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MoVimento 5 Stelle

San Giorgio del Sannio - 

Nello scorso novembre evidenziammo pubblicamente l'assurda individuazione della ex casa comunale quale sede del Centro Operativo Comunale (Coc). Come noto ai più, si tratta della struttura deputata ad ospitare il coordinamento di uomini e mezzi di soccorso sul territorio in caso di emergenze e calamità naturali, dunque un presidio di grande importanza per tutta la popolazione.
La Giunta comunale in Consiglio rispose con qualche sorrisino di sufficienza e un'alzata di spalle alla interrogazione da noi presentata per denunciare la palese inadeguatezza di una struttura già in passato resa inaccessibile a causa di carenze strutturali e igienico-sanitarie. Per il sindaco Pepe e il delegato Ricci, preminente è aggiudicarsi il finanziamento messo a disposizione dalla Regione in materia di edifici strategici, per accedere al quale era imprescindibile candidare una struttura designata come tale (anche se solo sulla carta).
Ma la realtà nel lungo periodo prevale sempre sulle furbizie dal respiro corto. Nei giorni scorsi dalla sommità e dalle pareti scrostate dell'ex municipio sono caduti calcinacci che fortunatamente non hanno provocato danni a cose e soprattutto persone. L'edificio è stato recintato e i marciapiedi resi impercorribili. Ci chiediamo: è ancora tutto normale per gli amministratori comunali? Se la palazzina si sfalda in condizioni ordinarie, cosa accadrà nel malaugurato caso di scosse sismiche o altre calamità?
A nostro avviso non è normale per niente, non fosse altro che per lo stridente ossimoro rappresentato da una struttura destinata ad ospitare soccorritori ma bisognevole di cure urgenti. Vogliamo concedere agli amministratori il buon intento di intercettare risorse esterne per recuperare una struttura ereditata in condizioni fatiscenti. Ma non tutto è legittimato da una nobile causa. Se la situazione oggettiva non lo consente non si può tirare dritti per la propria strada infischiandosene della evidenza. La sicurezza collettiva viene prima del patrimonio immobiliare. La vecchia casa comunale va senz'altro ristrutturata, ma non attraverso questo improbabile canale di finanziamento. Ci possono essere altre strade percorribili, il mondo non si ferma al bando regionale.
Il sindaco Pepe, il delegato Giuseppe Ricci e l'intera Giunta abbiano il coraggio di ammettere che oggi come oggi il Comune di San Giorgio del Sannio non ha un Centro Operativo Comunale per le emergenze. Ritirino la delibera numero 178 del 26 ottobre 2016 e riportino la sede del Coc nella casa comunale di Piazza Municipio, costi quel che costi. Il Movimento Cinque Stelle non farà mancare il proprio apporto costruttivo nella discussione sulla individuazione di una sede più idonea e sul futuro dell'edificio di Viale Spinelli.


San Giorgio del Sannio - 

Litigano in pubblico ma in realtà sono due facce della stessa, cattiva medaglia.
Dietro la cortina fumogena della polemica, Mario Pepe e Claudio Ricci agiscono nei fatti in perfetta sintonia sulle principali tematiche amministrative. Sulla problematica idrica, ad esempio, abbiamo sollecitato Pepe a una svolta concreta rispetto a chi lo ha preceduto, facendosi paladino di una operazione verità sulla gestione dell'Alto Calore Servizi. La risposta è stata una risibile letterina che, al contrario, sposa le tesi dell'inqualificabile management guidato da De Stefano, management formato purtroppo anche da una dirigente del nostro Comune corresponsabile dello scempio.
E' sotto gli occhi di tutti poi la farsesca gestione della mensa scolastica. Una battaglia a colpi di demagogia culminata con la plateale elargizione dell'obolo da parte dei munifici amministratori alle "povere" famiglie sangiorgesi, che però non reclamano briciole di euro ma un piatto dignitoso per i propri figli. Abbiamo dimostrato atti alla mano che la declamata svolta della qualità non esiste se non nelle parole degli amministratori.
E in queste ore si sta compiendo, nel silenzio generale, l'ennesima riproposizione delle vecchie pratiche messe alla berlina in campagna elettorale ma rispolverate appena giunti al Palazzo. E' in corso di svolgimento la procedura d'appalto per l'assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. Siamo ormai alle battute finali. Alla scadenza fissata per il 27 gennaio hanno presentato offerta sei ditte. Cinque sono state ammesse mentre per una sesta si sta verificando la regolarità.
Seguiremo con attenzione l'esito dei lavori della Stazione appaltante della Provincia. Ma al di là del nome del vincitore, ciò che più conta è che si tratta di una scelta amministrativa immotivata, illogica, priva di vantaggi per i cittadini. Come è noto, di qui a qualche mese tutti i Comuni saranno obbligati per legge a gestire il ciclo rifiuti attraverso un unico ente denominato Ambito Territoriale Ottimale (Ato). L'iter procede ormai spedito come testimonia l'elezione del Consiglio d'Ambito lo scorso 6 febbraio.
Ma mentre a Benevento il sindaco Pepe votava (e faceva votare) per il nascituro soggetto di gestione, nella sua San Giorgio del Sannio aveva già confezionato il sacchetto per i prossimi due anni indicendo la citata gara in corso. Chiunque dotato di un minimo di buon senso si chiederà: non sarebbe stato più logico evitare una nuova procedura concorsuale e attendere la ormai prossima partenza dell'Ato? Cui prodest, professor Pepe?
I motivi ufficiali citati nella delibera che ha dato il via alla procedura parlano di "contenimento dei costi" e "miglioramento del servizio". Argomenti che però non trovano riscontro nella realtà. Non lo diciamo noi ma gli stessi atti di gara dai quali si desume che non ci sarà alcun risparmio, essendo il costo ben superiore al precedente, né sensibile miglioramento del servizio. Basta confrontare il "Progetto di igiene urbana e servizio rifiuti solidi urbani" fin qui in vigore e quello stilato adesso per il nuovo bando e si scoprirà facilmente che si tratta di una riproposizione pressochè integrale. Le variazioni nel servizio si riducono sostanzialmente alla raccolta domiciliare di pannolini e pannoloni, in precedenza non prevista, e all'inserimento di un turno di spazzamento stradale in più (ma solo nel centro) la domenica mattina. Nessun accenno a politiche di riduzione dei rifiuti prodotti nè all'incremento degli introiti da differenziata. I controlli sulla regolarità dei conferimenti vengono incredibilmente delegati al futuro gestore, che evidentemente sarà disincentivato a segnalare le violazioni. Ma la perla assoluta è la individuazione di un'area di stoccaggio finalmente regolare: nel bando sostanzialmente si dice "lo trovi la ditta e per noi va bene"...
Vi sembra che ciò giustifichi un nuovo appalto da due milioni di euro? A nostro avviso no e riteniamo sarebbe stato più opportuno prolungare di qualche altro mese il rapporto con l'attuale gestore (in servizio dal 2008) in attesa che parta l'Ato provinciale. Ma così facendo non si sarebbe potuto portare da 11 a 12 il numero degli operatori in servizio, come previsto dal nuovo bando. Ovvero, non si sarebbe potuta effettuare la solita operazione dal chiaro sapore clientelare che ricalca certe vecchissime pratiche. E non si sarebbe potuto assegnare un incarico di consulenza a un fortunato commercialista locale, autore del più costoso copia e incolla della storia. Invitiamo l'amministrazione Pepe a smentirci, se può.


San Giorgio del Sannio - 

Da giorni va in scena il tradizionale scontro tra vecchi e nuovi occupanti del Palazzo.
Alla fazione dell'ex sindaco Ricci non è parso vero di poter additare alla pubblica gogna l'aumentato costo dei ticket per la mensa scolastica. La dolente preoccupazione per la condizione economica delle famiglie sangiorgesi, insospettabile in chi solo qualche mese fa recapitava onerosi e discutibilissimi balzelli, ha comunque colto nel segno e costretto l'amministrazione in carica a correre ai ripari. Et voilà, dal cilindro ecco spuntare la (solita) magia: i sessanta centesimi di pasto contestati saranno gentilmente offerti dal sindaco e dagli assessori che rinunceranno alle proprie indennità di carica per ovviare all'indigesto aumento. Cosa non si fa per i bambini... Un numero che in verità comincia a perdere lo charme dei primi tempi ma che ancora riesce ad ammaliare qualche pover'anima facilmente impressionabile. La rinuncia alle indennità di carica è senz'altro ammirevole, purchè destinata a finalità collettive. Ma si tratta pur sempre di risorse attinte dal bilancio comunale, ovvero soldi dei cittadini. Utilizzare introiti derivanti dalla fiscalità generale per coprire il maggior costo di un servizio a domanda individuale rappresenta un autentico strafalcione di grammatica amministrativa, paradossale se si considera che a beneficiarne in molti casi saranno famiglie agiate. Siamo davanti piuttosto a un banale quanto maldestro tentativo di collocare la proverbiale pezza del colore adeguato, altro che applausi estasiati.

La vera domanda da porsi infatti è: il maggior costo sostenuto dal Comune trova una giustificazione nel servizio che si va ad erogare? Il primo cittadino e il consigliere delegato hanno pubblicamente affermato che l'aumento è collegato a un superiore livello qualitativo della mensa che verrà. Parole che, se confermate dai fatti, rappresenterebbero argomenti ben più validi della paternalistica contribuzione al pagamento dei ticket. Siamo certi che alcun genitore lesinerebbe qualche euro in più l'anno per garantire al proprio figlio un pasto decente. La realtà però è diversa dagli annunci degli amministratori. Se alle chiacchiere da marciapiede si sostituisce la lettura degli atti ufficiali (pervicacemente reperiti dal Movimento Cinque Stelle ma non pubblicati né dal Comune, né dalla Provincia) si scopre che la mensa di domani somiglierà come una goccia d'acqua a quella di ieri. La "Carta del servizio di ristorazione scolastica" appena pubblicata dal Comune e quella in vigore precedentemente sono come i Vangeli sinottici: pressochè identiche. La ditta esecutrice è la medesima, la "Omnia plus" di Zungoli, malgrado una nuova procedura d'appalto. Non è mutato il centro di cottura, confermatissimo nella vicina Calvi. Nessuna variazione nei menu, semplicemente vistati dall'Asl anche per il prossimo biennio. Ma soprattutto c'è imbarazzante assonanza tra le materie prime fin qui utilizzate dalla ditta appaltatrice e quelle che saranno messe in tavola d'ora in avanti. Restano invariati i fornitori di: pane (Calvi), latticini (Pietradefusi), uova (Zungoli), carne di vitello (Ariano Irpino e Zungoli), frutta e verdura (Grottaminarda). Usato sicuro anche per pelati, legumi, purè, formaggini, filati, prosciutto cotto, pesce e surgelati. Unica novità di rilievo è l'utilizzo di olio proveniente da un'azienda di Zungoli (e non dal Napoletano), con l'aggiunta di un marchio di pasta locale ad uno pugliese.

Tutta qui la filiera corta, i chilometri zero, l'alta qualità con cui la "nuova" mensa targata Pepe - De Ieso avrebbe dovuto deliziarci? L'amministrazione ci vuole spiegare cortesemente in che forma si manifesteranno sulla tavola i 17 prodotti a marchio DOP e DOC che la ditta vincitrice si è impegnata ad utilizzare per aggiudicarsi l'appalto? E con quale periodicità sarà verificata la effettiva applicazione di tale impegno? Pepe e compagni rispondano atti alla mano. Saremo lieti di constatare che è in corso un vero cambio di passo nella mensa dei nostri figli. Altrimenti si sarà trattato solo di un bluff, utile a spacciare per nuova la solita minestra riscaldata


San Giorgio del Sannio - 

Dobbiamo ammettere che le prime righe della nota licenziata ieri dall'Amministrazione comunale ci avevano fatto sperare nel sussulto di dignità da noi auspicato. "Persiste e si aggrava la situazione precaria nella distribuzione idrica, perpetuando disagi infiniti e insopportabili per le famiglie", ha lamentato giustamente Mario Pepe nella breve missiva indirizzata ai vertici di Alto Calore Servizi. Speranze vanificate purtroppo dalla conclusione del laconico intervento reso finalmente da Pepe dopo l'ennesimo disservizio idrico patito dai cittadini sangiorgesi: "Riconfermo e ribadisco la necessità di convocare l'Assemblea dei sindaci per porre in maniera definitiva al governo regionale l'urgenza di predisporre un piano di interventi strutturali nel sistema acquedottistico del Consorzio idrico Alto Calore".
Pur volendo ignorare che non risulta alcuna precedente presa di posizione del primo cittadino di San Giorgio del Sannio circa la convocazione della Assemblea dei sindaci, seppur tardivo ben venga il ravvedimento operoso da noi sollecitato nei giorni scorsi. Sempre che, però, si tratti di una iniziativa volta a fare davvero chiarezza nella gestione economica e funzionale di Alto Calore Servizi.
Purtroppo la richiesta pubblicizzata da Pepe non va in questa direzione, non si pone come doveroso e legittimo atto di sindacato ispettivo da parte di un ente socio, ovvero comproprietario, nei confronti dei soggetti che temporaneamente gestiscono il Consorzio. Si allinea invece proprio alle pretese di nuovi finanziamenti regionali dai quali gli ineffabili De Stefano e compagni fanno dipendere le sorti del servizio idrico nelle province di Avellino e Benevento.
Ma non è quello di avvocato delle tesi di Alto Calore il ruolo che i cittadini di San Giorgio del Sannio hanno assegnato a Mario Pepe eleggendolo sindaco. Stanchi di patire gravi e non più episodici disagi, gli utenti - elettori hanno accolto come musica le promesse fatte in merito alla risoluzione della ormai cronica crisi idrica. Hanno creduto che il rinnovamento sbandierato in campagna elettorale si concretizzasse presto in atti decisi e concreti. E invece, su questo come su altri temi, la Giunta Pepe si muove in perfetta continuità con quella di Ricci: soltanto chiacchiere e distintivo.
Se così non fosse, Pepe presenterebbe nelle forme ufficiali ai vertici di Alto Calore la richiesta di convocazione dei sindaci, corredata dalle firme dei tanti omologhi sanniti e irpini che quotidianamente raccolgono le lagnanze dei propri cittadini. In tal modo non di mera richiesta si tratterebbe ma di una sostanziale e ineludibile messa in mora della attuale, inefficiente gestione. E l'intento della riunione non dovrebbe certo essere quello di fare da corifei alle tesi, tutte da verificare, di De Stefano e sodali, piuttosto una autentica operazione trasparenza su bilanci, appalti, tariffe, e soprattutto sui continui disservizi.
Fuori le carte e le responsabilità di chi è stato capace di inaridire due province d'Italia tra le più ricche d'acqua. Se la filosofia che muove Pepe non sarà questa, le parole uscite dalla sua penna e affidate alla stringata nota di ieri avranno la stessa portata dei rubinetti sangiorgesi: nessuna.


San Giorgio del Sannio - 

Lunedì mattina insieme al portavoce alla Camera Carlo Sibilia ho consegnato al capo della Procura di Avellino, Rosario Cantelmo, un articolato plico contenente numerose segnalazioni di irregolarità nella gestione dell'Alto Calore Servizi. Analoga iniziativa ho intrapreso nelle scorse settimane presso la Procura di Benevento, per quanto di competenza.
E' evidente che sta adesso agli organi inquirenti stabilire se, e in che misura, nelle carte depositate vi siano elementi che possano contribuire a configurare reati ascrivibili a rappresentanti presenti e passati della società. Il Movimento Cinque Stelle sta facendo la propria parte fornendo alla magistratura le dettagliate informazioni che in forma anonima ci sono pervenute. La circostanza è di per sé significativa in quanto dimostra ancora una volta che il nostro Movimento è visto dai cittadini come l'unica possibilità di scoperchiare il pentolone della malagestione di enti e aziende pubbliche. Ed è questo proprio il caso dell'Alto Calore. Non bisogna attendere provvedimenti della magistratura per affermare che la società idrica è un chiaro esempio dei guasti di cui è capace la politica affaristica e clientelare. Le scriteriate gestioni che si succedono da decenni hanno portato l'azienda sull'orlo del collasso. La montagna di debiti che sovrasta Alto Calore è sul punto di travolgerla, malgrado le ingenti risorse incamerate ogni anno e i due aumenti tariffari, di dubbia legittimità, applicati in breve tempo ai malcapitati utenti. Utenti che peraltro sono chiamati a versare su bollettini intestati non all'Alto Calore ma alla Banca nazionale del lavoro che risulterebbe stranamente creditrice.
Il servizio è scadente, per usare un eufemismo. In realtà molto spesso i rubinetti restano a secco, come ben sanno gli inermi cittadini sangiorgesi.
Eppure, paradossalmente, proprio il Comune di San Giorgio del Sannio ha un ruolo di primissimo piano nella conduzione dell'azienda. Fin dal 2013 il nostro municipio può vantare la paternità di uno dei tre componenti del Consiglio di amministrazione di Alto Calore Servizi, la dirigente Maria Lucia Chiavelli. Nel maggio scorso Chiavelli è stata persino confermata per un ulteriore mandato triennale. Dovremmo avere dunque ottime carte in mano per indirizzare nel verso giusto un'azienda che invece, proprio a partire dal 2013, ha visto esplodere la propria situazione debitoria e sprofondare la qualità dei servizi. Nessuno degli amministratori di questo Comune, di ieri e di oggi, ha detto una sola parola a tutela dei cittadini - utenti, spennati dalle bollette e beffati dalla penuria d'acqua. Non abbiamo sentito l'ex sindaco Claudio Ricci, mentore della designazione di Chiavelli, pronunciarsi contro i continui disservizi e gli iniqui aumenti tariffari. E non stiamo sentendo nemmeno la voce dell'attuale primo cittadino Mario Pepe, che pure dell'Alto Calore è profondo conoscitore.
Pepe non ci racconti che quattro manifestini incollati con lo scotch e un imbarazzato comunicato stampa emesso nel pieno della bufera costituiscono una decisa presa di posizione a difesa dei cittadini. Nei giorni scorsi centinaia di famiglie hanno dovuto rinunciare a lungo a una banale doccia, al lavaggio degli indumenti, persino a scaricare il water. Attività commerciali hanno dovuto chiudere i battenti per installare dispositivi autonomi di approvvigionamento idrico. Senza dimenticare che da mesi l'acqua non è erogata nelle ore notturne. Se davvero il primo cittadino ha a cuore la comunità sangiorgese deve mettere in campo azioni ben più forti, aprire una vertenza frontale nei confronti dell'azienda idrica che non può continuare a danneggiare gli utenti.
Sindaco Pepe, risponda a questa semplice domanda: lei condivide la gestione dell'Alto Calore Servizi, sì o no? Lo dica pubblicamente, non si nasconda dietro omertosi silenzi. Le chiediamo: in qualità di socio, il Comune di San Giorgio del Sannio approverà i prossimi bilanci dell'azienda malgrado le decine di debiti accumulate a causa di gestioni dissennate? Chiederà conto dei disservizi patiti, sia d'estate che d'inverno, o considera già archiviate le "vibrate proteste" dei giorni scorsi? Lei che ha spesso evocato la mancanza di trasparenza di chi l'ha preceduta, cosa pensa della totale assenza di informazioni da parte di Alto Calore su gare, affidamenti, incarichi, e persino sulle delibere e le determine aziendali? Perchè non si fa paladino della trasparenza amministrativa e pubblica sul sito del Comune i report sulla gestione idrica e la qualità dell'acqua erogata? Oggi gli utenti di Alto Calore non sanno nemmeno cosa stanno bevendo (i dati pubblicati risalgono al 2015 e sono insignificanti perchè riportano la media annuale dei valori registrati).
Pensa che tutto ciò sia trascurabile? Ritiene che la dottoressa Chiavelli possa tranquillamente continuare a sedere nel Cda di Alto Calore, rendendosi corresponsabile di un simile scempio? Noi pensiamo di no e le chiediamo uno scatto di orgoglio, un sussulto di dignità. Compia un atto coraggioso che segni concretamente la distanza nei confronti di certi indifendibili comportamenti: chieda a Maria Lucia Chiavelli di puntare i piedi nel Cda e non votare i prossimi provvedimenti se non si farà finalmente chiarezza sulla gestione. E nel caso la richiesta non dovesse essere accolta, si proceda pure alle dimissioni da un incarico che non ha alcuna utilità per i cittadini sangiorgesi. Altrimenti, egregio sindaco, vorrà essere complice di questa malagestione.


San Giorgio del Sannio - 

Sentiamo il dovere di rivolgere il più accorato ringraziamento ai rappresentanti politici e tecnici della società "Alto Calore". Un sentimento che avvertiamo ogni qual volta apriamo i rubinetti di casa.
Essendo entrati ormai da tempo nel Terzo millennio e non abitando lande desolate o Paesi ancora in via di sviluppo, la totale mancanza d'acqua corrente non può che essere attribuita a una precisa scelta aziendale legata a una delle tante iniziative promozionali, o per meglio dire propagandistiche, che l'ente irpino-sannita organizza. Dopo una intensa meditazione (favorita dalle lunghe e fiduciose attese del ripristino) siamo giunti alla soluzione dell'arcano: l'Alto Calore ha voluto ravvivare in noi il ricordo dei nonni (anzi, bisnonni) che quotidianamente attingevano al fiume o a qualche preziosa sorgente per dissetarsi e assolvere gli elementari servizi igienici.
I cittadini sangiorgesi che da giorni devono fare i conti con la negazione della fornitura (e non la semplice riduzione che la società dichiara) farebbero volentieri a meno di questo ritorno forzato alla tradizione. Anche perchè quello in atto nell'ultima settimana non è che l'ultimo di una serie di revival che vanno in scena da anni, e in ogni stagione. Se nevica, rubinetti a secco per il troppo freddo. Se fa caldo, niente acqua perchè scarseggia. Per gli utenti Alto Calore non c'è mai il clima giusto. E se tali utenti risiedono in determinate aree di San Giorgio del Sannio, neanche primavera ed autunno sono garanzia di erogazione costante perchè a spezzare il sogno di una doccia, di una lavatrice, o addirittura di una peccaminosa bevuta, interviene un altro terribile nemico: il serbatoio insufficiente.
Da giorni centinaia di famiglie sangiorgesi devono inventarsi approvvigionamenti di fortuna. Non ha alcun senso attendere informazioni illuminanti dalla società che gestisce (?) il servizio. Gli scarni comunicati pubblicati sul sito aziendale imputano le cause del disservizio ora al gelo, ora all'interruzione dell'energia elettrica a Cassano Irpino o Serino, sempre al cattivo uso della risorsa da parte dei cittadini lasciati a secco che vengono sollecitati, "cornuti e mazziati", a ridurre i consumi!!!
La situazione, avrebbe sentenziato Flaiano, è grave ma non seria. Le risposte giunte dall'amministrazione comunale alle difficoltà dei cittadini sono pari allo zero. Poche righe di circostanza vergate per esprimere il comune rammarico (un po' come quando si va a fare le condoglianze a lontani parenti), tutta qua la presa di posizione del sindaco Pepe e della sua nutrita squadra di assessori, consiglieri, e consiglieri dei consiglieri.
Dove sono finiti i proclami sbandierati in campagna elettorale circa la miracolosa soluzione del problema? Non che ci avessimo creduto nemmeno per un attimo. I politici con la bacchetta magica sono sempre i peggiori. Ma almeno una voce forte e chiara nei confronti di un ente che da anni disamministra la principale risorsa del nostro territorio, questa sì ce la saremmo aspettata.
E non si limiti ad una generica protesta destinata a scivolare via come un rivolo. Il sindaco Pepe, un tempo alto rappresentante dell'Alto Calore, se non vuole essere complice di questo scempio abbia il coraggio di un'azione forte e significativa: chieda alla signora Maria Lucia Chiavelli di lasciare immediatamente il Consiglio di amministrazione della Alto Calore Servizi. Ai cittadini che non avessero la fortuna di conoscerla diciamo che la dottoressa Chiavelli è la dirigente del Comune di San Giorgio del Sannio che nel maggio 2013 (Giunta Ricci) fu eletta nel Cda della società, e nello scorso maggio (ancora Ricci) confermata nel ruolo. Un novero ristrettissimo formato da soli tre componenti dal quale dipendono le sorti della risorsa più importante per Sannio e Irpinia. Una risorsa gestita malissimo, senza trasparenza né rispetto per i cittadini-utenti, destinatari di due aumenti tariffari nell'arco di due anni. Aggiungiamo una sola parola: VERGOGNA.


San Giorgio del Sannio - 

Quando si è in difficoltà economica bisogna fare di necessità virtù e trovare in casa le risorse necessarie. Questo ci hanno insegnato fin da piccoli in ossequio alla antica ma sempre valida gestione del buon padre di famiglia. Un principio che evidentemente l'amministrazione guidata da Mario Pepe reputa ormai vetusto e superato.
Malgrado le ormai note difficoltà finanziarie dell'ente, conclamate dal Revisore dei conti e utilizzate da Pepe e compagni per battere cassa presso i cittadini, l'amministrazione comunale continua a sostenere spese che andrebbero evitate. L'elenco è lungo e sarà nostra premura renderlo noto alla collettività in una prossima occasione. Per il momento soffermiamo l'attenzione solo sull'ultimo caso del genere in ordine di tempo. Proprio in questi giorni il responsabile del settore Finanza e Tributi, Maria Lucia Chiavelli, ha firmato la determina con cui il Comune affida ad una cooperativa il servizio di "caricamento dati ed attività ausiliarie a supporto dell'Ufficio Tributi". La durata prevista è di tre mesi e il costo di 4.500 euro (più Iva al 22 per cento).
A prescindere dalla entità intrinseca della spesa, è inevitabile domandarsi se la stessa fosse davvero irrinunciabile per un Ente alle prese con un bilancio sempre più boccheggiante. Laddove ci sono difficoltà, e l'amministrazione non perde occasione per ricordarlo alla cittadinanza anche con manifesti paternalistici e conferenze cariche di pathos, bisogna stringere i cordoni della borsa allo stretto necessario. E dunque, nel caso specifico ci domandiamo: davvero non si poteva fare a meno di ricorrere ad un soggetto esterno per espletare un servizio che dovrebbe rientrare tra le attività ordinarie del settore Tributi? Se il "caricamento dati" non rientra tra i compiti istituzionali di tale ufficio, ci si spieghi allora quali.
Immaginiamo già la risposta: il settore è in carenza di organico e oberato di lavoro. Invitiamo i cittadini a visitare il sito istituzionale del Comune per comprendere che si tratta di una motivazione infondata. Nella sezione "Uffici e contatti", alla voce "Servizio finanziario e tributi" si contano ben cinque dipendenti più la dirigente Chiavelli. Cosa altro hanno di più urgente da fare i dipendenti del settore Tributi che tenere aggiornato il database relativo ai... tributi?
Certo, possono esserci carenze organizzative non addebitabili all'amministrazione in carica. Ma a distanza di sei mesi dal voto non ci si può continuare a nascondere dietro il comodo paravento del "non è colpa nostra". Soprattutto se la scelta in questione non è figlia del caso ma di una precisa volontà della stessa Amministrazione. La determina adottata dalla dirigente Chiavelli infatti non fa altro che adempiere all'indirizzo impartito dalla Giunta comunale con la delibera numero 186 del 26 ottobre scorso. Con quell'atto l'esecutivo ha dato il via libera all'affidamento del servizio all'esterno ma non si è limitato a formalizzare la presunta esigenza di un supporto per l'ufficio. Ha voluto invece disegnare nel dettaglio l'identikit del soggetto da incaricare, effigiandolo con le commendevoli caratteristiche della "comprovata esperienza professionale nel settore tecnico tributario", ma anche con una ulteriore, singolare peculiarità: l'essere una cooperativa di tipo B. Si tratta di una tipologia giuridica immaginata per favorire il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.
Il Comune di San Giorgio del Sannio, quindi, ha voluto rivolgersi proprio alla "Società cooperativa finanziaria Molisannio" con sede a Pesco Sannita. La domanda è molto semplice: perchè?

Luminarie


San Giorgio del Sannio - 

L'amministrazione comunale farebbe bene a tenere in maggiore considerazione i moniti del revisore dei conti. La lunga esperienza politica e amministrativa avrebbe dovuto consigliare al sindaco Pepe una condotta più rigorosa di quella palesata con la delibera numero 197 del 16 novembre scorso, con la quale l'esecutivo ha approvato la quarta variazione al Bilancio di previsione.
Com'è noto, per legge le variazioni di Bilancio devono essere sottoposte al parere del Revisore dei conti al quale la stessa legge assegna la fondamentale funzione di garante tecnico della regolarità contabile degli atti, ma anche il non secondario compito di evidenziare eventuali rischi futuri determinati dagli stessi provvedimenti amministrativi.
E' ciò che ha fatto la dottoressa Giuseppina Saulino, revisore dei conti del Comune di San Giorgio del Sannio, con il parere espresso il 14 novembre in merito alla citata delibera. Il Revisore si è "permesso" di evidenziare la non conciliabilità delle maggiori spese previste dalla variazione di Bilancio con "la difficile situazione finanziaria in cui versa l'Ente" (citazione testuale). E ciò per la semplice ragione che le maggiori spese non riguardano servizi fondamentali e vitali per la comunità ma il finanziamento di eventi e addobbi natalizi per una spesa che supera i ventimila euro.
Somma che apparirà non esorbitante ma comunque discutibile per un Comune con gravissimi problemi di cassa. Tanto è vero che la stessa variazione di Bilancio prevede un maggiore esborso pari a 13.000 euro per gli interessi passivi da riconoscere alla banca - Tesoriere sulle anticipazioni di cassa.
Un operato lineare da parte del Revisore che non solo poteva ma doveva evidenziare l'incongruenza, pur esprimendo parere favorevole sul piano della stretta regolarità tecnica (esistenza di poste attive e passive in eguale misura). Ma evidentemente la dirittura professionale dell'organo di revisione contabile non deve essere considerata un valore per il capo dell'amministrazione comunale che si è rizzato per i rilievi facendo mettere a verbale tutto il proprio disappunto. La dottoressa Saulino non avrebbe tenuto conto, secondo Pepe, che a fronte delle maggiori spese previste dalla variazione di Bilancio ci sono risparmi per l'ente dovuti alla rinuncia delle indennità di carica da parte degli amministratori comunali. Di qui la dura rampogna nei confronti del Revisore dal quale il sindaco e la giunta, citiamo testualmente, "si sarebbero aspettati una posizione di sostegno per i risparmi che concretamente sono stati attuati grazie alla rinuncia delle indennità da parte degli amministratori".
In primo luogo, non è compito dell'organo di revisione contabile esprimere "posizioni di sostegno" nei confronti delle amministrazioni in carica.
Nel merito va rilevato che i citati "risparmi" ammontano a 8.000 euro e dunque non coprono l'intero esborso previsto per le sole spese natalizie (20.197 euro). Ma soprattutto quelli che Pepe chiama "risparmi" in realtà non lo sono affatto per l'ente locale che comunque dovrà sostenere lo stesso volume di spesa. Semplicemente, gli 8.000 euro non finiranno nelle tasche degli amministratori ma contribuiranno a saldare (in parte) i costi delle manifestazioni programmate.
Ora, fatto salvo il nobile gesto della rinuncia alle indennità (terreno sul quale i 5 Stelle com'è noto sono pionieri), ciò non può essere fatto passare come un minor costo per l'ente locale che invece continua a sostenerlo in altra forma. Costi che oggi il Comune di San Giorgio del Sannio è costretto a tagliare drasticamente a causa di una scellerata condotta che si è perpetrata negli anni sotto le diverse gestioni.
Se davvero avesse a cuore la tenuta dei conti comunali, l'amministrazione avrebbe potuto destinare i proventi delle indennità di carica al risanamento finanziario ormai urgente, magari contribuendo a saldare il conto sempre più salato della Tesoreria comunale. Oppure perché non chiedere ai cittadini cosa fare delle indennità non intascate dall'amministrazione? Sempre per quella partecipazione e trasparenza tanto vantata durante la campagna elettorale. Magari i cittadini avrebbero scelto le luminarie, ma era una loro, nostra, scelta. Vuoi mettere un Natale con luminarie, feste e festicciole "gentilmente offerte da sindaco e assessori"?

Cambio sede COC - COM


San Giorgio del Sannio - 

Con la delibera n. 178 del 26/10/2016, pubblicata venerdì 4 novembre, la Giunta comunale ha deciso che il COC (Centro Operativo Comunale), ovvero la cabina di regia operativa in caso di calamità, si riunirà nella ex Casa comunale di Viale Spinelli e non nella sede municipale di Piazza Municipio, come invece stabilito dal Piano di Protezione civile approvato dal Consiglio comunale il 30 dicembre 2015.
La Giunta Pepe (assente l'assessora Barletta) motiva il provvedimento con la mancanza nella attuale sede municipale di spazi idonei ad accogliere una sala operativa propria, che andrebbe ad interferire con le canoniche attività istituzionali. A ciò si aggiungerebbe, a detta dell'Esecutivo, la mancanza di spazi esterni atti ad accogliere i mezzi pesanti destinati alle attività di soccorso e messa in sicurezza della popolazione civile. La Giunta pertanto stabilisce che la sede del COC sarà l'ex Casa comunale sita al Viale Spinelli, così modificando significativamente il Piano di Protezione civile per il quale il Comune è stato beneficiario di apposito finanziamento regionale da 30 mila euro (aspetto sul quale torneremo nei prossimi giorni).
Ma come è ben noto a tutti i cittadini sangiorgesi, la vecchia Casa comunale versa in evidenti e conclamate condizioni di degrado, non semplicemente di carattere estetico ma anche strutturale se è vero, come è vero, che l'amministrazione guidata da Ricci ne decretò la non agibilità costringendo all'abbandono le numerose associazioni che vi avevano trovato ospitalità. Per un certo periodo lo storico immobile fu persino transennato ed interdetto ad ogni accesso.
Ci chiediamo dunque: le condizioni che avevano portato alla dichiarazione di non agibilità sono state definitivamente superate, tanto da permettere all'attuale amministrazione di eleggervi la sede di un organismo di capitale importanza nel malaugurato caso di eventi calamitosi? Tale aspetto non viene minimamente chiarito nel deliberato del 26 ottobre scorso che si limita a depennare la precedente indicazione. E se le condizioni che avevano portato alla momentanea inservibilità della struttura sono state finalmente risolte, come ci auguriamo, per quale ragione l'immobile ex Casa comunale figura ancora nel Piano triennale delle opere pubbliche con un progetto riguardante la sua messa in sicurezza?
A noi non risulta affatto che lo stato di "salute" della vecchia Casa municipale sia molto migliorato da quando si decise l'interdizione della struttura e l'allontanamento delle associazioni. Chiediamo pertanto alla Giunta Pepe, segnatamente all'assessore delegato, il vicesindaco Giuseppe Ricci che non risulta aver relazionato in merito, di fare chiarezza su questo "mistero buffo (e inquietante)": la struttura in questione è agibile o non agibile? Come è possibile che una struttura sia inagibile con un'Amministrazione ed improvvisamente diventi abile ed arruolabile per i subentrati amministratori?
E' evidente che non considereremo sufficienti generiche rassicurazioni da parte degli amministratori che, invece, farebbero bene ad esibire le dovute certificazioni comprovanti la fruibilità dell'immobile designato. Sarebbe inoltre opportuno, se non altro per favorire la più ampia partecipazione possibile su un tema tanto sentito dalla popolazione, che l'argomento venga discusso quanto prima in Consiglio comunale, così da ottenere il duplice risultato di pubblicizzare i contenuti del Piano di protezione civile e fornire le attestazioni inerenti la agibilità della già sede municipale.
Senza alcun allarmismo, vogliamo semplicemente fare chiarezza in questa assurda faccenda che non può esaurirsi disinvoltamente in una frettolosa riunione di Giunta. In tal senso annunciamo la presentazione di una apposita interrogazione.

Case popolari


San Giorgio del Sannio - 

La legalità è un concetto ottimo per infiorare la bocca in convegni e pubbliche dissertazioni. Quando però si tratta di tradurlo in atti amministrativi, il suo fascino si trasforma in un peso insostenibile.
Lo conferma la delibera numero 176 approvata lo scorso 19 ottobre dalla Giunta comunale (e pubblicata come al solito con "impercettibile" ritardo soltanto il 3 novembre). Con tale provvedimento, il sindaco Pepe e i tre assessori presenti (unica eccezione l'avvocato Tiziana Barletta) hanno dato parere favorevole alla regolarizzazione della occupazione abusiva degli alloggi Erp (case popolari) dell'Iacp.
Va detto subito, onde evitare speciose eccezioni, che la procedura è prevista dalla normativa regionale (legge 1/2012 e modifiche seguenti) che a più riprese ha disciplinato, si fa per dire, la cosiddetta regolarizzazione. Della misura possono beneficiare infatti "soltanto" quanti hanno occupato gli alloggi entro il 31 dicembre 2010, e siano in possesso di determinati requisiti la cui verifica è demandata a una apposita commissione dell'Iacp.
Tutto netto e limpido, dunque? Per niente.
La stessa norma regionale infatti prevede espressamente che gli enti gestori (nel caso di specie l'Istituto autonomo case popolari) possano provvedere alla regolarizzazione dei casi di abusivismo "previo parere del Comune di riferimento". E' evidente dunque che non si tratta di un adempimento obbligato ma di una facoltà discrezionale dell'esecutivo in carica che può dare pollice verso alla sanatoria, di fatto bloccandola.
E' quello che fece la precedente amministrazione comunale retta da Claudio Ricci che con delibera del 30 luglio 2012 si espresse con assoluta chiarezza contro l'ipotesi di regolarizzare gli abusi, spesso violenti, che caratterizzano la materia.
Da Ricci ci divide praticamente tutto ma per onestà intellettuale gli va dato atto che quella delibera era un compendio mirabile di filosofia morale applicata, improntato non al burocratico rispetto di canoni normativi ma alla funzione più alta della pubblica amministrazione, ovvero la tutela dei diritti di tutti ed in particolare dei più deboli: "La sanatoria regionale - citiamo testualmente il passaggio più significativo della delibera 142/2012 - pur mirando a sanare situazioni di estremo bisogno e disagio economico, appare un intervento in dispregio alle regole fondamentali e al principio costituzionale di legalità dell'azione della Pubblica amministrazione. Con detta regolarizzazione si causano conseguenze che danneggiano coloro i quali, rispettando la legge e pur avendone diritto, non avendo occupato quelle case non le potranno mai avere come legittimi assegnatari".
Com'è noto ci siamo presentati agli elettori in antitesi sia a Ricci che a Pepe. Ma su questa vicenda sappiamo bene con chi stare: stiamo dalla parte di tutti quei cittadini che da lunghissimi anni attendono pazienti che venga dato seguito alla propria domanda di assegnazione di un alloggio, che sono parcheggiati vanamente nella apposita graduatoria degli aventi diritto (a San Giorgio del Sannio sono 59 dall'ultimo elenco approvato), e che ciò nonostante non sfondano porte o attendono come sciacalli la scomparsa di qualche malcapitato assegnatario. Come abbiamo avuto modo di dirle già di persona: caro professor Pepe, questa delibera non ci piace e non riusciamo a capirla. La legalità è ben altro e ben più di una sanatoria.

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