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Finalmente lunedì il vicesindaco risponderà alla nostra interpellanza sulla SVENDITA delle Farmacie Comunali avvenuta nel 2008.

Allora, con soli 12 milioni di euro un gruppo di farmacisti privati, capitanati da Platter, nome noto per le recenti cronache giudiziarie, costituitesi in un'associazione temporanea di imprese, unici partecipanti al bando, si aggiudicò il 49 per cento delle 34 farmacie comunali. Una cifra irrisoria (http://torino.repubblica.it/dettaglio/hanno-pagato-una-cifra-irrisoria-e-poi-non-si-vende-ai-concorrenti/1562569) se si pensa che, come sostengono in molti, normalmente il valore viene definito intorno a due volte e mezza il fatturato. In ques'ottica la cessione del 49 per cento doveva valere tra i 40 e i 50 milioni, dato che la società aveva allora un fatturato di circa 39 milioni di euro. A ridurre il valore, incidevano sicuramente i debiti e l'impegno del privato a rientrare ma comunque restano forti dubbi sull'operazione.

Ma non è finita qui...in questo modo i farmacisti privati da concorrenti sono diventati di fatto soci del servizio pubblico, acquisendo il potere di gestione dell'azienda comunale, costituendo a nostro avviso una posizione di monopolio sul mercato torinese, anche a causa delle modifiche effettuate allo statuto e ai patti parasociali, avvenute successivamente all'aggiudicazione.

Ora ci auguriamo che il Comune non intenda usare la privatizzazione delle farmacie come modello paradigmatico per quelle future, con particolare riguardo ai principi di concorrenza e di economicità...nel frattempo vogliamo comunque cercare di comprendere meglio le logiche e motivazioni sottostanti questa operazione, che noi riteniamo essere state una reale svendita a danno dei cittadini.

Rimaniamo quindi in trepidante attesa di sapere cosa ci racconterà lunedì il vicesindaco in risposta...

qui il link al testo dell'interpellanza completa:
http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti/atti/testi/2011_04760.html

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In data 21/06/2011 avevamo depositato una proposta di delibera in cui chiedevamo l'integrazione dell'Anagrafe Pubblica degli Eletti del comune di Torino.

L'anagrafe nasce ad Aprile 2006, a seguito di una proposta di iniziativa popolare, sottoscritta da oltre 1800 cittadini, volta a dare diffusione e trasparenza all'azione amministrativa.

L'anagrafe degli eletti contiene informazioni riguardanti gli amministratori della Città (sindaco, assessori e consiglieri) e le attività svolte.
Ad oggi sul sito Internet del Comune di Torino (non è stato ancora aggiornato con il nuovo consiglio...) devono essere disponibili nell'apposita sezione:
Senza consenso dei consiglieri comunali i dati anagrafici, gli incarichi elettivi ricoperti nel tempo, gli atti presentati con relativo iter fino alla conclusione; il quadro delle presenze ai lavori dell'istituzione di cui fa parte ed i voti espressi sugli atti adottati dalla stessa; l'attività amministrativa svolta, comprensiva degli interventi effettuati, degli atti presentati come firmatario semplice o primo firmatario, le votazioni effettuate, lo stipendio, i rimborsi e/o i gettoni di presenza percepiti a qualsiasi titolo dal Comune
Previo consenso dei consiglieri comunali: le associazioni cui è iscritto; la dichiarazione dei redditi e degli interessi finanziari relativi all'anno precedente l'assunzione dell'incarico, degli anni in cui ricopre l'incarico e dell'anno successivo, dichiarazione da parte dell'eletto dei finanziamenti ricevuti;
Ritengo che sia davvero un bello strumento, che permette, a chi è interessato, di comprendere a fondo l'attività (o inattività), la coerenza (o incoerenza), la presenza (o assenza) di un consigliere durante il suo mandato.

Con una nostra proposta abbiamo chiesto l'integrazione dell'anagrafe degli eletti con aggiunta (TUTTE PREVIA AUTORIZZAZIONE DEL SINGOLO) della pubblicazione del:
1) Certificato penale
2) Curriculum Vitae contente almeno i dati concernenti il percorso scolastico, professionale e politico svolto, nonché eventuali cariche ricoperte in enti pubblici.

Dalla data in cui è stata depositata sono passati ben 3 mesi e oggi, dopo parecchi solleciti, mi trovo sulla scrivania una busta contenente il parere tecnico che richiede l'intervento del Garante della Privacy in merito. Quindi è tutto SOSPESO in attesa di risposta da parte del garante...
Non so quanto ci vorrà per ottenere questo parere, ma temo che si andrà per le lunghe...certo è che mi fa sorridere (amaramente) che per poter richiedere dei curriculum vitae on-line e certifciati penali di personaggi, che sono comunque di fatto pubblici (previo loro consenso), si debba ricorrere a pareri di garanti della privacy e attendere tempi così lunghi..
non sono esperta in materia, ma davvero mi ha lasciato perplessa....chissà tra quanto arriverà il parere...
e comunqe intanto la proposta di delibera rimane ferma...

Sala Rossa ritorno al passato, miserie del presente.

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La Sala Rossa è un tripudio di ricchezza, i divani di velluto cremisi, il barocco dei dorati soffitti a cassettoni., i piani azzurri con le pulsantiere in ottone, lo scranno di legno intagliato.

Sopra tutti una scritta che pare un monito: Ego Sapientia habito in Consilio.

Il loggiato di soli diciotto posti oggi era completamente vuoto e un orologio antico scandiva il quarto d'ora e il passare lento del tempo.

Nella sala altro deserto, con solo cinque consiglieri di minoranza, cinque assessori schierati e nessuno sul lato dei consiglieri di maggioranza.

Il profumo di antico, mal si integrava alle miserie moderne.

Un abilissimo assessore al bilancio come un funanbolo dimostrava che tutto era perfetto e ci sarebbe da credergli se non fosse che la città è Torino, la città più indebitata d'Italia.

Un altro assessore parlava, come nulla fosse, come un caso isolato, di cambiamenti climatici che avevano diminuito il numero di giorni di pioggia ma intensificato i millimetri caduti, portando ad un problema di collettori dell'acqua sovracarichi.

Molti consiglieri basavano le loro richieste su letture fatte sul gionale, di cui spesso non vi era reale riscontro.

Una consigliera, figlia del più grande catalizzatore di voti della città diceva di lanciare un ago nel pagliaio,non trovarlo e chiedeva riduzione dei canoni di affitto al Comune per i commercianti. Chi si disgustava della benedizione del Vescovo alla Stazione di Porta Susa e chi ultimo dei radicali arrivava in ritardo e poi si faceva aspettare.
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La Sala aulica rimaneva immobile e stranita nel sentire tante cose, così inutili per il bene del cittadino.

Intanto fuori, davanti al Municipio, un uomo interrompeva lo sciopero della fame perchè troppo debilitato e mi chiedeva:"Hanno parlato di me oggi...mi daranno una mano?"

Io mi allontanavo dopo averlo abbracciato , delusa da una politica che non riece ad essere all'altezza nemmeno della stanza che occupa, incapace di percepire il senso di responsabilità che quella stanza, nella sua aulicità, fortemente ispira.

Alcuni aggiornamenti sulla Circoscrizione1

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- sono stati messi a disposizione dal Comune di Torino 100.000 euro per la riqualificazione della zona di Largo Re Umberto, ma la circoscrizione ha deciso di utilizzarli per la riqualificazione dei giardini Valperga di Masino più noti come Clessidra occasione unica di progettare un giardino;

- variante 234: costruzione di alloggi vicino a Corso Dante angolo Largo Turati nelle ex officine dismesse, si potrebbe presentare un progetto per le vie dolci destinate a piste ciclabili?

- nell'ordine del giorno di circoscrizione è stato richiesto al presidente di impegnarsi a sveltire la burocrazia per gli anziani che devono passare ore per richiedere i ticket, la maggior parte della maggioranza non era preparata all'argomeneto ed ha disertato il voto non facendo raggiungere il numero legale alla votazione. La questione verrà ripresentata, ma la consigliera Viviana Ferrero e due consiglieri dell'opposizione hanno esortato a una maggior serietà nel dare risposte soprattutto per il bene comune.

- riguardo ai gettoni di presenza e alla partecipazione dei consiglieri per tutto il tempo delle riunioni oltre alla possibilità della doppia firma è stato proposto di prendere la parola quando qualcuno lascia la sala e dichiararne l'uscita in modo da avere una prova legale in caso di denuncia;

- contributo alle associazioni: sono stati presentati in circoscrizione 12 progetti da parte di diverse associazioni senza alcun tipo di specifiche, l'opposizione è molto rigida a riguardo e non vogliono votare progetti incompleti; l'unico progetto che è stato finanziato è stato quello dell'oratorio salesiano con 1200 euro;

- familyfare in Via Dego: presentata come un progetto sociale di aiuto alle famiglie, ci viene invece descritta come cooperativa privata con degli operatori che controllano semplicemente senza dare aiuti e sembra anche che non sia frequentato da bambini bisognosi o casi sociali;

-Progetto estivo Sambuy: è saltato tutto perchè sono stati congelati tutti i finanziamenti;

- per le circoscrizioni è stato tolto il rimborso del comune al datore di lavoro del consigliere di circoscrizione per l'intera giornata in cui si effettua il consiglio, ma solo per il tempo necessario per arrivare al consiglio e per tornare eventualmente al lavoro;

- riteniamo opportuno reperire uno spazio per il pattinaggio a rotelle e skate.
-per l'area cani non si è ancora trovato il modo per ottenere il voto favorevole per tutte le forze politiche.

Fango, fumo e tanta m...

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Forse non tutti sanno che - tecnicamente a Castiglione Torinese, ma dal lato del Po di Settimo - c’è una spianata grande come un aeroporto piena di vasche, pannelli fotovoltaici, pompe e gasometri. E’ il depuratore Smat di Torino, il più grande d’Italia, e serve a una cosa sola: filtrare il mare di m… che i cittadini di Torino e cintura producono giorno e notte. Tutte le fognature della città convergono su un grande condotto parallelo al Po, che riversa un fiume di liquami nell’impianto; lì ci sono dei filtri, poi delle vasche di decantazione, poi una serie di processi chimici et voilà, quello che avanza è sufficientemente pulito da finire nel Po.

Dove finisce la schifezza? Finisce in fango; e metà dell’immenso complesso è destinato a lavorarlo, recuperando calore ed energia e producendo 130.000 tonnellate l’anno di melma. Di queste, 20.000 vengono essiccate e portate alla discarica di Cassagna, mentre il resto viene riusato, rendendolo liquido al punto giusto e cedendolo all’agricoltura e/o al compostaggio. Il processo è altamente efficiente, e la stessa dirigenza Smat, durante un sopralluogo ufficiale, ci ha dichiarato che il sistema attuale è già ottimizzato, dato che praticamente tutto il fango viene riutilizzato anziché smaltito.

Perché vi racconto questo? Dovete anche sapere che il dinamico sindaco di Settimo Aldo Corgiat prova da anni ad attirare un inceneritore nel proprio Comune, perché bruciare la m… porta un sacco di soldi a chi gestisce l’impianto (e il cancro a chi ci vive accanto, ma questo pare non essere un problema). Peccato che alla fine si sia scelto di costruire l’inceneritore a Torino (ubi maior), accantonando il progetto di Settimo. Che fare? Basta aspettare un po’ e poi, in società coi privati, chiedere il permesso alla Provincia, il cui assessore all’Ambiente è dello stesso partito di Corgiat.

E’ sufficiente fare due conti per capire che un secondo inceneritore è inutile: la Provincia di Torino produce circa un milione di tonnellate di rifiuti l’anno, in calo per via della crisi e delle politiche anti-spreco. Più o meno metà viene riciclata, per cui avanzano 500.000 tonnellate; l’impianto del Gerbido ne può bruciare 420.000. Ne restano 80.000 che potrebbero tranquillamente andare in discarica, senza contare che in teoria - nonostante Torino abbia ottenuto una moratoria, dichiarandosi talmente piena di turisti da non poter reggere la spaventosa massa di rifiuti da essi generata - la legge, l’Europa e il buon senso planetario ci chiederebbero di arrivare subito a differenziare almeno il 65% dei rifiuti, il che ridurrebbe l’avanzo indifferenziato a 350.000 tonnellate in tutto.

Ma soprattutto, 80.000 tonnellate sono troppo poco per rendere un inceneritore economicamente sostenibile… cioé, l’inceneritore è per definizione economicamente insostenibile, dato che vive grazie alle tariffe che noi cittadini gli paghiamo per bruciare i rifiuti (circa 100 euro a tonnellata) più le sovvenzioni che noi cittadini gli diamo, come i certificati verdi (altri 100 euro per ogni megawattora prodotto); è una attività intrinsecamente in perdita per noi e in guadagno per loro. Ma se la quantità di rifiuti trattati scende sotto le 200.000 tonnellate l’anno, nemmeno le nostre laute sovvenzioni sono sufficienti a tenere in piedi la baracca; e questo ce lo confermò anche l’amministratore delegato di Amiat, Magnabosco.

Qual è stato allora il colpo di genio del “sistema Settimo” (la definizione non è mia ma dei dirigenti Smat)? Beh, se insieme alle 80.000 tonnellate di rifiuti avanzati bruciassimo anche una buona parte delle 130.000 tonnellate di fanghi del depuratore, opportunamente essiccate, allora si potrebbe giustificare sulla carta un secondo inceneritore e un secondo business. Peccato che nessuno l’abbia chiesto alla Smat, che stamattina ha decisamente negato che questa sia un’ipotesi per loro interessante.

E’ chiaro a tutti che in futuro, in un modo o nell’altro, ci saranno sempre meno rifiuti indifferenziati; e che Torino, regolarmente al top dell’inquinamento in Europa, avrebbe una grossa opportunità ambientale ed economica puntando sulle tecnologie e sulle pratiche del futuro, e costruendosi un know-how innovativo che potremmo poi andare a vendere in giro per il mondo. E invece no, siamo qui bloccati nel passato dalle scelte miopi e interessate della nostra classe dirigente, che ai cittadini sa proporre solo tanto fumo, spingendolo grazie all’informazione compiacente. E noi restiamo in un mare di merda.

Da una settimana ormai presidia la piazza del municipio e fa sciopero della fame. Senza lavoro, diabetico, con uno sfratto alla spalle e a qualche anno dalla pensione non vuole rubare...
Cerca risposte dalle istituzioni che per ora non arrivano...noi abbiamo chiesto al Sindaco Fassino di riferire in aula, ma non è stato accolta la nostra proposta...forse perché l'indifferenza è una risposta ben più semplice da dare.
L'ho intervistato ieri mattina, lui non sembra essere intenzionato a mollare...e il presidio continua.

Anche i poliziotti piangono...

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Intervista liberamente tratta da una chiaccherata con un agente Digos.( l'agente , che chiamerò Salvo, per celare il vero nome, l'ho davvero incontrato e spontaneamente mi ha parlato).

Stasera ci sono fuori dalla circoscrizione 7 due furgoni e circa 30 agenti, questa consigliatura ha un costo così alto che mangia anche una sua parte della sua pensione ?

Non me ne parli, restare qui a vedere i politici che discutono e urlano fino a tardi di cose che non c'entrano nulla con la Circoscrizione.

Lo Stato è in default, che senso ha spendere tutti quei soldi per un treno veloce, merci?

Io non posso parlare per tutti ma una parte di noi la pensa così, ci sono quelli neutri ma la maggior parte ha dei dubbi...

E sui fatti di Chiomonte cosa pensa?

Con le dovute eccezzioni, chi ha sbagliato deve pagare, da tutte e due le parti...

Sapete che l'uso dei gas CS per voi può diventare una malattia professionale?

Certo noi non siamo tutelati, in molti paesi come la Norvegia,a certe manifestazioni i poliziotti posano l'arma a casa e vengono dotati di proiettili di gomma, per evitare i rischi di incidenti gravi, noi non li abbiamo, non abbiamo le pistole per spararli.

Avrete altro agente Salvo?

Si, ( decisamente ironico) si figuri che la carta, il computer ce li portiamo da casa...

Ma la politica vi sostiene?

No, la politica non sta facendo il suo lavoro, ormai è la polizia a dover fare tutto, siamo in molti casi il primo centro di accoglienza, i politici pensano ai loro interessi e il nostro lavoro è sempre più difficile.

Quindi i politici non lavorano per il cittadino?

Esatto pensi all'amnistia, persone carcerate che uscivano senza soldi in tasca, senza un progetto, ritornavano a fare solo quello che sapevano fare...in meno di un mese, tornavano dentro.

Se potesse dare lei un indirizzo?

Progetti nelle carceri, insegnargli un mestiere, poi escono e ce la possono fare...più attenzione meno burocrazia, ricordo un ragazzo che rapinava, poi si è sistemato con una ragazza, ha imparato il mestiere dal suocero, ce l'aveva fatta, bè l'hanno richiamato per l'inserimento e lì ha incontrato i vecchi amici e ha ricominciato...

Arriva un suo collega e ridendo,mi chiede perchè parlo con un picchiatore dei No-Tav, io lo guardo e vedo un cittadino, come noi , come me ha figli e famiglia e si preoccupa della pensione dei suoi genitori.

Anche lo scontro in Val di Susa certo va rivisto, come una guerra tra politici e cittadini, non tra forze dell'ordine e manifestanti, come a una guerra tra poveri.

Un palazzo dietro l'altro

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Una delle parti più interessanti dell’attività comunale è la commissione urbanistica, le cui competenze sono molto vaste: deve occuparsi non solo della pianificazione del territorio cittadino, ma nel dettaglio dell’edilizia pubblica e privata, delle grandi opere, di tutta la viabilità e dei trasporti pubblici.

Almeno, questa è la teoria; la pratica è che la commissione si riunisce praticamente solo per discutere e approvare varianti al piano regolatore, ovvero operazioni immobiliari a vantaggio di enti privati e pubblici. Voi leggete sui giornali che Porta Nuova chiuderà, o che vogliono togliere questa o quell’altra linea di pullman, o che hanno deciso di fare una nuova pista ciclabile? Di tutto questo dovrebbe occuparsi la commissione, ma (almeno finora) non ce n’è sostanzialmente stato il tempo, perché all’ordine del giorno ci sono sempre nuovi palazzi da costruire o nuovi appartamenti da ristrutturare; il trasporto pubblico verrà quando ci sarà tempo, mentre nel frattempo si accumulano le esternazioni in libertà da parte di sindaco e assessori.

Anche dibattere le varianti urbanistiche non è molto facile. Di solito funziona così: il lunedì pomeriggio, in consiglio comunale, vengono annunciate una sfilza di nuove varianti al piano regolatore, proposte dagli uffici generalmente su richiesta del proprietario delle aree su cui bisogna intervenire. Le varianti vengono assegnate alla commissione, e spesso messe all’ordine del giorno del giovedì pomeriggio. Se va bene, il mercoledì pomeriggio ci viene mandato un PDF con una decina di slide che spiegano cosa si vuole fare; se va male, lo scopriamo sul momento il giovedì, e l’unica documentazione che abbiamo è il testo della delibera, e alle volte uno stampato dei progetti (una copia ogni tre consiglieri perché sono grosse tavole a colori).

Il giovedì, la proposta viene esposta dagli architetti e discussa; dopodiché, non di rado ci viene detto che è assolutamente urgente approvarla subito, perché le ruspe son già li pronte e il tempo è denaro, e non possiamo rallentare l’edilizia cittadina solo per le “lungaggini del consiglio comunale”. Se ci impuntiamo, ci viene concessa una settimana di riflessione; se chiediamo di avere la documentazione per discuterne con i cittadini, di solito dobbiamo insistere due o tre volte prima di ricevere in ufficio un bel CD, così comodo da condividere.

Di fatto, esistono varianti che vengono annunciate il lunedì, discusse il giovedì e riportate in consiglio comunale il lunedì dopo, dove vengono approvate definitivamente, di solito senza nemmeno leggerle (non capisco i consiglieri comunali che non fanno parte della commissione come facciano a sapere cosa stanno votando). E’ successo così, ad esempio, per la conversione in appartamenti di lusso dell’Hotel Jolly di piazza Carlo Felice angolo corso Vittorio, approvata ieri; la scusa è che quando aprirà il nuovo hotel nella Casa Gramsci di piazza Carlina (per il quale peraltro non sono nemmeno indiziati veramente i lavori) esso assorbirà il business alberghiero del Jolly (entrambi sono gestiti dal gruppo spagnolo NH). E’ un peccato che quando fu autorizzato l’hotel di piazza Carlina nessuno disse che esso avrebbe comportato la chiusura di quelli già esistenti: alla faccia di Torino città turistica. Addirittura, un emendamento dell’ultimo secondo mette nero su bianco che nella piazza c’è troppo rumore e dunque bisognerà considerare l’idea di calmare il traffico per non disturbare gli inquilini dei nuovi appartamenti…

Le magie dell’edilizia torinese non si fermano qui: ogni settimana se ne scopre qualcuna. Alcune sono frattaglie burocratiche - per esempio è necessaria una delibera di consiglio comunale per autorizzare un tizio a chiudere il suo terrazzo, una speculazione immobiliare da 27 metri quadri. Altre sono più interessanti: per esempio, con la stessa trafila lampo di una settimana si è autorizzata la Compagnia di San Paolo ad aprire gli abbaini nel tetto dell’ex edificio scolastico di piazza Bernini / via Duchessa Jolanda, permettendo un ulteriore piano di uffici - o di appartamenti, se mai l’edificio dovesse essere poi venduto. Per questo genere di operazioni la Città richiede di pagare un compenso pari al 50% dell’incremento del valore di mercato dell’edificio, tolti i costi di realizzazione; in questo caso la cifra stimata era di 5.000 euro, non proprio una grande stima, e gliel’abbiamo pure abbuonata perché poi loro finanziano ogni genere di servizio sociale e culturale in città (io comunque ho preteso un emendamento perché almeno questa cosa fosse messa per iscritto).

Un’altra variante interessante, sempre approvata in una settimana, è quella che permetterà alla società Stige di espandersi su un prato originariamente destinato a parco, che diventerà un bel capannone industriale. Ok, si tratta di un triangolo tra due stradoni, e ci hanno detto che o l’azienda si espande lì o va via da Torino, un aut aut che funziona sempre. Ma pensate che, per poter permettere all’azienda di installare nel nuovo capannone una rotativa grossa e rumorosa, abbiamo anche dovuto ridurre la fascia del silenzio attorno all’adiacente cimitero dell’Abbadia di Stura!

Dopo aver contestato la variante in commissione, ho preso la parola anche in consiglio comunale - interrompendo il pigia-pigia a ritmo da catena di montaggio con cui i consiglieri della maggioranza approvano le delibere che gli vengono sottoposte - per segnalare un problema concettuale: la sostanza è che il piano regolatore è in buona misura inutile, perché tanto, ovunque ci sia un vincolo che non va bene a chi vuole costruire, viene prontamente presentata una variante che il consiglio comunale finisce sempre per approvare. A questo punto tanto varrebbe non avere il piano regolatore…

Uno dei massimi dell’ultima settimana è stata una chicca che ho scovato nel testo della variante che permette la realizzazione di appartamenti per anziani a Porta Palazzo, un progetto che risale addirittura a dieci anni fa. In pratica, un signore che abita nel palazzo adiacente ha tempo fa aperto abusivamente una finestra nel suo bagno; la finestra ora deve essere chiusa, perché dà sulla parete che confinerà col nuovo palazzo. Nel 2007, però, lo stesso Comune ha condonato la finestra, nonostante essa fosse incompatibile col progetto già allora programmato; come risultato, adesso il Comune dovrà sborsare 30.000 euro per compensare il signore per la perdita della sua (ormai perfettamente legale) finestra. Tanto paghiamo noi…

A me piacerebbe molto poter discutere nel dettaglio le varianti urbanistiche, condividere in rete la documentazione, chiedere su ognuna il parere di chi abita in zona, ricevere i commenti di tutti. Come capite, non ce ne danno il tempo. Proporremo di cambiare le tempistiche e di prevedere forme adeguate di consultazione pubblica (dovrebbero già farlo le circoscrizioni, a cui le varianti arrivano prima che a noi… vedi il video per un esempio in Circoscrizione 5). Nel frattempo, quel che posso invitarvi a fare è seguire la mia bacheca Facebook il giovedì pomeriggio dalle 16: se ne vedono spesso delle belle.

La piazza post concerto piena di rifiuti indifferenziati

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A Torino, nei giorni tra il 30 giugno e il 2 luglio si sono tenuti gli MTV Days, evento durante il quali si sono svolti molteplici concerti dal vivo in piazza Castello, che in più di un'occasione era totalmente occupata da decine di migliaia di persone, ricordo ad esempio la bellissima serata in cui suonò Caparezza

Ma tanto è bello il ricordo di quella serata in cui sbandieravano le bandiere no TAV, tanto è brutto il ricordo dell'epilogo: una piazza vuota totalmente ricoperta di rifiuti, di cui la maggioranza erano bottiglie di plastica e vetro.
Inoltre, come molti di voi probabilmente ricordano, l'unico toretto presente nelle vicinanza (proprio in piazza Castello) non era fruibile.
Abbiamo quindi interpellato l'assessore per conoscere:

1.le motivazioni sottostanti la mancanza di accessibilità all'acqua distribuita dal toretto presente in Piazza Castello;
2.Le motivazioni per cui non sia stata prevista la predisposizione dei bidoni per la raccolta differenziata in piazza;
3.Se, durante la pulizia successiva agli eventi, tali rifiuti siano stati differenziati correttamente;
4.Se vi siano ed eventualmente a quanto ammontino gli oneri aggiuntivi derivanti dalle pulizie straordinarie della piazza;
5.Quali siano le intenzione con cui si intende agire nelle prossime manifestazioni in merito alla predisposizione die bidono per la differenziata e alla fruibilità dei toretti;

Di positivo c'è che l'assessore si è reso disponibile a valutare nuovi interventi per i prossimi eventi coinvolgendo anche AMIAT, cosa che faremo in commissione, di negativo invece c'è che purtroppo tutti questi rifiuti non sono stati differenziati...uno scempio per la città di Torino che dovrebbe essere la prima a dare il buone esempio...

Ecco il video con la risposta dell'assessore (primi 5 min. circa) e la nostra contro-risposta (a seguire).


Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.

Soris e la proposta del PDL: cosa ne pensate?

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La scorsa settimana si è tenuta un'interessante discussione in commissione I sul tema della riscossione dei crediti che esercita SORIS (società totalmente detenuta dal comune di Torino) sulle tasse di competenza comunale (ICI, TARSU, COSAP...).

Il PDL ha presentato una mozione con richiesta esplicita di innalzare gli importi entro i quali Soris può avviare procedure di fermo, ipoteca e pignoramento.

Ad oggi è previsto:

1) il fermo amministrativo per importi superiori ai 100 euro;

2) il pignoramento immobiliare per importi superiori a 8.000 euro, 20.000 nel caso di prima casa;

3) il pignoramento mobiliare di autoveicoli per importi superiori ai 1.000 euro;

Prima che avvenga un atto di questo genere il contribuente, così ci ha spiegato SORIS, riceve, a seconda del tipo di entrata, da sei a nove solleciti di pagamento (passa quindi circa un anno e mezzo) e il pagamento delle rate blocca le procedure in atto.

Nonostante il mio intervento per comprendere meglio ed esprimere le mie preoccupazioni in merito alla questione del pignoramento immobiliare e comprenderne l'entità a Torino ( Soris ha dichiarato che le procedure di ipoteca attivate sono 300, ma nessun immobile è finora stato venduto), la discussione si è soffermata soprattutto sullo strumento del fermo amministrativo, blocco all'uso dell'autovettura, che attualmente avviene per importi superiori ai 100 euro.

Le intenzioni del PDL sono di chiedere un'innalzamento di questa soglia. Ovviamente sono stati chiesti a SORIS quali fossero gli effetti dell'eventuale innalzamento per comprenderne meglio i costi e i benefici sui cittadini torinesi e sulle casse comunali.

Ed ecco cosa emerge dai dati illustrati dai dirigenti Soris in seguito alle simulazioni eseguite dagli uffici tecnici: se nel 2010 la soglia per il fermo amministrativo fosse stata di 500 euro, sarebbero stati riscossi quasi 2 milioni di euro in meno rispetto a quanto avvenuto, pari a una diminuzione del 30%. Nel caso di un aumento più contenuto, da 100 a 200 euro, la perdita di introiti sarebbe meno significativa, circa 380.000 euro in meno.

Poiché l'assessore Passoni si è detto disponibile a valutare questa seconda possibilità, il presidente della commissione ha deciso di lavorare su una mozione proposta dalla commissione, quindi il tema verrà presto approfondito e concretizzato in un nuovo documento che indirizzerà la giunta.

In commissione quindi si discuterà nuovamente del tema e spero avremo la possibilità anche noi di intervenire con dei nostri contributi.

Ovviamente come prima cosa mi preme verificare che Soris si comporti davvero come descritto in aula dai dirigenti, quindi con almeno 6 avvisi bonari di pagamento e tutti quegli atti necessari per garantire al cittadino di poter adempiere al pagamento. Avete esperienze in merito?

Mi incuriosisce però anche sapere cosa ne pensate...fermi restando i principi per cui le tasse devono essere pagate e deve essere riconosciuto al comune il diritto ad incassare i crediti di cui è titolare per poter a sua volta adempiere agli impegni vero i fornitori, mi chiedo se, in un momento di scarsità di risorse, scegliere di rinunciare a 380.000 euro qui, quando dall'altra parte per la mancanza di 250.000 euro ci troviamo costretti a dover assumere educatori fino al 23 dicembre e poi rinnovarli al 7 di gennaio, sia la scelta migliore per la nostra città. Oppure penso, non si potrebbe forse lavorare maggiormente sulla rateizzazione del credito, cosa già prevista, per facilitare il pagamento anziché sulla soglia del fermo?

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Ripartire dal ground zero per la politica

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E' come quando scrivi un testo e vai fuori tema o prepari una torta e sbagli gli ingredienti, la politica in Italia è così , va riformata partendo dall'inizio.

Iniziando proprio dalla Circoscrizione dove ora fior fior di giovani vengono allevati alla peggior politica, infarciti di inutilità procedurali, di linguaggi formali scevri di significato, di meschini truchetti da prestigiatore dilettante.

Ripartire dal primo anello della politica ridandogli il posto altissimo che merita, luogo di ascolto verso i cittadini, luogo di confronto tra i cittadini , di interazione tra cittadino e istituzioni.

Creare il vivaio dei nuovi politici portando avanti una politica pulita e trasparente, fatta di competenze, di capacità e soprattutto di responsabilità.

Non è accettabile che i consiglieri arrivino in ritardo e vadano furtivamente via, prima che sia terminata la commissione. Non è rispettoso nei confronti dei cittadini presenti e non lo è nei confronti dei consiglieri che rimangono tutto il tempo.

Non è possibile presentare dei progetti sociali, legati a varie associazioni, senza che venga dettagliato il tempo dedicato, il numero di persone impiegate, il numero di persone coinvolte e soprattutto il costo totale del progetto, la parte erogabile dalla circoscrizione e dagli altri supporter del progetto e la rilevanza economica degli altri enti coinvolti, Fondazioni o Istituti.

Nessuna azienda sottoporrebbe mai ai suoi azionisti un progetto così redatto, nessun progetto verrebbe mai preso in considerazione se così predisposto.

Non attribuisco colpe alle Associazioni, ma imputo alla Circoscrizione 1 una superficialità inaccettabile e preoccupante che non mette in condizione i consiglieri di avere informazioni sufficienti per approvare un lavoro che potrebbe essere certo meritevole.

Anche in Circoscrizione si può fare esercizio di democrazia, usiamola come palestra per diventare politici migliori, la politica non cambierà se non saremo noi a cambiarla ma ci vuole coraggio e responsabilità, di votare senza genuflettersi, di commentare dispiacendo ,di rimanere in aula quando tutti se ne sono andati, perchè rappresentiamo il cittadino e il cittadino deve rimanere il nostro obbiettivo primario.

Come consigliere comunale, ricevo ogni genere di segnalazione - dai problemi più grandi a quelli più piccoli - e cerco comunque di stare dietro a ognuna. Quella che mi è arrivata in settimana su Facebook vince però il premio della più strana: sulle targhe della via che il quartiere Pozzo Strada dedica alla Sacra di San Michele, il nome del monumento è scritto sbagliato.

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All’inizio non ci volevo credere, anche perché sono cresciuto proprio in questa zona. Oggi però passavo di lì e sono andato a controllare: è proprio vero! Sia le targhe vecchie - quelle in marmo degli anni ‘60 - che le targhe nuove - quelle appese e con la superficie catarifrangente - recano l’indicazione sbagliata, per di più con varianti tra “via Sagra di San Michele”, “via Sagra San Michele” e “via Sagra S. Michele”.

Escluso che la città voglia celebrare non il monumento simbolo del Piemonte ma una qualche festa paesana dedicata al santo, mi sono chiesto chi fosse l’ignorante che aveva sbagliato le targhe, e come fargli pagare la correzione. Tuttavia, una simile uniformità - tra targhe comunque realizzate in momenti diversi nell’arco di cinquant’anni - è davvero strana, e allora ho fatto qualche ricerca via Web.

E ho scoperto che anche sul geoportale del Comune - che dovrebbe essere la fonte ufficiale - il nome della via è scritto con la “g”, così come su Tuttocittà; mentre risulta scritto con la “c” su Google Maps e anche sulle mappe dei trasporti pubblici pre-1982, dove la via era riportata in quanto ospitava l’anello di capolinea del tram numero 5 (incidentalmente, dopo trent’anni i binari sono ancora lì). In generale, nell’uso comune compaiono entrambe le forme.

A questo punto il mistero s’infittisce, e le ipotesi possibili sono due: o qualcuno in Comune ha fatto un errore che si è poi trascinato da un documento all’altro, oppure la via, che compare per la prima volta nel piano regolatore del 1908, è stata effettivamente intitolata alla “Sagra di San Michele” con la “g”. Difatti, i termini “sacra” e “sagra” dell’italiano contemporaneo sono la specializzazione dello stesso termine, che nell’italiano ottocentesco veniva spesso scritto indifferentemente nei due modi anche in altre derivazioni (“sacrestia” e “sagrestia”, “sacrifizio” e “sagrifizio” e così via), ed è possibile che cent’anni fa considerassero corretta la versione con la “g”.

Certo, al giorno d’oggi la cosa fa un po’ ridere e dunque si potrebbe anche correggere la dicitura e poi, piano piano, anche le targhe… Girerò la segnalazione agli uffici e vediamo cosa ne viene fuori; comincio però a capire perché tra i consiglieri comunali “veterani” la toponomastica sia l’argomento che più viene considerato rognoso… Però ci sono anche dei vantaggi: chissà che, dopo quasi trent’anni di espressioni tipo “?” (era all’angolo della mia scuola media), non riesca a capire perché Torino abbia dedicato una via al poeta romeno Vasile Alecsandri!

Circoscrizione 1 - Consigliatura del 14 settembre.

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1) INTERPELLANZA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE VAGNONE DI TROFARELLO E DI CELLE IN MERITO AL TEMA DELLA ZTL E DELLE AREE PEDONALI.

Vagnone, Balena Poggio e Rampi si domandavano il reale risultato della ZTL,

Il M5S crede che non sia sufficiente sanzionare o ridurre ma piuttosto prevenire invece di curare e quindi trattare ad ampio spettro, in sede di commissione, tutti gli interventi utili a ridurre drasticamente le polveri per evitare la sanzione europea.

2) INTERPELLANZA PRESENTATA DAI CONSIGLIERI POGGIO SARTORI, BALENA, TREVISAN, GATTO, PETTAZZI, VAGNONE DI TROFARELLO E DI CELLE AVENTE AD OGGETTO: PROBLEMATICHE PER I CANTIERI DI VIA BERTOLA N. 40 E DI VIA SAN DALMAZZO N. 24.

Balena insisteva sulla necessità di coordinamento e cronoprogramma. Brandajs rispondeva che la zona è monitorata e rispetta i tempi.

3) INTERPELLANZA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE PASCALE IN MERITO AL MARCIAPIEDE DI VIA VALEGGIO N. 22.

Il M5S ritiene che la sede idonea per affrontare questi argomenti siano le Commissioni.

4) INTERPELLANZA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE PASCALE IN MERITO AL SEMAFORO/PASSAGGIO PEDONALE DI VIA BERTOLOTTI/CORSO GALILEO FERRARIS 15. 5)

Brandajs dice di aver sergnalato , ma che non ha ancora risposte.

INTERPELLANZA PRESENTATA DAI CONSIGLIERI PETTAZZI, BALENA, VAGNONE DI TROFARELLO E DI CELLE, GATTO, TREVISAN, POGGIO SARTORI IN MERITO ALLE COMPETENZE CIRCOSCRIZIONALI DI MANUTENZIONE STRADALE ORDINARIA E DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO

Qui nsi innesta una costruttiva discussione sul valore della circoscrizione e intervenendo il Presidente Guerrini spiega che per tre anni si è parlato di attuazzione del decentramento ma che nessuna forza politica l'ha poi votato.Crede altresì che ci sia la volontà di eliminare tali strutture, sottraendo piano piano risorse economiche

6) COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE. 7) APPROVAZIONE DEL VERBALE DELLA SEDUTA DEL 27 LUGLIO 2011. 8) C.1 (ART. 42, COMMA 2) - CONCESSIONE IN USO TEMPORANEO DI UN LOCALE DEL CENTRO CIVICO DI VIA BERTOLOTTI 10 ALLA SOCREM TORINO PER ATTIVITA' DI INFORMAZIONE AI CITTADINI. APPROVAZIONE.

Il M5S vota a favore ma insiste, come già espresso in sede di commissione, che si faccia anche informativa sulle bare ecologiche, più economiche e meno inquinanti delle bare in legno verniciato, per la riduzione dei fumi sulla città.

9) PARERE AI SENSI DELL'ART. 43 DEL REGOLAMENTO DEL DECENTRAMENTO IN MERITO ALLA MANUTENZIONE STRAORDINARIA DEL VERDE PUBBLICO. APPROVAZIONE.

Il Comune stanzia fondi per manutenzione straordinaria in cinque Circoscrizioni, per la 1 viene proposta la rotonda di Corso Re Umberto. Tomasetto, il coordinatore, propone in alternativa, già in commissione, la riqualificazione di una parte del giardino Valperga di Masino detto Clessidra.

Il M5S ribadisce quanto sia unica l'occasione di progettare un giardino, di coinvolgere i cittadini e di non dimenticare che si potranno realizzare nell'area anche progetti costo zero con il coinvolgimento delle associazioni.

42 COMMA 2 - COMMISSIONI DI LAVORO PERMANENTI. ISTANZE DI PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI. PRESA D'ATTO.

11) ORDINE DEL GIORNO PRESENTATO DAI CONSIGLIERI GATTO, BALENA, PETTAZZI, POGGIO SARTORI, TREVISAN E VAGNONE DI TROFARELLO E DI CELLE IN MERITO ALL'ATTRIBUZIONE DI SPECIFICO OBIETTIVO AL DIRETTORE GENERALE ASL TO1 PER LA FACILITAZIONE E LA SBUROCRATIZZAZIONE DI PARTICOLARI PROCEDURE AMMINISTRATIVE

Qui si è scatenata la bagarre perchè, nonostante si chiedesse solo un impegno del Presidente la maggioranza ha prima cercato di inserire come causa di disservizi (di cui il documento non parla) la politica regionale sanitaria. Poi visto che non aveva nessun senso inserirla la capogruppo Pelloso, consultato telefonicamente qualcuno, si è opposta fino al punto da chiedere ai suoi di "abbandonare i lavori" facendo così mancare il numero legale.

Il M5S ha reputato vergognoso l'atteggiamento della maggioranza e poco rispettoso , per quelli che rimanevano l'abbandono dell'aula.

L'ultimo consiglio e il nostro emendamento accolto

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Il primo consiglio post vacanze è iniziato nel peggiore dei modi, con l'ennesima assenza dell'assessore Lubatti, causando per la seconda volta il rinvio della discussione della nostra interpellanza sulla questione della gestione del parcheggio di Piazza Emanuele Filiberto da parte di Apcoa ( qui il testo completo del documento presentato: http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti/atti/testi/2011_03788.html). Ora è calendarizzata per lunedì 12...ce la faremo?

E' stato anche un consiglio fortemente animato dalla discussione tra la lega e l'assessore Passoni, assistito poi in un secondo momento anche dallo stesso sindaco, sulla questione relativa al compenso del portavoce di Fassino. Ebbene, percepisce ben 186.000 euro all'anno, una cifra assolutamente congrua secondo il giudizio di Fassino, giustificata in aula dal fatto che si tratta di un compenso lordo e della necessità di avere una persona di fiducia a ricoprire un incarico tanto importante, una assunzione ad personam che, sempre a detta di Fassino, è in linea con gli stipendi di mercato...

E' continuato poi con una serie di varianti urbanistiche per arrivare ad un momento di soddisfazione...almeno per me: la discussione dei nostri emendamenti ad una delibera riguardante il rinnovo e l'ampliamento della concessione dell'impianto sportivo locato in strada delle Ghiacciaie a favore del CTS Taxi Torino. La settimana scorsa la delibera aveva suscitato in me e negli attivisti della circoscrizione cinque, con cui l'avevo condivisa, parecchie perplessità...alcune erano state risolte grazie alle risposte dell'assessore Gallo in sede di commissione, altre invece proprio non mi convincevano.

Le principali perplessità sono da ricondurre al fatto che la delibera include un ampliamento della concessione a favore di CTS Taxi per l'adibire una zona limitrofa, fortemente disagiata, ad uso parcheggio. Il testo prevede che, in seguito alla bonifica da parte della città di Torino della zona, CTS Taxi abbia il diritto di adibire la zona a parcheggio e l'obbligo di mantenerla in ordine.

Non convinti del testo, abbiamo presentato alcuni emendamenti in consiglio..

Il primo emendamento riguardava la nostra proposta di aggiungere il diritto, da parte della città di Torino, di rivedere il canone di affitto a suo favore nel caso in cui CTS Taxi utilizzasse il parcheggio come nuova fonte di reddito. Ci sembrava giusto che, a fronte di un eventuale novo introito a favore del gestore dell'impianto sportivo (che gode di un abbattimento del canone del 90%), il comune potesse godere a sua volte di una canone di affitto più alto. L'emendamento è stato ACCOLTO con 28 voti favorevoli su 28 partecipanti!

Il secondo emendamento chiedeva in modo esplicito che il progetto di realizzazione del parcheggio venisse analizzato in modo approfondito dalla commissione competente (urbanistica) prima che venisse approvato...la mia paura era che, con questa delibera che non contiene alcun dettaglio in merito a cosa andrebbero a fare per adibire la zona a parcheggio, si stesse di fatto autorizzando la costruzione di qualsiasi cosa.. L'emendamento è stato RESPINTO (31 votanti, 11 favorevoli e 20 contrari), con indicazione da parte dell'assessore che la procedura prevede tale iter ed un impegno esplicito da parte sua di far si che ciò avvenga...ovviamente, monitoreremo la cosa...

Certo, nulla di straordinario, ma la speranza è quella di poter continuare ad incidere lavorando bene anche sulle piccole cose.

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Lo stato del bike sharing torinese

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Quella di oggi in commissione doveva essere infine l’occasione per iniziare un’ampia discussione sulla mobilità ciclabile torinese, coinvolgendo la giunta, il consiglio comunale e i ciclisti più attivi; la seduta era stata pubblicizzata in lungo e in largo, con tanto di intervista su Radio Flash al presidente Grimaldi.

Pensate dunque al disappunto quando nella sala, piena di una dozzina di consiglieri comunali e una ventina di cittadini e rappresentanti delle associazioni, è stato annunciato che l’assessore Lubatti aveva dato forfait all’ultimo minuto, e che sarebbe stato presente il solo assessore Lavolta, che occupandosi di ambiente ha la responsabilità delle zone verdi e del bike sharing, ma non delle piste ciclabili, della viabilità e della mobilità in generale.

Lubatti avrà sicuramente avuto un importantissimo impegno, però è recidivo; per esempio, lunedì scorso avrebbe dovuto venire in consiglio comunale a rispondere alla nostra interpellanza sull’assurdo caso delle strisce blu di piazza Emanuele Filiberto, ma anche lì non si è presentato, come già in altre occasioni. Eppure, all’inaugurazione di Porta Susa o alle interviste sui giornali è ben presente, e allora, francamente, far venire decine di persone per poi dare buca non mi sembra certo appropriato.

Se dunque, come me, avete segnalazioni e lamentele sulle piste ciclabili cittadine, ve le dovete tenere ancora un po’; in compenso, il gentilissimo assessore Lavolta ha approfondito il servizio di bike sharing, un successo clamoroso: sono stati raggiunti oggi, a un anno dal lancio del servizio, i volumi previsti per il 2018. Al momento infatti ci sono una sessantina di stalli con circa 600 bici, e sono chiaramente insufficienti; si sta lavorando per raddoppiare sia gli stalli che le bici, espandendosi verso ovest e sud, e cercando però di mantenere una rete in cui ogni stazione sia al massimo a 400 metri dalle altre, perché questo rende utile e flessibile il servizio. Anche i servizi di manutenzione e di “riordino” delle bici, spostandole da dove ce ne sono molte a dove ce ne sono poche, sono insufficienti; e il motivo è che alla fine mancano i fondi, nonostante la città abbia speso circa 700.000 €, a cui si aggiungono 1.300.000 € messi da Regione e Ministero.

I consiglieri comunali hanno fatto varie osservazioni, chiedendo perché non ci sono bici per i bambini e perché non si può portare la bici in metro almeno nel fine settimana (risposta: nei 12 secondi di fermata non la si riesce comunque a caricare in sicurezza). Io ho contestato un po’ il tono di certe osservazioni, perché mi pare di percepire in molti amministratori torinesi l’idea che la bici sia il mezzo con cui si va a fare una passeggiata la domenica nei parchi, idea peraltro che ha dominato la pianificazione delle piste ciclabili sin dagli inizi negli anni ‘80 (non a caso la prima pista in città andava dalla Pellerina al parco Ruffini).

Il bike sharing, in realtà, è un mezzo di trasporto pubblico come il treno, la metro e il bus; serve proprio a completare il viaggio per chi scende da uno di questi mezzi e si trova a media distanza dalla destinazione, troppo per andarci a piedi e troppo poco per giustificare un altro bus (che magari non c’è nemmeno). Non è un servizio di noleggio biciclette per turisti, anche se per carità, se i turisti lo usano va benissimo; tuttavia, prendere e posare la bici deve essere come salire e scendere dal tram.

In quest’ottica, ha senso che la Città inizi ad espandere il servizio presso le fermate della metro e dei principali tram, o che ne piazzi una alla stazione Lingotto e un’altra alla nuova sede del Politecnico a Mirafiori, come dovrebbe accadere a breve. (In realtà non le piazza la Città, ma l’appaltatore, che ha in gestione il servizio fino al 2021.) Tuttavia, per finanziare lo sviluppo l’idea della giunta è di chiedere un contributo alle grandi aziende private, che sono (si spera) interessate ad avere il bike sharing davanti all’ufficio… almeno, questo è quello che sperano.

Nel frattempo siamo in attesa di sostituire la tessera con il nuovo biglietto elettronico regionale, che dovrebbe permettere di pagare tutti i servizi di trasporto pubblico in stile Oyster card di Londra. Ma questa è un’altra storia, e per capirne di più ho chiesto alla commissione trasporti di dedicarci un’altra riunione.

Sono solita dire che se il mondo sarà salvato, mettendo l'accento sul se..., saranno le donne a farlo.

E' una famosissima frase di F.M.Dostoevskij, "il mondo sarà salvato dalla bellezza", ma modificandola e traslandola è diventata anche mia...

Lo dico perchè numericamente siamo più forti , perchè confido nella generosità che la donna dimostra ogni giorno nell'accudire compagno e figli, e anche nella sua infinita capacità di fare mille cose insieme.

Ora l'arresto di Elena e Marianna attiviste No -Tav, tutt'ora in carcere per la partecipazione alle proteste contro il cantiere di Chiomonte, è un arresto di tutte le donne .

Colpire il più debole, questa è la strategia, chi ha tre figli come Elena rappresenta chi ha famiglia e non vuole coinvolgerla per paura di segnarla, colpire Elena è come colpire chi ha finito gli studi e deve entrare nel mondo del lavoro con Certificato Penale pulito.

Attenti ragazzi volete fare mica la fine di queste due donne, sottoposte alla critica perbenista?

Volete essere additate come ex carcerate dai passanti?

Volete mica prendervi tutta la responsabilità di un'Opera grande come il Tav?

Bè, credo che questa responsabilità , in questo preciso momento, ce la dobbiamo prendere proprio tutti , uomini e donne insieme.

Ma non posso non ricordare il ruolo che ebbero le donne nella Libera Repubblica della Maddalena, quella grande cucina da campo aperta giorno e notte, l'accoglienza, la disponibilità, la forza delle più giovani durante lo sgombero, di continuare a portare tronchi da inserire dove c'era la ruspa.

Non posso non ricordare le teste rotte, gli occhi neri su quei bei visi e le lacrime :quante lacrime hanno versato le donne a Chiomonte a causa dei lacrimogeni? Eppure si lavavano il viso con il limone e ricominciavano a rilanciare ...

Ho visto cose che una nata borghese come me non pensava di vedere in tutta la vita, ma ho anche visto un coraggio che credevo sopito, una forza che credevo annientata e con rispetto ringrazio Elena e Marianna che stanno in carcere anche per i miei figli e il loro futuro.

Postate dappertutto la storia di queste due donne coraggiose che stanno in carcere anche per noi, scriviamogli e teniamo alta l'attenzione , non sono sole ...facciamoglielo sapere.

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/419960/

Il business dei rifiuti a Torino

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La neo giunta Fassino deve tappare buchi e recuperare risorse.

E la discarica di Basse di Stura torna al centro dell'attenzione su cui si deve trovare una modalità per farla fruttare ancora. Il quadro è complesso.

Il Comune di Torino ha accumulato grossi debiti, maturati dalla gestione Chiamparino con manovre di finanza creativa e i faraonici impianti olimpici praticamente abbandonati. Inoltre da tempo non paga AMIAT per il servizio di smaltimento in discarica causando un discreto buco alla propria multiservizi. Infatti AMIAT è una SPA a socio unico del Comune di Torino.

Ad inizio 2010 Basse di Stura è stata definitivamente chiusa perchè arrivata al limite di capacità e da allora il Comune ha un mancato introito sul bilancio AMIAT.

De Alessandri, Vicesindaco di Fassino già in carica con Chiamparino, sta rilanciando recentemente le ipotesi di riapertura del sito, contestate a suo tempo dal Presidente della Provincia Saitta. "È una delle ipotesi che stiamo valutando, insieme a molte altre, nel contesto degli equilibri di finanza pubblica".

Magnabosco, AD di AMIAT, sostenuto dall'assessore torinese all'ambiente invece propone un parco fotovoltaico, progetto fantasioso considerando l'assoluta instabilità dei rifiuti accumulati in decenni sui quali si vorrebbe realizzarlo, ridottosi spontaneamente di una decina di metri in altezza in un solo anno!

Il problema dell'Amiat è che, non incassando più dal trattamento dei rifiuti dei non torinesi (prima a Basse di Stura oltre ai nostri andavano quelli di altre zone del Piemonte e di privati, e su questo incassavano bei soldi), è in passivo strutturale di una ventina di milioni di euro l'anno. O la città glieli dà sull'unghia (e non li ha), o si trova il modo di farglieli avere in altri modi (le loro idee sono privatizzare oppure far comprare ad Amiat quote dell'inceneritore), oppure (secondo loro) si riapre la discarica per materiali non puzzolenti e non pericolosi in modo che Amiat possa incassare un po' di soldi.

E la partita si continua a giocare a colpi di annunci a mezzo stampa: la differenziata porta a porta a Torino città non si può estendere perchè costa troppo! "...Un dato per tutti: l'estensione del «porta a porta» ai 70 mila utenti concentrati nei quartieri Nizza-Lingotto e Mirafiori Sud, avvenuta nel 2009, costò 3 milioni. In base ad alcune stime, rese approssimative dalla diversa conformazione e quindi dalle diverse esigenze delle aree centrali e semicentrali, ne occorrerebbero altri 10-15 per portare il servizio dove oggi manca: un assegno con la maiuscola, che in questa fase nessuno si sente di firmare..."

Eppure mezzo miliardo di euro dalla TARSU dei nostri prossimi trent'anni per il cancrovalorizzatore si sono trovati! A nostro dedito chiaramente!

Di ieri la notizia del rilancio del secondo inceneritore a Settimo da parte dell'Assessore Provinciale all'Ambiente Ronco " ora si potrà utilizzare una tecnologia più moderna rispetto a quella utilizzata al Gerbido e si realizzerà un impianto in linea con le reali necessità". Si rischia un'emergenza rifiuti? "No, abbiamo gli spazi sufficienti nelle discariche in esercizio per smaltire le quantità di rifiuti prodotti e i lavori al Gerbido vanno avanti secondo i programmi.

Proprio non si capisce come mai Comune e Provincia di Torino non abbiano avuto notizia che anche a Lucca gli inceneritori si chiudono! Come a Parma del resto.

Qui sta bene una citazione "Sarà dura".

Perchè il movimento rifiutizero sta dilagando anche a Torino! Una crescita esponenziale che motiva tutte queste notizie che sembrano in effetti carte giocate con la medesima strategia.

Partecipa! Iscriviti al logoRZT.jpgCoordinamento RifiutiZero Torino No Inceneritore!
Tieniti informato e visita il sito del Coordinamento!

Vittime della memoria corta

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Non mi piace parlare dell’11 settembre 2001, perché la discussione diventa regolarmente un teatrino: c’è chi ricorda queste vittime considerandole un momento fondamentale della nostra storia patria, e chi risponde ricordando per un motivo o per l’altro tante altre vittime: le centinaia di migliaia di civili iracheni ed afgani uccisi (in buona parte da noi occidentali) nella guerra che ne è seguita, o le vittime dell’altro 11 settembre (1973) promosso dagli americani, o le vittime islamiche del fondamentalismo cristiano, a partire dai diecimila morti di Srebrenica, o le vittime del terrorismo e dei disastri nostrani, che spesso aspettano ancora giustizia.

Mi tocca però affrontare l’argomento perché il sindaco Fassino ha già deciso, annunciandolo su tutti i giornali, di intitolare alle “Vittime dell’11 settembre” una via cittadina; in realtà la competenza di questa decisione è della conferenza dei capigruppo del consiglio comunale, e anche se non dubito che i capigruppo della maggioranza alzeranno la manina con obbedienza e faranno ciò che gli viene detto, io sarò comunque chiamato ad esprimermi.

Io sono molto perplesso, intanto perché le strade cittadine dovrebbero essere intitolate a persone che abbiano diretta attinenza con la storia cittadina o nazionale - anche se ogni città interpreta il principio un po’ come vuole, vedasi Grugliasco che ha da poco istituito viale Battisti, dedicato però non al patriota Cesare ma all’indimenticato cantante Lucio.

Il terrorismo è indubbiamente un argomento rilevante e parecchie vittime a Torino già sono state ricordate nella toponomastica; altrettante, però, ancora mancano. In generale la lista d’attesa è lunghissima - contiene dozzine di nomi - e parecchi torinesi illustri, compreso un presidente della Repubblica (Saragat), non solo non hanno una via ma non sono nemmeno stati ancora messi in lista. La toponomastica, infatti, diventa spesso campo di battaglia per rivendicazioni politiche e per la ricerca di visibilità, seguendo l’emozione del momento (ho già percepito una intensa pressione a favore di via Mike Bongiorno), e in questa logica vengono premiati i soggetti che suscitano la maggiore attenzione mediatica.

Tornando però alle stragi, terroristiche e non, sono più quelle mancanti che quelle ricordate - anzi, l’unica “via Vittime” che la città abbia mai istituito è dedicata alle Vittime di Bologna. Niente Fosse Ardeatine, niente Vajont, niente piazza Fontana, niente Ustica, niente rapido 904, niente Capaci (anche se in questo caso c’è via Falcone). E niente 22 settembre (1864), una data che a Torino a tutt’oggi è impossibile ricordare.

Ci si è ricordati solo della Thyssen-Krupp, nonostante non fossero passati i dieci anni richiesti dalla legge, perché era su tutti i giornali; usando peraltro un toponimo lunghissimo, parco Vittime del Rogo del 6 dicembre 2007 nello Stabilimento Thyssenkrupp di Torino, perché evidentemente “Vittime della Thyssen-Krupp” urtava qualcuno di importante. Capite che, a fronte di tutte queste mancanze, mi sembra che l’11 settembre non sia una priorità se non per politici ex di sinistra con l’ansia di dimostrarsi filoamericani e filovaticani.

Io mi sono chiesto se fare una controproposta, chiedendo di ricordare nelle vie anche alcune altre di queste stragi. Il problema è che in questo modo si alimenta il teatrino, la battaglia sulla testa di vittime che sono comunque tutte degne di rispetto, e delle loro famiglie. Una, però, credo proprio che la farò, per ricordare un caso davvero emblematico dell’assurdità di ciò che è ed è stato il terrorismo - a Torino, non dall’altra parte del mondo.

Il 9 marzo 1979, all’angolo di via Millio e via Lurisia, fu assassinato per caso Emanuele Iurilli. Aveva diciotto anni, tornava a casa da scuola e fu ammazzato da una pallottola vagante, durante uno scontro a fuoco tra una volante della Polizia e un commando di Prima Linea, sotto gli occhi della madre che guardava dal balcone. Fatico a immaginare un episodio più orribile e credo che ricordare questo ragazzo in questo momento farebbe un gran bene a tutti.

P.S. Visto che abbiamo parlato di Vajont, vi lascio con questo bel reportage del Movimento 5 Stelle di Belluno, a cui corrisponde il video in alto: sono queste le cose che mi rendono orgoglioso del nostro movimento.

Benedetta stazione

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Questa mattina sono andato all’inaugurazione (parziale) della nuova stazione di Torino Porta Susa, dove una sfilza di autorità - Fassino, Cota, Moretti, Giachino - hanno tagliato il nastro e poi hanno preso un treno della metro, pigiati tra i giornalisti e il codazzo, per dimostrare che funziona. Il treno della metro però era in servizio speciale, infilato in mezzo a quelli normali, e dunque ha proseguito senza fermate fino a Lingotto, dove una improvvida misura di sicurezza è scattata e ha fatto inchiodare il treno all’ingresso della stazione, scaraventando alcune autorità contro le pareti. Poi però siamo tornati indietro senza problemi.

La stazione è molto bella, anche se al momento è un immenso parallelepipedo vuoto; non c’è nulla a parte la fermata della metro e una serie di scale mobili e ascensori. In realtà, se scendete dalla metro, uscite e poi salite ancora fino al livello -1, ci sono tre macchinette in un angolo che vi permettono di fare i biglietti Trenitalia, per poi infilarvi nel sovrappasso A e giungere ai binari; dallo stesso passaggio si può ora uscire in corso Bolzano all’angolo con corso Matteotti.

Ma non è questo ciò che mi ha colpito… mi ha colpito quello che vedete nel video.

Io non ho pregiudizi contro la Chiesa Cattolica; non sono cattolico, non sono nemmeno battezzato, ma in passato non mi sono fatto problemi ad esempio a partecipare ad attività di beneficenza della parrocchia sotto casa. Quello che non tollero però è l’interferenza della Chiesa nella vita pubblica: le facilitazioni fiscali, le sovvenzioni, le intromissioni nella politica - e appunto la pretesa di imporre se stessa sopra le altre religioni nei luoghi pubblici.

Trovo assolutamente inaccettabile che una grande opera pubblica pagata con le tasse di tutti (tranne appunto la Chiesa che ne è in gran parte esente) venga “marchiata” da una e una sola religione, come se tutti i torinesi che ne praticano altre o nessuna fossero cittadini “di serie B” nell’uso dell’opera pubblica suddetta, o infedeli da convertire. Ho scritto una interpellanza che presenteremo quanto prima, per chiedere che Fassino ci spieghi se questi sono i “valori di laicità” a cui lui e i partiti che lo sostengono si sono spesso richiamati. Spero di non essere l’unico che di fronte a queste cose si indigna!

Mercato "Vintage" e parcheggio sotterraneo Gran Madre

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Durante la breve seduta della III Commissione Circ8 Torino del 12/07 scorso il coord. De Masi annuncia l'intenzione di prorogare di 3 mesi (in attesa delle novità gestionali che il nuovo assessore comunale competente deciderà) la concessione all'associazione che gestisce la manifestazione del mercatino "vintage" (ogni 3a domenica del mese) peraltro elevando da 57 a 62 gli espositori con estensione in via Villa della Regina.
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Io ho visitato questo mercatino periodico tematico diverse volte, rilevo che si tratta di sicuro di classico modello d'elite per clienti facoltosi. Non è il mio genere, dato il livello molto elevato di prezzi etc..
La location, azzeccata, dona un bella atmosfera durante tutta la giornata garantendo una buona affluenza nello spazio pubblico del parcheggio dietro la chiesa.
Tuttavia la stessa piazza è area interessata alla realizzazione di parcheggio sotterraneo, per il quale il Consiglio di Circoscrizione 8 ha espresso recentemente parere favorevole, con le sole astensioni di 3 consiglieri, ponendo 4 condizioni inerenti tempi del cantiere e in generale suggerimenti per la collocazione delle rampe!
Assolutamente ignorati i problemi segnalati dai cittadini che hanno raccolto 1300 firme contro un opera pubblica per 187 posti auto (90 in vendita ai privati e 97 a rotazione):
- La delicatezza dell'area in questione per il suo contesto storico e ambientale, che non dovrebbe ammettere pesanti interventi infrastrutturali, critici anche dal punto di vista idrogeologico e capaci perfino di mettere in crisi la stabilità dello stesso edificio della chiesa della Gran Madre, che palesa alcuni segni di cedimento;
- La sostanziale inutilità di tale parcheggio, che non è certo atto a risolvere i problemi del traffico e dei parcheggi in quest'area, ed anzi rischia di crearne di ulteriori, mentre i flussi di auto in arrivo dalla collina andrebbero "drenati" prima di arrivare nella piazza;
- La creazione di rampe di accesso al parcheggio in via Villa della Regina, già perennemente intasata dal traffico, e in via Lanfranchi, le griglie di aerazione, le uscite pedonali, che avranno certo un notevole impatto;
- Il non senso di un'operazione che si spaccia per "pedonalizzazione" e "riqualificazione", ma servirà soprattutto a far vendere un po' di posti auto pertinenziali a qualche decina di privati acquirenti da parte dei costruttori che vinceranno il bando, senza incidere in modo sostanziale sulle criticità della sosta in tale area, mentre in piazza Vittorio è già stato creato un vasto parcheggio pubblico interrato che ha ancora cospicue capienze non utilizzate. Non ci pare neppure una ragione sufficiente a giustificazione del parcheggio il fatto che entrino un po' di risorse nelle casse comunali, con la cessione dei diritti di superficie, a fronte di un'operazione così invasiva ed un cantiere che durerà non meno di un triennio.

fonte
Ma torniamo al mercatino Vintage. Il consigliere Addonisio pone il problema della ricollacazione del mercatino in occasione dei lavori previsti per il parcheggio sotterraneo. Il Sg. Abera, presidente commercianti parte Sud Via Madama Cristina intervenuto alla Commissione, propone intelligentemente come alternativa la caserma di Via Asti.
Possibile che ormai questo progetto di parcheggio sia una realtà accettata e condivisa da tutto i nostri rappresentanti politici locali?
Nonostante la raccolta firme continui???
Io non sono d'accordo!

2 domande a Passoni in commissione Controllo di Gestione

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Oggi si è riunita la commissione controllo di gestione con ordine del giorno "illustrazione del bilancio comunale" da parte dell'assessore Passoni.
In realtà l'illustrazione è stata molto generica, anche perché è fondamentalmente impossibile in un paio d'ore entrare nel dettaglio. Sono state descritte le principali fonti di entrata e le voci di uscita, di fatto è stato illustrato quanto potete già reperire sul sito del comune. (qui:http://www.comune.torino.it/bilancio/pdf/2009/datisintesi2010.pdf).
Due parole davvero veloci, seguirà poi una nota in cui approfondiremo il tema. Il bilancio vale circa 1,3 mld di euro e deve essere in pareggio: totale entrate deve essere uguale al totale delle uscite.
Le entrate sono di 4 tipi : trasferimenti (principalmente dallo stato, ma anche da regione o altri enti), entrate tributarie (principalmente in ordine di importanza ICI, TARSU, addizionale comunale IRE), entrate extra tributarie e diverse (sanzioni, canoni per concessioni edilizie etc) e, anche se molto meno importanti in termine di valore, i dividendi.
Le voci di uscita sono spese per il personale (la voce più significativa che serve per coprire il costo di 11 mila dipendenti), i beni e i servizi, i servizi da aziende, imposte e tasse, rate e mutui (interessi e quota capitale)

Molto più interessante è stato invece ila seconda parte della commissione in cui noi consiglleri abbiamo potuto fare domande.
Ho quindi potuto chiedere due cose:
1) a quanto ammontasse il debito complessivo della città: il numero a cui tutti facciamo riferimento è di 3,3 mld di €. Questo numero però è solo il totale dei debiti a titolo oneroso (mutui), non include quindi tutte le altre forme di debito (ad esempio il pagamento di fatture a fornitori). Civicum aveva indicato come reale indebitamento complessivo circa 5 mld di €. Siccome tale numero non è leggibile dal bilancio pubblico ho chiesto che ci venisse comunicato, l'assessore si è impegnato a farci sapere a quanto ammonta e ce lo dirà al più presto...
2) quali fossero le intenzioni future, a fronte della manovra finanziaria, sulla questione privatizzazioni: l'assessore ha parlato chiaro, confermando e condividendo le nostre preoccupazioni. L'art 23 bis è di fatto stato re-introdotto (alla faccia della democrazia ) e, come avevamo già scritto, l'assessore ha confermato che gli incentivi previsti a dismettere genereranno forti pressioni sugli enti locali, che si troveranno praticamente obbligati a farlo...

Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.

La Torino che fa acqua

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Una delle conseguenze più appaganti dell’essere consigliere comunale è il poter conoscere in profondità come funziona la città, incontrando persone, gruppi, aziende che lavorano per noi, e potendo fare tutte quelle domande che sempre ci siamo fatti e che non hanno avuto mai risposta.

Stamattina, per esempio, abbiamo visitato la sede Smat di corso Unità d’Italia, dove sono collocati il centro ricerche e i depuratori che rendono potabile l’acqua del Po. E la prima cosa che ci hanno detto è la verità su una storica leggenda metropolitana torinese: ma è vero che alla fontana di piazza Rivoli l’acqua è più buona perché arriva direttamente dal Pian della Mussa?

Ovviamente no; l’acqua è la stessa che arriva a tutte le case della zona, compresa la mia, ma in quel punto le condotte sono particolarmente profonde e questo fa sì che l’acqua che esce dalla fontanella, specie d’estate, sia più fresca del solito. L’acqua pubblica che arriva nelle nostre case è in realtà un mix di tante fonti diverse; quasi il 75% arriva da pozzi di falda, di profondità tra i cento e i duecento metri, situati in varie zone della prima e seconda cintura; poco più del 5% arriva da due sorgenti, ovvero quella famosa del Pian della Mussa e un’altra verso Cumiana; il resto è, appunto, acqua presa dal Po e depurata.

L’impianto di depurazione, e più in generale la quantità di macchinari e di tecnologia posseduti dalla Smat, sono effettivamente impressionanti. L’acqua del Po, prelevata a monte di Moncalieri per essere più pulita e tenuta in riserva in un lago artificiale, viene progressivamente filtrata e ripulita meccanicamente e chimicamente fino a divenire potabile. Ma non finisce qui; sull’acqua di tutte le fonti vengono effettuati controlli di ogni genere, e persino test di gusto da parte di assaggiatori umani, che hanno permesso di migliorare radicalmente il sapore nel tempo - tanto che, complice la crisi, il consumo di acqua in bottiglia a Torino è in picchiata e si spera addirittura di arrivare entro un paio d’anni a un clamoroso sorpasso.

Pensate che uno degli strumenti per controllare costantemente la potabilità dell’acqua è un acquario pieno di cozze collegate a sensori di movimento e di pesci osservati da telecamere; se le cozze cominciano ad agitarsi, o se dalla sala di controllo vedono i pesci venire a galla, vuol dire che l’acqua non è buona e partono le chiamate di reperibilità ai tecnici. Sarà mica anche quello un Cozza Day?

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Comunque, ho sfruttato l’occasione per abbrancare la dirigenza Smat e porre altre delle domande che tutti ci siamo sempre fatti, ed ecco le risposte che ho ottenuto.

1) Se la vostra acqua comunque sembra sporca, ha cattivo sapore, sembra avere residui di metallo, quasi sempre è colpa delle tubature interne dell’edificio, che spesso hanno decine d’anni e non vengono mai cambiate o ripulite;

2) A Torino non ci sono quasi più condotte in Eternit e man mano le stanno sostituendo, comunque bere fibre d’amianto non è pericoloso, basta non respirarle;

3) Le varie caraffe filtranti in realtà non servono praticamente a nulla dal punto di vista della salubrità dell’acqua, anzi spesso fanno danno perché se non si cambiano i filtri quando previsto essi cominciano a rilasciare nell’acqua ciò che hanno precedentemente filtrato;

4) Smat sarebbe ben contenta di piazzare altre “casette per l’acqua” in giro per la città, le rende disponibili a 2000 euro/anno e fa pagare solo l’acqua gasata, cioè condizioni molto migliori dei privati, anche se così non si ripaga dei costi, che sono sui 20.000 euro a punto;

5) Sappiamo che alla Falchera la falda è alta e probabilmente il problema si risolverebbe pompando via l’acqua, solo che per noi quell’acqua è inutile perché una falda così superficiale non ha dell’acqua abbastanza buona (ma poi depuriamo quella del Po che sicuramente è peggio… mah…)

E poi la madre di tutte le domande: ma adesso, dopo il referendum, abbasserete le tariffe del 7%?

Secondo voi cosa mi hanno risposto?

Loro la crisi non la pagano

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So che abbiamo tutti solo voglia di manifestare; so che oggi, in piazza, c’erano tanti amici e tanti simpatizzanti, compresi autorevoli esponenti del Movimento 5 Stelle; so che ci siete andati con ottime intenzioni. Ma una cosa, con affetto, ve la devo dire: io, oggi, mi sono arrabbiato.

Mi sono arrabbiato ascoltando un po’ degli interventi alla radio da parte dei promotori dello sciopero, tutti centrati su uno slogan: “noi la crisi non la paghiamo, perché ci ha già colpito duro”. Ma noi chi? I sindacalisti della CGIL, quelli che per trent’anni hanno impedito qualsiasi rinnovamento del nostro sistema produttivo, mandando a ramengo intere aziende e intanto facendo assumere i parenti o godendo di trattamenti speciali in fabbrica, magari svendendo dei lavoratori pur di mantenere questi privilegi? I pensionati del pubblico impiego, quelli che per tutta la vita hanno goduto di servizi pubblici drogati dal debito scaricato sulle future generazioni, che magari sono andati in pensione a quarant’anni o che hanno una pensione che è più di quello che guadagna un quadro di medio livello lavorando giorno e notte? Fassino - per i giornali torinesi leader della manifestazione - che insieme alla moglie prende 25.000 euro al mese di soldi nostri? Perché erano questi che parlavano oggi ai microfono, che sono adesso sui giornali e alle TV a vantarsi della “grande partecipazione” - e sarebbero questi quelli che non devono pagare la crisi?

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Francamente, credo che un No Tav, un giovane precario, un disoccupato, oggi in piazza avrebbero dovuto esserci per fischiarli, non per sfilare con loro. E scusate, certamente anche qui le intenzioni erano ottime, ma non ha nemmeno senso andare in piazza e però fare un corteo separato che va fino a un certo punto ma poi arriva vicino a quello ufficiale ma però non nella stessa piazza (mi ricorda Clinton che ammise di aver fumato spinelli, sì, ma senza mai aspirare). Perchè tanto se siete in piazza i media vi fanno passare per sostenitori della CGIL e se fate casino vi fanno passare per i violenti che cercano di rovinare la grande manifestazione della CGIL.

E comunque, io sogno una situazione molto diversa: sogno una Italia in cui tutti fanno autocritica e dicono “in effetti la crisi un po’ dovrei pagarla anch’io”. Sogno dei sindacalisti che si tagliano i permessi sindacali e che accettano meno garanzie per i lavoratori a tempo indeterminato in cambio di un po’ di protezione in più per i precari. Sogno dei politici che rinunciano da soli alle auto blu e agli stipendi d’oro. Sogno dei pensionati che dicono “prendo 3000 euro al mese di pensione, tagliatemene un po’, così magari possiamo salvare le pensioni di quelli che ne prendono 800″. E ovviamente sogno anche degli imprenditori che dicono “quest’anno rinuncio a un po’ di utile per non licenziare”, dei notai che accettano di liberalizzare la loro professione, dei dipendenti che non si mettono una settimana in mutua se hanno il raffreddore e dei ricchi che dicono “tassatemi pure la seconda casa e la barca”. Follia? Ma come pensiamo di uscirne se non adottiamo una mentalità di questo tipo? Davvero pensiamo che a forza di gridare “noi la crisi non la paghiamo” finiremo per non pagare la crisi?

Ripeto, sono opinoni personali, massimo rispetto se l’avete pensata diversamente. Ma qui è tutta la faccenda che non convince: guardate che Berlusconi è già stato scaricato, ora o tra un anno il tentativo sarà quello di fare un governo Bersani appoggiato da Montezemolo, oppure un governo Montezemolo appoggiato da Bersani, per far fare a loro, con meno tensioni sociali, le stesse misure a cui credevate di opporvi scendendo in piazza oggi; come già successe con Amato e con Prodi. Perchè se c’è una certezza è che, se tutto continua in perfetto stile italico, loro la crisi effettivamente non la pagheranno. A noi, temo, non andrà così bene.

Oggi ho rifiutato il gettone di presenza

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Oggi pomeriggio alle 17.30 in via Bertolotti 10 si è svolto il primo incontro di
Commissione 1: Bilancio e Programmazione

A coordinarla Pier Giorgio Carapella eletto con Idv nello schieramento per Fassino

All'ordine del giorno :

1) Presentazione del Coordinatore.

2) Rinnovo concessione di un locale del Centro Civico di via Bertolotti 10 alla SOCREM Torino

3) Varie ed eventuali

.

Carapella ha dato le sue credenziali, laurea in management pubblico e capo Scout in Crocetta e ha spiegato e fornito i dati relativi ai pochi immobili di cui dispone la Circoscrizione.

Ha poi asserito che questa è una commissione senza sogni nel cassetto perchè il patrimonio non è particolarmente ricco.

Il bilancio tecnico è allegato al bilancio comunale.

Alla fine di una riunione durata circa un'ora eravamo stati semplicemente convocati per dare la disponibilità di un locale gratuito alla Socrem, società che si occupa delle cremazioni a Torino e avevamo speso almeno 1200 euro in gettoni di presenza della comunità.

Allora consultandomi con alcuni giovani consiglieri abbiamo deciso di rifiutare per iscritto il gettone di presenza.

A rifiutalo, Viviana Ferrero (Movimento 5 stelle) Alberto Claudio Saluzzo( PD), Gregorio Pettazzi( PDL), quindi un'adesione al rifiuto non partitica, ma di buon senso.

Anche altri consiglieri sono stati invitati a farlo ma non l'hanno scritto, che io sappia, ma sarebbero ancora in tempo a comunicare il loro rifiuto.

Ora se il decentramento verrà attuato avrà un senso ritrovarci, discutere e portare avanti le istanze dei cittadini, ma se si andrà avanti in questa farsa tanto varrebbe abolire le Circoscrizioni e risparmiare. Continuando a riconoscere alle Circoscrizioni il grande valore che avrebbero come anello tra la pubblica amministrazione e il cittadini qualora fossero messe nella condizione di contare qualcosa a livello decisionale.

La politica e la casa

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Ultimamente odio la politica, non solo quella della casta ma anche quella di certi colleghi, per cui il problema fondamentale del momento è se Grillo faccia o meno togliere i video da Youtube o come organizzare la fronda contro il famigerato Casaleggio.

La odio perché so che i problemi veri sono altri; per esempio, dopo la vicenda dell’anziano senza casa morto in macchina a Lanzo, ora finalmente i giornali si accorgono che non è un caso isolato. A Torino - a tre isolati da casa mia, in una zona che si vanta spesso di non avere i problemi di Barriera o di Porta Palazzo - una intera famiglia, due anziani e figlia trentenne, vive in un parcheggio sotterraneo dopo lo sfratto (la storia intera è qui).

E’ la crisi che avanza; in passato, vi si è sempre fatto fronte con il blocco forzoso degli sfratti, scaricando il costo dell’assistenza sui proprietari. Ora però questo non è più possibile, perché sempre più spesso i proprietari hanno bisogno del reddito della casa per sopravvivere o per aiutare a sopravvivere i propri figli, e talvolta ne hanno bisogno perché sono loro stessi finiti in mezzo a una strada.

Rispondere è non solo possibile, ma doveroso. Nel caso della famiglia di via Lera, ad esempio, il problema è duplice: queste persone hanno un reddito, ma non riescono a mettere insieme i soldi per la caparra di un nuovo alloggio; inoltre, sono in attesa dei tempi burocratici per ottenere un assegno di invalidità.

Il Comune - invece di rispondere, come hanno fatto le assistenti sociali, che la casa non è una competenza del loro ufficio - può farsi carico di assistenza temporanea; magari non è nemmeno questione di soldi, ma di aiutare persone poco esperte a trovare e gestire l’ingresso in un nuovo alloggio. Servirebbe un ufficio che, previa la massima trasparenza, possa dare su due piedi piccoli aiuti pratici o economici a persone che si trovano all’interno di una serie di condizioni predefinite - senza casa e senza lavoro, innanzi tutto anziani, senza dipendenze e senza pendenze penali.

Resta comunque la questione di fondo: ha senso che a Torino esistano 50.000 alloggi vuoti e contemporaneamente persone che letteralmente muoiono di stenti per strada? Ovviamente no, ma domanda e offerta non si incontrano; il Comune, pur provandoci, non ha soldi per pagare affitti anche calmierati per tutti quelli che non hanno una casa (e tantomeno per costruire un numero apprezzabile di case popolari); i proprietari, in assenza di offerte di mercato, preferiscono tenere sfitte le case proprio per la paura di non riuscire più a cacciare gli inquilini, e per i nuovi quartieri c’è anche la paura di “svalutare la zona” accogliendo inquilini squattrinati.

Nel lungo periodo bisognerebbe arrivare, a livello nazionale, a una legge che permetta di recuperare forzosamente almeno gli stabili lasciati in abbandono, che già sarebbero sufficienti a tamponare l’emergenza. Nel breve, quel che si può fare è assumersi ognuno la propria responsabilità; i proprietari potrebbero arrivare ad accettare affitti stracciati in cambio di garanzie assicurative su possibili danni e legali sugli sfratti; le fondazioni bancarie potrebbero metterci dei soldi. Il Comune dovrebbe essere efficiente nell’individuare e gestire i singoli casi, nel fornire soluzioni tampone per i periodi di passaggio, nel sollecitare le altre istituzioni a fare la propria parte.

Non è che non si faccia già, ma la dimensione del problema è destinata ad esplodere; o ci attrezziamo, o finiremo presto come negli Stati Uniti, dove in molte piazze e giardini delle città ci sono più barboni che foglie per terra.

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Ed eccoci di fronte a una nuova spinta verso le privatizzazioni, figlia della manovra finanziaria attualmente in discussione...

Sono consapevole del fatto che i soldi siano pochi, ma non riesco davvero a vedere nella svendita dei comuni, cioè dei loro immobili e delle loro partecipazioni, la soluzione al problema considerando l'orizzonte di medio - lungo termine.
Certo, generi cassa nel breve periodo e probabilmente riesci anche a raggiungere gli obiettivi definiti, ma poi ti trovi nel medio e lungo periodo con un comune sempre più impoverito. E poi mi chiedo, ma quando un comune si trova "costretto" a vendere per "fare cassa", non si trova in una situazione di potere contrattuale decisamente limitato? Mi è difficile immaginare che in una situazione del genere la privatizzazione avvenga in modo congruo, non precipitoso, a valore di mercato e che non danneggi quindi i cittadini.
Ad oggi, nel mondo delle partecipate, ci sono sicuramente interventi da fare in termini di efficienza ed efficacia, questo credo sia innegabile...ma non significa che l'unica soluzione per gestire il problema sia la vendita.

Tolte queste mie considerazioni personali, su alcuni questioni in merito alle privatizzazioni non dovrebbe esserci nemmeno molto da discutere....il 12-13 giugno c'è stato un referendum a cui hanno partecipato ben 27 mln di persone che hanno espresso chiaramente la loro posizione in merito.
Ora, come mai a distanza di qualche mese si scopre che nella manovra tale risultato sembrerebbe essere messo nuovamente in discussione?

Molti Sindaci hanno già espresso la loro perplessità sul famigerato articolo 4 della manovra, ma non ci risulta ad oggi che l'amministrazione Torinese abbia espresso opinione in merito...

Abbiamo quindi presentato oggi una mozione, con richiesta al Sindaco e alla Giunta "di esprimere contrarietà e di non intraprendere la strada della privatizzazioni di aziende che erogano servizi essenziali, nel rispetto della volontà espressa dai cittadini chiamati al voto e della costituzione".

Vi terremo aggiornati sul suo iter...

Fassino bum bum e la chiusura di Porta Nuova

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Come sapete, il consiglio comunale di Torino è ancora in ferie; l’ultima commissione si è riunita il 29 luglio e la prossima sarà lunedì mattina. L’Italia, tuttavia, non si ferma, e nemmeno apprezza queste cinque settimane di ferie; e allora, che fare?

E’ semplice: basta far finta di lavorare, e anzi sfruttare la mancanza di notizie politiche per occupare i giornali amici con la classica “politica degli annunci” imparata da Berlusconi: ogni giorno, a turno, spararne una grossa per ottenere l’agognata “visibilità”. E così, Fassino e i suoi assessori da alcuni giorni si danno il cambio ad annunciare di tutto un po’.

Il punto più basso - mi ha fatto veramente incavolare - l’ha toccato secondo me l’assessore allo Sport Gallo, che sabato scorso è passato con un lungo servizio al TGR Piemonte nel quale si raccontava come egli, a nome della Città, abbia donato un “kit” al velista professionista Marco Nannini, reduce da un fantozziano disalberamento dopo sole due ore di gara nel Rolex Fastnet 2011, per accompagnarlo nelle sue prossime competizioni. E io a chiedermi: ma con tutte le volte che mi avete detto che non ci sono i soldi per l’assistenza, per le strade, per i servizi, ma perché dobbiamo spenderne (anche pochi, la quantità non importa) per fare un regalo a un ex banchiere della City, che manco risiede a Torino, e che di mestiere gira gli oceani… solo perché così l’assessore può passare per due minuti al telegiornale?

La sparata più grossa tuttavia l’ha fatta il sindaco, annunciando di avere deciso di chiudere la stazione di Porta Nuova per farci, indovinate un po’, un centro commerciale, seguito da palazzine nello spazio occupato dai binari. A parte la scarsa fantasia, io mi sarei aspettato che una decisione del genere fosse perlomeno discussa col consiglio comunale prima di essere annunciata, anche perché non mi pare di averla letta nel programma che Fassino ha presentato solo a luglio. Evidentemente Fassino considera i consiglieri comunali della sua maggioranza degli yes-men, dando per scontato che, se lui così vuole, loro pigeranno i pulsanti per approvare senza aprire bocca; e ritiene, come da abitudine del PD, che il dialogo con l’opposizione e le relative procedure democratiche siano un fastidio inutile.

Ora, esaminiamo meglio nel dettaglio questa sparata. C’è qualche problemino tecnico: si dice che i treni che ora partono e arrivano da Porta Nuova (stazione con venti binari) partiranno invece da Porta Susa e Lingotto. Peccato che Porta Susa abbia solo sei binari, e che siano già ampiamente prenotati per il traffico attualmente previsto (ricordate che per una decina d’anni, secondo questa gente, dovrebbero pure passarci le famose millantamila tonnellate di merci provenienti dal Tav Torino-Lione).

L’idea sarebbe allora di far partire e arrivare i treni a Lingotto, per fermarsi a Porta Susa giusto il tempo per caricare i passeggeri. Ora io lo voglio proprio vedere, un bel Torino-Lecce estivo che deve caricare tutti in un minuto per liberare il sotterraneo di Porta Susa; e poi, se il treno va a Genova o a Piacenza o a Savona o a Modane cosa fa, parte da Lingotto, va a Porta Susa e poi torna indietro? Ma anche così facendo, Lingotto ha comunque solo quindici binari, già in buona parte utilizzati. Dove li mettiamo i treni di Porta Nuova?

Capite insomma che questa gente parla senza sapere? L’unico scenario in cui una roba del genere può stare in piedi è quello in cui si elimina la gran parte del traffico ferroviario di medio-lungo raggio da e per Torino, lasciando solo i treni suburbani e l’alta velocità, e privando la città dell’ottimo servizio - sia per il traffico business che per i turisti - di una stazione a distanza di camminata da tutto il centro.

In compenso, così gli amici potranno realizzare una grande speculazione edilizia e commerciale, usufruendo oltretutto di costosi servizi pensati per la stazione - la metropolitana, il tram 4, il parcheggio sotterraneo per il quale hanno anche abbattuto l’alberata di via Sacchi - mentre noi dovremo pagare di nuovo per ricrearli a Lingotto, la stazione più irraggiungibile della città.

C’è davvero da sperare che sia solo una sparata estiva per finire sul giornale… nel dubbio, però, abbiamo prontamente presentato due interpellanze (qui e qui) e vediamo che spiegazioni tireranno fuori.

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