Flashmob a sostegno dei Pm di Palermo e di Fabio Repici


Milano - 
    • Lunedì 18 novembre alle 19.00 ci troveremo davanti a Palazzo Marino per i Pm di Palermo e l'avvocato Fabio Repici minacciati da Salvatore Riina e Rosario Pio Cattafi.

      Organizzeremo un flashmob di protesta e contestualmente chiederemo al consiglio comunale e/o al sindaco di esporre per qualche giorno uno striscione con la scritta: 
      "Si muore quando si è lasciati soli" (Giovanni Falcone).

      Chiederemo altresì alle istituzioni locali di sottoscrivere un appello e di aiutarci a non LASCIARE SOLI gli uomini che con coraggio sfidano mafia e pezzi deviati delle istituzioni. 

      VI ASPETTIAMO 
      Movimento Agende Rosse Milano 

      Di seguito il documento che chiederemo alle istituzioni di firmare: 

      PREMESSA 

      La storia si sta ripetendo. 
      La situazione di instabilità politica nazionale ricalca perfettamente quella del 1992, come anche il clima di sospetto, di accuse, di isolamento verso alcuni servitori dello Stato. Tutti sappiamo come andò a finire quell'anno: furono sacrificate le vite degli uomini migliori dello Stato italiano. Anche allora le Istituzioni rimasero colpevolmente a guardare.

      Ma questa volta *deve* essere diverso. Lo Stato siamo noi, noi cittadini, qualsiasi sia il nostro ruolo in esso, e non dobbiamo permettere che quel disegno criminale venga attuato una seconda volta. Non resteremo in attesa di avere altri eroi su cui piangere. Abbiamo il DOVERE di proteggere, finché sono in vita, i nostri uomini migliori, ciascuno nel proprio campo e con le proprie possibilità. 

      Frasi come "Di Matteo deve morire. E con lui tutti i PM della trattativa, mi stanno facendo impazzire! Quelli lì devono morire, fosse l'ultima cosa che faccio", pronunciate da un capomafia come Totò Riina, e come "Avrei dovuto prendere a schiaffi l'avvocato Fabio Repici, mi pento di non averlo fatto... Auguro con tutto il cuore all'avvocato Repici di subire tutto quello che ha fatto subire ad altri", pronunciate dal pluripregiudicato Rosario Pio Cattafi, entrambi in carcere al regime di 41bis, non possono più essere accettate. 

      Abbiamo il dovere di non lasciare sole queste persone a combattere una guerra che è anche nostra.

      Per questo vi chiediamo di sottoscrivere questo appello e di affiggere per alcuni giorni sul palazzo simbolo della vostra Istituzione uno striscione con la semplice ma profonda frase "'Si muore quando si è lasciati soli'. Giovanni Falcone".

      La stessa richiesta sarà fatta e, speriamo, esaudita, in tutte le città d'Italia, perché passi forte il messaggio che la lotta alla mafia debba essere anche un motivo di unità nazionale. 

      Grazie per l'attenzione, siamo certi di poter contare su di voi. 

      Salvatore Borsellino e il Movimento delle Agende Rosse 

      *** 

      APPELLO 

      "Si muore quando si è lasciati soli". 

      Questa affermazione di Giovanni Falcone, espressa poco tempo prima di morire, evidenziava molto chiaramente la consapevolezza di quanto l'arroganza e il potere mafiosi fossero conseguenza e causa dei travagli della politica. In questi giorni, purtroppo, quella frase si ripresenta in tutta la sua terribile attualità. 

      Riprendendo perciò quell'ammonimento, quel vero e proprio appello del giudice, allora rimasto inascoltato, oggi vogliamo manifestare vicinanza e solidarietà ai magistrati della Procura di Palermo Antonino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi - tutti minacciati di morte in questi ultimi giorni dal capo di Cosa Nostra, l'ergastolano Salvatore Riina - e all'avvocato di tanti familiari di vittime di mafia Fabio Repici, minacciato dal pluripregiudicato Rosario Pio Cattafi, attualmente detenuto a regime carcerario 41-bis e imputato a Messina per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso con l'aggravante di aver promosso e diretto l'organizzazione mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto. 

      Allo stesso tempo vogliamo che questa solidarietà arrivi chiara e forte nei luoghi da dove queste minacce sono partite, perché la mafia trova e accresce il suo potere nel silenzio e nell'omertà; una solidarietà che, nel tempo, prenda forza dal consenso dell'intera nazione, ripresa e rilanciata dai Comuni più periferici fino ad arrivare alle più alte Istituzioni. 

      Una solidarietà che, da tutta Italia, faccia passare chiaro il messaggio che tutti i tentativi di sfidare la sovranità dello Stato, minacciando la vita dei suoi uomini più esposti e preziosi, di attentare al diritto alla convivenza pacifica e alla legittima pretesa di giustizia e verità della comunità, non saranno tollerati e, anzi, saranno repressi con tutta la forza che ha uno Stato di diritto. 

      Ribadiamo, pertanto, l'estrema necessità di una presa di posizione netta da parte delle Istituzioni tutte a sostegno dei magistrati della Procura di Palermo e dell'avvocato Fabio Repici; sostegno che potrà essere dimostrato solo tramite azioni concrete come l'assegnazione di una opportuna protezione a *tutti* i PM minacciati da Totò Riina, il prestare un'attenzione particolare da parte della Commissione parlamentare Antimafia - che invece stenta a partire - a città come Palermo e Messina, l'archiviazione, da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, del procedimento disciplinare aperto nei confronti del magistrato più in pericolo di vita d'Italia. 

      Chiediamo, quindi, che le Istituzioni dimostrino nei fatti l'impegno dello Stato nel portare avanti quegli ideali di verità e giustizia che mossero la vita e le scelte di persone come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, prendendo sulle proprie spalle la loro pesante ma bellissima eredità.