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MoVimento 5 Stelle

San Giorgio del Sannio - 

Nel corso dell'assemblea pubblica svoltasi il 10 aprile il sindaco ha addossato agli uffici comunali gran parte delle responsabilità della carente gestione amministrativa. Purtroppo, ha dichiarato, i Comuni (tutti e non solo quello sangiorgese) devono fare i conti con personale arruolato in altre epoche storiche e non adeguato a sostenere le difficili sfide imposte dalla modernità. Pepe ha quindi annunciato che quanto prima si procederà all'assunzione di due figure assolutamente necessarie per il buon andamento municipale: un giovane esperto informatico e un professionista nel campo economico e tributario.

Dalle lacune della macchina burocratica derivano ricadute pesanti per i cittadini sangiorgesi. Stando a quanto affermato dall'Amministrazione, il Comune non sarebbe in possesso di una banca dati tributaria e ciò determinerebbe l'incertezza e l'assottigliamento della platea dei contribuenti sulle cui spalle grava l'intero carico fiscale, ivi compreso il freschissimo e pesante aumento della tassa rifiuti. A tal fine dunque è stato affidato a una cooperativa esterna l'incarico di colmare tale mancanza.

Si tratta di una ricostruzione suggestiva della realtà ma non del tutto convincente. Sono molti i punti sui quali l'amministrazione in carica dovrebbe fare chiarezza evitando di nascondersi dietro il comodo paravento delle colpe altrui. In primo luogo va spiegato ai cittadini per quale ragione si è voluto ricorrere a un soggetto privato per lo svolgimento di un'attività coincidente con i compiti di ufficio del settore Tributi. Per quanto ereditati da altre epoche storiche, non è pensabile che gli attuali funzionari comunali non siano in grado di ricostituire una efficace banca dati attraverso l'incrocio con le informazioni già in possesso di altri enti come l'Agenzia del territorio o come le società di servizi (Enel, Alto Calore, Telecom). L'eccessivo carico di lavoro non è una spiegazione plausibile in quanto l'ufficio Tributi del Comune conta su ben sei unità in organico che possono in tempi ragionevoli portare a termine la importante e prioritaria attività in questione.

A nostro avviso invece si è scelto deliberatamente di optare per un soggetto esterno, e non uno qualsiasi. Fin dallo scorso 26 ottobre, nella delibera con cui la Giunta Pepe dava il nulla osta alla procedura, era già tracciato con chiarezza il profilo del soggetto cui sarebbe stato assegnato l'incarico: "Si forniscono indirizzi all'ufficio tributi affinchè provveda all'affidamento esterno del servizio (...) anche eventualmente ad una cooperativa di tipo B".

Eventualità che si è tradotta prontamente in realtà e l'incarico è andato guarda caso proprio a una cooperativa di tipo B, che non è esattamente il profilo giuridico più in linea con il compito assegnato.

La cosa è già costata diecimila euro ai contribuenti sangiorgesi perchè al primo incarico "provvisorio e temporaneo" di tre mesi si è presto aggiunta una proroga di due mesi in favore della cooperativa. Si dirà: sono soldi ben spesi, se l'intento di fare chiarezza nei meandri tributari della nostra "metropoli" sarà raggiunto. Ma ai cittadini non deve sfuggire che mentre liquidiamo tali somme ad un soggetto privato, stiamo contemporaneamente riconoscendo lauti stipendi a funzionari pagati per questo. Ci chiediamo: chi avrebbe dovuto verificare in questi anni che la banca dati tributaria non rispondeva all'interesse pubblico? Il cittadino o il dirigente al ramo? E quel dirigente ha per caso subito conseguenze, economiche e di carriera?

La risposta è facilmente immaginabile. Il funzionario in questione incassa regolarmente non soltanto lo stipendio, ma anche indennità di carica e premi di risultato, ed è stato confermato in carica dalla attuale amministrazione. E' giusto tutto ciò, e come si concilia con le affermazioni rese pubblicamente da Pepe in assemblea? Consigliamo al sindaco di scegliere definitivamente da quale parte schierarsi: con lo status quo dei piccoli e grandi potentati locali o con i cittadini. Dio e mammona contemporaneamente non si possono servire.



San Giorgio del Sannio - 

Un esercito di soldatini irregimentati, piccoli replicanti degli adulti che saranno. E' quello sfornato ogni anno dalle aule scolastiche, tasselli di un mosaico che prelude alla sofferente società odierna.
Ma è possibile cambiare modello e passare da una società della frustrazione ad una del ben-essere? Se lo domandano Luigi Gallo e Paolo Mottana in "L'educazione diffusa" (Dissensi edizioni), testo che è stato presentato l'8 Aprile nel corso dell'incontro con gli autori nella sala consiliare di San Giorgio del Sannio in Via Mazzini.
Gallo è parlamentare del Movimento Cinque Stelle. Componente della commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, è particolarmente impegnato in difesa della scuola pubblica. Nel 2013 è riuscito a far approvare una norma, finora non attuata, che dà vita ad una biblioteca nazionale on line di libri scolastici autoprodotti dalle scuole e forniti gratuitamente alle famiglie. È primo firmatario della proposta di legge "Istituzione dei nuclei per la didattica avanzata e introduzione di progetti di scuola aperta e di scuola diffusa negli istituti scolastici di ogni ordine e grado".
Paolo Mottana è professore ordinario di Filosofia dell'educazione presso l'Università di Milano Bicocca. Tra le sue pubblicazioni si ricordano Formazione e affetti (Armando, 1993); Miti d'oggi nell'educazione. E opportune contromisure (Angeli 2000); L'opera dello sguardo (Moretti e Vitali, 2002); La visione smeraldina. Introduzione alla pedagogia immaginale (Mimesis, 2004); Antipedagogie del piacere: Sade e Fourier e altri erotismi (Angeli, 2008); L'immaginario della scuola ( a cura di, Mimesis 2009); Eros, Dioniso e altri bambini. Scorribande pedagogiche (Angeli, 2010); Piccolo manuale di controeducazione, (Mimesis, 2012), Cattivi maestri. La controeducazione, di Scherer, Vaneigem, Bey, Castelvecchi, 2014) La gaia educazione, (Mimesis, 2015). E' animatore del blog "Controeducazione" (http://contreducazione.blogspot.it).

"Proviamo seriamente a pensare - scrivono i due autori in "L'educazione diffusa" - un modo di educare che vada al di là della scuola così come la conosciamo (...). Confinati intere giornate in luoghi eteroimposti come le aule scolastiche, affidati a libri di testo dalle strutture rigide e marmoree, dove ogni sapere viene omogeneizzato, ogni differenza smussata, dove tutto si riduce a un unico monolinguaggio, la neolingua dei manuali, sorvegliati di continuo, i bambini vivono separati dal mondo (...). Qualsiasi innovazione culturale, didattica e formativa rischia di essere soffocata da protocolli di sicurezza, permessi dei dirigenti scolastici, regolamenti d'istituto, circolari ministeriali, leggi scritte da persone più interessate ad avvantaggiare l'istruzione privata a pagamento che il potenziamento di quella pubblica. Ecco così i bambini diventare la fotocopia dei difetti degli adulti, mentre le loro attitudini e la loro energia vitale si appannano (...). C'è invece tanto bisogno della luce che i bambini sono capaci di proiettare su tutti noi, sulle regole della nostra società per renderci migliori (...). La direzione da prendere è quella di una vera e propria rivoluzione culturale - auspicano Luigi Gallo e Paolo Mottana - Molto si può fare per invertire la rotta, nulla se non si comincia dall'educazione diffusa, smettendo di accanirsi su cosa insegnare, ma concentrandosi piuttosto su come farlo. Solo così, si potrà prendere congedo da una società della frustrazione per entrare in una società del ben-essere".



San Giorgio del Sannio - 


Il Consiglio comunale celebrato giovedì ha certificato ciò che denunciamo da settimane. Ovvero: a San Giorgio del Sannio la tassa rifiuti nel 2017 aumenterà.
L'amministrazione guidata dal sindaco Mario Pepe lo ha finalmente ammesso addebitandone le cause ai maggiori costi derivanti dal conferimento all'impianto Stir gestito dalla Provincia, dalla stabilizzazione di un lavoratore che ha fin qui operato senza essere regolarizzato (!) e dalla indicizzazione Istat dei prezzi al consumo.
Ci sarebbe molto da dire nel merito delle singole voci, ma per ragioni di brevità diamo per buone le argomentazioni della maggioranza senza addentrarci in sterili polemiche. Ciò che più conta è che tale aumento sarà considerevole, 200mila euro pari al 20 per cento del totale, e soprattutto che poteva e doveva essere evitato. Non crediamo affatto, come invece sostenuto dalla maggioranza, che gli aggravi fossero imprescindibili. E' vero invece che proprio la scelta effettuata da questa Amministrazione, cioè ricalcare pedissequamente il precedente modello di gestione nel bandire un nuovo appalto, abbia determinato il salasso che verrà praticato ai cittadini.
Noi, a differenza di altri, non pensiamo di avere particolari competenze specialistiche né di essere portatori di verità rivelate. Semplicemente abbiamo l'abitudine di documentarci prima di aprire bocca, e lo abbiamo fatto anche in questo caso. Abbiamo letto il capitolato stilato dall'amministrazione comunale per il nuovo appalto, lo abbiamo confrontato con il precedente che datava addirittura 2008, e scoperto (facilmente) che le differenze sono pressochè inesistenti. Nessuna innovazione è stata prevista per il contenimento a monte dei rifiuti prodotti, né per le utenze domestiche, nè per quelle commerciali.
Nessuna misura destinata alla ottimizzazione dei ricavi da raccolta differenziata figura nel Piano di gestione dei rifiuti per il quale si è avuto persino il coraggio di assegnare una consulenza. Niente di nuovo sotto il sole sangiorgese nemmeno per quanto riguarda le azioni finalizzate alla esecuzione di una corretta raccolta differenziata. Basti pensare che i controlli vengono demandati alla ditta futura esecutrice del servizio, alla quale peraltro viene anche totalmente delegata la individuazione (sul territorio?) di un'area di stoccaggio temporaneo, dopo gli incresciosi accadimenti dello scorso anno.
In pratica, si pagherà molto di più per non avere niente di più. I cittadini sangiorgesi devono saperlo, e soprattutto devono sapere che si poteva fare diversamente.
Come sarebbe stato possibile evitare gli aumenti? Ancora una volta non parliamo in virtù di particolari doti messianiche ma sulla scorta delle esperienze già praticate in moltissimi Comuni, anche nella nostra provincia, che proprio in questi giorni come noi stanno quantificando la tassa rifiuti da pagare nel 2017. Ogni cittadino può facilmente verificare in rete che esistono numerose realtà in tutta Italia nelle quali conferire un rifiuto selezionato (vetro, plastica, carta e cartone, etc...) non rappresenta soltanto un'azione virtuosa sotto il profilo ambientale (per noi la priorità assoluta) ma anche un ristoro economico. Ciò può avvenire in forma diretta, attraverso la installazione di dispositivi mobili per il conferimento da parte dei cittadini, o su scala comunale stipulando accordi vantaggiosi con le piattaforme settoriali. A San Giorgio del Sannio non si è seguita né l'una, né l'altra strada. Si è semplicemente riproposta la vecchia, costosa e antiecologica formula dell'impacchettamento dei rifiuti, visti come problema e non come risorsa.
Ma siccome non siamo soliti limitarci alla denuncia, abbiamo lanciato anche una proposta concreta. In Consiglio abbiamo presentato una mozione finalizzata al riconoscimento di uno sconto pari al 30 per cento della tassa rifiuti (calcolato sulla parte variabile) per tutti i cittadini che effettuano il compostaggio della frazione organica dei rifiuti. Si tratta di un'azione semplice ma importante, sia sul piano ambientale che economico. I cittadini ne beneficerebbero ammortizzando completamente gli aumenti previsti dal nuovo appalto. Ma anche il Comune ne trarrebbe vantaggio in termini di minori costi per la raccolta e il trasporto dell'umido. L'Amministrazione comunale si è riservata di approfondire la attuabilità della proposta sotto il profilo della sostenibilità economica. Saremo più che vigili sul punto e ne informeremo prontamente i cittadini. Ma faticheremmo a comprendere le ragioni di un eventuale diniego a uno sgravio che già oggi, nel silenzio generale, è previsto nella misura del 15 per cento.


San Giorgio del Sannio - 

Il Movimento Cinque Stelle di San Giorgio del Sannio darà avvio nei prossimi giorni ad una iniziativa che riteniamo potrà essere di grande interesse per le comunità locali. Proprio nel giorno che celebra i sessant'anni dalla stipula del patto fondativo della Comunità economica europea, è inevitabile rilevare come ancora troppa sia la distanza che separa i cittadini dalle istituzioni comunitarie. Serve più partecipazione a questa Europa che finora si è tradotta essenzialmente in una struttura economico-finanziaria.

Ma in attesa che i popoli assumano un ruolo finalmente centrale nel progetto, è necessario attivarsi affinchè nessuna opportunità vada sprecata. E' con questo spirito che abbiamo ideato la nascita dello "Sportello Europa", un punto informativo inerente tutte le azioni e le misure previste dall'Unione europea per privati, società ed enti del territorio. Lo Sportello sarà aperto con cadenza bisettimanale nei locali messi a disposizione dal Comune di San Giorgio del Sannio all'interno della sede centrale di Piazza Municipio.

Chiunque potrà accedere gratuitamente allo Sportello per ottenere informazioni relative a finanziamenti, opportunità lavorative, stage formativi, scambi culturali, sgravi, e quant'altro è previsto dai molteplici programmi di intervento allestiti dall'Unione europea. Il calendario delle attività sarà reso noto nei prossimi giorni. Le attività di front - office saranno curate dalla dottoressa Mirella De Benedictis, professionista del campo della europrogettazione formatasi a Bruxelles nello staff del parlamentare europeo del Movimento Cinque Stelle Piernicola Pedicini.

Diamo atto pubblicamente al sindaco Mario Pepe di essersi attivato con grande sollecitudine affinchè l'iniziativa da noi proposta venisse realizzata in strutture comunali. Pur potendo fare altrimenti, ci è sembrato infatti più opportuno chiedere prioritariamente la disponibilità dell'ente locale come segno di coinvolgimento collettivo. Il Movimento Cinque Stelle continuerà a non far mancare le proprie critiche, quando riterrà opportuno muoverle. Pronti invece a rendere merito a chi governa oggi il paese, ogni qual volta l'azione amministrativa sarà finalizzata al benessere della comunità.

Appalto rifiuti


San Giorgio del Sannio - 

Dopo mesi di silenzio e senza aver mai consultato i cittadini nè gli altri gruppi consiliari, l'amministrazione ha finalmente trovato la voce per parlare della procedura indetta per l'affidamento del servizio di raccolta rifiuti:

http://www.ilvaglio.it/comunicato-stampa/14432/san-giorgio-del-sannio-mauta-novita-dal-nuovo-appalto-per-l039igiene-urbana.html


Sul tema il Movimento Cinque Stelle di San Giorgio del Sannio che mi onoro di rappresentare in Consiglio comunale è intervenuto due volte nei giorni scorsi:

http://www.ilvaglio.it/comunicato-stampa/14293/maio-m5s-san-giorgio-del-sannio-appalto-rifiuti-alla-gattopardo.html

http://www.ottopagine.it/bn/daicomuni/114486/rifiuti-maio-nuovo-appalto-vecchie-clientele.shtml


Ho postato gli interventi integrali sia miei che dell'assessore così che ognuno possa giudicare autonomamente la fondatezza delle rispettive tesi.
Io mi limito a rilevare che l'amministrazione non ha risposto nel merito a molte questioni da noi poste. Solo per citarne alcune: perchè fare una nuova gara a pochi mesi dalla nascita del nuovo soggetto gestore Ato?; Perchè il Piano di gestione è identico al precedente?; Perchè si è assegnata una consulenza a un professionista locale per redigere un Piano fotocopia?; Perchè i controlli sulla differenziata vengono delegati alla ditta?; Perchè i cittadini non ottengono alcun ristoro economico dalla differenziata che effettuano diligentemente (70%)?.
Laddove ha replicato non ha fatto altro che confermare quanto da noi rivelato: nel "nuovo" appalto è prevista l'assunzione di un altro operatore. Siamo contenti per il beneficiario visti i tempi che corrono. Spieghi allora lui ai cittadini che tanto ben conosce per quale motivo quest'anno il costo del servizio rifiuti aumenterà di 190.000 euro. Non lo diciamo noi, perfidi contestatori a prescindere, ma la relazione del Revisore dei conti allegata al Bilancio di previsione 2017. Altro che indicizzazione Istat, egregio assessore...
poi, ed è la cosa più grave, si è reso autore di una autentica falsità che denota il livello della sua interlocuzione. Ovvero: ha spacciato per iniziativa dell'amministrazione comunale la partecipazione al bando della Regione Campania finalizzato alla realizzazione di compostiere di comunità. Si tratta di dispositivi non invasivi che consentono di trattare sul territorio la frazione organica dei rifiuti, altrimenti destinata interamente ai grandi impianti. Una buona pratica in termini ambientali oltre che un risparmio economico per il Comune e per i cittadini che dovrebbero ottenere per questo uno sconto. Ebbene, se l'è venduta pubblicamente come una idea del Comune, che proverebbe il tasso di innovazione contenuto in questo "nuovo" appalto. E invece si tratta di una clamorosa e colossale BUGIA. Nel Piano rifiuti presentato dal Comune non c'è alcun riferimento a tale trattamento bensì la mera riproposizione sic et simpliciter di quanto avvenuto finora: umido nei bauletti e tutto al macero (a spese dei contribuenti).
Nei prossimi giorni il Movimento Cinque Stelle tornerà sull'argomento anche con iniziative pubbliche che testimonieranno ai cittadini, ove mai ve ne fosse bisogno, chi si batte per i loro interessi e chi invece per il perpetuarsi di certe vecchissime logiche di potere che ormai hanno i giorni, anzi le ore contate.


San Giorgio del Sannio - 

Nell'assopimento del dibattito pubblico proseguono le grandi manovre per la scelta del nuovo gestore del servizio rifiuti.

In realtà "nuovo" non è il termine più appropriato per la procedura indetta dal Comune di San Giorgio del Sannio e in corso di esecuzione presso la Stazione unica appaltante della Provincia. Come abbiamo evidenziato già nelle scorse settimane, l'iter avviato dalla Giunta Pepe ricalca in tutto e per tutto quanto realizzato dai suoi predecessori, a parole tanto osteggiati.

La lettura del Piano di gestione lo rivela impietosamente: il livello qualitativo del servizio non migliorerà, per la semplice ragione che si ripropone il precedente sistema di raccolta con minime variazioni (prelievo domiciliare di pannolini e pannoloni). Ci si limita a pretendere dalla futura aggiudicataria che la percentuale di differenziata non scenda sotto gli standard attuali, dichiarati nominalmente al 70 per cento circa. Ma nulla si prevede per far sì che la separazione dei sacchetti si traduca in un reale beneficio per l'ambiente, attraverso incentivi alla riduzione a monte dei rifiuti, iniziative per il riciclo e il riuso dei beni.

Nè ci sarà alcun vantaggio economico per i cittadini che continueranno ad effettuare diligentemente la differenziata senza ricavarne alcun risparmio sulla tassa rifiuti, che anzi lieviterà ulteriormente con il nuovo gestore. Del resto, ciò diventa inevitabile se nel capitolato non viene prevista alcuna forma di ristoro economico a beneficio del Comune a fronte dalla cessione dei materiali differenziati dai sangiorgesi, materiali che la ditta appaltatrice

conferirà alle piattaforme specializzate ricavandone consistenti introiti.

In pratica, pagheremo lautamente (quasi un milione l'anno) per farci togliere i sacchetti davanti casa, né più né meno di quanto avvenuto finora. Nessuna visione di prospettiva, nessun tentativo di affrontare strutturalmente la questione. Di isole ecologiche nemmeno a parlarne. Sul compostaggio della frazione organica abbiamo dovuto sollecitare più volte l'ente comunale affinchè partecipi al bando indetto dalla Regione. Si è deciso invece di dar vita a una piattaforma per i rifiuti elettronici (Raee) che non rappresentano certo la priorità.

Insomma, poche idee ma confuse. E in questo quadro non ci stupisce affatto apprendere che il "nuovo" gestore potrebbe essere addirittura il medesimo attuale, "L'Igiene urbana" di Scafati, una delle cinque ditte in gara insieme alla "Buttol srl" di Sarno, alla "Tekra srl" di Angri, alla "Gpn srl" di Sant'Antonio Abate e alla beneventana "Ecojunk". Non avendo modificato il sistema di raccolta né ridotto i costi a carico dei cittadini, con la possibilità, paradossale, che il futuro gestore coincida con il precedente, ci domandiamo ancora una volta: a chi giova la decisione di effettuare una nuova procedura di appalto? Alla dodicesima unità operativa che verrà assunta in luogo delle undici attuali? Al professionista cui è stata liquidata la consulenza per il Piano di gestione fotocopia?

Domande alle quali attendiamo risposte da parte di chi si è candidato ad amministrare il paese in nome del rinnovamento e della partecipazione. Per intanto ci sembrano illuminanti le celebri parole pronunciate dal nipote Tancredi al principe di Salina nel "Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".



San Giorgio del Sannio - 

Nello scorso novembre evidenziammo pubblicamente l'assurda individuazione della ex casa comunale quale sede del Centro Operativo Comunale (Coc). Come noto ai più, si tratta della struttura deputata ad ospitare il coordinamento di uomini e mezzi di soccorso sul territorio in caso di emergenze e calamità naturali, dunque un presidio di grande importanza per tutta la popolazione.
La Giunta comunale in Consiglio rispose con qualche sorrisino di sufficienza e un'alzata di spalle alla interrogazione da noi presentata per denunciare la palese inadeguatezza di una struttura già in passato resa inaccessibile a causa di carenze strutturali e igienico-sanitarie. Per il sindaco Pepe e il delegato Ricci, preminente è aggiudicarsi il finanziamento messo a disposizione dalla Regione in materia di edifici strategici, per accedere al quale era imprescindibile candidare una struttura designata come tale (anche se solo sulla carta).
Ma la realtà nel lungo periodo prevale sempre sulle furbizie dal respiro corto. Nei giorni scorsi dalla sommità e dalle pareti scrostate dell'ex municipio sono caduti calcinacci che fortunatamente non hanno provocato danni a cose e soprattutto persone. L'edificio è stato recintato e i marciapiedi resi impercorribili. Ci chiediamo: è ancora tutto normale per gli amministratori comunali? Se la palazzina si sfalda in condizioni ordinarie, cosa accadrà nel malaugurato caso di scosse sismiche o altre calamità?
A nostro avviso non è normale per niente, non fosse altro che per lo stridente ossimoro rappresentato da una struttura destinata ad ospitare soccorritori ma bisognevole di cure urgenti. Vogliamo concedere agli amministratori il buon intento di intercettare risorse esterne per recuperare una struttura ereditata in condizioni fatiscenti. Ma non tutto è legittimato da una nobile causa. Se la situazione oggettiva non lo consente non si può tirare dritti per la propria strada infischiandosene della evidenza. La sicurezza collettiva viene prima del patrimonio immobiliare. La vecchia casa comunale va senz'altro ristrutturata, ma non attraverso questo improbabile canale di finanziamento. Ci possono essere altre strade percorribili, il mondo non si ferma al bando regionale.
Il sindaco Pepe, il delegato Giuseppe Ricci e l'intera Giunta abbiano il coraggio di ammettere che oggi come oggi il Comune di San Giorgio del Sannio non ha un Centro Operativo Comunale per le emergenze. Ritirino la delibera numero 178 del 26 ottobre 2016 e riportino la sede del Coc nella casa comunale di Piazza Municipio, costi quel che costi. Il Movimento Cinque Stelle non farà mancare il proprio apporto costruttivo nella discussione sulla individuazione di una sede più idonea e sul futuro dell'edificio di Viale Spinelli.


San Giorgio del Sannio - 

Litigano in pubblico ma in realtà sono due facce della stessa, cattiva medaglia.
Dietro la cortina fumogena della polemica, Mario Pepe e Claudio Ricci agiscono nei fatti in perfetta sintonia sulle principali tematiche amministrative. Sulla problematica idrica, ad esempio, abbiamo sollecitato Pepe a una svolta concreta rispetto a chi lo ha preceduto, facendosi paladino di una operazione verità sulla gestione dell'Alto Calore Servizi. La risposta è stata una risibile letterina che, al contrario, sposa le tesi dell'inqualificabile management guidato da De Stefano, management formato purtroppo anche da una dirigente del nostro Comune corresponsabile dello scempio.
E' sotto gli occhi di tutti poi la farsesca gestione della mensa scolastica. Una battaglia a colpi di demagogia culminata con la plateale elargizione dell'obolo da parte dei munifici amministratori alle "povere" famiglie sangiorgesi, che però non reclamano briciole di euro ma un piatto dignitoso per i propri figli. Abbiamo dimostrato atti alla mano che la declamata svolta della qualità non esiste se non nelle parole degli amministratori.
E in queste ore si sta compiendo, nel silenzio generale, l'ennesima riproposizione delle vecchie pratiche messe alla berlina in campagna elettorale ma rispolverate appena giunti al Palazzo. E' in corso di svolgimento la procedura d'appalto per l'assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. Siamo ormai alle battute finali. Alla scadenza fissata per il 27 gennaio hanno presentato offerta sei ditte. Cinque sono state ammesse mentre per una sesta si sta verificando la regolarità.
Seguiremo con attenzione l'esito dei lavori della Stazione appaltante della Provincia. Ma al di là del nome del vincitore, ciò che più conta è che si tratta di una scelta amministrativa immotivata, illogica, priva di vantaggi per i cittadini. Come è noto, di qui a qualche mese tutti i Comuni saranno obbligati per legge a gestire il ciclo rifiuti attraverso un unico ente denominato Ambito Territoriale Ottimale (Ato). L'iter procede ormai spedito come testimonia l'elezione del Consiglio d'Ambito lo scorso 6 febbraio.
Ma mentre a Benevento il sindaco Pepe votava (e faceva votare) per il nascituro soggetto di gestione, nella sua San Giorgio del Sannio aveva già confezionato il sacchetto per i prossimi due anni indicendo la citata gara in corso. Chiunque dotato di un minimo di buon senso si chiederà: non sarebbe stato più logico evitare una nuova procedura concorsuale e attendere la ormai prossima partenza dell'Ato? Cui prodest, professor Pepe?
I motivi ufficiali citati nella delibera che ha dato il via alla procedura parlano di "contenimento dei costi" e "miglioramento del servizio". Argomenti che però non trovano riscontro nella realtà. Non lo diciamo noi ma gli stessi atti di gara dai quali si desume che non ci sarà alcun risparmio, essendo il costo ben superiore al precedente, né sensibile miglioramento del servizio. Basta confrontare il "Progetto di igiene urbana e servizio rifiuti solidi urbani" fin qui in vigore e quello stilato adesso per il nuovo bando e si scoprirà facilmente che si tratta di una riproposizione pressochè integrale. Le variazioni nel servizio si riducono sostanzialmente alla raccolta domiciliare di pannolini e pannoloni, in precedenza non prevista, e all'inserimento di un turno di spazzamento stradale in più (ma solo nel centro) la domenica mattina. Nessun accenno a politiche di riduzione dei rifiuti prodotti nè all'incremento degli introiti da differenziata. I controlli sulla regolarità dei conferimenti vengono incredibilmente delegati al futuro gestore, che evidentemente sarà disincentivato a segnalare le violazioni. Ma la perla assoluta è la individuazione di un'area di stoccaggio finalmente regolare: nel bando sostanzialmente si dice "lo trovi la ditta e per noi va bene"...
Vi sembra che ciò giustifichi un nuovo appalto da due milioni di euro? A nostro avviso no e riteniamo sarebbe stato più opportuno prolungare di qualche altro mese il rapporto con l'attuale gestore (in servizio dal 2008) in attesa che parta l'Ato provinciale. Ma così facendo non si sarebbe potuto portare da 11 a 12 il numero degli operatori in servizio, come previsto dal nuovo bando. Ovvero, non si sarebbe potuta effettuare la solita operazione dal chiaro sapore clientelare che ricalca certe vecchissime pratiche. E non si sarebbe potuto assegnare un incarico di consulenza a un fortunato commercialista locale, autore del più costoso copia e incolla della storia. Invitiamo l'amministrazione Pepe a smentirci, se può.


San Giorgio del Sannio - 

Da giorni va in scena il tradizionale scontro tra vecchi e nuovi occupanti del Palazzo.
Alla fazione dell'ex sindaco Ricci non è parso vero di poter additare alla pubblica gogna l'aumentato costo dei ticket per la mensa scolastica. La dolente preoccupazione per la condizione economica delle famiglie sangiorgesi, insospettabile in chi solo qualche mese fa recapitava onerosi e discutibilissimi balzelli, ha comunque colto nel segno e costretto l'amministrazione in carica a correre ai ripari. Et voilà, dal cilindro ecco spuntare la (solita) magia: i sessanta centesimi di pasto contestati saranno gentilmente offerti dal sindaco e dagli assessori che rinunceranno alle proprie indennità di carica per ovviare all'indigesto aumento. Cosa non si fa per i bambini... Un numero che in verità comincia a perdere lo charme dei primi tempi ma che ancora riesce ad ammaliare qualche pover'anima facilmente impressionabile. La rinuncia alle indennità di carica è senz'altro ammirevole, purchè destinata a finalità collettive. Ma si tratta pur sempre di risorse attinte dal bilancio comunale, ovvero soldi dei cittadini. Utilizzare introiti derivanti dalla fiscalità generale per coprire il maggior costo di un servizio a domanda individuale rappresenta un autentico strafalcione di grammatica amministrativa, paradossale se si considera che a beneficiarne in molti casi saranno famiglie agiate. Siamo davanti piuttosto a un banale quanto maldestro tentativo di collocare la proverbiale pezza del colore adeguato, altro che applausi estasiati.

La vera domanda da porsi infatti è: il maggior costo sostenuto dal Comune trova una giustificazione nel servizio che si va ad erogare? Il primo cittadino e il consigliere delegato hanno pubblicamente affermato che l'aumento è collegato a un superiore livello qualitativo della mensa che verrà. Parole che, se confermate dai fatti, rappresenterebbero argomenti ben più validi della paternalistica contribuzione al pagamento dei ticket. Siamo certi che alcun genitore lesinerebbe qualche euro in più l'anno per garantire al proprio figlio un pasto decente. La realtà però è diversa dagli annunci degli amministratori. Se alle chiacchiere da marciapiede si sostituisce la lettura degli atti ufficiali (pervicacemente reperiti dal Movimento Cinque Stelle ma non pubblicati né dal Comune, né dalla Provincia) si scopre che la mensa di domani somiglierà come una goccia d'acqua a quella di ieri. La "Carta del servizio di ristorazione scolastica" appena pubblicata dal Comune e quella in vigore precedentemente sono come i Vangeli sinottici: pressochè identiche. La ditta esecutrice è la medesima, la "Omnia plus" di Zungoli, malgrado una nuova procedura d'appalto. Non è mutato il centro di cottura, confermatissimo nella vicina Calvi. Nessuna variazione nei menu, semplicemente vistati dall'Asl anche per il prossimo biennio. Ma soprattutto c'è imbarazzante assonanza tra le materie prime fin qui utilizzate dalla ditta appaltatrice e quelle che saranno messe in tavola d'ora in avanti. Restano invariati i fornitori di: pane (Calvi), latticini (Pietradefusi), uova (Zungoli), carne di vitello (Ariano Irpino e Zungoli), frutta e verdura (Grottaminarda). Usato sicuro anche per pelati, legumi, purè, formaggini, filati, prosciutto cotto, pesce e surgelati. Unica novità di rilievo è l'utilizzo di olio proveniente da un'azienda di Zungoli (e non dal Napoletano), con l'aggiunta di un marchio di pasta locale ad uno pugliese.

Tutta qui la filiera corta, i chilometri zero, l'alta qualità con cui la "nuova" mensa targata Pepe - De Ieso avrebbe dovuto deliziarci? L'amministrazione ci vuole spiegare cortesemente in che forma si manifesteranno sulla tavola i 17 prodotti a marchio DOP e DOC che la ditta vincitrice si è impegnata ad utilizzare per aggiudicarsi l'appalto? E con quale periodicità sarà verificata la effettiva applicazione di tale impegno? Pepe e compagni rispondano atti alla mano. Saremo lieti di constatare che è in corso un vero cambio di passo nella mensa dei nostri figli. Altrimenti si sarà trattato solo di un bluff, utile a spacciare per nuova la solita minestra riscaldata


San Giorgio del Sannio - 

Dobbiamo ammettere che le prime righe della nota licenziata ieri dall'Amministrazione comunale ci avevano fatto sperare nel sussulto di dignità da noi auspicato. "Persiste e si aggrava la situazione precaria nella distribuzione idrica, perpetuando disagi infiniti e insopportabili per le famiglie", ha lamentato giustamente Mario Pepe nella breve missiva indirizzata ai vertici di Alto Calore Servizi. Speranze vanificate purtroppo dalla conclusione del laconico intervento reso finalmente da Pepe dopo l'ennesimo disservizio idrico patito dai cittadini sangiorgesi: "Riconfermo e ribadisco la necessità di convocare l'Assemblea dei sindaci per porre in maniera definitiva al governo regionale l'urgenza di predisporre un piano di interventi strutturali nel sistema acquedottistico del Consorzio idrico Alto Calore".
Pur volendo ignorare che non risulta alcuna precedente presa di posizione del primo cittadino di San Giorgio del Sannio circa la convocazione della Assemblea dei sindaci, seppur tardivo ben venga il ravvedimento operoso da noi sollecitato nei giorni scorsi. Sempre che, però, si tratti di una iniziativa volta a fare davvero chiarezza nella gestione economica e funzionale di Alto Calore Servizi.
Purtroppo la richiesta pubblicizzata da Pepe non va in questa direzione, non si pone come doveroso e legittimo atto di sindacato ispettivo da parte di un ente socio, ovvero comproprietario, nei confronti dei soggetti che temporaneamente gestiscono il Consorzio. Si allinea invece proprio alle pretese di nuovi finanziamenti regionali dai quali gli ineffabili De Stefano e compagni fanno dipendere le sorti del servizio idrico nelle province di Avellino e Benevento.
Ma non è quello di avvocato delle tesi di Alto Calore il ruolo che i cittadini di San Giorgio del Sannio hanno assegnato a Mario Pepe eleggendolo sindaco. Stanchi di patire gravi e non più episodici disagi, gli utenti - elettori hanno accolto come musica le promesse fatte in merito alla risoluzione della ormai cronica crisi idrica. Hanno creduto che il rinnovamento sbandierato in campagna elettorale si concretizzasse presto in atti decisi e concreti. E invece, su questo come su altri temi, la Giunta Pepe si muove in perfetta continuità con quella di Ricci: soltanto chiacchiere e distintivo.
Se così non fosse, Pepe presenterebbe nelle forme ufficiali ai vertici di Alto Calore la richiesta di convocazione dei sindaci, corredata dalle firme dei tanti omologhi sanniti e irpini che quotidianamente raccolgono le lagnanze dei propri cittadini. In tal modo non di mera richiesta si tratterebbe ma di una sostanziale e ineludibile messa in mora della attuale, inefficiente gestione. E l'intento della riunione non dovrebbe certo essere quello di fare da corifei alle tesi, tutte da verificare, di De Stefano e sodali, piuttosto una autentica operazione trasparenza su bilanci, appalti, tariffe, e soprattutto sui continui disservizi.
Fuori le carte e le responsabilità di chi è stato capace di inaridire due province d'Italia tra le più ricche d'acqua. Se la filosofia che muove Pepe non sarà questa, le parole uscite dalla sua penna e affidate alla stringata nota di ieri avranno la stessa portata dei rubinetti sangiorgesi: nessuna.

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