , poco tempo prima dell'apertura al pubblico del Museo che poi gli fu dedicato.

Questo lungo racconto fa parte della storia di Torino che presto verrà cancellata con la nuova titolazione del museo in MAUTO Giovanni Agnelli.

A parte l'orribile scelta dello pseudo acronimo Mauto non si capisce proprio cosa abbia fatto di male il povero Biscaretti perchè venga eliminato il suo nome. Si parla di una questione di marketing, di rilancio del Museo, ma conservare la nostra storia e diffonderla non è forse più interessante che nominare un altro edificio all'Avvocato?

Le macchine contenute nel Museo di proprietà Agnelli non sono forse solo in comodato d'uso e potrebbero partire per gli Stati Uniti da un momento all'altro?

Perchè il Comune investe decine di miglioni nella ristrutturazione e alla Fiat con soli 300.000 euro viene data la Presidenza e il nome del Museo.

Perchè ogni tanto non ci ricordiamo che la storia dell'automobile non l'hanno solo fatta gli Agnelli ma tantissime industrie, nate nello stesso periodo, di cui abbiamo dimenticato i nomi?

Forse la storia la scrivono solo i vincitori?

Io Carlo Biscaretti invece me lo voglio proprio ricordare perchè è un uomo che ha saputo coniugare tante passioni dall'auto, alla grafica, alla pittura e soprattutto perchè è bis1_maxi.jpgstato un sognatore e ai sogni voglio ancora credere.

LA POLITICA INCASSA ANCHE QUANDO E' ASSENTE

| 27 commenti

Lunedì il Consiglio Comunale di Torino ha respinto la proposta del Movimento 5 Stelle di legare il pagamento del gettone di presenza dei consiglieri comunali all'effettiva partecipazione ad almeno il 70% della durata della seduta, per evitare il fenomeno dei consiglieri che vengono, firmano e vanno via.

PD, SEL, IDV, Moderati, Terzo Polo e PDL (eccetto il consigliere Liardo) hanno votato contro la nostra proposta, adducendo alte motivazioni di ogni genere, lamentandosi dell'antipolitica e di una presunta offesa alla propria dignità, e rivendicando il diritto di fare il consigliere comunale per hobby, in modi e tempi a piacere. Eppure la legge prevede per i consiglieri comunali non uno stipendio, ma un gettone di presenza: a che titolo si può pretenderne il pagamento se non si è presenti? Ognuno può fare politica come crede, ma se non partecipa con costanza alle riunioni non deve prendere il gettone di presenza: ci pare, semplicemente, ovvio.

Come abbiamo detto in aula, questo sarebbe stato un piccolo ma importante segnale di moralità e rispetto per la cittadinanza e per i tempi duri che essa deve affrontare. La sordità dei partiti di destra e di sinistra a questa semplice richiesta è davvero inspiegabile: poi non si lamentino se le istituzioni sono delegittimate.

Il gruppo consiliare comunale del Movimento 5 Stelle Torino
Chiara Appendino, Vittorio Bertola

Pedonalizzazioni possibili, pedonalizzazioni impossibili.

| 1 commento

All'ultima riunione della Commissione II è stato presentato il piano già condiviso con le associazioni di via sul tratto di via Carlo Alberto, quattro i modelli che si potevano scegliere, poi quello che si è ritenuto il migliore veniva spegato dall'architetto Voglino.

Lo potete trovare nella foto e vorrei che fosse chiaro che la condivisione con la circoscrizione era dinuovo una farsa perchè, se anche tutti coralmente avessimo disdegnato il progetto, questo sarebbe comunque passato perchè la nostra opinione è stato chiarito dalla coordinatrice Brandajs non era vincolante, allora scusate... perchè facciamo finta che sia condivisibile ?

Un'altra osservazione è che la mancanza di un piano generale sulla mobilità in centro continuerà a fare e disfare vie e piazze, mentre un piano generale di indirizzo concreto e diciamolo pure coraggioso, permetterebbe di lavorare per gradi ma su un 'idea finale.

Molti dei cittadini presenti hanno sollevato il dubbio se fosse il caso di fare passare le auto nella piazza Bodoni che è in sopraelevata, per riuscire a salvare un pezzetto di pedonale nella piazzetta davanti alla Banca Passadore, tra via Carlo Alberto e via dei Mille, piazzetta già peraltro attraversata dalla stessa via dei Mille.

La risposta è stata che, visto che si era investito su una pavimentazione era un vero peccato farci passare sopra le auto.

Così ho deciso di fare un sopralluogo e ho potuto constatare che innanzitutto il passaggio delle auto nella piazza Bodoni è un abominio, che tutta via Carlo Alberto è stata ripavimentata e quindi o la si pedonalizza tutta oppure non si capisce perchè si debba lasciare un pezzo pedonale per congestionarne un altro. Ho poi rilevato che la maggior parte delle auto si immettevano comunque da via dei Mille verso piazza Bodoni e nella piazzetta si trovavano a dover fare contromarcia perchè il passaggio al parcheggio è chiuso.ma non segnalato.

Non credo , per concludere, che potremo continuare a costruire parcheggi pertinenziali in centro e poi sbandierare la volontà di pedonalizzarlo perchè, vedi parcheggio pertinenziale appena approvato di piazza Carlina, poi le auto in qualche modo ci devono arrivare, almeno che, oltre ai treni merci veloci per il futuro non si creda anche alle auto volanti...

Lunedì, dopo aver saltato la prima chiamata, il vicesindaco ha risposto alla nostra interpellanza sulla svendita delle farmacie comunali. La risposta è stata lunga ma davvero poco soddisfacente, pertanto abbiamo chiesto un approfondimento in commissione controllo di gestione.
Noi volevamo vederci chiaro sull'operazione ed essere rassicurati del fatto che questo modello di privatizzazione non sarebbe stato ripetuto...invece i dubbi sono rimasti e ci è sembrato di capire che le intenzioni siano anche di ripetere questo modello...

Sostanzialmente avevamo chiesto:
1) quale fosse il quadro normativo che autorizzava la vendita in blocco delle farmacie;
2) se il comune intendesse avvalersi della clausola del bando di gara che obbligava il privato, su richiesta del comune, a rientrare del debito, clausola che ovviamente ha fortemente condizionato il bando;
3) se il comune intendesse utilizzare questo privatizzazione come modello paradigmatico da ripetere nelle prossime vendite;

Tralasciando la questione normativa, che è piuttosto tecnica,le risposte sono state davvero deludenti e preoccupanti, tali da alimentare ancora di più le già forti perplessità sull'operazione.

In breve...

Per il vicesindaco il modello è ripetibile...
come è possibile? E' stata un'operazione economicamente svantaggiosa, una svendita: 12 mln di euro per il 49% di 34 farmacie comunali, a cui va anche sommata la perdita potenziale di compartecipazione di una quota degli utili dell'azienda. E le perplessità aumentano per il fatto che come Advisor sia stato incaricato Intesa Sanpaolo, soggetto che non riteniamo essere indipendente. A peggiorare le cose il fatto che, nonostante il Comune abbia mantenuto il 51% e quindi la quota di maggioranza, siano state apportate modifiche ai patti parasociali nonché allo statuto successivamente al bando a favore del socio privato, concentrando di fatto nelle mani del nuovo socio, un gruppo di farmacisti privati, un forte potere generando una situazione di monopolio. Il comune ha così perso il controllo e pertanto anche il ruolo di garante che dovrebbe esercitare su servizi che riteniamo essere essenziali per i cittadini.

Per il vicesindaco non è il caso di chiedere al socio privato di rientrare di tutto il debito subito...
Il comune di Torino ha deciso di chiedere al privato di estinguere solo 2 mln di euro a fronte dei 13 mln che avrebbe potuto incassare anticipatamente. Ovviamente ci stupisce fortemente che il comune non abbia deciso di chiedere al privato di rientrare totalmente del debito, impegno che il privato si era assunto in fase di bando e che aveva fortemente influenzato il bando stesso. Le perplessità sono ancora più forti vista la carenza di liquidità a cui il comune deve far fronte e che sta spingendo addirittura l'amministrazione ad effettuare nuove privatizzazioni. Come mai il comune non ha esercitato questo diritto?


Ovviamente approfondiremo in commissione controllo di gestione...e vi aggiorneremo. Ma cmq il dubbio sorge...non è che su alcune questioni erano d'accordo prima??

L'ambiente e i trasporti secondo Fassino

| commenti

Una delle difficoltà di fare il consigliere comunale è quella di doversi confrontare continuamente con tante piccole questioni, senza avere il tempo o la possibilità di discutere il quadro generale. E’ anche un po’ frustrante - sei qui per cambiare il mondo, ma al massimo puoi perdere mezzo pomeriggio per cercare di cambiare la posizione delle rampe di un parcheggio sotterraneo; anche se, d’altra parte, il grande cambiamento parte dalle piccole cose e almeno puoi ottenere qualcosa di concreto.

Nella calma del sabato mattina, allora, provo a dipingere velocemente un quadretto delle politiche urbanistiche della nostra città come emergono dagli ultimi dieci giorni di attività. Lunedì scorso, in Consiglio, è stata approvata la costruzione dell’ennesimo parcheggio sotterraneo in centro, sotto la metà occidentale di piazza Carlina, destinato a box per chi vive o lavora nella zona. Noi abbiamo invano sostenuto che era un errore; siamo stati gli unici a votare contro (anche il centrodestra era favorevole).

L’errore non sta secondo noi nell’idea in sé di costruire parcheggi sotterranei, che in certe situazioni può avere senso; ma nel fatto che manca una pianificazione complessiva. Non solo noi non sappiamo nemmeno quanti parcheggi sono stati o saranno costruiti in zona (ci sono ancora dei posti in vendita in piazzale Valdo Fusi, anche se la dirigenza comunale si è giustificata dicendo che li avevano tenuti da parte per non metterne in vendita troppi insieme e non far scendere i prezzi… bella filosofia per un ente pubblico…); non solo non sappiamo se e quando sarà costruito un parcheggio gemello sotto l’altra metà della piazza, duplicando danni e disagi; ma in questi mesi la nuova giunta ha già annunciato per la mobiità in centro di avere in testa di tutto e di più - pedonalizzazioni, aree sosta riservate ai residenti, road pricing per chi arriva da fuori, revisione del trasporto pubblico - e dunque può benissimo essere che ora si approvi il parcheggio e tra tre mesi si scopra che la zona diventa pedonale o che chi non è residente non può più entrare in centro e dunque i parcheggi non mancano più.

Peccato che ci fosse di mezzo il vil denaro: facendo il bando, si riescono a incassare 750.000 euro di compensazioni. Il piatto piange, quindi si va avanti senza indugio; noi abbiamo presentato una mozione per sospendere ulteriori parcheggi per alcune settimane, fino ad una pronta definizione della nuova mobilità del centro, ma è stata bocciata senza discussione dalla maggioranza. Finora l’unica proposta dell’opposizione in materia che la maggioranza ha deciso di appoggiare è una rotonda a un incrocio; veniva dalle liste Coppola-Rabellino, evidentemente per il PD loro sono un interlocutore politico più affidabile.

Sarebbe bello parlare di viabilità e trasporti, ma la relativa commissione è intasata di palazzi da costruire e dunque non ce n’è mai il tempo. Si è finalmente riusciti a farlo per una seduta, argomento il sistema ferroviario metropolitano - la rete di treni che dovrebbe convincere chi abita a Rosta, a Volpiano o a Trofarello a non prendere la macchina per venire a Torino. Potete leggere le mie note, ma la morale è una sola: servono 300 milioni di euro per mettere in piedi il tutto, di cui 160 per lo spreco del tunnel sotto corso Grosseto (di cui vi racconto ormai da più di un lustro), 40 per finire le stazioni Dora e Zappata, 80 per comprare i treni (che ci mettono 3-4 anni ad arrivare). I 300 milioni di euro dovevano arrivare come opere collaterali al TAV, ma il governo non li ha mai stanziati.

Insomma, i soldi non ci sono e il servizio non partirà mai, a parte rinominare “linee FM” quelle che già oggi esistono; l’unico effettivo contributo della giunta Fassino ai trasporti torinesi sarà far costruire nuovi parcheggi sotterranei in centro, presumibilmente aumentando allo stesso tempo il biglietto del pullman a 1,50 euro, come già avvenuto a Milano. Ottima politica contro traffico e inquinamento!

Per questo, già da un paio di settimane, abbiamo presentato una interpellanza che chiede all’assessore Lavolta se esista un piano dell’amministrazione contro i prevedibili picchi di inquinamento invernali, e quale sia. Ci sembra il minimo che ci si pensi per tempo, evitando i tira e molla e i blocchi del traffico decisi all’ultimo secondo… Avevamo chiesto di parlarne in aula lunedì prossimo, ma l’assessore ci ha detto che è troppo presto e non è pronto a rispondere. Ne risponderà invece mercoledì in commissione; abbiamo chiesto di poter riprendere il suo intervento e, nonostante il parere favorevole del presidente di commissione, molti capigruppo si sono opposti perché le nostre riprese potrebbero essere false e tendenziose.

Abbiamo poi capito perché non se ne può parlare fino a mercoledì alle 12:30; è improvvisamente uscito un annuncio sui giornali, secondo cui gli assessori mercoledì mattina definiranno il famoso piano in un incontro… con le associazioni dei commercianti. Appreso dunque che le politiche ambientali sono decise in funzione di massimizzare il fatturato degli acquisti natalizi, non ci stupiamo più che Torino resti la città più inquinata d’Italia.

Unire i puntini è importante: mi sembra che ne venga fuori un bel quadretto.

Molto spesso sulle nostre bacheche vedrete scritto, o avete visto in passato, il riferimento agli staffisti ex. art 90, tema su cui stiamo lavorando molto.

Ma cosa sono questi staffisti ex art 90? Direi che è molto semplice...sono i "famigerati" portaborse degli assessori, persone che, una volta nominato assessore il loro beniamino, si trovano a far parte del suo staff...

E come? Molto semplice: l'articolo 90 del dlgs 267/2000 autorizza il sindaco e gli assessori a "dotarsi" di personale che sia alle loro dirette dipendenze.

La legge viene poi ripresa dal regolamento di organizzazione che all'art 9 "autorizza di individuare i componenti degli uffici a supporto degli organi politici tra soggetti di comprovata professionalità nelle materie di competenza dell' Ente".

A giugno, in fretta e furia, è stata approvata la delibera quadro (delibera che siamo stati gli unici a votare contro) che autorizzava gli assessori a procedere con le nomine concedendogli "il portafoglio" pari ad un massimo di € 90.000 all'anno per ciascun assessore e € 100.000 per il vicesindaco (oltre ad oneri riflessi ed Irap a carico della Città).
Ed ecco cosa ne risulta: un impegno di ben 8,3 mln di € per il periodo 2011-2016, nonostante i circa 12 mila dipendenti del comune...


Dopo aver chiesto di avere accesso a tutti i curricula dei nominati abbiamo quindi interpellato l'assessore Passoni per avere qualche delucidazione, chiedendo il perché di questi impegni, soprattutto a fronte delle ben note problematiche relative alle disponibilità economiche del Comune e le difficoltà finanziarie in cui esso versa...

Gli abbiamo chiesto se non fosse opportuno rivedere queste nomine ad personam, orientandosi, ove possibile a fronte delle competenze richieste, all'impiego di risorse interne già presenti nel Comune. La risposta in tre parole dell'assessore? "Ma se la legge lo permette..."

L'orto di guerra

| 5 commenti

136_GDP_I_1284-1.jpgPochi sanno che nel periodo della guerra il parco del Valentino era coltivato a patate e in piazza Castello fiorivano i girasoli. Si trasformavano giardini e aree pubbliche in orti fittamente coltivati.

Inizialmente queste iniziative avevano carattere collettivo, Dopolavoro, Sezione Massaie Rurali, Fasci, ma ben presto ci si accorse di come l'orto di famiglia fosse un' ammortizzatore sociale che permetteva ad una famiglia di essere autosufficiente per molti mesi di verdura e di frutta, anche nel caso gli ortaggi scarseggiassero sul mercato , per improvvisi rialzi dei prezzi o per un evento naturale come una gelata fuori stagione.

Un manuale chiamato L'orto di famiglia, redatto a cura del servizio propaganda del P.N.F. descrive come si realizzi un orto e come si conservino gli ortaggi., ma si sofferma anche su un lato che definisce morale, cioè che chi lavora nell'ufficio, nella bottega o nello stabilimento dedicando pochi minuti all'orto si sentirà più vicino alla classe rurale e ne apprezzeràil lavoro sano e produttivo.

Ora io credo che davvero affondare le mani nella terra sia utile a tutti, in particolare ritengo che un cambio di ruoli, anche per brevi periodi, sarebbe di grande utilità per apprezzare il lavoro altrui e migliorare il proprio. Immaginate professori che volontariamente vanno in campagna a coltivare o contadini che insegnano, o ancora addetti dei call center che seminano con agenti immobiliari che raccolgono...Sembra un film felliniano visto a velocità normale, ma se il nostro ritmo rallentasse allora anche questo sarebbe possibile e desiderabile.

L'orto urbano rappresenta, dove è già stato realizzato, un momento associativo senza pari, una fonte di reddito per il cittadino, un momento di confronto generazionale e soprattutto chi coltiva produce più di quello che gli necessita ed è costretto a scambiare, innestando, suo malgrado, una rete di rapporti con gli altri.

L'aumento di rapporti interpersonali ci terrebbe lontani dalle frenesie moderne come lo shopping compulsivo,o il desiderio di possedere più cose di quelle che ci servono, gli scambi interpersonali renderebbero accettabile anche una diminuzione del nostro "livello di vita", regalandoci il piacere di stare con gli altri.

Se poi la nostra vuole anche essere anche una guerra economica, l'orto privato, insieme alle eperienze di coltivazioni dedicate ai gruppi di acquisto sono un modo per uscire da quel meccanismo perverso di essere sempre e solo dei consumatori "passivi" ,cioè indotti subdolamente a comprare verdure senza gusto e di chissà quale provenienza, frutta fuori stagione da paesi che non avendo le nostre normative spesso utilizzano diserbanti e insetticidi proibiti in Europa, rientrando quindi in possesso di una nuova libertà quella di mangiare sano e di autoprodursi il cibo.

Giacca, cravatta, borsetta e gettone di presenza

| 1 commento

La Circoscrizione è un vero e proprio spaccato della realtà politica che esiste in Italia...

Torino è il Comune più indebitato d'Italia ma questo è un problema dei cittadini non ne risentono i consiglieri di qualsiasi grado.

Oggi la circoscrizione 2 ha convocato la 1^ Commissione(ore 18) per informare cittadini e consiglieri sul regolamento per la fruizione dei servizi al pubblico dell'Archivio Storico, insieme al coodinatore è presente il direttore dell'Archivio Storico, Stefano Benedetto, insieme illustrano i servizi e il regolamento su cui noi consiglieri saremo chiamati a dare un parere, regolamento che viene distribuito in cartaceo insieme a un pieghevole.

La commssione termina 11 minuti dopo perchè non ci sono domande..tutti a casa con 40 euro in tasca.

Se ci fossero stati i cittadini avrebbero visto più consiglieri nel cortile di Cascina Giajone che dentro l'aula, consiglieri di maggioranza e opposizione uscire insieme dall'aula ed intraprendere discorsi, forse più interessanti ma sicuramente non attinenti, consiglieri al cellulare e consiglieri che appaiono quando tutto è già finito.

Tutto questo mentre le stesse figure istituzionali sopra citate ci ricordano che non ci sono soldi, che dobbiamo tirare la cinghia, abbiamo molte idee ma non realizzabili perchè i soldi sono congelati, mentre presi dall'impeto durante i consigli, rossi in faccia e con la vena che spunta dal collo, citano questo come un periodo di vacche magre ma soprattutto mentre a Torino ci sono 45.000 persone in povertà assoluta, con meno di 750 euro al mese...

Immaginare un'altra economia

| 2 commenti

Per quanto non faccia esattamente parte del mio mandato di consigliere comunale, in queste settimane è impossibile non parlare di economia: la situazione è sempre più drammatica e tutti ci interroghiamo su come uscirne. Anche nel Movimento le visioni sono variegate, e per questo è stato molto interessante leggere i risultati del sondaggio svolto da Beppe Grillo sul suo blog a proposito del futuro sviluppo dell’Italia.

E’ vero che il sondaggio non ha basi scientifiche, è vero che impegnandosi probabilmente si poteva votare più volte, è vero che non è detto che i votanti coincidano con un insieme rappresentativo della base del Movimento, è vero che si votava per slogan e non per analisi approfondite dei singoli punti, eppure il risultato secondo me più interessante è questo: la proposta “Nazionalizzazione delle banche”, invocata a gran voce da molti ideologi dentro e fuori il Movimento, è stata una delle meno votate, ottenendo solo il 48,57% di favorevoli.

Ora, sarebbe semplice dire “la proposta è stata bocciata e non se ne parli più”, ma in realtà il punto è un altro: convivono presumibilmente nel Movimento, con pesi quasi uguali, due visioni dell’economia radicalmente opposte e difficilmente conciliabili, una che vorrebbe aggiustare il capitalismo e l’altra che vorrebbe rovesciarlo; e nello scioglimento di questa contraddizione sta gran parte del futuro politico delle cinque stelle.

E allora, che facciamo? Quando nacque il Movimento, Grillo fece una promessa chiara: che esso non si sarebbe schierato a fianco di nessuna delle grandi ideologie del Novecento - né a destra, né a sinistra; né col capitalismo, né col comunismo - e che invece si sarebbe concentrato sulla risoluzione dei problemi concreti e sull’unica, vera, grande rivoluzione socioeconomica del terzo millennio: l’avvento della rete.

Io credo che la degenerazione dell’economia, la negazione dei nostri diritti e del nostro benessere, non derivino tanto dalla scelta tra pubblico e privato - parole che hanno ormai perso di significato - ma dall’accumulo di potere e denaro nelle mani di pochi, che lo usano per controllare sia il pubblico che il privato. In quest’ottica, nazionalizzare banche ed aziende non serve a niente, perché trasferire il potere di controllo delle nostre vite dalle mani di Marchionne e Tronchetti Provera a quelle di Berlusconi e Bersani non cambia sostanzialmente nulla.

Se mai, ci servirebbe un’economia fondata sulla cooperazione e sulla distribuzione a tutti delle risorse; non su una fittizia proprietà collettiva che diventa dominio dittatoriale della politica, ma su una effettiva proprietà privata distribuita nelle mani di tutti, in cui le differenze di censo siano limitate e comunque derivino dal merito e non dall’abuso del potere. Ci servono banche cooperative, come Banca Etica, e aziende co-gestite dagli azionisti e dai lavoratori. Ci serve una informazione libera offerta tramite una rete priva di punti di controllo, che permetta a tutti di far circolare anche i fatti più scomodi. E ci serve una politica senza piramidi di partito, dove i cittadini possano veramente svolgere un periodo di “servizio civile” nelle istituzioni senza inchiodarsi alle poltrone.

Questa, credo, sarebbe una vera rivoluzione: una forma di società tutta da inventare, che guardi al futuro e non al passato!

La settimana del consigliere

| 1 commento

È domenica sera e mi devo scusare, perché è una settimana che non scrivo più niente… e non è che non sia successo nulla in Consiglio Comunale, anzi: è stata una settimana davvero intensa e per questo non ho avuto il tempo di scrivere. Quel che posso raccomandare è di seguire la mia bacheca Facebook, e so perfettamente che Facebook non è uno strumento ideale, che non garantisce la privacy, che non tutti lo vogliono usare, ma al momento è l’unico strumento abbastanza flessibile per raccontarvi in tempo reale cosa succede dentro le istituzioni e chiedere il vostro parere.

Sto pensando ad esempio se cominciare a fare dei video settimanali, come fanno già i consiglieri regionali; può essere un buon metodo per raccontarvi le cose più velocemente… potrei farli il venerdì pomeriggio, se non fosse che il venerdì pomeriggio è uno dei pochi “buchi” in cui ho il tempo di ricevere i cittadini che chiedono un incontro e questo venerdì sono uscito dal Municipio alle 19:30 - e vi garantisco che il venerdì pomeriggio alle 19:30 il Municipio, come molti uffici pubblici, è deserto come un deserto, a quell’ora in genere ci siamo solo più io e Fassino (che ha tanti difetti ma è uno sgobbone) e io mi faccio anche il giro a spegnere le luci nei corridoi, dato che gli uscieri sono a casa da tre ore.

Questa settimana dunque sono successe varie cose; c’è stato un consiglio comunale straordinario, mercoledì pomeriggio, che è stata una delle esperienze più indegne della mia giovane vita politica, in quanto si discuteva del nulla e si perdevano le ore tra giochini procedurali da bambini (tipo aspettare che uno della maggioranza andasse in bagno e poi chiedere la verifica del numero legale) e discorsi retorici sulla situazione dell’Italia, che per il PDL è colpa del comunismo, per Fassino è colpa di Berlusconi, e poi via a citare Cota, Bresso e insomma nessuno che parlasse della delibera in oggetto e di come salvare le casse della Città; solo una gara di scaricabarile. Alla fine volevano tirarla in lungo fino a riconvocare un altro consiglio comunale alle 21, con conseguenti spese di burocrazia, personale, energia eccetera, e lì abbiamo detto basta, piuttosto garantiamo noi il numero legale - visto che nella maggioranza molti hanno l’abitudine di andare al bar o chissà dove e poi correre di corsa in aula quando li chiamano per votare - ma chiudiamo qui la vicenda.

Tra le faccende della settimana, oltre all’infinita vicenda CSEA, segnalo l’imminente concessione ai privati della casa di cura Buon Riposo, per un prezzo che io trovo davvero stracciato; la nostra interpellanza sull’inquinamento da cromo esavalente a Parco Dora, una delle tante battaglie che portiamo avanti; il fatto che abbiamo finalmente ottenuto, a forza di insistere, che la commissione competente si occupi del caso del signore che da due settimane presidia il Municipio e che abbiamo intervistato la settimana scorsa; una interessante visita all’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo, che si fa carico della crescente povertà cittadina in sinergia col Comune; e la presentazione del progetto Torino Smart City, che è stata piuttosto deludente perché si è limitata agli aspetti di riqualificazione energetica degli edifici, mentre il concetto di smart city è molto più ampio. Ognuna di queste cose meriterebbe un post approfondito e una discussione dedicata, ma dove trovo il tempo? Già così, devo scrivere le interpellanze e le interrogazioni il sabato pomeriggio…

Mi spiace, però, perché molto del lavoro che facciamo io e Chiara non appare perché non abbiamo il tempo di raccontarlo; vedremo di inventarci qualcosa.

Categorie

Acqua (9)
Ambiente (77)
comunicatistampa (3)
Connettività (5)
Energia (16)
Servizi ai cittadini (141)
Sviluppo (60)
Trasporti (60)

Per mese

Febbraio 2017 (6)
Novembre 2016 (2)
Ottobre 2016 (1)
Giugno 2016 (2)
Maggio 2016 (4)
Aprile 2016 (4)
Marzo 2016 (6)
Febbraio 2016 (3)
Gennaio 2016 (2)
Dicembre 2015 (5)
Novembre 2015 (2)
Ottobre 2015 (4)
Settembre 2015 (10)
Agosto 2015 (1)
Luglio 2015 (10)
Giugno 2015 (11)
Maggio 2015 (7)
Aprile 2015 (4)
Marzo 2015 (4)
Febbraio 2015 (4)
Gennaio 2015 (5)
Dicembre 2014 (4)
Novembre 2014 (3)
Ottobre 2014 (11)
Settembre 2014 (4)
Luglio 2014 (1)
Giugno 2014 (3)
Maggio 2014 (4)
Aprile 2014 (5)
Marzo 2014 (5)
Febbraio 2014 (14)
Gennaio 2014 (11)
Dicembre 2013 (10)
Novembre 2013 (7)
Ottobre 2013 (15)
Settembre 2013 (12)
Agosto 2013 (5)
Luglio 2013 (6)
Giugno 2013 (10)
Maggio 2013 (12)
Aprile 2013 (11)
Marzo 2013 (12)
Febbraio 2013 (11)
Gennaio 2013 (10)
Dicembre 2012 (11)
Novembre 2012 (15)
Ottobre 2012 (12)
Settembre 2012 (11)
Agosto 2012 (5)
Luglio 2012 (11)
Giugno 2012 (14)
Maggio 2012 (11)
Aprile 2012 (9)
Marzo 2012 (24)
Febbraio 2012 (28)
Gennaio 2012 (10)
Dicembre 2011 (16)
Novembre 2011 (22)
Ottobre 2011 (18)
Settembre 2011 (27)
Agosto 2011 (8)
Luglio 2011 (24)
Giugno 2011 (24)
Maggio 2011 (24)
Aprile 2011 (18)
Marzo 2011 (21)
Febbraio 2011 (13)
Gennaio 2011 (12)
Dicembre 2010 (6)
Novembre 2010 (2)
Ottobre 2010 (2)
Settembre 2010 (10)
Agosto 2010 (2)
Luglio 2010 (3)
Giugno 2010 (5)
Aprile 2010 (1)
Marzo 2010 (3)
Febbraio 2010 (2)
Gennaio 2010 (1)
Settembre 2009 (1)
Giugno 2009 (3)
Maggio 2009 (10)
Aprile 2009 (3)
Marzo 2009 (2)
Febbraio 2009 (1)

Contatti

E-mail: info@movimentotorino.it
Phone: 011 011 22845
Fax: 011 011 23118

Indirizzo

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle c/o Municipio
Piazza Palazzo di Città 1
10121 Torino

Scrivici