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Giovani...protagonisti in città!

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I giovani sono una risorsa infinita di idee e di esperienze, alcuni studiano altri decidono di lavorare altri ancora non sanno cosa vogliono fare nella vita ma tutti in qualche modo sono alla ricerca dell'autonomia, dell'indipendenza e della sperimentazione di sé e delle proprie capacità.

L'idea è quella di una città che ci permetta di essere protagonisti di ciò che ci sta attorno permettendo a tutti i giovani d'entrare all'interno delle istituzioni, per prendere insieme delle decisoni, nella prevenzione alla salute, nei trasporti e nella viabilità cittadina, nella scuola e nell'università e altro ancora, ognuno con le sue idee, competenze e inclinazioni.

I giovani devono poter accedere in maniera attiva alle circoscrizioni ed ai progetti ideati per loro e per la cittadinanza, siamo il futuro e tutto quello che verrà deciso influenzerà nel bene e nel male la nostra vita.

Essere informati, consapevoli e attivi ci permetterà anche di responsabilizzarci sempre più ma anche, e soprattutto, di aumentare e costruire la nostra professionalità.

Partiamo dalla costruzione del programma della lista civica in ' MoVimento per Torino a 5 stelle' chiamiamo a raccolta tutti i giovani che sono interessati ad attivarsi con le proprie idee che verranno ascoltate e discusse insieme.

Uno vale uno...anche noi giovani valiamo uno.

Le donne sono un capitale ancora da valorizzare!

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Qualche mese fa è stata pubblicata la versione aggiornata del Global Gender Gap Report del World Economic Forum (http://www.weforum.org/s?s=gender+gap) che misura il divario di opportunità tra uomini e donne in 134 Paesi. L'Italia è al 74mo posto, due in meno rispetto al 2009, ed è il fanalino di coda dell'Unione Europea.

La classifica è calcolata in base a quattro criteri: partecipazione alla vita economica, istruzione, coinvolgimento politico e salute.

Particolarmente negativa è la situazione concernente l'accesso e le opportunità delle donne nel mondo del lavoro dove ci posizoniamo al 95esimo posto. La differenza più rilevante è nella partecipazione alla forza lavoro che vede le donne impegnate al 52% mentre gli uomini raggiungono il 74%; la presenza femminile nelle posizioni di comando è pari a circa un terzo del totale ed è presente ancora un divario particolarmente rilevante a livello di salari poichè le donne italiane guadagnano in media il 50% degli uomini.

Possiamo invece vantarci di un buon ranking per quanto concerne l'accesso delle donne all'educazione, dove ci posizionamo al 49esimo posto con percentuali vicine al 100% per l'istruzione primaria e secondaria di entrambi i sessi. Per l'istruzione superiore, invece, le ragazze superano di gran lunga i ragazzi con il 79% contro il 56% per cento. Le studentesse sono ormai il 60% dei laureati italiani e in media ottengono punteggi maggiori in un arco temporale di studi inferiore. Si può quindi parlare a tutti gli effetti di donne come „un capitale ancora da valorizzare" e su questo si dovrebbe intervenire al più presto nell'interesse dell'intero paese.

"Le differenze tra i sessi", spiega Klaus Schwab, fondatore e presidente del World Economic Forum "sono direttamente correlate con l'alta competitività economica: donne e ragazze vengono trattate in modo equo se un Paese è in crescita e prospero. Ma abbiamo ancora bisogno di una vera rivoluzione per le pari opportunità, non soltanto mettendo insieme un largo gruppo di talenti sia in termini numerici che qualitativi, ma anche creando una maggiore sensibilità rispetto al problema nell'ambito delle nostre istituzioni".

Anche per Torino, che per alcuni aspetti si posiziona tra le migliori città d'Italia, il bilancio di genere, http://www.comune.torino.it/politichedigenere/bm~doc/bilancio.pdf, evidenzia che ancora oggi sono presenti forti contraddizioni tra percorsi femminili e maschili nel passaggio dalla scuola al mercato del lavoro. Una ricerca condotta nel 2005 dalla Fondazione Agnelli, che ha coinvolto 1000 giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni residenti a Torino e in prima cintura, ha rilevato che le ragazze si iscrivono di più all'università, si laureano e diplomano con maggior regolarità e migliori votazioni ma che questo vantaggio di curriculum non trova riscontri al momento dell'ingresso nel mondo del lavoro. Le giovani donne infatti riscontrano:

» maggior tempo per trovare il primo lavoro
» maggiore incidenza di contratti atipici e part time
» aumento del rischio di disoccupazione
» maggior numero di cambi di lavoro
» percorsi più tortuosi
» maggiori difficoltà ad accedere ai posti più sicuri nell'industria
I dati raccolti avvalorano l'ipotesi che incida fortemente la diseguale distribuzione del lavoro domestico (casa, bambini, anziani etc) tra i due sessi nel costringere le donne a fare scelte di rinuncia al momento dell'ingresso nel mondo del lavoro. Infatti la contraddizione che emerge è spiegabile solo in parte attraverso il percorso di studi scelto, poiché sembrerebbe che le giovani donne laureate in ingegneria (più velocemente e con voti migliori dei loro coetanei maschi) incontrino le stesse difficoltà delle laureate in materie umanistiche. Non sembra essere nemmeno riconducibile a una differente scala di priorità poiché risulterebbe che sia le ragazze che i ragazzi dell'intervista mettono al primo posto nella vita famiglia e amici e solo al terzo posto lavoro e carriera.

Mi sorgono spontanee alcune domande: si tratta principalmente di un problema culturale? Ed avere più donne presenti nelle istituzioni potrebbe velocizzare il processo?

I conti che non tornano

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Oggi il Comune di Torino ha annunciato sui giornali un nuovo provvedimento: le bollette del gas di tutti i torinesi saranno aumentate di circa 7 euro l'anno per costituire un fondo di 200.000 euro da dedicare all'assistenza sociale. I soldi saranno incassati dal proprio gestore del servizio del gas, che se diverso li girerà ad AES (che gestisce la rete dei tubi del gas cittadina), che a sua volta li girerà al Comune, sotto forma di aumento del canone che AES paga ogni anno al Comune per l'uso del suolo pubblico.

Peccato che a Torino ci sia un numero di appartamenti che non conosco, ma che certamente sta nell'ordine dei quattrocentomila: secondo il rapporto "Immobili in Italia 2010″ dell'Agenzia del Territorio, pagina 20, in Italia ci sono 32 milioni di appartamenti residenziali per 60 milioni di persone, uno ogni 1,88 abitanti; con la stessa proporzione, a Torino ci sono almeno 450.000 alloggi. Dato che praticamente tutti hanno il gas, una banale moltiplicazione rivela che l'incasso aggiuntivo di AES sarà di oltre tre milioni di euro l'anno.

Allora, delle due l'una: o l'articolo di giornale è impreciso e la cosa non è stata spiegata bene, o viene il dubbio che in realtà la storia funzioni al contrario; AES - società privata di proprietà al 51% della famigerata Iren e al 49% dell'Eni tramite Italgas - aumenta le bollette ai torinesi di tre milioni di euro, e per "vendere" la cosa ai cittadini ci fa (con i nostri soldi) una elemosina di duecentomila euro, che il Comune provvede prontamente a magnificare a mezzo stampa, per nascondere il fatto di aver come al solito calato le brache di fronte ai grandi interessi economici e magari a una fetta della torta sotto forma di tasse aggiuntive. Chissà, secondo voi come stanno le cose?

Un centro per le persone

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Stamattina ero in giro in bici per il centro e ho fatto più fatica del solito a districarmi nel traffico. Le piste ciclabili erano continuamente interrotte da furgoni in sosta "solo un attimino"; soprattutto, ho trovato un vero delirio di automobili ferme in coda in ogni strada, persino in ore non particolarmente di punta (tra le 10 e le 12).

Il che suggerisce varie cose; per esempio, non è vero (a parte la situazione poco sensata di soffocamento del traffico in attraversamento attorno a piazza Vittorio) che gli ingorghi sono creati dalla ZTL, visto che è stata sospesa da due settimane per volere dei commercianti. E non è nemmeno vero che l'accessibilità del centro alle auto renda il centro un luogo piacevole dove andare: io volevo scappare dopo cinque minuti.

Al contrario, più si illudono le persone che si possa andare in centro città con l'auto e peggio la situazione diventa, perché il centro non è fisicamente in grado di contenere il numero di auto derivante da mezza città che vi si dirige con un veicolo a testa, né potrà mai esserlo.

La politica viabile del centro è, da sempre, figlia dell'assessorato al Commercio; allo stato attuale, retto da quello stesso Altamura che qualche giorno fa ha dichiarato che bisogna essere comprensivi con gli ambulanti che per vent'anni hanno evaso tasse e contributi (poverini, mica vorremo farglieli pagare adesso con tanto di more, no? in fondo a tutti succede di avere un momento di difficoltà e dunque di non poter pagare le tasse per una ventina d'anni, o in alternativa di dimenticarsene, che distratti!). Questo vi fa capire l'approccio del Comune di Torino con i commercianti: a novanta gradi.

Il problema è che le associazioni di categoria dei commercianti torinesi non sono nemmeno troppo sveglie, se è vero che si opposero all'epoca alla pedonalizzazione di via Garibaldi e si sono opposte per decenni a quella di via Lagrange, salvo poi scoprire che, caso strano, dopo averle pedonalizzate queste vie sono rifiorite.

A me piacerebbe allora sperimentare una soluzione di questo genere: intanto, pedonalizzare definitivamente via Roma, e poi chiudere decisamente il centro al traffico nei fine settimana prenatalizi, per trasformarlo in un centro commerciale naturale a dimensione umana, a cui accedere con i mezzi pubblici o al massimo lasciando l'auto nei parcheggi sotterranei. Tra Porta Palazzo, Porta Nuova, piazza Carlina e piazza Solferino tutti a piedi, magari aiutati da qualche navetta elettrica allestita per l'occasione. Una soluzione simile sarebbe sperimentabile anche per alcune vie di periferia a forte vocazione commerciale.

Che ne dite? Capisco lo shock iniziale, ma credo che sarebbe comunque meglio dell'ingorgo perenne che attornia il centro in questi giorni, e che alla fine anche gli incassi del commercio avrebbero delle liete sorprese...

Una torino con più nonni per tutti!

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L'idea nasce dalla volontà di conciliare le esigenze emergenti nella società odierna, da un lato dei genitori in difficoltà nel riuscire a conciliare lavoro e famiglia, e dall'altro di una parte della popolazione che superata una certa età è ancora vogliosa di dare un proprio contributo.

A chi si rivolge:

over 50 che a titolo gratuito:

» abbiano voglia di condividere parte del loro tempo libero con dei bambini
» abbiano disponibilità ad andare incontro alle esigenze delle famiglie
famiglie con bambini che:

» abbiano la necessità di avvalersi della collaborazione di figure ulteriori a quelle tradizionalmente disponibili (genitori, parenti, babysitter etc).
» abbiano necessità di usufruire di un aiuto per servizi che possano essere effettuati da persone mature quali ad esempio accompagnare il bambino nel tragitto casa-scuola, accompagnare il bambino nell'attività pomeridiana (portare il bambino al parco, a una festa, a fare sport etc), seguire il bambino durante lo svolgimento dei compiti etc.
Funzionamento del sistema:

1) viene pubblicizzato il progetto sul territorio, in particolare nel luoghi sensibili di entrambe le parti (scuole, chiese, etc)

2) le circoscrizioni raccolgono le adesioni di entrambe le parti:

» nonni - recandosi all'ufficio forniscono la loro disponibilità in termini di tempo compilando un questionario in cui si richiedono informazioni personali e relative alle loro esperienze educative passate;
» famiglia - recandosi all'ufficio ricercano in base alle loro esigenze il profilo più addatto e successivamente si mettono in contatto con il nonno scelto;
3) le circoscrizioni raccolgono i feedback lasciati dalle famglie in seguito ad aver usufruito del servizio e li inseriscono nel profilo del nonno (insieme alle infromazioni precedentemente raccolte). Il profilo completo di feedback sarà consultabile dalle famiglie interessate.

4) a seconda della propria disponibilità la circoscrizione può mettere a disposizione un locale gioco nel quale nonni, bambini e famglie possono incontrarsi le prime volte.

Quali sono i vantaggi:

per i nonni:

» possibilità di sentirsi parte attiva della società odierna in modo costruttivo
» costruire nuove relazioni
per le famiglie:

» possibilità di avvalersi di una figura aggiuntiva nella gestione delle tempistiche della vita lavorativa-famigliare
per i bambini:

» possibilità di relazionarsi con persone mature alle quali possono affezionarsi, differenti da dalla cerchia stretta della parentela.
Punti deboli:

1.scarsa propensione delle famiglie ad affidare i bambini a persone sconosciute: il sistema di raccolta di informazioni e feedback permette alle famiglie di avere maggiore tranquillità. Con il tempo, si instaurerà poi un rapporto di fiducia.
2.rischio di frammentazione del rapporto nonno in adozione - bambino: potrebbe essere difficile per le famiglie soddisfare con un unica figura di nonno le loro esigenze. Il rischio è che vi sia la necessità di troppe figure di nonni per un'unica famiglia e ciò non gioverebbe l'instaurazione del rapporto di fiducia e di affetto tra il bambino e il nonno;

Il bilancio partecipativo

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In una città come Torino dove i politici non ci rappresentano più e il divario tra i cittadini e le istituzioni è sempre più ampio, diventa di fondamentale importanza dotare l'istituzione di strumenti partecipativi che consentano ai cittadini di intervenire direttamente ed essere "cittadini attivi" a tutti gli effetti. Quale metodo migliore se non quello di coinvolgere la popolazione direttamente nell'allocazione di una percentuale delle risorse del bilancio, facendo decidere a noi cittadini torinesi dove, come e quando investire?

Mentre noi ci interroghiamo sul tema, ci sono città e comuni che hanno già implementato forme di bilancio partecipativo: è presente da 16 anni nella città brasiliana di Porto Alegre, in circa altre 200 città brasiliane, è diffuso in altri Paesi del mondo tra cui circa 50 casi europei. Comincia a essere anche noto in Italia dove sono riscontrabili già una decina di casi in cui si è intervenuti facendo riferimento e cercando di adattare, non sempre con successo, le best practices delle esperienze Brasiliane alle specificità del contesto economico, politico, sociale e culturale che contraddistinguono il nostro paese ed in particolare i singoli comuni. Alcuni esempi sono i comuni di Pescara, Vimodrone, Grottammare, Arezzo, Bergamo e altri ancora.

Ma cosa si intende per bilancio partecipativo? Giovanni Allegretti, uno dei maggiori esperti sul tema, lo definisce come "un processo decisionale che consiste in un'apertura della macchina istituzionale alla partecipazione diretta ed effettiva della popolazione nell'assunzione di decisioni sugli obiettivi e sulla distribuzione degli investimenti pubblici ". Nell'applicazione del modello del bilancio partecipativo, i cittadini vengono normalmente coinvolti nell'allocazione di una percentuale variabile di risorse che presentano un carattere 'flessibile', escludendo voci come quelle per la gestione corrente e il personale.

Per riportare un esempio, a Reggio Emilia nel 2007, tramite l'organizzazione di incontri con i cittadini, sono state raccolte e valutate proposte a livello di quartiere riguardanti le seguenti aree tematiche: opere pubbliche, ambiente, sport cultura e politiche giovanili, politiche sociali. Le proposte, tramite assemblee di quartiere, sono state analizzate e votate e in parte inserite nel bilancio di previsione dell'anno successivo.


Vi sono molti vantaggi riconducibili all'implementazione del B.P., ne citiamo alcuni di seguito:

-consente potenzialmente di rispondere alle esigenze sentite con le priorità necessarie
-consente l'emersione di sofferenze nascoste
-consente ai cittadini di partecipare direttamente
-incentiva i cittadini ad essere informati e a formarsi.

L'implementazione del modello di B.P. per Torino sarebbe un grande passo avanti verso un nuovo modello di democrazia partecipativa e di cittadinanza attiva.

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