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San Giorgio del Sannio - 

L'accordo di Caserta non risolve i problemi, li rinvia


L'interrogativo: "Il patto vale solo per 60 giorni. E perchè De Stefano non parla anche dell'aumento concesso alla Puglia?"

Invitiamo i cittadini ad attendere prima di esultare per l'avvenuto raggiungimento dell'accordo tra Alto Calore Servizi e Acquedotto Pugliese che dovrebbe comportare un aumento delle risorse idriche destinate a Sannio e Irpinia. La versione veicolata ai mezzi d'informazione da parte del presidente di Alto Calore, Raffaello De Stefano, è come sempre parziale e addomesticata.

Gli 850 litri al secondo (totali) esibiti come un trofeo rappresentano infatti soltanto una parte dell'intesa sottoscritta ieri a Caserta da Alto Calore, Acquedotto Pugliese, Regione, Ente idrico campano, Ambito territoriale Calore Irpino e Autorità di bacino. Il presidente della società idrica irpina si è guardato bene dal rivelare con altrettanta enfasi che il medesimo accordo ha concesso alla Puglia un ulteriore quantitativo pari a 120 litri al secondo tramite prelievo da Caposele. In pratica, persino nella riunione convocata per dare risposte alla grave crisi idrica determinatasi nel Sannio e nell'Irpinia, i rappresentanti pugliesi sono riusciti a strappare un risultato a loro vantaggio.

Ma questo non ci sorprende affatto. Ripetiamo da tempo in assoluta solitudine che la vera ragione della emergenza che colpisce da mesi decine di migliaia di sanniti e irpini non è la mancanza di risorsa idrica ma la dissennata, scellerata, ingiustificata gestione della stessa. Le comunicazioni rese da Alto Calore ai Comuni e agli utenti a giustificazione dei disservizi sono volutamente fuorvianti. Si prova a giustificare la carenza idrica dovuta esclusivamente a carenze gestionali con cause di forza maggiore come la siccità e l'abbassamento delle sorgenti. Ma non è vero. Abbiamo prove inoppugnabili che il gettito complessivo delle risorse a disposizione di Alto Calore non solo non è diminuito ma è addirittura cresciuto negli ultimi anni. Il mese di luglio si è effettivamente chiuso (rispetto a giugno) con una riduzione della portata delle sorgenti, ma nella misura di poche decine di litri dunque non tale da giustificare i drammatici disservizi verificatisi. E la prova è che in aree come il Medio Calore che da settimane dovevano fare i conti con il quasi azzeramento della fornitura, da qualche giorno la erogazione è stata incredibilmente ripristinata a livelli accettabili (interruzioni notturne). Nel frattempo dal cielo non è caduta una sola goccia, la siccità è semmai più grave di prima, ma l'acqua adesso c'è.

Come mai? Cosa sarà successo? I più maliziosi hanno rilevato una incredibile correlazione tra il ritorno alla quasi normalità e la pubblicazione della notizia relativa all'inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica. Ed effettivamente la tempistica lascia sconvolti, ma vogliamo credere alla casualità. Di certo, se un po' d'acqua in più viene erogata a differenza di quanto avveniva prima ciò vuol dire che la risorsa da qualche parte doveva pur esserci. E questo dunque dimostra logicamente che la causa dei vergognosi disagi procurati ai cittadini non era la carenza d'acqua ma la inadeguatezza di chi la gestisce.

E torniamo dunque all'intesa raggiunta ieri a Caserta. Eravamo presenti nella sede dell'Autorità di bacino e possiamo testimoniare direttamente che i rappresentanti pugliesi sono giunti con ben quattro dirigenti mentre per Alto Calore c'era il solo De Stefano. L'impegno raggiunto (850 litri garantiti a Sannio e Irpinia e 120 litri al secondo in più ad Aqp) ha un valore meramente temporaneo: sessanta giorni. Dopodichè la situazione tornerà quella precedente, ovvero oltre 6.500 litri al secondo di risorse idriche campane cedute alla Puglia e soltanto 600 garantiti per Irpinia e Sannio. Si tornerà quindi ai termini dello scelleratissimo Accordo interregionale siglato nel luglio 2012 tra Campania e Puglia che destina solo la decima parte della risorsa prodotta in Irpinia ai Comuni serviti da Alto Calore.

E allora, prima di cantare vittorie di Pirro, andiamo al fondo della questione e comprendiamo quali sono le vere ragioni che ci hanno portato e ancora ci porteranno ad avere gravissimi problemi, se la rotta non verrà definitivamente rivista. Non è in discussione la solidarietà tra territori, nessuno vuole assetare la Puglia. Ma che a Monopoli ci si possa fare la doccia alle quattro di mattina mentre a Cassano irpino, a pochi metri dalle ricchissime sorgenti, si resti senz'acqua, questo non possiamo più tollerarlo. E il problema non riguarda esclusivamente le utenze domestiche. Il dissennato criterio di ripartizione delle risorse fa sì che si stia drammaticamente erodendo la quota idrica destinata al deflusso minimo vitale dei fiumi. Il Calore è ridotto a un rigagnolo e in alcuni punti è addirittura scomparso a poche centinaia di metri dalla sorgente. Tutto ciò deve interessare almeno quanto la mancanza d'acqua al momento di fare la doccia, perchè la compromissione dell'ecosistema fluviale comporta danni ben più gravi. E anche su questo fronte, l'intesa raggiunta ieri a Caserta non soltanto non migliora le cose ma addirittura le aggrava in quanto prevede che i 120 litri al secondo in più destinati alla Puglia vengano sottratti al fiume, così come i 20 litri al secondo aggiuntivi previsti per Alto Calore. Una autentica follia eppure tanto è accaduto, con l'avallo complice dell'Autorità di Bacino presente con i dirigenti Pasquale Coccaro e Antonietta Ruocchio.

Pertanto, ben venga un miglioramento temporaneo. Ma che non lo si spacci per una conquista epocale né per una prova di capacità gestionale. Proprio non ce ne sono le condizioni.


San Giorgio del Sannio - 

Eleggendo la compagine guidata dal professor Mario Pepe i concittadini di San Giorgio del Sannio pensavano di aver scelto chi potesse rappresentare al meglio i loro interessi. Ma nella vita capita di sbagliare. Giorno dopo giorno si stanno rendendo conto sulla loro pelle di quanto fu errata quella scelta, dettata forse dal desiderio di mandare in soffitta la precedente amministrazione invisa a molti piuttosto che da reale fiducia nella nuova compagine. Dalla padella alla brace...

I continui disservizi idrici stanno palesando la totale inadeguatezza dell'amministrazione in carica. L'autobotte dei vigili del fuoco che staziona in Via De Gasperi è un monumento alla insipienza, alla dissipatezza amministrativa. Non siamo in tempo di guerra e il Sannio non è l'Arizona. Un filo d'acqua per tutto il giorno deve esserci. Altrimenti vuol dire che qualcosa da qualche parte non quadra. Un'amministrazione davvero attenta alle problematiche dei suoi cittadini si sarebbe posta da tempo una semplice domanda: la mancanza d'acqua è veramente legata alla scarsità della risorsa idrica o ci sono altre ragioni?

L'amministrazione in carica, perfettamente in linea con le vituperate precedenti, ha scelto di non disturbare il manovratore e attenersi alle giustificazioni di comodo fornite da Alto Calore Servizi: la siccità, le reti colabrodo, i guasti alle elettropompe, e via elencando. Mancano giusto i terremoti e le cavallette e il quadro è completo. Il 13 luglio scorso, casualmente alla vigilia della assemblea pubblica indetta dal Movimento Cinque Stelle, il vicesindaco Giuseppe Ricci fece sapere di aver chiesto spiegazioni ad Alto Calore circa i perduranti disservizi. Sono trascorse tre settimane, egregio vicesindaco: perchè non ha reso nota la risposta? Cosa c'è in quella lettera che non può essere portato a conoscenza dei cittadini?

In realtà il quarto segreto di Fatima è molto meno oscuro di quanto si possa immaginare. Nella replica firmata dal direttore tecnico Antonio Spiniello, Alto Calore continua a ripetere come un disco lo stanco ritornello delle "perdite in rete", della "inadeguatezza del sistema idrico delle adduzioni", della "minore portata disponibile alle sorgenti", e arriva addirittura a individuare tra le cause "la composizione geomorfologica del territorio"! Spiniello concludeva assicurando che di lì a breve si sarebbero attuati due interventi definiti "fondamentali per l'approvvigionamento idrico di tutti i Comuni soci irpini e sanniti", ovvero: "il ripristino dell'elettropompa di Cassano Irpino" e "la riapertura dei pozzi di Montoro".

L'elettropompa è stata effettivamente ripristinata e i pozzi montoresi sono stati giudicati utilizzabili dagli organismi competenti. Ma di acqua nei rubinetti sangiorgesi continua a non uscirne. Evidentemente si tratta dell'ennesima frottola raccontata dai dirigenti della società idrica ai Comuni e soprattutto agli utenti che continuano a pagare bollette salate per ottenere un disservizio interminabile.

A questo punto un'amministrazione che non ha altri interessi da difendere se non quello dei propri concittadini avrebbe finalmente alzato la voce per rispedire al mittente tali offensive giustificazioni pretendendo la verità. In mancanza, avrebbe quantomeno preparato azioni di protesta davvero forti come stanno facendo altri Comuni. Invece l'amministrazione comunale di San Giorgio del Sannio ha preferito tenersi nel cassetto la lettera di Alto Calore e andare avanti sulla linea "attendiamo gli eventi", aspettando un Godot che non arriverà mai. Perchè?

Lo scorso 19 luglio ad Avellino si è riunito il Consiglio di Distretto idrico Calore Irpino. E' l'organismo di rappresentanza territoriale del nuovo Ente idrico campano che gestirà l'intero ciclo delle acque. Il Comune di San Giorgio del Sannio era presente con il vicesindaco Giuseppe Ricci. In discussione c'era, manco a dirlo, l'emergenza idrica. Intervennero molti sindaci, sia irpini che sanniti, la gran parte per stigmatizzare l'operato di Alto Calore Servizi e il perdurare dei disservizi. Il rappresentante del Comune di San Giorgio del Sannio scelse invece di restare in silenzio e lasciò anzitempo la riunione. Ci chiediamo: perchè Ricci non intervenne per testimoniare l'acceso malcontento della popolazione sangiorgese? Perchè non sfruttare quella importante occasione per sollecitare con decisione chiarimenti reali sulla gestione di Alto Calore? Forse perchè alti rappresentanti della amministrazione sangiorgese hanno vincoli di riconoscenza personale nei confronti della società idrica e non riescono proprio a parlarne male?

Il Movimento Cinque Stelle che non ha altarini da coprire rappresentò in quella sede gli interessi dei cittadini depositando un documento con il quale chiese a tutti i sindaci impegni concreti in merito alle vere ragioni della crisi idrica. Ovvero: enorme squilibrio tra le risorse destinate a Sannio e Irpinia e quelle concesse a Puglia e altri territori; mancanza di un quadro dettagliato delle responsabilità per le perdite in rete; gestione amministrativa di Alto Calore che viola le norme su applicazione tariffaria e pubblicazione degli atti. Il vicesindaco di San Giorgio del Sannio avrebbe potuto quantomeno associarsi alla nostra iniziativa, ma non lo fece.

Peraltro non era necessario attendere quest'ultima dimostrazione di inettitudine amministrativa per valutare il grado di sensibilità al problema. Fin dallo scorso inverno il Movimento Cinque Stelle ha sollecitato l'amministrazione Pepe ad assumere iniziative decise nei confronti dell'attuale management di Alto Calore Servizi. Se davvero si sta dalla parte dei cittadini, non si può tollerare un attimo di più che dell'attuale Consiglio di amministrazione faccia parte una rappresentante del Comune di San Giorgio del Sannio, la dirigente Maria Lucia Chiavelli. Conseguentemente ne abbiamo chiesto le dimissioni, che il sindaco potrebbe, se non pretendere, quantomeno caldeggiare. Perchè non lo ha fatto e non lo fa? Visto che in campagna elettorale ha promesso la totale discontinuità con la gestione di Claudio Ricci, per quale ragione (anche) su questo tema agisce invece in perfetta sintonia con il suo predecessore? Forse perchè entrambi hanno messo nel tempo le mani in pasta nell'Alto Calore e ora non possono far finta di niente?

Se il sindaco Pepe è davvero solidale con la popolazione del suo paese che deve fare a meno dell'acqua per i due terzi della giornata, per quale motivo il 13 aprile scorso ha approvato il Bilancio della gestione Alto Calore? Avrebbe potuto astenersi o votare contro, come ha fatto ad esempio il Comune di San Nicola Manfredi. E invece no, ha votato a favore.

Questo devono tener presente i cittadini di San Giorgio del Sannio: fatti, date e responsabilità. Le chiacchiere e le false promesse lasciamole ai venditori della Duchesca.


San Giorgio del Sannio - 

Il pallone è mio e, visto che non lo tocco mai, me lo riporto a casa. A questa filosofia si ispirano gli amministratori comunali sangiorgesi che continuano a governare il paese come se fosse il tinello di casa propria. Ma purtroppo per loro in Consiglio comunale esiste una forza di opposizione, una soltanto, che porta alla luce le nefandezze e informa i cittadini.

Ieri mattina in Consiglio comunale è caduto l'ultimo velo che ancora copriva la questione relativa alla mozione per gli sgravi sulla tassa rifiuti. Dopo quattro mesi di violazioni delle norme nazionali e comunali, false rassicurazioni, malcelati imbarazzi e autentiche bugie, la maggioranza ha finalmente accantonato la codardia che l'aveva fin qui contraddistinta e ha votato sulla mozione presentata dal Movimento Cinque Stelle.

La nostra proposta chiedeva di portare al 30 per cento lo sconto sulla tassa rifiuti per chi effettua il compostaggio della frazione organica. Una misura semplice che se adottata avrebbe coniugato buone pratiche ambientali, equità fiscale verso i contribuenti e risparmi economici per il Comune. Ma l'amministrazione comunale, che a parole dice di essere attenta ai cittadini, ha votato contro un provvedimento che avrebbe generato vantaggi diffusi.

Ecco smascherata la distanza che passa tra le chiacchiere e la realtà. I cittadini di San Giorgio del Sannio adesso sanno che l'amministrazione comunale non vuole operare per il loro bene. Non vuole, deliberatamente.

Vuole invece continuare a tartassarli, anche oltre il dovuto. Gli amministratori comunali infatti sanno perfettamente che il Regolamento comunale sulla Imposta comunale unica già prevede lo sgravio nella misura del 15 per cento sulla parte variabile della tassa rifiuti. Portare tale quota al 30 per cento avrebbe comportato semplicemente un maggior beneficio per gli utenti del servizio e per l'ambiente. Gli amministratori comunali non possono non sapere che un Regolamento non può essere disapplicato solo perchè indigesto ai manovratori di turno, e che occorre un atto di pari rango per abrogarlo o modificarlo. Gli amministratori comunali sanno benissimo che un gran numero di residenti nelle frazioni rurali effettua da anni il compostaggio della frazione umida, ma non ottiene lo sgravio previsto dalla legge soltanto perchè il Comune non rende nota l'esistenza del beneficio.

I signori amministratori sanno tutto ciò, ma se ne infischiano. Altrimenti non avrebbero fatto e detto di tutto pur di non riconoscere la validità della nostra proposta. Hanno dapprima violato le norme non effettuando la votazione immediata sulla mozione nella seduta del 30 marzo, come invece previsto dal Regolamento. Poi hanno provato a buttarla in politichese riportando l'argomento in Consiglio come semplici "Comunicazioni". Infine, soltanto ieri, si sono finalmente decisi a prendersi le loro responsabilità, spintaneamente convinti dalla paura di un richiamo prefettizio.

Ma pur di non dare soddisfazione al Movimento Cinque Stelle, reo di aver formulato una proposta di sicuro gradimento popolare, hanno preferito affossarla con motivazioni del tutto fasulle. Infatti: non è vero che il Regolamento vigente sia inapplicabile. A smentire il capogruppo di maggioranza sono gli stessi uffici del Comune che applicano lo sconto ai cittadini che su suggerimento del Movimento Cinque Stelle hanno presentato istanza per lo sgravio. Stanno forse gli uffici commettendo un abuso???

Non è vero che non ci sono disposizioni precise in merito alle modalità di effettuazione del compostaggio. Basta leggere l'articolo 14.D del Regolamento per verificare che tale affermazione è falsa: "Per le utenze domestiche che praticano il compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani con trasformazione biologica su superficie non pavimentata nelle vicinanze della propria abitazione, comunque nell'ambito del raggio di 1,5 km di percorso stradale ed in uno spazio ben delimitato, è prevista una riduzione del 15% della quota variabile della tariffa del tributo, con effetto dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione di apposita istanza nella quale si attesta che verrà praticato il compostaggio domestico"

Non è vero che senza compostiere non si può effettuare la selezione e il riciclo della frazione organica dei rifiuti. Chi vive in aree rurali sa benissimo quanto sia assurda tale pretesa. E' vero invece che nell'appalto indetto da questa amministrazione comunale non è prevista alcuna misura per incentivare la riduzione dei conferimenti della parte biodegradabile dei rifiuti, né di quella secca valorizzabile. Ed è vero, purtroppo, che l'amministrazione comunale ha approvato un Piano tariffario non rispondente al reale costo del servizio. In pratica ai cittadini si sta facendo pagare più di quanto dovuto, per la semplice ragione che l'appalto non è mai partito e la ditta che sta operando è ancora quella precedente, che opera a un costo più basso.

Ancora una volta sfidiamo i signori amministratori comunali a un confronto pubblico in piazza, documenti alla mano. Lasceremo ai cittadini stabilire chi mente e chi dice il vero. Ma una certezza c'è già: se avessero voluto davvero agire per la collettività, avrebbero messo da parte orgogli e sotterfugi e approvato la nostra mozione presentata per i cittadini.tari.jpg


San Giorgio del Sannio - 

Il Movimento Cinque Stelle era presente questa mattina alla riunione del Consiglio di distretto idrico svoltasi nella sede della Provincia di Avellino. C'eravamo pur non avendo rappresentanti nominati nell'organismo.
Per fare politica non c'è bisogno di poltrone ma di tanto, tanto impegno onesto e sincero. Quell'impegno che abbiamo chiesto di assumere ai trenta componenti del Consiglio di distretto sulla scorta di un documento appositamente preparato, contenente cinque punti chiave nella gestione presente e futura delle risorse idriche: 1) revisione certa e definitiva degli Accordi interregionali per garantire il soddisfacimento idrico di tutti i territori; 2) mappatura delle reti adduttrici
e distributrici di Alto Calore, con indicazione puntuale delle perdite; 3) verifica dell'operato degli organismi dirigenti di Alto Calore, con specifico riferimento alla enorme mole debitoria accumulata (superiore ai 110 milioni); 4) verifica della regolarità degli aumenti tariffari praticati da Alto Calore agli utenti negli ultimi tre anni; 5) pubblicazione degli atti di gestione di Alto Calore, attualmente non resi disponibili.
Il documento è stato letto da Francesca Maio, portavoce comunale del M5S a San Giorgio del Sannio, e consegnato al tavolo della presidenza retta dal coordinatore del Consiglio di distretto Giovanni Colucci che l'ha messa agli atti della seduta. Tra pochi giorni il resoconto verbale della riunione sarà disponibile al sito dell'Ato Calore Irpino ( www.atocaloreirpino.it).
I consiglieri presenti, pochi in verità, hanno dichiarato la fondatezza delle questioni da noi poste e garantito l'adozione di azioni concrete, ancorchè non immediate, per il raggiungimento degli obiettivi indicati. Chiaramente vigileremo sul concreto rispetto degli impegni pubblicamente assunti dai rappresentanti dei Comuni sanniti e irpini, e nel caso dovessero essere disattesi lo denunceremo prontamente. Abbiamo già investito della problematica tutti i nostri rappresentanti in Regione e in Parlamento, con specifico riferimento al portavoce alla Camera Carlo Sibilia che si è tenuto in stretto contatto con noi per l'intera mattina
e continuerà a seguire la vicenda.Consideriamo comunque già molto significativo quanto accaduto questa mattina perchè un gruppo di semplici cittadini ha dimostrato con il proprio impegno propositivo che su questioni vitali come le risorse idriche non si scherza più. La politica che ha spolpato Alto Calore non potrà pensare di fare altrettanto con il nuovo Ente Idrico Campano. I cittadini stiano tranquilli: il Movimento Cinque Stelle non lo permetterà.Atto impegno consiglieri Distretto idrico(1).doc

Assemblea pubblica: acqua


San Giorgio del Sannio - 

Lo svolgimento dell'assemblea pubblica da noi promossa sul tema delle riscorse idriche ci lascia molto soddisfatti. La perdurante negazione di un diritto minimo fondamentale come l'approvvigionamento idrico è soltanto la spia macroscopica di un problema che va compreso a fondo. Grazie alla competenza degli esperti che hanno raccolto l'invito del Movimento 5 Stelle di San Giorgio del Sannio, l'incontro svoltosi venerdì sera all'auditorium Cilindro Nero ha consentito di mettere finalmente dei punti fermi in un dibattito troppo spesso fatto di mendaci dichiarazioni ufficiali e sterili lamentele da bar.

Primo aspetto chiarito nel corso dell'assemblea: l'acqua c'è. Certo, può sembrare paradossale alla luce di quanto accade quotidianamente nelle case di decine di comuni irpini e sanniti, ma è così. Contrariamente a quanto dichiara Alto Calore per "giustificare" l'interminabile disservizio, le cause vere della crisi non sono le alte temperature o l'abbassamento delle sorgenti ma la scellerata gestione della risorsa idrica. E' bene che i cittadini sappiano che ogni giorno le sorgenti e i bacini irpini e sanniti producono un quantitativo d'acqua sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell'intera Campania: 5.800.000 abitanti con un fabbisogno di 200 litri al giorno.

Grazie al contributo fornitoci dal professore Sabino Aquino, una autentica autorità nel campo, abbiamo dimostrato che il Sannio e l'Irpinia sono vittime di accordi dissennati che garantiscono ingenti quantitativi d'acqua alla Puglia e alla città di Napoli e non riconoscono nemmeno il minimo indispensabile alle popolazioni avellinesi e beneventane. Per essere precisi: dalle sorgenti di Cassano Irpino sgorgano 2.415 litri al secondo; il gruppo sorgivo del Sele, sempre in territorio irpino, ne produce altri 4.000 litri; infine dal Serino ne scaturiscono ulteriori 2.300.

Dunque in totale quasi 9.000 litri al secondo. Sapete quanti ne restano all'Irpinia e al Sannio? Non crederete ai vostri occhi: 600 litri al secondo. Nemmeno la decima parte! E' inutile che i signori amministratori di Alto Calore continuino a raccontare frottole agli utenti. La siccità, le reti colabrodo, sono soltanto concause. Non a caso i problemi si verificano anche d'inverno. Se l'acqua manca solo qui da noi mentre in Puglia e a Napoli si fanno la doccia pure alle quattro di mattina, il motivo non può essere il gran caldo che di certo in Puglia o sotto il Vesuvio non è più tenue che sui monti avellinesi. E' ora che la si smetta di trattare i cittadini come trogloditi con l'anello al naso che credono ad ogni storiella venga loro raccontata. Ed è il momento che i cittadini si facciano protagonisti di un percorso di maggiore consapevolezza, percorso che abbiamo avviato con l'incontro di venerdì e che senz'altro proseguirà.

Un contributo molto significativo in tal senso è giunto da un altro ospite che ha raccolto l'invito del Movimento 5 Stelle di San Giorgio del Sannio. Carmine De Angelis, sindaco di Chiusano San Domenico e docente di Diritto pubblico a Roma, ha illustrato il senso di una recente iniziativa adottata dalla sua Giunta: l'istanza di fallimento della Alto Calore Servizi Spa. La società, ha spiegato De Angelis, si rifiuta di onorare un debito da 50.000 euro nei confronti del Comune e nonostante la pronuncia favorevole dei giudici, il tesoriere si dice impossibilitato a liquidare la somma per mancanza di risorse. Per una società che incassa milioni di euro ogni anno con le bollette regolarmente pagate dagli utenti, 50.000 euro dovrebbero essere una sciocchezza. E invece per Alto Calore diventano un ostacolo insormontabile. Del resto la montagna di debiti accumulata da questo carrozzone spolpato negli anni dalla politica clientelare assomma ormai a 130 milioni di euro, ma finora nessuno è stato chiamato a risponderne né civilmente, né penalmente. Vedremo se ciò accadrà a seguito dei dossier presentati dalla consigliera comunale di San Giorgio del Sannio, Francesca Maio, alla Procura di Benevento e dal portavoce alla Camera Carlo Sibilia presso la Procura di Avellino. Di sicuro questa gestione è piaciuta ai sindaci di vario colore politico che da decenni continuano ad approvare senza battere ciglio i bilanci di gestioni colabrodo come le reti idriche. Il Movimento 5 Stelle è l'unica, ribadiamo, l'unica forza politica che non ha nulla a che spartire con i rapporti incestuosi tra partiti, notabilati locali e membri dei Cda di volta in volta piazzati sulla poltrona per fare il bene dei partiti stessi e non dei cittadini - utenti.

Vedremo come si pronunceranno il prossimo 23 settembre i giudici della sezione fallimentare del Tribunale di Avellino in merito alla istanza presentata dal Comune di Chiusano San Domenico. Non sta a noi stabilire se questa sia giuridicamente la strada più idonea da seguire. Ma sappiamo per certo che la strada seguita finora, ovvero gestioni oscure e complicità dei sindaci, ha ridotto l'ente idrico a un cadavere.

Dall'incontro di venerdì è emerso inoltre un ulteriore elemento di rilievo. Gli aumenti tariffari applicati a più riprese da Alto Calore sono illegittimi e infondati. Lo hanno rivelato i rappresentanti delle associazioni consumatori Adoc, Gianluca De Cunzo, e Movimento Difesa del Cittadino, Generoso Testa, intervenuti sulla questione. L'incremento applicato nel 2013, ha spiegato in particolare De Cunzo, non è stato mai approvato dall'Autorità garante per i servizi idrici, contrariamente a quanto previsto dalla legge. La circostanza fu accertata dalla Procura di Avellino a seguito di un esposto dello stesso De Cunzo per la Adoc. Ma non contenti, nel 2015 i signori di Alto Calore hanno applicato ulteriori aumenti in bolletta, peraltro retroattivi fino al 2014. In questo caso hanno richiesto il via libera dell'Authority per i servizi idrici che l'ha concesso a due condizioni: che la società realizzasse un piano di investimenti infrastrutturali e che il bilancio fosse in equilibrio. Lasciamo a chi legge stabilire se tali condizioni sono state rispettate da parte di una società che per sua stessa ammissione ha reti colabrodo, e che è sommersa dai debiti.

L'attuale presidente Raffaele De Stefano e i componenti del Consiglio di amministrazione Maria Lucia Chiavelli (Comune di San Giorgio del Sannio) e Gabriella Del Paradiso (Comune di Avellino) dovrebbero avere un sussulto di dignità e dimettersi per manifesta incapacità. Ma chiaramente ciò non avverrà, né glielo chiederanno i sindaci che fingono di essere vicini alla popolazione per i disservizi.


San Giorgio del Sannio - 

In data 14 luglio 2017 (venerdì), ore 18:00, presso l'Auditorum Comunale "Cilindro Nero" si terrà un'assemblea pubblica sulla mancanza dell'acqua. Si discuterà del problema cercando di trovare una soluzione allo stesso.


San Giorgio del Sannio - 

E' proprio il caso di dire che qualcuno sta giocando sporco. Nella giornata di lunedì il sindaco e l'assessore all'Ambiente si sono premurati di farci sapere che: 1) la percentuale di raccolta differenziata è calata e questo ci costerà; 2) è intenzione dell'amministrazione comunale varare una fase sperimentale di compostaggio domestico; 3) dal 29 giugno sono in corso controlli sul territorio per verificare la corretta esecuzione della raccolta differenziata.
Ci sarebbe da ammazzarsi dalle risate se la questione non fosse tremendamente seria, come hanno potuto constatare i cittadini sangiorgesi nel ricevere i bollettini della tassa rifiuti per l'anno 2017. L'amministrazione in carica si comporta come l'avvocato del celebre aneddoto nei confronti dello sventurato cliente: "Qui vinciamo, qui vinciamo, qui ti fregano...". Privatizzare gli utili e socializzare le perdite, un caposaldo del socialismo reale che evidentemente il cattolicissimo sindaco Pepe ha deciso di far proprio malgrado il progressivo avvicinamento ai lidi della tanto vituperata destra.
Ovvero: se la percentuale di differenziata supera una certa quota, l'onore cittadino è salvo con tanto di medaglietta al Comune riciclone. Ma se si scende sotto la fatidica soglia, apriti cielo: scatta la chiamata in correità, il giro di vite nei controlli, lo spauracchio delle multe a strascico. La colpa è tutta e solo dei cittadini incivili che non eseguono correttamente la raccolta, e ciò determinerebbe secondo i nostri ineffabili amministratori l'aumento dei costi.
Ma è davvero così? O i rappresentanti dell'esecutivo stanno per caso raccontando una "verità alternativa" alla Trump?
Cari concittadini, la realtà è presto spiegata. Tra i primi atti dell'amministrazione Pepe ci fu l'indizione della procedura d'appalto per individuare un nuovo gestore del servizio rifiuti. Quello era il momento giusto per far calare i costi e migliorare la qualità della raccolta. Come? Varando un capitolato di gara al passo coi tempi, che subordinasse l'aggiudicazione dell'appalto al riconoscimento di adeguati corrispettivi economici per il Comune derivanti dal conferimento delle frazioni alle piattaforme specializzate. Il tutto senza imposizioni dall'alto o paternalistici richiami ai cittadini discoli ma coinvolgendo la comunità. Allora sì che fare bene la differenziata avrebbe rappresentato una pratica virtuosa e un vantaggio economico per i cittadini.
E invece la "rivoluzionaria" amministrazione Pepe cosa fece? Bandì un appalto letteralmente identico al precedente (risalente addirittura al 2008!), senza alcun meccanismo premiale legato al conferimento dei materiali selezionati. Due soltanto le variazioni significative: l'assunzione di un altro operatore e l'assegnazione di una consulenza per la redazione di un Piano rifiuti gemello monozigote del precedente.
Se la tassa rifiuti è più cara, dunque, è solo e soltanto per questa ragione. Lo dimostrano le esperienze concrete di altri Comuni della provincia nei quali la differenziata ha determinato sensibili risparmi in bolletta.
La prova che questa Amministrazione non vuole davvero agevolare i cittadini - contribuenti è data proprio dal compostaggio domestico che adesso si dice di voler sperimentare. La verità è che si tratta di un maldestro e pietoso tentativo di contrabbandare come propria una iniziativa promossa da mesi dal Movimento Cinque Stelle. Gli amministratori comunali fanno finta di non sapere che il compostaggio domestico della frazione organica non ha bisogno di alcuna sperimentazione per un motivo molto semplice: esiste già!!!
Il Regolamento comunale sulla Iuc (Imposta unica) all'articolo 14.D della Parte Tari (Tassa rifiuti) prevede espressamente che i cittadini che eseguono tale pratica beneficiano di uno sgravio nella misura del 15 per cento della parte variabile della tariffa. Nessuna distinzione tra zone rurali o urbane, valutazione costi/benefici, aspetti igienico-sanitari: queste sono tutte paturnie dell'amministrazione comunale. Il Regolamento parla chiaro e il Comune può fare un'unica cosa: applicarlo. E' ciò che è già avvenuto del resto a numerosi cittadini che su indicazione del Movimento Cinque Stelle hanno presentato l'istanza per la concessione dello sgravio, chiaramente ottenendolo. Molti di più purtroppo sono quelli che pur effettuando da anni tale pratica (soprattutto nelle zone rurali) non ottengono alcuno sconto semplicemente perchè non ne sono a conoscenza.
Il sindaco Pepe, anziché avventurarsi in velleitarie elucubrazioni, dia alla cittadinanza questa semplice risposta: perchè la maggioranza da lui guidata si è rifiutata di votare lo scorso 30 marzo in Consiglio comunale la mozione presentata dal Movimento Cinque Stelle per aumentare dal 15 al 30 per cento la quota dello sgravio? Quale legge vigente su tutto il territorio nazionale e non soltanto nella sua ideale Repubblica consente di non votare una mozione? Chiaramente la maggioranza avrebbe potuto bocciarla, ma avendo il coraggio di esprimersi.
E già che c'è, sindaco, provi a dare alla collettività un ulteriore chiarimento: come giustifica gli aumenti della tariffa scattati in virtù del nuovo appalto, dal momento che il nuovo appalto non è stato ancora affidato? Come possono fidarsi i cittadini di un simile, sgangherato sistema di tassazione?
Siamo pronti a confrontarci anche in piazza con il sindaco e gli amministratori, atti alla mano, per separare una volta per tutte i fatti dalle rappresentazioni romanzate, e purtroppo costose, della realtà.

Divieto animali domestici


San Giorgio del Sannio - 

Avevamo detto che a San Giorgio del Sannio vige un Codice normativo a parte e l'amministrazione comunale ha voluto darcene pronta conferma. Da qualche giorno, in corrispondenza delle aree verdi pubbliche sono comparsi piccoli cartelli in legno che a dispetto della foggia graziosa e discreta recano un ordine perentorio: "E' vietato calpestare le aiuole e introdurre animali domestici".
Nulla quaestio chiaramente sull'opportunità di preservare le aiuole. E' invece molto discutibile il preteso divieto di introdurre animali domestici. Anzi, non è semplicemente discutibile: è illegittimo.
A parte il cattivo rapporto con la lingua italiana (trattandosi di luoghi aperti non si può "introdurre" alcunché), va evidenziato che il divieto imposto dal Comune è nullo. O per dirla in una lingua cara al professor Pepe, è tamquam non esset: come non esistesse. Serve solo a coprire di ridicolo la popolazione sangiorgese agli occhi dei visitatori che giungono in paese, sicuramente increduli davanti a una disposizione palesemente infondata. Sfidiamo l'amministrazione comunale a citare la legge in base alla quale è possibile vietare l'accesso di animali domestici in aree pubbliche. Chiaramente non esiste, e del resto gli stessi cartelli implicitamente lo ammettono dal momento che non citano la norma in base alla quale è applicato il divieto.
Se il problema sono le deiezioni canine, che effettivamente non mancano, bisogna combatterlo con le uniche armi che il Codice (quello nazionale...) assegna agli enti locali. Ovvero: precise disposizioni in merito alla conduzione di animali domestici in luoghi pubblici; controlli; sanzioni nei confronti dei trasgressori. E non ci si nasconda dietro il solito ritornello della carenza di personale. Non c'è bisogno di un esercito di controllori. E' sufficiente far avvertire la presenza del Comune con verifiche periodiche, richiami iniziali, multe in caso di violazioni reiterate.
Ma non va considerato solo l'aspetto repressivo. Va promossa una cultura civica che garantisca di convivere con animali domestici senza compromettere il decoro urbano. E il Comune in tal senso deve fare per primo la propria parte installando un numero adeguato di cestini per le deiezioni, contrariamente a ciò che accade oggi. Inoltre bisogna mettere in cantiere la creazione di un'area dedicata, seguendo i numerosi esempi virtuosi realizzati da anni in tutto il mondo.
Questo e non ridicoli divieti deve attuare il Comune di San Giorgio del Sannio per gestire la presenza dei nostri bellissimi animali. L'amministrazione Pepe rimuova i cartelli e adotti le buone pratiche che da decenni sono patrimonio comune degli enti locali più avvertiti. Invitiamo inoltre le associazioni protezionistiche operanti sul territorio, in primis la Lega per la difesa del cane che opera in convenzione con il Comune, a unirsi in questa battaglia di elementare civiltà. I cani non sono un problema ma una meravigliosa presenza di cui nessun insulso divieto potrà privarci.


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Abbiamo sperimentato concretamente che questa Amministrazione, in perfetta continuità con le precedenti, non ha rispetto autentico, sincero della democrazia ma si limita al formalismo che è ben altra cosa. Per cui si è portato in Consiglio l'approvazione degli organismi indispensabili solo per rispettare la scadenza di legge fissata al 30 giugno.
A supporto di ciò che diciamo ci sono svariati esempi:

1) Le commissioni si riuniscono raramente e solo per mettere a posto la pratica a ridosso del Consiglio. Abbiamo più volte sollecitato e chiesto il riunirsi delle commissioni;

2) Svariate istanze da noi regolarmente presentate giacciono nei cassetti del Comune e non sono state nemmeno portate all'attenzione delle commissioni. Solo su nostra sollecitazione due di queste (mozione compostaggio e Regolamento per lo streaming) sono state inserite in extremis all'ordine del giorno della seduta odierna, ma non come mozioni, come Comunicazioni. Quando invece un argomento sta a cuore alla maggioranza, la commissione si dà da fare e i tempi sono europei (vedi convenzione Colline beneventane). Evidentemente questa Amministrazione riscopre la sensibilità democratica soprattutto quando ci sono soldi da movimentare.
Invece la mozione sul compostaggio di comunità è stata presa in considerazione solo dopo nostre continue pressioni, anche presso l'ufficio tecnico. L'amministrazione non era, all'inizio favorevole, sminuendo la proposta con frasi tipo "che amma fà?" per poi accontentarci formalmente "presentiamo la domanda, nel caso dopo la ritiriamo". Ed ora l'amministrazione vanta l'adesione al progetto regionale, evidentemente il "giocattolino" è piaciuto;

3) gli atti vengono pubblicati all'Albo pretorio dopo giorni e giorni dall'approvazione, rendendo spesso anacronistica l'attività di sindacato ispettivo che la legge assegna ai consiglieri comunali (e non solo a quelli di minoranza...);

L'elenco potrebbe proseguire. La chiamate democrazia questa? Noi la chiamiamo presa per i fondelli e noi non siamo qui per farci prendere per i fondelli.

Rendiconto 2016


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La nostra posizione in sintesi, contrari su tutta la linea perchè l'analisi dei residui attivi lascia a dir poco delle perplessità. Ma soprattutto è la gestione delle finanze comunali che non ci convince per niente. Hanno annunciato un inasprimento dei controlli sugli evasori, e il principio è condivisibile. La realtà però è che continueranno a pagare sempre gli stessi, come ha dimostrato l'incremento della tassa rifiuti applicata peraltro in maniera illegittima perchè calcolata sul costo del nuovo appalto che al momento è fermo. Non sono previste azioni mirate nei confronti di chi non ha mai versato un euro all'erario comunale ma la solita pesca a strascico anno per anno, mettendo sullo stesso piano chi non paga per scelta fraudolenta e chi invece si è trovato involontariamente in difficoltà in un certo momento.
E poi c'è una questione fondamentale: il bilancio non è fatto solo di entrate ma anche di uscite. Sulle entrate l'amministrazione ha deciso di calcare la mano ma sulle uscite non ci sembra proprio che abbia applicato, in questo primo anno, lo stesso rigore. Per capirlo basta aprire l'Albo pretorio: si continuano a sostenere le solite spese superflue, senza alcuna strategia. La domanda è: queste spese superflue a chi giovano?
Altro che rinnovamento e inversione di rotta: tra questa Amministrazione e le precedenti non c'è alcuna differenza. Lo dicono i fatti.