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Nuovo blitz del MoVimento 5 Stelle Torino

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Il MoVimento 5 Stelle, a partire dalle 7.30 di questa mattina, ha assistito all'attraversamento dei lavoratori "esterni" del centro contabile SanPaolo di Moncalieri nel mezzo di un anello autostradale. Attraversamento molto pericoloso che i lavoratori, tutti i giorni, devono affrontare da soli senza alcun tipo di segnaletica e tutela, mettendo a rischio la propria vita.

L'azienda, infatti, ha impedito l'accesso al parcheggio interno a tutti i lavoratori non dipendenti. L'area non è servita da mezzi pubblici, dunque i lavoratori devono raggiungere il posto con la propria auto e sistemarla nel parcheggio del centro commerciale, situato vicino ma separato dal loro effettivo posto di lavoro da una strada a tre corsie.

All'inizio del turno di lavoro di questa mattina, alcuni attivisti volontari del MoVimento 5 Stelle, armati di gazebo come riparo per la pioggia, casacche catarinfrangenti, elmetti e nastri hanno aiutato i lavoratori ad attraversare il pericoloso tratto, regolando il traffico e segnalando il percorso. Inoltre, hanno simpaticamente offerto ai presenti tè caldo e biscotti per smorzare un po' le temperature mattutine.

La strada in questione è di competenza della Provincia che, pur essendo a conoscenza di questa pericolosa situazione, non si è adoperata per regolare questo attraversamento in tempi rapidi. Mentre gli esponenti politici delle varie estrazioni proseguono la loro campagna elettorale, i volontari del MoVimento 5 Stelle intervengono nuovamente per sopperire alle mancanze di un ente sempre più inutile la cui abolizione comporterebbe un risparmio per i cittadini di oltre 10 miliardi di euro.

Volevamo un giovane alla guida della città, e Fassino ha solo 62 anni, inizia appena la terza età.

Volevamo un volto nuovo e veramente Fassino ha dato delle nuove foto, ritratto con il cane e in posa sulla bici, ma chi ha mai visto questo politico girare in bicicletta a Torino?

Volevamo qualcuno che ci spiegasse dove erano finiti tutti quei soldi che ci hanno così pesantemente indebitati, ma se Chiamparino va via così felice, allora c'è la certezza che non si faranno le pulci alla passata amministrazione.

Volevamo qualcuno che affrontasse seriamente il problema del traffico e dell'inquinamento in centro, Fassino lo dice chiaramente che sogna di pedonalizzare, sogna, mica ha proposte concrete.

Volevamo una risposta al lavoro, vedrete con l'amico Marchionne quanti piccoli schiavi operai verranno fuori.

Volevamo un sindaco che dicesse qualcosa di nuovo, non vaghe promesse di fratellanza e solidarietà .

I cittadini hanno comunque votato e hanno creduto allo slogan di Fassino:"Il meglio deve ancora venire".

Adesso questo meglio io, con la crisi internazionale ed economica che non dà segnali di miglioramento, lo voglio vedere. Non solo per i grandi costruttori delle spine 1 e 3 e variante 200, non per i dirigenti delle aziende comunali con bilancio in rosso, non per l'industria automobilistica, lo voglio per tutti, per noi che siamo la piccola, grande, Torino.
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Anche se non si vede c'è

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Se ci sono le proposte, se ci si attiva concretamente possiamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati...
Cosi è successo per il progetto di Educazione Ambientale nella scuola primaria nato in un pomeriggio di Ottobre al Carp e sviluppato da due attivisti del Movimento 5 stelle di due territori diversi, Torino e Moncalieri.
Io ed Enrico abbiamo pensato che sin dalla più giovane età è importante prendere consapevolezza di ciò che sta intorno a noi che molto spesso diamo per scontato; decidiamo di chiamare questo progetto " Anche se non si vede c'è..." dopo un esame della realtà che ci ha portato a pensare che spesso capita di non fare più caso al nostro ambiente naturale perchè soffocati dall'abitudine, dalla fretta e da ciò che ci è più comodo.
Con questo progetto diamo la possibilità ai bambini di fermarsi un attimo, osservare e osservarsi cercando di capire come il nostro ambiente è cambiato tramite la mano dell'uomo e come ha inciso nella profonda trasformazione del territorio in cui viviamo.
Iniziamo affrontando il tema del territorio, delle risorse disponibili, dell'acqua, inquinamento e rifiuti in un progetto in divenire sempre aperto alle modifiche.
Creiamo una rete in modo che, chi ha tempo e voglia di proporre questo progetto nella sua città, circoscrizione, quartiere o scuola possa trovare un supporto già pronto.
L'ambiente per come lo intendiamo noi è un argomento traversale a tutte le altre aree e, parlando di didattica, assolutamente interdisciplinare con le altre materie ed è anche per questo motivo che non può essere tralasciato.
Abbiamo iniziato da una Scuola Primaria di Moncalieri che si affaccia su Piazza Bengasi, piazza che stanno svendendo, per trovare risorse finanziare al fine di completare la linea 1 della metro, e che cambierà radicalmente l'aspetto della piazza, e ben 5 classi hanno aderito.
Ed iniziamo dai bambini perchè ciò che seminiamo adesso ce lo ritroveremo nel futuro, cerchiamo, così facendo, di tutelare le prossime generazioni per garantirgli una vita migliore e un ambiente sano.

Blitz notturno del MoVimento 5 Stelle in via San Donato

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Dopo l'articolo uscito su La Stampa e due giorni in attesa che il Comune intervenisse, giovedì notte, gli attivisti del MoVimento 5 Stelle, hanno deciso di intervenire in prima persona.

Laddove era stata denunciata la scomparsa delle strisce pedonali e per i residenti era diventato impossibile attraversare la strada, attivisti volontari del MoVimento 5 Stelle, armati di caschetti, vernice e pennelli, le hanno ripristinate.

E' evidente: mentre i partiti impegnano le loro risorse per tappezzare Torino di manifesti, il MoVimento 5 Stelle, con spirito di volontariato, si attiva in prima persona per dimostrare che i piccoli grandi problemi della città si possono risolvere senza tante chiacchiere, basta volerlo davvero.

L'articolo de La Stampa...

...durante il nostro intervento...

...alla fine della pittura...

...e una foto di gruppo degli attivisti del MoVimento 5 Stelle presenti :-)


Fuori la mafia dallo Stato!

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Lunedì 21 marzo, il centro di Torino è stato militarizzato per permettere a Silvio Berlusconi di inaugurare la campagna elettorale del candidato sindaco del centrodestra, Michele Coppola. Insieme a tanti altri movimenti, anche noi siamo scesi in piazza per gridare forte "Fuori la mafia dallo Stato!" e per invitare il premier a farsi processare come qualsiasi cittadino. I giornali hanno parlato solo di "qualche facinoroso" e degli scontri con i ragazzi dei centri sociali, ma in realtà circa duemila persone hanno contestato Berlusconi duramente ma pacificamente, trovandosi davanti a centinaia di poliziotti in assetto da guerra.

Il video racconta uno dei momenti più intensi della manifestazione: il nostro piccolo impianto audio butta in faccia ai poliziotti le parole di Salvatore Borsellino, che ricorda gli agenti della scorta di suo fratello.

Libia Guerra dell'Energia

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libia guerra energia

Il Nucleare è morto, la fame energetica dell'occidente no.

Dopo il disastro accaduto in Giappone, che ha ricordato al mondo il pericolo Nucleare con il gravissimo incidente della centrale di Fukushima, il mercato mondiale dell'energia è entrato in fibrillazione esponendo l'Italia ad una grave crisi energetica dovuta all'inerzia di tutti i governi che ci sono stati dal'1987 ad oggi.

L'Italia dipende dalle importazioni energetiche perché manca un piano energetico degno di questo nome che preveda la messa in efficienza di tutti gli edifici sia pubblici che privati e la messa in opera di un nuovo sistema di produzione e distribuzione dell'energia basato sulle fonti rinnovabili (eolico, geotermico, solare, idroelettrico) e sul concetto che ogni cittadino può produrre e scambiare energia.

La Guerra Libica si inserisce in questo contesto perché produttrice sia di Petrolio che di Gas Naturale e nulla a che vedere con le emergenze umanitaria sventolate fino ad oggi. Infatti nessun tentativo di risoluzione pacifica dei conflitti è stato minimamente tentato o proposto, si è semplicemente passati alle bombe, mentre in paesi poveri di materie prime come il Darfur ed il Rwanda poco o nulla è stato fatto.

Nel 1911 l'Italia di Giolitti dichiarò guerra all'Impero Ottomano (Guerra Italo-Turca) per ottenere il controllo della Libia con la pace di Losanna. Fino agli anni trenta, gli italiani combatterono, uccidendo un ottavo della popolazione libica (100.000 vittime), la resistenza organizzata dai Senussi (Omar al-Mukhtar, Idris di Cirenaica, Enver Pascià, Aziz Bey), fino all'impiccagione di Omar al-Mukhtar, nel 1931, mentre coloni italiani si stabilivano in Libia, fino a costituire il 13% della popolazione nel 1939. Nel gennaio 1943 la Libia venne occupata dalle truppe degli Alleati, ed il sogno imperialista italiano tramontò. (Wikipedia)

Oggi l'Occidente ha più che mai fame dell'Energia Libica e il Governo Italiano vuole far parte della partita fregandosene della Costituzione Art.11 " L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali..." e calpestando l'intelligenza degli Italiani ci mente dicendoci che si tratta di un'emergenza umanitaria e di un'operazione di pace.

Al Darfur nel 2005 fu dedicata una sola ora su tutte le emittenti Italiane, alla Libia da Febbraio ad oggi direi almeno 1000 quasi tutte per giustificare il nostro ritorno armato in Libia.


E' recentemente apparsa la notizia che la nuova Biblioteca tanto pubblicizzata, con cartelli esposti un po' ovunque durante le Olimpiadi di Torino, non si farà, ma si cercherà di vendere il progetto a qualche banca.

Intanto l'architetto milanese Mario Bellini ha già redatto un progetto che fino ad ora al comune di Torino è costato 15 MILIONI DI EURO, ripeto per chi non avesse compreso bene l'importo, 15 milioni di euro per un progetto.

Il luogo previsto per la costruzione era alle spalle della stazione di Porta Susa e come si può vedere dalle immagini che pubblico era sicuramente "molto ardito", mi sembra si dica così di un edificio che fa la fama del progettista e non della città.

Questa la descrizione che ne veniva data:"A nord sorgerà il corpo principale, che è composto da quattro piani con i profili sinuosi che digradano verso l'alto a formare delle terrazze, le quali prospettano dolcemente sul grande parco dove era situata la caserma Lamarmora. Il movimento armonioso della sagoma dei solai del corpo principale si snoda e culmina in un volume troncoconico capovolto, che costituisce una torre di sei piani, più un ultimo piano di minore ampiezza rispetto agli altri. Proprio in cima alla torre vengono collocate più funzioni, che corrispondono ad altrettante destinazioni specifiche come bookstore, ristorante ed Internet cafè".

Ma per la modica somma di 15 milioni di euro si era pensato un edificio passivo, senza costi di riscaldamento, che occupasse meno spazio possibile e lasciasse del verde per le letture estive? Si era pensato a un sistema di raffrescamento basato sulla geotermia, un tetto di pannelli solari per tutto il consumo di elettricità dello stabile? In una città come Torino con frequenti precipitazioni nevose ha senso un progetto con i terrazzi piani anni '50?

Quale stupenda, nuova innovazione, veniva applicata?

A vedere le fotografie pare solo la fantasia visionaria di un architetto, ma per la somma che è stata spesa anche a mio nome, preferirei essere smentita .

Comunque il Re è nudo, e diciamolo una buona volta.

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Riportiamo un' intervista del 15 Marzo di Fassino a Repubblica, pochi giorni dopo la tragedia di Fukushima.

Al minuto 8:17 circa, il candidato Sindaco di Torino del PD afferma:

"...siccome di garanzie di sicurezza adeguate è difficile darne...il governo dovrebbe SAGGIAMENTE predisporsi a una discussione aperta e non dire : non c'è niente da discutere, noi andiamo avanti... perchè il RISCHIO è che si vada avanti fino al 12 Giugno e poi i cittadini dicano di NO. Quindi forse è meglio aprire una discussione seria subito".

Il dubbio sorge spontaneo, Fassino regalerà una bella Centrale Nucleare a Torino nel caso in cui venisse eletto? I fatti e le circostanze rafforzano questa ipotesi.
Sarà davvero un caso che il giorno 16 Marzo Fassino, anzichè essere in parlamento a sostenere la mozione di accorpamento del referendum alle elezioni amministrative (non passata per un voto), era invece a Torino in campagna elettorale?
E la presenza nel PD di alcuni personaggi quali Umberto Veronesi, fra i più grandi sostenitori del nucleare in Italia, non pone interrogativi?

I sostenitori di Fassino sappiano fin da subito a quali rischi stanno andando incontro.


Il MoVimento 5 stelle non ha dubbi e si pone, e si è sempre posto in passato, con forza e in modo trasparente in una posizione fortemente contraria allo sviluppo del nucleare.

Riprendiamoci il futuro!
Loro no si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.




Quei due gianduiotti che mi sono andati di traverso

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All''inizio Atrium, cioè le due strutture a "gianduiotto", sorte in piazza Solferino nel 2006 per le Olimpiadi invernali, venivano presentate come una delle opere più significative realizzate a Torino negli ultimi anni, paragonate alla piramide del Louvre.

Erano una grande struttura di accoglienza ed informazione in vetro e legno progettate dalla Giugiaro Design.

Le spese di allestimento e gestione delle imponenti strutture erano pressoché completamente coperte da sponsorizzazioni, cominciando con la banca San Paolo, principale partner con 3,6 milioni di Euro, e continuando con Panasonic (500mila Euro), Ferrovie (0,8 milioni di Euro), TOROC (1,5 milioni), Provincia di Torino (900mila Euro).

Finite le Olimpiadi non si riuscì a collocarle in alcun modo, una prima trattativa con Firenze fallì con in più una richiesta di danni, una trattativa con dei privati per trasformare uno dei due gianduiotti - per altri 5 anni almeno - in un tempio del gusto, naufragò , come pure quella dell'esodo verso la Pellerina come da espresso desiderio di Luigi Chiabrera, il patron della Turin Marathon che contava di di piazzarne uno nel cortile della Cascina Marchesa alla Pellerina, ancora trasportati a Rivoli riveduti e corretti come punti di promozione dell'artigianato e dell'enogastronomia piemontese collocati in posizione strategica alle porte della città, ma non si fece mai.

Si incominciò poi a parlare di notevoli costi di mantenimento proporzionati all'uso e infine di esose cifre per lo smaltimento delle medesime, ed infine apparve una miracolosa impresa, la Campana Costruzioni di Torino che attraverso l'amministratore delegato Morato comunicò che le strutture non erano rimontabili, si comprò la piazza per 2 milioni di euro per fare 233 parcheggi interrati e smantellare gli edifici.

Ora credo, si potrebbe fare causa al comune di Torino perchè non ha proceduto all'acquisto di una struttura rimontabile, visto che la collocazione era provvisoria . Oppure, se la struttura era di pregio architettonico, perchè non erano stati calcolati i costi di manutenzione e gestione? Non si trattava di edifici in cui si era posta attenzione nella progettazione dei particolari costruttivi, soprattutto per quanto riguarda la protezione e la salvaguardia degli elementi strutturali direttamente esposti all'esterno e si erano adottare soluzioni tali da permettere il regolare deflusso delle acque, l'eliminazione di possibili punti di ristagno ed una opportuna ventilazione dei pezzi?

900 cittadini hanno firmato per eliminare una struttura in degrado che nessuno ha voluto, neanche gliel'avessero regalata, ora Atrium è stata abbattuta, ma a noi cittadini cosa è restato?

Meno di due gianduiotti...atrium_veduta_aerea.gif

Se Fassino ammazza i referendum

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In maniera assolutamente scientifica, mercoledì, nel bel mezzo delle celebrazioni per l’Unità d’Italia, la Camera ha deliberato sulla data del voto dei referendum sul nucleare, sull’acqua pubblica e sul legittimo impedimento; e per un solo voto, 276 a 275, ha vinto la scelta di tentare di ammazzare i referendum a spese degli italiani. Lo Stato spenderà dunque 350 milioni di euro in più per farci votare i referendum il 12 giugno, invece che il 29 maggio in contemporanea coi ballottaggi delle comunali; questo perché la scelta del 29 maggio avrebbe sì fatto risparmiare quei soldi e una domenica di tempo agli italiani, ma avrebbe anche facilitato il raggiungimento del quorum su referendum che quasi tutto il mondo politico vuole affossare.

I giornali hanno scritto che la colpa è del deputato Marco Beltrandi, radicale eletto nelle liste del PD, che ha votato con il governo invece che con l’opposizione; ma questo non è totalmente vero. La colpa è anche di venti deputati dell’opposizione che non si sono presentati in aula; e tra questi c’era anche Piero Fassino, che era alla notte bianca di Torino a cantare l’inno in piazza con Chiamparino.

Io non voglio fare il moralista, e penso che possano anche esserci dei motivi validi per essere assenti dall’aula; una malattia, un lutto in famiglia. Posso persino arrivare a capire che, a fronte di un ordine del giorno poco importante e di votazioni dall’esito scontato, una volta ogni tanto il parlamentare possa preferire un altro impegno politico di grande importanza, o persino prendersi un giorno di ferie come qualsiasi dipendente.

Ma andare a mettersi in mostra davanti alle telecamere perché mentre sei deputato sei anche candidato sindaco, proprio mentre si vota una questione della massima importanza, mi spiace, non è accettabile.

Vale anche per Coppola, che fa il candidato sindaco e insieme l’assessore regionale; da entrambi vorrei come minimo il chiaro impegno a dimettersi dalla carica precedente una volta eletti in Comune, e comunque la garanzia che la campagna elettorale non toglierà tempo all’attuale impegno istituzionale per cui tuttora li paghiamo. Se no, che si dimettano immediatamente e poi faranno la campagna elettorale come meglio credono.

Ora, se ci beccheremo le centrali nucleari sotto casa e la privatizzazione dell’acqua (cosa quest’ultima che peraltro Chiamparino ha ampiamente provato a fare di suo in questi anni) e se il legittimo impedimento non sarà abolito, al di là della campagna referendaria di facciata che il PD non mancherà di fare, sarà colpa non solo di Berlusconi e di Cota, ma anche di Piero Fassino, proprio lui personalmente - e non è uno slogan, ma la realtà delle cose.

Italia sì, Italia no

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Fa sinceramente e seriamente piacere che gli italiani, una volta ogni cinquant’anni (anzi no: aggiungiamoci i mondiali di calcio), si ricordino di esserlo e abbiano voglia di celebrare la propria bandiera; in fondo siamo il Paese al mondo che meno rispetta se stesso, e questo, pur con le buone ragioni che uno può avere per criticare l’Italia, non è positivo.

I festeggiamenti hanno persino quasi smentito la mia previsione di baracconata incombente, anche se continuo a pensare che si sarebbero potuti spendere meno soldi in addobbi e cerimonie e più soldi per essere italiani insieme, cioè, almeno per un giorno, per aiutare davvero le tante persone che hanno bisogno e che dallo Stato ormai ricevono poco o nulla; invece di onorare i Savoia, Napolitano e Berlusconi avrebbero fatto meglio ad andare a servire il pranzo a una mensa dei poveri.

Credo che sia giusto, almeno una volta ogni cinquant’anni, ricordare e onorare i milioni di persone che hanno sacrificato la propria vita per la nostra bandiera, per un ideale nazionale di unità, libertà, prosperità e fratellanza; e poco importa chi le abbia mandate a morire e per cosa. Possa il loro sacrificio ricordarci che quell’ideale è tutt’altro che realizzato, anzi che è stato spesso tradito, e che i veri patrioti non sono coloro che abusano delle cariche istituzionali o le insozzano mancando ai propri doveri, ma coloro che dal basso cercano di abbatterli.

Credo anche che al giorno d’oggi, in una società multietnica dominata da fenomeni globali, il concetto di “stato nazionale” abbia sempre meno senso; che si potrebbero gestire le istituzioni in modo più economico ed efficiente con tre soli livelli, il Comune, la Regione e l’Europa, mantenendo l’Italia come una entità culturale a cui si sente di appartenere nell’animo, ma svuotata di poteri amministrativi; probabilmente, senza le pastette della politica, sarebbe anche più facile amarla.

Per il resto, ribadisco quel che scrissi in estate: che la retorica sugli italiani un tempo oppressi e ora finalmente uniti in libertà diviene facilmente eccessiva, se si ricorda che la realtà storica, purtroppo, non dice esattamente questo.

La Casa assorbe più del 30% dei consumi energetici italiani, così suddivisi : 68% Riscaldamento, 16% Elettrodomestici ed Illuminazione, 11% Acqua Calda, 5% Cucina.

E' evidente che la voce su cui smanettare è la domanda di energia per il Riscaldamento, migliorando da una parte la resa degli impianti e dall'altra l'efficienza delle abitazioni.

Percorre questa strada aprirebbe un mercato da 36 mila miliardi che potrebbe dare lavoro a 430.000 persone. Come dire prendere 3 piccioni (Famiglie, Imprese e Ambiente) con una fava.

I dati parlano chiaro. Negli ultimi anni sono stati autorizzati dodici nuovi centri commerciali nella città di Torino. Opere mastodontiche che vivono per se stesse e che di fatto nulla hanno a vedere con le mire di benessere dei cittadini. Questo brevemente il quadro che emerge da un articolo che compare su La Stampa di oggi a pagina 69.
Se da un lato l'assessore Viano è addirittura fiero di aver portato i centri commerciali all'interno della città, nell'articolo di spalla accanto si leggono tutte le perplessità in merito della prof.ssa Maria Cristina Martinengo, docente di Sociologia dei Consumi presso la Facoltà di Economia dell'Università di Torino.
Ma fermiamoci per un attimo a ciò che dice l'assessore all'Urbanistica Mario Viano. Egli sostiene che i centri commerciali posti nella cintura o all'estrema periferia della città abbiano "espatriato la domanda di consumo". Premesso che se una città come Torino ha più centri commerciali di una città come Milano probabilmente ci sarebbe da porsi qualche domanda in merito a questa "domanda di consumo", quantomeno valutare quanto di questo consumo non sia in realtà surplus indotto. Ma queste probabilmente sono fisse da comunista radical-chic; va bene lo concedo. Detto ciò. Per risolvere il problema Viano ha una soluzione a dir poco geniale, che suona più o meno così: "Basta con questi centri commerciali fuori dalla città che rovinano il commercio, costruiamoli dentro la città!". Bravo!!! Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima?! Logicamente non fa una piega: non voglio i centri commerciali, quindi... costruisco centri commerciali.
Ora, tornando seri. Al di là dell'illogicità della proposta di Viano il pensiero a monte è un altro: davvero siamo convinti che in una città sempre più spersonalizzata, sempre più indebitata, sempre più disoccupata costruire un centro commerciale il cui solo fine è far 'sì che le persone si spersonalizzino, indebitino e spendano ancora di più, sia davvero una buona idea?
In tutte le città d'Europa - Parigi fa da esempio - i centri commerciali sono fuori dalla città, e ben serviti dai mezzi pubblici. Se proprio devi fare la spesa grossa ti prendi mezza giornata e vai al centro commerciale. Nella città ci devono essere parchi e piccoli negozi. Quei posti perduti dove c'è ancora il senso della fiducia reciproca. Michael Pollan, nel suo Il dilemma dell'onnivoro spiega bene come oggi l'uomo si aggiri per gli scaffali senza più sapere ciò di cui davvero ha bisogno e cosa davvero gli può fare bene piuttosto che male. Esattamente come l'uomo primitivo faceva quando si trovava davanti a una pianta che non conosceva. Abbiamo perso l'abitudine a guardare in faccia chi ci dà da mangiare. Se la frutta era buona non abbiamo nessuno a cui dirlo, nessuno che ci tiene da parte il latte, nessuno che ci consiglia cosa può davvero essere la scelta migliore. Si è soli in mezzo a centinaia di persone, ognuno in una bolla ovattata.
I piccoli rivenditori sono pesciolini che vengono costantemente mangiati da questi squali patinati. Le saracinesche chiudono a ritmi sempre più preoccupanti, e la massima aspirazione per una persona che magari ha anche investito tempo, soldi e passioni per costruirsi qualcosa diventa la speranza di trovare un posto part-time proprio in uno di quei centri commerciali. Che quindi - malato di Sindrome di Stoccolma - devi pure ringraziare sostenendo la "filosofia aziendale".
E' vero che i centri commerciali hanno il merito di potersi permettere di mantenere prezzi molto bassi, ma... cavoli, a che prezzo. Se si paga meno di 50 cent un litro di latte che si è sciroppato migliaia di chilometri su un camion, che viene da un Paese estero,che praticamente no scadrà mai, che cosa pensiamo di buttarci nello stomaco? Con questo sistema i piccoli negozi al dettaglio non potranno mai competere con i colossi della grande distribuzione. Ma proviamo a portare i centri commerciali fuori mano, ad aumentare la concorrenza, a incentivare i "negozi leggeri" dove si acquistano i beni sfusi e senza confezioni laddove possibile (non solo costituiscono quasi il 70% dei rifiuti totali ma possono arrivare a incidere fino al 60% sul prezzo finale!), dove si vendono prodotti a chilometro zero, certificati e senza marchio, dunque senza pubblicità. Scommettiamo che i prezzi magicamente inizieranno a scendere?
E' vero, non può essere così per qualunque prodotto. Me ne rendo conto. Ma dire che non può essere così per ogni prodotto non equivale a dire che non può essere così per nessun prodotto.
La sfida parte anche da noi. Iniziamo a usare di più i negozi sotto casa e i mercati rionali. Sarà un ennesimo passo avanti verso un vero cambiamento.

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Una vita da pollo... - quando la carne diventa sostenibile

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Le immagini qui sotto (perdonate la qualità, il telefono fa quel che può...) vengono da una piccola azienda agricola nei pressi di Torino. Si chiama "L'Altra Terra" ed è in Strada della Berlia 543, Torino.
Premetto, a scanso di equivoci, che non ho nessun rapporto con i gestori di questa azienda.
Detto ciò, vediamo cosa c'è di strano in questo posto. Tanto per cominciare, appena entrati, dopo un piccolo sentiero di ghiaia, si vede qualcosa di straordinario: gli animali! Ci si può avvicinare, guardarli, accarezzarli. Mucche, tori, vacche delle Highland, cavalli, asinelli, polli, caprette. Tutte quelle simpatiche bestioline che fanno impazzire di gioia i bambini e che quando ti leccano ti lasciano quella strana sensazione di "schifo" che però accogli con un sorriso e dopo la quale pensi che in fondo non è poi tanto male. Dopodiché si vede cosa mangiano gli animali. Altro fenomeno eccezionale. Tendenzialmente balle di fieno disseminate ovunque, oppure, se siete fortunati, capitate nell'ora del rancio e vedete cosa i contadini (sì, esistono, non c'è solo il nonno di Heidi) danno da mangiare agli animali ed eventualmente potete anche chiedere spiegazioni. Io, che sono notoriamente un rompiballe, lo faccio sempre :) Potete poi vedere la stalla della mungitura. Anche lì, se capitate nel giusto orario potete trovare latte appena munto, ma nella peggiore delle ipotesi trovate a 1,50 euro/lt. quello munto la mattina stessa.
Beh, ci sono anche cose che non vedete in realtà. Ad esempio, camion e pubblicità.
Ma allora, cosa c'è di strano in tutto questo? In teoria nulla, in pratica tutto. In una società dove ciò che è aberrante diventa la regola, è ovvio che quel che invece è normale viene percepito come strano. Ed è proprio questo uno dei casi più eclatanti. E' strano vedere gli animali, è strano respirarne l'odore, è strano vedere il latte nelle bottiglie di vetro senza un marchio e della carne senza pellicola e polistirolo.
Già, perché annesso a questa struttura c'è anche un negozio. E' aperto pochi giorni la settimana (giovedì, venerdì e sabato, ma i giorni cambiano durante l'anno) e vende al dettaglio carne, latte, formaggi e molto altro di produzione propria. I commessi sono molto gentili e disponibili e disposti a spiegarti fino all'ultima virgola tutto ciò che gli chiedi. Io sono entrato nel dettaglio del processo di macellazione e non hanno avuto nessun problema a rispondere alle mie domande. Puoi sapere quanto, dove e come è vissuto l'animale.
Sì, so a cosa state pensando: ma i prezzi? Vi assicuro che sono tranquillamente abbordabili. Si va dagli 8 euro/kg del petto di pollo ai 13 euro/kg della coscia di manzo. E' possibile tenere questi prezzi grazie all'assenza di spese per la pubblicità (vi ricordo che incide di almeno il 65% sul prezzo finale dalla maggior parte dei prodotti) e di spese per i trasporti. Questi animali non sono mai stati trasportati su camion, non hanno mai visto gabbie, non hanno mai respirato l'odore di sangue dei loro simili aspettando il loro turno come in una catena di montaggio. In una parola... non hanno sofferto e hanno vissuto da Animali invece che da bestie.
E' vero, i prezzi sono comunque leggermente più alti di quelli dei supermercati. Tuttavia fermatevi un attimo a pensare: pagate molto meno del suo valore un prodotto - in questo caso la carne - ma chi paga i prezzi che non sono sullo scontrino? Semplice: l'ambiente. Non vi convince come risposta? Sostituitela con "i vostri figli", tanto è uguale. Quella carne viene banalmente da allevamenti intensivi. Non voglio occupare tanto spazio per dirvi cosa sono. La maggior parte di voi già li conosce, in alternativa una ricerca su google immagini renderà le idee molto più chiare di quanto non sappia fare io. Cosa ci si può aspettare da un pollo che si paga 5 euro al Kg ma che all'ingrosso è costato poco meno di 1? E' ovviamente una domanda retorica.
La produzione intensiva di carne, per chi non lo sapesse, è la terza causa mondiale di inquinamento. Da sola produce il 18% dei gas serra (dati FAO), è una delle principali cause di danneggiamento del territorio, e ciò che è più grave è che è sempre un investimento negativo! E che non mi si venga a dire "Sì, ma questo vale per l'America". Non è che le mucche americane fanno le scorregge diverse da quelle italiane.
Il discorso in merito può essere molto lungo, ma il concetto finale spero sia chiaro. Ormai è un fatto scientificamente accertato che la carne non è necessaria per rimanere in salute, tuttavia non si deve diventare per forza vegetariani, questa è una scelta personale e insindacabile. La cosa importante è iniziare ad avere un approccio razionale e responsabile al consumo di carne. Mangiamone meno e mangiamola meglio.

"Ma se vi vendiamo le nostre terre io porrò una condizione: l'uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono in questa terra come fossero suoi fratelli. Perché ciò che accade agli animali, prima o poi accade anche all'uomo"
(Lettera al Presidente degli Stati Uniti del Grande Capo Seattle, tribù Suwamish, 1855)

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La cultura allo specchio

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Che il mondo non sta girando bene, lo sappiamo. Che l'Italia sta girando ancora peggio, pure. Che Torino, per parcondicio e solidarietà al mondo sembra avere intenzione di aprire la strada, lo stiamo apprendendo. Questo ci getta tutti in un tremendo sconforto. Sconforto a tratti sopito da qualche barlume di luce che ci auto-procuriamo come scoiattoli che raccolgono ghiande per l'inverno, isole felici a cui pensare quando le situazioni si fanno difficili.
In questi giorni però ho visto persone che di questi attimi di felicità ne hanno sempre meno, persone che non solo non vedono risultati in quello che fanno ma che vedono piano piano distruggersi tutto ciò che hanno costruito in una vita di sacrifici. Persone coscienti che ogni anno, ogni mese, ogni giorno andrà peggio del precedente e che sono troppo piccole per cambiare le cose, ma troppo grandi per lamentarsene. Sono persone quasi masochiste, amano la vita che fanno anche se questa vita non rende giustizia ai loro sforzi e che come se non bastasse vedono ogni anno questa loro vita giocata a dadi in un Ministero.
Queste persone si chiamano comunemente "Insegnanti". Li conoscete no? Chi più, chi meno, ci siamo passati tutti. Dalle loro mani usciranno tutti i futuri cittadini. Molti di loro saranno medici, altri artigiani, altri ancora, a loro volta, insegnanti. E avanti così da millenni e millenni. Da ché è nato il mondo il corpo degli insegnanti è sempre stato una delle più alte istituzioni della Società, gli alfieri della Cultura. Per i greci era la paideia, per i latini era la educatio, successivamente è andata articolandosi e per gli scolastici erano le materie del Trivium e del Quadrivium, e via dicendo fino ad oggi... ops, pardon, fino a vent'anni fa.
Oggi, quel corpus che tutti conosciamo è stato letteralmente destituito. La questione è semplice, nessuno ha più motivo per studiare. La scuola sta facendo la stessa identica fine di altre istituzioni fondamentali del nostro Stato, ad esempio la Magistratura. Con lenti ma costanti atti minatori, la scuola pubblica è continuamente sotto attacco, le viene tolta credibilità, non è che una disgraziata tappa obbligata nella quale si entra e si spera di uscire il prima possibile. Sei fortunato se riesci a entrare in una privata, ormai universalmente riconosciuta come "male minore".
Non è tanto grave che per gli studenti la scuola sia una perdita di tempo, in fondo il non volersi svegliare per andare a lezione è un po' un topos sociale storicamente riconosciuto, anzi, farebbe anche un po' strano eliminarlo. E' grave che vicino a quel ragazzo che non si vuole alzare non ci sia più la madre che urla che è tardi! Sono i genitori i primi a ritenere inutile passare cinque ore dietro a un banco. E se non ha più ragion d'essere leggere un libro insieme, parlare di cosa si è fatto a lezione durante la cena, discutere di un film o di un libro che si è letto, che senso ha lamentarsi di tutto quello che ci circonda? Che senso ha lamentarsi che la figlia vada in giro per negozi tutto il giorno a spendere soldi, che il figlio passi le giornate a bruciarsi il cervello davanti a un videogioco?
Se non c'è nulla all'infuori dello specchio per cui vale la pena vivere... che senso ha lo specchio?
Provando a essere concreti, noi - e chiunque voglia farne parte è ben accetto - abbiamo uno dei compiti più ardui degli ultimi decenni: dobbiamo cambiare i valori che reggono questa società. Ci sono voluti vent'anni di berlusconismo per distruggere tutto il buono che c'era, forse ce ne vorranno molti di più per ripristinarlo, ma bisogna cominciare. Non possiamo più aspettare.
Io sono ottimista, e credo che la direzione giusta siamo in molti a guardarla... ora è il momento di fare il primo passo.

Art. 9 Costituzione.jpg

La mia Torino dei quartieri di domani.

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Voglio una Torino dove i miei figli abbiano amici in ogni quartiere.

Ed ogni quartiere abbia un cuore pulsante pedonale. Con una piazza dedicata alle chiacchiere di anziani e non solo, ai giochi in tranquilla sicurezza dei bimbi. commercio.jpg

Ad un angolo una casetta dell'acqua pubblica (controllata ogni giorno da SMAT con fontanella di gasata a prezzo popolare) con attorno tante botteghe di alimenti sfusi, il calzolaio, la sarta che ripara e rammenda, e tanti altri laboratori di artigiani. Con la primavera tante occasioni di musica, arte e proiezioni cinematografiche all'aperto e tante rastrelliere piene di biciclette per sfilare altrove verso altri quartieri.

Vicino al mercato rionale, al centro dell'area pedonale una "Casa di Quartiere", realizzata dai numerosi locali del Comune dove si possono insieme seguire numerose attività, offerte alle mamme, ai bambini, a tutti insomma. Con la biblioteca civica ed uno spazio internet gratuito. Dove ci trovi i laboratori di realizzazione giochi ed altri oggetti con materiali naturali e di recupero, gli spazi adibiti ai gruppi di acquisto solidale locali, uno sportello settimanale di riparazione/recupero ed assistenza informatica, l'officina di riparazione biciclette, il gruppo che allestisce il carro di carnevale. Un grande salone poi, per ospitare quando fa brutto tempo il mercatino settimanale dello scambio dove recuperare oggetti che altri non usano più. Sarà poi presente una bella area parco verde con alberi e foglie veri senza cemento o asfalto intorno, dove poter ascoltare uccellini e riposare.

Un'area vissuta in pieno dai suoi abitanti. E senza automobili! Che continueranno a circolare sempre meno fuori dai centri pedonali. Oltre una discreta Zona30.

Questa Torino di domani è già nata. Sta crescendo e maturando. Già ci sono la Cascina Roccafranca a Mirafiori e la Casa di Quartiere di via Morgari in San Salvario dove un comitato spontaneo di donne sta raccogliendo le firme per una zona 30 estesa fra c.so Vittorio Emanuele II a c.so Dante e da v. Nizza a c.so M. D'Azeglio. Rassegne di Cinema in piazza nei quartieri di periferia già esistono. I modelli sono solo da estendere e replicare in ogni quartiere. Per il futuro dei nostri figli!

La strada da compiere non è impossibile, partecipiamo e facciamo sentire la nostra voce! E pretendiamo insieme che le nostre tasse siano impiegate per migliorare servizi e spazi comuni. Basta con le grandi opere! Evviva la dimensione locale. La primavera sta arrivando! Il MoVimento siamo noi, insieme.

Newsletter n.7

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sveglia_m5s.jpgMoVimento 5 Stelle TORINO

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Newsletter del 10 marzo 2011
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GOODBYE MALINCONIA

...e così mi sono sentito dire: "Sai che c'è? Me ne vado." Ma non "me ne vado" perché il Toro per l'ennesimo anno fa schifo, "me ne vado dall'Italia". In Brasile, a lavorare. Per sempre (i più pudichi dicono "un anno o due, per guadagnare un po'", ma poi sai che facilmente sarà per sempre) ...[continua a leggere qui]


TELERISCALDAMENTO ...corretta informazione ai cittadini?
...facciamo subito un paio di considerazioni: Primo, ad oggi chi è allacciato al Teleriscaldamento non ha ottenuto NESSUNA riduzione della spesa energetica, Secondo, il costo al kWh termico del teleriscaldamento è spropositato in relazione al reale costo di produzione alla fonte (ci straguadagnano) ...[continua a leggere qui]


UN MQ. PEDONALE PER OGNI TORINESE
La sfida della Torino di domani sarà per divenire l'avanguardia nelle politiche di promozione della mobilità sostenibile sviluppando nelle aree di riqualificazione urbanistica le migliori progettualità CARFREE.
A livello internazionale si moltiplicano gli esperimenti che interessano quartieri residenziali progressivamente trasformati in aree a basso tasso di motorizzazione dove si propongono nuovi modi di abitare e di vivere senz'auto, prevenendo la domanda di mobilità motorizzata e riducendo anche il possesso di autovetture per famiglia...[continua a leggere qui]


IL "FATTO QUOTIDIANO" INTERVISTA IL MOVIMENTO 5 STELLE TORINO
"Non chiudono solo le fabbriche, ma nel silenzio chiudono anche le imprese medio-piccole, gli studi, ma anche le aziende di ricerca tecnologica. Questo avviene perché Torino non sa stare al passo coi tempi", per colpa della classe dirigente troppo anziana e spesso legata alla gestione clientelare. La soluzione ideale sarebbe quella di incentivare i giovani talenti "perché questa non è una città che premia il merito, ma dove conta essere in un giro ristretto di persone che si conoscono tutte" ...[tutta la video intervista è visibile e commentabile qui]

AttiVati anche tu! Abbiamo bisogno di una mano, anche piccola, per essere presenti in ogni angolo di Torino. Se hai voglia di aiutarci, contatta il gruppo di cittadini in moVimento nella tua circoscrizione e partecipa agli incontri della prossima settimana:

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del moVimento tutti i sabati pomeriggio in P.zza Castello


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Banchetto informativo sabato mattina dalle 9 alle 13 mercato di Santa Rita (C.so Sebastopoli angolo C.so Agnelli).

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Banchetto informativo sabato mattina dalle 10 in poi in Via Duchessa Jolanda angolo Via Principi d'Acaja.
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Animali e libertà: no ai circhi con animali

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L’epilogo di ieri in Consiglio Comunale è triste ma purtroppo scontato: di fronte alla richiesta delle associazioni animaliste di vietare anche a Torino i circhi con animali, come già fatto da altre città, il più grosso partito della maggioranza - il PD - ha deciso di votare contro e di affossare la proposta, che pure era sostenuta trasversalmente da esponenti di entrambi gli schieramenti.

Ora mi diranno che noi grillini ce l’abbiamo sempre col PD, però mi pare davvero che la pratica di utilizzare gli animali nei circhi sia al giorno d’oggi indifendibile. E’ innanzi tutto una questione di rispetto basilare di altri esseri viventi e senzienti; non è obbligatorio essere vegetariani - io non lo sono - ma non è nemmeno accettabile infliggere sofferenze solo per divertimento.

Inoltre, io sono convinto che chi non è capace di provare pietà per la sofferenza di un animale non è capace di provarla nemmeno verso gli esseri umani; in un momento in cui tanti soffrono e dove la solidarietà dovrebbe essere alla base dell’azione politica, mi chiedo quale coscienza possa avere un amministratore che prende certe decisioni.

E tanto per essere chiari, come già avevo fatto mesi fa, vi lascio con un video. Pur con tutta la mia passione per il calcio, sono sinceramente un po’ deluso, anche se non stupito, dal fatto che se riprendo dei tifosi che si insultano da una curva all’altra di uno stadio (in modo volgare ma anche goliardico e divertente, per carità) il video susciti immediatamente migliaia di click, e se invece parlo per tre minuti della sofferenza degli animali lo vedano in poco più di duecento persone in tre mesi. Ma io non demordo e ve lo rimetto qui sopra.

Goodbye Malincònia

| 1 commento

Ieri è successo di nuovo. Ieri sera sono andato allo stadio, un'occasione di svago come tante, una serata tra amici. Nell'intervallo come sempre si chiacchiera, ci si raccontano le novità, e così mi sono sentito dire: "Sai che c'è? Me ne vado." Ma non "me ne vado" perché il Toro per l'ennesimo anno fa schifo, "me ne vado dall'Italia". In Brasile, a lavorare. Per sempre (i più pudichi dicono "un anno o due, per guadagnare un po'", ma poi sai che facilmente sarà per sempre).

Solo nell'ultimo mese me l'hanno detto in tre, due vanno in Brasile e uno a Londra. C'è chi va con la famiglia e chi la lascia qua, c'è chi te lo dice con rabbia e chi te lo dice con sollevazione, come la fine di un incubo. Tutti hanno in comune il fatto di essere persone capaci; d'altra parte all'estero i cazzari non trovano spazio facilmente come da noi. Tutti hanno resistito fin che potevano, ma poi sono arrivati al punto: "che ci sto a fare io ancora qui?"

Chi ha girato il mondo lo sa, l'atmosfera altrove è molto diversa. Il resto d'Europa non fa scintille, ma almeno è civile, serio e ordinato. In altre parti del mondo, come appunto in Brasile, l'economia cresce, la gente ha voglia di fare, l'età media è più bassa, le cose si muovono. In Silicon Valley o in Cina si respira il futuro; non tutto luccica, anzi, ma l'aria profuma di speranza, e se non capite cosa intendo è perché questo profumo da noi si è perso da moltissimo tempo.

Chi resta qui è spesso, per forza di cose, ultraconservatore; oltre ai più deboli, qui resta soprattutto chi è troppo vecchio per andare, oppure chi ha una qualche forma di protezione (o pensa di averla) e si concentra sul difenderla con le unghie e con i denti. La valanga di voti per Fassino è anche un desiderio di mettere la testa sotto la sabbia, di fare finta che il tempo possa tornare indietro, che possano ritornare gli anni '80. E poi, restiamo noi che non ci arrendiamo, che non ci vogliamo credere, che ancora vogliamo provare a salvare l'Italia, e però siamo sempre di meno, e ci chiediamo quanto potremo resistere se il resto del Paese non ci darà una mano.

MoVimento 5 Stelle TORINO

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Newsletter del 3 marzo 2011
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Beppe Grillo domani a Torino presenzierà alla conferenza stampa di presentazione delle liste candidate alle elezioni comunali.
L'incontro verrà trasmesso in diretta streaming sul sito internet www.movimentotorino.it alle ore 15.

I grillini candidano un "giovane senza esperienza" ...insomma uno tipo Barack Obama ...[continua a leggere qui http://bojafauss.ilcannocchiale.it/2011/03/03/i_grillini_candidano_un_giovan.html]

QUATTRO CHIACCHIERE CON FASSINO E CHIAMPARINO...
..."... l'accordo di Mirafiori era un ricatto di Marchionne ma "alle volte bisogna saper accettare i ricatti..." ...è vero che in termini di diritti sul lavoro stiamo andando indietro ma beh, c'è poco da fare, ringraziamo ancora che non ci lasciano tutti a morire di fame..." ..."...l'inceneritore (materia su cui Fassino sembrava impreparato) è necessario perché è impensabile che a Torino si faccia più del 50% di raccolta differenziata..." ...[vedi video qui http://www.youtube.com/watch?v=Udz0IAVgTrU]

Spazi di scambio solidale nei locali comuni dei quartieri
Ogni seconda domenica del mese nella località di Ozzano dell'Emilia, alle porte di Bologna, è possibile barattare, donare e riciclare. Si tratta di un mercatino del dono e del baratto ...[continua a leggere qui http://www.movimentotorino.it/blog/2011/03/spazi-di-scambio-solidale-nei-locali-comuni-dei-quartieri/]


AttiVati anche tu! Abbiamo bisogno di una mano, anche piccola, per essere presenti in ogni angolo di Torino. Se hai voglia di aiutarci, contatta il gruppo di cittadini in moVimento nella tua circoscrizione e partecipa agli incontri della prossima settimana:

Banchetto informativo
del moVimento tutti i sabati pomeriggio in P.zza Castello

Mercatino del RICICLO A 5 STELLE
Sabato 5 marzo ore 8-13 al "Balon" in Via Andreis 10

Circoscrizione I: Centro - Crocetta
FRANCESCO: circ1@movimentotorino.it

Circoscrizione II: Santa Rita - Mirafiori Nord

SERENA: circ2@movimentotorino.it
Banchetto informativo sabato inCorso Sebastopoli angolo Corso Agnelli (mercato Santa Rita).

Circoscrizione III: San Paolo - Cenisia - Pozzo Strada - Cit Turin - Borgata Lesna

MAURA: circ3@movimentotorino.it
Banchetto informativo sabato al mercato di Corso Brunelleschi.
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Riunione degli attiVisti alle 21 lunedì 7 marzo al Pub Sherlock Holmes di Via Bardonecchia 80.

Circoscrizione IV: San Donato - Campidoglio - Parella
VITTORIO: circ4@movimentotorino.it
Banchetto informativo sabato dalle 9:30 alle 12:30, presso il mercato di corso Svizzera
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Circoscrizione V: Borgo Vittoria - Madonna di Campagna - Lucento - Vallette

ANTONINO: circ5@movimentotorino.it
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Circoscrizione VI: Barriera di Milano - Regio Parco - Barca - Bertolla - Falchera - Rebaudengo - Villaretto
PAOLO: circ6@movimentotorino.it
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Banchetto informativo Sabato in Via Baltea angolo Via Montanaro (Mercato Piazza Foroni)

Circoscrizione VII: Aurora - Vanchiglia - Sassi - Madonna del Pilone

MARCO: circ7@movimentotorino.it
Banchetto informativo Sabato in Corso Regina Margherita angolo Via Giulia di Barolo (Mercato Santa Giulia)

Circoscrizione VIII: San Salvario - Cavoretto - Borgo Po

CLAUDIO: circ8@movimentotorino.it

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Spazi di scambio solidale nei locali comuni dei quartieri

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2 marzo 2011
Barattare, donare, riciclare. Le parole d'ordine dell'economia locale e solidale.

Donare: dare ad altri spontaneamente e senza compenso. Il dono non è sterile elemosina o un regalo studiato per ricevere in cambio una contropartita diretta. Donare significa far fronte all'esigenza di un singolo che è comunque parte di un gruppo, nella consapevolezza che prima o poi un'esigenza simile toccherà al donatore stesso.mercatino.jpg

Ogni seconda domenica del mese nella località di Ozzano dell'Emilia, alle porte di Bologna, è possibile barattare, donare e riciclare. Si tratta di un mercatino del dono e del baratto, un'iniziativa nata dalla collaborazione tra la Cooperativa Dulcamara e l'Associazione Amici della Terra di Ozzano. Negli ultimi mesi, in molte città italiane sono state proposte esperienze simili: luoghi in cui effettuare scambi non monetari hanno aperto le porte alla cittadinanza. Un esempio è l'iniziativa del baratto svoltasi a Roma il 21 aprile e promossa da Reti di Pace: un mercato in cui, senza l'ausilio della moneta, sono stati scambiati CD musicali, libri, abiti e altri oggetti.

A Torino da due anni si è ripetuto un eccellente evento ideato dall'Associazione Manamanà, Senza Moneta, ovvero una piazza dedicata allo scambio non monetario in un clima di festa per tutto il quartiere. Recentemente addirittura si sta ripetendo regolarmente alla Casa di Quartiere in via Morgari.

Dal Nord al Sud della penisola troviamo non solo spazi sociali concreti, ma anche sistemi di scambio non monetari, tra i quali il più diffuso è la Banca del Tempo. Nella società dei consumi, dove la grande distribuzione organizzata assume un ruolo sempre più totalizzante, un bisogno consapevole e diffuso è quello di riscoprire gli spazi di socialità, dove lo scambio dei beni sia alla base della relazione umana.

Storicamente, scambiare o barattare due oggetti presuppone un intento commerciale equo per entrambe le parti; ma non basta: donare è un'azione dal significato sociale e antropologico ancora più complesso. Non si può parlare di dono senza far riferimento al celebre Essai sur le dondi Marcel Mauss: l'antropologo individua, alla base del dono e della comunicazione tra singoli e gruppi, il principio di reciprocità, strutturato nel concetto tripartito del dare, ricevere e ricambiare.

Ma torniamo al nostro quotidiano. Le circoscrizioni della città di Torino gestiscono numerosi spazi pubblici (a disposizione dei cittadini) che, come già segnalato, sono molto spesso inutilizzati - uno spreco dunque, seppur noi stessi cittadini contribuiamo con le tasse per il loro funzionamento.

Quindi la nostra proposta è di predisporre sistematicamente con calendario stabile almeno uno spazio nel cuore di ogni quartiere nei locali pubblici disponibili per ospitare gratuitamente il luogo di scambio e recupero di tutto ciò che ormai considerato inutile da qualcuno e che può invece tornare utile ed importante per altri.

In altre parole vogliamo usare gli spazi pubblici esistenti per finalità sociali e ambientali. In questo modo si valorizza un modello culturale in cui oggetti di recupero in buono stato non sono considerati RIFIUTI ma offerti a chi non può permettersi di acquistarne di nuovi, con evidente ritorno economico seppur senza scambio di denaro.

Proponiamo inoltre una cultura del recupero della materia che ci liberi dal cosiddetto problema riifuti, perchè oggetti inutilizzati abbiano nuova vita grazie a chi ne ha effettivamente bisogno senza accumularsi nei cassonetti, in discsarica o peggio ancora inducendoci a credere alle false soluzioni dell'incenerimento.

Il miglior rifiuto è quello non prodotto.
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