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Sugli effetti della manovra sul bilancio del comune di Torino per ora non si sa molto.

Passoni, in questa intervista rilasciata il 14 Agosto, di certo non fa ben sperare.

Ma credo si capirà meglio a settembre, perché ad oggi la manovra (non so a voi ma a me da fastidio chiamarla così) è ancora in divenire a causa degli emendamenti che da più parti stanno arrrivando. Poi inizieranno i soliti giochi politici, baratti e scambi di approvazione di emendamenti, e allora si definirà meglio il tutto.

Certo è che di soldi ce ne sono troppo pochi e la manovra sembrerebbe davvero spingere verso l'ennesima mossa per generare cassa: la svendita dei comuni, cioè dei suoi immobili e delle sue partecipazioni, di cui ne è l'ennesima prova l'incentivo in termini di premio agli elenti locali che dismetttono le partecipazioni (art. 5 ).

A mio avviso si tratta dell'ennesimo modo per raggiungere nel breve periodo gli obiettivi definiti, grazie agli immediati benefici in termini di proventi e livelli di liquidità, ma che lasciano di fatto, nel medio e lungo periodo, il comune sempre più impoverito e comunque costretto alle difficoltà del far fronte alle sue spese correnti.

Ritengo che un obiettivo di efficacia ed efficienza, anche tramite pressione sugli enti locali sia più che corretto, ma non si deve esagerare perché purtroppo, alla fine della catena, sono sempre i cittadini a doverne subire le conseguenze.

Temo infatti che ci saranno privatizzazioni come Telecom oppure, facendo riferimento a un caso a noi più vicino, come la vicenda della vendita delle Farmacie comunali Torinesi (su cui sto per presentare un'interpellanza), svendute per il 49% nel 2008 ad una associazione temporanea di imprese di cui il 98% circa è di Farmagestione, cioè i farmacisti privati, generando tra l'altro una sorta di monopolio...ma si sa, bisognava fare cassa, e farla in fretta.

Nell'attesa di scoprire cosa accadrà e quali saranno realmente i tagli e gli impatti per Torino e i cittadini, sullo spunto di quanto proposto da Grillo in tema "manovra dei cittadini", sarebbe bello fare un esercizio di ricerca di soluzioni nuove che possano in qualche modo agire sulle due leve principali: ridurre i costi a carico dell'amministrazione e/o aumentare le entrate delle casse comunali.

Al di là dei soliti interventi, quali la lotta all'evasione e la riduzione degli sprechi, la riduzione delle consulenze e del ricorso al personale esterno (su cui abbiamo già presentato un'interpellanza e stiamo lavorando) valorizzando quello interno, ovviamente importanti e condivisibili, riusciamo a trovare qualcosa di non convenzionale e/o innovativo da proporre?

In questi giorni ho iniziato a ragionare un po' sul tema.

Sul tema dei ricavi ho pensato a possibilità di nuove fonti di proventi, quali la cessione temporanea dei naming rights, cioè "l'affitto" del nome di una stazione della Metropolitana o di una fermata del pullman ad un'azienda (cosa che sta suscitando parecchio interesse negli stati uniti e che è stata attuata con successo a Dubai). Ammetto che è una questione che anche a me lascia un po' perplessa, ma in momenti così duri dove si taglia tutto, potrebbe forse avere senso?Cosa ne pensate?


Poi ho pensato a modi per ridurre i costi, pensavo ad attività che potessero coinvolgere il più possibile i cittadini, rendendoli parte attiva e generando in qualche modo un abbattimento della spesa corrente. Ad esempio, "l'adottare" una parte di verde pubblico occupandosene personalmente. Altre idee in merito?

Ma questi sono solo spunti che ho voluto condividere con voi e che spero possano servire per aprire un dibattito alla ricerca di nuove idee...


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Poiché in questi giorni se ne parla molto e non conoscendo bene il tema, ho ritenuto che fosse importante cercare un po' di informazioni sulla questione degli sgravi fiscali di cui beneficia il Vaticano.

Così ho cercato un po' di documentazione per cercare di comprendere un po' meglio ed ammetto di aver scoperto che la questione è ben più complessa di quello che pensavo...
Prima di entrare nel dettaglio e fare un elenco di quanto ho compreso, ovviamente spero in integrazioni, commenti ed eventuali rettifiche da parte di chi si è interessato al tema, vorrei solo fare alcune considerazioni personali.

Personalmente sono favorevole, visto il regime di cui beneficia la chiesa e la situazione drammatica in cui versano i bilanci degli enti locali e dello stato, a rivedere alcune esenzioni.

Per quanto concerne le casse comunali in particolare modo potrebbe essere giunto il momento di rivedere l'esenzione sull'ici per i beni commerciali (la legge prevede l'esenzione per immobili "non esclusivamente commerciali"), anche perché, se non trattato in modo rigoroso, si rischia di essere nell'ambito di una violazione dei principi di concorrenza comunitari (l'unione europea è già intervenuta in merito)*. Sarebbe a mio avviso di fondamentale importanza un maggiore controllo e una verifica puntuale sulla natura dell'attività (discriminante fondamentale per avere il diritto all'esenzione)svolta da parte di questi enti che beneficiano dello sgravio.

Uno studio fatto da Repubblica nel 2007 stimava in almeno 4 mld di € all'anno il costo della chiesa sui contribuenti, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e il mancato gettito fiscale. A questo link l'inchiesta completa con maggiori dettagli: http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/Costi-della-Chiesa-cattolica-Repubblica-2007.pdf. E a questo link la controinchiesta dell'Avvenire, in risposta a repubblica, http://www.avvenire.it/shared/laveraquestua/la%20vera%20questua.pdf.

Detto ciò, vorrei condividere con voi una riflessione che rende difficile, a mio avviso, un intervento puntuale a livello di politica comunale. A me sembra di percepire un grosso divario tra l'istituzione centrale, forte centro di potere e di ricchezza presente a Roma, e alcune realtà periferiche, che spesso versano realmente in difficoltà economiche per erogare servizi di assistenza e portare avanti attività di carità e volontariato, importanti per la società.

Quindi come fare ad incidere a livello locale sul reale centro di potere e non su quelle piccole strutture che adempiono ad uno scopo di carità?

Di seguito l'elenco dei principali benefici fiscali di cui gode il Vaticano.

ICI (IMPOSTA COMUNALE SUGLI IMMOBILI):
-edifici non commerciali: è prevista l'esenzione Ici sui fabbricati destinati in via esclusiva all'esercizio del culto e le relative pertinenze (articolo 7, comma 1, lett. d)). Ovviamente anche gli enti laici beneficiano dello stesso sgravio.

-edifici commerciali: nell'ambito del decreto fiscale collegato alla legge finanziaria 2006, il Parlamento aveva introdotto l'esenzione dell'Ici anche per gli immobili adibiti a scopi commerciali per la Chiesa. Questa decisione era stata presa dal governo Berlusconi a pochi mesi dallo scioglimento delle camere e all'inizio della campagna elettorale. Nel 2007 il governo Prodi limò la normativa, prevedendo che l'esenzione dell'ICI si potesse applicare solo agli immobili dalle finalità "non esclusivamente commerciali". Sembra che l'avverbio - "esclusivamente" - abbia permesso alla Chiesa di usufruire dell'esenzione anche per strutture turistiche, alberghi, ospedali, centri vacanze, negozi poiché sembrerebbe essere sufficiente la presenza di un luogo di culto all'interno della strutture per usufruirne.

Una recente sentenza della Commissione tributaria provinciale di Verbania, non ha ritenuto la presenza della cappella criterio sufficiente per l'esenzionei (http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-08-15/cappella-basta-lesenzione-080105.shtml?uuid=AYRwsyGC&fromSearch#continue)


IRES (Imposta sul reddito delle società):
- Abbattimento dell'Ires del 50% nei confronti di una serie di soggetti tra cui gli enti di assistenza e beneficenza e gli altri enti il cui fine è equiparato per legge ai fini di assistenza ed istruzione. Tali agevolazioni non competono agli enti ecclesiastici non riconosciuti o a quelli che, sebbene siano stati riconosciuti, svolgono un'attivitá commerciale. Nel caso di attivitá promiscua (commerciale e religiosa) gli enti ecclesiastici sono obbligati a distinguere le differenti fonti d'entrata; in particolare tutte le operazioni di carattere commerciale sono soggette all'Iva (non lo sono, tuttavia, le attivitá religiose commerciali ospedaliere e quelle didattiche) e, quindi alla tenuta, oltre che del codice fiscale, della partita Iva.

- Il reddito dei fabbricati di proprietá della Santa Sede è esente dall'Ires, mentre i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto e quelli esistenti nei cimiteri e loro pertinenze non vengono considerati produttivi di reddito, a prescindere dalla natura del soggetto che li possiede.

- Sono deducibili dal reddito complessivo degli enti ecclesiastici anche i canoni, le spese per manutenzione o restauro dei beni, le spese per attività commerciali svolte dall'ente, dai membri delle entità religiose.

IRAP (imposta Regionale sulle Attività Produttive):
- Le retribuzioni corrisposte ai sacerdoti dalla Chiesa cattolica non costituiscono base imponibile ai fini dell'Irap.


IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche):
- I dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Cittá del Vaticano sono esentati dall'irpef;

- Le retribuzioni, di qualsiasi natura, le pensioni e le indennitá di fine rapporto corrisposte dalla Santa Sede, dagli altri enti centrali della Chiesa cattolica e da altri enti gestiti direttamente dalla Santa Sede ai propri dignitari, impiegati e salariati, ancorché non stabili, sono esenti dall'IRPEF e dall'imposta locale sui redditi.

DOGANA:

- Le merci provenienti dall'estero e dirette alla Cittá del Vaticano, o fuori della medesima, a istituzioni o uffici della Santa Sede, ovunque situati, sono sempre ammesse da qualunque punto del confine italiano e in qualunque porto della Repubblica al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti doganali e daziari.

ACQUA:
- La fornitura dell'acqua alla Città del Vaticano è interamente a carico dello Stato italiano, così è previsto dall'articolo 6 del Trattato tra il Vaticano e il Regno d'Italia del 1929 (accordo non toccato dalla revisione del Concordato del 1985)


8 PER MILLE:
- Assegnazione alla Chiesa della quota "inespressa". La ripartizione è effettuata sulla base delle scelte espresse, direttamente, dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. Il meccanismo della ripartizione dei fondi, tuttavia, prevede che in caso di scelte non espresse da parte dei contribuienti, la quota non entra automaticamente nelle casse del soggetto impositore e quindi dello Stato italiano ma viene suddivisa nuovamente, tra tutti, in proporzione alle scelte espresse, in base cioè alle firme (parziali) realmente apposte.


E un'ultima curiosità...da verificare però...pare che le remunerazioni dei capitali depositati presso lo IOR siano al12%: corrisposti ai clienti, dipendenti del Vaticano, membri della Santa Sede, ordini religiosi, benefattori sui conti dello Ior. Io prendo lo 0%...non so voi...Qualcuno ha info in merito?

*In tal senso è stata aperta da parte della Commissione europea di una procedura di infrazione (ai sensi dell'articolo 226 del Trattato Ce) contro lo Stato italiano per incompatibilità con le regole comunitarie sulla concorrenza (per vero, possibili violazioni delle norme Ue potrebbero evidenziarsi anche con riferimento all'Ires e all'Irap; per le attività legate all'istruzione e alla sanità, infatti, gli enti ecclesiastici essendo soggetti al pagamento delle imposte nella misura ridotta del 50 per cento violerebbero la disciplina degli aiuti di Stato).

Fonti:

http://www.ilsole24ore.com/

http://www.blitzquotidiano.it/economia/ue-agevolazioni-chiesa-ici-irpef-587347/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/23/tutte-le-esenzioni-del-vaticano/152975/

http://www.fiscooggi.it/dal-mondo/articolo/il-fisco-internazionale-premia-il-vaticano

www.repubblica.it

http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/Costi-della-Chiesa-cattolica-Repubblica-2007.pdf

Tutti a Roma il 10 settembre

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È stato un agosto caldo, e confidando nelle vacanze (ignorando il fatto che pochi ormai se le possono permettere) la casta ha provveduto all’ennesimo giro di aumenti, tasse e vessazioni varie. Un po’ tutta Italia, almeno a parole, ne ha le scatole piene e dunque si moltiplicano gli appelli a riempire le piazze con cori di vibrante protesta.

Per renderla un po’ meno generica e un po’ più indirizzata a risultati concreti, il Movimento 5 Stelle organizza una manifestazione nazionale a Roma davanti al Parlamento, sabato 10 settembre alle ore 10, con una richiesta precisa: la discussione e l’approvazione della proposta di legge popolare Parlamento Pulito, che giace nei cassetti delle istituzioni sin dai tempi dei VDay, e che prevede il bando dei pregiudicati dal Parlamento e la reintroduzione della preferenza alle elezioni politiche, di modo che noi elettori possiamo fare un po’ di scrematura al prossimo giro.

Io e Chiara ovviamente ci saremo, e molti ci hanno chiesto come partecipare: per questo vi presento alcune delle opzioni disponibili.

I nostri colleghi dello staff regionale stanno organizzando per tutto il Piemonte due opzioni collettive: pullman e treno. Il viaggio di andata partirà venerdì sera per arrivare sabato mattina, mentre il ritorno sarà domenica sera/notte; il costo, in entrambi i casi, dovrebbe essere sui 60 euro. Per maggiori informazioni potete scrivere alla mail 10settembre@piemonte5stelle.it oppure telefonare allo 011/5757880.

Su Facebook è stata aperta una pagina per coordinare il car pooling, ovvero mettersi d’accordo per andare insieme in macchina: la trovate a questo indirizzo.

Infine, per chi avesse l’esigenza di partire o ritornare in giornata, esistono varie opzioni individuali a prezzi ancora abbastanza abbordabili (attorno ai 100 euro andata e ritorno). Segnalo il volo Torino-Roma della compagnia low cost Blu Express, che partendo alle 7 di sabato mattina permette di arrivare in tempo nel centro della capitale; occhio però che il prezzo sta salendo rapidamente (nel dubbio, controllate anche il prezzo di Alitalia). Al ritorno ci sono sia aerei che treni, a metà-fine pomeriggio; se volete usare il Frecciarotta, dopo aver selezionato il treno, cercate la tariffa Mini oppure sottoscrivete la Cartafreccia che vi dà diritto a tariffe ulteriormente scontate (se poi i dati che regalate a Trenitalia per sottoscriverla non sono precisi non è colpa di nessuno, succede a tutti di digitare male).

Comunque, molte persone si fermeranno anche domenica per ribadire il messaggio al mondo politico (nonostante il fatto che in Parlamento comunque nel weekend non c’è nessuno); potete portarvi la tenda e provare a pernottare in piazza (per sicurezza portatevi anche i soliti limoni) oppure sistemarvi in questo albergo consigliato dal Movimento di Roma… oppure prendete un sito di prenotazioni alberghiere e cercate una sistemazione che vi soddisfi.

In ogni caso, ci sarà da divertirsi - naturalmente, a meno che non intendiate continuare a chinare la testa all’infinito. Ci vediamo là…

L'era del baratto

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Circola in questi giorni per la rete una parabola, riportata anche da Byoblu, che parla di economia. Sostiene che la crisi economica non esista, ma che sia indotta dall’esistenza degli intermediari, che in quanto speculatori e parassiti lucrano alle spalle dei lavoratori e che li affamano per guadagnare alle loro spalle, arricchendosi senza faticare; e che la soluzione della crisi sia eliminare le sovrastrutture - gli intermediari, il commercio, il mercato - e ritornare all’economia del baratto.

Indubbiamente la distanza tra finanza (moneta) ed economia (lavoro) è alla radice della crisi globale, con numerosi sotto-problemi: l’uso del debito per mantenere un livello di vita ingiustificato, la manipolazione dei prezzi di beni essenziali a fini speculativi, la gestione delle risorse e delle industrie con ottiche di breve anziché di lungo termine, l’accumularsi di rendite di posizione ingiustificate, la mancanza di democrazia e di garanzia del pubblico interesse nella finanza globale, compreso il tema della sovranità monetaria.

Tuttavia, io sono preoccupato dall’offerta di soluzioni semplici, stile “ci sono i cattivi, prendiamoli, cacciamoli, e tornerà l’età dell’oro”. L’odio per la finanza, equiparata per principio alla speculazione, non è nuovo e ritorna ciclicamente in ogni momento di crisi; fu per esempio la base per l’affermarsi del nazismo e dell’antisemitismo.

La parabola del baratto è seducente, perché prospetta una soluzione semplice e perché si riallaccia alla nostalgia per il passato, per la ricchezza di cui l’Italia godeva quando eravamo giovani e per una presunta età dell’oro in cui gli uomini vivevano liberi e felici in armonia con la natura - anche se, a ben vedere, l’Italia della dolce vita non era una civiltà agreste, ma una potenza industriale in pieno boom; nell’Italia agricola abbiamo trascorso secoli a scannarci e a morire di fame.

La verità è che la nostra è una società complessa e che può sopravvivere soltanto grazie a tale complessità, di cui la finanza è una componente imprescindibile. Fin che si parla di frutta, formaggio, mobili e indumenti si può pensare ad una economia fondata solo sul baratto, a patto naturalmente di vivere in una parte del pianeta dove coesistano naturalmente grano, frutta, pecore e legno, cosa che può essere vera per l’Italia ma non per tante altre parti del mondo. Ma io vorrei chiedere a Byoblu come ci si può procurare per baratto, ad esempio, una automobile, o un qualsiasi mezzo di trasporto più evoluto del cavallo; oppure un telefonino o il computer con cui ha scritto il suo post, o il pannello solare che dovrebbe rappresentare la nostra sorgente di energia rinnovabile per il futuro, o le grandi infrastrutture come ferrovie, autostrade e reti di telecomunicazione, o i farmaci di sintesi e le apparecchiature mediche avanzate che ci hanno permesso di raddoppiare la nostra aspettativa di vita.

La nostra società - prima ancora che la nostra economia - si basa infatti su oggetti estremamente complessi, che possono essere realizzati soltanto mettendo insieme risorse naturali sparse per il pianeta e competenze superspecializzate, e che spesso richiedono un investimento collettivo enorme, fuori della portata di qualsiasi singolo, che richiede a sua volta l’esistenza di strumenti per astrarre la ricchezza degli individui, metterla in comune e usarla per sostenere l’investimento, ripagandolo poi in qualche modo: appunto, la moneta e la finanza.

L’esistenza di storture e ingiustizie nella finanza mondiale è indubbia e va affrontata in modo nuovo, senza avere paura di cambiamenti anche profondi nelle regole della nostra economia. Strumenti (finanziari!) come la moneta complementare locale, ad esempio, possono ridurre il potere della finanza globale sulle nostre vite e sui nostri territori; dinsincentivi e limiti alle leve finanziarie, agli arbitraggi speculativi, alla delocalizzazione delle attività, all’arricchimento sul lavoro altrui, sono concepibili e opportuni. Lo stesso baratto è un’ottima cosa dove possibile, perché porta a riusare oggetti anziché produrne di nuovi e a ridurre le distanze percorse dai beni. Questo però non vuol dire che tutta l’economia possa funzionare così e che si possa tornare ad una società senza finanza, senza commercio e senza moneta - a meno che veramente non si voglia vivere in un mondo in cui un maglione di lana è l’oggetto più complesso di cui disponiamo.

Tornare in Italia

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Lo shock del rientro in Italia comincia già a Charles de Gaulle, terminal 2F, pieno zeppo di italiani. Questi sono i fortunati, quelli che si sono potuti permettere la vacanza all’estero, o che si sono indebitati per farlo (se la prenderanno poi con le banche multinazionali cattive se gli chiederanno i soldi indietro).

All’imbarco chiamano prima quelli seduti in fondo, ma anche gli altri si infilano lo stesso, per cercare di piazzare la pletora di borsoni e borsette che si portano a mano in barba a ogni regola. A bordo è un fiorire di pretese su tutto, com’è possibile che siamo in otto e non abbiamo i posti vicini, il mio bambino vuole un posto finestrino, e poi gli dà fastidio la cintura dunque non gliela metto (ma se poi succede un incidente denuncio l’Air France, ah i francesi arroganti).

Atterriamo a Linate - avrei preferito tornare via Caselle ma l’aeroporto cittadino è da anni ostaggio di Benetton, voli pochi e carissimi. Il ritiro bagagli di Linate è una bolgia semifatiscente in cui tutti sgomitano. All’uscita prendiamo l’autobus per Milano Centrale, il bus urbano più caro del mondo (cinque euro per venti minuti di città) perché c’è la concorrenza all’italiana: Starfly e ATM, il privato e il pubblico, dopo essersi messi d’accordo sul prezzo esoso, ti accolgono sul piazzale con due autisti-piazzisti che gridano come in un suq e quasi a forza ti trascinano sul loro mezzo.

A Milano Centrale ci scaricano coi bagagli in mezzo alla strada, perché la fermata è occupata da un bus privato parcheggiato abusivamente. Ci trasciniamo le valigie per centinaia di metri, nella stazione-autogrill in cui tutto è stato organizzato per farti perdere tempo davanti ai negozi.

Il biglietto del regionale Milano-Torino è di nuovo aumentato, ora costa 10 euro tondi (+25% in un anno e mezzo, grazie Regione Piemonte). Il servizio in compenso è peggiorato ancora: il treno è pieno come al solito (quasi nessuno può permettersi l’alta velocità), il vagone ha grossi mucchi di sporco su tutto il pavimento, l’aria condizionata è rotta e solo alcuni finestrini sono stati aperti; facciamo due ore di treno con 40 gradi.

A Torino prendiamo la metro, ci cerchiamo da soli (non ci sono indicazioni) il vagone senza i sedili, perché altrimenti con due valigie la intasiamo, tanto è piccola. Mentre cerchiamo di salire, un tizio quarantenne spinge e tira un calcio alla valigia per arrivare primo a sedersi nel posto libero. Alla fine sale un anziano, resta in piedi (negli Stati Uniti si sarebbero subito alzati tutti a cedere il posto).

Basta descrivere le prime ore in patria per capire perché, con buona pace di Bossi, è l’Italia (Nord compreso) a essere ormai la “terronia” del mondo sviluppato. Sarebbe bello se ci fosse un’Italia buona soggiogata da una casta di politici cattivi, ma la verità è che il problema dell’Italia è la gran parte degli italiani.

Siamo tutti Turi. Sciopero della fame a staffetta.

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L'Italia è un paese strano legato certamente più di quanto si voglia ammettere alla figura del Re, del Capo, del Fuhrer, il conduttore.

E' una forma di delega che scherzosamente Beppe Grillo propone nel racconto del vecchietto che lo incita mentre salea693a_NoTavTuri.png sul palco :

-Avanti Beppe fagliela vedere dai...

-E tu?

-Be io sto qui, guardo, vedo un po' come si mette...

Anche noi, se ci guardiamo allo specchio siamo così, speriamo sempre in un politico nuovo che salvi il paese, in un calciatore che salvi la squadra del cuore, in un figlio bravo a scuola che risollevi le sorti della famiglia.

Ma nel paese di "Maradona salvaci tu " noi dobbiamo fare la differenza con un impegno personale, anche piccolo, di solidarietà con la Val di Susa.

Non basta appludire Turi che fa lo sciopero della fame, della sete e sale pure su un albero morto o incitare i ragazzi che stanno digiunando da giorni in Valle, facciamo tutti qualcosa per firmare la nostra contrarietà all'onerosa e inutile "ferrovia merci veloci."

Parlando con i ragazzi del meet-up di Carrara si è pensato di fare un digiuno di un giorno a staffetta, di città in città, risalendo la Versilia per arrivare fino alla Val di Susa, documentando naturalmente l'evento e filmando i partecipanti.

Un giorno di digiuno non fa male a nessuno, ma è un grande gesto se tutta l'Italia partecipa.

Organizziamoci per città e facciamo giungere attraverso la stampa locale e internet la nostra voce di dissenso con un gesto pacifico ma forte, come il digiuno.

Poi i telegiornali, la stampa nazionale ci oscureranno o tenteranno di farlo ma che importa ...non si può oscurare la verità e cosa c'è di più vero di un digiuno, per poterla raccontare?

Turi, il ragazzo sull'abete valsusino.

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Julia Hill Batterfly, da tutti conosciuta come la ragazza sull'albero, è diventata il simbolo del movimento ambientalista mondiale

Nel 1997 la ragazza, all'età di 23 anni, salì su una sequoia di 1000 anni, nell'antica foresta di Headwaters in California, dichiarando che non ne sarebbe scesa fino a quando la compagnia, la Pacific Lumber's, la più potente industria americana del settore, che aveva deciso il suo abbattimento, non si fosse ritirata da tale proposito.

Julia rimase 738 giorni su una piccola e traballante piattaforma a 60 metri dal suolo, mentre la Pacific Lumber's continuava a disboscare e cercare di dissuadere la ragazza, con ogni mezzo, a scendere dall'albero.

L'albero si chiama Luna e non fu tagliato. Lei vinse la sua battaglia che, non era solo preservare un albero e una foresta californiana, ma la salvaguardia ambientale nel suo complesso.

Oggi ricevo delle foto di Turi Vaccaro, il pacifista che ieri è salito sull'abete che si trova vicino alla Centrale a Chiomonte in Val di Susa, in zona militarizzata.

Purtroppo i Vigili del Fuoco lo stanno cercando di strappare via dal'albero senza tanti complimenti, ma il suo gesto rimane altamente significativo, perchè rappresenta il pacifismo ostinato della lotta valsusina.

Si è fatto beffa dei poliziotti e sarebbe interessante capire come ci sia riuscito, ma la spiritualità spesso percorre strade alte e incomprensibili.

Quello di Turi è un gesto che ha valore assolutamente simbolico perchè quegli alberi, quel territorio vanno salvati da una distruzione tanto inutile, quanto assurda, per le implicazioni economiche che porta con sè. Ringrazio Turi, anche se so che lui così schivo non lo vorrebbe, e ringrazio tutti quelli che mi stanno facendo conoscere ogni giorno, un mondo diverso e un mondo migliore dove un albero, una vigna, un paesaggio valgono di più di tanto correre, di tanta ricerca disperata di denaro e di futilità.
http://www.youtube.com/watch?v=wkS-ZeV9r0I&feature=youtu.be

Il consiglio chiude per ferie

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Con venerdì si sono chiuse le attività istituzionali, le commissioni e i consigli riprenderanno a settembre.

E' stata una settimana intensa, iniziata con l'accoglimento da parte dell'assessore al bilancio Passoni del nostro emendamento (di cui vi avevo già raccontato qui http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150257774363049) e conclusasi con una prima discussione preliminare della nostra mozione sull'erogazione del gettone sulla base di un parametro di effettiva presenza in consiglio (al 70% della seduta di commissione o consiglio), momentaneamente sospesa e di cui si ridiscuterà a settembre...inutile dire che non è stata accolta con entusiasmo.

E' stata anche una settimana ricca di sopralluoghi: abbiamo visitato Parco Dora, i canili comunali e il war trade center di via Foggia. Tutte visite significative per svariati motivi;
- Parco Dora perché è incredibile come un immenso progetto possa essere studiato senza l'attenzione per l'esigenze del cittadino (http://www.comitatodoraspina3.it/);
- i canili per la tristezza nel vedere tanti animali rinchiusi in una gabbia e sentirsi raccontare che quest'anno gli abbandoni sono aumentati del 20%;
- il "War Trade Center", in via Foggia 28, per le incredibili opere di arte urbana che possono essere create nonostante la consapevolezza che tutto ciò che verrà fatto sarà demolito poco dopo. Mi ha molto colpito il fatto che, a fronte dell'inizio dei lavori di demolizione previsti per oggi, alcuni ragazzi avessero comunque invitato degli artisti a dipingere l'ultima parete ancora rimasta bianca...

E' stata anche interessante la prima riunione della commissione "toponomastica", commissione in cui si discute delle "denominazioni di strade, aree, edifici ed altre strutture la cui intitolazione compete al Comune e la collocazione di monumenti, lapidi e cippi commemorativi ed analoghi manufatti a ricordo collocati in spazi ed aree pubbliche, ovvero private ad uso pubblico".
E' stata davvero un'esperienza indimenticabile: un gran plico di nomi e richieste arretrate, di cui sembrerebbe non conoscersi nemmeno il quantitativo totale, gestito con volumi di carta infiniti. E' stato chiesto da fare una sorta di database, per tenere traccia del richiedente, della data e delle ragioni sottostanti la richiesta in modo da facilitare un po' il lavoro della commissione...vedremo...vi preannuncio una richiesta che sarà in discussione: cambiare largo "Saluzzo" in "della Concordia"...certo, non una decisione che cambierà le sorti della città ;)

Abbiamo anche audito, nella commissione controllo di gestione, il direttore generale del comune Vaciago, e gli ho fatto qualche domanda scomoda su nomine e costi. Le risposte arriveranno a settembre perché a domanda specifica ho chiesto documentazione specifica di risposta, in particolar modo per quanto concerne il fatidico risparmio sulle nomine tanto osannato dall'attuale amministrazione comunale...

Teoricamente avrebbero dovuto rispondere alla nostra interpellanza sul parcheggio in superficie di piazza Emanuele Filiberto, dato in gestione ad Apcoa e per il quale non sono validi i soliti voucher GTT nonostante le strisce blu delimitino la zona (http://forum.piemonte5stelle.it/viewtopic.php?f=127&t=1171), ma l'assessore era in ferie quindi è tutto rimandato ai prossimi consigli di settembre.

Sono invece arrivate le risposte scritte alle nostre prime interrogazioni presentate a giugno, a nostro avviso non soddisfacenti alle quali abbiamo contro-risposto con nuove interpellanza per chiedere ulteriori chiarimenti.

Ci sarebbero ancora tante altre cose da raccontare, tanti dettagli che mi piacerebbe condividere con tutti e in quest'ottica sto proprio pensando a nuovi strumenti comunicativi più efficaci e diretti da utilizzare da settembre...

Qualche idea la sto elaborando, ma ovviamente i suggerimenti di ogni tipo sono ben accetti :)

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