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Martedì 14 settembre 2010, si è spento Enrico Carità, una persona rara per intelligenza , preparazione, sensibilità e poliedricità
Era nato nel 1939, conseguita la maturità classica, nel 1962 si laurea in Fisica presso l'università di Bologna. Dopo di che lavora nel campo della ricerca presso l'Istituto di Fisica Nucleare, il CERN di Ginevra e poi con l'Olivetti - General Electric.
Dal campo della ricerca passa al mondo editoriale. Si dedica anche al campo dell'insegnamento e, dal 1993 al 2000 detiene, presso l'Università degli Studi di Torino, il corso di laurea in Scienze della Comunicazione di diverse discipline: Sistemi e tecnologie della Comunicazione, Teoria e Tecniche dei Nuovi Media, Comunicazione Pubblica.
Nel 1993 fonda a Torino il Banco Alimentare del Piemonte che ha presieduto fino al 2006. Il Banco è un ente senza fini di lucro, il cui fine è quello di aiutare le persone in difficoltà, solo in Piemonte nel 2005, è riuscito a sopperire ai bisogni alimentari di ben 90.000 indigenti.
Ma il lavoro di Enrico nel campo del volontariato non finisce qui infatti, dal 1997 al 1999 diventa Presidente del Centro Servizi di Volontariato (VSSP) per Torino e la sua provincia.
Nel 2006 è fondatore e presidente della Federazione dei Banchi Solidali del Piemonte (FBSP), ricoprirà questo ruolo fino al 2010. Sempre nel 2006 diventa il Referente per il Piemonte del Comitato Italiano WFP Onlus ed entra nel Direttivo nazionale.
Dal 2009 al 2010 diventa il presidente della cooperativa Progetto & Lavoro s.c.
Negli ultimi due anni (2009-2010) è stato l'ideatore, non che, il responsabile dello Studio di Fattibilità per l'istituzione di una Borsa Merci Telematica in collaborazione con la Camera di Commercio Industria e Artigianato di Torino e l'Osservatorio sull'Economia Civile.
Il mondo e in particolare quello della solidarietà perde un grande amico, un grazie ad Enrico per tutto quello che ha fatto.
Raffaella Fanelli

Bonino, il danno sostenibile

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Comunicato stampa di Davide Bono - MoVimento 5 Stelle Piemonte

La Seconda Commissione (Urbanistica e Trasporti) della Regione nella giornata di mercoledì si è recata in sopralluogo (ex-art 41 comma 4 del nuovo Regolamento) nel quartiere Falchera di Torino, ormai ribattezzato il quartiere a mollo, consultando i membri del Comitato Falda Falchera. Quartiere che in seguito ai lavori incrociati dell'interramento della linea tramviaria 4 da parte di GTT, del rifacimento del cavalcavia iniziale della Torino-Milano e dell'ampliamento (a nove binari, di cui si ignora peraltro l'utilità) dei binari della stazione Stura si trova da 6 anni a confrontarsi con preoccupanti innalzamenti delle falde acquifere che in tutta la zona di Torino da secoli e secoli si buttano nei fiumi che tagliano la città, allagando cantine, scantinati, vani ascensore e mettendo a rischio le fondamenta di diversi edifici e rendendo praticamente inagibile la stessa nuova stazione Stura. Praticamente, nonostante gli studi di fattibilità indicassero che la falda fosse perpendicolare allo scatolato della linea 4 e che potesse quindi realizzarsi un effetto "diga", nessuno in Comune, in GTT, in SATAP o in RFI se ne è preoccupato e ora giocano allo scarica barile. Gongolano ovviamente PDL e Lega che sparano sulla croce rossa del PD torinese non solo incapace ma anche dannoso ed incapace di ravvedimento: assente sia l'Assessore Comunale Sestero, che manda un tecnico, che il Sindaco o il Vicesindaco e i Consiglieri Comunali. Ma l'Assessore familista Bonino non si smentisce neanche oggi: afferma che si creerà quanto prima un tavolo tecnico che troverà le soluzioni al problema (in realtà il problema è di pertinenza comunale e basterebbe chiamate SMAT affinchè convogli l'acqua di falda nell'acquedotto), ma...ovviamente previa "sostenibilità della spesa". Insomma i cittadini vengono danneggiati dalla condotta politica anti-civile degli amministratori e le soluzioni vengono messe in campo solo se non costano troppo!! Detto questo, da ciliegina sulla torta l'intervento del doppio incaricato Stara (Consigliere Regionale e Presidente di Circoscrizione) che forse non sa che (ex-art.41del regolamento del Consiglio Regionale) non può fare comizi ma solo domande ai consultati: ringrazia i cittadini che hanno mantenuto toni civili durante l'incontro e la presentazione della documentazione in loro possesso e promette impegno. Ma non è della stessa cricca che ha causato il tutto? Vedremo se i cittadini saranno altrettanto accondiscendenti nel voto se non saranno rispettate le scadenze fissate dal Comitato: entro novembre progetto esecutivo delle opere di mitigazione, entro giugno 2011 realizzazione delle stesse. Fiato sul collo.

Davide Bono - Gruppo Consiliare MoVimento 5 Stelle

moVimentiamoci anche a Woodstock

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Il Movimento 5 Stelle Piemonte ha deciso di organizzare durante Woodstock 5 Stelle alcuni incontri, aperti ai partecipanti al MoVimento di tutta Italia, per promuovere lo scambio di idee e la nascita di progetti e attività dal basso, affrontando le domande che tutti noi ci siamo posti nei vari gruppi locali e su cui è utile una riflessione collettiva.

Saremo dunque presenti con un gazebo e un microfono nell'area tende (segnaleremo meglio sul posto il luogo) e aspettiamo tutti gli amici del Movimento per una discussione aperta e produttiva: non un "dibattito"-passerella ma una vera occasione di lavoro comune.

Gli incontri già organizzati sono i seguenti:

1) COS'E' LA FINANZA ETICA?
Cosa finanziano i soldi che depositi in banca? Armi? Attività inquinanti? Opere di bene? Da qualche decennio esistono banche trasparenti ed etiche che, diversamente dalle altre, non falliscono perchè investono nell'economia reale e in attività socialmente responsabili ...e a volte vincono pure il Nobel per la Pace!
Modera: Fabio Martina - Valutatore Sociale di Banca Etica
Sabato pomeriggio, 17:30-18:30


2) CHI VUOL SPEGNERE LA RETE?
Internet è un grande strumento di libertà e di aggregazione dal basso: per questo è costantemente sotto attacco. A livello nazionale e internazionale, sono in aumento i tentativi di controllarla, dalle leggi sulla rettifica dei contenuti al trattato ACTA, dall'abuso del copyright ai sistemi di filtraggio dei contenuti. Discutiamo della situazione e di possibili iniziative del Movimento.
Modera: Vittorio Bertola - esperto di internet e partecipazione
Sabato pomeriggio, 18:30-19:30


3) CITTADINI PUNTO E BASTA
Il Movimento è orizzontale e privo di strutture e la titolarità delle scelte politiche è dei cittadini - ma questo cosa significa in pratica? Quale deve essere il rapporto tra eletti, attivisti e cittadini? Come devono essere definiti i candidati e i programmi per i vari cicli elettorali? Quali strumenti organizzativi e quali piattaforme informatiche ci servono?
Moderatore: Vittorio Bertola - esperto di internet e partecipazione
Domenica mattina, ore 11-12:30

4) NE' DESTRA NE' SINISTRA
Il Movimento non è né di destra nè di sinistra - è post-ideologico e propone il proprio modello di società, basato sulla decrescita e sulla partecipazione diretta dei cittadini alle istituzioni. Partendo da queste premesse, dalla Carta di Firenze e dal programma nazionale, quali possono essere le grandi battaglie del Movimento nei prossimi anni? E quali le strategie politiche per raggiungere gli obiettivi?
Moderatore: Davide Bono - Consigliere Regionale del Piemonte
Domenica pomeriggio, ore 14:30-16

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FISCHI PER FIASCHI

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Il MoVimento 5 Stelle Torino ringrazia il Gruppo Consiliare Regionale del MoVimento per aver sostenuto, durante il Consiglio Regionale del 21 settenbre, le le giuste motivazioni della manifestazione del 4 settembre 2010 al dibattito pubblico con il presidente del Senato Renato Schifani durante la discussione dell'ordine del giorno presentato dal PDL.

Riportiamo il comunicato stampa diffuso ieri dal Gruppo Consiliare:

Comunicato Stampa del MoVimento 5 Stelle Piemonte.

Riguardo ai fatti del 4 settembre, che sono stati oggetto di due ordini del giorno discussi nella seduta del Consiglio Regionale di oggi, vorremmo innanzitutto ricordare che non era una manifestazione politica contro un rappresentante di un partito, bensì verso la seconda massima carica dello Stato per chiedere informazioni su 350 mila firme del primo V-Day e chiarimenti su suoi sospetti di vicinanza mafiosa tanto da fargli dichiarare che sarebbe andato a parlare con la DDA della Procura della Repubblica di Palermo.
Sappiamo che Leo ha sofferto in gioventù visto che è stato spesso malmenato dai colleghi di sinistra e di destra. E visto che nel Pd e nel Pdl vi sono molti che negli anni '70 hanno partecipato anche se di striscio alle contestazioni giovanili anche quelle più violente, ricordo che negli anni '70, anche se eterodiretto dai servizi segreti italiani e dalla CIA, prosperarono gruppi armati come le Br, insomma ci fa sorridere che per quattro fischi Leo si sia sentito in dovere di disturbare il Consiglio Regionale.

Da che mondo è mondo, dicono gli antropologi, gli uomini fischiano. Fischiare è il modo più antico di contestare. Nella Bibbia, il fischio è addirittura considerato una punizione di Dio, che minacciò di seppellire gli ebrei sotto un uragano di fischi se avessero adorato un altro Dio. Del resto, nessun politico è riuscito a salvarsi. Non ne sono stati esentati i «padri» della nostra Repubblica, Togliatti, De Gasperi, Nenni; non i loro successori, Berlinguer, Cossiga, Craxi. Nessuno, in compenso, ha mai potuto fischiare Stalin, Hitler, Mao, Mussolini, Castro, Pinochet. Il che sembra conferire al fischio - un «rituale comunicativo», spiegano gli psicologi sociali, che vale più di mille parole - una patente democratica. «Libero fischio in libero Stato», aveva commentato Sandro Pertini, allora presidente della Repubblica, dopo essersi trovato dentro una tempesta di fischi ma, si sa, era ben altro tipo di uomo politico.

Gruppo Consiliare MoVimento 5 Stelle Piemonte - Davide Bono e Fabrizio Biolè

Dividono la FIAT o la separano dagli operai?

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Ha fatto rumore in tutto il mondo, nei giorni scorsi, la decisione degli azionisti della Fiat di separare le attività automobilistiche da tutto il resto. I giornali, obbedienti, hanno presentato l'operazione come un grande successo manageriale; tempistiche perfette, esecuzione precisa, evviva Marchionne. "Più libertà", parola magica, da cui dovrebbe derivare uno sviluppo migliore di entrambe le attività. Ma sarà vero?

Uno spinoff, come l'hanno chiamato i media, avviene di solito quando una azienda prende un pezzo delle proprie attività e le trasforma in una nuova azienda, che però resta controllata almeno in parte dalla prima. Quel che è avvenuto in Fiat invece è più insolito, e, più precisamente, si chiamerebbe spinout: l'azienda è stata spezzata in due, e (semplificando per farvi capire) chi prima aveva in mano due azioni Fiat ora si ritroverà in mano una azione di Fiat Auto e una azione di Fiat Industrial, che saranno dunque due aziende completamente separate e indipendenti; solo per caso e solo all'inizio avranno gli stessi padroni, che poi via via si diversificheranno.

Esistono dei precedenti? Ma certo che sì: uno dei più famosi è quello del gigante del tabacco e dell'alimentare Philip Morris, che all'inizio del nuovo millennio era un conglomerato con dentro non solo il business del tabacco (Marlboro, Benson & Hedges e così via) ma anche quello del cibo (Kraft, Nabisco). Tramite una serie di spinout, gli azionisti si sono alla fine trovati a possedere azioni di tre aziende diverse: Kraft per la parte alimentare, Philip Morris International per il tabacco fuori dagli Stati Uniti e Altria Group (classico nome da conglomerato anonimo) per il tabacco negli Stati Uniti e poco altro.

Qual è il senso di una mossa di questo genere? Lo trovate descritto in questo articolo finanziario; in pratica, è una mossa che si fa quando una grossa parte del tuo business è considerata "tossica", ovvero pericolosa e potenzialmente disastrosa, dagli investitori. In questo caso, l'elemento tossico è il tabacco, anche in senso finanziario: i continui maxi-risarcimenti decisi dai tribunali e le crescenti restrizioni al consumo fanno pensare che, nel lungo termine, quello del tabacco sia un business morente. Il valore di Borsa del conglomerato era basso perché tutti avevano paura di comprare le azioni del tabacco, anche se in realtà dentro c'era una gigantesca e preziosa industria alimentare come la Kraft.

A questo punto, spezzando completamente le aziende, si è permesso a ogni azionista e investitore di fare le proprie scelte; chi non voleva più investire nel tabacco ha potuto vendere le azioni di Philip Morris / Altria e tenersi quelle di Kraft, azioni che non avendo più nulla a che fare con i rischi del tabacco hanno potuto salire di valore. Anche l'ulteriore suddivisione tra tabacco americano e tabacco "internazionale" ha lo scopo di isolare i rischi: se negli Stati Uniti i tribunali tengono sotto scacco la Philip Morris, in molte nazioni più piccole è la Philip Morris a tenere sotto scacco i tribunali e le istituzioni.

Capite quindi subito cosa voglia dire, sotto questa luce, lo spinout di Fiat Auto dal gruppo. Vuol dire che per l'auto è il bacio della morte; adesso, avendola separata da tutto il resto, può andare verso il proprio destino senza che ciò vada più a toccare il ben più lucrativo business dei veicoli industriali e del movimento terra e di quant'altro Marchionne vorrà mettere in piedi. E' segno che Marchionne pensa che l'auto farà la fine del tabacco: un business progressivamente eroso in quanto sempre più maturo, sempre meno redditizio e sempre più soggetto a restrizioni legali (in questo caso, contro i danni da traffico privato). Il messaggio insomma è chiaro: nonostante tutte le rassicurazioni, Fiat si è messa nelle condizioni tecniche e operative di potersi liberare definitivamente del settore auto in qualsiasi momento.

In quest'ottica, le prospettive sono particolarmente nere per gli operai di Torino e degli altri stabilimenti italiani. Infatti, fin che la testa delle nostre fabbriche di auto stava in città, si poteva sperare in un po' di buon cuore, un po' di voglia di puntare su Mirafiori, un po' di orgoglio italiano. Una Fiat Auto separata dal resto, invece, se la crisi perdura non potrà che fare la fine di tutte le altre piccole industrie automobilistiche sparite in questi anni; gli investitori poco fiduciosi scapperanno appena possibile, erodendo il valore dei titoli, fino a che l'azienda, non più in condizioni di tirare avanti da sola, sarà venduta a qualche grande gruppo straniero (oggi c'era già chi parlava di Volkswagen). In quest'ottica, nessuno avrà più alcun riguardo per le fabbriche torinesi (ammesso che qualcuno l'abbia mai veramente avuto, s'intende).

D'altra parte, è interessante scoprire che anche Philip Morris International si è trovata davanti a un problema del genere; e, per mantenere la redditività della propria produzione europea al riparo da alti costi e troppi impicci legali, ha passato gli ultimi anni a investire per sviluppare impianti in un posto a caso: in Serbia. Un paese perfetto: fuori dall'Unione Europea ma circondato da essa, con costi pari a un terzo di quelli italiani, sufficientemente piccolo da far sì che uno straniero che investe centinaia di milioni di euro possa fare più o meno ciò che vuole, e casualmente fiaccato dieci anni fa da tante belle bombe NATO, in quella logica di distruzione e ricostruzione di cui parlava Grillo l'altro giorno.

A questo punto l'idea che la Fiat si sia ispirata direttamente alle strategie di Philip Morris è piuttosto plausibile; ma se ancora non ci credete, basta prendere l'elenco dei consiglieri di amministrazione della Philip Morris, scorrere fino alla lettera M e... scoprire che c'è anche un certo Sergio Marchionne.

Dal suo punto di vista, Marchionne fa bene ad essere euforico; ha preso un bollito italiano come era la Fiat nel 2004, l'ha riportato a livelli di decenza, l'ha impacchettato insieme a un bollito americano come è la Chrysler oggi, e ora è pronto a vendere il pacchetto bello infiocchettato. I suoi azionisti internazionali, i suoi banchieri di New York e di Londra, saranno contenti; faranno probabilmente ancora dei soldi con un business che rischiava di esplodergli in mano. Chiaramente, Marchionne lavora per loro, non per noi.

Ma se Marchionne lavora per loro, chi lavora per noi? La città dipende tuttora da Fiat Auto per la sua sopravvivenza economica: chi si è preoccupato di che fine farà? Forse Chiamparino che in questa intervista propone...

[di Vittorio BERTOLA]


DELLO SCOPO DELLE TASSE E DELLA TASSA DI SCOPO

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Come molti altri papà ho mandato mio figlio all'asilo nido, e ho per fortuna trovato posto in un asilo dove la retta era "solo" di 300 euro mensili contro le 400 euro richieste per l'asilo comunale ( se beccavi il posto!!) e le 500 e oltre dei privati.
Il prezzo da me pagato era più basso perchè godeva di una sovvenzione comunale che copriva i 100 euro mancanti. Un giorno come per incanto, il salvaATTORE della patria galera, Mister B , abolisce l'ICI e tutti giù felici per la riduzione delle tasse finalmente... tutti felici meno uno, il Comune di Torino che, nella cacca dal punto di vista finanziario, si è visto togliere una delle poche tasse veramente federali che esistevano, e che permettevano di investire una parte degli introiti scampati alle varie iniziative "utilissime" sponsorizzate dai vari partiti e dagli amici degli stessi, per ridistribuirli nei servizi necessari.

Il mio risparmio per l'ICI non pagato è stato di 350 euro annui che ho speso "in alcool e droghe varie" per dimenticarmi di chi mi governava, dopo che l'effetto dell'alcool è svanito, sono stato contattato dall'asilo nido di mio figlio che mi ha dato la seguente notizia, "Il comune non ci sovvenziona più e la retta passerà da 300 a 450 euro per 10 mensilità". Essendo un asilo di suore non ho potuto esternare il mio "stupore" come avrei voluto, finita la doccia fredda mi sono incamminato verso casa e ho pensato mi hanno tolto 350 euro annui per farmene pagare 1500 euro per un servizio necessario come il nido, quindi la riduzione delle tasse per me è stata una tassa in più di 1150 euro annui. Mi hanno "sodomizzato" senza che me ne accorgessi e che ne avessi desiderio e senza invitarmi nelle dionisiache orge delle ville sarde.

Quindi ricapitolando, lo scopo della tassa ICI era di dare soldi alla città di Torino da utilizzare come aiuto alle famiglie con figli, anziani e altri fruitori dei servizi quali assitenza domiciliare e servizi per l'infanzia. Giocando con le parole mi sono chiesto; ma se ci fosse la possibilità di fare delle Tasse di Scopo, cioè delle tasse che vengono pagate da tutti i cittadini (per fasce di reddito o altre modalità per renderla equa) che servono ad una precisa voce di bilancio tipo " costruzione o ristrutturazione dei servizi per la prima infanzia", rendendo trasparente e visibile le entrate ed uscite dei soldi, permetterebbe al comune di Torino con soli 10 euro a persona annui di avere a disposizione la somma di 9.200.000 euro annui (922.000 ab X 10€) da spendere esclusivamente per gli asili nido pubblici semipubblici etc. Dieci euro a testa di tutti permetterebbero di pagare rette per gli asili meno pesanti, permetterebbero agli asili di fare investimenti nell'educazione dei bimbi, nell'efficenza energetica degli stessi, facendo risparmiare ulteriormente il Comune, diminuendo le spese per riscaldamento.

Forse sono ingenuo forse è troppo sempliciotta e magari qualcuno dirà "ma io non ho figli " ma magari usa una mensa universitaria o una biblioteca o internet in modalità wifi, cioè ha dei bisogni comuni che il Comune non riesce a soddisfare ma la Comunità tutta ti viene incontro e ti aiuta a soddisfarli. Una sorta di "mecenatismo" dei cittadini tutti, verso loro stessi. La condizione indispensabile è che questi soldi siano veicolati in un attività precisa con una contabilità trasparente, senza la possibilià che questi soldi finiscono in un calderone e vengano spesi per chissà cosa, la trasparenza fungerà da controllo preventivo contro operazioni furbette. La scelta potrebbe anche essere pubblica nel senso che si chiede alla cittadinanza qual è la tassa di scopo più urgente?
E' chiaro che la Tassa di Scopo non potrà risolvere buchi finanziari miliardari del Comune, ma si comincerebbero a sanare tante piccole falle che ci faranno capire una cosa dimenticata, cioè il vero Scopo delle Tasse.

Cittadini che ne pensate?

[di Antonino Iaria]


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Come rispondere a chi licenzia un Paese

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Mi hanno raccontato la situazione di una persona assunta da sette anni a tempo indeterminato in una multinazionale dell'ICT, una delle poche che hanno ancora una sede qui a Torino. A lei e ai suoi colleghi, l'azienda sta offrendo una buonuscita pari a 44 mensilità del loro stipendio, purché si licenzino. Avete capito bene: sono quasi quattro anni di stipendio. Ma cosa significa il fatto che una azienda sia disposta a pagare quattro anni di lavoro di una persona - dopo averla assunta, formata e specializzata per anni - senza nemmeno usufruirne?

Vuol dire che quell'azienda pensa che non solo non c'è lavoro ora, ma non ci sarà nemmeno tra quattro anni; altrimenti converrebbe comunque mantenere il dipendente in organico a guardare il soffitto, per poi ricominciare a farlo lavorare alla ripresa tra due o tre anni. Vuol dire che quell'azienda pensa che da Torino, dall'Italia è meglio scappare a gambe levate, che la nostra economia continuerà a peggiorare anche nel medio termine, che qualsiasi costo da pagare per poter licenziare i lavoratori e chiudere non è troppo grande rispetto al passivo che accumulerebbe rimanendo qui; che la scelta strategica è licenziare l'Italia.

Non è certo l'unico caso: la Fiat, dopo averci ammannito per anni spot strappalacrime sulla "azienda di tutti gli italiani", aver incassato lustri di cassa integrazione e di incentivi alla rottamazione, ed essersi vantata di essere l'unica azienda a credere nell'Italia, ha annunciato di voler spostare le future produzioni di Mirafiori in Serbia, dove un operaio guadagna 400 euro al mese. Di fatto, è l'annuncio della futura chiusura di Mirafiori, la fabbrica simbolo dell'Italia. Quale è stata la reazione della politica? Nessuna. Qualcuno, al massimo, ha detto "no, dai, cattivelli, così non si fa, parliamone". Per tutta risposta la Fiat ha cominciato a licenziare i sindacalisti di Melfi e a rifiutarsi di obbedire alla legge. Stiamo ancora aspettando una qualche reazione dello Stato italiano.

Governanti con un minimo di orgoglio, all'annuncio della Fiat, avrebbero risposto così: "Ah sì, vai in Serbia? Bene, sappi che sulle auto prodotte là ti metterò dei dazi di importazione talmente alti che alla fine in Italia, il tuo principale mercato, non ne venderai più una". Ma l'argomento "dazi" è tabù: per trent'anni ci hanno inculcato il concetto che la concorrenza globale è sempre e comunque un bene e ci hanno fatto entrare in istituzioni internazionali controllate dalla finanza internazionale, dall'Unione Europea al WTO, dove ci siamo legati le mani e tagliati le palle da soli.

Io ho girato il mondo per conferenze e mi sento europeo e cittadino globale almeno quanto mi sento italiano e piemontese; penso che la globalizzazione non abbia solo aspetti negativi ma anche molti vantaggi, primo tra tutti la speranza di un mondo finalmente unito e pacifico. Non voglio certo tornare all'epoca in cui eravamo divisi in tanti staterelli che si facevano la guerra ogni trent'anni, e nemmeno mi attira la miseria pianificata dallo Stato in stile Nord Corea. Ma non possiamo neanche accettare di rimanere tutti in mezzo a una strada, o di vedere l'Italia divisa tra una cricca di arricchiti (spesso disonestamente) e una ex classe media ridotta in povertà, che si contende briciole di benessere in una continua lotta al ribasso. Non ce l'ha ordinato il medico di far parte del WTO o di accettare passivamente la competizione al ribasso e la delocalizzazione delle nostre produzioni, una operazione in cui la quasi totalità del guadagno viene intascata non dagli operai dei paesi in via di sviluppo, ma da un singolo imprenditore di casa nostra, praticamente senza ricadute sociali né qui né là.

L'obiettivo sociale primario di un'azienda, il motivo per cui scegliamo di organizzare le attività umane in questa forma, è creare lavoro e benessere per tutti, promuovendo il progresso e la sopravvivenza dignitosa dell'intera società. L'arricchimento di chi la possiede e di chi la gestisce è un effetto collaterale, anche giusto quando premia l'innovazione e l'intraprendenza, ma che non può venire prima dell'obiettivo primario; e non esiste, non è un diritto di nessuno, la libertà di arricchire se stessi impoverendo i propri concittadini.

Dunque ci sono nuovi modelli economici da trovare, nuove regole, nuovi principi che vedano l'azienda privata e il mercato come uno strumento da usare quando funziona e da rigettare quando non funziona, e non come un fine in se stesso. Discutiamone, studiamo le cose, facciamo esperimenti, magari anche errori: sarà sempre meglio che star qui ad aspettare passivamente il momento in cui milioni di italiani, per sopravvivere, dovranno assaltare i supermercati - o le ville dei Marchionne.

[di Vittorio BERTOLA]

Falchera a mollo, il Comune li ha mollati

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All'inizio di agosto, insieme al MoVimento torinese abbiamo effettuato un sopralluogo alla Falchera e, più precisamente, presso una serie di case poste proprio a ridosso della stazione ferroviaria Stura, tra Via Tanaro, via Adige, via Toce e via Bormida. È l'ormai tristemente famoso quadrilatero a mollo, quello che da 6 anni vive nell'emergenza, con cantine, box e vani ascensore regolarmente allagati nella stagione estiva a causa dell'innalzamento della falda acquifera sottostante. Gli allagamenti e i problemi sono iniziati nel 2004, quando GTT ha dato avvio ai lavori del lotto 3B relativi al prolungamento interrato della linea 4, tra corso Giulio Cesare e Via delle Cascine.

Due anni più tardi, nel 2006, sono iniziati anche i lavori di rifacimento della stazione Stura da parte delle Ferrovie dello Stato e così, tra un buco e l'altro, tra un appalto e un subappalto, e il consueto rimpallo di responsabilità, il problema si ripresenta puntuale ogni stagione, con il crescente pericolo che vengano irrimediabilmente danneggiate le fondamenta degli edifici interessati.

E il Comune che fa? Aspetta, probabilmente in attesa che qualche crollo inneschi il meccanismo "virtuoso" delle emergenze che, come è ormai risaputo, produce utili sostanziosi e nuovi appalti. Poco importa se poi a fronte di qualche crollo qualcuno resterà sotto le macerie: semplici danni collaterali. E in attesa, tra gli altri, c'è ovviamente l'assessore alla viabilità e ai trasporti Maria Grazia Sestero.

Non che l'assessore non si sia interessata in passato alla vicenda: già nel dicembre del 2006 infatti l'assessore prometteva una risposta sollecita e risolutiva entro Natale (di quell'anno, ndr) a seguito dei lavori di un tavolo tecnico istituito ad hoc che stava esaminando tutta la questione. Ma, si sa, alle volte i tavoli tecnici faticano a trovare soluzioni, anche a causa di chi vi partecipa e di chi invece rimane inspiegabilmente escluso. Adesso i cittadini, stanchi di essere presi in giro, chiedono giustamente risposte e soluzioni in tempi rapidi, prima che sia troppo tardi.

Il MoVimento torinese, che ovviamente continuerà a seguire la vicenda e si farà portavoce delle richieste della cittadinanza, verificherà nei prossimi giorni l'iter da seguire per promuovere un'interrogazione in Consiglio Regionale, in modo che la questione torni all'ordine del giorno e venga affrontata e risolta al più presto.


[di Alberto BARACCO]

Riprendiamoci la Circoscrizione 5

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Il MoVimento Cinque Stelle invita tutti i Cittadini attivi e responsabili della Circoscrizione 5 (Borgo Vittoria - Madonna di Campagna - Lucento - Vallette) a partecipare all'incontro:

"Riprendiamoci la nostra Città - Circoscrizione 5"

Mercoledì 15 settembre 2010 alle ore 21 Via Sospello n. 118.

Per confrontarsi, fare proposte, trovare soluzioni e scrivere insieme un programma politico condiviso in vista delle prossime Elezioni amministrative di Torino.


Chi meglio di te conosce i problemi della tua città e delle tua circoscrizione?!

Partecipa anche tu!
www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/torino/
Facebook: Movimento 5 Stelle Torino

Circ-3 "Riprendiamoci la nostra Città"

| 2 commenti

Il MoVimento Cinque Stelle invita tutti i Cittadini attivi e responsabili della Circoscrizione 3 (San Paolo-Cenisia-Pozzo Strada-Cit Turin ) a partecipare all'incontro:

"Riprendiamoci la nostra Città"

Venerdì 10 settembre 2010 alle ore 21 presso la Sala incontri Circoscrizione 3 - Via Luserna di Rorà 8

Per confrontarsi, fare proposte, trovare soluzioni e scrivere insieme un programma politico condiviso in vista delle prossime Elezioni amministrative di Torino.


Chi meglio di te conosce i problemi della tua città e delle tua circoscrizione?!

Partecipa anche tu!
www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/torino/
Facebook: Movimento 5 Stelle Torino

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